giovedì 26 maggio 2022

FUORI DALLA GUERRA. AUMENTARE SALARI E SPESA SOCIALE


Di Antonio Luongo

Sono mesi che l'Italia si comporta come un paese co-belligerante nascondendosi dietro la giustificazione della solidarietà al popolo ucraino.

Sull'adesione sostanziale ad una guerra di fatto abbiamo già espresso la nostra totale condanna. Il comportamento vassallo nei confronti dei diktat americani da parte di Italia e Europa ha già trasformato un conflitto regionale in una potenziale guerra mondiale.
In più, nel nostro caso, in totale disprezzo della Costituzione Italiana.
Con la guerra ci portiamo a casa anche un rischio molto più concreto, vicino ed ugualmente drammatico: quello della crisi economica. L'aumento dei costi energetici ha triplicato i prezzi delle utenze delle famiglie italiane. L'ISTAT parla di aumento di spesa media a famiglia per circa 2.500 euro all'anno.
Aggiungiamoci la crisi di interi settori e decine aziende che vacillano e rischiano la chiusura.
È realtà inconfutabile.
Vorrei dire al nostro Parlamento e al governo: se questo avete voluto, ora quanto meno gestite le conseguenze!
L'elemosina governativa con un una tantum di 200 euro è evidentemente una trovata di mera facciata, di fronte alle cifre di cui parlo
È chiaro che serve una presa di posizione netta del governo Draghi che non può limitarsi a fare il decisionista solo per aumentare le spese militari.
Se nulla si può fare per interrompere il conflitto, allora prendiamone atto e attiviamo un piano di sostegno alle famiglie italiane, rimoduliamo la prospettiva strategica del governo.
In questo regime di debolezza e di scarsa tenuta, voi immaginate cosa potrebbe accadere se il governo insistesse su “Ddl Concorrenza” in combinato disposto con l'Autonomia Differenziata?
Si innesterebbe un circuito vizioso che toglierebbe alle zone più deboli del paese qualsiasi tipo di tutela, immettendo sul mercato privato servizi e cittadini senza alcuna tutela. Parliamo di privatizzazioni che hanno un peso enorme nella vita di tutti i giorni come trasporti, acqua, servizi sociali.
Chi è già povero diventerebbe ancora più povero, ancora più marginale in una società che già oggi se ne frega di chi non tiene il passo.
Botte piena e moglie ubriaca non si possono avere. Se l'Italia non é stata in grado di fare nulla per la pace, allora sia coerente: siamo in guerra e un popolo in guerra non si mette a sperimentare riforme così rischiose, con un così elevato costo sociale.
Non si gioca sulla carne viva dei cittadini. Io e il Partito del Sud saremo sempre in piazza a rivendicare questi diritti!









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Di Antonio Luongo

Sono mesi che l'Italia si comporta come un paese co-belligerante nascondendosi dietro la giustificazione della solidarietà al popolo ucraino.

Sull'adesione sostanziale ad una guerra di fatto abbiamo già espresso la nostra totale condanna. Il comportamento vassallo nei confronti dei diktat americani da parte di Italia e Europa ha già trasformato un conflitto regionale in una potenziale guerra mondiale.
In più, nel nostro caso, in totale disprezzo della Costituzione Italiana.
Con la guerra ci portiamo a casa anche un rischio molto più concreto, vicino ed ugualmente drammatico: quello della crisi economica. L'aumento dei costi energetici ha triplicato i prezzi delle utenze delle famiglie italiane. L'ISTAT parla di aumento di spesa media a famiglia per circa 2.500 euro all'anno.
Aggiungiamoci la crisi di interi settori e decine aziende che vacillano e rischiano la chiusura.
È realtà inconfutabile.
Vorrei dire al nostro Parlamento e al governo: se questo avete voluto, ora quanto meno gestite le conseguenze!
L'elemosina governativa con un una tantum di 200 euro è evidentemente una trovata di mera facciata, di fronte alle cifre di cui parlo
È chiaro che serve una presa di posizione netta del governo Draghi che non può limitarsi a fare il decisionista solo per aumentare le spese militari.
Se nulla si può fare per interrompere il conflitto, allora prendiamone atto e attiviamo un piano di sostegno alle famiglie italiane, rimoduliamo la prospettiva strategica del governo.
In questo regime di debolezza e di scarsa tenuta, voi immaginate cosa potrebbe accadere se il governo insistesse su “Ddl Concorrenza” in combinato disposto con l'Autonomia Differenziata?
Si innesterebbe un circuito vizioso che toglierebbe alle zone più deboli del paese qualsiasi tipo di tutela, immettendo sul mercato privato servizi e cittadini senza alcuna tutela. Parliamo di privatizzazioni che hanno un peso enorme nella vita di tutti i giorni come trasporti, acqua, servizi sociali.
Chi è già povero diventerebbe ancora più povero, ancora più marginale in una società che già oggi se ne frega di chi non tiene il passo.
Botte piena e moglie ubriaca non si possono avere. Se l'Italia non é stata in grado di fare nulla per la pace, allora sia coerente: siamo in guerra e un popolo in guerra non si mette a sperimentare riforme così rischiose, con un così elevato costo sociale.
Non si gioca sulla carne viva dei cittadini. Io e il Partito del Sud saremo sempre in piazza a rivendicare questi diritti!









giovedì 24 gennaio 2019

PRIMA AFFAMANO I SUD AMERICANI (E DEL MONDO), POI COSTRUISCONO MURI


La nostra solidarietà meridionalista al Presidente del Venezuela Maduro contro il tentativo di golpe imperialista.
Con Trump assistiamo al ritorno agli anni ‘70 in America Latina. Dopo quanto avvenuto in Brasile, il riconoscimento lampo degli USA a Guaidó spinge il Venezuela verso una possibile, disastrosa, guerra civile.
Il governo italiano, ancora in silenzio, prenda posizione a difesa della democrazia e del popolo venezuelano!

Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti


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La nostra solidarietà meridionalista al Presidente del Venezuela Maduro contro il tentativo di golpe imperialista.
Con Trump assistiamo al ritorno agli anni ‘70 in America Latina. Dopo quanto avvenuto in Brasile, il riconoscimento lampo degli USA a Guaidó spinge il Venezuela verso una possibile, disastrosa, guerra civile.
Il governo italiano, ancora in silenzio, prenda posizione a difesa della democrazia e del popolo venezuelano!

Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti


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domenica 29 ottobre 2017

Messaggio di Argyrios Argiris Panagopoulos, del Dipartimento di politica europea di Syriza, al VI Congresso Nazionale del Partito del Sud

Messaggio di Argyrios Argiris Panagopoulos, del Dipartimento di politica europea di Syriza, che ringraziamo, al VI Congresso Nazionale del Partito del Sud.
“Auspichiamo che una sinistra italiana degna di questo nome, con il piccolo ma combattivo Partito del Sud in prima fila, possa contrastare il neoliberismo, il populismo e il razzismo nella società e nelle urne.”
==========================

Carissime compagne e carissimi compagni, il vostro congresso si svolge in un momento di grande incertezza ma anche di grande speranza per il sud europeo.
In Catalogna e in Spagna non si gioca solo l’assetto territoriale spagnolo ma la democrazia, il dialogo e la convivenza in tutta l’Europa. Ada Colau ha avvertito: non in mio nome, né con la dichiarazione unilaterale dell’indipendenza né con l’applicazione dell’articolo 155.
In Italia il vostro parlamento ha votato la legge elettorale permettendo le elezioni con i populismi di destra, di Grillo e non solo, per cercare di monopolizzare il panorama politico creando nuove difficoltà per la rappresentanza nelle istituzioni di una sinistra degna del suo nome e delle sue tradizioni, che per noi è stata un costante punto di riferimento.Nel sud Europa però cresce anche la speranza. Il Portogallo già è uscito dal duro commissariamento e tra pochi mesi ne uscirà anche il nostro paese.
La Grecia di oggi è molto lontana dal paese che siamo stati chiamati a governare con il voto dei cittadini il gennaio e il settembre del 2015, e specialmente dopo il “no al piano Juncker” al referendum e al ricatto che ne è seguito.
Il nostro paese si prepara ad uscire ad agosto dal commissariamento con la sua società in piedi, perché nella Grecia che governa SYRIZA le banche non possono pignorare la prima casa, nessuna famiglia può stare nemmeno un giorno senza corrente e l’acqua, si sostengono già quasi 650 mila persone degli strati più deboli con il reddito di solidarietà, si aiutano 40mila, per di più giovani, con partite iva trasformate in lavoro fisso, si sono diminuiti i contratti precari dal 63% al 53% tra i nuovi contratti e ci prepariamo a ripristinare ad agosto, subito dopo la fine del commissariamento, la contrattazione collettiva che permetterà lavori più degni e remunerati meglio per i lavoratori, mentre la disoccupazione che sfiorava il 30% il dicembre del 2014 è diminuita di circa il 21%. Abbiamo sostenuto la Sanità, la Scuola pubblica e tutti i servizi pubblici, aprendo le porte degli ospedali a 2,4 milioni di greci e a tutti gli immigranti che i governi precedenti avevano tagliato fuori dal sistema sanitario nazionale.
Non solo abbiamo dato la cittadinanza ai figli degli immigrati nati al nostro paese, una delle prime leggi che ha varato il nostro governo, ma abbiamo fatto un enorme sforzo per mettere in abitazioni 20mila profughi e le loro famiglie, un terzo dei 60mila che sono rimasti in Grecia dopo la chiusura della frontiere, e siamo orgogliosi che da quest’anno scolastico quasi 2.500 figli di questi profughi frequentano le nostre scuole pubbliche.
Le ultime settimane contro l’oscurantismo religioso e i pregiudizi sociali abbiamo votato la legge che permette alle persone che compiono i 15 anni di cambiare il loro sesso ad anagrafe senza essere operate.
La nostra sinistra punta ora su una grande riforma costituzionale, che vuole garantire il carattere pubblico di certi beni comuni cari a tutti i cittadini, una riforma che potrà completare il grande passo democratico che abbiamo fatto votando in parlamento la legge elettorale proporzionale, sapendo che le prossime saranno le ultime elezioni che vincerà SYRIZA con il bonus dei 50 seggi, perché siamo convinti che la democrazia, i diritti e le libertà non possono essere oggetto di giochi e convenienze di partito.
In enormi difficoltà economiche e finanziarie e con il peso dell’accordo del luglio del 2015, abbiamo combattuto l’evasione fiscale, abbiamo fatto pagare le tasse ai ricchi, abbiamo aperto una guerra con gli oligarchi dei grandi mezzi di informazione per fargli pagare per le frequenze televisive e abbiamo aperto una grande battaglia contro la corruzione che dissangua le finanze pubbliche e avvelena la nostra società. Siamo in guerra continua per ridurre le diseguaglianze e creare le condizioni per un nuovo patto sociale in Grecia.
Carissime compagne e carissimi compagni
Vogliamo ricostruire il nostro paese in un’altra Europa e in un mondo migliore. Il portavoce della sinistra nel parlamento catalano ha detto che non sono abituati ad abbandonare le trincee, in riferimento alle elezioni del 21 di dicembre che si è impegnato a convocare Rajoy. La sinistra ha l’obbligo pero di riempire le sue trincee con una nuova e grande base sociale, le persone colpite dalla crisi, i giovani che vivono sulla loro pelle le nuove forme di schiavitù, meglio note come lavori precari, le donne, i disoccupati, i pensionati.
Rappresentare le istanze delle persone colpite dalla crisi ci aiuta a focalizzare anche i nostri obbiettivi e i loro limiti, perché non possiamo contenere tutto e tutti, tra le idee neoliberiste per la supremazia del mercato, le privatizzazioni, il lavoro precario. Nessuno di noi può saltare il turno per aspettare giorni migliori o pensare di rappresentare nel futuro il nuovo salvatore di una sinistra ridotta in macerie.
Con questo spirito noi andremmo a vincere le prossime elezioni, i nostri compagni catalani e spagnoli a creare le condizioni per una nuova Spagna, contenitore di tutte le aspirazioni dei suoi popoli, e auspichiamo che una sinistra italiana degna di questo nome, con il piccolo ma combattivo Partito del Sud in prima fila, possa contrastare il neoliberismo, il populismo e il razzismo nella società e nelle urne.



