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martedì 5 agosto 2014
Torna, venerdì e sabato, a Cittadella del Capo in Calabria, la due giorni di Sud Project Camp
Con notevoli sforzi del gruppo calabrese del Sud Project Camp e in primis di Giuseppe Spadafora, torna venerdì e sabato (8 e 9 agosto) a Cittadella del Campo, in provincia di Cosenza, il nostro appuntamento calabrese con Sud Project Camp.
Dopo Longobardi (CS) 2013 ecco che il Sud Project Camp d’estate raddoppia e propone una due giorni di incontri e divertimenti.
Sud Project Camp è un’associazione che ha come obiettivo quello di far incontrare persone, artisti, associazioni, aziende e movimenti, attorno al tema del sud e punta a facilitare la nascita di reti utili a competere su tutto il territorio nazionale e non solo nazionale.
L’evento del 8 e 9 punta proprio a quello, all’icontro, alla possibilità di conoscersi divertendosi, ma anche approfondendo temi importanti come il futuro della Calabria che molti superficiali pongono essere come la Cenerentola d’Italia e che invece è terra dalle potenzialità infinite.
Sport, dibattiti, musica, spettacoli, e anche una serata dedicata alla bellezza del concorso di Miss Italia.
Un appuntamento da non perdere quindi e da vivere appieno. Un appuntamento nella terra dei Vituli, popolo che ha dato poi nome all’Italia. E si perché l’Italia nasce e rinasce da SUD !Buon Sud Project Camp !
Fonte: Sud Project Camp
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Con notevoli sforzi del gruppo calabrese del Sud Project Camp e in primis di Giuseppe Spadafora, torna venerdì e sabato (8 e 9 agosto) a Cittadella del Campo, in provincia di Cosenza, il nostro appuntamento calabrese con Sud Project Camp.
Dopo Longobardi (CS) 2013 ecco che il Sud Project Camp d’estate raddoppia e propone una due giorni di incontri e divertimenti.
Sud Project Camp è un’associazione che ha come obiettivo quello di far incontrare persone, artisti, associazioni, aziende e movimenti, attorno al tema del sud e punta a facilitare la nascita di reti utili a competere su tutto il territorio nazionale e non solo nazionale.
L’evento del 8 e 9 punta proprio a quello, all’icontro, alla possibilità di conoscersi divertendosi, ma anche approfondendo temi importanti come il futuro della Calabria che molti superficiali pongono essere come la Cenerentola d’Italia e che invece è terra dalle potenzialità infinite.
Sport, dibattiti, musica, spettacoli, e anche una serata dedicata alla bellezza del concorso di Miss Italia.
Un appuntamento da non perdere quindi e da vivere appieno. Un appuntamento nella terra dei Vituli, popolo che ha dato poi nome all’Italia. E si perché l’Italia nasce e rinasce da SUD !Buon Sud Project Camp !
Fonte: Sud Project Camp
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domenica 3 agosto 2014
Torna il Sud Project Camp promosso dal Partito del Sud
Torna il Sud Project Camp, promosso dal Partito del Sud. Si tratta di un appuntamento itinerante dedicato al Made in Sud. L'8 e il 9 agosto sara' Cittadella del Capo, sul tirreno cosentino, ad ospitare stand gastronomici, eventi sportivi, concerti, dibattiti politici. Sara' una due giorni di festa, di spettacoli, di dibattiti, di presentazione di progetti nuovi e affermati, di stand di aziende e di associazioni che raccontano il loro Sud. Il loro modo di essere Sud.
Fonte: CN24Tv
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Torna il Sud Project Camp, promosso dal Partito del Sud. Si tratta di un appuntamento itinerante dedicato al Made in Sud. L'8 e il 9 agosto sara' Cittadella del Capo, sul tirreno cosentino, ad ospitare stand gastronomici, eventi sportivi, concerti, dibattiti politici. Sara' una due giorni di festa, di spettacoli, di dibattiti, di presentazione di progetti nuovi e affermati, di stand di aziende e di associazioni che raccontano il loro Sud. Il loro modo di essere Sud.
Fonte: CN24Tv
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sabato 26 luglio 2014
Invito al Sud Project Camp a Cittadella del Capo (CS) l'8 e 9 agosto
Caro amico e amante del Sud come me,
con la presente vorrei sottoporre alla tua attenzione la possibilità di partecipare al prossimo evento “Sud Project Camp” che si terrà in Calabria nel prossimo mese di Agosto.
L'obiettivo di questi eventi è quello di far conoscere le eccellenze della nostra terra e promuovere i nostri prodotti tipici, in modo che anche le scelte che facciamo come consumatori siano una dimostrazione della nostra voglia di riscatto del Sud.
L’evento si svolgerà in una bella cittadina calabrese, sul lungomare di Cittadella del Capo (CS) e nelle sottostanti strutture della Baia del Capo nei giorni 8-9 agosto 2014.
Avrà momenti sportivi, ludici, eno-gastronomici, culturali e politici.
Avrai l'occasione di conoscere anche Il Partito del Sud e i suoi dirigenti locali e nazionali, le sue iniziative nazionali e territoriali, quest'anno sarà presente con un gazebo di informazioni che sarà da rendere vivo e partecipato con l’obiettivo di venire incontro alle esigenze di un territorio che il Partito ha intenzione di presidiare.
Mi auguro nelle due giornate la presenza degli iscritti e simpatizzanti del nostro movimento ma anche di chi si avvicina per la prima volta al mondo meridionalista, perché spinto dalla verità storica o semplicemente perché stanco di essere considerato "palla al piede" dal resto del paese che ci ha reso colonia da più di 150 anni.
Tutto ciò allo scopo di contribuire a portare a conoscenza di un pubblico sempre più numeroso le nostre istanze, i nostri programmi e le nostre battaglie a favore del riscatto della nostra terra e per passare dalle parole e i proclami in rete ai fatti che cambino la situazione, per un paese finalmente più giusto e più uguale.
Per maggiori dettagli potete contattarmi +39 3924844644 o scrivere a calabria@partitodelsud.eu , oppure contattare la segreteria organizzativa del Partito del Sud (info@partitodelsud.eu).
Giuseppe Spadafora,
Coordinatore Regionale per la Calabria del Partito del Sud
Leggi tutto »
con la presente vorrei sottoporre alla tua attenzione la possibilità di partecipare al prossimo evento “Sud Project Camp” che si terrà in Calabria nel prossimo mese di Agosto.
L'obiettivo di questi eventi è quello di far conoscere le eccellenze della nostra terra e promuovere i nostri prodotti tipici, in modo che anche le scelte che facciamo come consumatori siano una dimostrazione della nostra voglia di riscatto del Sud.
L’evento si svolgerà in una bella cittadina calabrese, sul lungomare di Cittadella del Capo (CS) e nelle sottostanti strutture della Baia del Capo nei giorni 8-9 agosto 2014.
Avrà momenti sportivi, ludici, eno-gastronomici, culturali e politici.
Avrai l'occasione di conoscere anche Il Partito del Sud e i suoi dirigenti locali e nazionali, le sue iniziative nazionali e territoriali, quest'anno sarà presente con un gazebo di informazioni che sarà da rendere vivo e partecipato con l’obiettivo di venire incontro alle esigenze di un territorio che il Partito ha intenzione di presidiare.
Mi auguro nelle due giornate la presenza degli iscritti e simpatizzanti del nostro movimento ma anche di chi si avvicina per la prima volta al mondo meridionalista, perché spinto dalla verità storica o semplicemente perché stanco di essere considerato "palla al piede" dal resto del paese che ci ha reso colonia da più di 150 anni.
Tutto ciò allo scopo di contribuire a portare a conoscenza di un pubblico sempre più numeroso le nostre istanze, i nostri programmi e le nostre battaglie a favore del riscatto della nostra terra e per passare dalle parole e i proclami in rete ai fatti che cambino la situazione, per un paese finalmente più giusto e più uguale.
Per maggiori dettagli potete contattarmi +39 3924844644 o scrivere a calabria@partitodelsud.eu , oppure contattare la segreteria organizzativa del Partito del Sud (info@partitodelsud.eu).
Giuseppe Spadafora,
Coordinatore Regionale per la Calabria del Partito del Sud
Caro amico e amante del Sud come me,
con la presente vorrei sottoporre alla tua attenzione la possibilità di partecipare al prossimo evento “Sud Project Camp” che si terrà in Calabria nel prossimo mese di Agosto.
L'obiettivo di questi eventi è quello di far conoscere le eccellenze della nostra terra e promuovere i nostri prodotti tipici, in modo che anche le scelte che facciamo come consumatori siano una dimostrazione della nostra voglia di riscatto del Sud.
L’evento si svolgerà in una bella cittadina calabrese, sul lungomare di Cittadella del Capo (CS) e nelle sottostanti strutture della Baia del Capo nei giorni 8-9 agosto 2014.
Avrà momenti sportivi, ludici, eno-gastronomici, culturali e politici.
Avrai l'occasione di conoscere anche Il Partito del Sud e i suoi dirigenti locali e nazionali, le sue iniziative nazionali e territoriali, quest'anno sarà presente con un gazebo di informazioni che sarà da rendere vivo e partecipato con l’obiettivo di venire incontro alle esigenze di un territorio che il Partito ha intenzione di presidiare.
Mi auguro nelle due giornate la presenza degli iscritti e simpatizzanti del nostro movimento ma anche di chi si avvicina per la prima volta al mondo meridionalista, perché spinto dalla verità storica o semplicemente perché stanco di essere considerato "palla al piede" dal resto del paese che ci ha reso colonia da più di 150 anni.
Tutto ciò allo scopo di contribuire a portare a conoscenza di un pubblico sempre più numeroso le nostre istanze, i nostri programmi e le nostre battaglie a favore del riscatto della nostra terra e per passare dalle parole e i proclami in rete ai fatti che cambino la situazione, per un paese finalmente più giusto e più uguale.
Per maggiori dettagli potete contattarmi +39 3924844644 o scrivere a calabria@partitodelsud.eu , oppure contattare la segreteria organizzativa del Partito del Sud (info@partitodelsud.eu).
Giuseppe Spadafora,
Coordinatore Regionale per la Calabria del Partito del Sud
con la presente vorrei sottoporre alla tua attenzione la possibilità di partecipare al prossimo evento “Sud Project Camp” che si terrà in Calabria nel prossimo mese di Agosto.
L'obiettivo di questi eventi è quello di far conoscere le eccellenze della nostra terra e promuovere i nostri prodotti tipici, in modo che anche le scelte che facciamo come consumatori siano una dimostrazione della nostra voglia di riscatto del Sud.
L’evento si svolgerà in una bella cittadina calabrese, sul lungomare di Cittadella del Capo (CS) e nelle sottostanti strutture della Baia del Capo nei giorni 8-9 agosto 2014.
Avrà momenti sportivi, ludici, eno-gastronomici, culturali e politici.
Avrai l'occasione di conoscere anche Il Partito del Sud e i suoi dirigenti locali e nazionali, le sue iniziative nazionali e territoriali, quest'anno sarà presente con un gazebo di informazioni che sarà da rendere vivo e partecipato con l’obiettivo di venire incontro alle esigenze di un territorio che il Partito ha intenzione di presidiare.
Mi auguro nelle due giornate la presenza degli iscritti e simpatizzanti del nostro movimento ma anche di chi si avvicina per la prima volta al mondo meridionalista, perché spinto dalla verità storica o semplicemente perché stanco di essere considerato "palla al piede" dal resto del paese che ci ha reso colonia da più di 150 anni.
Tutto ciò allo scopo di contribuire a portare a conoscenza di un pubblico sempre più numeroso le nostre istanze, i nostri programmi e le nostre battaglie a favore del riscatto della nostra terra e per passare dalle parole e i proclami in rete ai fatti che cambino la situazione, per un paese finalmente più giusto e più uguale.
Per maggiori dettagli potete contattarmi +39 3924844644 o scrivere a calabria@partitodelsud.eu , oppure contattare la segreteria organizzativa del Partito del Sud (info@partitodelsud.eu).
Giuseppe Spadafora,
Coordinatore Regionale per la Calabria del Partito del Sud
venerdì 4 luglio 2014
Il Partito del Sud in lotta per il malfunzionamento della linea internet
“Il circolo del Partito del Sud di Longobardi a seguito del perdurante malfunzionamento della linea internet “veloce” sul territorio comunale promuove una petizione popolare che avrà luogo in questi giorni fra i cittadini di Longobardi .
Il Partito del Sud vuole ricordare alle istituzioni tutte che la nostra Carta Costituzionale all’Art. 3 parla di uguaglianza di tutti i cittadini in tutti gli ambiti della propria vita e, inoltre, che la “ Repubblica si impegna a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
E’ da sottolineare ancora, che la nostra terra calabrese è una delle poche regioni italiane dove la Telecom Spa è ancora unica proprietaria della linea telefonica e dati quindi non essendoci concorrenza è giocoforza che detta società non investa nell’aggiornare la stessa.
Si auspica che venga costituita una società terza a piena partecipazione statale che sia proprietaria delle infrastrutture (che quindi possa investire senza pensare al profitto) e che ne tragga profitto mediante la concessione alle società di telecomunicazione che ne fanno richiesta compresa la Telecom Spa.
Le soluzioni sono a volte più facili e semplici di quelle che appaiono se solo nella stanza dei bottoni si utilizzasse il buon senso.
Longobardi, li 26/06/2014
Partito del Sud Circolo di Longobardi
NdR Eh Garibaldi, Garibaldi! Da noi la linea veloce di internet cammina ancora con il ciuccio; manco con il cavallo.
