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giovedì 19 novembre 2015
Decreto del Sindaco de Magistris ad Andrea Balìa (PdelSUD) sull'Autonomia per la città di Napoli!

La nomina con Decreto Sindacale sull’Autonomia per Napoli ricevuta in data 18/11/2015 dal Sindaco di Napoli Luigi de Magistris, che ringrazio per la fiducia, non può che inorgoglire il sottoscritto e con me tutto il Partito del Sud. Sono infatti convinto rappresenti il riconoscimento per il lavoro instancabilmente svolto in questi anni dalle donne e dagli uomini del Partito del Sud a sostegno del Sud e della sua Autonomia, del meridionalismo progressista e del Sindaco di Napoli.
Tengo a sottolineare che il nostro sostegno dalla prima ora a Luigi de Magistris nasce dalla considerazione che la sua amministrazione abbia tracciato in questi anni per tutto il meridionalismo progressista, e più in generale per il futuro del sud, una linea di non ritorno per il riscatto della nostra Terra, rappresentando l’azione del Sindaco de Magistris, nei fatti e non nelle vuote chiacchiere, quello che da sempre diciamo e per cui lottiamo.
Ecco perché come Partito del Sud abbiamo sostenuto, sosteniamo e sosterremo, come sempre senza indugi, Luigi De Magistris a Sindaco di Napoli anche alle prossime elezioni amministrative.
La città non può cadere in mani che ampiamente, nel passato e nel presente, hanno dimostrato di non amarla e di non rispettarla. Il Sud non può permettersi di perdere la propria Capitale, soprattutto nel momento in cui il suo Sindaco è sinceramente autonomista e meridionalista. Sarebbe una iattura che significherebbe tornare ad essere ricacciati indietro di anni nella nostra lotta per il riscatto del Sud. Vincere le prossime elezioni comunali di Napoli invece significa continuare sulla strada intrapresa del riscatto identitario, dell’orgoglio d’appartenenza, proseguire sulla strada della buona amministrazione e della riconquista della legalità. Il lavoro del governo de Magistris per Napoli rappresenta inoltre con la sua stessa esistenza un messaggio di sfida lanciato a quelle incrostazioni politico – affaristiche - mafiose che da sempre avvelenano l’intera Italia, incarnando contemporaneamente quella speranza di riscossa che batte nei petti di tanti cittadini onesti, da Sud a Nord.
Sono già al lavoro, con il sostegno di tutto il Partito del Sud, per apportare e riversare nel prossimo programma elettorale del Sindaco di Napoli tutti gli argomenti cari a noi meridionalisti progressisti in tema di autonomia, nella certezza che questo tema partendo da Napoli potrà continuare ad illuminare non solo la Capitale del Sud, ma anche rappresentare un nuova solare alba di libertà e riscatto per tutto il Paese, da Sud a Nord.
Andrea Balia

La nomina con Decreto Sindacale sull’Autonomia per Napoli ricevuta in data 18/11/2015 dal Sindaco di Napoli Luigi de Magistris, che ringrazio per la fiducia, non può che inorgoglire il sottoscritto e con me tutto il Partito del Sud. Sono infatti convinto rappresenti il riconoscimento per il lavoro instancabilmente svolto in questi anni dalle donne e dagli uomini del Partito del Sud a sostegno del Sud e della sua Autonomia, del meridionalismo progressista e del Sindaco di Napoli.
Tengo a sottolineare che il nostro sostegno dalla prima ora a Luigi de Magistris nasce dalla considerazione che la sua amministrazione abbia tracciato in questi anni per tutto il meridionalismo progressista, e più in generale per il futuro del sud, una linea di non ritorno per il riscatto della nostra Terra, rappresentando l’azione del Sindaco de Magistris, nei fatti e non nelle vuote chiacchiere, quello che da sempre diciamo e per cui lottiamo.
Ecco perché come Partito del Sud abbiamo sostenuto, sosteniamo e sosterremo, come sempre senza indugi, Luigi De Magistris a Sindaco di Napoli anche alle prossime elezioni amministrative.
La città non può cadere in mani che ampiamente, nel passato e nel presente, hanno dimostrato di non amarla e di non rispettarla. Il Sud non può permettersi di perdere la propria Capitale, soprattutto nel momento in cui il suo Sindaco è sinceramente autonomista e meridionalista. Sarebbe una iattura che significherebbe tornare ad essere ricacciati indietro di anni nella nostra lotta per il riscatto del Sud. Vincere le prossime elezioni comunali di Napoli invece significa continuare sulla strada intrapresa del riscatto identitario, dell’orgoglio d’appartenenza, proseguire sulla strada della buona amministrazione e della riconquista della legalità. Il lavoro del governo de Magistris per Napoli rappresenta inoltre con la sua stessa esistenza un messaggio di sfida lanciato a quelle incrostazioni politico – affaristiche - mafiose che da sempre avvelenano l’intera Italia, incarnando contemporaneamente quella speranza di riscossa che batte nei petti di tanti cittadini onesti, da Sud a Nord.
Sono già al lavoro, con il sostegno di tutto il Partito del Sud, per apportare e riversare nel prossimo programma elettorale del Sindaco di Napoli tutti gli argomenti cari a noi meridionalisti progressisti in tema di autonomia, nella certezza che questo tema partendo da Napoli potrà continuare ad illuminare non solo la Capitale del Sud, ma anche rappresentare un nuova solare alba di libertà e riscatto per tutto il Paese, da Sud a Nord.
Andrea Balia
domenica 22 marzo 2015
L'articolo di Marzo 2015 di Andrea Balìa per WebNapoli24.com...
La terra di nessuno…
Scritto da Andrea Balia
Proprio così…Questa breve frase calza a pennello per le nostre terre, per il Sud, per una serie di ragioni. Terra che ha visto più dominazioni, regnanti e regimi. Qualcuno abbastanza in gamba, diversi anonimi, qualcuno preferibilmente da dimenticare, o meglio da ricordare come monito in negativo. Terra di conquista ma di nessuno nei fatti, se non (ancor oggi..) dei nativi, dei suoi cittadini, spesso complici, talvolta reattivi (Donna Marianna,Masaniello,i briganti..). Terra di nessuno per uno spirito disincantato dei meridionali, insito in parte nel loro DNA e in parte foraggiato da tante dominazioni che hanno determinato un modo d’essere epicureo, di poca affezione a stilemi spesso rivelatisi non nell’interesse del popolo. In maniera, apparentemente contraddittoria, l’espansività e il veloce amore e consenso a chi ha saputo toccare le corde del cuore e lasciato intuire un’onestà d’intenti e una propensione a curarsi di loro, talvolta poi tradita o da dimostrare. La vita sociale è però politica, piaccia o meno, e senza l’organizzazione della stessa resta solo spontaneismo poco costruttivo tramutandosi in disagio sociale, terreno fertile della malavita tendente a insinuarsi là dove l’assenza e il rispetto di regole sono più palesi. Una politica sana deve rifarsi a valori che sono nella storia e nel modo d’essere degli uomini. Il Sud, la sua gente, deve guardarsi dentro e individuare con onestà quelli che oggettivamente ritiene più veri, più giusti, più appartenenti alla propria identità e alla propria storia e attinenti al profilo mano più calzante alla visione di sè stesso e rispetto al prossimo. La Terra di nessuno deve diventare la terra dei suoi uomini, di chi ci è nato e/o la vive. Rifuggere da teorie isolazioniste, al di sopra di tutto e di tutti, isolare cattivi interpreti di cattive politiche, non confondendoli con la giustezza di valori che tali restano indipendentemente da errate letture o fallaci espressioni.
Andrea Balìa
Fonte : www.webnapoli24.com
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La terra di nessuno…
Scritto da Andrea Balia
Proprio così…Questa breve frase calza a pennello per le nostre terre, per il Sud, per una serie di ragioni. Terra che ha visto più dominazioni, regnanti e regimi. Qualcuno abbastanza in gamba, diversi anonimi, qualcuno preferibilmente da dimenticare, o meglio da ricordare come monito in negativo. Terra di conquista ma di nessuno nei fatti, se non (ancor oggi..) dei nativi, dei suoi cittadini, spesso complici, talvolta reattivi (Donna Marianna,Masaniello,i briganti..). Terra di nessuno per uno spirito disincantato dei meridionali, insito in parte nel loro DNA e in parte foraggiato da tante dominazioni che hanno determinato un modo d’essere epicureo, di poca affezione a stilemi spesso rivelatisi non nell’interesse del popolo. In maniera, apparentemente contraddittoria, l’espansività e il veloce amore e consenso a chi ha saputo toccare le corde del cuore e lasciato intuire un’onestà d’intenti e una propensione a curarsi di loro, talvolta poi tradita o da dimostrare. La vita sociale è però politica, piaccia o meno, e senza l’organizzazione della stessa resta solo spontaneismo poco costruttivo tramutandosi in disagio sociale, terreno fertile della malavita tendente a insinuarsi là dove l’assenza e il rispetto di regole sono più palesi. Una politica sana deve rifarsi a valori che sono nella storia e nel modo d’essere degli uomini. Il Sud, la sua gente, deve guardarsi dentro e individuare con onestà quelli che oggettivamente ritiene più veri, più giusti, più appartenenti alla propria identità e alla propria storia e attinenti al profilo mano più calzante alla visione di sè stesso e rispetto al prossimo. La Terra di nessuno deve diventare la terra dei suoi uomini, di chi ci è nato e/o la vive. Rifuggere da teorie isolazioniste, al di sopra di tutto e di tutti, isolare cattivi interpreti di cattive politiche, non confondendoli con la giustezza di valori che tali restano indipendentemente da errate letture o fallaci espressioni.
Andrea Balìa
Fonte : www.webnapoli24.com
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domenica 1 marzo 2015
"Assalto al PM" di L. de Magistris...Report presentazione...Partito del Sud presente!
Ieri, Sabato 28/02/2015, è stato presentato con l’autore (relatore ed intervistato) Luigi de Magistris, il libro “ASSALTO AL PM - Storia di un cattivo magistrato “, presso la libreria “IO CI STO” in via Cimarosa 20 a Napoli, ulteriore esempio d’iniziativa e creatività (anche imprenditoriale) napoletana in essere da alcuni mesi e gestita con l’azionariato popolare di circa 700 cittadini tra cui lo stesso sindaco.
Sala strapiena di gente che ha accalcato anche le altre sale della libreria dove poter comunque seguire in video la presentazione.
Libro eccezionale, incredibile e coinvolgente, scritto ed edito nel 2010, oseremmo dire un romanzo etico, la cronaca dolente con lettere, processi, riflessioni del pesante vissuto giudiziario e non solo dell’ex magistrato. Contenuto che lascia una profonda tristezza e che ha commosso profondamente chi lo ho già letto e lo ha riferito ieri pubblicamente, così come momenti di commozione trattenuta hanno coinvolto nella presentazione lo stesso de Magistris. Resta altresì la positività della figura dell’attuale Sindaco di Napoli come uomo delle istituzioni indomito, coerente al suo pensiero alto della giustizia, non svendibile alle caste, alle organizzazioni malavitose,alla massoneria, alla partitocrazia istituzionale e portatore sano della sua visione anche nell’attuale e probabilmente futuro percorso politico.
Forte e incisiva la prefazione di Marco Travaglio : ”E’ bene che queste cose gli italiani le sappiano. Espulso il disturbatore de Magistris, la classe dirigente può tornare alla serenità di sempre”….o le parole della lettera di Salvatore Borsellino (il fratello di Paolo) : “Non serve più neanche il tritolo, oggi basta, alla luce del sole, avocare un’indagine nella quale uno dei pochi giudici coraggiosi rimasti stava per arrivare al livello degli intoccabili”…o ancora la lettera dell’ex magistrato, del Settembre 2009, di dimissioni dall’ordine giudiziario all’ex Presidente della Repubblica G. Napolitano, con cui si chiude il libro. Lettera in cui de Magistris scrive : “Sono stato ostacolato,mi hanno trasferito, mi hanno punito solo perchè ho fatto il mio dovere”.
Lettera alla quale Napolitano non ha mai risposto…
Belle le parole di gratitudine e stima dell’attuale sindaco di Napoli per i calabresi, la gente comune di quella terra che raccolse 100.000 firme per protestare contro la sua incriminazione e trasferimento e per la gente di Napoli e del Sud che lo sostiene anche con critiche suggerimenti.
Assordante assenza, ieri sera, in sala della borghesia boriosa ed ipercritica, della sempre asservita stampa e di quel sudismo unanimista, nostalgico e un pò cialtrone, tutti più propensi ai loro sabato modaioli e salottieri e meno dediti a quelli dedicati alla cultura e all’informazione costruttiva.
