giovedì 23 settembre 2021

APPELLO AL VOTO MERIDIONALISTA PER “ROMA TI RIGUARDA”

Anche quest’anno, come tutti gli anni, il Partito del Sud persevera sulla strada dell’impegno concreto, democratico e politico diretto, anche elettorale, per dare un’alternativa reale e non velleitaria ai nostri territori, insieme a chi come noi ha una visione politica gramsciana.

La verità storica sulla "malaunità" del 1861 sta venendo fuori, non può durare in eterno una "questione" che dura da 160 anni che si è particolarmente aggravata negli ultimi anni con il susseguirsi di governi anti-meridionali , spesso con il predominante appoggio della Lega Nord razzista e xenofoba, come l’attuale. Il Partito del Sud è sorto per contrastare chi diceva (e dice) che non dovevamo essere più produttori ma solo consumatori, improvvisamente non avevamo piu' una storia ricca e tradizioni da difendere, ma ci dovevamo solo vergognare del nostro passato e dovevamo aspettare un po' di elemosina dalla "parte più ricca e progredita del paese" e ancora oggi si parla di nostro fallimento come popolo e siamo diventati "palla al piede" dei nostri "liberatori", è stata fatta nascere, da menti annebbiate, addirittura una "questione settentrionale", ultimamente richiamata anche da Giuseppe Conte in una lettera al Corriere della Sera del 13 agosto scorso, ove ha scritto anche di “Milano Locomotiva”, voltando le spalle al Mezzogiorno che nel 2018 aveva premiato il M5s con un voto quasi plebiscitario. Voto disinvoltamente tradito.

Per cambiare questo stato di cose non bastano certo gli slogan o le urla velleitarie sui social, bisogna invece imparare a confrontarsi seriamente ed organizzarsi concretamente e a schiena dritta, bisogna costruire e perseguire un progetto politico che parta da Sud ed unisca realmente il Paese.
E’ utile ricordare che se l’Italia ha ottenuto 191,5 miliardi di euro di fondi europei del Recovery (la quota più alta far tutti i Paesi Ue) è solo perché il suo Mezzogiorno versa in condizioni di “depressione” spaventosa in infrastrutture e servizi, sia in confronto al Centro-Nord, che verso gli altri Paesi Ue. Non a caso è la Macroarea europea dove è più alto il rischio povertà. Secondo le indicazioni europee al Sud sarebbe dovuto andare il 65% dei fondi dati all’Italia, proprio per iniziare a recuperare il gap territoriale.
Dal documento presentato alla Ue dal governo Draghi si è però scoperto che al Sud dovrebbe andare solo il 16% dei fondi. Infatti, non a caso, i primi 700 milioni di euro destinati ad aumentare il numero di scuole materne e asili nido nelle aree «svantaggiate» del Paese, non finiranno al Sud a “causa di alcuni parametri quantomeno discutibili all’interno dei bandi di assegnazione”; una parte di quei soldi infatti non andrà nelle aree più depresse del Mezzogiorno ma a Milano, a Torino o anche a Belluno.
Notare bene, che quando ci sarà da restituire il debito contratto con la Ue, TUTTI i cittadini saranno chiamati a ripagarlo con le loro tasse in parti eguali, anche se l’84% dei fondi saranno andati al Centro-Nord…
Questa è l’Italia, un Paese dove, come ben sanno anche all’estero, vige un opprimente “razzismo di Stato” contro il 34% della popolazione (percentuale dei cittadini del Mezzogiorno) e dove la Costituzione è ormai carta straccia. In Italia un governo oligarchico calato dall’alto ha commissariato il Parlamento e sta facendo strame della democrazia parlamentare e dei diritti dei cittadini meridionali, considerati da sempre di serie B.
Quando fra pochissimo giorni andrete a votare ricordate bene che TUTTI i partiti che sostengono il governo Draghi (tutti quelli presenti in Parlamento, nessuno escluso) sostengono anche la discriminazione territoriale contro i cittadini del Sud.

Sarà veramente unito questo paese solo quando le possibilità di lavoro saranno le stesse a Napoli come a Milano, quando il livello di servizi e infrastrutture sarà paragonabile a Reggio Calabria e a Reggio Emilia, per questo bisogna battersi democraticamente e concretamente fra la gente con la forza della ragione, a cui seguirà inevitabilmente la forza del numero dei voti.

Per tutti questi motivi saremo presenti con il nostro simbolo anche a Roma, nella capitale d’Italia, nella Lista “Roma ti riguarda” a sostegno di Paolo Berdini Sindaco, per fare sentire sempre più forte la voce di chi si vuole opporre con sempre più vigore a quel “razzismo di Stato” che da sempre inchioda l’intero Paese ad un passato che non vuole passare. In lista con noi anche gli alleati del Partito della Rifondazione Comunista e la lista Roma per l’ecologia integrale. Una coalizione di forze politiche e attivismo civico che si uniscono per dare una speranza al futuro delle nuove generazioni, per combattere i poteri che da decenni hanno governato sia con la destra che con il PD per finire con la effimera esperienza dei 5 stelle, condannando Roma ad un desolante declino.
Una scelta, questa lista, per cambiare davvero, per cambiare il senso di marcia di una politica al servizio del potere economico e finanziario, sorda agli interessi delle persone, come ben sanno i tanti cittadini meridionali che vivono a Roma, ci lavorano, ci studiano e che hanno diritto ad una Capitale che unisce e non divide, che non sia né leghista né liberista.

Se anche tu senti scorrere nelle vene l’orgoglio per le comuni radici, se la passione meridionalista ti infiamma e ti porta a gettare il cuore oltre gli ostacoli che tentano di frenare il tuo impegno volto unicamente al riscatto della nostra terra, ti chiedo di sostenere la lista “Roma ti riguarda” e i nostri candidati Giuseppe Lipari per il Comune ed Enzo Riccio per il Municipio VIII, di diffondere in rete la notizia del loro impegno, di contattare i tuoi amici e conoscenti presenti nel Comune di Roma al voto il prossimo 3 e 4 ottobre e di invitarli a votare i nostri esponenti meridionalisti e di sostenere la lista contenente il simbolo del Partito del Sud. Candidati che anche questa volta, con enorme sacrificio personale e con coraggio, portano la fiaccola dell'ideale meridionalista al voto per dare una possibilità concreta ai nostri concittadini di non doversi rifugiare nella scelta di votare il “meno peggio” o nel non voto, ma finalmente poter votare chi può rappresentare degnamente le comuni istanze per riprenderci, insieme, quella dignità che non abbiamo mai perso, ma che ci vorrebbero persino negare, quei diritti che ci spettano e che pretendiamo !

Avere nel prossimo consiglio comunale di Roma, qualsiasi sia la maggioranza che lo comporrà, la presenza al suo interno di una componente guidata da Paolo Berdini sarà una garanzia per noi tutti. Non solo sarà capace di contrastare i dannosi e sbagliati intendimenti che già si profilano in campagna elettorale, di chi vuole mettere le mani sulla città. ma anche, forse soprattutto, rappresentare un riferimento per tutte le lotte di opposizione ai poteri forti e dare voce alle tante soggettività democratiche della città di Roma.

Natale Cuccurese-Presidente Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti








.


Leggi tutto »

Anche quest’anno, come tutti gli anni, il Partito del Sud persevera sulla strada dell’impegno concreto, democratico e politico diretto, anche elettorale, per dare un’alternativa reale e non velleitaria ai nostri territori, insieme a chi come noi ha una visione politica gramsciana.

La verità storica sulla "malaunità" del 1861 sta venendo fuori, non può durare in eterno una "questione" che dura da 160 anni che si è particolarmente aggravata negli ultimi anni con il susseguirsi di governi anti-meridionali , spesso con il predominante appoggio della Lega Nord razzista e xenofoba, come l’attuale. Il Partito del Sud è sorto per contrastare chi diceva (e dice) che non dovevamo essere più produttori ma solo consumatori, improvvisamente non avevamo piu' una storia ricca e tradizioni da difendere, ma ci dovevamo solo vergognare del nostro passato e dovevamo aspettare un po' di elemosina dalla "parte più ricca e progredita del paese" e ancora oggi si parla di nostro fallimento come popolo e siamo diventati "palla al piede" dei nostri "liberatori", è stata fatta nascere, da menti annebbiate, addirittura una "questione settentrionale", ultimamente richiamata anche da Giuseppe Conte in una lettera al Corriere della Sera del 13 agosto scorso, ove ha scritto anche di “Milano Locomotiva”, voltando le spalle al Mezzogiorno che nel 2018 aveva premiato il M5s con un voto quasi plebiscitario. Voto disinvoltamente tradito.

Per cambiare questo stato di cose non bastano certo gli slogan o le urla velleitarie sui social, bisogna invece imparare a confrontarsi seriamente ed organizzarsi concretamente e a schiena dritta, bisogna costruire e perseguire un progetto politico che parta da Sud ed unisca realmente il Paese.
E’ utile ricordare che se l’Italia ha ottenuto 191,5 miliardi di euro di fondi europei del Recovery (la quota più alta far tutti i Paesi Ue) è solo perché il suo Mezzogiorno versa in condizioni di “depressione” spaventosa in infrastrutture e servizi, sia in confronto al Centro-Nord, che verso gli altri Paesi Ue. Non a caso è la Macroarea europea dove è più alto il rischio povertà. Secondo le indicazioni europee al Sud sarebbe dovuto andare il 65% dei fondi dati all’Italia, proprio per iniziare a recuperare il gap territoriale.
Dal documento presentato alla Ue dal governo Draghi si è però scoperto che al Sud dovrebbe andare solo il 16% dei fondi. Infatti, non a caso, i primi 700 milioni di euro destinati ad aumentare il numero di scuole materne e asili nido nelle aree «svantaggiate» del Paese, non finiranno al Sud a “causa di alcuni parametri quantomeno discutibili all’interno dei bandi di assegnazione”; una parte di quei soldi infatti non andrà nelle aree più depresse del Mezzogiorno ma a Milano, a Torino o anche a Belluno.
Notare bene, che quando ci sarà da restituire il debito contratto con la Ue, TUTTI i cittadini saranno chiamati a ripagarlo con le loro tasse in parti eguali, anche se l’84% dei fondi saranno andati al Centro-Nord…
Questa è l’Italia, un Paese dove, come ben sanno anche all’estero, vige un opprimente “razzismo di Stato” contro il 34% della popolazione (percentuale dei cittadini del Mezzogiorno) e dove la Costituzione è ormai carta straccia. In Italia un governo oligarchico calato dall’alto ha commissariato il Parlamento e sta facendo strame della democrazia parlamentare e dei diritti dei cittadini meridionali, considerati da sempre di serie B.
Quando fra pochissimo giorni andrete a votare ricordate bene che TUTTI i partiti che sostengono il governo Draghi (tutti quelli presenti in Parlamento, nessuno escluso) sostengono anche la discriminazione territoriale contro i cittadini del Sud.

