martedì 10 agosto 2010

La classe non è acqua!

Video d'una breve intervista a Raffaele La Capria dove spiega a Giorgio Bocca che è possibile parlare di Napoli e del Sud non dovendo parlarne sempre male, e rigettando l'accezione negativa alla sua scrittura d'essere - secondo l'acido giornalista - "consolatoria", ma altresì dando all'aggettivo "consolatoria" la pienezza d'una complessità interpretativa lirica evidentemente lontana dai parametri d'un fustigatore del Sud pieno di pregiudizi!


http://www.youtube.com/watch?v=EOTw68ZJ_m0

"La Capria non è di certo un rivoluzionario, ma è uno splendido scrittore cantore della parte intrinseca di certe splendide sensazioni tutte napoletane. La descrizione de " la bella giornata" nel suo magnifico "Ferito a morte" è a dir poco magistrale. L'eleganza e la qualità descrittiva è davvero notevole, come solo "certi" meridionali riescono ad esprimere! Devo riconoscere d'avere un debole per La Capria, anche perchè descrive una Napoli degli anni 50/60 della mia infanzia che non c'è più."
Andrea Balìa

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Video d'una breve intervista a Raffaele La Capria dove spiega a Giorgio Bocca che è possibile parlare di Napoli e del Sud non dovendo parlarne sempre male, e rigettando l'accezione negativa alla sua scrittura d'essere - secondo l'acido giornalista - "consolatoria", ma altresì dando all'aggettivo "consolatoria" la pienezza d'una complessità interpretativa lirica evidentemente lontana dai parametri d'un fustigatore del Sud pieno di pregiudizi!


http://www.youtube.com/watch?v=EOTw68ZJ_m0

"La Capria non è di certo un rivoluzionario, ma è uno splendido scrittore cantore della parte intrinseca di certe splendide sensazioni tutte napoletane. La descrizione de " la bella giornata" nel suo magnifico "Ferito a morte" è a dir poco magistrale. L'eleganza e la qualità descrittiva è davvero notevole, come solo "certi" meridionali riescono ad esprimere! Devo riconoscere d'avere un debole per La Capria, anche perchè descrive una Napoli degli anni 50/60 della mia infanzia che non c'è più."
Andrea Balìa

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lunedì 28 giugno 2010

Zaia contro i meridionalisti.

A DISTANZA DI POCHE ORE DALLA PROTESTA CONTRO LA LEGA IL MINISTRO ZAIA, GRAN PENSATORE CHE HA CONTRIBUITO A FOTTERSI I FONDI FAS DEL MEZZOGIORNO PER PAGARE LE QUOTE LATTE AI COLTIVATORI PADANI, SI PREOCCUPA (FORSE GLI BRUCIA QUALCOSA!), DI RISPONDERE STIZZITO!


Alle proteste dei cartelli contro i leghisti poco graditi, esposti da oltre 100 esercizi napoletani, alla distribuzione e visione dei nostri volantini (Partito del Sud + Insieme per la Rinascita) che invitano a comprare prodotti del Sud contro l'avvento del loro taroccato federalismo - portati e fatti visionare alla stampa dai ragazzi di Insieme per la Rinascita nella riunione di ieri Sabato 26 allo storico Bar Gambrinus di Napoli - il ministro (sic!) s'è preoccupato di appellare il tutto come "struggenti sciocchezze" invitando i gruppi meridionalisti ad andare a lavorare, meravigliandosi della nostra non comprensione alla loro magna proposta di federalismo!

Che Zaia fosse poca cosa e un ignorante non ci meraviglia : del resto se no che leghista sarebbe? Diamine...un minimo di coerenza! Un vero leghista è tale se fedele al suo ruolo di : duro di comprendonio, fermamente con una interessata visione solo nordcentrica, mediamente coglione e saldamente ignorante!

Complimenti ministro : Lei è un vero leghista!

Andrea Balìa


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A DISTANZA DI POCHE ORE DALLA PROTESTA CONTRO LA LEGA IL MINISTRO ZAIA, GRAN PENSATORE CHE HA CONTRIBUITO A FOTTERSI I FONDI FAS DEL MEZZOGIORNO PER PAGARE LE QUOTE LATTE AI COLTIVATORI PADANI, SI PREOCCUPA (FORSE GLI BRUCIA QUALCOSA!), DI RISPONDERE STIZZITO!


Alle proteste dei cartelli contro i leghisti poco graditi, esposti da oltre 100 esercizi napoletani, alla distribuzione e visione dei nostri volantini (Partito del Sud + Insieme per la Rinascita) che invitano a comprare prodotti del Sud contro l'avvento del loro taroccato federalismo - portati e fatti visionare alla stampa dai ragazzi di Insieme per la Rinascita nella riunione di ieri Sabato 26 allo storico Bar Gambrinus di Napoli - il ministro (sic!) s'è preoccupato di appellare il tutto come "struggenti sciocchezze" invitando i gruppi meridionalisti ad andare a lavorare, meravigliandosi della nostra non comprensione alla loro magna proposta di federalismo!

Che Zaia fosse poca cosa e un ignorante non ci meraviglia : del resto se no che leghista sarebbe? Diamine...un minimo di coerenza! Un vero leghista è tale se fedele al suo ruolo di : duro di comprendonio, fermamente con una interessata visione solo nordcentrica, mediamente coglione e saldamente ignorante!

Complimenti ministro : Lei è un vero leghista!

Andrea Balìa


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sabato 26 giugno 2010

UNA FIGURA BARBINA DELLA NAZIONALE ITALIANA AI MONDIALI DI CALCIO: FUORI AL PRIMO TURNO, 2 PAREGGI E LA PERLA FINALE DELLA SCONFITTA CON LA SLOVACCHIA


Molti ci chiedono perchè tifiamo ARGENTINA! Proviamo a spiegarvelo :


1) innanzitutto questa squadra vergognosa si fa fatica ad amarla e condividerla!


2) non possono pretendere che dovremmo sentirci italiani solo quando gioca la nazionale di calcio e quando si suona quella marcetta dell'inno di Mameli! Italiani dovremmo esserlo sempre : e non lo siamo quando parla Bossi che ci governa, quando Marchionne propone un diktat anticostituzionale e vessatorio contro gli operai del Sud senza che lo Stato glielo impedisca! Quando si fregano i fondi FAS del mezzogiorno! Quando spendono una barca di soldi per festeggiare l'unità continuando a raccontarci la favola del Risorgimento, e occultando tutte le tragedie che hanno comportato quegli eventi per il SUd!


3) il tricolore e quella nazionale rappresentano ciò e, se permettete non ci identifichiamo! Se il Sud tornerà ad avere pari dignità e il ruolo che gli spetta nel paese, riconoscendogli il maltolto e raccontando le verità storiche, non avremo remore a sentirci identificati da questa squadra di calcio!


4) Maradona, che guida l'Argentina, è stato l'unico (nel mondo del calcio) ad aver dato dignità, titoli e restituito orgoglio a Napoli e a tutto il Sud! Ha compreso e rivendicato quelle vittorie come il riscatto contro lo strapotere del Nord!


5) L'Argentina ha accolto migliaia d'emigranti (causati da quell'unità truffaldina), tra cui un mare di meridionali (basta leggere i cognomi dei suoi calciatori!)
Quindi, se permettete, propendiamo con entusiasmo a indirizzare i nostri favori ed il nostro sano tifo calcistico per questa nazionale, la cui fantasia nel gioco, le radici dei suoi abitanti e giocatori, e il carisma del suo leader - tanto vicino sempre ai napoletani - , ce la fanno sentire più vicina alle nostre passioni sportive.


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Molti ci chiedono perchè tifiamo ARGENTINA! Proviamo a spiegarvelo :


1) innanzitutto questa squadra vergognosa si fa fatica ad amarla e condividerla!


2) non possono pretendere che dovremmo sentirci italiani solo quando gioca la nazionale di calcio e quando si suona quella marcetta dell'inno di Mameli! Italiani dovremmo esserlo sempre : e non lo siamo quando parla Bossi che ci governa, quando Marchionne propone un diktat anticostituzionale e vessatorio contro gli operai del Sud senza che lo Stato glielo impedisca! Quando si fregano i fondi FAS del mezzogiorno! Quando spendono una barca di soldi per festeggiare l'unità continuando a raccontarci la favola del Risorgimento, e occultando tutte le tragedie che hanno comportato quegli eventi per il SUd!


3) il tricolore e quella nazionale rappresentano ciò e, se permettete non ci identifichiamo! Se il Sud tornerà ad avere pari dignità e il ruolo che gli spetta nel paese, riconoscendogli il maltolto e raccontando le verità storiche, non avremo remore a sentirci identificati da questa squadra di calcio!


4) Maradona, che guida l'Argentina, è stato l'unico (nel mondo del calcio) ad aver dato dignità, titoli e restituito orgoglio a Napoli e a tutto il Sud! Ha compreso e rivendicato quelle vittorie come il riscatto contro lo strapotere del Nord!


5) L'Argentina ha accolto migliaia d'emigranti (causati da quell'unità truffaldina), tra cui un mare di meridionali (basta leggere i cognomi dei suoi calciatori!)
Quindi, se permettete, propendiamo con entusiasmo a indirizzare i nostri favori ed il nostro sano tifo calcistico per questa nazionale, la cui fantasia nel gioco, le radici dei suoi abitanti e giocatori, e il carisma del suo leader - tanto vicino sempre ai napoletani - , ce la fanno sentire più vicina alle nostre passioni sportive.