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“Il circolo del Partito del Sud di Longobardi a seguito del perdurante malfunzionamento della linea internet “veloce” sul territorio comunale promuove una petizione popolare che avrà luogo in questi giorni fra i cittadini di Longobardi .
Il Partito del Sud vuole ricordare alle istituzioni tutte che la nostra Carta Costituzionale all’Art. 3 parla di uguaglianza di tutti i cittadini in tutti gli ambiti della propria vita e, inoltre, che la “ Repubblica si impegna a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
E’ da sottolineare ancora, che la nostra terra calabrese è una delle poche regioni italiane dove la Telecom Spa è ancora unica proprietaria della linea telefonica e dati quindi non essendoci concorrenza è giocoforza che detta società non investa nell’aggiornare la stessa.
Si auspica che venga costituita una società terza a piena partecipazione statale che sia proprietaria delle infrastrutture (che quindi possa investire senza pensare al profitto) e che ne tragga profitto mediante la concessione alle società di telecomunicazione che ne fanno richiesta compresa la Telecom Spa.
Le soluzioni sono a volte più facili e semplici di quelle che appaiono se solo nella stanza dei bottoni si utilizzasse il buon senso.
Longobardi, li 26/06/2014
Partito del Sud Circolo di Longobardi
NdR Eh Garibaldi, Garibaldi! Da noi la linea veloce di internet cammina ancora con il ciuccio; manco con il cavallo.
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venerdì 20 giugno 2014
Il PdelSud-Calabria in merito alla situazione gestionale della Fondazione Campanella
Gli utenti, malati oncologici e i dipendenti sono messi in condizioni di non nuocere per scelta di un mondo politico , ascaro ed inconcludente , che favorisce l'emigrazione sanitaria verso il nord.
A quale potere del nord e/o privato rispondono i politici che si sono interessati e si interessano della Fondazione?
Quanti figli di burocrati e parenti di politici "ascari"sono passati dalle stanze e laboratori della fondazione per approdare successivamente in"enti" più protetti ? Quanti debiti sono stati prodotti dall'incapacità?
Chi dovrà pagare?...i sudditi calabresi? Che fine farà la struttura? A chi sarà ceduta?
Quali interessi privati si muovono intorno al polo oncologico? E' latente un conflitto d' interesse?
La sostituta dell' interdetto presidente che pensa? Nata per diventare IRCCS: quale ricerca è stata svolta dai "baroni" napoletani e dai "sudditi" universitari calabresi?
Ricordiamo la trasmissione Report e i famosi "topini" La problematica sollevata, e che non porta a risolvere definitivamente la "questione" Campanella ossia le unità operative non oncologiche che hanno da sempre gravato sui bilanci della Fondazione, la si scopre solo ora? Chi ha voluto questo "miscuglio" tra reparti oncologici e non oncologici? La politica, l'università,o entrambe?
Chi ha tratto e trae vantaggio da questo stato di cose non certo i poveri pazienti, ma neanche i dipendenti vittime sacrificali di questa indegna classe dirigente!! Che fine hanno fatto le centinaia di milioni di euro che nel corso degli anni sono stati assegnati alla fondazione? Basta ricordare le varie relazioni della Corte dei Conti.. ma tutto tace!
Giuseppe Spadafora
Coordinatore PdelSud-Calabria
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Gli utenti, malati oncologici e i dipendenti sono messi in condizioni di non nuocere per scelta di un mondo politico , ascaro ed inconcludente , che favorisce l'emigrazione sanitaria verso il nord.
A quale potere del nord e/o privato rispondono i politici che si sono interessati e si interessano della Fondazione?
Quanti figli di burocrati e parenti di politici "ascari"sono passati dalle stanze e laboratori della fondazione per approdare successivamente in"enti" più protetti ? Quanti debiti sono stati prodotti dall'incapacità?
Chi dovrà pagare?...i sudditi calabresi? Che fine farà la struttura? A chi sarà ceduta?
Quali interessi privati si muovono intorno al polo oncologico? E' latente un conflitto d' interesse?
La sostituta dell' interdetto presidente che pensa? Nata per diventare IRCCS: quale ricerca è stata svolta dai "baroni" napoletani e dai "sudditi" universitari calabresi?
Ricordiamo la trasmissione Report e i famosi "topini" La problematica sollevata, e che non porta a risolvere definitivamente la "questione" Campanella ossia le unità operative non oncologiche che hanno da sempre gravato sui bilanci della Fondazione, la si scopre solo ora? Chi ha voluto questo "miscuglio" tra reparti oncologici e non oncologici? La politica, l'università,o entrambe?
Chi ha tratto e trae vantaggio da questo stato di cose non certo i poveri pazienti, ma neanche i dipendenti vittime sacrificali di questa indegna classe dirigente!! Che fine hanno fatto le centinaia di milioni di euro che nel corso degli anni sono stati assegnati alla fondazione? Basta ricordare le varie relazioni della Corte dei Conti.. ma tutto tace!
Giuseppe Spadafora
Coordinatore PdelSud-Calabria
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giovedì 19 giugno 2014
Il Partito del Sud esprime vicinanza e solidarietà al giornalista Guido Scarpino per il vile atto intimidatorio subito
CIRCOLO PARTITO DEL SUD - LONGOBARDI
Spett.le Sig. Guido Scarpino
Spett.le redazione il Garantista
Il Partito del Sud nell’esprimere
vicinanza e solidarietà all’amico e giornalista Guido Scarpino per l’atto
intimidatorio subito, vuole stigmatizzare l’ennesimo attacco vile al vivere
civile di questo nostro Sud sempre più frontiera e sempre più abbandonato. Il PdelSUD esorta ad urlare l’ indignazione che
tutti i Calabresi provano alla notizia di ogni atto simile nei confronti di
chiunque e della libera stampa, auspicando che si riveli quella ribellione sociale che brucia nel cuore di ogni uomo
onesto del Sud.
Longobardi lì 19/06/2014
Il Circolo del PdelSUD di
Longobardi
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CIRCOLO PARTITO DEL SUD - LONGOBARDI
Spett.le Sig. Guido Scarpino
Spett.le redazione il Garantista
Il Partito del Sud nell’esprimere
vicinanza e solidarietà all’amico e giornalista Guido Scarpino per l’atto
intimidatorio subito, vuole stigmatizzare l’ennesimo attacco vile al vivere
civile di questo nostro Sud sempre più frontiera e sempre più abbandonato. Il PdelSUD esorta ad urlare l’ indignazione che
tutti i Calabresi provano alla notizia di ogni atto simile nei confronti di
chiunque e della libera stampa, auspicando che si riveli quella ribellione sociale che brucia nel cuore di ogni uomo
onesto del Sud.
Longobardi lì 19/06/2014
Il Circolo del PdelSUD di
Longobardi
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giovedì 5 giugno 2014
Si leva da Reggio Calabria l’urlo del Sud
di Franco Gallo e Franco Gaudio
Si leva da Reggio Calabria l’urlo del
Sud, il boato si sente ovunque da Cosenza a Catanzaro, a Vibo Valentia e
Crotone. Nasce in Calabria il primo giornale quotidiano a tiratura nazionale
fatto interamente al Sud. Si chiama “Garantista”. E’ la prima volta nella
storia d’Italia.
Il Sud ha finalmente la sua voce e, potete starne certi, sarà
così forte e autorevole da farsi sentire ovunque, anche in quel Nord che ha le
orecchie tappate da 153 anni.
Alla conferenza stampa di presentazione presso la
sala della Provincia di Cosenza il 3/6/14 alle 17 l’emozione era palpabile.
Io
e Franco Gaudio eravamo lì e abbiamo visto realizzarsi in poche battute un
sogno che ci accompagna da qualche anno: Avere un importante organo
d’informazione fatto al Sud e indirizzato a tutta la nazione. Altri, nel recente
passato, provarono a far sognare i meridionalisti,
promettendo giornali mai fatti. Giornali rimasti solo nelle chiacchiere di quel
mondo meridionalista che si disseta di fiumi di parole. Invece,
inaspettatamente, arriva questa splendida sorpresa: un gruppo di imprenditori
Reggini, diremmo “con le palle”, un gruppo di giornalisti calabresi e romani,
un grande direttore Piero Sansonetti, romano, in tre mesi creano il giornale di
cui i meridionalisti hanno solo parlato per anni.
La riscossa del Sud parte
dunque dalla Calabria e inizia il 18 giugno quando il giornale sarà in edicola.
Di una cosa siamo sicuri: Sansonetti è un grande meridionalista! Il suo gruppo
è meridionalista, gli imprenditori coraggiosi sono meridionali e
meridionalisti, calabresi, teste dure, i più terroni di tutti, i migliori,
sempre. E’ per questo che, come Partito del Sud, vogliamo ringraziarli tutti,
vogliamo abbracciarli e stringere loro la mano e vogliamo dire che sosterremo
il Garantista in ogni modo possibile perché abbiamo sentito parole e pensieri
che sono le nostre parole ed i nostri pensieri.
Ma, per la pura soddisfazione di citarlo, ecco cosa scrive il direttore
Sansonetti: “Questo
che avete tra le mani è il numero zero del primo quotidiano nazionale che nasce
in Calabria e non al Nord. Non era mai successo. Tutti i giornali, tutte le
televisioni, le radio, i settimanali i mass media nazionali vengono dal Nord.
Hanno la sede al Nord, sono pensati al Nord, prodotti al Nord, finanziati al
Nord, diretti al Nord. Abbiamo deciso di tentare la grande impresa di
rovesciare questo tabù. E speriamo così di dare una mano seria a chi vuole
combattere per il riscatto del Mezzogiorno. Se il Sud non riesce a produrre
informazione in proprio, e ad esportarla, resterà sempre subalterno. Chi
siamo? Un gruppo di giornalisti calabresi e romani (poco meno di una trentina)
che hanno deciso di dare vita a una cooperativa che edita il giornale. E un
gruppo di imprenditori calabresi, ai quali il nostro progetto è piaciuto e che hanno
deciso di darci una mano e stanno lavorando alacremente con noi”.
Grazie
al Garantista, grazie a Piero Sansonetti, grazie ai giornalisti, grazie agli
imprenditori di Reggio. 1000 volte grazie. Forse è l’inizio della liberazione
del Sud. Stop al saccheggio del Sud! Sud libero!
Franco Gallo (Coordinatore Provincia
di CZ Partito del Sud)
Franco Gaudio (Coordinatore
Provincia di CS Partito del Sud)
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di Franco Gallo e Franco Gaudio
Si leva da Reggio Calabria l’urlo del
Sud, il boato si sente ovunque da Cosenza a Catanzaro, a Vibo Valentia e
Crotone. Nasce in Calabria il primo giornale quotidiano a tiratura nazionale
fatto interamente al Sud. Si chiama “Garantista”. E’ la prima volta nella
storia d’Italia.
Il Sud ha finalmente la sua voce e, potete starne certi, sarà
così forte e autorevole da farsi sentire ovunque, anche in quel Nord che ha le
orecchie tappate da 153 anni.
Alla conferenza stampa di presentazione presso la
sala della Provincia di Cosenza il 3/6/14 alle 17 l’emozione era palpabile.
Io
e Franco Gaudio eravamo lì e abbiamo visto realizzarsi in poche battute un
sogno che ci accompagna da qualche anno: Avere un importante organo
d’informazione fatto al Sud e indirizzato a tutta la nazione. Altri, nel recente
passato, provarono a far sognare i meridionalisti,
promettendo giornali mai fatti. Giornali rimasti solo nelle chiacchiere di quel
mondo meridionalista che si disseta di fiumi di parole. Invece,
inaspettatamente, arriva questa splendida sorpresa: un gruppo di imprenditori
Reggini, diremmo “con le palle”, un gruppo di giornalisti calabresi e romani,
un grande direttore Piero Sansonetti, romano, in tre mesi creano il giornale di
cui i meridionalisti hanno solo parlato per anni.
La riscossa del Sud parte
dunque dalla Calabria e inizia il 18 giugno quando il giornale sarà in edicola.
Di una cosa siamo sicuri: Sansonetti è un grande meridionalista! Il suo gruppo
è meridionalista, gli imprenditori coraggiosi sono meridionali e
meridionalisti, calabresi, teste dure, i più terroni di tutti, i migliori,
sempre. E’ per questo che, come Partito del Sud, vogliamo ringraziarli tutti,
vogliamo abbracciarli e stringere loro la mano e vogliamo dire che sosterremo
il Garantista in ogni modo possibile perché abbiamo sentito parole e pensieri
che sono le nostre parole ed i nostri pensieri.
Ma, per la pura soddisfazione di citarlo, ecco cosa scrive il direttore
Sansonetti: “Questo
che avete tra le mani è il numero zero del primo quotidiano nazionale che nasce
in Calabria e non al Nord. Non era mai successo. Tutti i giornali, tutte le
televisioni, le radio, i settimanali i mass media nazionali vengono dal Nord.
Hanno la sede al Nord, sono pensati al Nord, prodotti al Nord, finanziati al
Nord, diretti al Nord. Abbiamo deciso di tentare la grande impresa di
rovesciare questo tabù. E speriamo così di dare una mano seria a chi vuole
combattere per il riscatto del Mezzogiorno. Se il Sud non riesce a produrre
informazione in proprio, e ad esportarla, resterà sempre subalterno. Chi
siamo? Un gruppo di giornalisti calabresi e romani (poco meno di una trentina)
che hanno deciso di dare vita a una cooperativa che edita il giornale. E un
gruppo di imprenditori calabresi, ai quali il nostro progetto è piaciuto e che hanno
deciso di darci una mano e stanno lavorando alacremente con noi”.
Grazie
al Garantista, grazie a Piero Sansonetti, grazie ai giornalisti, grazie agli
imprenditori di Reggio. 1000 volte grazie. Forse è l’inizio della liberazione
del Sud. Stop al saccheggio del Sud! Sud libero!