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Messaggio di Argyrios Argiris Panagopoulos, del Dipartimento di politica europea di Syriza, che ringraziamo, al VI Congresso Nazionale del Partito del Sud.
“Auspichiamo che una sinistra italiana degna di questo nome, con il piccolo ma combattivo Partito del Sud in prima fila, possa contrastare il neoliberismo, il populismo e il razzismo nella società e nelle urne.”
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Carissime compagne e carissimi compagni, il vostro congresso si svolge in un momento di grande incertezza ma anche di grande speranza per il sud europeo.
In Catalogna e in Spagna non si gioca solo l’assetto territoriale spagnolo ma la democrazia, il dialogo e la convivenza in tutta l’Europa. Ada Colau ha avvertito: non in mio nome, né con la dichiarazione unilaterale dell’indipendenza né con l’applicazione dell’articolo 155.
In Italia il vostro parlamento ha votato la legge elettorale permettendo le elezioni con i populismi di destra, di Grillo e non solo, per cercare di monopolizzare il panorama politico creando nuove difficoltà per la rappresentanza nelle istituzioni di una sinistra degna del suo nome e delle sue tradizioni, che per noi è stata un costante punto di riferimento.Nel sud Europa però cresce anche la speranza. Il Portogallo già è uscito dal duro commissariamento e tra pochi mesi ne uscirà anche il nostro paese.
La Grecia di oggi è molto lontana dal paese che siamo stati chiamati a governare con il voto dei cittadini il gennaio e il settembre del 2015, e specialmente dopo il “no al piano Juncker” al referendum e al ricatto che ne è seguito.
Il nostro paese si prepara ad uscire ad agosto dal commissariamento con la sua società in piedi, perché nella Grecia che governa SYRIZA le banche non possono pignorare la prima casa, nessuna famiglia può stare nemmeno un giorno senza corrente e l’acqua, si sostengono già quasi 650 mila persone degli strati più deboli con il reddito di solidarietà, si aiutano 40mila, per di più giovani, con partite iva trasformate in lavoro fisso, si sono diminuiti i contratti precari dal 63% al 53% tra i nuovi contratti e ci prepariamo a ripristinare ad agosto, subito dopo la fine del commissariamento, la contrattazione collettiva che permetterà lavori più degni e remunerati meglio per i lavoratori, mentre la disoccupazione che sfiorava il 30% il dicembre del 2014 è diminuita di circa il 21%. Abbiamo sostenuto la Sanità, la Scuola pubblica e tutti i servizi pubblici, aprendo le porte degli ospedali a 2,4 milioni di greci e a tutti gli immigranti che i governi precedenti avevano tagliato fuori dal sistema sanitario nazionale.
Non solo abbiamo dato la cittadinanza ai figli degli immigrati nati al nostro paese, una delle prime leggi che ha varato il nostro governo, ma abbiamo fatto un enorme sforzo per mettere in abitazioni 20mila profughi e le loro famiglie, un terzo dei 60mila che sono rimasti in Grecia dopo la chiusura della frontiere, e siamo orgogliosi che da quest’anno scolastico quasi 2.500 figli di questi profughi frequentano le nostre scuole pubbliche.
Le ultime settimane contro l’oscurantismo religioso e i pregiudizi sociali abbiamo votato la legge che permette alle persone che compiono i 15 anni di cambiare il loro sesso ad anagrafe senza essere operate.
La nostra sinistra punta ora su una grande riforma costituzionale, che vuole garantire il carattere pubblico di certi beni comuni cari a tutti i cittadini, una riforma che potrà completare il grande passo democratico che abbiamo fatto votando in parlamento la legge elettorale proporzionale, sapendo che le prossime saranno le ultime elezioni che vincerà SYRIZA con il bonus dei 50 seggi, perché siamo convinti che la democrazia, i diritti e le libertà non possono essere oggetto di giochi e convenienze di partito.
In enormi difficoltà economiche e finanziarie e con il peso dell’accordo del luglio del 2015, abbiamo combattuto l’evasione fiscale, abbiamo fatto pagare le tasse ai ricchi, abbiamo aperto una guerra con gli oligarchi dei grandi mezzi di informazione per fargli pagare per le frequenze televisive e abbiamo aperto una grande battaglia contro la corruzione che dissangua le finanze pubbliche e avvelena la nostra società. Siamo in guerra continua per ridurre le diseguaglianze e creare le condizioni per un nuovo patto sociale in Grecia.
Carissime compagne e carissimi compagni
Vogliamo ricostruire il nostro paese in un’altra Europa e in un mondo migliore. Il portavoce della sinistra nel parlamento catalano ha detto che non sono abituati ad abbandonare le trincee, in riferimento alle elezioni del 21 di dicembre che si è impegnato a convocare Rajoy. La sinistra ha l’obbligo pero di riempire le sue trincee con una nuova e grande base sociale, le persone colpite dalla crisi, i giovani che vivono sulla loro pelle le nuove forme di schiavitù, meglio note come lavori precari, le donne, i disoccupati, i pensionati.
Rappresentare le istanze delle persone colpite dalla crisi ci aiuta a focalizzare anche i nostri obbiettivi e i loro limiti, perché non possiamo contenere tutto e tutti, tra le idee neoliberiste per la supremazia del mercato, le privatizzazioni, il lavoro precario. Nessuno di noi può saltare il turno per aspettare giorni migliori o pensare di rappresentare nel futuro il nuovo salvatore di una sinistra ridotta in macerie.
Con questo spirito noi andremmo a vincere le prossime elezioni, i nostri compagni catalani e spagnoli a creare le condizioni per una nuova Spagna, contenitore di tutte le aspirazioni dei suoi popoli, e auspichiamo che una sinistra italiana degna di questo nome, con il piccolo ma combattivo Partito del Sud in prima fila, possa contrastare il neoliberismo, il populismo e il razzismo nella società e nelle urne.



giovedì 30 marzo 2017

Natale Cuccurese, Presidente del Partito del Sud, intervistato dal giornale greco "Avgi".

La "Questione meridionale" approda così, grazie al Partito del Sud, sulla stampa greca ed europea. Una "Questione" che riguarda e accomuna tutti i Sud Europa nella comune lotta.




NATALE CUCCURESE, Partito del Sud:

Con la Grecia per una nuova collaborazione del Sud con l’Europa
Pubblicato nel giornale di SYRIZA “Avgi” Giovedì 30 Marzo 2017.

La Grecia ha sollevato la questione del debito, dell’austerità e la necessità di ricostruire l'Europa dal basso e l'Italia risponde in un modo evasivo che non porta da nessuna parte. Bisogna sostenere i tentativi dell’Europa mediterranea per una collaborazione più equa con gli altri popoli dell'Unione.
La situazione politica in Italia è caotica e in modo particolare a sinistra, dove si registrano continue divisioni e frammentazioni, e dopo quattro anni d governi “tecnici”, che nessuno ha votato, abbiamo i tassi più bassi di crescita in Europa. Allo stesso tempo aumenta l’impoverimento e specialmente nell’Italia del Sud, con il 50% delle persone che vivono vicino o sotto la soglia della povertà. Per non parlare della disoccupazione giovanile che nel Sud Italia ha il record europeo: supera il 60%.
Dobbiamo lottare contro il neoliberismo barbaro per rovesciare questa percorso distruttivo impostoci da un'Europa che ci piace ogni giorno di meno, e che rende assolutamente necessario il suo cambiamento, come abbiamo rivendicato sabato 25 marzo con la manifestazione della “Nostra Europa” a Roma.
Il 4 dicembre il popolo italiano ha mandato un messaggio di maturità politica respingendo la riforma costituzionale di Renzi, e il “No” ha raggiunto il 70% nell’Italia del Sud. Se non ci saranno risposte dalle forze democratiche, progressiste e di sinistra, corriamo il pericolo di vedere uno spostamento massiccio della gente disperata a destra e il crescere dei populisti. In Italia dobbiamo reagire il modo organizzato e unitario con tutte le forze che vogliono il cambio, collegando la nostra lotta con quella in atto a livello europeo per rovesciare il neoliberismo. Rivendichiamo l'Europa dei suoi popoli e l'Europa democratica del “Manifesto del Ventotene”.
Centocinquanta anni dopo la conquista del Sud da parte del Nord Italia, ci troviamo di fronte agli stessi problemi strutturali di allora, con una paese che si muove a due velocità. Noi, del Partito del Sud, non siamo né nazionalisti, né populisti. L'Italia deve puntare al suo Sud e aiutare il suo Nord, nel quale sono migrati almeno 14 milioni di italiani del Sud. Senza dimenticare che tutta l'Italia appartiene al Sud Europa.



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La "Questione meridionale" approda così, grazie al Partito del Sud, sulla stampa greca ed europea. Una "Questione" che riguarda e accomuna tutti i Sud Europa nella comune lotta.




NATALE CUCCURESE, Partito del Sud:

Con la Grecia per una nuova collaborazione del Sud con l’Europa
Pubblicato nel giornale di SYRIZA “Avgi” Giovedì 30 Marzo 2017.

La Grecia ha sollevato la questione del debito, dell’austerità e la necessità di ricostruire l'Europa dal basso e l'Italia risponde in un modo evasivo che non porta da nessuna parte. Bisogna sostenere i tentativi dell’Europa mediterranea per una collaborazione più equa con gli altri popoli dell'Unione.
La situazione politica in Italia è caotica e in modo particolare a sinistra, dove si registrano continue divisioni e frammentazioni, e dopo quattro anni d governi “tecnici”, che nessuno ha votato, abbiamo i tassi più bassi di crescita in Europa. Allo stesso tempo aumenta l’impoverimento e specialmente nell’Italia del Sud, con il 50% delle persone che vivono vicino o sotto la soglia della povertà. Per non parlare della disoccupazione giovanile che nel Sud Italia ha il record europeo: supera il 60%.
Dobbiamo lottare contro il neoliberismo barbaro per rovesciare questa percorso distruttivo impostoci da un'Europa che ci piace ogni giorno di meno, e che rende assolutamente necessario il suo cambiamento, come abbiamo rivendicato sabato 25 marzo con la manifestazione della “Nostra Europa” a Roma.
Il 4 dicembre il popolo italiano ha mandato un messaggio di maturità politica respingendo la riforma costituzionale di Renzi, e il “No” ha raggiunto il 70% nell’Italia del Sud. Se non ci saranno risposte dalle forze democratiche, progressiste e di sinistra, corriamo il pericolo di vedere uno spostamento massiccio della gente disperata a destra e il crescere dei populisti. In Italia dobbiamo reagire il modo organizzato e unitario con tutte le forze che vogliono il cambio, collegando la nostra lotta con quella in atto a livello europeo per rovesciare il neoliberismo. Rivendichiamo l'Europa dei suoi popoli e l'Europa democratica del “Manifesto del Ventotene”.
Centocinquanta anni dopo la conquista del Sud da parte del Nord Italia, ci troviamo di fronte agli stessi problemi strutturali di allora, con una paese che si muove a due velocità. Noi, del Partito del Sud, non siamo né nazionalisti, né populisti. L'Italia deve puntare al suo Sud e aiutare il suo Nord, nel quale sono migrati almeno 14 milioni di italiani del Sud. Senza dimenticare che tutta l'Italia appartiene al Sud Europa.