Sarà veramente unito questo paese solo quando le possibilità di lavoro saranno le stesse a Napoli come a Milano, quando il livello di servizi e infrastrutture sarà paragonabile a Reggio Calabria e a Reggio Emilia, per questo bisogna battersi democraticamente e concretamente fra la gente con la forza della ragione, a cui seguirà inevitabilmente la forza del numero dei voti.

Per tutti questi motivi saremo presenti con il nostro simbolo anche a Roma, nella capitale d’Italia, nella Lista “Roma ti riguarda” a sostegno di Paolo Berdini Sindaco, per fare sentire sempre più forte la voce di chi si vuole opporre con sempre più vigore a quel “razzismo di Stato” che da sempre inchioda l’intero Paese ad un passato che non vuole passare. In lista con noi anche gli alleati del Partito della Rifondazione Comunista e la lista Roma per l’ecologia integrale. Una coalizione di forze politiche e attivismo civico che si uniscono per dare una speranza al futuro delle nuove generazioni, per combattere i poteri che da decenni hanno governato sia con la destra che con il PD per finire con la effimera esperienza dei 5 stelle, condannando Roma ad un desolante declino.
Una scelta, questa lista, per cambiare davvero, per cambiare il senso di marcia di una politica al servizio del potere economico e finanziario, sorda agli interessi delle persone, come ben sanno i tanti cittadini meridionali che vivono a Roma, ci lavorano, ci studiano e che hanno diritto ad una Capitale che unisce e non divide, che non sia né leghista né liberista.

Se anche tu senti scorrere nelle vene l’orgoglio per le comuni radici, se la passione meridionalista ti infiamma e ti porta a gettare il cuore oltre gli ostacoli che tentano di frenare il tuo impegno volto unicamente al riscatto della nostra terra, ti chiedo di sostenere la lista “Roma ti riguarda” e i nostri candidati Giuseppe Lipari per il Comune ed Enzo Riccio per il Municipio VIII, di diffondere in rete la notizia del loro impegno, di contattare i tuoi amici e conoscenti presenti nel Comune di Roma al voto il prossimo 3 e 4 ottobre e di invitarli a votare i nostri esponenti meridionalisti e di sostenere la lista contenente il simbolo del Partito del Sud. Candidati che anche questa volta, con enorme sacrificio personale e con coraggio, portano la fiaccola dell'ideale meridionalista al voto per dare una possibilità concreta ai nostri concittadini di non doversi rifugiare nella scelta di votare il “meno peggio” o nel non voto, ma finalmente poter votare chi può rappresentare degnamente le comuni istanze per riprenderci, insieme, quella dignità che non abbiamo mai perso, ma che ci vorrebbero persino negare, quei diritti che ci spettano e che pretendiamo !

Avere nel prossimo consiglio comunale di Roma, qualsiasi sia la maggioranza che lo comporrà, la presenza al suo interno di una componente guidata da Paolo Berdini sarà una garanzia per noi tutti. Non solo sarà capace di contrastare i dannosi e sbagliati intendimenti che già si profilano in campagna elettorale, di chi vuole mettere le mani sulla città. ma anche, forse soprattutto, rappresentare un riferimento per tutte le lotte di opposizione ai poteri forti e dare voce alle tante soggettività democratiche della città di Roma.

Natale Cuccurese-Presidente Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti








.


mercoledì 29 novembre 2017

Intervento di Enzo Riccio all'assemblea a Roma #accettolasfida #poterealpopolo del 28/11/2017

Intervento di Enzo Riccio del Partito del Sud all'assemblea territoriale di Roma il 28/11 dei movimenti e associazioni che hanno riposto positivamente alla sfida lanciata dai compagni di Napoli di Ex Opg - Je so' pazzo

#accettolasfida #poterealpopolo





Leggi tutto »
Intervento di Enzo Riccio del Partito del Sud all'assemblea territoriale di Roma il 28/11 dei movimenti e associazioni che hanno riposto positivamente alla sfida lanciata dai compagni di Napoli di Ex Opg - Je so' pazzo

#accettolasfida #poterealpopolo





lunedì 19 giugno 2017

L’assemblea del 18 giugno al Teatro Brancaccio di Roma e la prospettiva meridionalista in una nuova sinistra.

Dopo aver aderito al bell’appello di Anna Falcone e Tommaso Montanari, ieri come Partito del Sud abbiamo partecipato all'affollata assemblea che si è tenuta al Teatro Brancaccio di Roma.

Una prima evidenza positiva: c’è in questo paese tanta voglia di partecipazione e di una sinistra “vera” , una sinistra unita, lontana dai troppi compromessi al ribasso sui diritti e sul lavoro degli ultimi anni ed anche dai troppi litigi e soliti personalismi che invece purtroppo sono storicamente da sempre presenti nel DNA della politica italiana e in quella di sinistra in particolare….c’erano tantissime persone che non sono nemmeno riuscite ad entrare nel teatro che già alle 10 era strapieno nei suoi oltre 1000 posti ed è stato allestito anche uno spazio con delle casse per permettere di seguire l’assemblea all’esterno per chi non era riuscito ad entrare. Rilevante anche il notevole seguito di parecchie decine di migliaia di persone collegate allo streaming dell’evento.

Particolarmente apprezzato l’intervento iniziale di Montanari sulla necessità di una svolta a sinistra in netta discontinuità con Renzi e con le sue politiche neo-liberiste; di notevole interesse per me anche altri interventi sulla necessità di tornare ad utilizzare la leva fiscale in modo progressivo, come ci dice anche la nostra Costituzione, ed in particolare fa riflettere la citazione che gli scaglioni IRPEF negli anni ’70 erano ben dodici partendo da un 10% (!!!) per i redditi più bassi per arrivare ad oltre il 70%...i governi di centro-sinistra degli ultimi 20 anni sul piano della redistribuzione del reddito e della giustizia fiscale sono stati quindi più di destra dei governi democristiani e del penta-partito della Prima Repubblica!!!
La giustizia sociale e la redistribuzione del reddito, insieme ad un ripristino dei diritti del lavoro ed una difesa dell’ambiente e dei beni comuni, sono stati il leit motiv di tanti interventi, tutti condivisibili specie quando si evocavano i principi fondamentali della Costituzione.
Montanari e altri hanno evidenziato che tra i temi di giustizia sociale c’è sicuramente quello della “questione meridionale” che, dopo essere stata a lungo ignorata, torna ad essere quasi esplosiva; apprezzato anche l’intervento di Maurizio Acerbo, nuovo Segretario di Rifondazione Comunista, che parlando di questione meridionale cita Gramsci…musica per le nostre orecchie!

Tra le cose migliorabili si potevano di certo evitare le contestazioni chiassose a chi ha avuto diritto di parola, come quella al Senatore Gotor di Articolo 1 – MDP , poi se quello che viene proposto non è condivisibile lo si può contestare e fischiare a fine intervento…da migliorare sicuramente anche la gestione degli interventi, anche noi del Partito del Sud siamo stati citati ma non abbiamo avuto la possibilità di fare un nostro piccolo intervento sul palco.

Ovviamente c’è in questa assemblea, e nello spirito polemico e un po’ rissoso che sotto sotto ogni tanto trapelava, lo spettro e l’eterna questione delle alleanze e le possibili sponde, con la differenza netta tra chi contesta Renzi ma non gli chiude del tutto la porta, vedi Pisapia (non è intervenuto ma solo a pronunciare il suo nome ci sono stati molti fischi in sala…) o appunto quelli di Articolo 1 –MDP, e quelli che dicono che un dialogo con chi ha avuto a che fare con Renzi, con queste fallimentari esperienze di centro-sinistra e “terze vie alla Blair” sia impossibile.
Inoltre l’impressione è che la maggior parte dei partecipanti sia, giustamente, stanca dei tatticismi e dei leader che dall’alto scelgono per tutti, piuttosto ci vuole PRIMA un programma nuovo e rivoluzionario capace di tornare ad entusiasmare a sinistra e raccogliere nuove energie e consensi, guidato dai principi fondamentali della Costituzione che abbiamo già difeso nel referendum vittorioso dello scorso dicembre. Solo su un programma di questo tipo si possono POI trovare convergenze, senza nessuna preclusione rispetto a storie passate, ma con la chiarezza che chi ci sta su questo programma non può poi cercare alleanze con l’area neo-liberista, ad esempio con Renzi o con chi vuole dialogare con Renzi, continuando con le logiche iperliberiste da “turbo-capitalismo” degli ultimi governi che, ad esempio con la cancellazione dell’articolo 18 o il continuo innalzamento dell’età per la pensione, hanno finito per delineare una politica perfino più liberista di quella del nefasto governo di centro-destra e leghista di Berlusconi.