Presente una delegazione del Partito del Sud per i saluti e gli attestati di stima a Luigi de Magistris, tra cui il sottoscritto Andrea Balìa (Vice Presidente Nazionale), Bruno Pappalardo ( Responsabile Napoli e Provincia) ed Emiddio de Franciscis di Casanova (Responsabile Regione Campania).
Andrea Balìa
Ieri, Sabato 28/02/2015, è stato presentato con l’autore (relatore ed intervistato) Luigi de Magistris, il libro “ASSALTO AL PM - Storia di un cattivo magistrato “, presso la libreria “IO CI STO” in via Cimarosa 20 a Napoli, ulteriore esempio d’iniziativa e creatività (anche imprenditoriale) napoletana in essere da alcuni mesi e gestita con l’azionariato popolare di circa 700 cittadini tra cui lo stesso sindaco.
Sala strapiena di gente che ha accalcato anche le altre sale della libreria dove poter comunque seguire in video la presentazione.
Libro eccezionale, incredibile e coinvolgente, scritto ed edito nel 2010, oseremmo dire un romanzo etico, la cronaca dolente con lettere, processi, riflessioni del pesante vissuto giudiziario e non solo dell’ex magistrato. Contenuto che lascia una profonda tristezza e che ha commosso profondamente chi lo ho già letto e lo ha riferito ieri pubblicamente, così come momenti di commozione trattenuta hanno coinvolto nella presentazione lo stesso de Magistris. Resta altresì la positività della figura dell’attuale Sindaco di Napoli come uomo delle istituzioni indomito, coerente al suo pensiero alto della giustizia, non svendibile alle caste, alle organizzazioni malavitose,alla massoneria, alla partitocrazia istituzionale e portatore sano della sua visione anche nell’attuale e probabilmente futuro percorso politico.
Forte e incisiva la prefazione di Marco Travaglio : ”E’ bene che queste cose gli italiani le sappiano. Espulso il disturbatore de Magistris, la classe dirigente può tornare alla serenità di sempre”….o le parole della lettera di Salvatore Borsellino (il fratello di Paolo) : “Non serve più neanche il tritolo, oggi basta, alla luce del sole, avocare un’indagine nella quale uno dei pochi giudici coraggiosi rimasti stava per arrivare al livello degli intoccabili”…o ancora la lettera dell’ex magistrato, del Settembre 2009, di dimissioni dall’ordine giudiziario all’ex Presidente della Repubblica G. Napolitano, con cui si chiude il libro. Lettera in cui de Magistris scrive : “Sono stato ostacolato,mi hanno trasferito, mi hanno punito solo perchè ho fatto il mio dovere”.
Lettera alla quale Napolitano non ha mai risposto…
Belle le parole di gratitudine e stima dell’attuale sindaco di Napoli per i calabresi, la gente comune di quella terra che raccolse 100.000 firme per protestare contro la sua incriminazione e trasferimento e per la gente di Napoli e del Sud che lo sostiene anche con critiche suggerimenti.
Assordante assenza, ieri sera, in sala della borghesia boriosa ed ipercritica, della sempre asservita stampa e di quel sudismo unanimista, nostalgico e un pò cialtrone, tutti più propensi ai loro sabato modaioli e salottieri e meno dediti a quelli dedicati alla cultura e all’informazione costruttiva.
Presente una delegazione del Partito del Sud per i saluti e gli attestati di stima a Luigi de Magistris, tra cui il sottoscritto Andrea Balìa (Vice Presidente Nazionale), Bruno Pappalardo ( Responsabile Napoli e Provincia) ed Emiddio de Franciscis di Casanova (Responsabile Regione Campania).
Andrea Balìa
mercoledì 21 gennaio 2015
Il Meridionalismo,i valori e le ideologie…L'articolo di Gennaio 2015 di Andrea Balìa per WebNapoli24.com...
E’ da tempo, almeno qualche anno, che bisognerebbe chiarire un po’ di cose riguardo al cosiddetto Meridionalismo. Innanzitutto intendersi sul termine diremmo abusato in tutte le salse. Chiunque parli di Sud diventa in automatico meridionalista.
Il Meridionalismo come corrente di pensiero ed azione nacque subito dopo l’avvento dell’Unità d’Italia per interessarsi delle sorti del Sud, ovvero meridione d’Italia (in termini solo d’identificazione geografica e non di minoritarismo ideologico),dei torti subiti in queste terre, di analisi dello status quo e di pro positività in termini di soluzioni indirizzate a restituire dignità, pari condizioni e opportunità in un rapporto equanime con gli altri territori e zone del paese.
Padri fondanti di questo pensiero e percorso politico furono politici di grande spessore, anche letterario, come Antonio Gramsci fino ad arrivare all’irpino Guido Dorso alla metà del secolo scorso. Con altri come Gaetano Salvemini, che pur non specificatamente e solo meridionalisti produssero comunque analisi che si possono definire integrative ed apportatrici di riflessioni sinergiche e/o utili alla definizione del pensiero e della proposta politica.
Da un trentennio ormai, con la riscoperta della verità storica sia preunitaria che degli accadimenti sull’unità, eventi e conseguenze c’è stata la fioritura di associazioni culturali,gruppi,movimenti che hanno prodotto un pensiero con varie sfaccettature dai caratteri nostalgici,rivendicativi, separatisti, anche talvolta filomonarchici, spesso con un humus reazionario e generalista che avrebbero fatto impallidire figure come Gramsci.
Incasellare tutto sotto il termine “meridionalismo” appare pressappochista ed improprio e che potremmo altresì appellare,in modo non dispregiativo ma più attinente, come “sudista”.
L’aria di antipolitica imperante agevola la non nitidezza di posizionamento in una ricerca d’un ”sesso degli angeli” al di sopra di tutto, contestando valori d’appartenenza e ideologici,e commettendo in primis l’errore di condannare la politica in sè anzicchè i cattivi interpreti e la loro cattiva politica.
Le ideologie del secolo scorso sono quasi certamente defunte ma non i valori di riferimento.
Ogni posto del mondo è pieno di progressisti e conservatori, democratici e repubblicani,non si riesce a capire per quale divino arcano solo il sud dell’Italia dovrebbe produrre un’ipotesi politica in cui inglobare, in un’arca di Noè, tutto e il contrario di tutto, unico posto al mondo.
I valori non sono morti e da una parte propongono tolleranza, inclusione,solidarietà, un’eguaglianza sociale ed economica quanto più attendibile e praticabile, e dall’altra tradizione, individualismo, conservazione, ordinamento sociale ed economico in un’ottica più gerarchica.
Ovviamente e, non negativamente, alcuni punti sono tangenti e/o compatibilmente integrabili reciprocamente, ma far finta che ciò sia nascondibile, superabile aprioristicamente è illusorio e il concetto del “siamo tutti meridionalisti” oggettivamente non regge e non convince,oltre ad essere etimologicamente errato!
Andrea Balìa
Fonte: http://www.webnapoli24.it/
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E’ da tempo, almeno qualche anno, che bisognerebbe chiarire un po’ di cose riguardo al cosiddetto Meridionalismo. Innanzitutto intendersi sul termine diremmo abusato in tutte le salse. Chiunque parli di Sud diventa in automatico meridionalista.
Il Meridionalismo come corrente di pensiero ed azione nacque subito dopo l’avvento dell’Unità d’Italia per interessarsi delle sorti del Sud, ovvero meridione d’Italia (in termini solo d’identificazione geografica e non di minoritarismo ideologico),dei torti subiti in queste terre, di analisi dello status quo e di pro positività in termini di soluzioni indirizzate a restituire dignità, pari condizioni e opportunità in un rapporto equanime con gli altri territori e zone del paese.
Padri fondanti di questo pensiero e percorso politico furono politici di grande spessore, anche letterario, come Antonio Gramsci fino ad arrivare all’irpino Guido Dorso alla metà del secolo scorso. Con altri come Gaetano Salvemini, che pur non specificatamente e solo meridionalisti produssero comunque analisi che si possono definire integrative ed apportatrici di riflessioni sinergiche e/o utili alla definizione del pensiero e della proposta politica.
Da un trentennio ormai, con la riscoperta della verità storica sia preunitaria che degli accadimenti sull’unità, eventi e conseguenze c’è stata la fioritura di associazioni culturali,gruppi,movimenti che hanno prodotto un pensiero con varie sfaccettature dai caratteri nostalgici,rivendicativi, separatisti, anche talvolta filomonarchici, spesso con un humus reazionario e generalista che avrebbero fatto impallidire figure come Gramsci.
Incasellare tutto sotto il termine “meridionalismo” appare pressappochista ed improprio e che potremmo altresì appellare,in modo non dispregiativo ma più attinente, come “sudista”.
L’aria di antipolitica imperante agevola la non nitidezza di posizionamento in una ricerca d’un ”sesso degli angeli” al di sopra di tutto, contestando valori d’appartenenza e ideologici,e commettendo in primis l’errore di condannare la politica in sè anzicchè i cattivi interpreti e la loro cattiva politica.
Le ideologie del secolo scorso sono quasi certamente defunte ma non i valori di riferimento.
Ogni posto del mondo è pieno di progressisti e conservatori, democratici e repubblicani,non si riesce a capire per quale divino arcano solo il sud dell’Italia dovrebbe produrre un’ipotesi politica in cui inglobare, in un’arca di Noè, tutto e il contrario di tutto, unico posto al mondo.
I valori non sono morti e da una parte propongono tolleranza, inclusione,solidarietà, un’eguaglianza sociale ed economica quanto più attendibile e praticabile, e dall’altra tradizione, individualismo, conservazione, ordinamento sociale ed economico in un’ottica più gerarchica.
Ovviamente e, non negativamente, alcuni punti sono tangenti e/o compatibilmente integrabili reciprocamente, ma far finta che ciò sia nascondibile, superabile aprioristicamente è illusorio e il concetto del “siamo tutti meridionalisti” oggettivamente non regge e non convince,oltre ad essere etimologicamente errato!
Andrea Balìa
Fonte: http://www.webnapoli24.it/
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mercoledì 17 dicembre 2014
Cerimonia di titolazione a Napoli, Sabato 20 Dicembre 2014 ore 12,30, a Enrico Berlinguer....
Fiero d'aver dato il mio voto favorevole (anche a nome del Partito del Sud),come Delegato Diretto del Sindaco di Napoli Luigi de Magistris in Commissione Toponomastica Comune di Napoli.
Motivazione principale l'esser stato il primo, in anni non sospetti, ad aver sollevato l'importanza, oggi quanto mai attuale, della "Questione Morale"
Andrea Balìa
Fonte: Partito del Sud -Napoli
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Fiero d'aver dato il mio voto favorevole (anche a nome del Partito del Sud),come Delegato Diretto del Sindaco di Napoli Luigi de Magistris in Commissione Toponomastica Comune di Napoli.
Motivazione principale l'esser stato il primo, in anni non sospetti, ad aver sollevato l'importanza, oggi quanto mai attuale, della "Questione Morale"
Andrea Balìa
Fonte: Partito del Sud -Napoli
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martedì 11 novembre 2014
I MURI INVISIBILI RESISTONO MEGLIO..
Di Andrea Balia
In questi giorni, come è giusto che sia, si celebrano i 25 anni dell’abbattimento di quella vergogna che fu il muro di Berlino. Il buon Gorbaciov sottolinea che forse i russi volevano quell’abbattimento più di quanto lo volessero gli occidentali, o ci abbiano fatto credere attraverso la stampa. Il punto della riflessione non è però questo : quel muro,realmente costruito con tanto di mattoni, era l’emblema della guerra fredda che, dividendo una nazione (quella germanica) sanciva la contrapposizione tra due pensieri e due mondi…quello occidentale e il comunismo. Altra divisione, con mura invisibili, in sfregio ad un’unificazione realmente mai attuata, ha resistito oltre il secolo e mezzo nel nostro paese: da una parte l’Italia industrializzata, bene o male infrastrutturata, e dall’altra un Sud depauperato, depresso, colonizzato,terra di consumo e al massimo di vacanze…lasciato spesso in mano alla criminalità.
Dal 1861 ad oggi! Quindi con un muro non visibile ma più efficiente nei suoi scopi ed obbiettivi. In Germania in 25 anni hanno ricostruito una nazione. E, sfatando dati mai ufficializzati, investendo circa 10 volte in più di quello che s’è fatto o investito qui da noi in 153 anni.. Altro che fiumi di denaro verso il Mezzogiorno!