Franco Gallo (Coordinatore Provincia
di CZ Partito del Sud)
Franco Gaudio (Coordinatore
Provincia di CS Partito del Sud)
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giovedì 22 maggio 2014
Premio letterario Giuseppe Villella: consegnato il premio
Giovedì, 22 Maggio 2014
Il premio rientra in un progetto culturale volto alla rivalutazione del territorio, inteso come comunione spirituale di un popolo, legato da un percorso storico ben preciso.
Questi eventi culturali, rappresentano un innovazione dal punto di visto didattico e non si escludono ulteriori iniziative analoghe da organizzarsi nel prossimo futuro.
La conoscenza del territorio si coniuga così alla reale conoscenza del proprio passato, facendo in modo che le generazioni future possano essere consapevoli del proprio cammino.
Domenico Romeo
Fonte: Lameziainstrada
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Giovedì, 22 Maggio 2014
Il premio rientra in un progetto culturale volto alla rivalutazione del territorio, inteso come comunione spirituale di un popolo, legato da un percorso storico ben preciso.
Questi eventi culturali, rappresentano un innovazione dal punto di visto didattico e non si escludono ulteriori iniziative analoghe da organizzarsi nel prossimo futuro.
La conoscenza del territorio si coniuga così alla reale conoscenza del proprio passato, facendo in modo che le generazioni future possano essere consapevoli del proprio cammino.
Domenico Romeo
Fonte: Lameziainstrada
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mercoledì 21 maggio 2014
Lamezia Terme: Consegnato il "Premio Speciale di Partecipazione" alla prima edizione del Premio Letterario "Giuseppe Villella" bandito dalla stessa sezione "Michelina De Cesare"
Lamezia Terme 19/05/14 - Sezione "Michelina De Cesare" del Partito del Sud di Lamezia Terme.
Consegnato alla studentessa Giada Vatalaro il "Premio Speciale di Partecipazione" alla prima edizione del Premio Letterario "Giuseppe Villella" bandito dalla stessa sezione "Michelina De Cesare".
Il premio è stato consegnato dal coordinatore della sezione Francesco Antonio Cefalì alla presenza di numerosi tesserati del partito e del coordinatore provinciale PdelSud Franco Gallo.
Forte emozione ha suscitato nei presenti l'accorata lettura del suo componimento da parte della Sig.na Giada Vatalaro che dimostra come i giovani comincino ad accostarsi con maggior consapevolezza alla conoscenza del passato della propria terra e della propria gente.
Leggi tutto »
Consegnato alla studentessa Giada Vatalaro il "Premio Speciale di Partecipazione" alla prima edizione del Premio Letterario "Giuseppe Villella" bandito dalla stessa sezione "Michelina De Cesare".
Il premio è stato consegnato dal coordinatore della sezione Francesco Antonio Cefalì alla presenza di numerosi tesserati del partito e del coordinatore provinciale PdelSud Franco Gallo.
Forte emozione ha suscitato nei presenti l'accorata lettura del suo componimento da parte della Sig.na Giada Vatalaro che dimostra come i giovani comincino ad accostarsi con maggior consapevolezza alla conoscenza del passato della propria terra e della propria gente.
Lamezia Terme 19/05/14 - Sezione "Michelina De Cesare" del Partito del Sud di Lamezia Terme.
Consegnato alla studentessa Giada Vatalaro il "Premio Speciale di Partecipazione" alla prima edizione del Premio Letterario "Giuseppe Villella" bandito dalla stessa sezione "Michelina De Cesare".
Il premio è stato consegnato dal coordinatore della sezione Francesco Antonio Cefalì alla presenza di numerosi tesserati del partito e del coordinatore provinciale PdelSud Franco Gallo.
Forte emozione ha suscitato nei presenti l'accorata lettura del suo componimento da parte della Sig.na Giada Vatalaro che dimostra come i giovani comincino ad accostarsi con maggior consapevolezza alla conoscenza del passato della propria terra e della propria gente.
Consegnato alla studentessa Giada Vatalaro il "Premio Speciale di Partecipazione" alla prima edizione del Premio Letterario "Giuseppe Villella" bandito dalla stessa sezione "Michelina De Cesare".
Il premio è stato consegnato dal coordinatore della sezione Francesco Antonio Cefalì alla presenza di numerosi tesserati del partito e del coordinatore provinciale PdelSud Franco Gallo.
Forte emozione ha suscitato nei presenti l'accorata lettura del suo componimento da parte della Sig.na Giada Vatalaro che dimostra come i giovani comincino ad accostarsi con maggior consapevolezza alla conoscenza del passato della propria terra e della propria gente.
martedì 20 maggio 2014
Apertura Campagna Elettorale Europee 2014 Partito del Sud in Calabria
https://www.youtube.com/watch?v=z48GjMD7LTU
Antonio Ciano candidato alle europee 2014. Apertura campagna elettorale del Partito del Sud in Calabria. Venerdì 16 Maggio, hotel Gaudio, Ore 20:30. Parte da Longobardi la campagna elettorale per le elezioni europee del Partito del Sud in Calabria. In una affollata riunione organizzata dei coordinatori provinciali Cosenza e Catanzaro del Partito del Sud è stata presentata la candidatura di Antonio Ciano presidente onorario del partito presente nella lista di Italia dei Valori circoscrizione meridionale. Graditissimi ospiti i tre candidati a sindaco del comune di Longobardi Giacinto Mannarino, Donatella Attanasio e Nicola Bruno con numerosi candidati iscritti nelle civiche di Longobardi. Presenti le sezioni del Partito del Sud di Longobardi e di Lamezia Terme con i propri tesserati. In particolare è intervenuto Francesco Antonio Cefalì, coordinatore della sezione Michelina de Cesare di Lamezia Terme, che ha riferito sul razzismo antimeridionale e sulle strampalate teorie di Lombroso e del vergognoso omonimo museo. Sono stati proiettati i video di Antonio Ciano candidato alle europee e per bocca dei coordinatori provinciali del Partito del Sud è stato esposto il programma elettorale per il riscatto del meridione. Sono intervenuti anche i cittadini e i tre candidati a Sindaco esponendo i propri punti di vista e dando un fattivo contributo alla intensa collaborazione col Partito del Sud nella difesa dell'identità meridionale e delle necessità di un Sud ormai sparito dall'agenda politica nazionale. La grande presenza di pubblico ed il vivo interesse incoraggiano tutti noi nella nostra azione politica.
Franco Gallo (Coordinatore Provinciale Partito del Sud Catanzaro)
Franco Gaudio (Coordinatore Provinciale Partito del Sud Cosenza)
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Apertura campagna elettorale del Partito del Sud in Calabria.L'evento sui giornali calabresi.
https://www.youtube.com/watch?v=z48GjMD7LTU
Antonio Ciano candidato alle europee 2014. Apertura campagna elettorale del Partito del Sud in Calabria. Venerdì 16 Maggio, hotel Gaudio, Ore 20:30. Parte da Longobardi la campagna elettorale per le elezioni europee del Partito del Sud in Calabria. In una affollata riunione organizzata dei coordinatori provinciali Cosenza e Catanzaro del Partito del Sud è stata presentata la candidatura di Antonio Ciano presidente onorario del partito presente nella lista di Italia dei Valori circoscrizione meridionale. Graditissimi ospiti i tre candidati a sindaco del comune di Longobardi Giacinto Mannarino, Donatella Attanasio e Nicola Bruno con numerosi candidati iscritti nelle civiche di Longobardi. Presenti le sezioni del Partito del Sud di Longobardi e di Lamezia Terme con i propri tesserati. In particolare è intervenuto Francesco Antonio Cefalì, coordinatore della sezione Michelina de Cesare di Lamezia Terme, che ha riferito sul razzismo antimeridionale e sulle strampalate teorie di Lombroso e del vergognoso omonimo museo. Sono stati proiettati i video di Antonio Ciano candidato alle europee e per bocca dei coordinatori provinciali del Partito del Sud è stato esposto il programma elettorale per il riscatto del meridione. Sono intervenuti anche i cittadini e i tre candidati a Sindaco esponendo i propri punti di vista e dando un fattivo contributo alla intensa collaborazione col Partito del Sud nella difesa dell'identità meridionale e delle necessità di un Sud ormai sparito dall'agenda politica nazionale. La grande presenza di pubblico ed il vivo interesse incoraggiano tutti noi nella nostra azione politica.
Franco Gallo (Coordinatore Provinciale Partito del Sud Catanzaro)
Franco Gaudio (Coordinatore Provinciale Partito del Sud Cosenza)
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Apertura campagna elettorale del Partito del Sud in Calabria.L'evento sui giornali calabresi.
lunedì 12 maggio 2014
venerdì 2 maggio 2014
SALVINI A LAMEZIA TERME IN CERCA DI VOTI... E DI ASCARI
Comunicato Stampa
Apprendiamo dalla stampa che il 5 di maggio 2014 Matteo Salvini sarà a Lamezia Terme per dare il via alla campagna elettorale delle europee 2014.
Riteniamo piuttosto strano che i meridionali facciano accordi elettorali con la lega nord e soprattutto riteniamo inquietante che, in cambio di posti in lista, vengano legittimati soggetti dediti al razzismo antimeridionale più becero e spregiudicato.
Salvini è il segretario di un partito che ha assunto come slogan “Prima il Nord” e che ha fatto del massacro economico e territoriale del meridione un punto di orgoglio e di forza verso i propri elettori.
Allearsi con i rappresentanti di chi ha concepito il “federalismo avvelenato” e soprattutto di chi per anni ha inquinato i territori dove i bambini meridionali muoiono di tumore è un atto che riteniamo gravemente autolesionista.
Non vogliamo Salvini a Lamezia, non vogliamo la Lega a Lamezia. Ma la cosa più sconcertante non è che il capo di un partito razzista, che negli ultimi 20 anni ha governato contro il Sud con i tagli che tutti conosciamo, vanga a chiedere voti alle proprie vittime; la cosa più sconcertante è che questi voti vengano offerti e dati.
Un superbo e plastico esempio di sindrome di Stoccolma. La vista e l’ascolto del razzismo militante ci offendono profondamente, così come ci turba l’appoggio dei nostri compatrioti e conterranei a partiti che hanno relegato il Sud a ruolo di colonia occupata. Probabilmente bisognerebbe studiare un po’ di più la storia recente e passata per capire ciò che succede oggi. L’ignoranza è la nostra peggior nemica. La cultura è la nostra arma migliore.
Franco Gallo (Coordinatore Pr. Catanzaro Partito del Sud)
Franco Gaudio (Coordinatore Pr. Cosenza Partito del Sud)

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Apprendiamo dalla stampa che il 5 di maggio 2014 Matteo Salvini sarà a Lamezia Terme per dare il via alla campagna elettorale delle europee 2014.
Riteniamo piuttosto strano che i meridionali facciano accordi elettorali con la lega nord e soprattutto riteniamo inquietante che, in cambio di posti in lista, vengano legittimati soggetti dediti al razzismo antimeridionale più becero e spregiudicato.
Salvini è il segretario di un partito che ha assunto come slogan “Prima il Nord” e che ha fatto del massacro economico e territoriale del meridione un punto di orgoglio e di forza verso i propri elettori.
Allearsi con i rappresentanti di chi ha concepito il “federalismo avvelenato” e soprattutto di chi per anni ha inquinato i territori dove i bambini meridionali muoiono di tumore è un atto che riteniamo gravemente autolesionista.
Non vogliamo Salvini a Lamezia, non vogliamo la Lega a Lamezia. Ma la cosa più sconcertante non è che il capo di un partito razzista, che negli ultimi 20 anni ha governato contro il Sud con i tagli che tutti conosciamo, vanga a chiedere voti alle proprie vittime; la cosa più sconcertante è che questi voti vengano offerti e dati.
Un superbo e plastico esempio di sindrome di Stoccolma. La vista e l’ascolto del razzismo militante ci offendono profondamente, così come ci turba l’appoggio dei nostri compatrioti e conterranei a partiti che hanno relegato il Sud a ruolo di colonia occupata. Probabilmente bisognerebbe studiare un po’ di più la storia recente e passata per capire ciò che succede oggi. L’ignoranza è la nostra peggior nemica. La cultura è la nostra arma migliore.
Franco Gallo (Coordinatore Pr. Catanzaro Partito del Sud)
Franco Gaudio (Coordinatore Pr. Cosenza Partito del Sud)
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Comunicato Stampa
Apprendiamo dalla stampa che il 5 di maggio 2014 Matteo Salvini sarà a Lamezia Terme per dare il via alla campagna elettorale delle europee 2014.
Riteniamo piuttosto strano che i meridionali facciano accordi elettorali con la lega nord e soprattutto riteniamo inquietante che, in cambio di posti in lista, vengano legittimati soggetti dediti al razzismo antimeridionale più becero e spregiudicato.
Salvini è il segretario di un partito che ha assunto come slogan “Prima il Nord” e che ha fatto del massacro economico e territoriale del meridione un punto di orgoglio e di forza verso i propri elettori.
Allearsi con i rappresentanti di chi ha concepito il “federalismo avvelenato” e soprattutto di chi per anni ha inquinato i territori dove i bambini meridionali muoiono di tumore è un atto che riteniamo gravemente autolesionista.
Non vogliamo Salvini a Lamezia, non vogliamo la Lega a Lamezia. Ma la cosa più sconcertante non è che il capo di un partito razzista, che negli ultimi 20 anni ha governato contro il Sud con i tagli che tutti conosciamo, vanga a chiedere voti alle proprie vittime; la cosa più sconcertante è che questi voti vengano offerti e dati.