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martedì 21 marzo 2017

IL PARTITO DEL SUD IL 25 MARZO A ROMA PER MANIFESTARE PER UN'EUROPA CHE RIPARTA DA SUD !




Ripartire grazie ad uno sviluppo sostenibile e con la consapevolezza che le popolazioni del Mediterraneo, da sempre contaminate le une dalle altre nella loro storia millenaria, meritano rispetto e fiducia per quella che è la loro diversità. Una diversità che non è un problema da risolvere, ma una risorsa dal valore inestimabile, portatrice sana di tolleranza e capacità di integrazione.
Per dare vita ad un Progetto per il Sud, per l’Italia e per l’Europa, perché l’Europa deve assolutamente ripartire dal suo mare principale, dal Mediterraneo, culla di civiltà straordinarie. Per impegnarci a far sì che ci sia un’attenzione nuova da parte dell’Europa a quello che è l’unico sviluppo dignitoso a cui il Partito del Sud può pensare, uno sviluppo cioè rispettoso del lavoro, della salute e dell’ambiente.
Crediamo che il diritto al lavoro e alla salute non debbano essere mai essere toccati. Il lavoro è fonte di vita e non può essere fonte di morte come a Taranto, o nella "Terra dei Fuochi" che hanno contribuito negli ultimi decenni ad un danno ambientale irreparabile.
Uno sviluppo insomma che, mai e poi mai, prescinda dai valori della nostra Costituzione, un capolavoro di pensiero democratico e lungimirante, la cui applicazione, alla lettera, crediamo e ribadiamo ancora una volta, come già due anni fa e già nel nostro libro “Con il Sud si riparte”, sia quanto mai urgente e necessaria.
Fare politica oggi significa concentrarsi sui problemi reali delle persone, persone colpita pesantemente dalla crisi, a cui bisogna parlare con un linguaggio semplice e non con l’incomprensibile politichese che mira solo a raccattare voti per costruire poteri personali. Fare politica oggi significa fare grandi alleanze con chiunque decida di scendere in campo contro i poteri forti, i colossi della finanza e gli interessi di una oligarchia manipolatrice, fosse anche solo per legittima difesa.
Bisogna capire il perché ad oggi non si è ancora mai data al Sud Italia e al Sud Europa la possibilità di un concreto sviluppo.
Porti strategici, unificazione della dorsale tirrenica e della dorsale. Ad esempio Gioia Tauro, Taranto e Crotone sono porti che servono quasi tutti i mercati. Dovrebbero essere messi in competizione con porti del Baltico che, insieme ai retroporti creerebbe un bacino produttivo nel Mezzogiorno. Ma questo a chi darebbe fastidio? Sicuramente perderebbero di importanza i porti di Rottendam e di Amburgo. E questo la dice lunga sulla subalternità della Confindustria italiana a quelle degli olandesi, dei tedeschi e dei nordeuropei in generale. E questo è un punto politico e di sovranità democratica fondamentale.
Stiamo lottando da anni per il rilancio del Sud, che per noi è anche rilancio del Paese e dell'idea Europea, perché se metà del Paese non è messo in condizione di competere in modo produttivo a quella che è l’economia del Paese, è chiaro che l’Italia non potrà riprendersi. Solo con il Sud si riparte!
L’emigrazione dal Sud Italia, che è cominciata con l’Unità di Italia, perché prima non esisteva, ed è continuata con dimensioni bibliche per 155 anni, continua ancora oggi. Parliamo di oltre 100.000 unità ogni anno. Ad emigrare sono persone, spesso giovani, che, in generale, con enormi sacrifici e costi non irrilevanti da parte delle rispettive famiglie, hanno studiato. E mentre al Sud la disoccupazione giovanile è oggi al 58%, è di pochi mesi fa il dato che invece vede in Germania un record storico di “occupazione”, un dato che non era mai stato così alto dai tempi della riunificazione delle due Germanie. C’è dunque qualcosa che in questa Europa effettivamente non funziona”. La conseguenza è che al Sud Italia c’è un doppio svantaggio. Siamo nei fatti colonia di una colonia.
Quello che auspichiamo dunque è un’Europa meno tecnocratica, un’Europa dei popoli e solidale. Una Europa che non si riconosca solo nell'austerità e nella negazione o sottrazione di diritti. Serve una riconsiderazione dei trattati. Un cambio di rotta significativo che porti tutti i suoi Sud a contare quanto i suoi Nord e che porti il Sud Italia a divenire volano della ripresa economica del nostro Paese. Ed è per questo motivo che la questione meridionale non può che diventare, da questione nazionale irrisolta, “questione internazionale” e unirsi in tal modo alle lotte degli altri Sud d’Europa.
Partito del Sud
COMUNICATO STAMPA
Il ritrovo per tutti i sostenitori del Partito del Sud è alle 11.00 in Piazza Vittorio.
Parteciperemo con le nostre bandiere al corteo organizzato da "La nostra Europa" che terminerà al Colosseo
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Ripartire grazie ad uno sviluppo sostenibile e con la consapevolezza che le popolazioni del Mediterraneo, da sempre contaminate le une dalle altre nella loro storia millenaria, meritano rispetto e fiducia per quella che è la loro diversità. Una diversità che non è un problema da risolvere, ma una risorsa dal valore inestimabile, portatrice sana di tolleranza e capacità di integrazione.
Per dare vita ad un Progetto per il Sud, per l’Italia e per l’Europa, perché l’Europa deve assolutamente ripartire dal suo mare principale, dal Mediterraneo, culla di civiltà straordinarie. Per impegnarci a far sì che ci sia un’attenzione nuova da parte dell’Europa a quello che è l’unico sviluppo dignitoso a cui il Partito del Sud può pensare, uno sviluppo cioè rispettoso del lavoro, della salute e dell’ambiente.
Crediamo che il diritto al lavoro e alla salute non debbano essere mai essere toccati. Il lavoro è fonte di vita e non può essere fonte di morte come a Taranto, o nella "Terra dei Fuochi" che hanno contribuito negli ultimi decenni ad un danno ambientale irreparabile.
Uno sviluppo insomma che, mai e poi mai, prescinda dai valori della nostra Costituzione, un capolavoro di pensiero democratico e lungimirante, la cui applicazione, alla lettera, crediamo e ribadiamo ancora una volta, come già due anni fa e già nel nostro libro “Con il Sud si riparte”, sia quanto mai urgente e necessaria.
Fare politica oggi significa concentrarsi sui problemi reali delle persone, persone colpita pesantemente dalla crisi, a cui bisogna parlare con un linguaggio semplice e non con l’incomprensibile politichese che mira solo a raccattare voti per costruire poteri personali. Fare politica oggi significa fare grandi alleanze con chiunque decida di scendere in campo contro i poteri forti, i colossi della finanza e gli interessi di una oligarchia manipolatrice, fosse anche solo per legittima difesa.
Bisogna capire il perché ad oggi non si è ancora mai data al Sud Italia e al Sud Europa la possibilità di un concreto sviluppo.
Porti strategici, unificazione della dorsale tirrenica e della dorsale. Ad esempio Gioia Tauro, Taranto e Crotone sono porti che servono quasi tutti i mercati. Dovrebbero essere messi in competizione con porti del Baltico che, insieme ai retroporti creerebbe un bacino produttivo nel Mezzogiorno. Ma questo a chi darebbe fastidio? Sicuramente perderebbero di importanza i porti di Rottendam e di Amburgo. E questo la dice lunga sulla subalternità della Confindustria italiana a quelle degli olandesi, dei tedeschi e dei nordeuropei in generale. E questo è un punto politico e di sovranità democratica fondamentale.
Stiamo lottando da anni per il rilancio del Sud, che per noi è anche rilancio del Paese e dell'idea Europea, perché se metà del Paese non è messo in condizione di competere in modo produttivo a quella che è l’economia del Paese, è chiaro che l’Italia non potrà riprendersi. Solo con il Sud si riparte!
L’emigrazione dal Sud Italia, che è cominciata con l’Unità di Italia, perché prima non esisteva, ed è continuata con dimensioni bibliche per 155 anni, continua ancora oggi. Parliamo di oltre 100.000 unità ogni anno. Ad emigrare sono persone, spesso giovani, che, in generale, con enormi sacrifici e costi non irrilevanti da parte delle rispettive famiglie, hanno studiato. E mentre al Sud la disoccupazione giovanile è oggi al 58%, è di pochi mesi fa il dato che invece vede in Germania un record storico di “occupazione”, un dato che non era mai stato così alto dai tempi della riunificazione delle due Germanie. C’è dunque qualcosa che in questa Europa effettivamente non funziona”. La conseguenza è che al Sud Italia c’è un doppio svantaggio. Siamo nei fatti colonia di una colonia.
Quello che auspichiamo dunque è un’Europa meno tecnocratica, un’Europa dei popoli e solidale. Una Europa che non si riconosca solo nell'austerità e nella negazione o sottrazione di diritti. Serve una riconsiderazione dei trattati. Un cambio di rotta significativo che porti tutti i suoi Sud a contare quanto i suoi Nord e che porti il Sud Italia a divenire volano della ripresa economica del nostro Paese. Ed è per questo motivo che la questione meridionale non può che diventare, da questione nazionale irrisolta, “questione internazionale” e unirsi in tal modo alle lotte degli altri Sud d’Europa.
Partito del Sud
COMUNICATO STAMPA
Il ritrovo per tutti i sostenitori del Partito del Sud è alle 11.00 in Piazza Vittorio.
Parteciperemo con le nostre bandiere al corteo organizzato da "La nostra Europa" che terminerà al Colosseo

sabato 17 dicembre 2016

Napoli dedica una via ad Alexandros-Alekos Panagoulis

Il Partito del Sud, presente stamane 17 Dicembre alla cerimonia di Ponticelli, ha avuto una parte in questa doverosa dedica grazie ai suoi membri presenti nella Commissione Toponomastica del Comune di Napoli, che a suo tempo hanno sostenuto e supportato con entusiasmo la giusta proposta del Sindaco de Magistris