giovedì 24 giugno 2010

Ultimo atto : le minacce ed il ricatto





Di Andrea Balìa

Certo che ce ne vuole a portare pazienza….E’ una storia nata un secolo e mezzo fa con una guerra d’invasione, tragica, iniqua, e con tutti i peggiori aggettivi che possono venirci in mente. Le guerre però, in una percentuale maggiore, dopo essere state apportatrici di lutti, massacri, disastri, ecc.. sono seguite da un periodo di ricostruzione che porta di solito ad una realtà nuova e ad aneliti di progresso e alla voglia di creare un paese, possibilmente, migliore di quello precedente, fatto di pace sociale e regole nuove di convivenza.
In casi, fortunatamente, di numero inferiore, ciò non succede e la guerra è solo l’inizio, è solo l’elemento primario, forte e scatenante, della discesa nel baratro del degrado progressivo economico, strutturale, sociale e, talvolta anche morale, del paese sconfitto che ha subìto l’evento.
E’, purtroppo, il caso del Sud di questo paese denominato Italia : una discesa agli inferi senza fine!
Grande fortuna è, almeno e di sicuro, che il cosiddetto meridione è figlio d’una storia plurisecolare fatta di costumi e tradizioni forti e pregnanti, di una cultura costruita attraverso le sue eccellenze che lo hanno segnato e attraversato come un fiume che lascia la sua impronta nel suo defluire. Arte, monumenti, atti politici, e quant’altro sono lì a testimoniarne la sua storia.
Questo ci fa essere, pur se in ginocchio, mai domi perché consci della grandezza che ci appartiene, che è nelle nostre radici. Il tutto ovviamente alla sola condizione di essere consapevoli di ciò, di conoscere la propria storia, d’averne memoria e orgoglioso senso d’appartenenza. Se di ciò ne siamo possessori il futuro non potrà che tornare ad essere il nostro, non potremo non riscattarci per ridare una prospettiva di dignità alla nostra terra e ai nostri figli.
Nel frattempo ci è toccato vedere la nostra gente vessata, i nostri territori mortificati, i nostri valori dileggiati fino a questi ultimi giorni. Governanti cialtroni, affaristi della peggior risma, xenofobi che fanno dell’ignoranza il loro verbo (“ciucci e presuntuosi” come si usa dire a Napoli), vomitano le loro leggi insulse e i loro slogan pieni di fiele contro un Sud che ritengono un malato terminale cui assestare gli ultimi colpi per liberarsene definitivamente, spolpando – se possibile – gli ultimi resti.
Ormai siamo all’atto finale.
Prima le minacce leghiste di reclamare la secessione, poi d’avere le baionette di dieci milioni di leghisti del Nord pronte a scendere in campo. Evidentemente bisogna che oltre a ritornare sui banchi di scuola per imparare meglio un po’ di storia, Bossi e compari tornino pure a imparare a far di conto. Se si volesse dar credito ai suoi dieci milioni di combattenti vorrebbe dire che il suo vergognoso partito, se la matematica non è un opinione, ha circa il 25% dei voti degli italiani. La qualcosa non ci risulta se non ci siamo distratti a tal punto.
Minacce, insomma, perché passi il federalismo taroccato da loro proposto. Minacce di cialtroni che si permettono di cantare “noi non siamo napoletani”, come se non ce ne fossimo accorti che sono ben altra cosa d’un napoletano : purtroppo per loro non ne hanno vivacità mentale, ironia, estroversione sociale, creatività, e non ne posseggono la storia.
Ma oltre alle minacce adesso dobbiamo subire anche il ricatto. Quello attuato dalla più grande azienda d’auto, anch’essa del Nord, attuato nei confronti degli operai del Sud e delle loro famiglie. Ricatto è la parola giusta, perché altro non è che un diktat, senza contrattazione, per poter far funzionare lo stabilimento di Pomigliano d’Arco. Una vergogna, anticostituzionale che bypassa tragicamente lo statuto dei diritti dei lavoratori, e che uno Stato serio avrebbe impedito solo di proporre e fatto rimangiare al primo accenno. La stessa azienda che ha ricevuto per anni, e ripetutamente, danaro e agevolazioni d’ogni genere, che abbiamo pagato tutti, compresi quei lavoratori ricattati del Sud.
La stessa azienda che ha sfruttato gli operai polacchi promettendo loro di restare in quella terra se avessero accettato quelle condizioni capestro, tenendo alti i ritmi produttivi. Una lettera di quell’altra povera gente è stata inviata a Pomigliano, perché i meridionali sappiano dei truffaldini intenti già attuati altrove e delle promesse non mantenute.


La Fiat, ottenuto quanto chiede, passerà tra qualche anno a proporre lo stesso giochino in altri luoghi e paesi da sfruttare.
E il Sud, con le famiglie da mantenere e i reali problemi di sopravvivenza, ha ieri risposto “si” con un cappio alla gola nella percentuale del 62% al referendum d’adesione alle loro vergognose condizioni. Ma manco basta, è di oggi che la Fiat è delusa, che s’aspettava un consenso più plebiscitario (e loro si che sono esperti di plebisciti truffa, che – almeno questo – non hanno potuto manipolare!).
Un mio amico diceva che al limite lo si può anche prendere in quel posto, ma poi pretendere che si sbattino anche le mani è un po’ troppo! Ecco, la Fiat, vuole che gli operai del Sud debbano anche sbattere felici le mani.
Io dico che il fatto che oltre il 30% di loro abbia risposto “no” è un risultato notevole di grande dignità, nonostante le necessità di quegli uomini e dei loro cari, che testimonia la grande dignità che c’è ancora in un popolo.
Per finire potremmo dire che siamo alle battute finali del dramma messo in scena 150 anni fa.
Oltre ad un comprensibile senso di sollievo perché il tutto si avvii al termine adoperiamoci in ogni modo perché la tragedia veda una fine, ed un grande popolo s’organizzi per autorappresentarsi sulla scena politica dove cantare : “ noi sì che siamo napoletani!”.

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Di Andrea Balìa

Certo che ce ne vuole a portare pazienza….E’ una storia nata un secolo e mezzo fa con una guerra d’invasione, tragica, iniqua, e con tutti i peggiori aggettivi che possono venirci in mente. Le guerre però, in una percentuale maggiore, dopo essere state apportatrici di lutti, massacri, disastri, ecc.. sono seguite da un periodo di ricostruzione che porta di solito ad una realtà nuova e ad aneliti di progresso e alla voglia di creare un paese, possibilmente, migliore di quello precedente, fatto di pace sociale e regole nuove di convivenza.
In casi, fortunatamente, di numero inferiore, ciò non succede e la guerra è solo l’inizio, è solo l’elemento primario, forte e scatenante, della discesa nel baratro del degrado progressivo economico, strutturale, sociale e, talvolta anche morale, del paese sconfitto che ha subìto l’evento.
E’, purtroppo, il caso del Sud di questo paese denominato Italia : una discesa agli inferi senza fine!
Grande fortuna è, almeno e di sicuro, che il cosiddetto meridione è figlio d’una storia plurisecolare fatta di costumi e tradizioni forti e pregnanti, di una cultura costruita attraverso le sue eccellenze che lo hanno segnato e attraversato come un fiume che lascia la sua impronta nel suo defluire. Arte, monumenti, atti politici, e quant’altro sono lì a testimoniarne la sua storia.
Questo ci fa essere, pur se in ginocchio, mai domi perché consci della grandezza che ci appartiene, che è nelle nostre radici. Il tutto ovviamente alla sola condizione di essere consapevoli di ciò, di conoscere la propria storia, d’averne memoria e orgoglioso senso d’appartenenza. Se di ciò ne siamo possessori il futuro non potrà che tornare ad essere il nostro, non potremo non riscattarci per ridare una prospettiva di dignità alla nostra terra e ai nostri figli.
Nel frattempo ci è toccato vedere la nostra gente vessata, i nostri territori mortificati, i nostri valori dileggiati fino a questi ultimi giorni. Governanti cialtroni, affaristi della peggior risma, xenofobi che fanno dell’ignoranza il loro verbo (“ciucci e presuntuosi” come si usa dire a Napoli), vomitano le loro leggi insulse e i loro slogan pieni di fiele contro un Sud che ritengono un malato terminale cui assestare gli ultimi colpi per liberarsene definitivamente, spolpando – se possibile – gli ultimi resti.
Ormai siamo all’atto finale.
Prima le minacce leghiste di reclamare la secessione, poi d’avere le baionette di dieci milioni di leghisti del Nord pronte a scendere in campo. Evidentemente bisogna che oltre a ritornare sui banchi di scuola per imparare meglio un po’ di storia, Bossi e compari tornino pure a imparare a far di conto. Se si volesse dar credito ai suoi dieci milioni di combattenti vorrebbe dire che il suo vergognoso partito, se la matematica non è un opinione, ha circa il 25% dei voti degli italiani. La qualcosa non ci risulta se non ci siamo distratti a tal punto.
Minacce, insomma, perché passi il federalismo taroccato da loro proposto. Minacce di cialtroni che si permettono di cantare “noi non siamo napoletani”, come se non ce ne fossimo accorti che sono ben altra cosa d’un napoletano : purtroppo per loro non ne hanno vivacità mentale, ironia, estroversione sociale, creatività, e non ne posseggono la storia.
Ma oltre alle minacce adesso dobbiamo subire anche il ricatto. Quello attuato dalla più grande azienda d’auto, anch’essa del Nord, attuato nei confronti degli operai del Sud e delle loro famiglie. Ricatto è la parola giusta, perché altro non è che un diktat, senza contrattazione, per poter far funzionare lo stabilimento di Pomigliano d’Arco. Una vergogna, anticostituzionale che bypassa tragicamente lo statuto dei diritti dei lavoratori, e che uno Stato serio avrebbe impedito solo di proporre e fatto rimangiare al primo accenno. La stessa azienda che ha ricevuto per anni, e ripetutamente, danaro e agevolazioni d’ogni genere, che abbiamo pagato tutti, compresi quei lavoratori ricattati del Sud.
La stessa azienda che ha sfruttato gli operai polacchi promettendo loro di restare in quella terra se avessero accettato quelle condizioni capestro, tenendo alti i ritmi produttivi. Una lettera di quell’altra povera gente è stata inviata a Pomigliano, perché i meridionali sappiano dei truffaldini intenti già attuati altrove e delle promesse non mantenute.


La Fiat, ottenuto quanto chiede, passerà tra qualche anno a proporre lo stesso giochino in altri luoghi e paesi da sfruttare.
E il Sud, con le famiglie da mantenere e i reali problemi di sopravvivenza, ha ieri risposto “si” con un cappio alla gola nella percentuale del 62% al referendum d’adesione alle loro vergognose condizioni. Ma manco basta, è di oggi che la Fiat è delusa, che s’aspettava un consenso più plebiscitario (e loro si che sono esperti di plebisciti truffa, che – almeno questo – non hanno potuto manipolare!).
Un mio amico diceva che al limite lo si può anche prendere in quel posto, ma poi pretendere che si sbattino anche le mani è un po’ troppo! Ecco, la Fiat, vuole che gli operai del Sud debbano anche sbattere felici le mani.
Io dico che il fatto che oltre il 30% di loro abbia risposto “no” è un risultato notevole di grande dignità, nonostante le necessità di quegli uomini e dei loro cari, che testimonia la grande dignità che c’è ancora in un popolo.
Per finire potremmo dire che siamo alle battute finali del dramma messo in scena 150 anni fa.
Oltre ad un comprensibile senso di sollievo perché il tutto si avvii al termine adoperiamoci in ogni modo perché la tragedia veda una fine, ed un grande popolo s’organizzi per autorappresentarsi sulla scena politica dove cantare : “ noi sì che siamo napoletani!”.

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martedì 15 giugno 2010

Resoconto sul Convegno Design in Mostra sul tema della "decrescita", tenutosi il 12/06/2010 c/o la Mostra d'Oltremare di Napoli




L'affollato convegno, con la presenza di molti giovani, è stato caratterizzato dal veemente ed applaudito intervento del missionario Padre Alex Zanotelli, dal coinvolgente discorso dell'arch.tto Riccardo Dalisi con il suo lavoro assieme ai bambini di strada e con i piccoli artigiani e da altri ottimi interventi. Unica nota un pò fuori tiro il soporifero e politichese discorso del senatore Massimo Villone del PD.