Un superbo e plastico esempio di sindrome di Stoccolma. La vista e l’ascolto del razzismo militante ci offendono profondamente, così come ci turba l’appoggio dei nostri compatrioti e conterranei a partiti che hanno relegato il Sud a ruolo di colonia occupata. Probabilmente bisognerebbe studiare un po’ di più la storia recente e passata per capire ciò che succede oggi. L’ignoranza è la nostra peggior nemica. La cultura è la nostra arma migliore.
Franco Gallo (Coordinatore Pr. Catanzaro Partito del Sud)
Franco Gaudio (Coordinatore Pr. Cosenza Partito del Sud)

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Apprendiamo dalla stampa che il 5 di maggio 2014 Matteo Salvini sarà a Lamezia Terme per dare il via alla campagna elettorale delle europee 2014.
Riteniamo piuttosto strano che i meridionali facciano accordi elettorali con la lega nord e soprattutto riteniamo inquietante che, in cambio di posti in lista, vengano legittimati soggetti dediti al razzismo antimeridionale più becero e spregiudicato.
Salvini è il segretario di un partito che ha assunto come slogan “Prima il Nord” e che ha fatto del massacro economico e territoriale del meridione un punto di orgoglio e di forza verso i propri elettori.
Allearsi con i rappresentanti di chi ha concepito il “federalismo avvelenato” e soprattutto di chi per anni ha inquinato i territori dove i bambini meridionali muoiono di tumore è un atto che riteniamo gravemente autolesionista.
Non vogliamo Salvini a Lamezia, non vogliamo la Lega a Lamezia. Ma la cosa più sconcertante non è che il capo di un partito razzista, che negli ultimi 20 anni ha governato contro il Sud con i tagli che tutti conosciamo, vanga a chiedere voti alle proprie vittime; la cosa più sconcertante è che questi voti vengano offerti e dati.
Un superbo e plastico esempio di sindrome di Stoccolma. La vista e l’ascolto del razzismo militante ci offendono profondamente, così come ci turba l’appoggio dei nostri compatrioti e conterranei a partiti che hanno relegato il Sud a ruolo di colonia occupata. Probabilmente bisognerebbe studiare un po’ di più la storia recente e passata per capire ciò che succede oggi. L’ignoranza è la nostra peggior nemica. La cultura è la nostra arma migliore.
Franco Gallo (Coordinatore Pr. Catanzaro Partito del Sud)
Franco Gaudio (Coordinatore Pr. Cosenza Partito del Sud)
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giovedì 1 maggio 2014
JUNIO IUELE DEL PdelSUD PRESENTE ALLE ELEZIONI DI RENDE (CS) NELLA LISTA CIVICA "RENDE BENE COMUNE"
Vorrei spiegarvi perché mi candido alle prossime elezioni comunali del 25 maggio, nella lista Rende Bene Comune a sostegno di Marcello Manna. Mi candido perché ho a cuore “ Il futuro del territorio e delle sue potenzialità ....il meridione!” ...la vera sostanza delle cose. Negli anni scorsi ho incontrato e guardato negli occhi persone che ogni giorno si sono sentite soffocati da un sistema sclerotizzato intorno al “solito nome”. I cittadini chiedono una cosa fondamentale alla politica, che da oltre mezzo secolo fa e disfa, di non guardarsi l’ombelico, ma di prendere a cuore il loro lavoro, il loro impegno, le loro necessità.
Mi candido perché so che la buona tradizione del passato, di oltre trenta anni fa, si difende con una grande capacità d’innovazione: il nostro Comune può vantare diversi risultati importanti. Per difendere i risultati raggiunti, non si può “stare fermi”: occorre andare avanti, occorre correggere e migliorare, innovare con lungimiranza e senza paura. A questo scopo voglio orientare le mie idee e le mie capacità.
Inoltre credo che si debba fare di più in termini di trasparenza e nel fornire strumenti con cui i cittadini possano verificare e controllare il lavoro di chi hanno eletto. Vorrei impegnarmi anche in questo senso, perché per me il rapporto con gli elettori è fondamentale, a differenza di chi li considera dei sudditi.
Mi candido perché penso di avere le carte in regola per farlo. Non è solo questione di curriculum e di carriera, ma anche di indipendenza, di coerenza, di sapere dire dei sì quando occorre e dei no quando è giusto farlo. Dopo gli studi ho lavorato per anni senza fare politica, ho una professionalità riconosciuta e un lavoro cui posso in ogni momento ritornare.
Credo tantissimo nella lealtà, ma non nell’ubbidienza cieca, e ho sempre fatto le scelte da uomo libero, pagando per intero il prezzo se necessario. Mi candido perché voglio bene alla mia città, ma la vorrei migliore. Meridionalista da sempre, ho atteso il momento per entrare in politica.
Vorrei una Rende più libera di com’è, più simile a quello che i nostri elettori ci chiedono di essere, più coerente con le cose che affermiamo, più credibile. Se a voi Rende va bene così com’è non votatemi, ci sono altri candidati che potete votare.
Se volete bene a Rende come me e come me la vorreste diversa e migliore, io sono a vostra disposizione per provare a cambiarlo in meglio e farla assomigliare al progetto in cui abbiamo creduto. “Un futuro senza compromesso, la trasparenza è la mia guida”.
Questo è la strada che dobbiamo insegnare ed intraprendere per il futuro dei nostri figli
Onestà, coerenza, capacità e passione non si comprano: si costruiscono, si dimostrano, a volte si pagano. Ma ne vale la pena.Rende 27 aprile 2014 Junio Iuele
Sempre ribadendo la propria distanza dai partiti per una scelta di trasparenza e insistendo sulla natura civica del proprio progetto con il prof Pezzi, animatore della lista “Rende Bene Comune”, si è ritenuti di restare alternativi a gruppi politici locali.
Nel frattempo si è affacciata la candidatura a Sindaco dell' Avv. Marcello Manna che ha un passato di socialista e oltre alla trasparenza chiede di confrontarsi e misurasi sui temi, sui contenuti. con un proprio progetto: coalizione civica senza simboli di partiti.. Prima le idee!
Cosenza 28 aprile 2014 Giuseppe Spadafora.
Vorrei spiegarvi perché mi candido alle prossime elezioni comunali del 25 maggio, nella lista Rende Bene Comune a sostegno di Marcello Manna. Mi candido perché ho a cuore “ Il futuro del territorio e delle sue potenzialità ....il meridione!” ...la vera sostanza delle cose. Negli anni scorsi ho incontrato e guardato negli occhi persone che ogni giorno si sono sentite soffocati da un sistema sclerotizzato intorno al “solito nome”. I cittadini chiedono una cosa fondamentale alla politica, che da oltre mezzo secolo fa e disfa, di non guardarsi l’ombelico, ma di prendere a cuore il loro lavoro, il loro impegno, le loro necessità.
Mi candido perché so che la buona tradizione del passato, di oltre trenta anni fa, si difende con una grande capacità d’innovazione: il nostro Comune può vantare diversi risultati importanti. Per difendere i risultati raggiunti, non si può “stare fermi”: occorre andare avanti, occorre correggere e migliorare, innovare con lungimiranza e senza paura. A questo scopo voglio orientare le mie idee e le mie capacità.
Inoltre credo che si debba fare di più in termini di trasparenza e nel fornire strumenti con cui i cittadini possano verificare e controllare il lavoro di chi hanno eletto. Vorrei impegnarmi anche in questo senso, perché per me il rapporto con gli elettori è fondamentale, a differenza di chi li considera dei sudditi.
Mi candido perché penso di avere le carte in regola per farlo. Non è solo questione di curriculum e di carriera, ma anche di indipendenza, di coerenza, di sapere dire dei sì quando occorre e dei no quando è giusto farlo. Dopo gli studi ho lavorato per anni senza fare politica, ho una professionalità riconosciuta e un lavoro cui posso in ogni momento ritornare.
Credo tantissimo nella lealtà, ma non nell’ubbidienza cieca, e ho sempre fatto le scelte da uomo libero, pagando per intero il prezzo se necessario. Mi candido perché voglio bene alla mia città, ma la vorrei migliore. Meridionalista da sempre, ho atteso il momento per entrare in politica.
Vorrei una Rende più libera di com’è, più simile a quello che i nostri elettori ci chiedono di essere, più coerente con le cose che affermiamo, più credibile. Se a voi Rende va bene così com’è non votatemi, ci sono altri candidati che potete votare.
Se volete bene a Rende come me e come me la vorreste diversa e migliore, io sono a vostra disposizione per provare a cambiarlo in meglio e farla assomigliare al progetto in cui abbiamo creduto. “Un futuro senza compromesso, la trasparenza è la mia guida”.
Questo è la strada che dobbiamo insegnare ed intraprendere per il futuro dei nostri figli
Onestà, coerenza, capacità e passione non si comprano: si costruiscono, si dimostrano, a volte si pagano. Ma ne vale la pena.Rende 27 aprile 2014 Junio Iuele
Sempre ribadendo la propria distanza dai partiti per una scelta di trasparenza e insistendo sulla natura civica del proprio progetto con il prof Pezzi, animatore della lista “Rende Bene Comune”, si è ritenuti di restare alternativi a gruppi politici locali.
Nel frattempo si è affacciata la candidatura a Sindaco dell' Avv. Marcello Manna che ha un passato di socialista e oltre alla trasparenza chiede di confrontarsi e misurasi sui temi, sui contenuti. con un proprio progetto: coalizione civica senza simboli di partiti.. Prima le idee!
Cosenza 28 aprile 2014 Giuseppe Spadafora.
domenica 27 aprile 2014
PERCHE' BRIGANTI? di Domenico Iannantuoni e Francesco Cefalì
https://www.youtube.com/watch?v=uKo-PVShJ3o
Motta Santa Lucia - 12 Aprile 2014 Presentazione di: PERCHE' BRIGANTI - La vera storia del "brigante" Giuseppe Villella di Motta S. Lucia (di Domenico Iannantuoni e Francesco Cefalì) LOMBROSO E IL BRIGANTE - Storia di un cranio conteso (di Maria Teresa Milicia)
Un contributo verso la vera storia del Risorgimento italiano (il libro si può leggere su ebook a soli euro 3,50: www.inmondadori.it) per averlo in forma cartacea contattare "Arte Grafica di Gigliotti Franco" Via XX Settembre Lamezia Terme
LOMBROSO, il negazionismo e il diritto criminale
Di Domenico RomeoFonte:Lameziainstrada
Sono scorie di veleno quelle che scendono nel campo della scienza forense e nel campo della ricerca storica.
Veleno che scende a fiume, arsenico che trasuda e si getta in un mare di curaro che lascia in eredità un alone implacabile.
E’ Lombroso a scatenare queste discussioni, è il presunto padre dell’antropologia criminale a creare fazioni, scuole di pensiero, tesi più o meno uguali e difformi.
Procediamo con ordine in quel che sarà, con tale pezzo, una disamina investigativa che non ha intenzione di offendere reputazioni di alcun soggetto che verrà citato, ma solo fornire un‘analisi attenta ed un confronto culturale fra le parti chiamate in causa.
Venerdì 28 Marzo usciva un articolo su Repubblica, a firma del giornalista Massimo Novelli, che riportava una notizia inedita e da prime pagine: una studiosa, autrice di un libro su Lombroso, avrebbe subito minacce in seguito alla stesura del proprio libro in cui elogia la figura di Lombroso.
La notizia, come detto, sollevava un polverone perché citava soggetti, personaggi, enti, istituzioni varie.
L’autrice di questo libro, Prof.ssa Maria Teresa Milicia, è una stimata docente calabrese che insegna all’ Università di Padova ed in questo libro descrive la correlazione avuta fra Lombroso con il "brigate" Villella, il successivo analisi del suo cranio. La docente arriva ad una conclusione: le teorie lombrosiane non sono accusabili di razzismo scientifico. Per doverosa comunicazione ad eventuali ignari della materia, il cranio di Villella analizzato da Lombroso, rappresenta il feticcio dell’antropologia criminale su cui Lombroso ha ricavato la teoria del delinquente per natura (teoria astrusa, inventata, debellata dalla scienza).
Per doverosa informazione è necessario fare un’ulteriore correlazione fra il testo, la casa editrice (Salerno) e la sua gestione culturale.
Questo libro, difatti, esce in una collana diretta e seguita dal Prof. Alessandro Barbero, noto negazionista dell’olocausto dei Savoia verso i meridionali, risaputo negatore dell’istituzione del lager di Fenestrelle.
Si aggancia, dunque, la figura di questo accademico, come collante ideologico in ciò che sarà il messaggio definitivo del libro, ed è sul Prof. Barbero che adesso si spenderanno due righe.
Il negazionismo di quest’uomo su ciò che è stato l’ultimo crimine di fine Ottocento, il massacro del popolo del Meridione, appare non solo imbarazzante, a fronte della comprovata, acclarata, inconfutabile documentazione storica che lo accerta, ma diviene lucida dissertazione quando tali tesi vengono spiattellate in trasmissioni Rai, senza un contradditorio. Disinformazione che scorre come verità certa.
Dal profiling emerge l’uso della parola "frottola" al crimine etnico perpetrato, stessa tipologia di parola utilizzata dal negazionista della Shoah Faurisson, in sede di negazione di tale eccidio (“le camere a gas sono state una frottola di guerra, causa impossibilità tecnica di fuoriuscita”).
Altro particolare che porta ad attenzionare subito la psicologia del negazionista in genere, è l’utilizzo continuo del termine "revisionista". "Sei un revisionista"… "basta con questo revisionismo"…sono aspetti mentali di chi tende ad imporre una realtà costruita, spesso, artificiosamente e tramandata per verità storica sicura.