Si, soldi ne sono arrivati, molti sprecati…tanta corruzione, tanto denaro stanziato mai giunto…ma le cifre quelle sono! E quindi il muro vero, quello tedesco, ha resistito meno di quello subdolo, non visibile, ma persistente all’interno della nostra penisola! E c’è chi questo muro vorrebbe ergerlo davvero...i leghisti da una parte e i fautori d’un indipendentismo velleitario dall’altra parte, dal Sud. Anzicchè far sentire gli emigranti meridionali (quasi 13 milioni) più vicini alle loro radici, auspicherebbe, forse senza rendersene conto,che si sentissero definitivamente stranieri.
Invece di combattere per una pari dignità, pari opportunità, pari risorse per una nazione, sull’esempio tedesco, più forte e davvero unita, pigiando sul tasto dei vecchi splendori e del maltolto (tutto sacrosanto… ci mancherebbe) vorrebbero cavalcare esperienze catalane o scozzesi.
Sorvolando sul retaggio di battaglie, partiti, elezioni che quei popoli hanno alle spalle da oltre 50 anni e fantasticando su favoleggiate richieste all’Aia…all’Onu…che vedrebbero la loro alba neanche per generazioni prossime e/o future.
Il grande regista Ermanno Olmi afferma : “la retorica delle bandiere (pur sacre come segno d’appartenenza) v’è il sospetto sia fatta più per dimenticare che per ricordare”.
Fonte : www.webnapoli24.com
Leggi tutto »
In questi giorni, come è giusto che sia, si celebrano i 25 anni dell’abbattimento di quella vergogna che fu il muro di Berlino. Il buon Gorbaciov sottolinea che forse i russi volevano quell’abbattimento più di quanto lo volessero gli occidentali, o ci abbiano fatto credere attraverso la stampa. Il punto della riflessione non è però questo : quel muro,realmente costruito con tanto di mattoni, era l’emblema della guerra fredda che, dividendo una nazione (quella germanica) sanciva la contrapposizione tra due pensieri e due mondi…quello occidentale e il comunismo. Altra divisione, con mura invisibili, in sfregio ad un’unificazione realmente mai attuata, ha resistito oltre il secolo e mezzo nel nostro paese: da una parte l’Italia industrializzata, bene o male infrastrutturata, e dall’altra un Sud depauperato, depresso, colonizzato,terra di consumo e al massimo di vacanze…lasciato spesso in mano alla criminalità.
Dal 1861 ad oggi! Quindi con un muro non visibile ma più efficiente nei suoi scopi ed obbiettivi. In Germania in 25 anni hanno ricostruito una nazione. E, sfatando dati mai ufficializzati, investendo circa 10 volte in più di quello che s’è fatto o investito qui da noi in 153 anni.. Altro che fiumi di denaro verso il Mezzogiorno!
Si, soldi ne sono arrivati, molti sprecati…tanta corruzione, tanto denaro stanziato mai giunto…ma le cifre quelle sono! E quindi il muro vero, quello tedesco, ha resistito meno di quello subdolo, non visibile, ma persistente all’interno della nostra penisola! E c’è chi questo muro vorrebbe ergerlo davvero...i leghisti da una parte e i fautori d’un indipendentismo velleitario dall’altra parte, dal Sud. Anzicchè far sentire gli emigranti meridionali (quasi 13 milioni) più vicini alle loro radici, auspicherebbe, forse senza rendersene conto,che si sentissero definitivamente stranieri.
Invece di combattere per una pari dignità, pari opportunità, pari risorse per una nazione, sull’esempio tedesco, più forte e davvero unita, pigiando sul tasto dei vecchi splendori e del maltolto (tutto sacrosanto… ci mancherebbe) vorrebbero cavalcare esperienze catalane o scozzesi.
Sorvolando sul retaggio di battaglie, partiti, elezioni che quei popoli hanno alle spalle da oltre 50 anni e fantasticando su favoleggiate richieste all’Aia…all’Onu…che vedrebbero la loro alba neanche per generazioni prossime e/o future.
Il grande regista Ermanno Olmi afferma : “la retorica delle bandiere (pur sacre come segno d’appartenenza) v’è il sospetto sia fatta più per dimenticare che per ricordare”.
Fonte : www.webnapoli24.com
Di Andrea Balia
In questi giorni, come è giusto che sia, si celebrano i 25 anni dell’abbattimento di quella vergogna che fu il muro di Berlino. Il buon Gorbaciov sottolinea che forse i russi volevano quell’abbattimento più di quanto lo volessero gli occidentali, o ci abbiano fatto credere attraverso la stampa. Il punto della riflessione non è però questo : quel muro,realmente costruito con tanto di mattoni, era l’emblema della guerra fredda che, dividendo una nazione (quella germanica) sanciva la contrapposizione tra due pensieri e due mondi…quello occidentale e il comunismo. Altra divisione, con mura invisibili, in sfregio ad un’unificazione realmente mai attuata, ha resistito oltre il secolo e mezzo nel nostro paese: da una parte l’Italia industrializzata, bene o male infrastrutturata, e dall’altra un Sud depauperato, depresso, colonizzato,terra di consumo e al massimo di vacanze…lasciato spesso in mano alla criminalità.
Dal 1861 ad oggi! Quindi con un muro non visibile ma più efficiente nei suoi scopi ed obbiettivi. In Germania in 25 anni hanno ricostruito una nazione. E, sfatando dati mai ufficializzati, investendo circa 10 volte in più di quello che s’è fatto o investito qui da noi in 153 anni.. Altro che fiumi di denaro verso il Mezzogiorno!
Si, soldi ne sono arrivati, molti sprecati…tanta corruzione, tanto denaro stanziato mai giunto…ma le cifre quelle sono! E quindi il muro vero, quello tedesco, ha resistito meno di quello subdolo, non visibile, ma persistente all’interno della nostra penisola! E c’è chi questo muro vorrebbe ergerlo davvero...i leghisti da una parte e i fautori d’un indipendentismo velleitario dall’altra parte, dal Sud. Anzicchè far sentire gli emigranti meridionali (quasi 13 milioni) più vicini alle loro radici, auspicherebbe, forse senza rendersene conto,che si sentissero definitivamente stranieri.
Invece di combattere per una pari dignità, pari opportunità, pari risorse per una nazione, sull’esempio tedesco, più forte e davvero unita, pigiando sul tasto dei vecchi splendori e del maltolto (tutto sacrosanto… ci mancherebbe) vorrebbero cavalcare esperienze catalane o scozzesi.
Sorvolando sul retaggio di battaglie, partiti, elezioni che quei popoli hanno alle spalle da oltre 50 anni e fantasticando su favoleggiate richieste all’Aia…all’Onu…che vedrebbero la loro alba neanche per generazioni prossime e/o future.
Il grande regista Ermanno Olmi afferma : “la retorica delle bandiere (pur sacre come segno d’appartenenza) v’è il sospetto sia fatta più per dimenticare che per ricordare”.
Fonte : www.webnapoli24.com
In questi giorni, come è giusto che sia, si celebrano i 25 anni dell’abbattimento di quella vergogna che fu il muro di Berlino. Il buon Gorbaciov sottolinea che forse i russi volevano quell’abbattimento più di quanto lo volessero gli occidentali, o ci abbiano fatto credere attraverso la stampa. Il punto della riflessione non è però questo : quel muro,realmente costruito con tanto di mattoni, era l’emblema della guerra fredda che, dividendo una nazione (quella germanica) sanciva la contrapposizione tra due pensieri e due mondi…quello occidentale e il comunismo. Altra divisione, con mura invisibili, in sfregio ad un’unificazione realmente mai attuata, ha resistito oltre il secolo e mezzo nel nostro paese: da una parte l’Italia industrializzata, bene o male infrastrutturata, e dall’altra un Sud depauperato, depresso, colonizzato,terra di consumo e al massimo di vacanze…lasciato spesso in mano alla criminalità.
Dal 1861 ad oggi! Quindi con un muro non visibile ma più efficiente nei suoi scopi ed obbiettivi. In Germania in 25 anni hanno ricostruito una nazione. E, sfatando dati mai ufficializzati, investendo circa 10 volte in più di quello che s’è fatto o investito qui da noi in 153 anni.. Altro che fiumi di denaro verso il Mezzogiorno!
Si, soldi ne sono arrivati, molti sprecati…tanta corruzione, tanto denaro stanziato mai giunto…ma le cifre quelle sono! E quindi il muro vero, quello tedesco, ha resistito meno di quello subdolo, non visibile, ma persistente all’interno della nostra penisola! E c’è chi questo muro vorrebbe ergerlo davvero...i leghisti da una parte e i fautori d’un indipendentismo velleitario dall’altra parte, dal Sud. Anzicchè far sentire gli emigranti meridionali (quasi 13 milioni) più vicini alle loro radici, auspicherebbe, forse senza rendersene conto,che si sentissero definitivamente stranieri.
Invece di combattere per una pari dignità, pari opportunità, pari risorse per una nazione, sull’esempio tedesco, più forte e davvero unita, pigiando sul tasto dei vecchi splendori e del maltolto (tutto sacrosanto… ci mancherebbe) vorrebbero cavalcare esperienze catalane o scozzesi.
Sorvolando sul retaggio di battaglie, partiti, elezioni che quei popoli hanno alle spalle da oltre 50 anni e fantasticando su favoleggiate richieste all’Aia…all’Onu…che vedrebbero la loro alba neanche per generazioni prossime e/o future.
Il grande regista Ermanno Olmi afferma : “la retorica delle bandiere (pur sacre come segno d’appartenenza) v’è il sospetto sia fatta più per dimenticare che per ricordare”.
Fonte : www.webnapoli24.com
giovedì 16 ottobre 2014
DEMOCRATICI? E IL SUD? MAH……
Di Andrea Balia
Talvolta, riflettendoci, il nome di alcuni partiti lascia perplessi (a voler esser buoni…) rispetto al loro operato. Chi scrive di tutto può esser tacciato tranne che di avere simpatie destrorse o reazionarie, anzi…nel piccolo mondo antico del “sudismo” molto incline alla nostalgia fine a sè stessa, posizioni e idee che si rifanno al meridionalismo storico vengono – con un abuso desueto nella terminologia– bollate come “giacobinismo”. Ciò detto, come doverosa premessa, l’onestà intellettuale ci affranca dal chiudere gli occhi davanti ad un incedere contraddittorio alla “mission” che titolazioni di formazioni politiche e presunto posizionamento lascerebbero credere e promettere.
Il Sud è stato vittima come da studi, ricerche e lettura oggettiva degli eventi, d’una gestione dello Stato a dir poco non equanime rispetto a resto del paese. Inutile e lungo star qua ad elencare torti, disuguaglianze, omissioni e altro che, a distanza di oltre un secolo e mezzo, ne fanno una colonia di consumo con primati negativi nel lavoro, disoccupazione, industrializzazione o almeno uso positivo delle sue valenze e peculiarità, infrastrutture, diritti, ecc… Va bene che la democrazia, come ci insegna Canfora nel suo eccellente testo per l’appunto dal titolo “La Democrazia”, riuscì a condannare Socrate in quel di Atene, dimostrando i limiti d’un sistema politico che resta comunque ad oggi il più praticabile, ma usare impropriamente il suo aggettivo ci appare davvero insopportabile. Il Sud dovrebbe essere in cima all’agenda politica di chi governa il paese.
Così non è… : soldi in meno per l’accudimento e istruzione dei più piccoli in base ad astrusi parametri, soldi x l’Expo di Milano con Matera che rischia d’esser nominata a giorni Capitale della Cultura ma di non avere nel 2014 ancora una stazione ferroviaria!Banda larga che, a giorni si saprà, riguarderà il Centro Nord e se resterà qualche soldo qualche residuo andrà al Sud. E l’elenco sarebbe lunghissimo ma i “democratici” s’impegnano ad ostacolare con tutte le loro forze il sindaco della capitale del Sud, ne reclamano le dimissioni così e come fa la Destra più retriva, in una sindrome da Nazareno ormai attuata senza scorno.
Qualche loro rappresentante della novelle vague renziana ne reclama il confino come farebbe un ministro della polizia fascista….colpevole come primo cittadino di aver messo fine a spartizioni cui erano ormai adusi sotto il meritevole appellativo di “ ‘o sistema”. Stessa nouvelle vague capace di accettare come probabili nuovi candidati, alle elezioni regionali e a quelle future comunali, vecchi e improponibili dinosauri di disastri ventennali e primarie taroccate. E’vero anche fra loro, come talvolta succede, ci sono ottime persone…ma una domanda : è il vostro partito, vero, va bene la militanza…ma vi va bene così?
Contenti d’esser là? Democratici? Mah…..