Riportiamo il nostro contributo che, oltre ad aver molto incuriosito, ha ricevuto consensi, complimenti ed applausi :


"il Meridionalismo e la decrescita"


“Non tutti mi conoscono, mi ripresento : sono Andrea Balìa e mi ritrovo qui come meridionalista. Al convegno ci sarei stato comunque lo stesso, interessandomi da oltre 25 anni di design come consulente marketing e agente di aziende italiane ed estere di design, e in qualità di Membro del Consiglio Direttivo della delegazione territoriale di ADI Campania.
Mi è stato chiesto però un intervento in qualità di meridionalista. Di meridionalismo mi interesso altresì da circa 20 anni, e l’approccio è stato inizialmente motivato dalla curiosità, poi dalla passione per diventare ormai da circa 3 anni un impegno culturale, ma oggi più di tutto concretamente politico e costituire almeno il 50% del mio impegno in termini di tempo dedicato.
Non per strumentale propaganda ma per puro spirito informativo : sono Dirigente Nazionale e Responsabile Regionale Campania del Partito del Sud. Vi tranquillizzo subito : non quello paventato, minacciato, “taroccato” dei Lombardo, Miccichè, Dell’Utri, che sono stati diffamati e minacciati di querele a usare questa sigla registrata, che è nata nel 2007, e con la quale governiamo il Comune di Gaeta (dopo aver vinto col 57% di consensi), e essendo presenti in 10 regioni con referenti e iscritti, con un sito ufficiale e 4 blog.
Già…ma cosa c’entra il meridionalismo con il tema della decrescita?
C’entra perché innanzitutto credo che ogni fenomeno, idea culturale, e che investa anche l’economia, non possa essere sganciato dal territorio, dai luoghi, in genere dalla politica.
La decrescita, come ormai i più sanno, partendo dalle tesi del professore francese di economia Latouche mette in discussione il concetto della crescita (o quella ritenuta tale) legato alla produttività in costante aumento, al livello dei consumi da – non solo mantenere – ma accrescere, alla globalizzazione in economia, alla forsennata ricerca di nuovi mercati, di merci e uomini in perenne circolazione, al sinergico movimento (talvolta fasullo e virtuale) di denaro, ad una finanza spregiudicata, il tutto per rincorrere l’attuazione di questo progetto, sogno o follia economica.
Il Meridione del nostro paese è il risultato in termini politici ed economici di una storia ben precisa.
Una storia che, dopo sette secoli d’autonomia, di cultura, di primati documentati in tutte le discipline scientifiche ed artistiche, ci ha portati a diventare una colonia tra le più degradate d’Europa. Non sto qui a tediarvi sul come ciò è avvenuto, sulle rapine, gli eccidi, gli espropri, e il menzognero racconto che ha privato il Sud, ancor prima e più dei beni materiali, di una memoria storica che molti di noi con grande fatica tentano di diffondere perché i meridionali se ne riapproprino. Basta studiare con più attenzione, leggere un poco in più, scovare negli archivi (anche quelli di Stato), riscoprire scritti di gente come Gramsci, Alianello, lo stesso Pasolini, e perfino tra le cose che scrive Erri De Luca per entrare bene nel problema.
L’Italia non è certo al di fuori di un procedere economico che si è detto prima. E tanto più il meridione, che, per le ragioni storiche accennate, è all’interno di questo paese ancor più vittima di ciò che la decrescita non condivide. Siamo un comodo mercato di consumo interno per le merci del Nord. E lo siamo, dovendo mantenere i loro ritmi, ma essendo più poveri, producendo poco o nulla, e con possibilità economiche più limitate. Il che, se non fosse drammaticamente reale, sarebbe addirittura ridicolo.
Cosa fare? Massimo Fini, fautore della decrescita, parla di autarchia europea, per fare intendere che se il vecchio continente imparasse ad essere più autosufficiente, non sarebbe vittima dell’invasione eccessiva di merci cinesi, giapponesi, americane con il consequenziale eccesso di proposta alimentando oltre misura il circolo vizioso del consumismo sfrenato. Ebbene anche il Sud quando era autonomo fu tacciato con esagerazione di perseguire una politica economica autarchica, che altro non era che un’attenzione a preservare l’autoproduzione sulle reali necessità del paese, con una calibrata politica d’esportazione, al di fuori di chimere e d’un surplus incontrollabile.
Tra l’altro con un’attenzione all’ambiente : vedi primo esempio di raccolta differenziata dei rifiuti, e di politica eco sostenibile con il divieto sulle pesca “a traino”, in difesa della fauna ittica e salvaguardia dei fondali, “contro l’avidità dei pescatori e della committenza sul pescato”!
Talmente saggia come politica che portò quello che allora era il Regno delle Due Sicilie, al di fuori delle fandonie della storiografia ufficiale scritta dai vincitori (come sempre succede), ad essere premiato nel 1856 alla Conferenza Internazionale degli Stati di Parigi (un po’ l’Onu dell’epoca) come 3°, dico terzo, paese al mondo in economia e sviluppo industriale e a possedere i 2 terzi del monte capitale in soldi degli stati preunitari. Ovvero portammo alle casse del neonascente Stato italiano 443 milioni di ducati su un totale di poco più di seicento (gli altri stati messi assieme non arrivavano alla metà della nostra ricchezza). Vi prego, se ne avete voglia di verificare la veridicità di ciò leggendo Francesco Saverio Nitti.
Il che fa accapponare la pelle se pensiamo al Sud di oggi, e smentisce teorie lombrosiane, rinverdite da rigurgiti leghisti (una volta si diceva “la Cina è vicina”, oggi lo si può tranquillamente sostituire con “la Lega è alle porte”), per cui siamo stati sempre poveri, incapaci, mariuoli e sfaticati. La storia racconta altro, non è questo il nostro DNA, o almeno è improbabile si sia improvvisamente modificato nell’ultimo secolo e mezzo.
Una cosa di certo è cambiata : da zero emigrazione, siamo stati capaci di far emigrare in questo lasso di tempo circa 30 milioni di persone meridionali.
Tornando al design, circa dieci anni fa, assieme a due amici architetti, decisi di mettere su una agenzia denominata Design Connection, con la quale iniziai a promuovere designers meridionali al mondo produttivo del design del nord. Ricorderanno gli amici Riccardo Dalisi ed Annibale Oste che fui portatore e mediatore dei loro primi progetti di design presso aziende cosiddette padane.
Pur non rinnegando un’interessante esperienza, ebbene, oggi non lo farei più.
Il Sud deve imparare o ricordare di sapere e potere autoprodurre, accettando e recuperando le proprie peculiarità tecnologiche e un metodo ed un approccio filosofico legato ad un’economia più local e meno global e ad uno stile di vita saggiamente ritagliato, questo sì, sul proprio DNA. Dobbiamo togliere alla lentezza il marchio del disvalore, noi siamo portatori del pensiero meridiano (come così ben esplicitato da Franco Cassano nel suo libro dall’omonimo titolo) che è anche capacita d’ascolto, di riflessione e contemplazione, di rifiuto d’un surplus materiale inutile. Il Sud è l’infanzia del mondo, e noi pur non rifiutando di diventare grandi non vogliamo e dobbiamo perdere la poetica alla radice del nostro essere.
Quindi rinnegando il ruolo di vittima e colonia sacrificale ad un’economia che ha il PIL come suo Dio e la corsa ai numeri senza fine e senza morale.
Ma tutto ciò non è, secondo la nostra visione e consapevolezza, possibile attuarlo con questa partitocrazia istituzionale, che è la prova provata del disastro del Sud. Occorre una nuova classe dirigente frutto d’una grande alternativa politica meridionale, che, memore della sua storia e ispirandosi ai migliori concetti del socialismo coniugati ad altri del mondo liberale (come da tesi e scritti del nostro maestro di meridionalismo prof. Nicola Zitara), finalmente copra l’assenza di rappresentatività politica del Sud, che, fatte salve singole ma non incidenti eccezioni, non è di certo colmata dagli attuali politici meridionali presenti nello scenario istituzionale e dalle formazioni politiche in cui alloggiano.
Questo dicono i fatti e non di certo le chiacchiere.
Grazie.

Andrea Balìa
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L'affollato convegno, con la presenza di molti giovani, è stato caratterizzato dal veemente ed applaudito intervento del missionario Padre Alex Zanotelli, dal coinvolgente discorso dell'arch.tto Riccardo Dalisi con il suo lavoro assieme ai bambini di strada e con i piccoli artigiani e da altri ottimi interventi. Unica nota un pò fuori tiro il soporifero e politichese discorso del senatore Massimo Villone del PD.


Riportiamo il nostro contributo che, oltre ad aver molto incuriosito, ha ricevuto consensi, complimenti ed applausi :


"il Meridionalismo e la decrescita"