Pansa, giornalista autore di numerosi libri sul dopo il 25 Aprile in Italia, fu accusato violentemente, da specifici schieramenti politici, di "revisionismo", soltanto per avere detto il vero, ossia che il movimento partigiano italiano non era uniforme sugli intenti della post liberazione: alcuni partigiani optavano per una Nazione con Costituzione democratica, o Repubblicana, altri partigiani filo-sovietici optavano per una Nazione comunista (e, documenti alla mano, considerata tradita la Resistenza, iniziarono a porre inizio ad eccidi). Tutti i partigiani erano antifascisti, ma non tutti i partigiani erano liberali.
La parola di accusa "revisionista", nella psiche negazionista, indica un fastidio generato dalla volontà di chi sta di fronte, di dimostrare non solo accadimenti storici diversi nelle tesi, ma esposti in forma che indurrebbero al negazionista la perdita della sua credibilità e carisma sociale.
In realtà, non solo chi accusa di revisionismo è immerso in un pantano di negazionismo/oscurantismo, ma è evidente che vi è un linkage psicologico fra coloro i quali negano crimini accaduti, pur essendo soggetti di diversa nazionalità, contestualità storica, epoca.
In tale trasmissione lo show del negazionista, è proseguito, attribuendo il fenomeno del brigantaggio ad una mera lotta di ricchi contro poveri, collocando Pontelandolfo in Lucania (Professore, con rispetto parlando, la invitiamo non solo a riguardare la storia, ma anche la geografia in considerazione del fatto che tale località si trova in Campania).
Davanti agli schermi Rai, il nostro insigne luminare, dapprima nega l’ olocausto savoiardo, poi si contraddice confermando la discesa agli inferi dei liberatori piemontesi. Egregio Prof, ci ha un pò confusi, ci scusi, ricominciamo, repetita iuvant. Insomma, chiediamo scusa e sempre con rispetto parlando: sono scesi o non sono scesi al Mezzogiorno questi benedetti Savoia? Vuoi vedere che quell’esercito, con Lombroso al seguito, era sceso al Sud per trovare moglie meridionale tutta casa e chiesa?
Oltre alla negazione di massacri, eccidi, deportazioni, è bene sapere che il Prof. Barbero ha curato la prefazione del libro "Le catene dei Savoia" (scritto da altri autori), dove non solo si nega l’olocausto sabaudo, ma l’ accademico arriva ad una tesi, incredibilmente e lucidamente disarmante: ai meridionali deportati a Fenestrelle, era giusto destinare loro la sorte di essere sciolti nella calce viva, perché considerate le usanze dei tempi, si doveva fare ciò "per motivi di igiene".
Tesi che potrebbe essere interpretata come la solita, viscida, infame, reietta ratio sottesa che porta a fare indurre un messaggio chiaro e preciso: i meridionali puzzavano, puzzano e puzzeranno sempre. Rassegnatevi, sporchi terroni, è la vostra condizione naturale.
I Savoia, come da storia documentata, possono essere additati come i primi, veri, traditori della Patria, nonché traditori di quell’idea risorgimentale che aspirava di assegnare, ad un’unica Nazione, il concetto di autodeterminazione di un popolo e l’idea di Patria come casa comune.
“I Savoia hanno, nel dna della razza, l’assassino di Stato, le stragi innocenti, l’odio contro le masse lavoratrici”. Questa è stata la descrizione su quella dinastia reale prodotta dallo storico Gerlando Lentini, e nulla è più vero.
Una gloriosa carriera criminale, quella sabauda, iniziata con la corruzione, le devastazioni, la pulizia etnica del Sud, proseguita con la firma delle leggi razziali e conclusa in forma dignitosa con la fuga vigliacca di notte al porto di Pescara, approfittando di una nazione sotto le macerie del Secondo conflitto mondiale.
Vigliacchi e ladri, assassini impuniti.
Ma sia chiaro che, quando in questa disamina, si utilizzano detti riferimenti al casato Savoia, si specifica che i riferimenti vanno solo ed esclusivamente "a quei Savoia", quei signori che dal 1861 al 1943 erano presenti nel territorio nazionale a compiere le peggiori gesta criminali. E’ opportuno e doveroso indicare che tali riferimenti escludono gli eredi, i congiunti e gli affini dei fuggiaschi sabaudi, cittadini al di fuori di ogni colpa, meritevoli del consueto rispetto umano e che, rientrando in Italia dopo l’approvazione di legge, hanno accettato le norme sancite dalla Costituzione divenendo cittadini uguali agli altri nei diritti e nei doveri.
Avendo posto chiarezza sulla collana che gestisce il saggio della Prof. Milicia, dopo avere decritto, seppur in forma lieve, le assonanze psicologiche dei negazionisti, è bene spiegare a questo punto, che cos’è il negazionismo, l’oscurantismo e chi sono i negazionisti.
In termini sia scientifici che nell’ottica dell’investigazione psicologica, la differenza è sostanzialmente questa: l’oscurantismo è il nascondimento di crimini ideologici prodotto a monte, ossia da governi che, detenendo il potere, cercano di nascondere crimini ideologici commessi; il negazionismo è quella forma di negazione di un crimine ideologico, non sempre commesso da governi, ma da ambiti sociali o ideologici, che protendono a negare (anche pacchianamente) o a sminuire crimini efferati commessi in nome di una qualsiasi idea.
Il negazionista è colui che, innanzi all’evidenza, nega un crimine profanando la verità, o per un proprio delirio ideologico proteso all’avversione verso una razza, etnia, ecc., o in forma "guidata" al servizio di un Governo. In ultima analisi, può anche essere un folle più o meno dichiarato.
E così, nell’ universo dei negazionisti, troviamo una vasta gamma di coloro che negano con tutte le loro forze: la Shoah ebraica, l’eccidio degli indiani, le Foibe, il massacro del Sud da parte dei Savoia, la mafia, la Nakba e …. persino la nascita di Gesù Cristo (si può non credere alla figura messanica di Yousha Ben Joseph, ma la sua esistenza vissuta è realtà storica, desumibile sia in ambito teologico che dalla storia romana).
Basta solo pensare che la Turchia fatica, ad oggi, a trovare un serio riconoscimento per l’ingresso all’interno della Comunità Europea, in virtù di una presenza molto forte (anche in sede governativa), di negatori del massacro degli armeni, il primo eccidio del secolo novecento.
A questo, si aggiunge un particolare. In Italia, è rimasta in sospeso una legge che cataloga "il negazionismo" come reato. Dovesse passare questa legge, negare ogni genocidio accaduto, è reato, così’ come è reato diffondere tesi, diffamatorie, oscurantiste, propendenti alla negazione del genocidio in questione.
Bene, in considerazione che i massacri avvenuti in fase post-unitaria a Pontelandolfo e Casalduni ed in tutto il meridione dello Stivale (le predette località si trovano in Campania, Professore Barbero, non in Lucania, repetita iuvant semper), sono stati riconosciuti dal Governo italiano come genocidio (tempo fa l’ On. Amato si è recato in quei luoghi al fine di rendere onore alla stele dei martiri), dovesse passare la legge, negare tale pulizia etnica diverrà reato.
Torniamo all’origine del tema e pensiamo a ciò che è stato spunto di riflessione per molti. Come fa un’autrice calabrese ad essere promossa editorialmente da una collana negazionista ?
Per molti versi, non ce ne voglia nessuno, è come se un autore, o un’autrice, di chiare origine ebraiche, scrivesse un testo sul negazionismo della Shoah, facendosi sponsorizzare da una collana editoriale guidata da Faurisson.
Si ritiene che all’opinione pubblica tale notizia potrebbe provocare sconcerto e disgusto.
Se l’intento della Dott.ssa Milicia era quello di fare pubblicità al libro o di sponsorizzarlo mediante una fine campagna mediatica, allora possiamo dire che l’ operazione è perfettamente riuscita.
Ad ogni modo, la risposta la si individua nel vuoto normativo ad oggi esistente riguardante la legge sul ‘negazionismo’ rimasta immobile in sede di legiferazione ed è riconducibile ad una differenza sostanziale che c’è fra ciò che è immorale e ciò che è illegale.
In Italia, i negazionisti non rispondono penalmente, ma subiscono solo la pubblica esecrazione della scienza, dalla storia, dall’opinione pubblica. Ma non vanno in galera, purtroppo. Almeno per adesso. Le loro idee di profanazione sui crimini riconosciuti come genocidi, vengono fatte passare come scusante della libertà di pensiero, di opinione, di conduzione della ricerca storica.
All’estero, invece, in Paesi come l’ Austria, la moda del negazionismo come dirupo della scienza deviata, è quasi debellato in virtù di numerosi arresti condotti a criminali del pensiero o grazie numerosi internamenti in manicomi a soggetti che giuravano di avere parlato con testimoni della Shoah e testimoniavano l’assenza dei lager nazisti.
E’, pertanto, fuor di dubbio il fatto che coloro i quali, in Italia, negano il genocidio al popolo meridionale, non solo un giorno avranno buone possibilità di riempire le patrie galere, una volta passata la legge, ma andranno in galera coloro i quali diffonderanno libri, pseudo tesi, scritti, che recheranno nocumento alla dignità del dolore derivante dalle pulizie etniche. E le persone che si affiancheranno ideologicamente, culturalmente, intellettualmente, come da testo di legge, risponderanno di un ulteriore reato altrettanto : il concorso morale, forse più grave, perché recepito dall’esterno.
Questa impunità presente in Italia, fa scaturire un pericoloso diritto occulto, invisibile, che non è un diritto scritto, né tacito, ma una presa di posizione che nasce dall’automatismo delle tesi infami portate come certe: il diritto criminale.
Questo diritto si consolida con la volontà piena di volere, quindi con la volontà di ‘sentirsi in diritto’, di calpestare il crimine oggetto di attenzione, di essere ancora nel ‘diritto’ di alterare, mistificare la realtà a proprio piacimento. Il diritto criminale è quella sorta di moda culturale che intellettualoidi in odore di spirito di negazione, rendono ad adepti, incapaci al momento della volontà di discernimento fra verità e faziosità. Il diritto criminale, nasce quando la negazione e/o l’atteggiamento criminale preso in riferimento, diviene legalizzato spiritualmente, psicologicamente e/o di fatto. Si configura questa singolare forma di diritto, attraverso una volontà che porta a rimarcare , anche, o la liceità del crimine effettuato dall’offender, il quale ha agito per necessità storica o morale, e/o per evitare conseguenze peggiori verso la vittima, che in tale contesto dovrebbe essere grata al suo carnefice e che lo porta ad una forma di dipendenza/riconoscenza per lunghi tratti della vita.
Il diritto criminale trova la sua applicazione, altresì, quando, in particolari Stati teocratici di oggi, viene preteso dalla massa che in virtù di severe tradizioni e codici sociali, legifera il crimine verso un soggetto, come espiazione di un male irredimibile e gravemente offensivo. Capita, pertanto, che numerose donne vengono lapidate perché presunte adultere, capita che chi professa una religione ‘non ufficiale’, venga sgozzato. E’ crimine, ma è legge, quindi crimine non è.
E’ ossatura Costituzionale, parimenti a come consideriamo sacri i nostri dettati di legge ( seppur diversi, ovviamente, nell’esplicazione tipica di una Democrazia occidentale).
Il diritto criminale è, quindi, un’applicazione psicologica che prima di fondarsi sulla pratica storica, agisce con aggressiva profondità come ‘mindhunters’ verso il genere umano.
Dispiace per la prolissità dell’incipit, si è fatta questa premessa doverosa, fondamentale per tracciare un profilo prodromico , del tutto oggettivo, su quanto sarà in disamina.
Tornando all’articolo si riportano alcuni stralci di fondamentale importanza.
Scrive il giornalista Massimo Novelli che la presentazione della Prof. Milicia, da farsi nella patria di Giuseppe Villella, Motta S. Lucia, non si è svolta perché ‘ si temevano contestazioni da parte di esponenti di quei movimenti neoborbonici e antiunitari che da tempo, mediante uno stravolgimento e manipolazione della storia d’ Italia e del Risorgimento, impazzano sul web, attaccando ed insultando chi non la pensi come loro’
Questa notizia riportata è falsa
La falsità, si tramuta in diffamazione, stortura della verità, quando, successivamente nell’articolo, si cita il Comitato No Lombroso, associandolo sottesamente ad un movimento di natura quasi anarco- insurrezionalista. Disinformazione gratuita, messa in moto senza conoscere gli intenti di questo Comitato scientifico. Quest’ultimo, applica una finalità, come da atto costitutivo, di condurre un’ opera di abbattimento alle teorie eugenetiche condotte dal capostipite dell’Antropologia Criminale, promuovendo un disegno di legge per la messa al bando della memoria di uomini colpevoli direttamente e indirettamente di delitti connessi con crimini di guerra e razzismo.
Un fine nobile di tale Comitato Scientifico, rigorosamente apolitico, apartitico composto da uomini e donne di diversa levatura intellettuale, che combattono per una causa comune: i diritti umani. Attaccare il Comitato Scientifico significa attaccare i diritti umani, né più, né meno. Attaccare i diritti umani, diventa, un’ azione disdicevole da qualsivoglia persona la metta in pratica.
La causa perorata dal Comitato Scientifico, è sì quella legata al cranio di Villella, ma anche quella legata alla restituzione di ogni resto umano esposto in maniera barbara ed indecente, senza alcun motivo né fondamento scientifico, all’interno del Museo Lombroso di Torino. Quei resti appartengono ad essere umani fatti passare artificiosamente per delinquenti , in una nazione che tutela il diritto al decoro dell’essere umano, in vita e dopo, in un sistema internazionale tutelato dalla Carta di Nizza.