Fonte: www.webnapoli24.it
.
Di Andrea Balia
Talvolta, riflettendoci, il nome di alcuni partiti lascia perplessi (a voler esser buoni…) rispetto al loro operato. Chi scrive di tutto può esser tacciato tranne che di avere simpatie destrorse o reazionarie, anzi…nel piccolo mondo antico del “sudismo” molto incline alla nostalgia fine a sè stessa, posizioni e idee che si rifanno al meridionalismo storico vengono – con un abuso desueto nella terminologia– bollate come “giacobinismo”. Ciò detto, come doverosa premessa, l’onestà intellettuale ci affranca dal chiudere gli occhi davanti ad un incedere contraddittorio alla “mission” che titolazioni di formazioni politiche e presunto posizionamento lascerebbero credere e promettere.
Il Sud è stato vittima come da studi, ricerche e lettura oggettiva degli eventi, d’una gestione dello Stato a dir poco non equanime rispetto a resto del paese. Inutile e lungo star qua ad elencare torti, disuguaglianze, omissioni e altro che, a distanza di oltre un secolo e mezzo, ne fanno una colonia di consumo con primati negativi nel lavoro, disoccupazione, industrializzazione o almeno uso positivo delle sue valenze e peculiarità, infrastrutture, diritti, ecc… Va bene che la democrazia, come ci insegna Canfora nel suo eccellente testo per l’appunto dal titolo “La Democrazia”, riuscì a condannare Socrate in quel di Atene, dimostrando i limiti d’un sistema politico che resta comunque ad oggi il più praticabile, ma usare impropriamente il suo aggettivo ci appare davvero insopportabile. Il Sud dovrebbe essere in cima all’agenda politica di chi governa il paese.
Così non è… : soldi in meno per l’accudimento e istruzione dei più piccoli in base ad astrusi parametri, soldi x l’Expo di Milano con Matera che rischia d’esser nominata a giorni Capitale della Cultura ma di non avere nel 2014 ancora una stazione ferroviaria!Banda larga che, a giorni si saprà, riguarderà il Centro Nord e se resterà qualche soldo qualche residuo andrà al Sud. E l’elenco sarebbe lunghissimo ma i “democratici” s’impegnano ad ostacolare con tutte le loro forze il sindaco della capitale del Sud, ne reclamano le dimissioni così e come fa la Destra più retriva, in una sindrome da Nazareno ormai attuata senza scorno.
Qualche loro rappresentante della novelle vague renziana ne reclama il confino come farebbe un ministro della polizia fascista….colpevole come primo cittadino di aver messo fine a spartizioni cui erano ormai adusi sotto il meritevole appellativo di “ ‘o sistema”. Stessa nouvelle vague capace di accettare come probabili nuovi candidati, alle elezioni regionali e a quelle future comunali, vecchi e improponibili dinosauri di disastri ventennali e primarie taroccate. E’vero anche fra loro, come talvolta succede, ci sono ottime persone…ma una domanda : è il vostro partito, vero, va bene la militanza…ma vi va bene così?
Contenti d’esser là? Democratici? Mah…..
Fonte: www.webnapoli24.it
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giovedì 2 ottobre 2014
MA IO NON DIMENTICO….
Cronistoria, d’una vicenda politica, rapporti…conseguenze…
Di Andrea Balia
La vicenda de Magistris, Why not e relativa condanna ha qualcosa di sorprendente ed inquietante. Sorprendente perché già l’attribuzione di competenza è stata impropriamente Roma, e questo avrebbe dovuto già molto insospettire, così come sia arrivata la condanna in primo grado nonostante la richiesta d’archiviazione da parte del PM. Anche la tempistica a pochi giorni dal voto d’approvazione del bilancio in Consiglio Comunale fa chiarezza sui probabili veri scopi della stessa. Inquietante perché la dice lunga su come, pur con le dovute differenze di gravità e situazioni, magistrati come Falcone, Borsellino o ex come de Magistris debbano abbandonare l’idea di metter becco in cose d’alto bordo politico e di dubbi rapporti con poteri forti. Inquietante perché la possibilità di sospensione dall’incarico per il sindaco di Napoli attuerebbe una retroattività sulla legge Severino (essendo la vicenda attinente un periodo di anni antecedente all’entrata in vigore della legge stessa), per cui con lo stesso metro anche una cosa di 30/40anni fa porterebbe all’applicazione d’una legge che ha qualche anno appena di vita. Comunque, come scrive il giurista Moccia, della Università Federico II° di Napoli,in caso di procedimento sospensivo è possibile il ricorso al TAR. Adesso è da verificare la tempistica di ciò, che qualora fosse anche veloce alimenterebbe i nostri sospetti su tutta la vicenda. Una cosa è sicura: al solito sottovalutano la capacità di resistenza e reattività d’un osso duro quale è il primo cittadino partenopeo. E non è manco sfiorata l’emergenza d’un momento delicatissimo per la città di Napoli.
In ogni caso…
Ma io non dimentico….che i napoletani hanno votato ed eletto de Magistris proprio per essere ”capatosta” (come lui stesso si definisce…), per non essere disposto a compromessi, connivenze partitiche, elargizioni… dopo 20 anni di inciuci, finte maggioranze e finte opposizioni, “’o sistema” delle spartizioni, ‘a munnezza, nel silenzio di chi oggi è diventato super attento, e produce (anche mediaticamente) 3 o 4 attacchi quotidiani con l’incredibile media annuale che sfora addirittura i 1000!!! Come però succede,una volta eletto è scattato il poi meravigliarsi in molti che davvero il personaggio è così, e iniziare a sentirsi le scarpe strette e lamentarsi di ciò, iniziando da quelli che sono stati gli attori e gli artefici del disastro ereditato dall’attuale sindaco e ora si ergono a maestri e critici. La faccia tosta è davvero insopportabile;
Ma io non dimentico….che le elezioni le ha vinte col sostegno di solo 4 liste oltretutto per le loro caratteristiche non macchine di voti, ovvero : La lista civica ”Napoli è tua” dello stesso sindaco, l’IDV partito di provenienza del sindaco, Rifondazione Comunista e Partito del Sud. Contro armate di guerra: una decina di liste schierate nel Centodestra a sostegno di Gianni Lettieri, contro Morcone candidato da PD e S & L fino all’ultimo riottosi a stare con l’ex magistrato, ed un anonimo Di Monda (ex area Bocchino) fintamente alternativo agli schieramenti sostenuto da Insorgenza Civile e poi dopo il primo turno subito rientrato nella sua parrocchia destrorsa. Ballottaggio con Lettieri, flop di Morcone e vittoria con distacco considerevole, appoggio di PD e S & L, ma senza appartenenze, e percentuali di tutto rispetto;
Ma io non dimentico…che de Magistris disse : “mi voti chi vuole ma nessun’appartenenza al ballottaggio al di fuori della coalizione originaria che mi obblighi, in caso di vittoria, a debiti di riconoscenza”. Cosa mai digerita, non avendo nessuno del PD e di S & L infatti ricevuto incarichi, poltrone, assessorati o altro e causa di forti mal di pancia non ancora assorbiti.
Ma io no dimentico che….fummo contattati, noi del Partito del Sud, per un incontro ma a meno di 2 settimane dal voto. Ci disse che era interessato al meridionalismo, ma avrebbe accettato, se trovavamo un accordo, solo noi e non altre interpretazioni di questo pensiero politico. In mezz’ora ci trovammo d’accordo su tutto e definimmo.
Ma io non dimentico...che in 12 giorni dovemmo produrre, con la totale e cordiale disponibilità dei componenti del suo staff diventati e restati a tutt’oggi nostri amici e simpatizzanti, documenti, schede, candidati, iter burocratico, un po’ di fondi, banchetti, materiale elettorale, e partecipazione ad eventi, comizi, ecc.. un’impresa micidiale ma bellissima ed esaltante, un’esperienza favolosa…
Ma io non dimentico…d’essermi ritrovato a Piazza Dante a Napoli in un comizio/concerto ad essere uno dei primi a dover salire su un megapalco e dover fare il mio intervento, seguito da Leoluca Orlando, da lui, dalla musica di Eugenio Bennato da noi convinto ad esserci, davanti a un tripudio di folla, gente entusiasta e partecipe in una piazza stracolma. E così per altri comizi in via Partenope, ecc…
Ma io non dimentico…l’esser preso, in modo schietto e sincero dietro al palco sotto al braccio da de Magistris per dirmi : “ cosa dici…pensi ce la faremo?” Il passargli il mio telefonino per mostrargli la foto (che mi giravano in quel momento) d’una piazza semivuota dove in contemporanea Berlusconi era a Napoli per sostenere Lettieri. La sua gioia e il suo passare il mio cellulare ai Vendola e company che erano arrivati per sostenerlo al ballottaggio.
Ma io non dimentico…che i migliori e più genuini artisti napoletani parteciparono e dettero il loro contributo intervenendo a feste e comizi come Teresa De Sio, Eugenio Bennato, Enzo Gragnaniello, Peppe Lanzetta, Peppe Barra, ecc… mentre i suoi avversari esibivano Gigi D’Alessio… ora questi stessi artisti darebbero lo stesso contributo con altrettanta sincera partecipazione ad avversari che a tutt’oggi sono ancora i Lettieri, i Cozzolino…i Bassolino?
Ma io non dimentico…la sera del tripudio in un mare di gente a Piazza Municipio, sotto Palazzo San Giacomo, per festeggiare la vittoria e l’onestà delle sue parole dal palco : “Ringrazio innanzitutto l’IDV, Rifondazione Comunista, la mia lista ”Napoli è tua” ed il Partito del Sud. Poi…(alzando le braccia al cielo), ringrazio chi mi ha voluto sostenere al ballottaggio!”
Ma io non dimentico…che il Partito del Sud, causa il brevissimo tempo a disposizione, solo per qualche centinaio di voti non riuscì ad ottenere consiglieri comunali, pur se al ballottaggio il nostro contributo fu di gran lunga maggiore ma non andava quantificato valendo solo le percentuali del primo turno. Immaginavamo di ricevere i ringraziamenti e chiudere là il tutto! E invece abbiamo su invito del sindaco partecipato a tavoli tecnici in comune assieme a tutte le forze vincitrici del ballottaggio, a pari dignità, e per espressa volontà dichiarata a tutti gli altri dal sindaco che ce ne riconosceva il diritto.
Ma io non dimentico…che in quei tavoli tecnici c’era un signore ( oggi ministro dell’attuale governo) che, alla domanda fatta dal sindaco se chi aveva gruppi parlamentari poteva dare una mano a sostenere sue iniziative, rispose con pochi giri di parole : “Si…ma che ci dai?” E lui, come se non avesse parlato nessuno, passò ad altro argomento non degnandolo né d’uno sguardo e né d’una risposta!
Ma io non dimentico…che su sua espressa volontà il sindaco ha voluto nominare il sottoscritto suo Delegato Diretto nella Commissione Toponomastica del Comune di Napoli;
Ma io non dimentico…che da allora è iniziata una collaborazione di incontri, confronti, proposte, progetti, riflessioni politiche sul presente e sul futuro, sue partecipazioni a nostri eventi (anche a Bari, in una nostra convention in aula consiliare assieme a Michele Emiliano)…senza mai reciprocamente chiedere nulla in cambio;
Ma io non dimentico....che tanti rappresentanti della sua lista hanno tradito il mandato per cui erano stati eletti, e alcuni assessori,per incapacità, fatuità, malcelato protagonismo, qualche imperdonabile errore, lo hanno costretto a far sì che li sollevasse dall’incarico;
Questo è Luigi de Magistris, persona perbene, onesta, seria e corretta, con i pregi e i difetti come tutti gli uomini,con eventuali errori che solo chi non produce non fa. I napoletani, i meridionali, i meridionalisti, il Sud, farebbero bene a fare una seria riflessione ora e in un prossimo futuro visto lo scenario di affaristi, vecchi tromboni, politici di seconda fila, nuovi yuppisti rampanti e veline perbene d’una fraintesa politica giovanilista dell’ultima ora, che dovrebbe costituire l’eventuale alternativa.
Meditate gente, meditate..