Chi oggi avrà il coraggio di concordare una fiscalità più alta per le fasce più ricche e abbassare le tasse solo per i più poveri? Chi avrà il coraggio di proporre una patrimoniale? Chi avrà il coraggio di difendere e rafforzare il welfare, quindi difendere l’istruzione e la sanità pubblica? Chi avrà il coraggio di difendere l’ambiente contro gli interessi delle grandi aziende nazionali e multi-nazionali? Chi avrà il coraggio di colpire la rendita finanziaria e la speculazione?
E chi avrà il coraggio di proporre e concordare un nuovo “Piano Marshall” per il Sud, un territorio devastato economicamente dalla crisi ancor di più del resto del paese e che oramai come ci dice l’ISTAT è a rischio di tsunami demografico?

Per noi del Partito del Sud, dopo aver aderito con entusiasmo, per continuare a lavorare ed impegnarci in questo progetto, quindi, non c’è solo una semplice questione di “presenzialismo”,  c’è da capire se il percorso intrapreso ieri sia effettivamente strutturato e organizzato con comitati locali e programmi concreti dove possiamo dare il nostro apporto ed il nostro contributo meridionalista. Programmi che devono essere non solo di rottura e di inversione di tendenza in generale rispetto alle politiche neo-liberiste di Renzi o del centro-destra o alle fumose e ondivaghe proposte grilline, ma che soprattutto hanno come punto centrale e fondamentale la “questione meridionale”, insomma per noi una vera sinistra in questo paese o è “meridionalista” o non è sinistra.

Una questione meridionale da affrontare con una nuova ricetta per risolverla dopo più di 150 anni, una ricetta “neo-keynesiana” che siamo convinti che possa far ripartire il paese da Sud, invece che continuare con le logiche fallimentari degli ultimi decenni con il Sud fermo ad aspettare la “locomotiva del Nord”, del centro-nord o tedesca che sia. Un programma meridionalista che finalmente tenda a riequilibrare il divario in termini sociali e soprattutto economici, cioè di spesa, di infrastrutture etc etc etc….in pieno accordo ed in piena attuazione dell’articolo 3 comma 2 della nostra bella Costituzione Repubblicana.




Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud


Leggi tutto »
Dopo aver aderito al bell’appello di Anna Falcone e Tommaso Montanari, ieri come Partito del Sud abbiamo partecipato all'affollata assemblea che si è tenuta al Teatro Brancaccio di Roma.

Una prima evidenza positiva: c’è in questo paese tanta voglia di partecipazione e di una sinistra “vera” , una sinistra unita, lontana dai troppi compromessi al ribasso sui diritti e sul lavoro degli ultimi anni ed anche dai troppi litigi e soliti personalismi che invece purtroppo sono storicamente da sempre presenti nel DNA della politica italiana e in quella di sinistra in particolare….c’erano tantissime persone che non sono nemmeno riuscite ad entrare nel teatro che già alle 10 era strapieno nei suoi oltre 1000 posti ed è stato allestito anche uno spazio con delle casse per permettere di seguire l’assemblea all’esterno per chi non era riuscito ad entrare. Rilevante anche il notevole seguito di parecchie decine di migliaia di persone collegate allo streaming dell’evento.

Particolarmente apprezzato l’intervento iniziale di Montanari sulla necessità di una svolta a sinistra in netta discontinuità con Renzi e con le sue politiche neo-liberiste; di notevole interesse per me anche altri interventi sulla necessità di tornare ad utilizzare la leva fiscale in modo progressivo, come ci dice anche la nostra Costituzione, ed in particolare fa riflettere la citazione che gli scaglioni IRPEF negli anni ’70 erano ben dodici partendo da un 10% (!!!) per i redditi più bassi per arrivare ad oltre il 70%...i governi di centro-sinistra degli ultimi 20 anni sul piano della redistribuzione del reddito e della giustizia fiscale sono stati quindi più di destra dei governi democristiani e del penta-partito della Prima Repubblica!!!
La giustizia sociale e la redistribuzione del reddito, insieme ad un ripristino dei diritti del lavoro ed una difesa dell’ambiente e dei beni comuni, sono stati il leit motiv di tanti interventi, tutti condivisibili specie quando si evocavano i principi fondamentali della Costituzione.
Montanari e altri hanno evidenziato che tra i temi di giustizia sociale c’è sicuramente quello della “questione meridionale” che, dopo essere stata a lungo ignorata, torna ad essere quasi esplosiva; apprezzato anche l’intervento di Maurizio Acerbo, nuovo Segretario di Rifondazione Comunista, che parlando di questione meridionale cita Gramsci…musica per le nostre orecchie!

Tra le cose migliorabili si potevano di certo evitare le contestazioni chiassose a chi ha avuto diritto di parola, come quella al Senatore Gotor di Articolo 1 – MDP , poi se quello che viene proposto non è condivisibile lo si può contestare e fischiare a fine intervento…da migliorare sicuramente anche la gestione degli interventi, anche noi del Partito del Sud siamo stati citati ma non abbiamo avuto la possibilità di fare un nostro piccolo intervento sul palco.

Ovviamente c’è in questa assemblea, e nello spirito polemico e un po’ rissoso che sotto sotto ogni tanto trapelava, lo spettro e l’eterna questione delle alleanze e le possibili sponde, con la differenza netta tra chi contesta Renzi ma non gli chiude del tutto la porta, vedi Pisapia (non è intervenuto ma solo a pronunciare il suo nome ci sono stati molti fischi in sala…) o appunto quelli di Articolo 1 –MDP, e quelli che dicono che un dialogo con chi ha avuto a che fare con Renzi, con queste fallimentari esperienze di centro-sinistra e “terze vie alla Blair” sia impossibile.
Inoltre l’impressione è che la maggior parte dei partecipanti sia, giustamente, stanca dei tatticismi e dei leader che dall’alto scelgono per tutti, piuttosto ci vuole PRIMA un programma nuovo e rivoluzionario capace di tornare ad entusiasmare a sinistra e raccogliere nuove energie e consensi, guidato dai principi fondamentali della Costituzione che abbiamo già difeso nel referendum vittorioso dello scorso dicembre. Solo su un programma di questo tipo si possono POI trovare convergenze, senza nessuna preclusione rispetto a storie passate, ma con la chiarezza che chi ci sta su questo programma non può poi cercare alleanze con l’area neo-liberista, ad esempio con Renzi o con chi vuole dialogare con Renzi, continuando con le logiche iperliberiste da “turbo-capitalismo” degli ultimi governi che, ad esempio con la cancellazione dell’articolo 18 o il continuo innalzamento dell’età per la pensione, hanno finito per delineare una politica perfino più liberista di quella del nefasto governo di centro-destra e leghista di Berlusconi.

Chi oggi avrà il coraggio di concordare una fiscalità più alta per le fasce più ricche e abbassare le tasse solo per i più poveri? Chi avrà il coraggio di proporre una patrimoniale? Chi avrà il coraggio di difendere e rafforzare il welfare, quindi difendere l’istruzione e la sanità pubblica? Chi avrà il coraggio di difendere l’ambiente contro gli interessi delle grandi aziende nazionali e multi-nazionali? Chi avrà il coraggio di colpire la rendita finanziaria e la speculazione?
E chi avrà il coraggio di proporre e concordare un nuovo “Piano Marshall” per il Sud, un territorio devastato economicamente dalla crisi ancor di più del resto del paese e che oramai come ci dice l’ISTAT è a rischio di tsunami demografico?

Per noi del Partito del Sud, dopo aver aderito con entusiasmo, per continuare a lavorare ed impegnarci in questo progetto, quindi, non c’è solo una semplice questione di “presenzialismo”,  c’è da capire se il percorso intrapreso ieri sia effettivamente strutturato e organizzato con comitati locali e programmi concreti dove possiamo dare il nostro apporto ed il nostro contributo meridionalista. Programmi che devono essere non solo di rottura e di inversione di tendenza in generale rispetto alle politiche neo-liberiste di Renzi o del centro-destra o alle fumose e ondivaghe proposte grilline, ma che soprattutto hanno come punto centrale e fondamentale la “questione meridionale”, insomma per noi una vera sinistra in questo paese o è “meridionalista” o non è sinistra.

Una questione meridionale da affrontare con una nuova ricetta per risolverla dopo più di 150 anni, una ricetta “neo-keynesiana” che siamo convinti che possa far ripartire il paese da Sud, invece che continuare con le logiche fallimentari degli ultimi decenni con il Sud fermo ad aspettare la “locomotiva del Nord”, del centro-nord o tedesca che sia. Un programma meridionalista che finalmente tenda a riequilibrare il divario in termini sociali e soprattutto economici, cioè di spesa, di infrastrutture etc etc etc….in pieno accordo ed in piena attuazione dell’articolo 3 comma 2 della nostra bella Costituzione Repubblicana.




Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud


mercoledì 8 febbraio 2017

L'estremismo malattia infantile del meridionalismo - di E. Riccio

Una degli scritti di Lenin, che è diventato anche una delle sue più famose citazioni, “l’estremismo, malattia infantile del comunismo”, scritta nei primi decenni del secolo scorso e recentemente ripubblicata, può essere facilmente parafrasata ed applicarsi oggi al meridionalismo, dopo circa un secolo sembra essere ancora molto attuale, purtroppo,  per il meridionalismo ed in generale, purtroppo, anche talvolta per la politica italiana di sinistra.