Con il coinvolgimento di artisti, enti, personalità di spicco nei vari campi della Nazione, il Comitato Scientifico viene vissuto dagli appartenenti come una dimensione umana preponderante, figlia di un senso di appartenenza comunitario e spirituale, slegato da oltranzismi religiosi, politici, personali.
Fatta chiarezza su questo, si potrebbe intendere l’attacco ad un Comitato Scientifico che lotta per la salvaguardia dei diritti umani, come una manovra artificiosa di spostare il baricentro della verità in canali di disinformazione per creare denigrazione gratuita.
Passare dall’attività scientifica, dai diritti umani, al nostalgismo neoborbonico…certo che ce ne vuole !
A tal uopo, si precisa che dopo simili notizie giornalistiche, il Presidente del prefato Comitato, Dott. Domenico Iannantuoni, ha avuto un incontro telefonico con il Sig. Novelli, il quale ha mostrato sincera costernazione nell’apprendere le attività reali del ‘ No Lombroso’ e , pertanto, si dirà: chi ha dettato l’inquietante testo all’ignaro giornalista ? A quest’ultimo, non si vuole ascrivere nessuna colpa, se non la leggerezza di avere riportato notizie che ha ritenuto, erroneamente, fondate dalla fonte. E questa fonte, chi sarebbe ? Peccato, ancora, che all’invito estesogli di fare dovute integrazioni doverose all’articolo, ad oggi, tale invito è rimasto disatteso.
Il pezzo di Repubblica continua ad affondare in forma diffamatoria sugli abitanti del paese di Villella, affermando che un’Informativa dei Carabinieri aveva intimato al Sindaco, Dott. Amedeo Colacino, di evitare questa presentazione per motivazioni legate all’ordine pubblico.
Non solo non è mai esistita alcuna Informativa, ma il Sindaco del paese chiamato in causa ha sporto querela verso tale giornalista, perché i fatti descritti non rispondono al vero.
Per la cronaca, il libro non solo è stato presentato in data successiva, ma in contradditorio con un altro libro ( ‘Perché Briganti?’ ) dei Dott. ri Domenico Iannantuoni e Francesco Cefalì.
Ma il bello deve ancora venire, concentriamoci su quanto asserito dalla Dott. ssa Milicia in tale articolo.
Da come riportato, la ricercatrice asserisce che Villella viene considerato un patriota dai suoi concittadini, quando in realtà era un ladruncolo: scoperta che ha lasciato in molti perplessi.
Per la semplice ragione che fra le motivazioni racchiuse nella richiesta da parte del Comune, assolutamente legittima, di riavere indietro il teschio, è correlata una inconfutabile descrizione storica sull’identità e sul profilo soggettivo del soggetto in questione, sottoposto a fermo, all’epoca, per avere fatto da palo ad un furto. Non un brigate, dunque, ma un poveraccio che per fame, ha fatto da palo. Fin qui, dunque, niente di nuovo, vecchie verità già accertate.
Motivazione che amplifica le ragioni di coloro che invocano la degna sepoltura, perché avvalorano ulteriormente l’aberrazione su Lombroso e nei riguardi della sua criminale tesi dell’atavismo.
Ma è altro che lascia sconcertati in molti, ossia quando si legge che la Prof.ssa Milicia asserisce che : “ Se non ci fosse stato di mezzo Lombroso, il cranio del povero Villella sarebbe stato sepolto in una fossa comune…”
Fermiamoci un attimo e ragioniamo.
Con tutto il rispetto per la docente calabrese, se la chiave di lettura di questa frase è intesa come senso della salvaguardia della pietas dei defunti, a questo punto si avvalora ulteriormente la domanda che cosa ci possa fare un cranio ‘salvato’ ed esposto musealmente, nonostante sia privo di ogni particolare scientifico.
Se la chiave di lettura, è intesa come forma di privilegio, perché il suo feticcio è reso immortale da un folle tagliatore di teste, non ce ne voglia la Dott.ssa Milicia, ma, a parere di molti, siamo al dileggio dell’essere umano nei valori più sacri ( sicuramente involontario da parte della docente, che intende prediligere l’aspetto museale ). Tutt’al più dovrebbe essere Lombroso, l’offender, il massacratore, l’assassino seriale parafiliaco e dovere ringraziare la sua vittima per averlo reso immortale. Solo l’ Italia ha potuto dare retta ad un folle simile, precursore ideologico del nazismo, in considerazione del fatto che all’estero ridono e sbeffeggiano su tali teorie lombrosiane.
Se così fosse, ci si può ricondurre alla teoria che giustifica il male ponendolo come legge, come Ius imperii per definizione naturale: il diritto criminale, che in questo caso, in forma ovvia, si tramuta in diritto criminale di eugenetica.
Senza offesa per nessuno, sono disamine forti, oggettive, che si ritiene possano mettere d’accordo mondo cristiano e mondo ateo con valori etici.
A parere di molti, appaiono altrettanto lacunose e che potrebbero provocare sincero imbarazzo fra gli addetti ai lavori, le ulteriori dichiarazioni della Prof. Milicia, rilasciate al sito Approdonew, quando sostiene che il Lombroso non aveva catalogato i calabresi come criminali o delinquenti per natura, in virtù degli scritti contenuti nel saggio ‘ In Calabria’.
A comprova ulteriore della sua particolare attenzione morbosa nei riguardi della conformazione cranica dei calabresi, al fine di ricavare i lineamenti de ‘ L’uomo Delinquente’, vi è la sua ‘missione di pace’ come Ufficiale medico dell’esercito savoiardo, in cui lo psicopatico millantatore, da buon mercenario al servizio dei criminali sabaudi, ha avuto tutto il tempo per misurare crani, squartare teste consegnate dopo la macelleria degli antesignani dei nazisti. La terra di conquista delle razze inferiori semitiche, non ha scampo.
Si rispetta il diritto di opinione della docente, ma in tutta franchezza, probabilmente nell’ambito dell’ analisi del testo, a parere di molti, sembra le sia sfuggito il capitolo in cui lo stesso Lombroso descriveva in forma chiara, la conformazione cranica dei calabresi, facendo confluire la logica del proprio discorso, in un contesto di soggetti arretrati ed inferiori su scala umana e sociale, stereotipati per via razziale.
E’ anche, riguardo al Museo che l’autrice del libro, utilizza parole di apprezzamento e che lo esclude dall’essere un Museo razzista.
Per molti , non solo è razzista, ma è di più: è sottilmente veteronazista, attraverso messaggi a volte diretti o indiretti, alle volte sottesi, alle volte subliminali, che evocano all’ignaro visitatore, l’elenco di razze inferiori, superiori.
I passaggi diabolici verso il visitatore si possono riscontrare attraverso descrizioni apposte sui resti umani : ‘omo quadrumàno” delle specie inferiori’, rimarcando nella guida del Museo a pagina 75 che: “L'indagine lombrosiana tesa a scoprire quale grande monstrum si celi dietro il ladruncolo o il brigante. Derivando una propensione innata a delinquere dalla struttura anatomica dell'individuo o più semplicemente dall'appartenere a una determinata razza si profila la nuova figura del delinquente nato “.
A questi deliri, il Direttore del Museo ha risposto che l’ente, comunque, informa il visitatore dell’infondatezza scientifica di tali teorie ed a questo punto la domanda è sempre quella: attestata l’infondatezza, che motivo c’e’ di esibire resti umani, cavie da laboratorio ?
E’ come se, ad oggi, in Germania si istituisse un Museo che rielaborerebbe le nefandezze del Dott. Mengele ed esposti i poveri cadaveri dei lager nazisti.
In un’ Europa che è uscita con le ossa rotta da due Guerre Mondiali, siamo all’assurdo, alla profanazione dei valori più sacri ed inviolabili, all’apologia del protonazismo.
Il nazismo, di fatti, non è da considerarsi come l’inventore dell’antisemitismo, ma l’organizzatore perfetto di quelle pratiche, convogliate nel famoso diritto criminale, che hanno portato alla deportazione ed esibizione di uomini perché classificati come esseri inferiori, sulla base della pretesa della massa, in sinergia con l’ideologia: una simbiosi inscindibile.
E queste idee, morte il nazismo, si sono svestite della croce uncinata, ma si sono riciclate nei Governi del mondo, nella scienza, nella medicina deviata, nella biologia mistificata, nelle ideologie segregazioniste di cui Mandela fu un alfiere combattente.
L’ultima frontiera, in Italia, è rappresentata da questa ignobile esposizione di crani, teschi, e quant’altro. Che Dio ci perdoni.
La vicenda Lombroso-Villella, in un ottica di osservazione sociale, è divenuta anche una moda da parte di molti, di blaterare di criminologia, di scrivere di argomenti pertinenti alla scienza criminologica, senza che molti degli interessati abbiano una carta che attesti una minima competenza in questa materia.
Questa moda del Lombroso , non è altro che una prosecuzione della moda lanciata dai telefilm Criminal Mind, da cui molti traggono spunti ‘romanzati’ e lontani dalla scienza investigativa reale, in cui tutti diventano criminologi, tutti trovano l’assassino, tutti sanno andare sulla crime scene.
Qualcosa che rimanda ad un fantastico articolo prodotto dal Prof. Marco Strano ( criminologo di rango internazionale), denominato ‘ I criminologi e il circo mediatico’. Si raccomanda assolutamente la lettura.
Per connessione automatica a questa vicenda, si richiama al gusto del buon senso da parte di molti: non basta leggere la corrispondenza fra Lombroso e Villella, non basta leggere gli scritti di Lombroso, tantomeno recarsi in vacanza nei Comuni calabresi per esaminare atti, per essere conoscitori reali delle origini dell’antropologia criminale. E’ ciò che si legge in alcuni scritti in generale, è di un sincero imbarazzo da non riuscire nemmeno a controbattere.
E’ vero anche che vi sono persone che, al di fuori del mondo criminologico, essendo storici di primo taglio nel panorama nazionale, sono ottimi conoscitori dei contenuti di Lombroso ( come il Dott. Iannantuoni e Dott. Cefalì, tanto di cappello), ma l’appello che si rivolge non a loro, ma a terze, eventuali persone è quello di non sentirsi padroni della materia in forma compiuta, non solo senza avere certificazioni di competenza criminologiche, ma senza avere fatto affondi in ambito investigativo, su: fisiognomica, identificazione preventiva e segnalamento fotodattiloscopico, frenologia, criminologia clinica ed applicata, e tutto quello che riguarda la concettualizzazione dell’antropologia criminale.
Per fare un esempio assolutamente fuori da riferimenti a cose e/o persone, un conto è essere degli ottimi docenti di storia, letteratura, psicologia, matematica, antropologia, altro è avere certificazioni di competenza sull’antropologia criminale, quindi di autentica criminologia; un conto è sapere parlare bene di calcio ed intendersi sugli schemi a zona, altro è fare l’allenatore o il calciatore; un conto è sapere distinguere le varie tipologie d’uccelli, altro è saper volare. Qui libet in arte sua perito est credendum, sostenevano i latini.
Siamo figli di una Costituzione democratica, repubblicana, nata dal bagno di sangue versato dai nostri nonni per liberarci dall’oppressore e dall’oppressione del pregiudizio scientifico e morale.
Non abbiamo bisogno di re, regine o stemmi di casati fasulli.
Abbiamo bisogno del giusto buon senso che faccia rinsavire gli italiani tutti di questa nazione, facendoli sentire legati dal sentimento di nazione e di civiltà dell’etica morale.
Ma affinché arrivi questo, appare necessario svegliare le coscienze ed ergerci a portatori e difensori della civiltà della scienza ed avere il coraggio di abbattere qualsiasi contaminazione o servilismo intellettuale.
Domenico Romeo
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https://www.youtube.com/watch?v=uKo-PVShJ3o
Motta Santa Lucia - 12 Aprile 2014 Presentazione di: PERCHE' BRIGANTI - La vera storia del "brigante" Giuseppe Villella di Motta S. Lucia (di Domenico Iannantuoni e Francesco Cefalì) LOMBROSO E IL BRIGANTE - Storia di un cranio conteso (di Maria Teresa Milicia)
Un contributo verso la vera storia del Risorgimento italiano (il libro si può leggere su ebook a soli euro 3,50: www.inmondadori.it) per averlo in forma cartacea contattare "Arte Grafica di Gigliotti Franco" Via XX Settembre Lamezia Terme
LOMBROSO, il negazionismo e il diritto criminale
Di Domenico RomeoFonte:Lameziainstrada
Sono scorie di veleno quelle che scendono nel campo della scienza forense e nel campo della ricerca storica.
Veleno che scende a fiume, arsenico che trasuda e si getta in un mare di curaro che lascia in eredità un alone implacabile.
E’ Lombroso a scatenare queste discussioni, è il presunto padre dell’antropologia criminale a creare fazioni, scuole di pensiero, tesi più o meno uguali e difformi.
Procediamo con ordine in quel che sarà, con tale pezzo, una disamina investigativa che non ha intenzione di offendere reputazioni di alcun soggetto che verrà citato, ma solo fornire un‘analisi attenta ed un confronto culturale fra le parti chiamate in causa.
Venerdì 28 Marzo usciva un articolo su Repubblica, a firma del giornalista Massimo Novelli, che riportava una notizia inedita e da prime pagine: una studiosa, autrice di un libro su Lombroso, avrebbe subito minacce in seguito alla stesura del proprio libro in cui elogia la figura di Lombroso.
La notizia, come detto, sollevava un polverone perché citava soggetti, personaggi, enti, istituzioni varie.