La Napoli delle Quattro Giornate e di De Magistris
dedica una via ad ALEXANDROS - ALEKOS PANAGOULIS,
l’antifascista che ha fatto un attentato CONTRO IL TIRANNO 


di Argiris Panagopoulos 


Una strada del quartiere popolare di Ponticelli a Napoli sarà intitolata al nostro caro compagno ed eroe della lotta contro la dittatura dei colonelli, Alekos Panagoulis quarant’anni dopo la sua scomparsa. Sabato 17 dicembre alle ore 10 la strada prolungamento di via E. Montalle sarà chiamata via Panagoulis.
La sensibilità del Comune di Napoli, del suo sindaco Luigi De Magistris e del consiglio comunale è molto importante non solo per la storia antifascista di una delle più grandi città dell’Italia e dell’Europa del Sud, da dove veniva Alekos, ma anche per la grande battaglia contro la nostra... smemoria storica.
Alekos è stato un grande combattente per la democrazia, la libertà e la giustizia sociale. Ha scritto qualche poesia ma di sicuro non era un… politico.
Nell’Atene antica i tirannicidi Armodios e Aristogitone sono stati onorati con statue di bronzo. Nelle prime elezioni dopo la dittatura gli ateniesi hanno onorato Alekos con il loro voto e lo hanno portato nel parlamento come deputato dell’Unione di Centro. Alekos ha avuto la sua statua di bronzo nella piazza della Giustizia, in via Panepistimiou, tra il parlamento e la piazza Omonoia. Una statua che lo ricorda come lo avevano conosciuto tutti i greci di allora. Con la sua divisa dell’esercito e la mano e l’indice alzati a denunciare la dittatura davanti al Tribunale Militare che lo aveva condannato a morte.
La storia di Alekos e della sua famiglia è molto nota in Italia, specialmente a quelli che hanno più di sessant’anni, perché dopo la sua scarcerazione ha vissuto in Italia, molto a Palermo, dove studiava il suo fratello, ha vissuto con Oriana Fallaci ed è diventato “famoso” a livello mondiale anche per il libro di Fallaci “Un Uomo”.
Alekos per la maggioranza dei greci democratici e progressisti è stato assassinato e non è morto in un incidente stradale. Lo abbiamo capito subito qualche ora dopo “l’incidente” a Leoforos Vouliagmenis, noi le poche diecine di persone che siamo accorsi a vedere da vicino cosa era successo. Molti erano militanti dei partiti di sinistra e dei socialisti della zona, perché Akekos è stato ucciso nelle prime ore del Primo Maggio del 1976 e tutti eravamo per le strade ad attaccare i manifesti per la manifestazione dei sindacati.
“La macchina è ancora calda”, aveva detto con lacrime negli occhi un persona anziana che aveva superato i due tre poliziotti di guardia per toccarla. Qualche ora più tardi dal vicino Primo Cimitero di Atene alcuni portavano garofani rossi, il fiore che è diventato simbolo dell’antifascismo greco dalla fucilazione del comunista Nikos Mpelogiannis e di tre altri suoi compagni il 1952.
Atene e specialmente la parte in cui vivo che va da Akropoli verso lo stadio delle prime Olimpiadi e i viali di Vouliagmenis e Syggrou erano paralizzatati il giorno dei funerali di Panagoulis. Molti piangevano e tutti cantavamo le canzoni di Theodorakis e dappertutto si vedevano cartelli, striscioni, scritte sui muri e sul battistrada con una lettera, “Z”. Per noi più piccoli la “Z” voleva dire che Panagoulis Vive, dalla parola “Zει”, ma per i più grandi significava anche la rivendicazione per l’assassinio del deputato di sinistra e pacifista Lambrakis a Salonicco il 1963 dallo parastato greco, per il quale Kostas Gavras ha fatto il bellissimo film “Z, L’orgia del potere”, e l’assassinio dello studente Petroulas dalla polizia ad Atene il 1965. Per quelli che sono giovani o giovanissimi oggi la “Z” ricorda il nostro “piccolo Alexis” che aveva quindici anni quando è stato assassinato o ancora peggio giustiziato a sangue freddo da un poliziotto ad Atene il 2008.
Alekos è stato uno degli eroi più grandi nella lotta contro i colonelli. Ha resistito, come tanti altri, alle più barbare torture della polizia militare, i cui ufficiali erano addestrati come quelli delle polizie dei paesi dell’America Latina nelle caserme dell’esercito americano. Perfino una delle bestie più feroci, il comandante della polizia militare e “dittatore invisibile” per un periodo Ioannidis ha riconosciuto il coraggio di Alekos, che ha preso come insulto le sue parole. Quando lo avevano portato in tribunale da accusato è diventato accusatore della dittatura sapendo che rischiava torture ancora peggiori.
Alekos non era solo. Accanto a lui aveva una grande donna, la sua madre Athinà, che era diventata anche lei un altro grande simbolo, delle donne che non hanno lasciato nemmeno un attimo di tregua ai dittatori e ai torturatori, delle donne che hanno combattuto e vinto la loro battaglia per riavere i loro famigliari vivi. Suo fratello Stathis è ancora deputato, ora indipendente dopo la sua uscita da Syriza.
Alekos si sa che non ha potuto uccidere il tiranno. Ma in Grecia il tiranno è morto da tiranno nel 1999 a 80 anni dentro l’ospedale del carcere, che lo aveva ospitato per 25 anni. Il “tiranno invisibile” e torturatore è morto nel 2010 a 87 anni. Sempre nel carcere dove aveva passato 36 anni. Hanno avuto giustizia che meritavano da una democrazia e senza la sua grazia.
Alekos se ne è andato le prime ore del giorno dei lavoratori, il Primo Maggio del 1976. Aveva solo 37 anni. Però anche grazie all’iniziativa del Comune di Napoli, il suo spirito ribelle e la sua sensibilità democratica e libertaria Alekos… Z













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Il Partito del Sud, presente stamane 17 Dicembre alla cerimonia di Ponticelli, ha avuto una parte in questa doverosa dedica grazie ai suoi membri presenti nella Commissione Toponomastica del Comune di Napoli, che a suo tempo hanno sostenuto e supportato con entusiasmo la giusta proposta del Sindaco de Magistris

La Napoli delle Quattro Giornate e di De Magistris
dedica una via ad ALEXANDROS - ALEKOS PANAGOULIS,
l’antifascista che ha fatto un attentato CONTRO IL TIRANNO 


di Argiris Panagopoulos 


Una strada del quartiere popolare di Ponticelli a Napoli sarà intitolata al nostro caro compagno ed eroe della lotta contro la dittatura dei colonelli, Alekos Panagoulis quarant’anni dopo la sua scomparsa. Sabato 17 dicembre alle ore 10 la strada prolungamento di via E. Montalle sarà chiamata via Panagoulis.
La sensibilità del Comune di Napoli, del suo sindaco Luigi De Magistris e del consiglio comunale è molto importante non solo per la storia antifascista di una delle più grandi città dell’Italia e dell’Europa del Sud, da dove veniva Alekos, ma anche per la grande battaglia contro la nostra... smemoria storica.
Alekos è stato un grande combattente per la democrazia, la libertà e la giustizia sociale. Ha scritto qualche poesia ma di sicuro non era un… politico.
Nell’Atene antica i tirannicidi Armodios e Aristogitone sono stati onorati con statue di bronzo. Nelle prime elezioni dopo la dittatura gli ateniesi hanno onorato Alekos con il loro voto e lo hanno portato nel parlamento come deputato dell’Unione di Centro. Alekos ha avuto la sua statua di bronzo nella piazza della Giustizia, in via Panepistimiou, tra il parlamento e la piazza Omonoia. Una statua che lo ricorda come lo avevano conosciuto tutti i greci di allora. Con la sua divisa dell’esercito e la mano e l’indice alzati a denunciare la dittatura davanti al Tribunale Militare che lo aveva condannato a morte.
La storia di Alekos e della sua famiglia è molto nota in Italia, specialmente a quelli che hanno più di sessant’anni, perché dopo la sua scarcerazione ha vissuto in Italia, molto a Palermo, dove studiava il suo fratello, ha vissuto con Oriana Fallaci ed è diventato “famoso” a livello mondiale anche per il libro di Fallaci “Un Uomo”.
Alekos per la maggioranza dei greci democratici e progressisti è stato assassinato e non è morto in un incidente stradale. Lo abbiamo capito subito qualche ora dopo “l’incidente” a Leoforos Vouliagmenis, noi le poche diecine di persone che siamo accorsi a vedere da vicino cosa era successo. Molti erano militanti dei partiti di sinistra e dei socialisti della zona, perché Akekos è stato ucciso nelle prime ore del Primo Maggio del 1976 e tutti eravamo per le strade ad attaccare i manifesti per la manifestazione dei sindacati.
“La macchina è ancora calda”, aveva detto con lacrime negli occhi un persona anziana che aveva superato i due tre poliziotti di guardia per toccarla. Qualche ora più tardi dal vicino Primo Cimitero di Atene alcuni portavano garofani rossi, il fiore che è diventato simbolo dell’antifascismo greco dalla fucilazione del comunista Nikos Mpelogiannis e di tre altri suoi compagni il 1952.
Atene e specialmente la parte in cui vivo che va da Akropoli verso lo stadio delle prime Olimpiadi e i viali di Vouliagmenis e Syggrou erano paralizzatati il giorno dei funerali di Panagoulis. Molti piangevano e tutti cantavamo le canzoni di Theodorakis e dappertutto si vedevano cartelli, striscioni, scritte sui muri e sul battistrada con una lettera, “Z”. Per noi più piccoli la “Z” voleva dire che Panagoulis Vive, dalla parola “Zει”, ma per i più grandi significava anche la rivendicazione per l’assassinio del deputato di sinistra e pacifista Lambrakis a Salonicco il 1963 dallo parastato greco, per il quale Kostas Gavras ha fatto il bellissimo film “Z, L’orgia del potere”, e l’assassinio dello studente Petroulas dalla polizia ad Atene il 1965. Per quelli che sono giovani o giovanissimi oggi la “Z” ricorda il nostro “piccolo Alexis” che aveva quindici anni quando è stato assassinato o ancora peggio giustiziato a sangue freddo da un poliziotto ad Atene il 2008.
Alekos è stato uno degli eroi più grandi nella lotta contro i colonelli. Ha resistito, come tanti altri, alle più barbare torture della polizia militare, i cui ufficiali erano addestrati come quelli delle polizie dei paesi dell’America Latina nelle caserme dell’esercito americano. Perfino una delle bestie più feroci, il comandante della polizia militare e “dittatore invisibile” per un periodo Ioannidis ha riconosciuto il coraggio di Alekos, che ha preso come insulto le sue parole. Quando lo avevano portato in tribunale da accusato è diventato accusatore della dittatura sapendo che rischiava torture ancora peggiori.
Alekos non era solo. Accanto a lui aveva una grande donna, la sua madre Athinà, che era diventata anche lei un altro grande simbolo, delle donne che non hanno lasciato nemmeno un attimo di tregua ai dittatori e ai torturatori, delle donne che hanno combattuto e vinto la loro battaglia per riavere i loro famigliari vivi. Suo fratello Stathis è ancora deputato, ora indipendente dopo la sua uscita da Syriza.
Alekos si sa che non ha potuto uccidere il tiranno. Ma in Grecia il tiranno è morto da tiranno nel 1999 a 80 anni dentro l’ospedale del carcere, che lo aveva ospitato per 25 anni. Il “tiranno invisibile” e torturatore è morto nel 2010 a 87 anni. Sempre nel carcere dove aveva passato 36 anni. Hanno avuto giustizia che meritavano da una democrazia e senza la sua grazia.
Alekos se ne è andato le prime ore del giorno dei lavoratori, il Primo Maggio del 1976. Aveva solo 37 anni. Però anche grazie all’iniziativa del Comune di Napoli, il suo spirito ribelle e la sua sensibilità democratica e libertaria Alekos… Z













martedì 15 marzo 2016

Il socialismo democratico rinasce in USA con Bernie Sanders...e in Europa? E in Italia?

Nobody who works 40 hours a week should be living in poverty.

(berniesanders.com)



Leggendo questo slogan sul sito di Bernie Sanders quasi non ci credevo...allora mi sono incuriosito e sono andato a leggere il programma e alcune dichiarazioni del candidato democratico che ha il coraggio di sfidare alle elezioni primarie in USA la candidata democratica più forte Hillary Clinton, di certo sostenuta dall'establishment del Partito Democratico americano e da alcuni "poteri forti" e lobbies. e soprattutto di sfidare quell'America reazionaria e maccartista che ancora oggi è diffusa e trova negli atteggiamenti clowneschi del candidato  repubblicano Donald Trump la sua incarnazione più genuina (purtroppo...) e secondo il mio personale parere quella che è davvero più inquietante.