Per non fare lo stesso errore che si fa spesso, con delle etichette che confondono  perché ognuno gli da il suo significato e poi magari si discute inutilmente per ore sulla terminologia, definiamo inizialmente il “meridionalismo” come quel magma che ribolle al Sud, oramai da qualche anno, magari in forma un po’ confusa ma sicuramente come fenomeno in crescita. Se poi fino ad una decina di anni fa politicamente c’era il nulla, oggi si osserva un magma di passione, di ricerca ed orgoglio identitario e anche di rabbiosa rivalsa che vuole trasformarsi anche in proposta politica ed avere rappresentanza politica nelle istituzioni locali e nazionali, consapevoli che senza questa presenza ogni recriminazione resta vana e velleitaria. Questa voglia, che sicuramente è aumentata con la diffusione dei social network e soprattutto è andata in crescendo dopo anni di propaganda leghista e diffusione di stereotipi razzisti anti-meridionale. Un processo che è partito senz’altro anche dalla revisione storica del cosiddetto “risorgimento”, oltre che da una perdurante colonizzazione economica e culturale che dura da più di 150 anni, proviamo ad analizzare però meglio il fenomeno e fare dei ragionamenti per trarre delle conclusioni semplici, visto che frequento oramai da una decina d’anni l’ambiente e conosco quindi oramai molto bene meccanismi ed alcuni personaggi.
Iniziamo con un primo chiarimento e facendo svanire una prima grande illusione, da anni si prova a riunire un “fronte meridionalista”, ma l’esperienza ci insegna che non è assolutamente possibile un’aggregazione che unisca tutti a partire solo dalla “verità storica” e di una generica e confusa difesa del Sud, se si vuole avere un minimo di serietà, credibilità e soprattutto possibilità di organizzazione e crescita, non si può che accompagnarli senza prescindere da valori di base condivisi, per noi del Partito del Sud sono quelli progressisti con il conseguente rifiuto di ogni ideologia razzista o fascista. Inoltre siamo lontanissimi da nostalgie identitarie o nazionaliste di tipo ultra-cattoliche che utilizzano termini e concetti ottocenteschi e vagheggiano impossibili ritorni al passato, infine non crediamo all’opzione indipendentista, cioè consideriamo l’indipendentismo subito (con il solito problema, la mai risolta ed eterna discussione se riferirlo solo alla parte continentale o anche alla Sicilia che ha delle sue peculiarità storiche e culturali…) assolutamente irrealizzabile e velleitario oggi, lontanissimo dalle masse meridionali e dai loro bisogni prioritari e soprattutto da ogni possibilità pratica di conseguirlo, ovviamente con metodi democratici e pacifici, a prescindere se poi davvero convenga e abbia senso dividere i meridionali rimasti al di sotto del Tronto con quelli, e sono tanti, che per lavoro sono emigrati al centro-nord…ha davvero senso? Già oggi hanno poco senso i confini nazionali, nonostante le nuove ondate xenofobe, nazionaliste e anti-europeiste pensano di tornarci agitando spettri, paure e cavalcando la (giusta) rabbia sociale…figuriamoci l’idea di mettere nuovi confini all’interno della penisola…per noi ha più senso un cammino di autonomia e di federalismo solidale, nella prospettiva di macro-regioni autonome che resteranno in Italia ed in Europa, ovviamente sperando in un’altra Italia ed un’altra Europa…ma volente o nolente siamo in questa posizione geografica, non su Marte o su Base Alpha sulla Luna.

Fatte queste premesse, per chi come noi cerca la strada politica, che significa presentarsi alle elezioni e crescere nei consenti e quindi anche cercare alleanze compatibili con i propri valori e i propri programmi, non solo sparare proclami e litanie in rete, a noi interessa un’aggregazione progressista, che sia alternativa sia ai partiti neo-liberisti compreso l’attuale PD di Renzi, sia alla destra lepenista di Salvini e Meloni con la resurrezione o meno della figura imbalsamata di Berlusconi ed anche alternativa alla demagogia “ne’ destra ne’ sinistra” del Movimento Cinque Stelle (che poi per costituzione e regole interne non fa alleanze e quindi non vedo che possibilità di aggregazione ci potrebbero essere, lascio il dilemma a certi pensatori del nostro mondo che aspirano a fare i Grillo di serie B o C…). Il nostro discorso neo-meridionalista, è sulle orme e segue le lezioni dei classici meridionalisti, i primi che parlarono di colonizzazione del Mezzogiorno e di “conquista regia” al posto di Unità d’Italia, personaggi come Gramsci, Salvemini, Dorso etc etc…quindi per noi con questi padri spirituali il “vero meridionalismo” non può che collocarsi in un ambito progressista, per il nostro Sud e per tutti i Sud del mondo. Il resto per noi è generico “sudismo” di accatto ed altre insalate miste condite male alle quali non siamo più interessati, abbiamo tra l’altro poco tempo a disposizione visto che non viviamo di politica, che per noi è impegno, passione civile, sacrificio personale di denaro e soprattutto di tempo, quindi non possiamo proseguire, ancora, con riunioni e tentativi inutili quando non ci sono dei presupposti di base.
C’è chi questo discorso non lo vuole capire perché tutti pronti a fare le rivoluzioni da dietro al PC, chi gli da fastidio perché hanno dei valori di base destrorsi o addirittura fascisti, hanno la fissa dei “comunisti” come i peggiori maccartisti americani degli anni ’50 del secolo scorso o i vecchi tradizionalisti cattolici…Tralascio poi per pietà alcuni “personaggetti”, come direbbe il De Luca-Crozza,  che hanno pure fatto parte del nostro movimento, per poi uscirne e diventare capetti del loro piccolo movimento scissionista e che hanno il coraggio di parlare di settarismo e protagonismo per noi…in genere non sono che dei semplici accattoni e mistificatori, rivoluzionari a parole ma poi pronti a vendersi per un piatto di lenticchie al primo partito tradizionale (alcuni ai vecchi democristiani alla Mastella o a provare sponde con i Lombardo o con i De Luca… o addirittura altri a flirtare anche con De Magistris,  che noi abbiamo appoggiato fin dal 2011 e per questo molti del nostro piccolo mondo antico per anni ci hanno accusato di essere “troppo di sinistra”!!!).
Un’altra  cosa paradossale è che alcuni dei rivoluzionari da tastiera del nostro mondo che strepitano “non siamo italiani”, ignorando che lo eravamo già prima del 1861 essendo italiani con identità napoletana o siciliana, tra l’altro spesso confondendo quindi esattamente come i “liberal-risorgimentali”  dell’800 i concetti di Stato e Nazione o talvolta quello di identità con quello di nazione, ricalcano esattamente questi schemi di divisionismo, settarismo, stupido protagonismo ed inutile narcisismo classici della politica italiana in generale. La battaglia “io sono più meridionalista di te” o, fate voi, “io sono più duosiciliano di te”, “io sono più napolitano” di te,  a me non interessa più e non riesce ad appassionarmi, soprattutto credo che non interessi alla maggioranza del nostro popolo che vorrebbe più pragmatismo e più azioni concrete per il riscatto della nostra terra piuttosto che lunghissime disquisizioni sui termini e sul sesso degli angeli, approfondite ed interminabili analisi senza però uno straccio di proposta e prospettiva concreta e non vaga per un futuro migliore. Non ne parleremo più ed ignoreremo sempre più polemiche e provocazioni d’ora in poi, abbiamo chiaramente affermato i nostri valori, la nostra linea e le nostre priorità, chi li condivide è benvenuto…altre strade non ci interessano, auguriamo buona fortuna a tutti e come si dice negli annunci…astenersi perditempo!

Detto questo sul meridionalismo, speriamo poi di non trovare questa sindrome infantile, ancora dopo circa un secolo, anche nella sinistra alternativa, per me e per noi del Partito del Sud c’è sicuramente nel paese molta voglia di sinistra vera e di programmi di giustizia sociale e difesa dei diritti con l’applicazione integrale della Costituzione, come ci ha insegnato anche il referendum di dicembre.
C’è bisogno di un’azione politica  di sinistra vera in Italia ed in Europa specialmente in una società sempre più post-industriale, infatti come aggravante della crisi attuale c’è da dire che con la rivoluzione digitale in atto diminuiranno complessivamente i posti di lavoro, infatti ci sono studi recenti che dicono che per uno nuovo che se ne crea ce ne saranno almeno dieci tradizionali che scompaiono. C’è bisogno quindi di più welfare e non di meno stato sociale, di reinventarsi il lavoro per gestire il tempo libero che aumenterà, di lavorare meno e lavorare tutti come si diceva negli anni ’60 e come dice anche oggi un sociologo come De Masi (Professore però mi permetto di aggiungere …che poi vanno pagati equamente tutti!!!). C’è bisogno di più diritti per i lavoratori e meno “flessibilità”, di politiche di beni comuni, di politiche di redistribuzione del reddito per far pagare di più a chi ha di più e di meno a chi ha di meno e di spostare di più la tassazione dal lavoro alla rendita, di limitare la finanza ed il suo strapotere, di opporsi e farla finita con le politiche europee di austerità ed anche di azioni più semplici, popolari e clamorose come quella di imporre per legge dei rapporti tra gli stipendi massimi e quelli minimi…quest’ultima cosa la diceva un pericolo “comunista” come Adriano Olivetti che parlava di un rapporto massimo di 1 a 10 o nella “rossa Svizzera” hanno recentemente proposto un referendum per un rapporto massimo di 1 a 12…può essere che oggi non c’è nessun leader della sinistra che ha il coraggio di proporre un rapporto massimo di 1 a 20???
C’è bisogno quindi soprattutto di ripartire dai più deboli, dalla classe media che si è impoverita sempre più negli ultimi anni, e parlando di povertà e lavoro non si può che ripartire da Sud dove la povertà è ancora più drammatica ed evidente così come la disoccupazione, giovanile e femminile soprattutto ma non solo. Mettere il rilancio del Sud tra le priorità vere di un’agenda politica progressista sarebbe anche una novità della sinistra italiana e farebbe parte naturalmente di un programma che ha come priorità quella di aiutare i più deboli e i più poveri. Quando diciamo queste cose negli incontri con altri compagni vediamo che vengono puntualmente apprezzate, ora speriamo che ci saranno anche dei passi avanti concreti in più per la formazione di questo schieramento progressista alternativo, che potrebbe far leva anche su alcune ottime esperienze che ora al Sud ci sono, come De Magistris ed Emiliano coi quali noi del Partito del Sud abbiamo da tempo ottimi rapporti di collaborazione. E speriamo che anche i vari gruppi della sinistra alternativa superino divisioni e contrasti, protagonismi, narcisismi vari…anche per loro è arrivato il momento di capire che la battaglia “io sono più comunista di te”, “io sono più a sinistra di te”, “io sono più duro e puro di te” non serve a niente, serve scegliere chiaramente gli obiettivi e le priorità politiche e programmatiche, farle capire alle masse con azioni e dichiarazioni semplici e non contorte. Questo se non si vuole lasciarle in preda alle derive populiste e destrorse dei “Lepenisti” e “Trumpisti” italiani che fiutano il vento ed italianamente cercano di correre sul nuovo carro del vincitore e paradossalmente, dopo essere stati per anni gli eredi del peggiore liberismo all’italiana, ora stanno cercando di rifarsi con la bandiera dell’anti-sistema, “anti-casta” e “anti-establishment”,  accompagnandole a retoriche anti-immigrazione e di difesa dei confini, spingendo quindi la guerra tra poveri e continuando a spargere ulteriormente paure e odio di cui non abbiamo proprio bisogno, così stanno purtroppo guadagnando consensi soprattutto nei quartieri più popolari e disagiati da troppo tempo un po’ abbandonati dalla sinistra….ovviamente per capire che la difesa dei più deboli poi sia tutta tattica e strumentale, basta leggere solo la proposta di “flat-tax” di Salvini, una tassa che appunto essendo flat e uguale per tutti ovviamente favorirebbe i più ricchi e non i più poveri, tra l’altro sarebbe in contrasto coi principi costituzionali.