L’autrice di questo libro, Prof.ssa Maria Teresa Milicia, è una stimata docente calabrese che insegna all’ Università di Padova ed in questo libro descrive la correlazione avuta fra Lombroso con il "brigate" Villella, il successivo analisi del suo cranio. La docente arriva ad una conclusione: le teorie lombrosiane non sono accusabili di razzismo scientifico. Per doverosa comunicazione ad eventuali ignari della materia, il cranio di Villella analizzato da Lombroso, rappresenta il feticcio dell’antropologia criminale su cui Lombroso ha ricavato la teoria del delinquente per natura (teoria astrusa, inventata, debellata dalla scienza).
Per doverosa informazione è necessario fare un’ulteriore correlazione fra il testo, la casa editrice (Salerno) e la sua gestione culturale.
Questo libro, difatti, esce in una collana diretta e seguita dal Prof. Alessandro Barbero, noto negazionista dell’olocausto dei Savoia verso i meridionali, risaputo negatore dell’istituzione del lager di Fenestrelle.
Si aggancia, dunque, la figura di questo accademico, come collante ideologico in ciò che sarà il messaggio definitivo del libro, ed è sul Prof. Barbero che adesso si spenderanno due righe.
Il negazionismo di quest’uomo su ciò che è stato l’ultimo crimine di fine Ottocento, il massacro del popolo del Meridione, appare non solo imbarazzante, a fronte della comprovata, acclarata, inconfutabile documentazione storica che lo accerta, ma diviene lucida dissertazione quando tali tesi vengono spiattellate in trasmissioni Rai, senza un contradditorio. Disinformazione che scorre come verità certa.
Dal profiling emerge l’uso della parola "frottola" al crimine etnico perpetrato, stessa tipologia di parola utilizzata dal negazionista della Shoah Faurisson, in sede di negazione di tale eccidio (“le camere a gas sono state una frottola di guerra, causa impossibilità tecnica di fuoriuscita”).
Altro particolare che porta ad attenzionare subito la psicologia del negazionista in genere, è l’utilizzo continuo del termine "revisionista". "Sei un revisionista"… "basta con questo revisionismo"…sono aspetti mentali di chi tende ad imporre una realtà costruita, spesso, artificiosamente e tramandata per verità storica sicura.
Pansa, giornalista autore di numerosi libri sul dopo il 25 Aprile in Italia, fu accusato violentemente, da specifici schieramenti politici, di "revisionismo", soltanto per avere detto il vero, ossia che il movimento partigiano italiano non era uniforme sugli intenti della post liberazione: alcuni partigiani optavano per una Nazione con Costituzione democratica, o Repubblicana, altri partigiani filo-sovietici optavano per una Nazione comunista (e, documenti alla mano, considerata tradita la Resistenza, iniziarono a porre inizio ad eccidi). Tutti i partigiani erano antifascisti, ma non tutti i partigiani erano liberali.
La parola di accusa "revisionista", nella psiche negazionista, indica un fastidio generato dalla volontà di chi sta di fronte, di dimostrare non solo accadimenti storici diversi nelle tesi, ma esposti in forma che indurrebbero al negazionista la perdita della sua credibilità e carisma sociale.
In realtà, non solo chi accusa di revisionismo è immerso in un pantano di negazionismo/oscurantismo, ma è evidente che vi è un linkage psicologico fra coloro i quali negano crimini accaduti, pur essendo soggetti di diversa nazionalità, contestualità storica, epoca.
In tale trasmissione lo show del negazionista, è proseguito, attribuendo il fenomeno del brigantaggio ad una mera lotta di ricchi contro poveri, collocando Pontelandolfo in Lucania (Professore, con rispetto parlando, la invitiamo non solo a riguardare la storia, ma anche la geografia in considerazione del fatto che tale località si trova in Campania).
Davanti agli schermi Rai, il nostro insigne luminare, dapprima nega l’ olocausto savoiardo, poi si contraddice confermando la discesa agli inferi dei liberatori piemontesi. Egregio Prof, ci ha un pò confusi, ci scusi, ricominciamo, repetita iuvant. Insomma, chiediamo scusa e sempre con rispetto parlando: sono scesi o non sono scesi al Mezzogiorno questi benedetti Savoia? Vuoi vedere che quell’esercito, con Lombroso al seguito, era sceso al Sud per trovare moglie meridionale tutta casa e chiesa?
Oltre alla negazione di massacri, eccidi, deportazioni, è bene sapere che il Prof. Barbero ha curato la prefazione del libro "Le catene dei Savoia" (scritto da altri autori), dove non solo si nega l’olocausto sabaudo, ma l’ accademico arriva ad una tesi, incredibilmente e lucidamente disarmante: ai meridionali deportati a Fenestrelle, era giusto destinare loro la sorte di essere sciolti nella calce viva, perché considerate le usanze dei tempi, si doveva fare ciò "per motivi di igiene".
Tesi che potrebbe essere interpretata come la solita, viscida, infame, reietta ratio sottesa che porta a fare indurre un messaggio chiaro e preciso: i meridionali puzzavano, puzzano e puzzeranno sempre. Rassegnatevi, sporchi terroni, è la vostra condizione naturale.
I Savoia, come da storia documentata, possono essere additati come i primi, veri, traditori della Patria, nonché traditori di quell’idea risorgimentale che aspirava di assegnare, ad un’unica Nazione, il concetto di autodeterminazione di un popolo e l’idea di Patria come casa comune.
“I Savoia hanno, nel dna della razza, l’assassino di Stato, le stragi innocenti, l’odio contro le masse lavoratrici”. Questa è stata la descrizione su quella dinastia reale prodotta dallo storico Gerlando Lentini, e nulla è più vero.
Una gloriosa carriera criminale, quella sabauda, iniziata con la corruzione, le devastazioni, la pulizia etnica del Sud, proseguita con la firma delle leggi razziali e conclusa in forma dignitosa con la fuga vigliacca di notte al porto di Pescara, approfittando di una nazione sotto le macerie del Secondo conflitto mondiale.
Vigliacchi e ladri, assassini impuniti.
Ma sia chiaro che, quando in questa disamina, si utilizzano detti riferimenti al casato Savoia, si specifica che i riferimenti vanno solo ed esclusivamente "a quei Savoia", quei signori che dal 1861 al 1943 erano presenti nel territorio nazionale a compiere le peggiori gesta criminali. E’ opportuno e doveroso indicare che tali riferimenti escludono gli eredi, i congiunti e gli affini dei fuggiaschi sabaudi, cittadini al di fuori di ogni colpa, meritevoli del consueto rispetto umano e che, rientrando in Italia dopo l’approvazione di legge, hanno accettato le norme sancite dalla Costituzione divenendo cittadini uguali agli altri nei diritti e nei doveri.
Avendo posto chiarezza sulla collana che gestisce il saggio della Prof. Milicia, dopo avere decritto, seppur in forma lieve, le assonanze psicologiche dei negazionisti, è bene spiegare a questo punto, che cos’è il negazionismo, l’oscurantismo e chi sono i negazionisti.
In termini sia scientifici che nell’ottica dell’investigazione psicologica, la differenza è sostanzialmente questa: l’oscurantismo è il nascondimento di crimini ideologici prodotto a monte, ossia da governi che, detenendo il potere, cercano di nascondere crimini ideologici commessi; il negazionismo è quella forma di negazione di un crimine ideologico, non sempre commesso da governi, ma da ambiti sociali o ideologici, che protendono a negare (anche pacchianamente) o a sminuire crimini efferati commessi in nome di una qualsiasi idea.
Il negazionista è colui che, innanzi all’evidenza, nega un crimine profanando la verità, o per un proprio delirio ideologico proteso all’avversione verso una razza, etnia, ecc., o in forma "guidata" al servizio di un Governo. In ultima analisi, può anche essere un folle più o meno dichiarato.
E così, nell’ universo dei negazionisti, troviamo una vasta gamma di coloro che negano con tutte le loro forze: la Shoah ebraica, l’eccidio degli indiani, le Foibe, il massacro del Sud da parte dei Savoia, la mafia, la Nakba e …. persino la nascita di Gesù Cristo (si può non credere alla figura messanica di Yousha Ben Joseph, ma la sua esistenza vissuta è realtà storica, desumibile sia in ambito teologico che dalla storia romana).
Basta solo pensare che la Turchia fatica, ad oggi, a trovare un serio riconoscimento per l’ingresso all’interno della Comunità Europea, in virtù di una presenza molto forte (anche in sede governativa), di negatori del massacro degli armeni, il primo eccidio del secolo novecento.
A questo, si aggiunge un particolare. In Italia, è rimasta in sospeso una legge che cataloga "il negazionismo" come reato. Dovesse passare questa legge, negare ogni genocidio accaduto, è reato, così’ come è reato diffondere tesi, diffamatorie, oscurantiste, propendenti alla negazione del genocidio in questione.
Bene, in considerazione che i massacri avvenuti in fase post-unitaria a Pontelandolfo e Casalduni ed in tutto il meridione dello Stivale (le predette località si trovano in Campania, Professore Barbero, non in Lucania, repetita iuvant semper), sono stati riconosciuti dal Governo italiano come genocidio (tempo fa l’ On. Amato si è recato in quei luoghi al fine di rendere onore alla stele dei martiri), dovesse passare la legge, negare tale pulizia etnica diverrà reato.
Torniamo all’origine del tema e pensiamo a ciò che è stato spunto di riflessione per molti. Come fa un’autrice calabrese ad essere promossa editorialmente da una collana negazionista ?
Per molti versi, non ce ne voglia nessuno, è come se un autore, o un’autrice, di chiare origine ebraiche, scrivesse un testo sul negazionismo della Shoah, facendosi sponsorizzare da una collana editoriale guidata da Faurisson.
Si ritiene che all’opinione pubblica tale notizia potrebbe provocare sconcerto e disgusto.
Se l’intento della Dott.ssa Milicia era quello di fare pubblicità al libro o di sponsorizzarlo mediante una fine campagna mediatica, allora possiamo dire che l’ operazione è perfettamente riuscita.
Ad ogni modo, la risposta la si individua nel vuoto normativo ad oggi esistente riguardante la legge sul ‘negazionismo’ rimasta immobile in sede di legiferazione ed è riconducibile ad una differenza sostanziale che c’è fra ciò che è immorale e ciò che è illegale.
In Italia, i negazionisti non rispondono penalmente, ma subiscono solo la pubblica esecrazione della scienza, dalla storia, dall’opinione pubblica. Ma non vanno in galera, purtroppo. Almeno per adesso. Le loro idee di profanazione sui crimini riconosciuti come genocidi, vengono fatte passare come scusante della libertà di pensiero, di opinione, di conduzione della ricerca storica.
All’estero, invece, in Paesi come l’ Austria, la moda del negazionismo come dirupo della scienza deviata, è quasi debellato in virtù di numerosi arresti condotti a criminali del pensiero o grazie numerosi internamenti in manicomi a soggetti che giuravano di avere parlato con testimoni della Shoah e testimoniavano l’assenza dei lager nazisti.
E’, pertanto, fuor di dubbio il fatto che coloro i quali, in Italia, negano il genocidio al popolo meridionale, non solo un giorno avranno buone possibilità di riempire le patrie galere, una volta passata la legge, ma andranno in galera coloro i quali diffonderanno libri, pseudo tesi, scritti, che recheranno nocumento alla dignità del dolore derivante dalle pulizie etniche. E le persone che si affiancheranno ideologicamente, culturalmente, intellettualmente, come da testo di legge, risponderanno di un ulteriore reato altrettanto : il concorso morale, forse più grave, perché recepito dall’esterno.
Questa impunità presente in Italia, fa scaturire un pericoloso diritto occulto, invisibile, che non è un diritto scritto, né tacito, ma una presa di posizione che nasce dall’automatismo delle tesi infami portate come certe: il diritto criminale.
Questo diritto si consolida con la volontà piena di volere, quindi con la volontà di ‘sentirsi in diritto’, di calpestare il crimine oggetto di attenzione, di essere ancora nel ‘diritto’ di alterare, mistificare la realtà a proprio piacimento. Il diritto criminale è quella sorta di moda culturale che intellettualoidi in odore di spirito di negazione, rendono ad adepti, incapaci al momento della volontà di discernimento fra verità e faziosità. Il diritto criminale, nasce quando la negazione e/o l’atteggiamento criminale preso in riferimento, diviene legalizzato spiritualmente, psicologicamente e/o di fatto. Si configura questa singolare forma di diritto, attraverso una volontà che porta a rimarcare , anche, o la liceità del crimine effettuato dall’offender, il quale ha agito per necessità storica o morale, e/o per evitare conseguenze peggiori verso la vittima, che in tale contesto dovrebbe essere grata al suo carnefice e che lo porta ad una forma di dipendenza/riconoscenza per lunghi tratti della vita.
Il diritto criminale trova la sua applicazione, altresì, quando, in particolari Stati teocratici di oggi, viene preteso dalla massa che in virtù di severe tradizioni e codici sociali, legifera il crimine verso un soggetto, come espiazione di un male irredimibile e gravemente offensivo. Capita, pertanto, che numerose donne vengono lapidate perché presunte adultere, capita che chi professa una religione ‘non ufficiale’, venga sgozzato. E’ crimine, ma è legge, quindi crimine non è.
E’ ossatura Costituzionale, parimenti a come consideriamo sacri i nostri dettati di legge ( seppur diversi, ovviamente, nell’esplicazione tipica di una Democrazia occidentale).
Il diritto criminale è, quindi, un’applicazione psicologica che prima di fondarsi sulla pratica storica, agisce con aggressiva profondità come ‘mindhunters’ verso il genere umano.
Dispiace per la prolissità dell’incipit, si è fatta questa premessa doverosa, fondamentale per tracciare un profilo prodromico , del tutto oggettivo, su quanto sarà in disamina.
Tornando all’articolo si riportano alcuni stralci di fondamentale importanza.