Ebbene andando a leggere un po' di punti programmatici e un po' di dichiarazioni davvero non si puo' rimanere che stupiti e ammirati per un candidato che non ha mai smentito la sua dichiarata natura di "socialista", ecco alcuni dei punti che mi hanno più colpito:

1) più tasse per i ricchi e per le transazioni finanziarie, al fine di avere un istruzione universitaria gratuita e una copertura sanitaria pubblica di base per tutti, praticamente l'allargamento e superamento del programma di Sanità pubblicata già avviato molto a fatica da Obama;
2)  un nuovo programma "new deal" di investimenti pubblici per ammodernare le infrastrutture e soprattutto per creare nuova occupazione;
3) tassare più pesantemente le emissioni di CO2 non solo per reperire nuove risorse ma soprattutto per favorire uno sviluppo economico sostenibile e rispettoso dell'ambiente;
4) eliminazione o almeno revisione di tutti quei trattati internazionali di libero scambio come NAFTA (o il futuro nefasto TTIP...) che di fatto non hanno ne' arricchito i paesi emergenti ed in via di sviluppo ne' hanno favorito i lavoratori dei paesi più ricchi, come gli USA nel caso del NAFTA ma potremmo parlare di vari accordi Europei coi paesi extraeuropei molto attuali in questi giorni, che si sono visti ridurre il salario o diminuire i posti di lavoro con una concorrenza al ribasso, hanno favorito sempre e solo multinazionali, la grande distribuzione e la finanza globale.

Incredibile....negli USA c'è chi ha il coraggio di parlare di tasse e del bisogno di più tasse per chi guadagna di più, cosa del resto stabilito anche nella nostra Costituzione repubblicana ma che a Berlusconi a Renzi oramai è diventato demode'..., , c'e' chi ha il coraggio di ribadire l'importanza dell'educazione e di almeno una sanità di base accessibile a tutti e non solo per i ricchi, c'è chi ha il coraggio di lottare contro Wall Street in casa loro....e noi?

Se si guarda il quadro europeo e quello italiano in particolare, il confronto è davvero desolante....soprattutto per il belpaese ed il centro-sinistra (???) di governo renziano, sempre più ambiguo e sempre più democristiano, nel senso più deleterio del termine ahime'....

Credo che alcuni punti di socialismo democratico di Sanders dovrebbero essere adottati anche dalla sinistra europea ed italiana senza il timore di essere considerati dei pericolosi "comunisti" ma nella consapevolezza che oramai il capitalismo globale, le multinazionali e le oligarchie finanziarie hanno allargato e stanno allargando sempre più il divario tra i più ricchi e i più poveri ed è in corso un gigantesco programma di impoverimento della classe media europea, già avvenuto nella società americana. E ovviamente questo gap sempre più largo non e' sostenibile nel medio periodo e può portare a conseguenze davvero disastrose, sia per l'equilibrio democratico con pericolose tendenze neonaziste e razziste che si diffondono in tutta Europa sia per la pace interna e internazionale.
Il Partito del Sud secondo me dovrebbe sostenere queste posizioni socialiste o per meglio dire social-democratiche che difendono la classe media sempre più impoverita ed in definitiva i più deboli, è necessario difenderli da un capitalismo globale e finanziario sempre più rapace ed insostenibile nel medio-lungo termine sia per i lavoratori che per l'ambiente. Il compito della buona politica dovrebbe essere proprio quello di mitigare quest'effetto di evidente squilibrio del "libero mercato", oramai dovrebbe essere chiaro che la "mano invisibile" del mercato non riequilibra affatto le differenze tra ricchi e poveri,come pensavano i padri del pensiero liberista, ma è necessario un intervento dello Stato e della Politica, nel senso alto del termine, per rendere effettivamente democratico e sostenibile il sistema paese e.
E' mai possibile che il rapporto lo stipendio tra un Marchionne e l'ultimo dei suoi operai è passato da 1 a 100 a 1 a 1000 nel migliore dei casi? E' mai sostenibile un'economia con aziende private e banche dove c'e' una ristretta schiera di top manager lautamente ricompensati, a volte anche al di là delle effettive prestazioni e meriti, e una classe impiegatizia sempre più povera e insicura del lavoro? E' evidente in sintesi che bisogna riequilibrare una situazione oramai già insostenibile e difendere le classi medie e meno ricche e dare più e pari opportunità per tutti, in una parola trasformare la società in una vera società democratica di pari opportunità e non falsata da condizioni pre-esistenti di squilibri di classe , di reddito o geografici....oltre che il rapporto tra classi, questo non vi fa venire in mente qualcosa pure sul rapporto tra il nostro Sud ed il resto del paese?


Enzo Riccio
Partito del Sud


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Nobody who works 40 hours a week should be living in poverty.

(berniesanders.com)



Leggendo questo slogan sul sito di Bernie Sanders quasi non ci credevo...allora mi sono incuriosito e sono andato a leggere il programma e alcune dichiarazioni del candidato democratico che ha il coraggio di sfidare alle elezioni primarie in USA la candidata democratica più forte Hillary Clinton, di certo sostenuta dall'establishment del Partito Democratico americano e da alcuni "poteri forti" e lobbies. e soprattutto di sfidare quell'America reazionaria e maccartista che ancora oggi è diffusa e trova negli atteggiamenti clowneschi del candidato  repubblicano Donald Trump la sua incarnazione più genuina (purtroppo...) e secondo il mio personale parere quella che è davvero più inquietante.

Ebbene andando a leggere un po' di punti programmatici e un po' di dichiarazioni davvero non si puo' rimanere che stupiti e ammirati per un candidato che non ha mai smentito la sua dichiarata natura di "socialista", ecco alcuni dei punti che mi hanno più colpito:

1) più tasse per i ricchi e per le transazioni finanziarie, al fine di avere un istruzione universitaria gratuita e una copertura sanitaria pubblica di base per tutti, praticamente l'allargamento e superamento del programma di Sanità pubblicata già avviato molto a fatica da Obama;
2)  un nuovo programma "new deal" di investimenti pubblici per ammodernare le infrastrutture e soprattutto per creare nuova occupazione;
3) tassare più pesantemente le emissioni di CO2 non solo per reperire nuove risorse ma soprattutto per favorire uno sviluppo economico sostenibile e rispettoso dell'ambiente;
4) eliminazione o almeno revisione di tutti quei trattati internazionali di libero scambio come NAFTA (o il futuro nefasto TTIP...) che di fatto non hanno ne' arricchito i paesi emergenti ed in via di sviluppo ne' hanno favorito i lavoratori dei paesi più ricchi, come gli USA nel caso del NAFTA ma potremmo parlare di vari accordi Europei coi paesi extraeuropei molto attuali in questi giorni, che si sono visti ridurre il salario o diminuire i posti di lavoro con una concorrenza al ribasso, hanno favorito sempre e solo multinazionali, la grande distribuzione e la finanza globale.

Incredibile....negli USA c'è chi ha il coraggio di parlare di tasse e del bisogno di più tasse per chi guadagna di più, cosa del resto stabilito anche nella nostra Costituzione repubblicana ma che a Berlusconi a Renzi oramai è diventato demode'..., , c'e' chi ha il coraggio di ribadire l'importanza dell'educazione e di almeno una sanità di base accessibile a tutti e non solo per i ricchi, c'è chi ha il coraggio di lottare contro Wall Street in casa loro....e noi?

Se si guarda il quadro europeo e quello italiano in particolare, il confronto è davvero desolante....soprattutto per il belpaese ed il centro-sinistra (???) di governo renziano, sempre più ambiguo e sempre più democristiano, nel senso più deleterio del termine ahime'....

Credo che alcuni punti di socialismo democratico di Sanders dovrebbero essere adottati anche dalla sinistra europea ed italiana senza il timore di essere considerati dei pericolosi "comunisti" ma nella consapevolezza che oramai il capitalismo globale, le multinazionali e le oligarchie finanziarie hanno allargato e stanno allargando sempre più il divario tra i più ricchi e i più poveri ed è in corso un gigantesco programma di impoverimento della classe media europea, già avvenuto nella società americana. E ovviamente questo gap sempre più largo non e' sostenibile nel medio periodo e può portare a conseguenze davvero disastrose, sia per l'equilibrio democratico con pericolose tendenze neonaziste e razziste che si diffondono in tutta Europa sia per la pace interna e internazionale.
Il Partito del Sud secondo me dovrebbe sostenere queste posizioni socialiste o per meglio dire social-democratiche che difendono la classe media sempre più impoverita ed in definitiva i più deboli, è necessario difenderli da un capitalismo globale e finanziario sempre più rapace ed insostenibile nel medio-lungo termine sia per i lavoratori che per l'ambiente. Il compito della buona politica dovrebbe essere proprio quello di mitigare quest'effetto di evidente squilibrio del "libero mercato", oramai dovrebbe essere chiaro che la "mano invisibile" del mercato non riequilibra affatto le differenze tra ricchi e poveri,come pensavano i padri del pensiero liberista, ma è necessario un intervento dello Stato e della Politica, nel senso alto del termine, per rendere effettivamente democratico e sostenibile il sistema paese e.
E' mai possibile che il rapporto lo stipendio tra un Marchionne e l'ultimo dei suoi operai è passato da 1 a 100 a 1 a 1000 nel migliore dei casi? E' mai sostenibile un'economia con aziende private e banche dove c'e' una ristretta schiera di top manager lautamente ricompensati, a volte anche al di là delle effettive prestazioni e meriti, e una classe impiegatizia sempre più povera e insicura del lavoro? E' evidente in sintesi che bisogna riequilibrare una situazione oramai già insostenibile e difendere le classi medie e meno ricche e dare più e pari opportunità per tutti, in una parola trasformare la società in una vera società democratica di pari opportunità e non falsata da condizioni pre-esistenti di squilibri di classe , di reddito o geografici....oltre che il rapporto tra classi, questo non vi fa venire in mente qualcosa pure sul rapporto tra il nostro Sud ed il resto del paese?


Enzo Riccio
Partito del Sud


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lunedì 21 dicembre 2015

IN SPAGNA GRANDE AFFERMAZIONE DI PODEMOS! COMPLIMENTI DAL PARTITO DEL SUD.

Di Natale Cuccurese

Podemos secondo partito più votato di Spagna, davanti ai socialisti.
Dalla Spagna un segnale di speranza per l’Europa che vuole cambiare e per il consolidarsi di una nuova sinistra europea che riparta da un'azione decisa di contrasto alle politiche di austerità.

Come scritto nel nostro comunicato di sostegno di lunedì 13 dicembre,"che l’azione degli amici spagnoli, nostri ospiti al V° Congresso Nazionale di Napoli dell’ottobre scorso, sia di esempio e stimolo anche per la formazione in Italia di un coeso fronte popolare progressista che scardini e spazzi via per sempre la malapianta del consociativismo e dell’unanimismo.

Internazionalizzare le comuni lotte può essere inoltre d'aiuto per spezzare le logiche tecnocratiche di questa Europa, per favorire l'affermarsi di una nuova Europa più rispettosa dei popoli e delle loro autonomie. "

Grazie Podemos!