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Cronistoria, d’una vicenda politica, rapporti…conseguenze…
Di Andrea Balia
La vicenda de Magistris, Why not e relativa condanna ha qualcosa di sorprendente ed inquietante. Sorprendente perché già l’attribuzione di competenza è stata impropriamente Roma, e questo avrebbe dovuto già molto insospettire, così come sia arrivata la condanna in primo grado nonostante la richiesta d’archiviazione da parte del PM. Anche la tempistica a pochi giorni dal voto d’approvazione del bilancio in Consiglio Comunale fa chiarezza sui probabili veri scopi della stessa. Inquietante perché la dice lunga su come, pur con le dovute differenze di gravità e situazioni, magistrati come Falcone, Borsellino o ex come de Magistris debbano abbandonare l’idea di metter becco in cose d’alto bordo politico e di dubbi rapporti con poteri forti. Inquietante perché la possibilità di sospensione dall’incarico per il sindaco di Napoli attuerebbe una retroattività sulla legge Severino (essendo la vicenda attinente un periodo di anni antecedente all’entrata in vigore della legge stessa), per cui con lo stesso metro anche una cosa di 30/40anni fa porterebbe all’applicazione d’una legge che ha qualche anno appena di vita. Comunque, come scrive il giurista Moccia, della Università Federico II° di Napoli,in caso di procedimento sospensivo è possibile il ricorso al TAR. Adesso è da verificare la tempistica di ciò, che qualora fosse anche veloce alimenterebbe i nostri sospetti su tutta la vicenda. Una cosa è sicura: al solito sottovalutano la capacità di resistenza e reattività d’un osso duro quale è il primo cittadino partenopeo. E non è manco sfiorata l’emergenza d’un momento delicatissimo per la città di Napoli.
In ogni caso…
Ma io non dimentico….che i napoletani hanno votato ed eletto de Magistris proprio per essere ”capatosta” (come lui stesso si definisce…), per non essere disposto a compromessi, connivenze partitiche, elargizioni… dopo 20 anni di inciuci, finte maggioranze e finte opposizioni, “’o sistema” delle spartizioni, ‘a munnezza, nel silenzio di chi oggi è diventato super attento, e produce (anche mediaticamente) 3 o 4 attacchi quotidiani con l’incredibile media annuale che sfora addirittura i 1000!!! Come però succede,una volta eletto è scattato il poi meravigliarsi in molti che davvero il personaggio è così, e iniziare a sentirsi le scarpe strette e lamentarsi di ciò, iniziando da quelli che sono stati gli attori e gli artefici del disastro ereditato dall’attuale sindaco e ora si ergono a maestri e critici. La faccia tosta è davvero insopportabile;
Ma io non dimentico….che le elezioni le ha vinte col sostegno di solo 4 liste oltretutto per le loro caratteristiche non macchine di voti, ovvero : La lista civica ”Napoli è tua” dello stesso sindaco, l’IDV partito di provenienza del sindaco, Rifondazione Comunista e Partito del Sud. Contro armate di guerra: una decina di liste schierate nel Centodestra a sostegno di Gianni Lettieri, contro Morcone candidato da PD e S & L fino all’ultimo riottosi a stare con l’ex magistrato, ed un anonimo Di Monda (ex area Bocchino) fintamente alternativo agli schieramenti sostenuto da Insorgenza Civile e poi dopo il primo turno subito rientrato nella sua parrocchia destrorsa. Ballottaggio con Lettieri, flop di Morcone e vittoria con distacco considerevole, appoggio di PD e S & L, ma senza appartenenze, e percentuali di tutto rispetto;
Ma io non dimentico…che de Magistris disse : “mi voti chi vuole ma nessun’appartenenza al ballottaggio al di fuori della coalizione originaria che mi obblighi, in caso di vittoria, a debiti di riconoscenza”. Cosa mai digerita, non avendo nessuno del PD e di S & L infatti ricevuto incarichi, poltrone, assessorati o altro e causa di forti mal di pancia non ancora assorbiti.
Ma io no dimentico che….fummo contattati, noi del Partito del Sud, per un incontro ma a meno di 2 settimane dal voto. Ci disse che era interessato al meridionalismo, ma avrebbe accettato, se trovavamo un accordo, solo noi e non altre interpretazioni di questo pensiero politico. In mezz’ora ci trovammo d’accordo su tutto e definimmo.
Ma io non dimentico...che in 12 giorni dovemmo produrre, con la totale e cordiale disponibilità dei componenti del suo staff diventati e restati a tutt’oggi nostri amici e simpatizzanti, documenti, schede, candidati, iter burocratico, un po’ di fondi, banchetti, materiale elettorale, e partecipazione ad eventi, comizi, ecc.. un’impresa micidiale ma bellissima ed esaltante, un’esperienza favolosa…
Ma io non dimentico…d’essermi ritrovato a Piazza Dante a Napoli in un comizio/concerto ad essere uno dei primi a dover salire su un megapalco e dover fare il mio intervento, seguito da Leoluca Orlando, da lui, dalla musica di Eugenio Bennato da noi convinto ad esserci, davanti a un tripudio di folla, gente entusiasta e partecipe in una piazza stracolma. E così per altri comizi in via Partenope, ecc…
Ma io non dimentico…l’esser preso, in modo schietto e sincero dietro al palco sotto al braccio da de Magistris per dirmi : “ cosa dici…pensi ce la faremo?” Il passargli il mio telefonino per mostrargli la foto (che mi giravano in quel momento) d’una piazza semivuota dove in contemporanea Berlusconi era a Napoli per sostenere Lettieri. La sua gioia e il suo passare il mio cellulare ai Vendola e company che erano arrivati per sostenerlo al ballottaggio.
Ma io non dimentico…che i migliori e più genuini artisti napoletani parteciparono e dettero il loro contributo intervenendo a feste e comizi come Teresa De Sio, Eugenio Bennato, Enzo Gragnaniello, Peppe Lanzetta, Peppe Barra, ecc… mentre i suoi avversari esibivano Gigi D’Alessio… ora questi stessi artisti darebbero lo stesso contributo con altrettanta sincera partecipazione ad avversari che a tutt’oggi sono ancora i Lettieri, i Cozzolino…i Bassolino?
Ma io non dimentico…la sera del tripudio in un mare di gente a Piazza Municipio, sotto Palazzo San Giacomo, per festeggiare la vittoria e l’onestà delle sue parole dal palco : “Ringrazio innanzitutto l’IDV, Rifondazione Comunista, la mia lista ”Napoli è tua” ed il Partito del Sud. Poi…(alzando le braccia al cielo), ringrazio chi mi ha voluto sostenere al ballottaggio!”
Ma io non dimentico…che il Partito del Sud, causa il brevissimo tempo a disposizione, solo per qualche centinaio di voti non riuscì ad ottenere consiglieri comunali, pur se al ballottaggio il nostro contributo fu di gran lunga maggiore ma non andava quantificato valendo solo le percentuali del primo turno. Immaginavamo di ricevere i ringraziamenti e chiudere là il tutto! E invece abbiamo su invito del sindaco partecipato a tavoli tecnici in comune assieme a tutte le forze vincitrici del ballottaggio, a pari dignità, e per espressa volontà dichiarata a tutti gli altri dal sindaco che ce ne riconosceva il diritto.
Ma io non dimentico…che in quei tavoli tecnici c’era un signore ( oggi ministro dell’attuale governo) che, alla domanda fatta dal sindaco se chi aveva gruppi parlamentari poteva dare una mano a sostenere sue iniziative, rispose con pochi giri di parole : “Si…ma che ci dai?” E lui, come se non avesse parlato nessuno, passò ad altro argomento non degnandolo né d’uno sguardo e né d’una risposta!
Ma io non dimentico…che su sua espressa volontà il sindaco ha voluto nominare il sottoscritto suo Delegato Diretto nella Commissione Toponomastica del Comune di Napoli;
Ma io non dimentico…che da allora è iniziata una collaborazione di incontri, confronti, proposte, progetti, riflessioni politiche sul presente e sul futuro, sue partecipazioni a nostri eventi (anche a Bari, in una nostra convention in aula consiliare assieme a Michele Emiliano)…senza mai reciprocamente chiedere nulla in cambio;
Ma io non dimentico....che tanti rappresentanti della sua lista hanno tradito il mandato per cui erano stati eletti, e alcuni assessori,per incapacità, fatuità, malcelato protagonismo, qualche imperdonabile errore, lo hanno costretto a far sì che li sollevasse dall’incarico;
Questo è Luigi de Magistris, persona perbene, onesta, seria e corretta, con i pregi e i difetti come tutti gli uomini,con eventuali errori che solo chi non produce non fa. I napoletani, i meridionali, i meridionalisti, il Sud, farebbero bene a fare una seria riflessione ora e in un prossimo futuro visto lo scenario di affaristi, vecchi tromboni, politici di seconda fila, nuovi yuppisti rampanti e veline perbene d’una fraintesa politica giovanilista dell’ultima ora, che dovrebbe costituire l’eventuale alternativa.
Meditate gente, meditate..
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sabato 6 settembre 2014
Il Sud? Si, ma non quello degli altri - L'articolo di Settembre di Andrea Balìa per WebNapoli24.com
Di Andrea Balia
Le difficoltà sono numerose, poco intuibili da chi non è dedito a questa battaglia.
Iniziando dallo scetticismo comune, dall’ignoranza diffusa nei più, anche dove non te l’aspetti, ovvero tra gente d’un certo spessore e, almeno presumibilmente, dotata di una buona cultura.
Perfino giornalisti scafati, scrittori, storici e politici navigati entrano nel triste elenco.
Poi c’è la malafede che attanaglia parte di loro. E
, buon ultimo, il cialtronismo di una fetta consistente di presunti “patrioti” non strumentalmente utile alla causa. Si va da chi, anche da anni, è interessato al “facite ammuina” e basta, a chi fa confusione tra un “sudismo” fatto di nostalgia, rigurgiti monarchici, un desueto legittimismo, credendo di fare meridionalismo (termine etimologicamente preciso con tanto di padri, linee e visione politica), a chi se ne interessa solo da qualche anno e crede d’aver capito tutto, problemi e soluzioni.
Buon ultimi s’aggiungono quelli “a libro paga”, pronti a svendersi per il famoso piatto di lenticchie o per il loro vecchio o nuovo padrone, fosse anche quel nemico storico dedito a interessi padani e basta.
Infine, non bastasse, c’è il folle sogno di chi confonde unanimismo con unità e propone una “larga intesa” da arca di Noè dove far salire a bordo di tutto e di più…dal leone alla pecora…tutto fa brodo!
A parte il rispetto per lo spirito ecumenico annoverabile solo nei sacri testi, la storia degli uomini, della politica, insegna l’esatto opposto.
Tra i protagonisti della “nuova” politica c’è da annoverare il Beppe Grillo, interessato al Sud a corrente alterna…da quando viene a Napoli ad esaltare i Borbone (anche in questo denotando un “sudismo” populista…) a quando 7 giorni dopo va al Nord ad esaltare le qualità di statista dell’Umberto Bossi. Insomma, della serie : davanti al consenso tutto va bene! Ora scopre che gli immigrati extracomunitari porterebbero la tubercolosi. Ovvero pari pari a quello che avrebbero fatto, o dovuto e/o potuto fare, gli americani ai nostri emigranti postunitari. I
l Sud è Sud ovunque e sempre, con i suoi problemi e le sue sacrosante ragioni e rivendicazioni….però per qualcuno il tuo Sud non vale il mio!
Fonte :www.webnapoli24.com
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Di Andrea Balia
Le difficoltà sono numerose, poco intuibili da chi non è dedito a questa battaglia.
Iniziando dallo scetticismo comune, dall’ignoranza diffusa nei più, anche dove non te l’aspetti, ovvero tra gente d’un certo spessore e, almeno presumibilmente, dotata di una buona cultura.
Perfino giornalisti scafati, scrittori, storici e politici navigati entrano nel triste elenco.
Poi c’è la malafede che attanaglia parte di loro. E
, buon ultimo, il cialtronismo di una fetta consistente di presunti “patrioti” non strumentalmente utile alla causa. Si va da chi, anche da anni, è interessato al “facite ammuina” e basta, a chi fa confusione tra un “sudismo” fatto di nostalgia, rigurgiti monarchici, un desueto legittimismo, credendo di fare meridionalismo (termine etimologicamente preciso con tanto di padri, linee e visione politica), a chi se ne interessa solo da qualche anno e crede d’aver capito tutto, problemi e soluzioni.
Buon ultimi s’aggiungono quelli “a libro paga”, pronti a svendersi per il famoso piatto di lenticchie o per il loro vecchio o nuovo padrone, fosse anche quel nemico storico dedito a interessi padani e basta.
Infine, non bastasse, c’è il folle sogno di chi confonde unanimismo con unità e propone una “larga intesa” da arca di Noè dove far salire a bordo di tutto e di più…dal leone alla pecora…tutto fa brodo!
A parte il rispetto per lo spirito ecumenico annoverabile solo nei sacri testi, la storia degli uomini, della politica, insegna l’esatto opposto.