Scrive il giornalista Massimo Novelli che la presentazione della Prof. Milicia, da farsi nella patria di Giuseppe Villella, Motta S. Lucia, non si è svolta perché ‘ si temevano contestazioni da parte di esponenti di quei movimenti neoborbonici e antiunitari che da tempo, mediante uno stravolgimento e manipolazione della storia d’ Italia e del Risorgimento, impazzano sul web, attaccando ed insultando chi non la pensi come loro’
Questa notizia riportata è falsa
La falsità, si tramuta in diffamazione, stortura della verità, quando, successivamente nell’articolo, si cita il Comitato No Lombroso, associandolo sottesamente ad un movimento di natura quasi anarco- insurrezionalista. Disinformazione gratuita, messa in moto senza conoscere gli intenti di questo Comitato scientifico. Quest’ultimo, applica una finalità, come da atto costitutivo, di condurre un’ opera di abbattimento alle teorie eugenetiche condotte dal capostipite dell’Antropologia Criminale, promuovendo un disegno di legge per la messa al bando della memoria di uomini colpevoli direttamente e indirettamente di delitti connessi con crimini di guerra e razzismo.
Un fine nobile di tale Comitato Scientifico, rigorosamente apolitico, apartitico composto da uomini e donne di diversa levatura intellettuale, che combattono per una causa comune: i diritti umani. Attaccare il Comitato Scientifico significa attaccare i diritti umani, né più, né meno. Attaccare i diritti umani, diventa, un’ azione disdicevole da qualsivoglia persona la metta in pratica.
La causa perorata dal Comitato Scientifico, è sì quella legata al cranio di Villella, ma anche quella legata alla restituzione di ogni resto umano esposto in maniera barbara ed indecente, senza alcun motivo né fondamento scientifico, all’interno del Museo Lombroso di Torino. Quei resti appartengono ad essere umani fatti passare artificiosamente per delinquenti , in una nazione che tutela il diritto al decoro dell’essere umano, in vita e dopo, in un sistema internazionale tutelato dalla Carta di Nizza.
Con il coinvolgimento di artisti, enti, personalità di spicco nei vari campi della Nazione, il Comitato Scientifico viene vissuto dagli appartenenti come una dimensione umana preponderante, figlia di un senso di appartenenza comunitario e spirituale, slegato da oltranzismi religiosi, politici, personali.
Fatta chiarezza su questo, si potrebbe intendere l’attacco ad un Comitato Scientifico che lotta per la salvaguardia dei diritti umani, come una manovra artificiosa di spostare il baricentro della verità in canali di disinformazione per creare denigrazione gratuita.
Passare dall’attività scientifica, dai diritti umani, al nostalgismo neoborbonico…certo che ce ne vuole !
A tal uopo, si precisa che dopo simili notizie giornalistiche, il Presidente del prefato Comitato, Dott. Domenico Iannantuoni, ha avuto un incontro telefonico con il Sig. Novelli, il quale ha mostrato sincera costernazione nell’apprendere le attività reali del ‘ No Lombroso’ e , pertanto, si dirà: chi ha dettato l’inquietante testo all’ignaro giornalista ? A quest’ultimo, non si vuole ascrivere nessuna colpa, se non la leggerezza di avere riportato notizie che ha ritenuto, erroneamente, fondate dalla fonte. E questa fonte, chi sarebbe ? Peccato, ancora, che all’invito estesogli di fare dovute integrazioni doverose all’articolo, ad oggi, tale invito è rimasto disatteso.
Il pezzo di Repubblica continua ad affondare in forma diffamatoria sugli abitanti del paese di Villella, affermando che un’Informativa dei Carabinieri aveva intimato al Sindaco, Dott. Amedeo Colacino, di evitare questa presentazione per motivazioni legate all’ordine pubblico.
Non solo non è mai esistita alcuna Informativa, ma il Sindaco del paese chiamato in causa ha sporto querela verso tale giornalista, perché i fatti descritti non rispondono al vero.
Per la cronaca, il libro non solo è stato presentato in data successiva, ma in contradditorio con un altro libro ( ‘Perché Briganti?’ ) dei Dott. ri Domenico Iannantuoni e Francesco Cefalì.
Ma il bello deve ancora venire, concentriamoci su quanto asserito dalla Dott. ssa Milicia in tale articolo.
Da come riportato, la ricercatrice asserisce che Villella viene considerato un patriota dai suoi concittadini, quando in realtà era un ladruncolo: scoperta che ha lasciato in molti perplessi.
Per la semplice ragione che fra le motivazioni racchiuse nella richiesta da parte del Comune, assolutamente legittima, di riavere indietro il teschio, è correlata una inconfutabile descrizione storica sull’identità e sul profilo soggettivo del soggetto in questione, sottoposto a fermo, all’epoca, per avere fatto da palo ad un furto. Non un brigate, dunque, ma un poveraccio che per fame, ha fatto da palo. Fin qui, dunque, niente di nuovo, vecchie verità già accertate.
Motivazione che amplifica le ragioni di coloro che invocano la degna sepoltura, perché avvalorano ulteriormente l’aberrazione su Lombroso e nei riguardi della sua criminale tesi dell’atavismo.
Ma è altro che lascia sconcertati in molti, ossia quando si legge che la Prof.ssa Milicia asserisce che : “ Se non ci fosse stato di mezzo Lombroso, il cranio del povero Villella sarebbe stato sepolto in una fossa comune…”
Fermiamoci un attimo e ragioniamo.
Con tutto il rispetto per la docente calabrese, se la chiave di lettura di questa frase è intesa come senso della salvaguardia della pietas dei defunti, a questo punto si avvalora ulteriormente la domanda che cosa ci possa fare un cranio ‘salvato’ ed esposto musealmente, nonostante sia privo di ogni particolare scientifico.
Se la chiave di lettura, è intesa come forma di privilegio, perché il suo feticcio è reso immortale da un folle tagliatore di teste, non ce ne voglia la Dott.ssa Milicia, ma, a parere di molti, siamo al dileggio dell’essere umano nei valori più sacri ( sicuramente involontario da parte della docente, che intende prediligere l’aspetto museale ). Tutt’al più dovrebbe essere Lombroso, l’offender, il massacratore, l’assassino seriale parafiliaco e dovere ringraziare la sua vittima per averlo reso immortale. Solo l’ Italia ha potuto dare retta ad un folle simile, precursore ideologico del nazismo, in considerazione del fatto che all’estero ridono e sbeffeggiano su tali teorie lombrosiane.
Se così fosse, ci si può ricondurre alla teoria che giustifica il male ponendolo come legge, come Ius imperii per definizione naturale: il diritto criminale, che in questo caso, in forma ovvia, si tramuta in diritto criminale di eugenetica.
Senza offesa per nessuno, sono disamine forti, oggettive, che si ritiene possano mettere d’accordo mondo cristiano e mondo ateo con valori etici.
A parere di molti, appaiono altrettanto lacunose e che potrebbero provocare sincero imbarazzo fra gli addetti ai lavori, le ulteriori dichiarazioni della Prof. Milicia, rilasciate al sito Approdonew, quando sostiene che il Lombroso non aveva catalogato i calabresi come criminali o delinquenti per natura, in virtù degli scritti contenuti nel saggio ‘ In Calabria’.
A comprova ulteriore della sua particolare attenzione morbosa nei riguardi della conformazione cranica dei calabresi, al fine di ricavare i lineamenti de ‘ L’uomo Delinquente’, vi è la sua ‘missione di pace’ come Ufficiale medico dell’esercito savoiardo, in cui lo psicopatico millantatore, da buon mercenario al servizio dei criminali sabaudi, ha avuto tutto il tempo per misurare crani, squartare teste consegnate dopo la macelleria degli antesignani dei nazisti. La terra di conquista delle razze inferiori semitiche, non ha scampo.
Si rispetta il diritto di opinione della docente, ma in tutta franchezza, probabilmente nell’ambito dell’ analisi del testo, a parere di molti, sembra le sia sfuggito il capitolo in cui lo stesso Lombroso descriveva in forma chiara, la conformazione cranica dei calabresi, facendo confluire la logica del proprio discorso, in un contesto di soggetti arretrati ed inferiori su scala umana e sociale, stereotipati per via razziale.
E’ anche, riguardo al Museo che l’autrice del libro, utilizza parole di apprezzamento e che lo esclude dall’essere un Museo razzista.
Per molti , non solo è razzista, ma è di più: è sottilmente veteronazista, attraverso messaggi a volte diretti o indiretti, alle volte sottesi, alle volte subliminali, che evocano all’ignaro visitatore, l’elenco di razze inferiori, superiori.
I passaggi diabolici verso il visitatore si possono riscontrare attraverso descrizioni apposte sui resti umani : ‘omo quadrumàno” delle specie inferiori’, rimarcando nella guida del Museo a pagina 75 che: “L'indagine lombrosiana tesa a scoprire quale grande monstrum si celi dietro il ladruncolo o il brigante. Derivando una propensione innata a delinquere dalla struttura anatomica dell'individuo o più semplicemente dall'appartenere a una determinata razza si profila la nuova figura del delinquente nato “.
A questi deliri, il Direttore del Museo ha risposto che l’ente, comunque, informa il visitatore dell’infondatezza scientifica di tali teorie ed a questo punto la domanda è sempre quella: attestata l’infondatezza, che motivo c’e’ di esibire resti umani, cavie da laboratorio ?
E’ come se, ad oggi, in Germania si istituisse un Museo che rielaborerebbe le nefandezze del Dott. Mengele ed esposti i poveri cadaveri dei lager nazisti.
In un’ Europa che è uscita con le ossa rotta da due Guerre Mondiali, siamo all’assurdo, alla profanazione dei valori più sacri ed inviolabili, all’apologia del protonazismo.
Il nazismo, di fatti, non è da considerarsi come l’inventore dell’antisemitismo, ma l’organizzatore perfetto di quelle pratiche, convogliate nel famoso diritto criminale, che hanno portato alla deportazione ed esibizione di uomini perché classificati come esseri inferiori, sulla base della pretesa della massa, in sinergia con l’ideologia: una simbiosi inscindibile.
E queste idee, morte il nazismo, si sono svestite della croce uncinata, ma si sono riciclate nei Governi del mondo, nella scienza, nella medicina deviata, nella biologia mistificata, nelle ideologie segregazioniste di cui Mandela fu un alfiere combattente.
L’ultima frontiera, in Italia, è rappresentata da questa ignobile esposizione di crani, teschi, e quant’altro. Che Dio ci perdoni.
La vicenda Lombroso-Villella, in un ottica di osservazione sociale, è divenuta anche una moda da parte di molti, di blaterare di criminologia, di scrivere di argomenti pertinenti alla scienza criminologica, senza che molti degli interessati abbiano una carta che attesti una minima competenza in questa materia.
Questa moda del Lombroso , non è altro che una prosecuzione della moda lanciata dai telefilm Criminal Mind, da cui molti traggono spunti ‘romanzati’ e lontani dalla scienza investigativa reale, in cui tutti diventano criminologi, tutti trovano l’assassino, tutti sanno andare sulla crime scene.
Qualcosa che rimanda ad un fantastico articolo prodotto dal Prof. Marco Strano ( criminologo di rango internazionale), denominato ‘ I criminologi e il circo mediatico’. Si raccomanda assolutamente la lettura.
Per connessione automatica a questa vicenda, si richiama al gusto del buon senso da parte di molti: non basta leggere la corrispondenza fra Lombroso e Villella, non basta leggere gli scritti di Lombroso, tantomeno recarsi in vacanza nei Comuni calabresi per esaminare atti, per essere conoscitori reali delle origini dell’antropologia criminale. E’ ciò che si legge in alcuni scritti in generale, è di un sincero imbarazzo da non riuscire nemmeno a controbattere.
E’ vero anche che vi sono persone che, al di fuori del mondo criminologico, essendo storici di primo taglio nel panorama nazionale, sono ottimi conoscitori dei contenuti di Lombroso ( come il Dott. Iannantuoni e Dott. Cefalì, tanto di cappello), ma l’appello che si rivolge non a loro, ma a terze, eventuali persone è quello di non sentirsi padroni della materia in forma compiuta, non solo senza avere certificazioni di competenza criminologiche, ma senza avere fatto affondi in ambito investigativo, su: fisiognomica, identificazione preventiva e segnalamento fotodattiloscopico, frenologia, criminologia clinica ed applicata, e tutto quello che riguarda la concettualizzazione dell’antropologia criminale.
Per fare un esempio assolutamente fuori da riferimenti a cose e/o persone, un conto è essere degli ottimi docenti di storia, letteratura, psicologia, matematica, antropologia, altro è avere certificazioni di competenza sull’antropologia criminale, quindi di autentica criminologia; un conto è sapere parlare bene di calcio ed intendersi sugli schemi a zona, altro è fare l’allenatore o il calciatore; un conto è sapere distinguere le varie tipologie d’uccelli, altro è saper volare. Qui libet in arte sua perito est credendum, sostenevano i latini.
Siamo figli di una Costituzione democratica, repubblicana, nata dal bagno di sangue versato dai nostri nonni per liberarci dall’oppressore e dall’oppressione del pregiudizio scientifico e morale.
Non abbiamo bisogno di re, regine o stemmi di casati fasulli.
Abbiamo bisogno del giusto buon senso che faccia rinsavire gli italiani tutti di questa nazione, facendoli sentire legati dal sentimento di nazione e di civiltà dell’etica morale.
Ma affinché arrivi questo, appare necessario svegliare le coscienze ed ergerci a portatori e difensori della civiltà della scienza ed avere il coraggio di abbattere qualsiasi contaminazione o servilismo intellettuale.
Domenico Romeo
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