“Non tutti mi conoscono, mi ripresento : sono Andrea Balìa e mi ritrovo qui come meridionalista. Al convegno ci sarei stato comunque lo stesso, interessandomi da oltre 25 anni di design come consulente marketing e agente di aziende italiane ed estere di design, e in qualità di Membro del Consiglio Direttivo della delegazione territoriale di ADI Campania.
Mi è stato chiesto però un intervento in qualità di meridionalista. Di meridionalismo mi interesso altresì da circa 20 anni, e l’approccio è stato inizialmente motivato dalla curiosità, poi dalla passione per diventare ormai da circa 3 anni un impegno culturale, ma oggi più di tutto concretamente politico e costituire almeno il 50% del mio impegno in termini di tempo dedicato.
Non per strumentale propaganda ma per puro spirito informativo : sono Dirigente Nazionale e Responsabile Regionale Campania del Partito del Sud. Vi tranquillizzo subito : non quello paventato, minacciato, “taroccato” dei Lombardo, Miccichè, Dell’Utri, che sono stati diffamati e minacciati di querele a usare questa sigla registrata, che è nata nel 2007, e con la quale governiamo il Comune di Gaeta (dopo aver vinto col 57% di consensi), e essendo presenti in 10 regioni con referenti e iscritti, con un sito ufficiale e 4 blog.
Già…ma cosa c’entra il meridionalismo con il tema della decrescita?
C’entra perché innanzitutto credo che ogni fenomeno, idea culturale, e che investa anche l’economia, non possa essere sganciato dal territorio, dai luoghi, in genere dalla politica.
La decrescita, come ormai i più sanno, partendo dalle tesi del professore francese di economia Latouche mette in discussione il concetto della crescita (o quella ritenuta tale) legato alla produttività in costante aumento, al livello dei consumi da – non solo mantenere – ma accrescere, alla globalizzazione in economia, alla forsennata ricerca di nuovi mercati, di merci e uomini in perenne circolazione, al sinergico movimento (talvolta fasullo e virtuale) di denaro, ad una finanza spregiudicata, il tutto per rincorrere l’attuazione di questo progetto, sogno o follia economica.
Il Meridione del nostro paese è il risultato in termini politici ed economici di una storia ben precisa.
Una storia che, dopo sette secoli d’autonomia, di cultura, di primati documentati in tutte le discipline scientifiche ed artistiche, ci ha portati a diventare una colonia tra le più degradate d’Europa. Non sto qui a tediarvi sul come ciò è avvenuto, sulle rapine, gli eccidi, gli espropri, e il menzognero racconto che ha privato il Sud, ancor prima e più dei beni materiali, di una memoria storica che molti di noi con grande fatica tentano di diffondere perché i meridionali se ne riapproprino. Basta studiare con più attenzione, leggere un poco in più, scovare negli archivi (anche quelli di Stato), riscoprire scritti di gente come Gramsci, Alianello, lo stesso Pasolini, e perfino tra le cose che scrive Erri De Luca per entrare bene nel problema.
L’Italia non è certo al di fuori di un procedere economico che si è detto prima. E tanto più il meridione, che, per le ragioni storiche accennate, è all’interno di questo paese ancor più vittima di ciò che la decrescita non condivide. Siamo un comodo mercato di consumo interno per le merci del Nord. E lo siamo, dovendo mantenere i loro ritmi, ma essendo più poveri, producendo poco o nulla, e con possibilità economiche più limitate. Il che, se non fosse drammaticamente reale, sarebbe addirittura ridicolo.
Cosa fare? Massimo Fini, fautore della decrescita, parla di autarchia europea, per fare intendere che se il vecchio continente imparasse ad essere più autosufficiente, non sarebbe vittima dell’invasione eccessiva di merci cinesi, giapponesi, americane con il consequenziale eccesso di proposta alimentando oltre misura il circolo vizioso del consumismo sfrenato. Ebbene anche il Sud quando era autonomo fu tacciato con esagerazione di perseguire una politica economica autarchica, che altro non era che un’attenzione a preservare l’autoproduzione sulle reali necessità del paese, con una calibrata politica d’esportazione, al di fuori di chimere e d’un surplus incontrollabile.
Tra l’altro con un’attenzione all’ambiente : vedi primo esempio di raccolta differenziata dei rifiuti, e di politica eco sostenibile con il divieto sulle pesca “a traino”, in difesa della fauna ittica e salvaguardia dei fondali, “contro l’avidità dei pescatori e della committenza sul pescato”!
Talmente saggia come politica che portò quello che allora era il Regno delle Due Sicilie, al di fuori delle fandonie della storiografia ufficiale scritta dai vincitori (come sempre succede), ad essere premiato nel 1856 alla Conferenza Internazionale degli Stati di Parigi (un po’ l’Onu dell’epoca) come 3°, dico terzo, paese al mondo in economia e sviluppo industriale e a possedere i 2 terzi del monte capitale in soldi degli stati preunitari. Ovvero portammo alle casse del neonascente Stato italiano 443 milioni di ducati su un totale di poco più di seicento (gli altri stati messi assieme non arrivavano alla metà della nostra ricchezza). Vi prego, se ne avete voglia di verificare la veridicità di ciò leggendo Francesco Saverio Nitti.
Il che fa accapponare la pelle se pensiamo al Sud di oggi, e smentisce teorie lombrosiane, rinverdite da rigurgiti leghisti (una volta si diceva “la Cina è vicina”, oggi lo si può tranquillamente sostituire con “la Lega è alle porte”), per cui siamo stati sempre poveri, incapaci, mariuoli e sfaticati. La storia racconta altro, non è questo il nostro DNA, o almeno è improbabile si sia improvvisamente modificato nell’ultimo secolo e mezzo.
Una cosa di certo è cambiata : da zero emigrazione, siamo stati capaci di far emigrare in questo lasso di tempo circa 30 milioni di persone meridionali.
Tornando al design, circa dieci anni fa, assieme a due amici architetti, decisi di mettere su una agenzia denominata Design Connection, con la quale iniziai a promuovere designers meridionali al mondo produttivo del design del nord. Ricorderanno gli amici Riccardo Dalisi ed Annibale Oste che fui portatore e mediatore dei loro primi progetti di design presso aziende cosiddette padane.
Pur non rinnegando un’interessante esperienza, ebbene, oggi non lo farei più.
Il Sud deve imparare o ricordare di sapere e potere autoprodurre, accettando e recuperando le proprie peculiarità tecnologiche e un metodo ed un approccio filosofico legato ad un’economia più local e meno global e ad uno stile di vita saggiamente ritagliato, questo sì, sul proprio DNA. Dobbiamo togliere alla lentezza il marchio del disvalore, noi siamo portatori del pensiero meridiano (come così ben esplicitato da Franco Cassano nel suo libro dall’omonimo titolo) che è anche capacita d’ascolto, di riflessione e contemplazione, di rifiuto d’un surplus materiale inutile. Il Sud è l’infanzia del mondo, e noi pur non rifiutando di diventare grandi non vogliamo e dobbiamo perdere la poetica alla radice del nostro essere.
Quindi rinnegando il ruolo di vittima e colonia sacrificale ad un’economia che ha il PIL come suo Dio e la corsa ai numeri senza fine e senza morale.
Ma tutto ciò non è, secondo la nostra visione e consapevolezza, possibile attuarlo con questa partitocrazia istituzionale, che è la prova provata del disastro del Sud. Occorre una nuova classe dirigente frutto d’una grande alternativa politica meridionale, che, memore della sua storia e ispirandosi ai migliori concetti del socialismo coniugati ad altri del mondo liberale (come da tesi e scritti del nostro maestro di meridionalismo prof. Nicola Zitara), finalmente copra l’assenza di rappresentatività politica del Sud, che, fatte salve singole ma non incidenti eccezioni, non è di certo colmata dagli attuali politici meridionali presenti nello scenario istituzionale e dalle formazioni politiche in cui alloggiano.
Questo dicono i fatti e non di certo le chiacchiere.
Grazie.

Andrea Balìa
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domenica 30 maggio 2010

Giorno dopo giorno… (sulle considerazioni “Le basi di massa” di N. Zitara)



Di Andrea Balìa


Ogni volta che apro il sito dell’amico Mino Errico www.eleaml.org ho la speranza recondita di trovare un articolo, un pezzo – come si dice con un termine non proprio bello – del maestro.

Ne ho letti tanti, oltre ai suoi libri e alle sue analisi, ma la mia voglia, la curiosità ed il rispetto con cui potermi approcciare a nuove ed ulteriori sue riflessioni non è appagato. Ovviamente dicendo maestro non posso che rivolgermi a Nicola Zitara. Maestro è un appellativo importante e delicato che va usato con parsimonia e dandogli il giusto peso, in quanto credo che nella vita d’ognuno di noi – se vi fermate a riflettere – ce ne sono davvero pochi, talvolta pochissimi che possano meritarlo. Ebbene anche per il sottoscritto è così, e Zitara è fuor di dubbio uno dei miei pochi maestri che ha forgiato le mie convinzioni sul meridionalismo.

Di conseguenza anche l’ultimo pezzo “le basi di massa” ha soddisfatto la mia sete di leggere sempre nuove ed ulteriori riflessioni del maestro. Egli sottolinea come, essendo il Sud il mercato più vicino, comodo ed interno, per le merci del Nord, probabilmente quest’ultimo non ha alcun interesse secessionista, se non quello di spremere il limone sino in fondo.

Considerazioni condivisibili, come quelle per cui le piccole formazioni meridionaliste lavorano molto e, forse troppo essenzialmente, su internet mentre egli sollecita e invita a lavorare molto sul territorio, nel piccolo, quasi in una missionaria operazione che fa tornare alla memoria i metodi e gli albori del Partito Comunista.

Caro Maestro volevo tranquillizzarla : premettendo che non va sottovalutato il peso di internet (basti pensare al successo del Movimento a 5 Stelle di Grillo, con ormai circa 60 – tra assessori e consiglieri – in Italia, e percentuali anche tra il 6 e il 7% alle ultime votazioni regionali, costruito quasi tutto in rete), la strada che Lei indica è ciò che il Partito del Sud e il sottoscritto stanno attuando. Da pochi mesi sono nel Direttivo Nazionale ed ho l’incarico di Responsabile Regionale in Campania, e il lavoro che viene portato avanti è proprio questo : incontri e contatti giornalieri con singoli (iscritto su iscritto), divulgazione di testi, partecipazione frenetica a convegni e conferenze, raccolta e diffusione di rassegna stampa mirata, commenti, richieste e critiche con e mail e telefonate a giornali e tv su trasmissioni faziose, citazioni errate e tendenziose, partecipazione a cortei e manifestazioni, laboratori informativi e coinvolgimenti di associazioni civiche ammirevoli ma talvolta dispersive. La ri/strutturazione del Partito con apertura di sempre nuove sedi e sezioni, registrazione dello statuto aggiornato e un ordinato tesseramento, superando superficialità e pressappochismo della prim’ora. Oltre al lavoro d’aggiornamento e informazione dei nostri siti e blog (4), alla gestione su Facebook, e al continuo e faticoso contatto, in cerca di convergenze, perché la famiglia meridionalista cresca unitariamente, dove è possibile.

Insomma un lavoraccio, ma nel segno di quanto da Lei auspicato!

E qualche risultato che ci ripaghi e vada nel segno giusto c’è : il Partito del Sud è presente in 11 regioni con iscritti (in continua e incoraggiante crescita, anche d’imprenditori, specie negli ultimi mesi), un comune ormai conquistato – come Gaeta - con le comunali del 2007, vincendo quelle elezioni col 57%, assieme alla lista civica del Sindaco Raimondi, e governando con successo contro i partiti istituzionali; la presenza in visibilità in diverse tornate elettorali (non ultima, coraggiosamente, in quel famigerato comune di Casale di Principe – unico partito e lista non inquisita e con esito al momento bloccato dalla magistratura), partecipazione e inviti a diverse trasmissioni su Tv locali. La citazione di Pino Aprile da Gad Lerner su La7 (ad una seconda e più decente puntata ottenuta dopo le valanghe di nostre proteste) che avverte Lombardo che il Partito del Sud già esiste, come egli più volte nomina nel suo successo “Terroni”.

L’apertura di 2 Supermercati Comprasud in Sicilia e il prossimo a giorni a Udine, cui seguiranno molti altri nei prossimi 12/24 mesi.

E infine la causa ai Savoia, deliberata dal Comune di Gaeta, tutt’ora in essere, come riportato da giornali e alcuni telegiornali nazionali, e su cui il nostro Presidente Antonio Ciano ha ricevuto una lunga intervista in prima pagina su Le Monde.

Credo che molto di più non si possa al momento!

Che poi la soluzione ottimale e finale la si possa individuare in un nuovo Stato del Sud, nulla in contrario. Al momento riteniamo importante che il Sud inizi ad avere una rappresentatività politica vera (e non “pezzottata” come quelle proposte da scafati politici siciliani), che sia riconosciuta nel panorama politico e in cui i meridionali possano riconoscersi.

Poi che Dio ci aiuti e indirizzi i suoi sguardi benevoli sui nostri figli, cui speriamo - sul suo esempio - almeno di lasciare una memoria non dispersa ed una strada da proseguire per il riscatto finale del Sud.