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Di Natale Cuccurese

Podemos secondo partito più votato di Spagna, davanti ai socialisti.
Dalla Spagna un segnale di speranza per l’Europa che vuole cambiare e per il consolidarsi di una nuova sinistra europea che riparta da un'azione decisa di contrasto alle politiche di austerità.

Come scritto nel nostro comunicato di sostegno di lunedì 13 dicembre,"che l’azione degli amici spagnoli, nostri ospiti al V° Congresso Nazionale di Napoli dell’ottobre scorso, sia di esempio e stimolo anche per la formazione in Italia di un coeso fronte popolare progressista che scardini e spazzi via per sempre la malapianta del consociativismo e dell’unanimismo.

Internazionalizzare le comuni lotte può essere inoltre d'aiuto per spezzare le logiche tecnocratiche di questa Europa, per favorire l'affermarsi di una nuova Europa più rispettosa dei popoli e delle loro autonomie. "

Grazie Podemos!


lunedì 14 dicembre 2015

Il Partito del Sud sostiene Podemos alle elezioni politiche spagnole del 20 dicembre 2015.


                                            




                          
I meridionalisti progressisti del Partito del Sud lanciano un appello ai tanti meridionali residenti in Spagna, e comunque a tutti i progressisti, affinchè non facciano mancare alle prossime elezioni spagnole del 20 dicembre il loro sostegno a Podemos.

L’identità di vedute e la vicinanza di ideali e comuni battaglie con la formazione di Pablo Iglesias, come dichiarato da Natale Cuccurese, Presidente Nazionale del Partito del Sud, “ è evidente ed è basata su una visione gramsciana della politica, sul rispetto e l’applicazione del dettato costituzionale in Spagna come in Italia. L’ottica repubblicana nonché la comune radice progressista fanno si che la lotta di Podemos
per l’affermazione di questi principi in Spagna ci accomuni in questa battaglia.”

Che l’azione degli amici spagnoli, nostri ospiti al V° Congresso Nazionale di Napoli dell’ottobre scorso, sia di esempio e stimolo anche per la formazione in Italia di un coeso fronte popolare progressista che scardini e spazzi via per sempre la malapianta del consociativismo e dell’unanimismo. 

Internazionalizzare le comuni lotte può essere inoltre d'aiuto per spezzare le logiche tecnocratiche di questa Europa, per favorire l'affermarsi di una nuova Europa più rispettosa dei popoli e delle loro autonomie.

Segreteria Nazionale Partito del Sud

http://www.partitodelsud.eu




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I meridionalisti progressisti del Partito del Sud lanciano un appello ai tanti meridionali residenti in Spagna, e comunque a tutti i progressisti, affinchè non facciano mancare alle prossime elezioni spagnole del 20 dicembre il loro sostegno a Podemos.

L’identità di vedute e la vicinanza di ideali e comuni battaglie con la formazione di Pablo Iglesias, come dichiarato da Natale Cuccurese, Presidente Nazionale del Partito del Sud, “ è evidente ed è basata su una visione gramsciana della politica, sul rispetto e l’applicazione del dettato costituzionale in Spagna come in Italia. L’ottica repubblicana nonché la comune radice progressista fanno si che la lotta di Podemos
per l’affermazione di questi principi in Spagna ci accomuni in questa battaglia.”

Che l’azione degli amici spagnoli, nostri ospiti al V° Congresso Nazionale di Napoli dell’ottobre scorso, sia di esempio e stimolo anche per la formazione in Italia di un coeso fronte popolare progressista che scardini e spazzi via per sempre la malapianta del consociativismo e dell’unanimismo. 

Internazionalizzare le comuni lotte può essere inoltre d'aiuto per spezzare le logiche tecnocratiche di questa Europa, per favorire l'affermarsi di una nuova Europa più rispettosa dei popoli e delle loro autonomie.

Segreteria Nazionale Partito del Sud

http://www.partitodelsud.eu




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sabato 21 novembre 2015

"BASTARDI TERRONI"


Di Antonio Rosato

Se io leggessi un titolo a tutta pagina “BASTARDI TERRONI” mi offenderei. 
Se Leggessi un giornale straniero che a tutta pagina scrive “ITALIANI MAFIOSI” mi offenderei. Se leggessi un giornale arabo o cinese con scritto “NAZISTI CRISTIANI” metterebbe in crisi il mio sistema nervoso. Allo stesso modo nemmeno mi sarebbe piaciuto vedere come titolo “BASTARDI NORVEGESI” in occasione della strage terroristica sull’isola di Utoia dove persero la vita 77 persone tra l’autobomba esplosa in pieno centro di Oslo e l’isola della morte.  
Ma la falsa libertà di stampa italiana può permettersi di scrivere solo quello che vuole ad iniziare da titoli xenofobi-religiosi come abbiamo visto su "Libero" sabato scorso “BASTARDI ISLAMICI”. 

Tutto questo ovviamente in nome della libertà di stampa, che detto tra noi è talmente libera da occupare il 73° posto nella classifica mondiale per libertà di stampa appunto. 

Come italiano mi dissocio da questo titolo, e lo condanno con decisione senza se e senza ma. 

Il Sig. Belpietro farebbe bene a dare una sbirciata al Corano innanzi tutto, perché l’impressione e che non sappia neanche di cosa parla. Ma questo sarebbe il minimo, ma d'altra parte se non vuole approfondire certe lacune o conoscenze e restare ignorante nell’argomento specifico, è libero di farlo, ma non è affatto libero di mettere a repentaglio la mia sicurezza, la mia tranquillità, la mia vita. 

Quel giornale, con quel "brillantissimo" titolone, è stato preso ad esempio da jhadisti radicali e ora lo stanno facendo girare su tutti i lori canali fomentando l’odio verso i "crociati". Ci mancava anche questa; buttare benzina sul fuoco in un momento storico così delicato e pericoloso per l’Europa e l’Italia. 

Ieri sera sulla 7 ascoltavo Mario GIORDANO che difendeva a spada tratta questo titolo. 
Tra le tante difese, il suo cavallo di battaglia, ribadito, marcato, sottolineato tante volte nella trasmissione “LA GABBIA” è stato che un titolo di un giornale non ha mai ucciso nessuno, mentre gli islamici si, hanno ucciso.

Caro Giordano ti ricordo che proprio BELPIETRO è sotto scorta e scampato anche ad un attentato a casa sua nel 2010, e tuttora sotto scorta come lo era già allora per paura che qualcuno attenti alla sua vita. Quindi proprio parlando della stessa persona è acclarato che un titolo sbagliato può uccidere eccome. Altrimenti rinunci alla scorta, che motivo ha di avere la scorta se la paura che qualcuno possa ucciderlo è infondata, mi piacerebbe una sua risposta Sig. Giordano. Ma questa volta il Sig. Belpietro si è superato mettendo a rischio anche la sua vita caro Giordano, la mia e quello di tutti i “crociati” in Europa. 

Carissimo Giordano, lei ha richiesto e preteso pateticamente molte volte la condanna del mondo islamico italiano sugli attentati di Parigi. Ed è anche forse giusto, ma allo stesso tempo anche voi giornalisti dovreste avere l’umiltà di prendere le distanze da certi titoli. O vale solo per gli islamici la presa di distanze?  Perché chi non prende le distanze, è chiaro, fa quel titolo anche suo. 

Quindi devo pensare che lei è arrivato solo in ritardo rispetto a "LIBERO" ma il titolo lo sente anche suo. E questo viene da se abbastanza naturalmente quando non ci si dissocia e non lo si condanna. Altra cosa che è stata un suo ritornello nel corso delle trasmissione sopracitata, è stata nei confronti di quel gentil sesso che nel contesto islamico definite e indicate sempre come in uno stato di inferiorità all’uomo, questo per un certo tipo di giornalisti ovviamente, gentil sesso che poi quando è sotto le vostre penne trattate anche peggio, con arroganza e superiorità e anche una sottile violenza comunicativa e vessatoria. 

Ma dicevo del suo ritornello nei confronti di quelle giovani islamiche a cui ha intimato più volte di denunciare i terroristi che frequentano le moschee. Intanto preciso che questo fa capire che lei non è mai entrato in una moschea, poiché uomini e donne hanno entrate e uscite separate e mai possono frequentare e ascoltare ciò che succede dall’altra parte della moschea nel settore riservato all'altro sesso. Dubito comunque che qualcuno nell’ora di preghiera in moschea si alzi in piedi e dica che voglia fare un attentato. Magari mandi lei, sig. Giordano, dei colleghi musulmani in moschea, e così magari scoprirete qualcosa. Ma facendo la domanda all’inverso io le chiedo quanti mafiosi, camorristi o politici corrotti o preti pedofili lei ha mai scoperto e denunciato. Eppure vive in Italia allo stesso modo di come quelle ragazze vivono la moschea. E con il lavoro privilegiato che fa, avrà notizie e fonti di prima mano, documenti, foto e chi sa che altro su mafiosi politici corrotti, tangenti etc etc. 

Quante persone per mafia o camorra quindi ha denunciato Sig. Giordano e quanti ne ha fatti sbattere in galera. O forse questo sistema è valido solo per i musulmani, lei invece è immune per opera divina da questo discorso. Della serie armiamoci e partite. Gli altri devono denunciare, lei no invece. 

Come possiamo definirlo questo modo di fare? Io qualche termine da suggerire lo avrei pure, ma lascio a chi legge l’orgoglio e la soddisfazione forse, di usare quello che più ritiene opportuno. 

Si inneggia alla guerra, o guerra santa visto parole pensieri opere e omissioni di questi giorni. Radiamo………”radiamo” al suolo l’Isis. Ottima iniziativa o suggerimento, niente da dire. Solo che radiamo “sta” per andate voi a fare la guerra, io la descrivo dalla scrivania del mio caldo ufficio nel bel centro di Milano. Ancora una volta “armiamoci e partite”. 

Guerra, molti si riempiono la bocca di questa parola. Guerra come e in che modo innanzi tutto. 
Con chi poi? Facciamo un patto con la Francia che con la guerra si svincola anche dalle incombenze economiche verso l’Europa, o con Putin al quale abbiamo inasprito le sanzioni più volte. O forse con L’Iran cosi facciamo arrabbiare Israele e Arabia Saudita?

Ma poi non si sono fatte campagne contro le spese militari e aerei che non andavano comprati vista la crisi. Le guerre costano, e con quali soldi le facciamo se non possiamo mettere la benzina nei mezzi militari. Mandiamo i nostri soldati con i barconi di ritorno in Libia forse? E poi dove facciamo la guerra.? Da dove iniziamo, da quale città o stato. Radiamo al suolo tutto o salviamo qualcuno, magari cristiani che non sono pochi da quelle parti. Iniziamo dalla Libia e ci accodiamo si francesi in Siria? E con quale armi, e quali mezzi, e quali soldi soprattutto? 

Putin bombarda le postazioni e loro sotto terra sbucano da cunicoli scavati a chilometri di distanza. Guerra asimmetrica qualcuno sa di cosa si tratta e come funziona? E non per ultimo, poi lasciamo tutto come in Iraq o Afganistan i Libia post Gheddafi? 

Ricordo che i talebani sembravano i demoni più terribili e radicali. Poi Al Qaeda con le sembianze di demoni. Adesso il nemico si chiama ISIS. E dopo questa guerra come si chiamerà, e come si manifesterà la prossima? 

Ma nessuno di questi grandi luminari dà idee o suggerimenti sul dopo. Chi dopo Assad. 
Ai più non importa, vogliono giustamente salvare il panda gigante o le balene nell’artico , ma "estinguere" per sempre una buona parte di una popolazione di 1.5 miliardi di persone non li preoccupa molto. Già qualcuno voleva nel recente passato della storia d'Europa "estinguere" una minoranza, la storia è ciclica e tende purtroppo a ripetersi nel sangue.