Quindi avanti con il dialogo con una sinistra vera, spingendola sempre più a mettere il riscatto del Sud tra le sue priorità nell’agenda politica e, come ho detto a conclusione del mio intervento al recente incontro con i compagni dell’Altra Europa con Tsipras, citando uno dei nostri maestri preferiti, Antonio Gramsci e mettendo la sua frase in prima persona plurale: istruiamoci, avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza; agitiamoci, avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo ed organizziamoci, avremo bisogno di tutta la nostra forza!



Enzo Riccio

Segr. Org. Nazionale 
Partito del Sud
Leggi tutto »
Una degli scritti di Lenin, che è diventato anche una delle sue più famose citazioni, “l’estremismo, malattia infantile del comunismo”, scritta nei primi decenni del secolo scorso e recentemente ripubblicata, può essere facilmente parafrasata ed applicarsi oggi al meridionalismo, dopo circa un secolo sembra essere ancora molto attuale, purtroppo,  per il meridionalismo ed in generale, purtroppo, anche talvolta per la politica italiana di sinistra.

Per non fare lo stesso errore che si fa spesso, con delle etichette che confondono  perché ognuno gli da il suo significato e poi magari si discute inutilmente per ore sulla terminologia, definiamo inizialmente il “meridionalismo” come quel magma che ribolle al Sud, oramai da qualche anno, magari in forma un po’ confusa ma sicuramente come fenomeno in crescita. Se poi fino ad una decina di anni fa politicamente c’era il nulla, oggi si osserva un magma di passione, di ricerca ed orgoglio identitario e anche di rabbiosa rivalsa che vuole trasformarsi anche in proposta politica ed avere rappresentanza politica nelle istituzioni locali e nazionali, consapevoli che senza questa presenza ogni recriminazione resta vana e velleitaria. Questa voglia, che sicuramente è aumentata con la diffusione dei social network e soprattutto è andata in crescendo dopo anni di propaganda leghista e diffusione di stereotipi razzisti anti-meridionale. Un processo che è partito senz’altro anche dalla revisione storica del cosiddetto “risorgimento”, oltre che da una perdurante colonizzazione economica e culturale che dura da più di 150 anni, proviamo ad analizzare però meglio il fenomeno e fare dei ragionamenti per trarre delle conclusioni semplici, visto che frequento oramai da una decina d’anni l’ambiente e conosco quindi oramai molto bene meccanismi ed alcuni personaggi.
Iniziamo con un primo chiarimento e facendo svanire una prima grande illusione, da anni si prova a riunire un “fronte meridionalista”, ma l’esperienza ci insegna che non è assolutamente possibile un’aggregazione che unisca tutti a partire solo dalla “verità storica” e di una generica e confusa difesa del Sud, se si vuole avere un minimo di serietà, credibilità e soprattutto possibilità di organizzazione e crescita, non si può che accompagnarli senza prescindere da valori di base condivisi, per noi del Partito del Sud sono quelli progressisti con il conseguente rifiuto di ogni ideologia razzista o fascista. Inoltre siamo lontanissimi da nostalgie identitarie o nazionaliste di tipo ultra-cattoliche che utilizzano termini e concetti ottocenteschi e vagheggiano impossibili ritorni al passato, infine non crediamo all’opzione indipendentista, cioè consideriamo l’indipendentismo subito (con il solito problema, la mai risolta ed eterna discussione se riferirlo solo alla parte continentale o anche alla Sicilia che ha delle sue peculiarità storiche e culturali…) assolutamente irrealizzabile e velleitario oggi, lontanissimo dalle masse meridionali e dai loro bisogni prioritari e soprattutto da ogni possibilità pratica di conseguirlo, ovviamente con metodi democratici e pacifici, a prescindere se poi davvero convenga e abbia senso dividere i meridionali rimasti al di sotto del Tronto con quelli, e sono tanti, che per lavoro sono emigrati al centro-nord…ha davvero senso? Già oggi hanno poco senso i confini nazionali, nonostante le nuove ondate xenofobe, nazionaliste e anti-europeiste pensano di tornarci agitando spettri, paure e cavalcando la (giusta) rabbia sociale…figuriamoci l’idea di mettere nuovi confini all’interno della penisola…per noi ha più senso un cammino di autonomia e di federalismo solidale, nella prospettiva di macro-regioni autonome che resteranno in Italia ed in Europa, ovviamente sperando in un’altra Italia ed un’altra Europa…ma volente o nolente siamo in questa posizione geografica, non su Marte o su Base Alpha sulla Luna.

Fatte queste premesse, per chi come noi cerca la strada politica, che significa presentarsi alle elezioni e crescere nei consenti e quindi anche cercare alleanze compatibili con i propri valori e i propri programmi, non solo sparare proclami e litanie in rete, a noi interessa un’aggregazione progressista, che sia alternativa sia ai partiti neo-liberisti compreso l’attuale PD di Renzi, sia alla destra lepenista di Salvini e Meloni con la resurrezione o meno della figura imbalsamata di Berlusconi ed anche alternativa alla demagogia “ne’ destra ne’ sinistra” del Movimento Cinque Stelle (che poi per costituzione e regole interne non fa alleanze e quindi non vedo che possibilità di aggregazione ci potrebbero essere, lascio il dilemma a certi pensatori del nostro mondo che aspirano a fare i Grillo di serie B o C…). Il nostro discorso neo-meridionalista, è sulle orme e segue le lezioni dei classici meridionalisti, i primi che parlarono di colonizzazione del Mezzogiorno e di “conquista regia” al posto di Unità d’Italia, personaggi come Gramsci, Salvemini, Dorso etc etc…quindi per noi con questi padri spirituali il “vero meridionalismo” non può che collocarsi in un ambito progressista, per il nostro Sud e per tutti i Sud del mondo. Il resto per noi è generico “sudismo” di accatto ed altre insalate miste condite male alle quali non siamo più interessati, abbiamo tra l’altro poco tempo a disposizione visto che non viviamo di politica, che per noi è impegno, passione civile, sacrificio personale di denaro e soprattutto di tempo, quindi non possiamo proseguire, ancora, con riunioni e tentativi inutili quando non ci sono dei presupposti di base.
C’è chi questo discorso non lo vuole capire perché tutti pronti a fare le rivoluzioni da dietro al PC, chi gli da fastidio perché hanno dei valori di base destrorsi o addirittura fascisti, hanno la fissa dei “comunisti” come i peggiori maccartisti americani degli anni ’50 del secolo scorso o i vecchi tradizionalisti cattolici…Tralascio poi per pietà alcuni “personaggetti”, come direbbe il De Luca-Crozza,  che hanno pure fatto parte del nostro movimento, per poi uscirne e diventare capetti del loro piccolo movimento scissionista e che hanno il coraggio di parlare di settarismo e protagonismo per noi…in genere non sono che dei semplici accattoni e mistificatori, rivoluzionari a parole ma poi pronti a vendersi per un piatto di lenticchie al primo partito tradizionale (alcuni ai vecchi democristiani alla Mastella o a provare sponde con i Lombardo o con i De Luca… o addirittura altri a flirtare anche con De Magistris,  che noi abbiamo appoggiato fin dal 2011 e per questo molti del nostro piccolo mondo antico per anni ci hanno accusato di essere “troppo di sinistra”!!!).
Un’altra  cosa paradossale è che alcuni dei rivoluzionari da tastiera del nostro mondo che strepitano “non siamo italiani”, ignorando che lo eravamo già prima del 1861 essendo italiani con identità napoletana o siciliana, tra l’altro spesso confondendo quindi esattamente come i “liberal-risorgimentali”  dell’800 i concetti di Stato e Nazione o talvolta quello di identità con quello di nazione, ricalcano esattamente questi schemi di divisionismo, settarismo, stupido protagonismo ed inutile narcisismo classici della politica italiana in generale. La battaglia “io sono più meridionalista di te” o, fate voi, “io sono più duosiciliano di te”, “io sono più napolitano” di te,  a me non interessa più e non riesce ad appassionarmi, soprattutto credo che non interessi alla maggioranza del nostro popolo che vorrebbe più pragmatismo e più azioni concrete per il riscatto della nostra terra piuttosto che lunghissime disquisizioni sui termini e sul sesso degli angeli, approfondite ed interminabili analisi senza però uno straccio di proposta e prospettiva concreta e non vaga per un futuro migliore. Non ne parleremo più ed ignoreremo sempre più polemiche e provocazioni d’ora in poi, abbiamo chiaramente affermato i nostri valori, la nostra linea e le nostre priorità, chi li condivide è benvenuto…altre strade non ci interessano, auguriamo buona fortuna a tutti e come si dice negli annunci…astenersi perditempo!