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Di Andrea Balìa


Ogni volta che apro il sito dell’amico Mino Errico www.eleaml.org ho la speranza recondita di trovare un articolo, un pezzo – come si dice con un termine non proprio bello – del maestro.

Ne ho letti tanti, oltre ai suoi libri e alle sue analisi, ma la mia voglia, la curiosità ed il rispetto con cui potermi approcciare a nuove ed ulteriori sue riflessioni non è appagato. Ovviamente dicendo maestro non posso che rivolgermi a Nicola Zitara. Maestro è un appellativo importante e delicato che va usato con parsimonia e dandogli il giusto peso, in quanto credo che nella vita d’ognuno di noi – se vi fermate a riflettere – ce ne sono davvero pochi, talvolta pochissimi che possano meritarlo. Ebbene anche per il sottoscritto è così, e Zitara è fuor di dubbio uno dei miei pochi maestri che ha forgiato le mie convinzioni sul meridionalismo.

Di conseguenza anche l’ultimo pezzo “le basi di massa” ha soddisfatto la mia sete di leggere sempre nuove ed ulteriori riflessioni del maestro. Egli sottolinea come, essendo il Sud il mercato più vicino, comodo ed interno, per le merci del Nord, probabilmente quest’ultimo non ha alcun interesse secessionista, se non quello di spremere il limone sino in fondo.

Considerazioni condivisibili, come quelle per cui le piccole formazioni meridionaliste lavorano molto e, forse troppo essenzialmente, su internet mentre egli sollecita e invita a lavorare molto sul territorio, nel piccolo, quasi in una missionaria operazione che fa tornare alla memoria i metodi e gli albori del Partito Comunista.

Caro Maestro volevo tranquillizzarla : premettendo che non va sottovalutato il peso di internet (basti pensare al successo del Movimento a 5 Stelle di Grillo, con ormai circa 60 – tra assessori e consiglieri – in Italia, e percentuali anche tra il 6 e il 7% alle ultime votazioni regionali, costruito quasi tutto in rete), la strada che Lei indica è ciò che il Partito del Sud e il sottoscritto stanno attuando. Da pochi mesi sono nel Direttivo Nazionale ed ho l’incarico di Responsabile Regionale in Campania, e il lavoro che viene portato avanti è proprio questo : incontri e contatti giornalieri con singoli (iscritto su iscritto), divulgazione di testi, partecipazione frenetica a convegni e conferenze, raccolta e diffusione di rassegna stampa mirata, commenti, richieste e critiche con e mail e telefonate a giornali e tv su trasmissioni faziose, citazioni errate e tendenziose, partecipazione a cortei e manifestazioni, laboratori informativi e coinvolgimenti di associazioni civiche ammirevoli ma talvolta dispersive. La ri/strutturazione del Partito con apertura di sempre nuove sedi e sezioni, registrazione dello statuto aggiornato e un ordinato tesseramento, superando superficialità e pressappochismo della prim’ora. Oltre al lavoro d’aggiornamento e informazione dei nostri siti e blog (4), alla gestione su Facebook, e al continuo e faticoso contatto, in cerca di convergenze, perché la famiglia meridionalista cresca unitariamente, dove è possibile.

Insomma un lavoraccio, ma nel segno di quanto da Lei auspicato!

E qualche risultato che ci ripaghi e vada nel segno giusto c’è : il Partito del Sud è presente in 11 regioni con iscritti (in continua e incoraggiante crescita, anche d’imprenditori, specie negli ultimi mesi), un comune ormai conquistato – come Gaeta - con le comunali del 2007, vincendo quelle elezioni col 57%, assieme alla lista civica del Sindaco Raimondi, e governando con successo contro i partiti istituzionali; la presenza in visibilità in diverse tornate elettorali (non ultima, coraggiosamente, in quel famigerato comune di Casale di Principe – unico partito e lista non inquisita e con esito al momento bloccato dalla magistratura), partecipazione e inviti a diverse trasmissioni su Tv locali. La citazione di Pino Aprile da Gad Lerner su La7 (ad una seconda e più decente puntata ottenuta dopo le valanghe di nostre proteste) che avverte Lombardo che il Partito del Sud già esiste, come egli più volte nomina nel suo successo “Terroni”.

L’apertura di 2 Supermercati Comprasud in Sicilia e il prossimo a giorni a Udine, cui seguiranno molti altri nei prossimi 12/24 mesi.

E infine la causa ai Savoia, deliberata dal Comune di Gaeta, tutt’ora in essere, come riportato da giornali e alcuni telegiornali nazionali, e su cui il nostro Presidente Antonio Ciano ha ricevuto una lunga intervista in prima pagina su Le Monde.

Credo che molto di più non si possa al momento!

Che poi la soluzione ottimale e finale la si possa individuare in un nuovo Stato del Sud, nulla in contrario. Al momento riteniamo importante che il Sud inizi ad avere una rappresentatività politica vera (e non “pezzottata” come quelle proposte da scafati politici siciliani), che sia riconosciuta nel panorama politico e in cui i meridionali possano riconoscersi.

Poi che Dio ci aiuti e indirizzi i suoi sguardi benevoli sui nostri figli, cui speriamo - sul suo esempio - almeno di lasciare una memoria non dispersa ed una strada da proseguire per il riscatto finale del Sud.

giovedì 29 aprile 2010

La Cattiva informazione




Di Andrea Balìa


Lunedì u.s. 26 Aprile su La7, onestamente fra le meno peggiori delle reti televisive in essere, abbiamo assistito alla consueta puntata della trasmissione televisiva settimanale “L’Infedele” condotta da Gad Lerner. Trasmissione solitamente poco urlata che affronta politica e sociale con diversi ospiti ed un taglio gradevole, poco rissoso e non sfacciatamente schierata. Lunedì u.s. il titolo della puntata era “Garibaldi : la disunità d’Italia”.
Per la prima volta il buon Lerner è scivolato sulla buccia di banana : un grosso cartello retrostante raffigurava l’Italia spaccata in due con l’immagine di Garibaldi al Nord con la scritta Padania e quella di Fini (banalmente e strumentalmente usata cavalcando la diatriba Berlusconi/Fini degli ultimi giorni) al Sud con la scritta Borbonia. Ci aspettavamo ospiti di idee e segno opposto a cavalcare un’idea pro Nord e pro Sud, e invece no! C’erano ospiti del PD, della PDL e della Lega, Dacia Maraini che ha da poco abbandonato il ruolo di facente parte del Comitato per i festeggiamenti sui 150 anni d’unità (ma in polemica perché non d’accordo con la poca enfasi ai festeggiamenti del Comitato, e non perché non d’accordo con i festeggiamenti), uno storico ufficiale come Luzzatto e pochi altri a far da presenza e coro.

Ci siamo chiesti dove erano le voci del Sud ma non ne abbiamo trovate : nessun meridionalista, nessun dirigente dei pur tanti movimenti meridionalisti, nessun scrittore come ad esempio il buon Pino Aprile (autore di “Terroni”, successo riconosciuto dalle più interviste televisive vivaddio ricevute in questi giorni, anche dallo stesso Tg di La7), insomma il nulla!
Un dibattito monco, inconsueto, senza una delle controparti, quindi inutile, scorretto e che non affronta il problema in modo equo finendo, e ci spiace per Lerner, per non assolvere al compito dell’informazione ma anzi ricavandone solo il triste risultato di una cattiva informazione.
Né può bastare che venga ricordato che Granata (l’esponente della PDL) sia nato in Sicilia, come la stessa Maraini, che anzi s’è affrettata a dichiarare di riconoscersi solo nelle radici della cultura e non in quella delle sua terra d’origine. Pochi cenni su di una frase di Lorenzo Del Boca, notoriamente portatore di idee meridionaliste pur se piemontese, ma che in quanto Presidente dell’Ordine dei Giornalisti avrebbe meritato maggior attenzione e forse almeno un invito. Una breve e mail di un ragazzo calabrese che ricordava i nostri tanti primati dell’ex Regno delle Due Sicilie, e qualche frase letta dal libro della Pellicciari “I panni sporchi dei Mille” fatta subito passare da tutti per una fanatica cattolica visionaria sull’incidenza massonica nel processo unitario.

Tutta la trasmissione incentrata in un dibattito tra Lerner, PD, PDL e Lega sul valutare se la stessa Lega avesse o meno ragione nella sua revisione rispetto agli eventi risorgimentali. Spiace riconoscere che la Lega avesse ragione su verità che ormai stanno clamorosamente finalmente venendo a galla. Ma il punto non è questo : nessuno a dire che la Lega sostiene ciò per voler dimostrare che è stato il Nord ad essere danneggiato e non, come nella verità dei fatti, il Sud.
Qualche parvenza di dubbio sugli eventi unitari fatta filtrare da Luzzatto, e mostrato il libro di Ricolfi “il Sacco del Nord” e nessun cenno, come dicevamo prima, a “Terroni” di Aprile.
Se questo è un metodo per discutere del problema Nord/Sud ci cascano le braccia, non ci resta che protestare sul sito di Gad Lerner http://www.gadlerner.it/ e con questo nostro sfogo sui siti e i blog del nostro circuito meridionalista.

Ci conforta unicamente la considerazione che ormai non possono più far finta di non affrontare (pur se malamente) il problema e che tutto il letame sta venendo a galla.
Sappiamo che la battaglia è ancora lunga, ma se loro fanno fatica ad affrontare la cosa noi di certo non molliamo.
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Il Link al video dell'intera puntata de L'Infedele del 26/04/2010 :
http://www.la7.tv/richplayer/?assetid=50177015


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Di Andrea Balìa


Lunedì u.s. 26 Aprile su La7, onestamente fra le meno peggiori delle reti televisive in essere, abbiamo assistito alla consueta puntata della trasmissione televisiva settimanale “L’Infedele” condotta da Gad Lerner. Trasmissione solitamente poco urlata che affronta politica e sociale con diversi ospiti ed un taglio gradevole, poco rissoso e non sfacciatamente schierata. Lunedì u.s. il titolo della puntata era “Garibaldi : la disunità d’Italia”.
Per la prima volta il buon Lerner è scivolato sulla buccia di banana : un grosso cartello retrostante raffigurava l’Italia spaccata in due con l’immagine di Garibaldi al Nord con la scritta Padania e quella di Fini (banalmente e strumentalmente usata cavalcando la diatriba Berlusconi/Fini degli ultimi giorni) al Sud con la scritta Borbonia. Ci aspettavamo ospiti di idee e segno opposto a cavalcare un’idea pro Nord e pro Sud, e invece no! C’erano ospiti del PD, della PDL e della Lega, Dacia Maraini che ha da poco abbandonato il ruolo di facente parte del Comitato per i festeggiamenti sui 150 anni d’unità (ma in polemica perché non d’accordo con la poca enfasi ai festeggiamenti del Comitato, e non perché non d’accordo con i festeggiamenti), uno storico ufficiale come Luzzatto e pochi altri a far da presenza e coro.