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Di Antonio Rosato

Se io leggessi un titolo a tutta pagina “BASTARDI TERRONI” mi offenderei. 
Se Leggessi un giornale straniero che a tutta pagina scrive “ITALIANI MAFIOSI” mi offenderei. Se leggessi un giornale arabo o cinese con scritto “NAZISTI CRISTIANI” metterebbe in crisi il mio sistema nervoso. Allo stesso modo nemmeno mi sarebbe piaciuto vedere come titolo “BASTARDI NORVEGESI” in occasione della strage terroristica sull’isola di Utoia dove persero la vita 77 persone tra l’autobomba esplosa in pieno centro di Oslo e l’isola della morte.  
Ma la falsa libertà di stampa italiana può permettersi di scrivere solo quello che vuole ad iniziare da titoli xenofobi-religiosi come abbiamo visto su "Libero" sabato scorso “BASTARDI ISLAMICI”. 

Tutto questo ovviamente in nome della libertà di stampa, che detto tra noi è talmente libera da occupare il 73° posto nella classifica mondiale per libertà di stampa appunto. 

Come italiano mi dissocio da questo titolo, e lo condanno con decisione senza se e senza ma. 

Il Sig. Belpietro farebbe bene a dare una sbirciata al Corano innanzi tutto, perché l’impressione e che non sappia neanche di cosa parla. Ma questo sarebbe il minimo, ma d'altra parte se non vuole approfondire certe lacune o conoscenze e restare ignorante nell’argomento specifico, è libero di farlo, ma non è affatto libero di mettere a repentaglio la mia sicurezza, la mia tranquillità, la mia vita. 

Quel giornale, con quel "brillantissimo" titolone, è stato preso ad esempio da jhadisti radicali e ora lo stanno facendo girare su tutti i lori canali fomentando l’odio verso i "crociati". Ci mancava anche questa; buttare benzina sul fuoco in un momento storico così delicato e pericoloso per l’Europa e l’Italia. 

Ieri sera sulla 7 ascoltavo Mario GIORDANO che difendeva a spada tratta questo titolo. 
Tra le tante difese, il suo cavallo di battaglia, ribadito, marcato, sottolineato tante volte nella trasmissione “LA GABBIA” è stato che un titolo di un giornale non ha mai ucciso nessuno, mentre gli islamici si, hanno ucciso.

Caro Giordano ti ricordo che proprio BELPIETRO è sotto scorta e scampato anche ad un attentato a casa sua nel 2010, e tuttora sotto scorta come lo era già allora per paura che qualcuno attenti alla sua vita. Quindi proprio parlando della stessa persona è acclarato che un titolo sbagliato può uccidere eccome. Altrimenti rinunci alla scorta, che motivo ha di avere la scorta se la paura che qualcuno possa ucciderlo è infondata, mi piacerebbe una sua risposta Sig. Giordano. Ma questa volta il Sig. Belpietro si è superato mettendo a rischio anche la sua vita caro Giordano, la mia e quello di tutti i “crociati” in Europa. 

Carissimo Giordano, lei ha richiesto e preteso pateticamente molte volte la condanna del mondo islamico italiano sugli attentati di Parigi. Ed è anche forse giusto, ma allo stesso tempo anche voi giornalisti dovreste avere l’umiltà di prendere le distanze da certi titoli. O vale solo per gli islamici la presa di distanze?  Perché chi non prende le distanze, è chiaro, fa quel titolo anche suo. 

Quindi devo pensare che lei è arrivato solo in ritardo rispetto a "LIBERO" ma il titolo lo sente anche suo. E questo viene da se abbastanza naturalmente quando non ci si dissocia e non lo si condanna. Altra cosa che è stata un suo ritornello nel corso delle trasmissione sopracitata, è stata nei confronti di quel gentil sesso che nel contesto islamico definite e indicate sempre come in uno stato di inferiorità all’uomo, questo per un certo tipo di giornalisti ovviamente, gentil sesso che poi quando è sotto le vostre penne trattate anche peggio, con arroganza e superiorità e anche una sottile violenza comunicativa e vessatoria. 

Ma dicevo del suo ritornello nei confronti di quelle giovani islamiche a cui ha intimato più volte di denunciare i terroristi che frequentano le moschee. Intanto preciso che questo fa capire che lei non è mai entrato in una moschea, poiché uomini e donne hanno entrate e uscite separate e mai possono frequentare e ascoltare ciò che succede dall’altra parte della moschea nel settore riservato all'altro sesso. Dubito comunque che qualcuno nell’ora di preghiera in moschea si alzi in piedi e dica che voglia fare un attentato. Magari mandi lei, sig. Giordano, dei colleghi musulmani in moschea, e così magari scoprirete qualcosa. Ma facendo la domanda all’inverso io le chiedo quanti mafiosi, camorristi o politici corrotti o preti pedofili lei ha mai scoperto e denunciato. Eppure vive in Italia allo stesso modo di come quelle ragazze vivono la moschea. E con il lavoro privilegiato che fa, avrà notizie e fonti di prima mano, documenti, foto e chi sa che altro su mafiosi politici corrotti, tangenti etc etc. 

Quante persone per mafia o camorra quindi ha denunciato Sig. Giordano e quanti ne ha fatti sbattere in galera. O forse questo sistema è valido solo per i musulmani, lei invece è immune per opera divina da questo discorso. Della serie armiamoci e partite. Gli altri devono denunciare, lei no invece. 

Come possiamo definirlo questo modo di fare? Io qualche termine da suggerire lo avrei pure, ma lascio a chi legge l’orgoglio e la soddisfazione forse, di usare quello che più ritiene opportuno. 

Si inneggia alla guerra, o guerra santa visto parole pensieri opere e omissioni di questi giorni. Radiamo………”radiamo” al suolo l’Isis. Ottima iniziativa o suggerimento, niente da dire. Solo che radiamo “sta” per andate voi a fare la guerra, io la descrivo dalla scrivania del mio caldo ufficio nel bel centro di Milano. Ancora una volta “armiamoci e partite”. 

Guerra, molti si riempiono la bocca di questa parola. Guerra come e in che modo innanzi tutto. 
Con chi poi? Facciamo un patto con la Francia che con la guerra si svincola anche dalle incombenze economiche verso l’Europa, o con Putin al quale abbiamo inasprito le sanzioni più volte. O forse con L’Iran cosi facciamo arrabbiare Israele e Arabia Saudita?

Ma poi non si sono fatte campagne contro le spese militari e aerei che non andavano comprati vista la crisi. Le guerre costano, e con quali soldi le facciamo se non possiamo mettere la benzina nei mezzi militari. Mandiamo i nostri soldati con i barconi di ritorno in Libia forse? E poi dove facciamo la guerra.? Da dove iniziamo, da quale città o stato. Radiamo al suolo tutto o salviamo qualcuno, magari cristiani che non sono pochi da quelle parti. Iniziamo dalla Libia e ci accodiamo si francesi in Siria? E con quale armi, e quali mezzi, e quali soldi soprattutto? 

Putin bombarda le postazioni e loro sotto terra sbucano da cunicoli scavati a chilometri di distanza. Guerra asimmetrica qualcuno sa di cosa si tratta e come funziona? E non per ultimo, poi lasciamo tutto come in Iraq o Afganistan i Libia post Gheddafi? 

Ricordo che i talebani sembravano i demoni più terribili e radicali. Poi Al Qaeda con le sembianze di demoni. Adesso il nemico si chiama ISIS. E dopo questa guerra come si chiamerà, e come si manifesterà la prossima? 

Ma nessuno di questi grandi luminari dà idee o suggerimenti sul dopo. Chi dopo Assad. 
Ai più non importa, vogliono giustamente salvare il panda gigante o le balene nell’artico , ma "estinguere" per sempre una buona parte di una popolazione di 1.5 miliardi di persone non li preoccupa molto. Già qualcuno voleva nel recente passato della storia d'Europa "estinguere" una minoranza, la storia è ciclica e tende purtroppo a ripetersi nel sangue.




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domenica 15 novembre 2015

IO NON CREDO


di Bruno Pappalardo
Non CREDO che si uccida per fanatismo religioso,
Non CREDO che la fede e la misticità possano uccidere;
Non CREDO che c’entri alcun DIO;
Non CREDO esistano dei DIO CATTIVI.
…chi urla “Dio è Grande”, “ Allah è Grande”…grida il proprio dolore di uomo come animale ferito a morte.
Non CREDO che il mondo si muova per religione, ragione umanità e senso benefico della storia
Non CREDO esista qualcuno che non voglia la tregua del proprio animo.
Non CREDO che dietro la RELIGIONE o la RAGIONE ci sia solo MORTE
CREDO che dietro la RELIGIONE e la RAGIONE ci siano, soprattutto uomini, camuffati da portatori d’acqua ma venditori di morte
IL MONDO si muove sui fiumi incontenibili e brucianti di mercanti di armi. Delle contraffazioni, delle speculazioni finanziarie, dell’arricchimento per reggere il DIO CONSUMO, neppure necessario
E’ una macchina che non può fermarsi.
Ogni giorno miliardi di persone perderebbero i posti di lavoro. Ogni giorno inconsapevoli lavoratori lavorano per le guerre.Ogni giorno una banca tratta un commercio beneficamente falso
Allora ben venga quel giorno utile per distruggere.
Più facile vendere se sorge la paura venderemo più armi. Più facile speculare se siamo atterriti dalle fiamme.
Dunque guerre, monti smontati, trivellazioni, spreco, terremoti, grandi olocausti purché si possa procurare carburante a quella inarrestabile macchina.
Con i quaranta denari ricavati, gonfiamo le casse, …e, poi soccorriamo le vittime esibendo umanità figlia di una ipocrita CIVILTA’ sotto l’egida di un qualche Stato o associazione umanitaria misericordiosa come nuovo Dio.
Non credo che questa CIVILTA’ sia Vita ma pretesto di reddito, di concreti disegni di ricostruzioni strutturali, riedificazioni riformazioni riordinamenti semplificazioni delle norme perché un UOMO SENZA UN DIO E SENZA RAGIONE possa più agevolmente agire.
CREDO che si vogliano di proposito alimentare gli odi, prima con i nostri CREDO e poi col fuoco orizzontale delle armi perché si possa indurre un uomo a fronteggiare un altro uomo, che, entrambi ignari, dovranno essere solo strumenti e apposta messi e l’uno di fronte all’altro per produrre la ricchezza di altri:
Non CREDO che la LIBERTA’, LA CIVILTA’ si possa esportare, diventa colonizzazione sfruttamento di energie e sottrazione di diritti umani.
Non CREDO che giovani di BATACLAN sapessero, …il giovine chitarrista metallaro forse SI!
“Perché non parli adesso sparo. il giovane, entrò nel gruppo di quei corpi in terra, ricopri la sua chitarra con un lenzuolo mentre sulle corde ricadevano balzellanti come note i colpi vuoti come grosse gocce di pioggia.”
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di Bruno Pappalardo
Non CREDO che si uccida per fanatismo religioso,
Non CREDO che la fede e la misticità possano uccidere;
Non CREDO che c’entri alcun DIO;
Non CREDO esistano dei DIO CATTIVI.
…chi urla “Dio è Grande”, “ Allah è Grande”…grida il proprio dolore di uomo come animale ferito a morte.
Non CREDO che il mondo si muova per religione, ragione umanità e senso benefico della storia
Non CREDO esista qualcuno che non voglia la tregua del proprio animo.
Non CREDO che dietro la RELIGIONE o la RAGIONE ci sia solo MORTE
CREDO che dietro la RELIGIONE e la RAGIONE ci siano, soprattutto uomini, camuffati da portatori d’acqua ma venditori di morte
IL MONDO si muove sui fiumi incontenibili e brucianti di mercanti di armi. Delle contraffazioni, delle speculazioni finanziarie, dell’arricchimento per reggere il DIO CONSUMO, neppure necessario
E’ una macchina che non può fermarsi.
Ogni giorno miliardi di persone perderebbero i posti di lavoro. Ogni giorno inconsapevoli lavoratori lavorano per le guerre.Ogni giorno una banca tratta un commercio beneficamente falso
Allora ben venga quel giorno utile per distruggere.
Più facile vendere se sorge la paura venderemo più armi. Più facile speculare se siamo atterriti dalle fiamme.
Dunque guerre, monti smontati, trivellazioni, spreco, terremoti, grandi olocausti purché si possa procurare carburante a quella inarrestabile macchina.
Con i quaranta denari ricavati, gonfiamo le casse, …e, poi soccorriamo le vittime esibendo umanità figlia di una ipocrita CIVILTA’ sotto l’egida di un qualche Stato o associazione umanitaria misericordiosa come nuovo Dio.
Non credo che questa CIVILTA’ sia Vita ma pretesto di reddito, di concreti disegni di ricostruzioni strutturali, riedificazioni riformazioni riordinamenti semplificazioni delle norme perché un UOMO SENZA UN DIO E SENZA RAGIONE possa più agevolmente agire.
CREDO che si vogliano di proposito alimentare gli odi, prima con i nostri CREDO e poi col fuoco orizzontale delle armi perché si possa indurre un uomo a fronteggiare un altro uomo, che, entrambi ignari, dovranno essere solo strumenti e apposta messi e l’uno di fronte all’altro per produrre la ricchezza di altri:
Non CREDO che la LIBERTA’, LA CIVILTA’ si possa esportare, diventa colonizzazione sfruttamento di energie e sottrazione di diritti umani.
Non CREDO che giovani di BATACLAN sapessero, …il giovine chitarrista metallaro forse SI!
“Perché non parli adesso sparo. il giovane, entrò nel gruppo di quei corpi in terra, ricopri la sua chitarra con un lenzuolo mentre sulle corde ricadevano balzellanti come note i colpi vuoti come grosse gocce di pioggia.”