Tra i protagonisti della “nuova” politica c’è da annoverare il Beppe Grillo, interessato al Sud a corrente alterna…da quando viene a Napoli ad esaltare i Borbone (anche in questo denotando un “sudismo” populista…) a quando 7 giorni dopo va al Nord ad esaltare le qualità di statista dell’Umberto Bossi. Insomma, della serie : davanti al consenso tutto va bene! Ora scopre che gli immigrati extracomunitari porterebbero la tubercolosi. Ovvero pari pari a quello che avrebbero fatto, o dovuto e/o potuto fare, gli americani ai nostri emigranti postunitari. I
l Sud è Sud ovunque e sempre, con i suoi problemi e le sue sacrosante ragioni e rivendicazioni….però per qualcuno il tuo Sud non vale il mio!
Fonte :www.webnapoli24.com
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mercoledì 4 giugno 2014
In ricordo di Massimo Troisi...
di Andrea Balìa
Sono passati 20 anni. Il 4 Giugno del 1994 la televisione annunciò che Massimo Troisi, a soli 41 anni, era morto. Ricordo ancora il mio stupore, mentre ero seduto in salotto a casa mia, nell’apprendere la notizia. Lungi da me voler strumentalizzare l’argomento, ad uso e consumo d’un blog meridionalista come quello del Partito del Sud (di cui m’onoro di far parte) che ha l’ingrato compito d’ospitare questo mio modesto omaggio, ma Troisi aveva compreso molto.
Come dice Arbore, che ho avuto l’onore di conoscere e frequentare un po’ nei miei trascorsi come appartenente a quella “nouvelle vogue” di musicisti napoletani fiorita proprio nel momento di massima notorietà dell’attore, “Era un signore e questa fu vista come un’anomalia. Un uomo gentile e riservato. Non ha mai rinnegato il passato, le tradizioni autentiche della città….era invece un napoletano esemplare. Proprio per la finezza, l’eleganza, il legame con il passato”.
Sul blog napoletano riportiamo fissa una sua affermazione : “"IO HO CAPITO PURE’ PECCHE’ A NOI C’HANN’ SEMP’ CHIAMMAT’ MEZZOGIORNO D’ITALIA. PER ESSERE SICUR’ CHE A QUALUNQUE ORA SCENNEVAN’ A SUD SE TRUVAVANO SEMP’ IN ORARIO PE MAGNA’ ‘A COPP' !" E quindi aveva coscienza ed aveva compreso, e mai più giusta fu la decisione del Comune di San Giorgio a Cremano, dove era nato e aveva vissuto, di cambiare Piazza Garibaldi in Piazza Massimo Troisi. Una sorta di grande omaggio ad un suo figlio prediletto, e quasi un mettere un po’ in ordine e a posto i conti con la storia.
Come dice il grande Erri De Luca, “San Giorgio a Cremano, dov’è nato, è un centro vesuviano che sta sulla linea Napoli – Portici, prima ferrovia d’Italia al tempo in cui gli Svizzeri facevano gli emigranti a Napoli, lavorando da cuochi, pasticcieri, orologiai… quando il Napoli vinse il suo primo scudetto grazie all’America del Sud (Maradona), alcuni rappresentanti del movimento separatista sub elvetico (mirabile definizione della Lega d’un grande come Erri De Luca, da tenere a memoria…) esposero uno striscione che assegnava al Napoli lo scudetto del NordAfrica….alla domanda di un suo commento su quello striscione, la risposta fu : - preferisco essere campione del NordAfrica anziché scrivere striscioni da SudAfrica – “
Sempre De Luca : “ Ultimo esempio : raccontò che il capo della Lega Nord rischiava l’espulsione dal partito perchè in casa gli avevano trovato un disco di Peppino di Capri, con dedica per giunta…non era solo arguzia spiritosa, ma uno scatto sentimentale sotto la forma della presa in giro, Riconosco in lui l’indignazione, ma quella che scansa la facile invettiva e si raffina in ironia dolente”.
Penso basti a far comprendere chi fosse Massimo Troisi nel pensiero e nelle convinzioni, oltre che nelle enormi qualità d’attore, e quanto fosse orgoglioso di sentirsi figlio del Sud, e noi d’annoverarlo come tale e come esempio d’un indimenticato grande interprete e rappresentante!
Ciao caro Massimo…
.
di Andrea Balìa
Sono passati 20 anni. Il 4 Giugno del 1994 la televisione annunciò che Massimo Troisi, a soli 41 anni, era morto. Ricordo ancora il mio stupore, mentre ero seduto in salotto a casa mia, nell’apprendere la notizia. Lungi da me voler strumentalizzare l’argomento, ad uso e consumo d’un blog meridionalista come quello del Partito del Sud (di cui m’onoro di far parte) che ha l’ingrato compito d’ospitare questo mio modesto omaggio, ma Troisi aveva compreso molto.
Come dice Arbore, che ho avuto l’onore di conoscere e frequentare un po’ nei miei trascorsi come appartenente a quella “nouvelle vogue” di musicisti napoletani fiorita proprio nel momento di massima notorietà dell’attore, “Era un signore e questa fu vista come un’anomalia. Un uomo gentile e riservato. Non ha mai rinnegato il passato, le tradizioni autentiche della città….era invece un napoletano esemplare. Proprio per la finezza, l’eleganza, il legame con il passato”.
Sul blog napoletano riportiamo fissa una sua affermazione : “"IO HO CAPITO PURE’ PECCHE’ A NOI C’HANN’ SEMP’ CHIAMMAT’ MEZZOGIORNO D’ITALIA. PER ESSERE SICUR’ CHE A QUALUNQUE ORA SCENNEVAN’ A SUD SE TRUVAVANO SEMP’ IN ORARIO PE MAGNA’ ‘A COPP' !" E quindi aveva coscienza ed aveva compreso, e mai più giusta fu la decisione del Comune di San Giorgio a Cremano, dove era nato e aveva vissuto, di cambiare Piazza Garibaldi in Piazza Massimo Troisi. Una sorta di grande omaggio ad un suo figlio prediletto, e quasi un mettere un po’ in ordine e a posto i conti con la storia.
Come dice il grande Erri De Luca, “San Giorgio a Cremano, dov’è nato, è un centro vesuviano che sta sulla linea Napoli – Portici, prima ferrovia d’Italia al tempo in cui gli Svizzeri facevano gli emigranti a Napoli, lavorando da cuochi, pasticcieri, orologiai… quando il Napoli vinse il suo primo scudetto grazie all’America del Sud (Maradona), alcuni rappresentanti del movimento separatista sub elvetico (mirabile definizione della Lega d’un grande come Erri De Luca, da tenere a memoria…) esposero uno striscione che assegnava al Napoli lo scudetto del NordAfrica….alla domanda di un suo commento su quello striscione, la risposta fu : - preferisco essere campione del NordAfrica anziché scrivere striscioni da SudAfrica – “
Sempre De Luca : “ Ultimo esempio : raccontò che il capo della Lega Nord rischiava l’espulsione dal partito perchè in casa gli avevano trovato un disco di Peppino di Capri, con dedica per giunta…non era solo arguzia spiritosa, ma uno scatto sentimentale sotto la forma della presa in giro, Riconosco in lui l’indignazione, ma quella che scansa la facile invettiva e si raffina in ironia dolente”.
Penso basti a far comprendere chi fosse Massimo Troisi nel pensiero e nelle convinzioni, oltre che nelle enormi qualità d’attore, e quanto fosse orgoglioso di sentirsi figlio del Sud, e noi d’annoverarlo come tale e come esempio d’un indimenticato grande interprete e rappresentante!
Ciao caro Massimo…
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giovedì 15 maggio 2014
L'articolo di Andrea Balìa di Maggio 2014 su Webnapoli24.com
Per il Sud?... o per il Suo?
Vanno bene gli ideali....però...
di Andrea Balìa
Tv, giornali, arte, libri, prodotti evocativi, poesie….e tutto quello che ne consegue : royalties, diritti d’immagine, percentuali, gettoni, ricarichi, diritti editoriali, ecc… tutta una serie di prodotti legati al Sud, alla sua storia, analisi, video, simbologia evocativa, disquisizioni, conferenze, interviste sui quali vanno bene gli ideali ma che producono anche e spesso un mercato che fa comodo alle finanze di chi naviga per questi mari.
Intendiamoci il tutto è lecito e inevitabile, un po’ meno gradevole se altresì finisce per creare canali e/o clienti preferenziali del momento, o addirittura un’equidistanza per certi versi giusta ma ugualmente criticabile che porta a non premiare o prendere le distanze da nessuno o all’inverso – come si diceva sopra - privilegiare qualcuno.
Il Sud ha bisogno di visibilità, che le sue ragioni siano ascoltate da tanti, da tutti, e quindi ben vengano voci che attraverso i mezzi mediatici più attuali o anche canonici le comunichino in modo vasto e diffuso.
La medaglia riteniamo abbia due facce e se il racconto della verità storica, e anche dell’attualità, le giuste lamentazioni e recriminazioni ne coprono una, sarebbe certamente e inevitabilmente utile ricoprire e dar corpo anche all’altra faccia : quella della propositività, del fare che molti attori trascurano presi dall’altra o interpretano in modo sognante e fantasioso con soluzioni e proposte all’antitesi del pragmatismo e dell’attuabilità.
Vanno bene gli ideali….ma un po’ meno per il Suo e un po’ più per il Sud assieme a una sana concretezza non guasterebbe!
Ammesso lo si voglia…
Per il Sud?... o per il Suo?
Vanno bene gli ideali....però...
di Andrea Balìa
Tv, giornali, arte, libri, prodotti evocativi, poesie….e tutto quello che ne consegue : royalties, diritti d’immagine, percentuali, gettoni, ricarichi, diritti editoriali, ecc… tutta una serie di prodotti legati al Sud, alla sua storia, analisi, video, simbologia evocativa, disquisizioni, conferenze, interviste sui quali vanno bene gli ideali ma che producono anche e spesso un mercato che fa comodo alle finanze di chi naviga per questi mari.
Intendiamoci il tutto è lecito e inevitabile, un po’ meno gradevole se altresì finisce per creare canali e/o clienti preferenziali del momento, o addirittura un’equidistanza per certi versi giusta ma ugualmente criticabile che porta a non premiare o prendere le distanze da nessuno o all’inverso – come si diceva sopra - privilegiare qualcuno.
Il Sud ha bisogno di visibilità, che le sue ragioni siano ascoltate da tanti, da tutti, e quindi ben vengano voci che attraverso i mezzi mediatici più attuali o anche canonici le comunichino in modo vasto e diffuso.
La medaglia riteniamo abbia due facce e se il racconto della verità storica, e anche dell’attualità, le giuste lamentazioni e recriminazioni ne coprono una, sarebbe certamente e inevitabilmente utile ricoprire e dar corpo anche all’altra faccia : quella della propositività, del fare che molti attori trascurano presi dall’altra o interpretano in modo sognante e fantasioso con soluzioni e proposte all’antitesi del pragmatismo e dell’attuabilità.
Vanno bene gli ideali….ma un po’ meno per il Suo e un po’ più per il Sud assieme a una sana concretezza non guasterebbe!
Ammesso lo si voglia…
sabato 19 aprile 2014
Quel che resta….
di Andrea Balìa
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Una volta c’erano Berlinguer e Almirante….ora ci sono Renzi e la Meloni….
Fino a ieri c’era Gabriel Garcia Marquez (pure parlava, anche se in modo molto poetico e finemente letterario, a suo modo di Sud del mondo)…..ora al riguardo ci restano altri scrittori…..
Fino a poco fa c’era l’amicizia come uno dei valori assoluti da rispettare e di cui dar conferma quando serve….ora “io non sapevo che…” lo si dimostra a giorni alterni….
Una volta c’era Ciano, Lucio Barone, Zitara…..ora è rimasto Ciano…..
Anni fa c’erano i giornalisti….ora c’è Magdi Allan….
Prima c’erano i Papi…ora c’è Francesco II e s’interessa dei poveri….ma è l’eccezione che conferma la regola...
Un tempo c’era Totò e faceva solo il comico….ora c’è Grillo…e pure fa solo il comico ( o no?)….
Quando c’erano gli intellettuali Pasolini scriveva, diceva e faceva film….ora c’è Vanzina e fa i film….
Gramsci era nominato come riferimento….ora si cita Tony Blair….
Prima c’era Berlusconi…oggi…anche….
Aprivi la Tv e c'era Guglielmi, Biagi...ora c'è Porro e Paragone....
Una volta c’era Maradona….oggi ?!?!?
Botta di nostalgia? Forse…e perché no?