Detto questo sul meridionalismo, speriamo poi di non trovare questa sindrome infantile, ancora dopo circa un secolo, anche nella sinistra alternativa, per me e per noi del Partito del Sud c’è sicuramente nel paese molta voglia di sinistra vera e di programmi di giustizia sociale e difesa dei diritti con l’applicazione integrale della Costituzione, come ci ha insegnato anche il referendum di dicembre.
C’è bisogno di un’azione politica  di sinistra vera in Italia ed in Europa specialmente in una società sempre più post-industriale, infatti come aggravante della crisi attuale c’è da dire che con la rivoluzione digitale in atto diminuiranno complessivamente i posti di lavoro, infatti ci sono studi recenti che dicono che per uno nuovo che se ne crea ce ne saranno almeno dieci tradizionali che scompaiono. C’è bisogno quindi di più welfare e non di meno stato sociale, di reinventarsi il lavoro per gestire il tempo libero che aumenterà, di lavorare meno e lavorare tutti come si diceva negli anni ’60 e come dice anche oggi un sociologo come De Masi (Professore però mi permetto di aggiungere …che poi vanno pagati equamente tutti!!!). C’è bisogno di più diritti per i lavoratori e meno “flessibilità”, di politiche di beni comuni, di politiche di redistribuzione del reddito per far pagare di più a chi ha di più e di meno a chi ha di meno e di spostare di più la tassazione dal lavoro alla rendita, di limitare la finanza ed il suo strapotere, di opporsi e farla finita con le politiche europee di austerità ed anche di azioni più semplici, popolari e clamorose come quella di imporre per legge dei rapporti tra gli stipendi massimi e quelli minimi…quest’ultima cosa la diceva un pericolo “comunista” come Adriano Olivetti che parlava di un rapporto massimo di 1 a 10 o nella “rossa Svizzera” hanno recentemente proposto un referendum per un rapporto massimo di 1 a 12…può essere che oggi non c’è nessun leader della sinistra che ha il coraggio di proporre un rapporto massimo di 1 a 20???
C’è bisogno quindi soprattutto di ripartire dai più deboli, dalla classe media che si è impoverita sempre più negli ultimi anni, e parlando di povertà e lavoro non si può che ripartire da Sud dove la povertà è ancora più drammatica ed evidente così come la disoccupazione, giovanile e femminile soprattutto ma non solo. Mettere il rilancio del Sud tra le priorità vere di un’agenda politica progressista sarebbe anche una novità della sinistra italiana e farebbe parte naturalmente di un programma che ha come priorità quella di aiutare i più deboli e i più poveri. Quando diciamo queste cose negli incontri con altri compagni vediamo che vengono puntualmente apprezzate, ora speriamo che ci saranno anche dei passi avanti concreti in più per la formazione di questo schieramento progressista alternativo, che potrebbe far leva anche su alcune ottime esperienze che ora al Sud ci sono, come De Magistris ed Emiliano coi quali noi del Partito del Sud abbiamo da tempo ottimi rapporti di collaborazione. E speriamo che anche i vari gruppi della sinistra alternativa superino divisioni e contrasti, protagonismi, narcisismi vari…anche per loro è arrivato il momento di capire che la battaglia “io sono più comunista di te”, “io sono più a sinistra di te”, “io sono più duro e puro di te” non serve a niente, serve scegliere chiaramente gli obiettivi e le priorità politiche e programmatiche, farle capire alle masse con azioni e dichiarazioni semplici e non contorte. Questo se non si vuole lasciarle in preda alle derive populiste e destrorse dei “Lepenisti” e “Trumpisti” italiani che fiutano il vento ed italianamente cercano di correre sul nuovo carro del vincitore e paradossalmente, dopo essere stati per anni gli eredi del peggiore liberismo all’italiana, ora stanno cercando di rifarsi con la bandiera dell’anti-sistema, “anti-casta” e “anti-establishment”,  accompagnandole a retoriche anti-immigrazione e di difesa dei confini, spingendo quindi la guerra tra poveri e continuando a spargere ulteriormente paure e odio di cui non abbiamo proprio bisogno, così stanno purtroppo guadagnando consensi soprattutto nei quartieri più popolari e disagiati da troppo tempo un po’ abbandonati dalla sinistra….ovviamente per capire che la difesa dei più deboli poi sia tutta tattica e strumentale, basta leggere solo la proposta di “flat-tax” di Salvini, una tassa che appunto essendo flat e uguale per tutti ovviamente favorirebbe i più ricchi e non i più poveri, tra l’altro sarebbe in contrasto coi principi costituzionali.

Quindi avanti con il dialogo con una sinistra vera, spingendola sempre più a mettere il riscatto del Sud tra le sue priorità nell’agenda politica e, come ho detto a conclusione del mio intervento al recente incontro con i compagni dell’Altra Europa con Tsipras, citando uno dei nostri maestri preferiti, Antonio Gramsci e mettendo la sua frase in prima persona plurale: istruiamoci, avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza; agitiamoci, avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo ed organizziamoci, avremo bisogno di tutta la nostra forza!



Enzo Riccio

Segr. Org. Nazionale 
Partito del Sud

giovedì 2 giugno 2016

Perche' noi meridionalisti progressisti festeggiamo il 2 giugno (e non il 17 marzo)

Il 2 giugno si festeggia la Repubblica Italiana, quella Repubblica nata sulle ceneri di casa Savoia e del fascismo e solo per aver abbattuto queste due tragedie nazionali, secondo me la ricorrenza è sicuramente da festeggiare.
La nefasta monarchia sabauda prima ed il fascismo poi, sono state oltre che tragedie nazionali, anche una sciagura per le popolazioni meridionali, prima schiacciate con la repressione militare post-unitaria e poi avviate ad un destino di colonia interna di consumatori di merci e servizi da produrre al Nord, oltre che servire da canne di cannone per guerre inutili e disastrose.
E tutto questo non è cambiato nemmeno col fascismo, che a chiacchiere considerava tutti ugualmente italiani (“non esiste una questione meridionale, esiste semmai una questione italiana” disse Mussolini…) ma nei fatti aumentò il divario economico tra Sud e Centro-Nord, nonostante le tanto sbandierate opere pubbliche.
Basta cercare su Google e leggere il bel lavoro di Daniele e Malanima, due ricercatori calabresi che hanno fatto uno studio sull’andamento del PIL pro capite in Italia dal 1861 fino ai giorni nostri, differenziandolo tra zone geografiche hanno evidenziato che quello del Sud era più o meno alla pari con quello del Centro-Nord subito dopo l’unità, o sarebbe meglio chiamarla “malaunità” del 1861, solo qualche decennio dopo è iniziato a
crearsi e crescere il divario che poi si è allargato durante il ventennio fascista.
Dalla fine della monarchia e del fascismo poi è nata la nostra bella Costituzione repubblicana, che purtroppo non è mai stata applicata
per intero ma questo non significa che fu una netta rottura col passato sabaudo-fascista, basta leggere che dice in uno dei suoi
principi fondamentali all’Articolo 3, comma 2:
E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
E se questo principio fondamentale fosse davvero applicato, sarebbe la fine della cosiddetta “questione meridionale” e di tante altre diseguaglianze del belpaese!
Tutti questi motivi mi spingono a pensare che il 2 giugno vada sempre festeggiato, esattamente al contrario di quella festività recentemente riproposta con scarso successo, quella del 17 marzo, data della falsa unità del 1861 e della prima riunione del primo parlamento “italiano” (che poi fu VIII legislatura perché i Savoia nemmeno formalmente fecero del 1861 uno spartiacque, infatti Vittorio Emanuele II restò con la sua denominazione piemontese), la data che di fatto fu l’annessione delle province meridionali al Piemonte e l’estensione del Regno di Sardegna.
Tale regno estese a tutti, anche agli sventurati meridionali, le sue leggi e il suo Statuto Albertino (altro che “burocrazia borbonica”!!!), estese a
tutti il suo sistema fiscale pesante e farraginoso, diede inizio alla feroce repressione del “brigantaggio” e iniziò una politica di colonizzazione interna, quindi quella fu la data all’origine della questione meridionale.
Sul regime dei Savoia disse Gramsci:
Lo stato italiano (“leggasi piemontese”) è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d’infamare col marchio di briganti.
Ci sono altri meridionalisti che sicuramente non festeggeranno il 2 giugno, alcuni perché sotto sotto (o a volte nemmeno troppo velatamente) hanno tendenze cattoliche ultra-conservatori e nostalgie fasciste o perché ci sono altri vogliono fare altri tipi di battaglie, per me oggi del tutto velleitarie, del tipo “non siamo italiani”, “ci dobbiamo separare” senza mai specificare il cosa e il quando…rispettando l’opinione di tutti, non credo alla proposta d’indipendenza oggi per tanti motivi, soprattutto perché oggi non c’è questo desiderio e aspirazione nella maggioranza del popolo
meridionale che, tra l’altro, è anche spesso residente fuori dalle regioni del Sud per motivi di lavoro e quindi per loro si aggiungerebbe la beffa al danno dell’emigrazione forzata, un’emigrazione di milioni di uomini e donne del Sud che continua purtroppo ininterrotta ancora oggi, privando spesso la nostra terra delle nostre risorse migliori.
Credo invece ad un cammino graduale di autonomia e federalismo solidale, agli antipodi dei progetti razzisti e divisionisti della Lega Nord, con un modello di sviluppo sostenibile, rivolto alle nuove tecnologie e rispettoso dell’ambiente e delle nostre infinite ricchezze storico-culturali, un
modello alternativo al neoliberismo dilagante sia nelle politiche governative nazionali di Renzi che in quelle europee.
Un cammino che può fare leva sulle esperienze migliori del Sud di oggi, non ultima quella di Luigi De Magistris che ha avviato una rinascita di Napoli con un rapporto forte con la Città e un modello di democrazia dal basso, dialogando a livello istituzionale ma rifiutando le solite logiche politiche ricattatorie italiane e restando autonomi rispetto ai grandi partiti che sono tutti a guida, cuore, cervello e portafogli tosco-padano.
Per continuare la riscossa del Sud, occorre quindi si rivalutare la nostra vera storia, ma questo da solo non può bastare, bisogna unire le forze migliori e progressiste per un progetto serio, concreto e che difenda i principi costituzionali e guardi al futuro possibile del Sud, che non è quello di isolarsi ma di tornare ad essere luogo di scambio culturale ed economico, ponte di culture e civiltà nel mediterraneo, come lo è stato nei suoi periodi migliori dalla Magna Grecia fino al Regno delle Due Sicilie.
Enzo Riccio