Strage in Francia, vicinanza al dolore dei francesi. La guerra, la violenza, l'odio, non sono mai la soluzione, per nessuno.


Di Natale Cuccurese

Ovunque fiumi di retorica. Mentre in Francia tutti i politici si uniscono nel dolore e sospendono la campagna elettorale, da noi Salvini continua a ripetere il suo mantra fatto di odio e toni esasperati. In Francia vince il senso dello Stato, da noi, senza vergogna, quello del ridicolo. Onore ai francesi, vicinanza al loro dolore, rispetto per i loro morti che sentiamo anche nostri. Continuando a seminare per il mondo odio, guerra e distruzione la situazione non potrà che peggiorare in una spirale di violenza senza fine. È urgente un cambio di passo a livello mondiale. Si rispettino finalmente i diritti e le specificità di tutti i popoli. La guerra, la violenza, l'odio, non sono mai la soluzione, per nessuno.
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Di Natale Cuccurese

Ovunque fiumi di retorica. Mentre in Francia tutti i politici si uniscono nel dolore e sospendono la campagna elettorale, da noi Salvini continua a ripetere il suo mantra fatto di odio e toni esasperati. In Francia vince il senso dello Stato, da noi, senza vergogna, quello del ridicolo. Onore ai francesi, vicinanza al loro dolore, rispetto per i loro morti che sentiamo anche nostri. Continuando a seminare per il mondo odio, guerra e distruzione la situazione non potrà che peggiorare in una spirale di violenza senza fine. È urgente un cambio di passo a livello mondiale. Si rispettino finalmente i diritti e le specificità di tutti i popoli. La guerra, la violenza, l'odio, non sono mai la soluzione, per nessuno.

giovedì 15 ottobre 2015

Io mi dissocio !


Riceviamo e pubblichiamo:

Di Antonio Rosato

Normalmente argomenti da lacrimuccia o macabri non mi appartengono, ma ci sono delle eccezioni che fungono e possono servire sia da denuncia sia come veicolo mediatico per far conoscere quello che i media sempre più spesso tacciono.

Tutto il mondo dovrebbe chiedere scusa per i tanti bambini, di qualsiasi razza e religione, seviziati, rapiti, stuprati e ammazzati. In particolar modo dovrebbero chiedere perdono tutti coloro che fanno  del male, così come quelli che voltano la faccia dall’altra parte preferendo far finta di ignorare il male, restando indifferenti di fronte all’orrore di eventi che spesso, pur accadendo a volte in paesi lontani, richiederebbero una maggior sensibilità ed attenzione.

Hasan Khaled Elmahania, così si chiamava un bambino palestinese, ed aveva solo  13 anni. Ieri  a mezzogiorno è stato inseguito attraverso le strade della colonia Besgat Za’if  nel territorio occupato di Gerusalemme. Il bambino dicono scappasse solo perché aveva paura di chi lo inseguiva accusandolo dell' accoltellamento di un colono.  Che ciò fosse vero o falso non è dato con sicurezza sapere, ma episodi come questi, per fortuna non sempre così tragici, in Israele sono purtroppo da qualche tempo a questa parte, dallo scoppio della nuova Intifada, all’ordine del giorno, con una violenza che spesso non risparmia o vede protagonisti proprio i più giovani. Fatto sta che sempre più spesso le cronache parlano di tragedie come questa e resta il fatto che ancora una volta chi rimane vittima sul selciato è un bambino, fra scoppi di ira, ritardi dei soccorsi, e una brutalità sui due fronti che appare sempre più cieca e inarrestabile,  ormai inammissibile.

Per quanto inutile adesso, chiedo perdono a lui, alla sua famiglia e indistintamente a tutti i bambini morti ingiustamente per cui non è stato fatto niente. Sarebbe meglio vergognarsi come uomini e donne, come padri e madri, come fratelli e sorelle, come essere umani. Probabilmente non avremmo mai potuto fare niente per cambiare il breve e terribile destino di questo ed altri bambini, tutti indistintamente vittime della violenza, ma non per questo ci si può sentire con la coscienza tranquilla. Anche senza colpe ci si sente macchiati e allo stesso tempo disgustati. Disgustati anche di un giornalismo che spesso tace pur essendo a conoscenza dei fatti ma che sempre più spesso rinuncia alla denuncia, così come ci si sente disarmati di fronte all’inerzia della politica. 
Come si può far finta di niente, come si può tacere di fronte a questa vera e propria mattanza di bambini che vede coinvolti anche altri paesi in altri Continenti? 

Emblematico ad esempio il caso del Brasile e la strage silenziosa dei meninos da rua, uccisi, cacciati e braccati come animali fra i vicoli delle favelasper “ripulire”, dicono, la città in vista delle Olimpiadi; giochi che dovrebbero essere un inno, la festa della gioventù, ed invece...


Tutto questo può sembrare incredibile, ma basta andare su qualsiasi motore di ricerca digitando qualche riferimento dei casi sopracitati per aprire una vera e propria galleria degli orrori. Per chi invece come il sottoscritto sente ancora quel senso di vergogna ma si sente impotente, non resta altro che fare opera di sensibilizzazione per chiedere al Governo italiano di prendere le distanze e condannare senza mezzi termini queste violenze e queste vergogne che toccano i più deboli ed indifesi; prendiamone almeno le distanze, cerchiamo di adoperarci a livello diplomatico con forza per fermare queste violenze. 

Se poi il Governo non lo fa  “Io mi dissocio” intanto!


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Riceviamo e pubblichiamo:

Di Antonio Rosato

Normalmente argomenti da lacrimuccia o macabri non mi appartengono, ma ci sono delle eccezioni che fungono e possono servire sia da denuncia sia come veicolo mediatico per far conoscere quello che i media sempre più spesso tacciono.

Tutto il mondo dovrebbe chiedere scusa per i tanti bambini, di qualsiasi razza e religione, seviziati, rapiti, stuprati e ammazzati. In particolar modo dovrebbero chiedere perdono tutti coloro che fanno  del male, così come quelli che voltano la faccia dall’altra parte preferendo far finta di ignorare il male, restando indifferenti di fronte all’orrore di eventi che spesso, pur accadendo a volte in paesi lontani, richiederebbero una maggior sensibilità ed attenzione.

Hasan Khaled Elmahania, così si chiamava un bambino palestinese, ed aveva solo  13 anni. Ieri  a mezzogiorno è stato inseguito attraverso le strade della colonia Besgat Za’if  nel territorio occupato di Gerusalemme. Il bambino dicono scappasse solo perché aveva paura di chi lo inseguiva accusandolo dell' accoltellamento di un colono.  Che ciò fosse vero o falso non è dato con sicurezza sapere, ma episodi come questi, per fortuna non sempre così tragici, in Israele sono purtroppo da qualche tempo a questa parte, dallo scoppio della nuova Intifada, all’ordine del giorno, con una violenza che spesso non risparmia o vede protagonisti proprio i più giovani. Fatto sta che sempre più spesso le cronache parlano di tragedie come questa e resta il fatto che ancora una volta chi rimane vittima sul selciato è un bambino, fra scoppi di ira, ritardi dei soccorsi, e una brutalità sui due fronti che appare sempre più cieca e inarrestabile,  ormai inammissibile.

Per quanto inutile adesso, chiedo perdono a lui, alla sua famiglia e indistintamente a tutti i bambini morti ingiustamente per cui non è stato fatto niente. Sarebbe meglio vergognarsi come uomini e donne, come padri e madri, come fratelli e sorelle, come essere umani. Probabilmente non avremmo mai potuto fare niente per cambiare il breve e terribile destino di questo ed altri bambini, tutti indistintamente vittime della violenza, ma non per questo ci si può sentire con la coscienza tranquilla. Anche senza colpe ci si sente macchiati e allo stesso tempo disgustati. Disgustati anche di un giornalismo che spesso tace pur essendo a conoscenza dei fatti ma che sempre più spesso rinuncia alla denuncia, così come ci si sente disarmati di fronte all’inerzia della politica. 
Come si può far finta di niente, come si può tacere di fronte a questa vera e propria mattanza di bambini che vede coinvolti anche altri paesi in altri Continenti? 

Emblematico ad esempio il caso del Brasile e la strage silenziosa dei meninos da rua, uccisi, cacciati e braccati come animali fra i vicoli delle favelasper “ripulire”, dicono, la città in vista delle Olimpiadi; giochi che dovrebbero essere un inno, la festa della gioventù, ed invece...


Tutto questo può sembrare incredibile, ma basta andare su qualsiasi motore di ricerca digitando qualche riferimento dei casi sopracitati per aprire una vera e propria galleria degli orrori. Per chi invece come il sottoscritto sente ancora quel senso di vergogna ma si sente impotente, non resta altro che fare opera di sensibilizzazione per chiedere al Governo italiano di prendere le distanze e condannare senza mezzi termini queste violenze e queste vergogne che toccano i più deboli ed indifesi; prendiamone almeno le distanze, cerchiamo di adoperarci a livello diplomatico con forza per fermare queste violenze. 

Se poi il Governo non lo fa  “Io mi dissocio” intanto!


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