.
di Andrea Balìa
Una volta c’erano Berlinguer e Almirante….ora ci sono Renzi e la Meloni….
Fino a ieri c’era Gabriel Garcia Marquez (pure parlava, anche se in modo molto poetico e finemente letterario, a suo modo di Sud del mondo)…..ora al riguardo ci restano altri scrittori…..
Fino a poco fa c’era l’amicizia come uno dei valori assoluti da rispettare e di cui dar conferma quando serve….ora “io non sapevo che…” lo si dimostra a giorni alterni….
Una volta c’era Ciano, Lucio Barone, Zitara…..ora è rimasto Ciano…..
Anni fa c’erano i giornalisti….ora c’è Magdi Allan….
Prima c’erano i Papi…ora c’è Francesco II e s’interessa dei poveri….ma è l’eccezione che conferma la regola...
Un tempo c’era Totò e faceva solo il comico….ora c’è Grillo…e pure fa solo il comico ( o no?)….
Quando c’erano gli intellettuali Pasolini scriveva, diceva e faceva film….ora c’è Vanzina e fa i film….
Gramsci era nominato come riferimento….ora si cita Tony Blair….
Prima c’era Berlusconi…oggi…anche….
Aprivi la Tv e c'era Guglielmi, Biagi...ora c'è Porro e Paragone....
Una volta c’era Maradona….oggi ?!?!?
Botta di nostalgia? Forse…e perché no?
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mercoledì 9 aprile 2014
Su "WebNapoli24: Secessionismo farlocco, tra adulazioni, rammarichi e trasformismo…
Di Andrea Balia
Fonte: WebNapoli24.com
Abbiamo assistito agli arresti dei secessionisti veneti….secessionisti da operetta. Anche se va detto che in parte s’evolvono : dal carrarmato di cartone con bandiera della Serenissima d’anni fa, s’è passato alla modifica d’un trattore fornito di bocca di fuoco, pur se così non tremebonda; e la magistratura ha rilevato contatti con la mafia albanese per l’acquisto d’armi da guerra.
Quindi, tutto sommato, nell’ottica di chi è preposto al rispetto della legalità e della democrazia, prevenire è sempre preferibile al curare. C’entra davvero poco il rispetto dell’autodeterminazione dei popoli che affligge nei commenti tante vedove affrante. Quella è concessa richiederla con metodi legali e pacifici. O se proprio si sceglie di voler fare il duro e puro per le rivoluzioni ci si attrezza per davvero, non certo modificando i, anzi il, trattore. Elementi, comunque, pur se conditi dai modi folkloristici e inappropriati agli obiettivi preposti, di spirito e metodologie sovversive sussistono per l’intervento delle forze dell’ordine.
La magistratura ci fornisce di altri due elementi degni di nota, ascoltati anche in tv sulle reti nazionali :
1) slogan razzisti e antimeridionali tra cui il banale ma deciso ”mai ai napoletani”, che dovrebbe far riflettere quei sudisti ringalluzziti e partecipi idealmente con questi personaggi veneti;
2) i rapporti verificati di questi signori con indipendentisti siciliani e separatisti campani. Chi siano quest’ultimi non è dato sapere con certezza, si può provare ad immaginare conoscendo proclami, orientamenti, libri e quant’altro, ma il punto al momento non è questo.
Chi vivrà vedrà, mentre invece interessanti sono le reazioni :
- c’è, come sopra accennato, quelli che sono stati folgorati da tanta audacia, e invitano al sostegno.
Componenti militar/fasciste esercitano anche il loro fascino, in chi attende da una vita poter dar sfogo alle sue propensioni a queste pratiche;
- ci sono i “rammaricati” : quelli che dicono “ vedi… loro si muovono e noi mai… cosa aspettiamo? Siamo sempre troppo molli, divisi e poco fattivi”
- ci sono poi i trasformisti : quelli che “odorato il fieto del miccio (in italiano sentito puzza di bruciato…)” hanno iniziato a virare, fare i distinguo, modificare spudoratamente la loro linea politica…..”si….ma noi parlavamo di separatismo solo per sparare alto e ottenere qualcosa…..forse si potrebbe…. ma i metodi non devono esser questi… bla, bla, bla….” Certo ha contribuito un sovvertimento viscerale sopraggiunto preannunciante un fenomeno evacuatorio non da poco…. visto che si parla d’intercettazioni,di perquisizioni, ecc…ecc…
Insomma alla fine del ragionamento una riflessione sorge spontanea : ma organizzarsi e dare il contributo di ognuno a creare una rappresentatività politica del Sud, degna, ben strutturata e secondo metodi e percorsi legali e democratici….proprio no?
Rifuggire da un cialtronismo su cui mette subito cappello una vergogna come la Lega….proprio no?
E’ pur comprensibile il gusto del sogno, il sostenere elucubrazioni letterarie, il gusto dell’epìco…. che questo poi sia giusto e praticabile è tutt’altra storia…
Fonte foto: dalla rete
-
Di Andrea Balia
Fonte: WebNapoli24.com
Abbiamo assistito agli arresti dei secessionisti veneti….secessionisti da operetta. Anche se va detto che in parte s’evolvono : dal carrarmato di cartone con bandiera della Serenissima d’anni fa, s’è passato alla modifica d’un trattore fornito di bocca di fuoco, pur se così non tremebonda; e la magistratura ha rilevato contatti con la mafia albanese per l’acquisto d’armi da guerra.
Quindi, tutto sommato, nell’ottica di chi è preposto al rispetto della legalità e della democrazia, prevenire è sempre preferibile al curare. C’entra davvero poco il rispetto dell’autodeterminazione dei popoli che affligge nei commenti tante vedove affrante. Quella è concessa richiederla con metodi legali e pacifici. O se proprio si sceglie di voler fare il duro e puro per le rivoluzioni ci si attrezza per davvero, non certo modificando i, anzi il, trattore. Elementi, comunque, pur se conditi dai modi folkloristici e inappropriati agli obiettivi preposti, di spirito e metodologie sovversive sussistono per l’intervento delle forze dell’ordine.
La magistratura ci fornisce di altri due elementi degni di nota, ascoltati anche in tv sulle reti nazionali :
1) slogan razzisti e antimeridionali tra cui il banale ma deciso ”mai ai napoletani”, che dovrebbe far riflettere quei sudisti ringalluzziti e partecipi idealmente con questi personaggi veneti;
2) i rapporti verificati di questi signori con indipendentisti siciliani e separatisti campani. Chi siano quest’ultimi non è dato sapere con certezza, si può provare ad immaginare conoscendo proclami, orientamenti, libri e quant’altro, ma il punto al momento non è questo.
Chi vivrà vedrà, mentre invece interessanti sono le reazioni :
- c’è, come sopra accennato, quelli che sono stati folgorati da tanta audacia, e invitano al sostegno.
Componenti militar/fasciste esercitano anche il loro fascino, in chi attende da una vita poter dar sfogo alle sue propensioni a queste pratiche;
- ci sono i “rammaricati” : quelli che dicono “ vedi… loro si muovono e noi mai… cosa aspettiamo? Siamo sempre troppo molli, divisi e poco fattivi”
- ci sono poi i trasformisti : quelli che “odorato il fieto del miccio (in italiano sentito puzza di bruciato…)” hanno iniziato a virare, fare i distinguo, modificare spudoratamente la loro linea politica…..”si….ma noi parlavamo di separatismo solo per sparare alto e ottenere qualcosa…..forse si potrebbe…. ma i metodi non devono esser questi… bla, bla, bla….” Certo ha contribuito un sovvertimento viscerale sopraggiunto preannunciante un fenomeno evacuatorio non da poco…. visto che si parla d’intercettazioni,di perquisizioni, ecc…ecc…
Insomma alla fine del ragionamento una riflessione sorge spontanea : ma organizzarsi e dare il contributo di ognuno a creare una rappresentatività politica del Sud, degna, ben strutturata e secondo metodi e percorsi legali e democratici….proprio no?
Rifuggire da un cialtronismo su cui mette subito cappello una vergogna come la Lega….proprio no?
E’ pur comprensibile il gusto del sogno, il sostenere elucubrazioni letterarie, il gusto dell’epìco…. che questo poi sia giusto e praticabile è tutt’altra storia…
Fonte foto: dalla rete
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sabato 29 marzo 2014
Napoli. Piazza Carlo III e Berlinguer: cambiare nome non convince
Riguardo la vicenda esplosa ieri in rete sull' eventuale cambio di titolazione a Piazza Carlo III a Napoli riportiamo un bell'articolo di Gigi Di Fiore comparso sul Mattino di oggi, preceduto da un commento di ieri sul profilo fb del nostro Andrea Balia, Delegato diretto del Sindaco nella Commissione Toponomastica del Comune di Napoli, che pone punti fermi sulla questione , per la serenità di tutti, grazie all'opera concreta del Partito del Sud.
Andrea Balia
Riguardo diversi post sulla questione Berlinguer/Piazza Carlo III°, tra il preoccupato e lo stupidamente provocatorio -a dimostrazione di quante cose serie ed impegni affiggano le persone- ho già risposto in quanto Delegato diretto del Sindaco nella Commissione Toponomastica del Comune di Napoli. Stante la verificata volontà d'intitolare qualcosa a Berlinguer, non si è mai entrati nel merito del dove e del come. Eventuali proposte e/o richieste saranno in sede di sedute prossime valutate, discusse e se necessario votate all'unanimità.
Questo tra l'altro sottolinea e dimostra la validità della strategia e degli obiettivi del Partito del Sud : essere presente nelle istituzioni per incidere e vigilare. Il resto sono chiacchiere da Fb, proclami da tastiera che non mi e ci interessano. Ognuno ha i suoi meriti o difetti e i suoi ruoli che sono il frutto dei comportamenti avuti e del lavoro svolto più o meno bene con le conseguenze del caso.
di Gigi Di Fiore
Napoli - Posso anche capire l’antiborbonismo sfrenato, ma calpestare la storia della nostra città mi sembra un insulto. Eppure, Francesco Donzelli, consigliere della IV municipalità, crede che piazza Carlo III debba diventare piazza Berlinguer. E propone il cambiamento toponomastico. Con tutto il rispetto per l’ultimo grande segretario nazionale del Pci, con tutto il rispetto anche per Benigni che girò un film d’amore dedicato al suo amato Enrico, la proposta mi sembra quasi una violenza alle memorie di Napoli. Non si capisce cosa c’entri il sardo Berlinguer con la nostra città, si capisce invece assai bene cosa c’entri Carlo III di Borbone. Venne nel 1734 da queste parti, fondò il ramo dei Borbone di Napoli e Sicilia, poi autonomo da quelli di Francia e Spagna. E poi, come scrivono anche gli storici più critici sul regno borbonico, fu il più illuminato tra i quattro sovrani di quella dinastia. Negli anni del suo regno, fu realizzato il teatro San Carlo, partirono i lavori per la reggia di Caserta, si ampliò la reggia di Capodimonte, si costruì l’Albergo dei poveri, si avviò la scuola di porcellana a Capodimonte voluta dalla moglie Maria Amalia di Sassonia e... e mi fermo qui, perché lo spazio a disposizione me lo impone.
Fonte: Il Mattino

Carlo III; piazza; Berlinguer; toponomastica.
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Andrea Balia
Riguardo diversi post sulla questione Berlinguer/Piazza Carlo III°, tra il preoccupato e lo stupidamente provocatorio -a dimostrazione di quante cose serie ed impegni affiggano le persone- ho già risposto in quanto Delegato diretto del Sindaco nella Commissione Toponomastica del Comune di Napoli. Stante la verificata volontà d'intitolare qualcosa a Berlinguer, non si è mai entrati nel merito del dove e del come. Eventuali proposte e/o richieste saranno in sede di sedute prossime valutate, discusse e se necessario votate all'unanimità.