Leggi tutto »
Il 2 giugno si festeggia la Repubblica Italiana, quella Repubblica nata sulle ceneri di casa Savoia e del fascismo e solo per aver abbattuto queste due tragedie nazionali, secondo me la ricorrenza è sicuramente da festeggiare.
La nefasta monarchia sabauda prima ed il fascismo poi, sono state oltre che tragedie nazionali, anche una sciagura per le popolazioni meridionali, prima schiacciate con la repressione militare post-unitaria e poi avviate ad un destino di colonia interna di consumatori di merci e servizi da produrre al Nord, oltre che servire da canne di cannone per guerre inutili e disastrose.
E tutto questo non è cambiato nemmeno col fascismo, che a chiacchiere considerava tutti ugualmente italiani (“non esiste una questione meridionale, esiste semmai una questione italiana” disse Mussolini…) ma nei fatti aumentò il divario economico tra Sud e Centro-Nord, nonostante le tanto sbandierate opere pubbliche.
Basta cercare su Google e leggere il bel lavoro di Daniele e Malanima, due ricercatori calabresi che hanno fatto uno studio sull’andamento del PIL pro capite in Italia dal 1861 fino ai giorni nostri, differenziandolo tra zone geografiche hanno evidenziato che quello del Sud era più o meno alla pari con quello del Centro-Nord subito dopo l’unità, o sarebbe meglio chiamarla “malaunità” del 1861, solo qualche decennio dopo è iniziato a
crearsi e crescere il divario che poi si è allargato durante il ventennio fascista.
Dalla fine della monarchia e del fascismo poi è nata la nostra bella Costituzione repubblicana, che purtroppo non è mai stata applicata
per intero ma questo non significa che fu una netta rottura col passato sabaudo-fascista, basta leggere che dice in uno dei suoi
principi fondamentali all’Articolo 3, comma 2:
E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
E se questo principio fondamentale fosse davvero applicato, sarebbe la fine della cosiddetta “questione meridionale” e di tante altre diseguaglianze del belpaese!
Tutti questi motivi mi spingono a pensare che il 2 giugno vada sempre festeggiato, esattamente al contrario di quella festività recentemente riproposta con scarso successo, quella del 17 marzo, data della falsa unità del 1861 e della prima riunione del primo parlamento “italiano” (che poi fu VIII legislatura perché i Savoia nemmeno formalmente fecero del 1861 uno spartiacque, infatti Vittorio Emanuele II restò con la sua denominazione piemontese), la data che di fatto fu l’annessione delle province meridionali al Piemonte e l’estensione del Regno di Sardegna.
Tale regno estese a tutti, anche agli sventurati meridionali, le sue leggi e il suo Statuto Albertino (altro che “burocrazia borbonica”!!!), estese a
tutti il suo sistema fiscale pesante e farraginoso, diede inizio alla feroce repressione del “brigantaggio” e iniziò una politica di colonizzazione interna, quindi quella fu la data all’origine della questione meridionale.
Sul regime dei Savoia disse Gramsci:
Lo stato italiano (“leggasi piemontese”) è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d’infamare col marchio di briganti.
Ci sono altri meridionalisti che sicuramente non festeggeranno il 2 giugno, alcuni perché sotto sotto (o a volte nemmeno troppo velatamente) hanno tendenze cattoliche ultra-conservatori e nostalgie fasciste o perché ci sono altri vogliono fare altri tipi di battaglie, per me oggi del tutto velleitarie, del tipo “non siamo italiani”, “ci dobbiamo separare” senza mai specificare il cosa e il quando…rispettando l’opinione di tutti, non credo alla proposta d’indipendenza oggi per tanti motivi, soprattutto perché oggi non c’è questo desiderio e aspirazione nella maggioranza del popolo
meridionale che, tra l’altro, è anche spesso residente fuori dalle regioni del Sud per motivi di lavoro e quindi per loro si aggiungerebbe la beffa al danno dell’emigrazione forzata, un’emigrazione di milioni di uomini e donne del Sud che continua purtroppo ininterrotta ancora oggi, privando spesso la nostra terra delle nostre risorse migliori.
Credo invece ad un cammino graduale di autonomia e federalismo solidale, agli antipodi dei progetti razzisti e divisionisti della Lega Nord, con un modello di sviluppo sostenibile, rivolto alle nuove tecnologie e rispettoso dell’ambiente e delle nostre infinite ricchezze storico-culturali, un
modello alternativo al neoliberismo dilagante sia nelle politiche governative nazionali di Renzi che in quelle europee.
Un cammino che può fare leva sulle esperienze migliori del Sud di oggi, non ultima quella di Luigi De Magistris che ha avviato una rinascita di Napoli con un rapporto forte con la Città e un modello di democrazia dal basso, dialogando a livello istituzionale ma rifiutando le solite logiche politiche ricattatorie italiane e restando autonomi rispetto ai grandi partiti che sono tutti a guida, cuore, cervello e portafogli tosco-padano.
Per continuare la riscossa del Sud, occorre quindi si rivalutare la nostra vera storia, ma questo da solo non può bastare, bisogna unire le forze migliori e progressiste per un progetto serio, concreto e che difenda i principi costituzionali e guardi al futuro possibile del Sud, che non è quello di isolarsi ma di tornare ad essere luogo di scambio culturale ed economico, ponte di culture e civiltà nel mediterraneo, come lo è stato nei suoi periodi migliori dalla Magna Grecia fino al Regno delle Due Sicilie.
Enzo Riccio


mercoledì 4 maggio 2016

Il Partito del Sud partecipa alla manifestazione di Roma del 7 maggio contro il TTIP!

Cosa si nasconde dietro questa sigla oscura ed un po' inquietante come TTIP?
Si hanno poche notizie in realtà dai media italiani, molto piu' impegnati su lunghe ed inutili polemiche politiche interne o sulle ultime altrettanto inutili dichiarazioni propagandistiche di Renzi, bisogna informarsi da soli e andare un po' in rete o sui pochi giornali che trattano di temi internazionali, molto pochi nel desolante mondo dell'informazione del belpaese, per capire. Si tratta  in effetti di un trattato commerciale in discussione tra USA e UE che è rimasto a lungo per molti dettagli segreto e che vuole liberalizzare, ancora di più di oggi, gli scambi tra le due sponde dell'Oceano Atlantico per aumentare gli scambi tra America ed Europa e quindi teoricamente, molto teoricamente, dovrebbe  portare più ricchezza per "tutti".
Come mai ci sono proteste soprattutto negli Stati Uniti contro questo trattato? Come mai l'unico candidato realmente di sinistra, Bernie Sanders, che difficilmente riuscirà a battere alle primarie il candidato democratico Hillary Clinton sostenuto da tutte le principali lobbies di potere e l'establishment di Wall Street, è decisamente contrario? Come mai alcuni gruppi antagonisti e di sinistra vera (quella vera, non quella annacquata "sinistra alla verdiniana" un po' di moda oggi in Italia...) sono contrari e manifestano in paesi europei come in Germania, ad esempio a Berlino ad ottobre scorso centinaia di migliaia sono scese in piazza contro il trattato , senza che nessuno lo riportasse in Italia?
E' facile capirlo, andando a leggere alcuni documenti in rete, ad esempio quelli divulgati e desecretati da Greenpeace e disponibili sul sito italiano del Coordinamento AntiTTIP, sembrerebbe davvero il punto di non ritorno del neoliberismo 2.0.
Si tratta infatti di un vero e proprio tentativo di "golpe" neoliberista che fa fuori quel po' di democrazia rimasta a favore degli interessi di multinazionali, definendo una sorta di NATO economica ufficiale accanto a quella militare, in grado di imporre le proprie scelte a livello sovranazionale ai governi e...udite udite...imporre anche standard qualitativi su merci e prodotti diversi da quelli attuali, si potrebbe ad esempio dare il via libera agli OGM, si potrebbero rilassare anche i vincoli ambientali ancora di più alla mercé degli interessi commerciali delle multinazionali del petrolio (cammino già avviato tragicamente da Renzi nell'ultimo periodo...). Insomma tutto fa capire che invece di esportare diritti e ricchezza per tutti, si taglierebbero diritti dei lavoratori che verrebbero adeguati tutti verso il basso, un po' e pure peggio di quello che è successo con la globalizzazione degli anni '90 di fine secolo scorso che ha aumentato le disuguaglianze in Europa e in USA, con un eccesso sfrenato di liberismo e deregulation che per anni ci ha ingannati con "la mano invisibile del mercato" che avrebbe dovuto equilibrare gli scompensi....abbiamo capito da tempo che questa funzione il libero mercato non ce l'ha, serve la buona politica che mette regole e vincoli per difendere il 99% della popolazione e non quell' 1% di super-ricchi, top manager, banchieri, finanzieri etc etc che hanno concentrato la maggior parte delle ricchezza e ambiscono a farlo sempre di più.
Per questi motivi il Partito del Sud ha deciso di partecipare con una sua delegazione laziale alla manifestazione del 7 maggio a Roma contro il TTIP, un'altra battaglia per il nostro Sud che deve già lottare contro il colonialismo interno italiano che ci ammorba da più di 150 anni e ora anche contro l'Europa che pretende di meridionalizzare tutto il Sud di Europa e contro questi trattati che renderebbero "Sud del mondo" tutti i lavoratori e "Nord" una ristretta cerchia di industriali, banchieri, finanzieri e top manager sempre più avidi. Ma ci saranno anche dei "briganti" a contrastarli, oggi come ieri sulle barricate per uno sviluppo sostenibile e per una maggiore uguaglianza, contro gli invasori, gli oppressori, i "galantuomini e liberali", i padroni di ieri e di oggi ...ora e sempre RESISTENZA!!!