Ci siamo chiesti dove erano le voci del Sud ma non ne abbiamo trovate : nessun meridionalista, nessun dirigente dei pur tanti movimenti meridionalisti, nessun scrittore come ad esempio il buon Pino Aprile (autore di “Terroni”, successo riconosciuto dalle più interviste televisive vivaddio ricevute in questi giorni, anche dallo stesso Tg di La7), insomma il nulla!
Un dibattito monco, inconsueto, senza una delle controparti, quindi inutile, scorretto e che non affronta il problema in modo equo finendo, e ci spiace per Lerner, per non assolvere al compito dell’informazione ma anzi ricavandone solo il triste risultato di una cattiva informazione.
Né può bastare che venga ricordato che Granata (l’esponente della PDL) sia nato in Sicilia, come la stessa Maraini, che anzi s’è affrettata a dichiarare di riconoscersi solo nelle radici della cultura e non in quella delle sua terra d’origine. Pochi cenni su di una frase di Lorenzo Del Boca, notoriamente portatore di idee meridionaliste pur se piemontese, ma che in quanto Presidente dell’Ordine dei Giornalisti avrebbe meritato maggior attenzione e forse almeno un invito. Una breve e mail di un ragazzo calabrese che ricordava i nostri tanti primati dell’ex Regno delle Due Sicilie, e qualche frase letta dal libro della Pellicciari “I panni sporchi dei Mille” fatta subito passare da tutti per una fanatica cattolica visionaria sull’incidenza massonica nel processo unitario.

Tutta la trasmissione incentrata in un dibattito tra Lerner, PD, PDL e Lega sul valutare se la stessa Lega avesse o meno ragione nella sua revisione rispetto agli eventi risorgimentali. Spiace riconoscere che la Lega avesse ragione su verità che ormai stanno clamorosamente finalmente venendo a galla. Ma il punto non è questo : nessuno a dire che la Lega sostiene ciò per voler dimostrare che è stato il Nord ad essere danneggiato e non, come nella verità dei fatti, il Sud.
Qualche parvenza di dubbio sugli eventi unitari fatta filtrare da Luzzatto, e mostrato il libro di Ricolfi “il Sacco del Nord” e nessun cenno, come dicevamo prima, a “Terroni” di Aprile.
Se questo è un metodo per discutere del problema Nord/Sud ci cascano le braccia, non ci resta che protestare sul sito di Gad Lerner http://www.gadlerner.it/ e con questo nostro sfogo sui siti e i blog del nostro circuito meridionalista.

Ci conforta unicamente la considerazione che ormai non possono più far finta di non affrontare (pur se malamente) il problema e che tutto il letame sta venendo a galla.
Sappiamo che la battaglia è ancora lunga, ma se loro fanno fatica ad affrontare la cosa noi di certo non molliamo.
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Il Link al video dell'intera puntata de L'Infedele del 26/04/2010 :
http://www.la7.tv/richplayer/?assetid=50177015


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lunedì 8 marzo 2010

Andrea Balia-Partito del Sud Napoli al Convegno "Quale Campania tra 5 anni".


http://www.youtube.com/watch?v=OC3z3ERxm4I

Dibattito del 2 Marzo c/o la Treves di Napoli con altri politici (PDL, IDV, VERDI, L'ALTRO SUD) e associazioni civiche (Noi Consumatori, Insieme per la Rinascita, Cambiamo Napoli) sul tema "Quale Campania tra 5 anni".
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http://www.youtube.com/watch?v=OC3z3ERxm4I

Dibattito del 2 Marzo c/o la Treves di Napoli con altri politici (PDL, IDV, VERDI, L'ALTRO SUD) e associazioni civiche (Noi Consumatori, Insieme per la Rinascita, Cambiamo Napoli) sul tema "Quale Campania tra 5 anni".

domenica 28 febbraio 2010

“EGREGIO PRESIDENTE…” a proposito della presentazione a Napoli del nuovo libro di Giorgio Napolitano


Ieri, 26 Febbraio 2010, presso la storica “Saletta rossa” della libreria Guida di Napoli è stato presentato il libro di Giorgio Napolitano “Il patto che ci lega”. Erano presenti personalità, giornalisti e politici tra cui Massimo D’Alema.

Noi premettiamo che ci predisponiamo in queste occasioni sempre con la massima onestà intellettuale e senza particolari pregiudizi, e, nel caso specifico, consci dello spessore del ruolo istituzionale del Presidente, che è di certo persona onesta e del fatto che egli è di origini meridionali, con un cognome che le ribadisce ancor più; pur se siamo non dimentichi della storia e dei suoi eventi e non rinunciando alla nostra capacità di valutare a priori il senso e lo spirito di posizioni a noi fin troppo note.

Il testo è un inno all’unità dell’Italia e un deciso rimbrotto al Mezzogiorno a non sentirsi vittima di “conquiste”, ma anzi attore nel processo unitario ( e cita a sostegno della sua tesi “il plebiscito” d’adesione), a non prestare orecchio e attenzione alle eccessive critiche all’epopea risorgimentale, che può meritare discussioni e valutazioni ma che non dovrebbero andare oltre la critica d’una possibile egemonia piemontese ma in sostanza “moderata” (sic!). L’invito inoltre deciso a non ascoltare le sirene di “bestemmie separatiste”. Il testo ruota sulla figura di Giustino Fortunato, ritenuto dal Presidente esempio d’equilibrio nel suo impegno rivolto al processo unitario e di difesa dell’esigenze del Meridione.

Noi vorremmo permetterci, immodestamente, di fare personalmente e come Partito del Sud, alcune considerazioni che ci piacerebbe tanto rivolgere all’attenzione del Presidente:


“Egregio Presidente,

il titolo della sua fatica letteraria recita “Il patto che ci lega”. Orbene, un patto perché sia tale va stipulato tra due o più parti perché possa essere ritenuto tale, e non ci risulta che il Sud abbia mai stipulato nessun accordo del genere. Lei invita a rifuggere dal termine conquista: e come la chiamerebbe un’invasione senza dichiarazione di guerra, l’appropriazione indebita di risorse e beni, la spoliazione scientifica attuata? Porta a sostegno delle sue tesi d’un Meridione partecipe e non vittima “il plebiscito” : immaginiamo si riferisca a quella messa in scena da circo con la malavita coinvolta con i camorristi assoldati! Tanto che quella storica piazza napoletana titolata Largo di Palazzo mutò nome proprio in onore a quella sorta di consenso estorto e pilotato che Lei appella come “il plebiscito”, e che, giustamente, lo scrittore Marcello D’Orta invita a rititolare “Piazza presi per il sedere”! Anche in questo caso il termine “plebiscito” è improprio e non fotografa la realtà dei fatti. Stupisce, tra l’altro, che proprio dalla sua alta carica istituzionale venga portato ad esempio - pur se comprendiamo che ormai in Italia la legalità sia un “optional” – un episodio che vede (come da prove d’archivio) la malavita protagonista.

Poi Lei, con la sua nota bonomia, ritiene “moderata” l’egemonia piemontese : ci assale il dubbio d’aver ricevuto cattive lezioni di grammatica se paesi bruciati e rasi al suolo (Pontelandolfo e Casalduni docet), eccidi, rappresaglie, migliaia di morti, stupri, 160.000 bombe su Gaeta, ecc…possano essere interpretati come gestione “moderata”. Meridione partecipe? Strano non faccia menzione a 10 anni di repressione al cosiddetto brigantaggio, che coinvolse in prima persona e più o meno direttamente e indirettamente contadini, civili, nobili, religiosi, ex soldati dell’ex Stato autonomo del Sud, e altri strati della popolazione! Le confessiamo ci piacerebbe, proprio nell’ottica del suo ragionamento ed in riferimento alle “bestemmie separatiste”, uguale durezza nel rimbrottare e difendere la uguale dignità della “sua” terra nei confronti di forze governative – nelle leggi e proposte da loro sostenute – come nel caso della Lega Nord e dei suoi alleati. E infine, riguardo a Giustino Fortunato, Lei parla di equilibrio fra sostegno all’Unità e difesa degli interessi meridionali : a dire il vero testi, dichiarazioni e documenti, parlano di amaro rammarico e il chiedersi se fosse stato giusto procedere a quel tipo d’unità!

Egregio Presidente…se vogliamo dirla, crediamo sia il caso di dirla tutta!

Andrea Balìa

Partito del Sud - Napoli

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Ieri, 26 Febbraio 2010, presso la storica “Saletta rossa” della libreria Guida di Napoli è stato presentato il libro di Giorgio Napolitano “Il patto che ci lega”. Erano presenti personalità, giornalisti e politici tra cui Massimo D’Alema.

Noi premettiamo che ci predisponiamo in queste occasioni sempre con la massima onestà intellettuale e senza particolari pregiudizi, e, nel caso specifico, consci dello spessore del ruolo istituzionale del Presidente, che è di certo persona onesta e del fatto che egli è di origini meridionali, con un cognome che le ribadisce ancor più; pur se siamo non dimentichi della storia e dei suoi eventi e non rinunciando alla nostra capacità di valutare a priori il senso e lo spirito di posizioni a noi fin troppo note.

Il testo è un inno all’unità dell’Italia e un deciso rimbrotto al Mezzogiorno a non sentirsi vittima di “conquiste”, ma anzi attore nel processo unitario ( e cita a sostegno della sua tesi “il plebiscito” d’adesione), a non prestare orecchio e attenzione alle eccessive critiche all’epopea risorgimentale, che può meritare discussioni e valutazioni ma che non dovrebbero andare oltre la critica d’una possibile egemonia piemontese ma in sostanza “moderata” (sic!). L’invito inoltre deciso a non ascoltare le sirene di “bestemmie separatiste”. Il testo ruota sulla figura di Giustino Fortunato, ritenuto dal Presidente esempio d’equilibrio nel suo impegno rivolto al processo unitario e di difesa dell’esigenze del Meridione.

Noi vorremmo permetterci, immodestamente, di fare personalmente e come Partito del Sud, alcune considerazioni che ci piacerebbe tanto rivolgere all’attenzione del Presidente:


“Egregio Presidente,

il titolo della sua fatica letteraria recita “Il patto che ci lega”. Orbene, un patto perché sia tale va stipulato tra due o più parti perché possa essere ritenuto tale, e non ci risulta che il Sud abbia mai stipulato nessun accordo del genere. Lei invita a rifuggere dal termine conquista: e come la chiamerebbe un’invasione senza dichiarazione di guerra, l’appropriazione indebita di risorse e beni, la spoliazione scientifica attuata? Porta a sostegno delle sue tesi d’un Meridione partecipe e non vittima “il plebiscito” : immaginiamo si riferisca a quella messa in scena da circo con la malavita coinvolta con i camorristi assoldati! Tanto che quella storica piazza napoletana titolata Largo di Palazzo mutò nome proprio in onore a quella sorta di consenso estorto e pilotato che Lei appella come “il plebiscito”, e che, giustamente, lo scrittore Marcello D’Orta invita a rititolare “Piazza presi per il sedere”! Anche in questo caso il termine “plebiscito” è improprio e non fotografa la realtà dei fatti. Stupisce, tra l’altro, che proprio dalla sua alta carica istituzionale venga portato ad esempio - pur se comprendiamo che ormai in Italia la legalità sia un “optional” – un episodio che vede (come da prove d’archivio) la malavita protagonista.