Questo tra l'altro sottolinea e dimostra la validità della strategia e degli obiettivi del Partito del Sud : essere presente nelle istituzioni per incidere e vigilare. Il resto sono chiacchiere da Fb, proclami da tastiera che non mi e ci interessano. Ognuno ha i suoi meriti o difetti e i suoi ruoli che sono il frutto dei comportamenti avuti e del lavoro svolto più o meno bene con le conseguenze del caso.
di Gigi Di Fiore
Napoli - Posso anche capire l’antiborbonismo sfrenato, ma calpestare la storia della nostra città mi sembra un insulto. Eppure, Francesco Donzelli, consigliere della IV municipalità, crede che piazza Carlo III debba diventare piazza Berlinguer. E propone il cambiamento toponomastico. Con tutto il rispetto per l’ultimo grande segretario nazionale del Pci, con tutto il rispetto anche per Benigni che girò un film d’amore dedicato al suo amato Enrico, la proposta mi sembra quasi una violenza alle memorie di Napoli. Non si capisce cosa c’entri il sardo Berlinguer con la nostra città, si capisce invece assai bene cosa c’entri Carlo III di Borbone. Venne nel 1734 da queste parti, fondò il ramo dei Borbone di Napoli e Sicilia, poi autonomo da quelli di Francia e Spagna. E poi, come scrivono anche gli storici più critici sul regno borbonico, fu il più illuminato tra i quattro sovrani di quella dinastia. Negli anni del suo regno, fu realizzato il teatro San Carlo, partirono i lavori per la reggia di Caserta, si ampliò la reggia di Capodimonte, si costruì l’Albergo dei poveri, si avviò la scuola di porcellana a Capodimonte voluta dalla moglie Maria Amalia di Sassonia e... e mi fermo qui, perché lo spazio a disposizione me lo impone.
Fonte: Il Mattino
Carlo III; piazza; Berlinguer; toponomastica.
Riguardo la vicenda esplosa ieri in rete sull' eventuale cambio di titolazione a Piazza Carlo III a Napoli riportiamo un bell'articolo di Gigi Di Fiore comparso sul Mattino di oggi, preceduto da un commento di ieri sul profilo fb del nostro Andrea Balia, Delegato diretto del Sindaco nella Commissione Toponomastica del Comune di Napoli, che pone punti fermi sulla questione , per la serenità di tutti, grazie all'opera concreta del Partito del Sud.
Andrea Balia
Riguardo diversi post sulla questione Berlinguer/Piazza Carlo III°, tra il preoccupato e lo stupidamente provocatorio -a dimostrazione di quante cose serie ed impegni affiggano le persone- ho già risposto in quanto Delegato diretto del Sindaco nella Commissione Toponomastica del Comune di Napoli. Stante la verificata volontà d'intitolare qualcosa a Berlinguer, non si è mai entrati nel merito del dove e del come. Eventuali proposte e/o richieste saranno in sede di sedute prossime valutate, discusse e se necessario votate all'unanimità.
Questo tra l'altro sottolinea e dimostra la validità della strategia e degli obiettivi del Partito del Sud : essere presente nelle istituzioni per incidere e vigilare. Il resto sono chiacchiere da Fb, proclami da tastiera che non mi e ci interessano. Ognuno ha i suoi meriti o difetti e i suoi ruoli che sono il frutto dei comportamenti avuti e del lavoro svolto più o meno bene con le conseguenze del caso.
di Gigi Di Fiore
Napoli - Posso anche capire l’antiborbonismo sfrenato, ma calpestare la storia della nostra città mi sembra un insulto. Eppure, Francesco Donzelli, consigliere della IV municipalità, crede che piazza Carlo III debba diventare piazza Berlinguer. E propone il cambiamento toponomastico. Con tutto il rispetto per l’ultimo grande segretario nazionale del Pci, con tutto il rispetto anche per Benigni che girò un film d’amore dedicato al suo amato Enrico, la proposta mi sembra quasi una violenza alle memorie di Napoli. Non si capisce cosa c’entri il sardo Berlinguer con la nostra città, si capisce invece assai bene cosa c’entri Carlo III di Borbone. Venne nel 1734 da queste parti, fondò il ramo dei Borbone di Napoli e Sicilia, poi autonomo da quelli di Francia e Spagna. E poi, come scrivono anche gli storici più critici sul regno borbonico, fu il più illuminato tra i quattro sovrani di quella dinastia. Negli anni del suo regno, fu realizzato il teatro San Carlo, partirono i lavori per la reggia di Caserta, si ampliò la reggia di Capodimonte, si costruì l’Albergo dei poveri, si avviò la scuola di porcellana a Capodimonte voluta dalla moglie Maria Amalia di Sassonia e... e mi fermo qui, perché lo spazio a disposizione me lo impone.
Fonte: Il Mattino

Carlo III; piazza; Berlinguer; toponomastica.
Andrea Balia
Riguardo diversi post sulla questione Berlinguer/Piazza Carlo III°, tra il preoccupato e lo stupidamente provocatorio -a dimostrazione di quante cose serie ed impegni affiggano le persone- ho già risposto in quanto Delegato diretto del Sindaco nella Commissione Toponomastica del Comune di Napoli. Stante la verificata volontà d'intitolare qualcosa a Berlinguer, non si è mai entrati nel merito del dove e del come. Eventuali proposte e/o richieste saranno in sede di sedute prossime valutate, discusse e se necessario votate all'unanimità.
Questo tra l'altro sottolinea e dimostra la validità della strategia e degli obiettivi del Partito del Sud : essere presente nelle istituzioni per incidere e vigilare. Il resto sono chiacchiere da Fb, proclami da tastiera che non mi e ci interessano. Ognuno ha i suoi meriti o difetti e i suoi ruoli che sono il frutto dei comportamenti avuti e del lavoro svolto più o meno bene con le conseguenze del caso.
di Gigi Di Fiore
Napoli - Posso anche capire l’antiborbonismo sfrenato, ma calpestare la storia della nostra città mi sembra un insulto. Eppure, Francesco Donzelli, consigliere della IV municipalità, crede che piazza Carlo III debba diventare piazza Berlinguer. E propone il cambiamento toponomastico. Con tutto il rispetto per l’ultimo grande segretario nazionale del Pci, con tutto il rispetto anche per Benigni che girò un film d’amore dedicato al suo amato Enrico, la proposta mi sembra quasi una violenza alle memorie di Napoli. Non si capisce cosa c’entri il sardo Berlinguer con la nostra città, si capisce invece assai bene cosa c’entri Carlo III di Borbone. Venne nel 1734 da queste parti, fondò il ramo dei Borbone di Napoli e Sicilia, poi autonomo da quelli di Francia e Spagna. E poi, come scrivono anche gli storici più critici sul regno borbonico, fu il più illuminato tra i quattro sovrani di quella dinastia. Negli anni del suo regno, fu realizzato il teatro San Carlo, partirono i lavori per la reggia di Caserta, si ampliò la reggia di Capodimonte, si costruì l’Albergo dei poveri, si avviò la scuola di porcellana a Capodimonte voluta dalla moglie Maria Amalia di Sassonia e... e mi fermo qui, perché lo spazio a disposizione me lo impone.
Fonte: Il Mattino
Carlo III; piazza; Berlinguer; toponomastica.
mercoledì 12 marzo 2014
Rivoluzioni d’idee, di penna o grillesche…L'articolo di Marzo di Andrea Balìa su WebNapoli24
Di Andrea Balia
Sulle angosce del Sud, sui suoi problemi, sul degrado socio/economico, potremmo dire sulle ipotesi risolutive della cosiddetta “Questione Meridionale” ne leggiamo tante. Di frequente compare il personaggio nuovo con la ricetta giusta in tasca.
Quasi sempre è qualcuno che, anche meritevolmente, s’è avvicinato da poco al problema, alla storia del meridione d’Italia, alle verità occultate, contraffatte, manipolate, mal raccontate, e, sottovalutando il pensiero, le analisi di chi lo ha preceduto scarnificando i pro e i contro delle diverse idee in campo, crede, commettendo un peccato d’ingenuità, d’avere la soluzione a portata di mano.
Qualcuno, ancor più ingenuo, gli va dietro alimentando confusione a confusione.
Di solito è diffusa l’idea forte, quella di far saltare il banco, e il come attuare ciò passa in secondo piano, ci si innamora dell’ipotesi rivoluzionaria relegando metodi e attuabilità nell’angolo o da valutarsi come problematiche unicamente ineluttabili e consequenziali.
Vediamo tutti, in questi giorni, la tragedia dell’Ucraina, cosa sta succedendo in Crimea e come le potenze mondiali siano così poco propense a far sì che all’interno d’un paese si risolva il tutto all’interno di esso.
Talvolta è successo, vero, ma, stranamente in luoghi, per una serie di ragioni, non ritenuti strategici per collocazione geografica o portatori di scarsi interessi commerciali e politici. Il Sud dell’Italia non appartiene a questa categoria ma purtroppo o meno alla prima. A parte la considerazione che le rivoluzioni per avere qualche probabilità passano per l’uso delle armi che, detto tra noi e come disse qualcuno, è cosa assai scomoda con cui avere propensione,voglia, tempo ed età per essere praticata.
Altra italica peculiarità è quella per l’innamoramento per l’uomo forte, risolutivo e che le canta a tutti, come da sproloqui grilleschi in atto, che se poi accenna pur solo di striscio a federalismi avanzati, secessioni e restaurazioni di vecchi confini, allora diventano il nuovo carro da assaltare da parte d’un sudismo d’accatto.
Non a caso non usiamo il termine meridionalismo, che è ben’altra cosa e con cui ed a cui impropriamente tutti s’appellano.
Certo il lavorare quotidianamente ad un progetto è più faticoso, così come fare e costruire una squadra anzicchè inneggiare al nuovo capetto o a quello da sempre in incubazione che, chissà poi perché, non ha mai conseguito la patente da vero leader.
Più sognante ed esaltante fantasticare di ribaltare il carro, più comodo affidarsi alla penna di chi molto scrive e poco fa, o come dicevamo di saltare sull’opzione del nuovo politico dissacratore. Individuare e sensibilizzare quei pochi, ma esistenti, politici onesti e di qualità ad un progetto serio richiede altresì fatica e impegno.
Dulcis in fundo resta l’opzione di “quando tutto il popolo avrà capito”, salvo a non trovarlo ormai stecchito…
Andrea Balìa
Fonte : webnapoli24.com
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Di Andrea Balia
Sulle angosce del Sud, sui suoi problemi, sul degrado socio/economico, potremmo dire sulle ipotesi risolutive della cosiddetta “Questione Meridionale” ne leggiamo tante. Di frequente compare il personaggio nuovo con la ricetta giusta in tasca.
Quasi sempre è qualcuno che, anche meritevolmente, s’è avvicinato da poco al problema, alla storia del meridione d’Italia, alle verità occultate, contraffatte, manipolate, mal raccontate, e, sottovalutando il pensiero, le analisi di chi lo ha preceduto scarnificando i pro e i contro delle diverse idee in campo, crede, commettendo un peccato d’ingenuità, d’avere la soluzione a portata di mano.
Qualcuno, ancor più ingenuo, gli va dietro alimentando confusione a confusione.
Di solito è diffusa l’idea forte, quella di far saltare il banco, e il come attuare ciò passa in secondo piano, ci si innamora dell’ipotesi rivoluzionaria relegando metodi e attuabilità nell’angolo o da valutarsi come problematiche unicamente ineluttabili e consequenziali.
Vediamo tutti, in questi giorni, la tragedia dell’Ucraina, cosa sta succedendo in Crimea e come le potenze mondiali siano così poco propense a far sì che all’interno d’un paese si risolva il tutto all’interno di esso.
Talvolta è successo, vero, ma, stranamente in luoghi, per una serie di ragioni, non ritenuti strategici per collocazione geografica o portatori di scarsi interessi commerciali e politici. Il Sud dell’Italia non appartiene a questa categoria ma purtroppo o meno alla prima. A parte la considerazione che le rivoluzioni per avere qualche probabilità passano per l’uso delle armi che, detto tra noi e come disse qualcuno, è cosa assai scomoda con cui avere propensione,voglia, tempo ed età per essere praticata.
Altra italica peculiarità è quella per l’innamoramento per l’uomo forte, risolutivo e che le canta a tutti, come da sproloqui grilleschi in atto, che se poi accenna pur solo di striscio a federalismi avanzati, secessioni e restaurazioni di vecchi confini, allora diventano il nuovo carro da assaltare da parte d’un sudismo d’accatto.
Non a caso non usiamo il termine meridionalismo, che è ben’altra cosa e con cui ed a cui impropriamente tutti s’appellano.
Certo il lavorare quotidianamente ad un progetto è più faticoso, così come fare e costruire una squadra anzicchè inneggiare al nuovo capetto o a quello da sempre in incubazione che, chissà poi perché, non ha mai conseguito la patente da vero leader.
Più sognante ed esaltante fantasticare di ribaltare il carro, più comodo affidarsi alla penna di chi molto scrive e poco fa, o come dicevamo di saltare sull’opzione del nuovo politico dissacratore. Individuare e sensibilizzare quei pochi, ma esistenti, politici onesti e di qualità ad un progetto serio richiede altresì fatica e impegno.
Dulcis in fundo resta l’opzione di “quando tutto il popolo avrà capito”, salvo a non trovarlo ormai stecchito…
Andrea Balìa
Fonte : webnapoli24.com
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