Enzo Riccio
Partito del Sud - sez. "Lucio Barone" Roma
Leggi tutto »
Cosa si nasconde dietro questa sigla oscura ed un po' inquietante come TTIP?
Si hanno poche notizie in realtà dai media italiani, molto piu' impegnati su lunghe ed inutili polemiche politiche interne o sulle ultime altrettanto inutili dichiarazioni propagandistiche di Renzi, bisogna informarsi da soli e andare un po' in rete o sui pochi giornali che trattano di temi internazionali, molto pochi nel desolante mondo dell'informazione del belpaese, per capire. Si tratta  in effetti di un trattato commerciale in discussione tra USA e UE che è rimasto a lungo per molti dettagli segreto e che vuole liberalizzare, ancora di più di oggi, gli scambi tra le due sponde dell'Oceano Atlantico per aumentare gli scambi tra America ed Europa e quindi teoricamente, molto teoricamente, dovrebbe  portare più ricchezza per "tutti".
Come mai ci sono proteste soprattutto negli Stati Uniti contro questo trattato? Come mai l'unico candidato realmente di sinistra, Bernie Sanders, che difficilmente riuscirà a battere alle primarie il candidato democratico Hillary Clinton sostenuto da tutte le principali lobbies di potere e l'establishment di Wall Street, è decisamente contrario? Come mai alcuni gruppi antagonisti e di sinistra vera (quella vera, non quella annacquata "sinistra alla verdiniana" un po' di moda oggi in Italia...) sono contrari e manifestano in paesi europei come in Germania, ad esempio a Berlino ad ottobre scorso centinaia di migliaia sono scese in piazza contro il trattato , senza che nessuno lo riportasse in Italia?
E' facile capirlo, andando a leggere alcuni documenti in rete, ad esempio quelli divulgati e desecretati da Greenpeace e disponibili sul sito italiano del Coordinamento AntiTTIP, sembrerebbe davvero il punto di non ritorno del neoliberismo 2.0.
Si tratta infatti di un vero e proprio tentativo di "golpe" neoliberista che fa fuori quel po' di democrazia rimasta a favore degli interessi di multinazionali, definendo una sorta di NATO economica ufficiale accanto a quella militare, in grado di imporre le proprie scelte a livello sovranazionale ai governi e...udite udite...imporre anche standard qualitativi su merci e prodotti diversi da quelli attuali, si potrebbe ad esempio dare il via libera agli OGM, si potrebbero rilassare anche i vincoli ambientali ancora di più alla mercé degli interessi commerciali delle multinazionali del petrolio (cammino già avviato tragicamente da Renzi nell'ultimo periodo...). Insomma tutto fa capire che invece di esportare diritti e ricchezza per tutti, si taglierebbero diritti dei lavoratori che verrebbero adeguati tutti verso il basso, un po' e pure peggio di quello che è successo con la globalizzazione degli anni '90 di fine secolo scorso che ha aumentato le disuguaglianze in Europa e in USA, con un eccesso sfrenato di liberismo e deregulation che per anni ci ha ingannati con "la mano invisibile del mercato" che avrebbe dovuto equilibrare gli scompensi....abbiamo capito da tempo che questa funzione il libero mercato non ce l'ha, serve la buona politica che mette regole e vincoli per difendere il 99% della popolazione e non quell' 1% di super-ricchi, top manager, banchieri, finanzieri etc etc che hanno concentrato la maggior parte delle ricchezza e ambiscono a farlo sempre di più.
Per questi motivi il Partito del Sud ha deciso di partecipare con una sua delegazione laziale alla manifestazione del 7 maggio a Roma contro il TTIP, un'altra battaglia per il nostro Sud che deve già lottare contro il colonialismo interno italiano che ci ammorba da più di 150 anni e ora anche contro l'Europa che pretende di meridionalizzare tutto il Sud di Europa e contro questi trattati che renderebbero "Sud del mondo" tutti i lavoratori e "Nord" una ristretta cerchia di industriali, banchieri, finanzieri e top manager sempre più avidi. Ma ci saranno anche dei "briganti" a contrastarli, oggi come ieri sulle barricate per uno sviluppo sostenibile e per una maggiore uguaglianza, contro gli invasori, gli oppressori, i "galantuomini e liberali", i padroni di ieri e di oggi ...ora e sempre RESISTENZA!!!


Enzo Riccio
Partito del Sud - sez. "Lucio Barone" Roma

martedì 1 aprile 2014

Moretti? Paghiamogli il biglietto di sola andata....

Il Partito del Sud aderisce alla campagna su "La Gazzetta del Mezzogiorno" per avere dei treni veloci o almeno decenti al Sud anche sulla dorsale adriatica, ed è d'accordo con le dichiarazioni di oggi sullo stesso giornale del Segretario nazionale dell'IdV Ignazio Messina che annunciano una campagna IdV contro Moretti, riguardo le scandalose dichiarazioni di Moretti Amministratore Delegato di Trenitalia (che forse dovrebbe cambiare nome in Trenicentronorditalia....).

Se infatti Cristo si è fermato ad Eboli come scrisse, oramai qualche anno fa, Carlo Levi, ancora oggi Moretti con la sua Alta Velocità ha deciso di fermarsi ancora prima, a Salerno....e sulla dorsale adriatica non se ne parla proprio di alta velocità e per finire in alcune zone del Sud non si parla nemmeno di "moderata velocità".

Il Partito del Sud aderisce a queste campagne di difesa della nostra terra e del suo diritto ad un trattamento equo rispetto al resto del paese e non essere trattata sempre come colonia di consumatori. Da sempre abbiamo detto che quello delle infrastrutture è un punto nevralgico per il nostro programma di riscatto del Sud e per il rilancio di un'economia del paese che parta da Sud.

Già in passato come Partito del Sud abbiamo protestato contro la soppressione dei treni a lunga percorrenza da e per la Calabria, Puglia e Sicilia, della necessità di ammodernamenti per una rete ottocentesca in alcune zone del Sud...solo per fare uno degli esempi più eclatanti, non si aiuta certo il turismo a Matera, patrimonio mondiale dell'UNESCO, se questo è l'unico capoluogo di provincia dove Trenitalia non arriva e c'è un trenino da Bari, che sembra quello di un parco divertimenti e ci mette più di un'ora per 40 Km!

Chi come Moretti è a capo di una SpA che viene pagata in gran parte con soldi pubblici, e quindi anche da noi meridionali, dovrebbe avere almeno la decenza di evitare certe dichiarazioni sul suo lauto stipendio (sicuramente alto rispetto al servizio che offre, specie come detto al Sud)....altrimenti se crede che potrebbe essere pagato molto di più in altri paesi, anche noi come Partito del Sud insieme agli amici di IdV offriamo subito il nostro contributo per pagare il suo biglietto di sola andata!

Enzo Riccio
Vice-Presidente Nazionale Partito del Sud
Leggi tutto »
Il Partito del Sud aderisce alla campagna su "La Gazzetta del Mezzogiorno" per avere dei treni veloci o almeno decenti al Sud anche sulla dorsale adriatica, ed è d'accordo con le dichiarazioni di oggi sullo stesso giornale del Segretario nazionale dell'IdV Ignazio Messina che annunciano una campagna IdV contro Moretti, riguardo le scandalose dichiarazioni di Moretti Amministratore Delegato di Trenitalia (che forse dovrebbe cambiare nome in Trenicentronorditalia....).

Se infatti Cristo si è fermato ad Eboli come scrisse, oramai qualche anno fa, Carlo Levi, ancora oggi Moretti con la sua Alta Velocità ha deciso di fermarsi ancora prima, a Salerno....e sulla dorsale adriatica non se ne parla proprio di alta velocità e per finire in alcune zone del Sud non si parla nemmeno di "moderata velocità".

Il Partito del Sud aderisce a queste campagne di difesa della nostra terra e del suo diritto ad un trattamento equo rispetto al resto del paese e non essere trattata sempre come colonia di consumatori. Da sempre abbiamo detto che quello delle infrastrutture è un punto nevralgico per il nostro programma di riscatto del Sud e per il rilancio di un'economia del paese che parta da Sud.

Già in passato come Partito del Sud abbiamo protestato contro la soppressione dei treni a lunga percorrenza da e per la Calabria, Puglia e Sicilia, della necessità di ammodernamenti per una rete ottocentesca in alcune zone del Sud...solo per fare uno degli esempi più eclatanti, non si aiuta certo il turismo a Matera, patrimonio mondiale dell'UNESCO, se questo è l'unico capoluogo di provincia dove Trenitalia non arriva e c'è un trenino da Bari, che sembra quello di un parco divertimenti e ci mette più di un'ora per 40 Km!

Chi come Moretti è a capo di una SpA che viene pagata in gran parte con soldi pubblici, e quindi anche da noi meridionali, dovrebbe avere almeno la decenza di evitare certe dichiarazioni sul suo lauto stipendio (sicuramente alto rispetto al servizio che offre, specie come detto al Sud)....altrimenti se crede che potrebbe essere pagato molto di più in altri paesi, anche noi come Partito del Sud insieme agli amici di IdV offriamo subito il nostro contributo per pagare il suo biglietto di sola andata!

Enzo Riccio
Vice-Presidente Nazionale Partito del Sud

 
[Privacy]
Design by Free WordPress Themes | Bloggerized by Lasantha - Premium Blogger Themes | Hot Sonakshi Sinha, Car Price in India