Poi Lei, con la sua nota bonomia, ritiene “moderata” l’egemonia piemontese : ci assale il dubbio d’aver ricevuto cattive lezioni di grammatica se paesi bruciati e rasi al suolo (Pontelandolfo e Casalduni docet), eccidi, rappresaglie, migliaia di morti, stupri, 160.000 bombe su Gaeta, ecc…possano essere interpretati come gestione “moderata”. Meridione partecipe? Strano non faccia menzione a 10 anni di repressione al cosiddetto brigantaggio, che coinvolse in prima persona e più o meno direttamente e indirettamente contadini, civili, nobili, religiosi, ex soldati dell’ex Stato autonomo del Sud, e altri strati della popolazione! Le confessiamo ci piacerebbe, proprio nell’ottica del suo ragionamento ed in riferimento alle “bestemmie separatiste”, uguale durezza nel rimbrottare e difendere la uguale dignità della “sua” terra nei confronti di forze governative – nelle leggi e proposte da loro sostenute – come nel caso della Lega Nord e dei suoi alleati. E infine, riguardo a Giustino Fortunato, Lei parla di equilibrio fra sostegno all’Unità e difesa degli interessi meridionali : a dire il vero testi, dichiarazioni e documenti, parlano di amaro rammarico e il chiedersi se fosse stato giusto procedere a quel tipo d’unità!

Egregio Presidente…se vogliamo dirla, crediamo sia il caso di dirla tutta!

Andrea Balìa

Partito del Sud - Napoli

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martedì 29 dicembre 2009

Caro amico ti scrivo......

Di Andrea Balia


Era la frase con cui iniziava una canzone di anni fa di Lucio Dalla, con cui si chiudeva l’anno trascorso e il buon Lucio immaginava eventi mirabolanti per l’anno a venire.
Ebbene anche noi vorremmo scrivere ad un amico caro per fare il punto della situazione e fargli, farci a tutti noi, un augurio sincero per il prossimo 2010.
L’anno passato ha visto l’acutizzarsi d’una crisi che è di natura più generale, ma che inevitabilmente va a colpire paesi, come questa sfracassata Italia, in maniera maggiore. Più passa il tempo, gli anni, e questa specie di paese, il suo Stato, fa sempre di più per, non dico farsi volere bene, ma almeno o in piccola parte accettare. Abbiamo passato un anno dietro le paturnie d’un premier che se le inventa tutte, sorretto dalla sua banda (ci ho pensato prima d’usare questo termine…ma in fondo mi pare il più giusto!), pur d’evitare uno straccio di processo. Niente…o si fa come dice lui o, visto gli scarsi numeri e la mancanza d’idee e propositività dell’opposizione, non resta che sperare in un intervento divino che – ahinoi – tarda a sopraggiungere. I problemi della gente, le paghe insufficienti, il precariato, la perdita di posti di lavoro, possono aspettare! Poiché i guai non arrivano da soli e il Sud deve pagare sempre il conto con gli interessi, due eventi naturali massacrano ancor più i meridionali. Il terremoto in Abruzzo e la catastrofe di Messina stendono intere masse di popolo del centro/Sud. Poi si scopre che ospedali, edifici, opere idrogeologiche non affrontate, sono la cartapesta con cui lo Stato italiano ha esposto al sacrificio la gente meridionale per le gestioni truffaldine che ha messo in essere negli anni trascorsi.
La Fiat chiude i battenti? Indovinate dove? A Termini Imerese in Sicilia e a Pomigliano d’Arco in Campania! Si dirà : si, ma anche l’Alfa Romeo a Milano! Con un piccolo particolare di differenza : che un operaio che perde il posto al Sud o va al lastrico, o rischia d’essere assoldato dalla malavita.
Ricordate? O emigrante o brigante! La storia è sempre la stessa, non è cambiata!
E in quella specie di consesso di affari e inciuci che è il Parlamento, non c’è uno, dico uno, degli onorevoli che si faccia promotore d’una rivolta morale. Il problema è sempre quello : il Sud non ha rappresentanza politica che ne rappresenti le istanze e ne difenda gli interessi; abbiamo solo una nutrita schiera d’ascari venduti alla partitocrazia ufficiale, che guarda alla propria poltrona, sia che sieda a Destra o a Sinistra dell’emiciclo.
Questo è lo Stato, o meglio lo status in cui si trova il nostro popolo.
Passiamo agli auguri. Vorremo tutto il bene possibile ma sappiamo fin troppo bene che sarà improbabile, e allora passiamo al possibile.
Dobbiamo creare un partito forte, orgoglioso della nostra storia, che reclami il maltolto, che proponga il bene per la nostra terra, che si faccia vedere, che inizi a comunicare forte il proprio messaggio di pulizia, dignità, senso d’appartenenza, e che lo faccia prendendo le distanze dai due finti contendenti. C’è qualche meridionalista che spera d’apparentarsi con qualcuna delle forze istituzionali sperando di farsi largo. Frottole! La storia insegna che saranno sempre loro a menare il gioco, e fingendo interesse ai nostri problemi, tireranno quel po’ di sangue da rape piccole e poco sugose. Ma a loro interessa comunque tutto, anche il poco! C’è qualche altro leader meridionalista e movimento che crede di fare il puro, parlare bene ma razzolare male, facendo comunque in silenzio i loro tentativi per vedere se c’è spazio per qualche accordo che porti un po’ di soldi e qualche futura poltroncina.
Signori, la strada non è questa! Ce n’è una sola, difficile, che costa sangue, sudore e lacrime (come un gruppo musicale inglese di memoria rock : “Blood, sweet an tears”), ma è l’unica percorribile e chi non inizia mai arriva!
Noi del Partito del Sud, ci stiamo provando e un augurio al mio amico ipotetico e fratello del Sud mi va di farla : gli auguro di trovare il nostro stesso orgoglio, la nostra stessa fede, la nostra sicurezza che arriveremo – noi o i nostri figli – ma sarà un giorno splendido che ci ripagherà tutti dei nostri sacrifici, del nostro impegno, del tempo sottratto alle nostre famiglie, e non ci saranno cavalieri, burocrati, nani, ballerine, escort, trans, ascari e compagnia bella che potranno fregarci!
Il Sud ritornerà, e se non qualche corte costituzionale o tribunale (come disse Nicola Zitara) ci restituirà il dovuto, sarà il popolo che se lo riprenderà!
Abbiate fede! Viva il Sud e un buon 2010!

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Di Andrea Balia


Era la frase con cui iniziava una canzone di anni fa di Lucio Dalla, con cui si chiudeva l’anno trascorso e il buon Lucio immaginava eventi mirabolanti per l’anno a venire.
Ebbene anche noi vorremmo scrivere ad un amico caro per fare il punto della situazione e fargli, farci a tutti noi, un augurio sincero per il prossimo 2010.
L’anno passato ha visto l’acutizzarsi d’una crisi che è di natura più generale, ma che inevitabilmente va a colpire paesi, come questa sfracassata Italia, in maniera maggiore. Più passa il tempo, gli anni, e questa specie di paese, il suo Stato, fa sempre di più per, non dico farsi volere bene, ma almeno o in piccola parte accettare. Abbiamo passato un anno dietro le paturnie d’un premier che se le inventa tutte, sorretto dalla sua banda (ci ho pensato prima d’usare questo termine…ma in fondo mi pare il più giusto!), pur d’evitare uno straccio di processo. Niente…o si fa come dice lui o, visto gli scarsi numeri e la mancanza d’idee e propositività dell’opposizione, non resta che sperare in un intervento divino che – ahinoi – tarda a sopraggiungere. I problemi della gente, le paghe insufficienti, il precariato, la perdita di posti di lavoro, possono aspettare! Poiché i guai non arrivano da soli e il Sud deve pagare sempre il conto con gli interessi, due eventi naturali massacrano ancor più i meridionali. Il terremoto in Abruzzo e la catastrofe di Messina stendono intere masse di popolo del centro/Sud. Poi si scopre che ospedali, edifici, opere idrogeologiche non affrontate, sono la cartapesta con cui lo Stato italiano ha esposto al sacrificio la gente meridionale per le gestioni truffaldine che ha messo in essere negli anni trascorsi.
La Fiat chiude i battenti? Indovinate dove? A Termini Imerese in Sicilia e a Pomigliano d’Arco in Campania! Si dirà : si, ma anche l’Alfa Romeo a Milano! Con un piccolo particolare di differenza : che un operaio che perde il posto al Sud o va al lastrico, o rischia d’essere assoldato dalla malavita.
Ricordate? O emigrante o brigante! La storia è sempre la stessa, non è cambiata!
E in quella specie di consesso di affari e inciuci che è il Parlamento, non c’è uno, dico uno, degli onorevoli che si faccia promotore d’una rivolta morale. Il problema è sempre quello : il Sud non ha rappresentanza politica che ne rappresenti le istanze e ne difenda gli interessi; abbiamo solo una nutrita schiera d’ascari venduti alla partitocrazia ufficiale, che guarda alla propria poltrona, sia che sieda a Destra o a Sinistra dell’emiciclo.
Questo è lo Stato, o meglio lo status in cui si trova il nostro popolo.
Passiamo agli auguri. Vorremo tutto il bene possibile ma sappiamo fin troppo bene che sarà improbabile, e allora passiamo al possibile.
Dobbiamo creare un partito forte, orgoglioso della nostra storia, che reclami il maltolto, che proponga il bene per la nostra terra, che si faccia vedere, che inizi a comunicare forte il proprio messaggio di pulizia, dignità, senso d’appartenenza, e che lo faccia prendendo le distanze dai due finti contendenti. C’è qualche meridionalista che spera d’apparentarsi con qualcuna delle forze istituzionali sperando di farsi largo. Frottole! La storia insegna che saranno sempre loro a menare il gioco, e fingendo interesse ai nostri problemi, tireranno quel po’ di sangue da rape piccole e poco sugose. Ma a loro interessa comunque tutto, anche il poco! C’è qualche altro leader meridionalista e movimento che crede di fare il puro, parlare bene ma razzolare male, facendo comunque in silenzio i loro tentativi per vedere se c’è spazio per qualche accordo che porti un po’ di soldi e qualche futura poltroncina.
Signori, la strada non è questa! Ce n’è una sola, difficile, che costa sangue, sudore e lacrime (come un gruppo musicale inglese di memoria rock : “Blood, sweet an tears”), ma è l’unica percorribile e chi non inizia mai arriva!
Noi del Partito del Sud, ci stiamo provando e un augurio al mio amico ipotetico e fratello del Sud mi va di farla : gli auguro di trovare il nostro stesso orgoglio, la nostra stessa fede, la nostra sicurezza che arriveremo – noi o i nostri figli – ma sarà un giorno splendido che ci ripagherà tutti dei nostri sacrifici, del nostro impegno, del tempo sottratto alle nostre famiglie, e non ci saranno cavalieri, burocrati, nani, ballerine, escort, trans, ascari e compagnia bella che potranno fregarci!
Il Sud ritornerà, e se non qualche corte costituzionale o tribunale (come disse Nicola Zitara) ci restituirà il dovuto, sarà il popolo che se lo riprenderà!
Abbiate fede! Viva il Sud e un buon 2010!

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sabato 31 ottobre 2009

Le mie dimissioni da L’ALTRO SUD




Ricevo e posto:


Di Andrea Balìa



Napoli, 28 ottobre 2009


Le dimissioni che qualcuno presenta rispetto ad un incarico, un posto di lavoro, in un’azienda,ente pubblico o privato, associazione, movimento e/o partito sono solitamente una vicenda privata, senza risonanza mediatica, che riguarda le parti: chi si dimissiona e chi le riceve. A meno che non si tratti di personaggi pubblici conosciuti dalla comunità.

Sicuramente quest’ultimo non è il mio caso, tanto da meritare che la cosa venga data in pasto agli organi d’informazione. Altresì è vero che, partecipando alle vicende meridionaliste da molto tempo, si sono costruiti rapporti, amicizie, confronti con più persone su questo terreno d’interesse e di attività. Ritengo quindi, non per eccesso d’autostima o voglia di presenzialismo, doveroso informare, attraverso il circuito di rapporti di questo nostro mondo cultural/politico, della cosa amici e conoscenti; anche per evitare commenti gratuiti e fantasiose interpretazioni.

Veniamo al dunque: mi interesso di meridionalismo da circa 20 anni come “battitore libero”. Un anno fa circa ho accettato di dare una mano agli amici di L’Altro Sud, accettando la carica di “responsabile all’Identità” nel gruppo dirigente di questo movimento. Tre sostanzialmente le ragioni: una vecchia amicizia con alcuni di loro, il riconoscere un ottimo livello culturale e di preparazione (forse il migliore tra i movimenti in auge) del gruppo dirigente, e il desiderio di dare finalmente un – pur se modesto – contributo personale più concreto alla causa del Sud.

E’ stata un’esperienza sicuramente interessante e di accrescimento personale su più fronti.

L’Altro Sud è portatore però (in specie nella sua presidenza) d’un radicato convincimento che credevo modificabile almeno parzialmente (anche per la carica ricoperta), e che s’è andato addirittura irrigidendo: la tenace convinzione che con le forze meridionaliste attualmente in campo (e causa anche la storia e il passato di molti suoi attori) sia impossibile costruire qualcosa di positivo. Ovviamente, pur essendo comprensibile – ma solo in parte – ciò, questo assunto mi appare eccessivo e pessimistico oltremodo, con la possibilità di prospettare pericolosamente solo due ipotesi: o il ritenere di poter fare da soli (altamente improbabile), o prestare il fianco a collaborazioni, apparentamenti – fossero anche solo temporali – con forze e partiti istituzionali.

Ritenendo quest’ultimi, secondo il sottoscritto, la prova provata del disastro del Sud ed essendo un “testone” che crede nel “I have a dream” di Martin Luter King/memoria prendo la decisione di dare le dimissioni da L’Altro Sud (assieme al dott. Emiddio De Franciscis e all’arch. Bruno Pappalardo), ringraziandoli di tutto e riservandomi un futuro, probabilmente più irto tornando a fare il “battitore libero” o dando una mano a chi e con chi dovesse trovare interessante e utile una collaborazione che trovi obiettivi di reciproco interesse.
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Ricevo e posto:


Di Andrea Balìa



Napoli, 28 ottobre 2009


Le dimissioni che qualcuno presenta rispetto ad un incarico, un posto di lavoro, in un’azienda,ente pubblico o privato, associazione, movimento e/o partito sono solitamente una vicenda privata, senza risonanza mediatica, che riguarda le parti: chi si dimissiona e chi le riceve. A meno che non si tratti di personaggi pubblici conosciuti dalla comunità.

Sicuramente quest’ultimo non è il mio caso, tanto da meritare che la cosa venga data in pasto agli organi d’informazione. Altresì è vero che, partecipando alle vicende meridionaliste da molto tempo, si sono costruiti rapporti, amicizie, confronti con più persone su questo terreno d’interesse e di attività. Ritengo quindi, non per eccesso d’autostima o voglia di presenzialismo, doveroso informare, attraverso il circuito di rapporti di questo nostro mondo cultural/politico, della cosa amici e conoscenti; anche per evitare commenti gratuiti e fantasiose interpretazioni.

Veniamo al dunque: mi interesso di meridionalismo da circa 20 anni come “battitore libero”. Un anno fa circa ho accettato di dare una mano agli amici di L’Altro Sud, accettando la carica di “responsabile all’Identità” nel gruppo dirigente di questo movimento. Tre sostanzialmente le ragioni: una vecchia amicizia con alcuni di loro, il riconoscere un ottimo livello culturale e di preparazione (forse il migliore tra i movimenti in auge) del gruppo dirigente, e il desiderio di dare finalmente un – pur se modesto – contributo personale più concreto alla causa del Sud.

E’ stata un’esperienza sicuramente interessante e di accrescimento personale su più fronti.

L’Altro Sud è portatore però (in specie nella sua presidenza) d’un radicato convincimento che credevo modificabile almeno parzialmente (anche per la carica ricoperta), e che s’è andato addirittura irrigidendo: la tenace convinzione che con le forze meridionaliste attualmente in campo (e causa anche la storia e il passato di molti suoi attori) sia impossibile costruire qualcosa di positivo. Ovviamente, pur essendo comprensibile – ma solo in parte – ciò, questo assunto mi appare eccessivo e pessimistico oltremodo, con la possibilità di prospettare pericolosamente solo due ipotesi: o il ritenere di poter fare da soli (altamente improbabile), o prestare il fianco a collaborazioni, apparentamenti – fossero anche solo temporali – con forze e partiti istituzionali.

Ritenendo quest’ultimi, secondo il sottoscritto, la prova provata del disastro del Sud ed essendo un “testone” che crede nel “I have a dream” di Martin Luter King/memoria prendo la decisione di dare le dimissioni da L’Altro Sud (assieme al dott. Emiddio De Franciscis e all’arch. Bruno Pappalardo), ringraziandoli di tutto e riservandomi un futuro, probabilmente più irto tornando a fare il “battitore libero” o dando una mano a chi e con chi dovesse trovare interessante e utile una collaborazione che trovi obiettivi di reciproco interesse.
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domenica 11 ottobre 2009

SUD : dov’è il problema ?



Ricevo e posto :


Di Andrea Balìa




lettera scritta alla rubrica di Serra su “il Venerdì” di Repubblica e ad oggi non pubblicata



Caro Serra,

la leggo da sempre con interesse e stima e volevo fare alcune considerazioni sulle lettere dei ragazzi del Sud da Lei ricevute, e più complessivamente sul problema Sud. Sono napoletano, e sono uno dei dirigenti di L’Altro Sud, movimento culturale/politico identitario, ma questo solo per presentarmi e non per ricerca di pubblicità sul movimento. Le lettere dei ragazzi lamentano giustamente il degrado a livello d’ultimo stadio del meridione, ma credo che l’argomento vada affrontato meglio e nel suo complesso. Le ragioni dell’attuale stato del Sud credo siano riassumibili essenzialmente in 4 punti :

1) il Sud è ridotto così innanzitutto per ragioni storiche che risalgono all’Unità d’Italia. Più che per un sincero e giusto anelito unitario il tutto è avvenuto con un processo d’annessione, esproprio e colonizzazione spinto dalla necessità di risanare le disastrate finanze sabaude. Il tutto attuato con massacri, lutti e decimazioni (Bronte, Pontelandolfo, Casalduni, il brigantaggio, la legge Pica, Lombroso ecc..) Il Sud non era il paese di bengodi, ma portò in dote 443 milioni di ducati su di un totale di 664 (Francesco Saverio Nitti) ovvero i 2 terzi, quando gli altri stati messi insieme non raggiungevano neanche la metà. Quindi non era povero ed in ambasce ma altresì il più ricco e industrializzato della penisola, come comprova il fatto che nel 1856 fu premiato alla Conferenza Internazione degli Stati (un po’ l’equivalente dell’attuale ONU) come 3° (dico terzo!) paese al mondo industrializzato! Di primati potrei snocciolarne a decine, ma diventerei prolisso, e quindi la vulgata d’un Sud povero da liberare è fasulla. L’emigrazione è un fenomeno unicamente postunitario, e in 150 anni ci siamo ridotti ad essere solo un comodo mercato interno di consumo di merci padane e del Nord.

2) Certamente in un secolo e mezzo i vizi dei meridionali si sono moltiplicati e molta gente del Sud s’è lasciata trascinare in un processo vizioso di corruzione e malaffare, fino ai devastanti fenomeni della mafia, della camorra e della ‘ndrangheta. Va però sottolineato che tali fenomeni erano sì preesistenti all’unità ma contenuti nell’ambito di fenomeni malavitosi localistici e di dimensioni relative. Il vero salto di qualità lo fanno proprio con l’unità con il processo collusivo con la politica. Lo stesso Rijna sì è fatto vanto in sede processuale sull’aiuto che i suoi avi mafiosi dettero all’epoca, oltre centinaia d’esempi di cui non c’è il tempo qui per ricordarli. Resta l’accusa alla classe dirigente e ai meridionali tutti di non reattività, ed ai politici locali d’aver pensato più a poltrone disseminate in tutto l’arco costituzionale che a farsi paladini d’una rappresentatività della propria gente e dei suoi problemi.

3) La classe politica nazionale da destra a sinistra è colpevole dell’attuale degrado. La destra nonostante lo strombazzato spirito unitario e di patria, è stata sempre a difesa d’interessi di notabili locali e oggi è alleata di forze, come la Lega, a difesa degli interessi del Nord, e sappiamo con che peso e condizionamento in leggi e proposte. La sinistra ha sempre perso il tram del Sud, non volendo comprendere che la questione meridionale è prioritaria e improcrastinabile rispetto ad una presunta ma certamente secondaria questione settentrionale. Ha avuto sempre timore e ha guardato con la puzza sotto il naso ogni processo di sano e non bieco revisionismo storico. Ciò nonostante gli scritti di Gramsci, Pasolini e non ultime molte considerazioni ad esempio d’un Erri De Luca. Togliatti nel dopoguerra intimò ai suoi dirigenti (tra cui Napolitano) di frenare i loro scritti e rigurgiti meridionalisti perché anche gli operai del Sud contribuissero a fare il grande nord industriale, che poi anche noi ne avremmo visto i benefici. Stiamo ancora aspettando! La sinistra perde proprio per i voti che il Cavaliere raccoglie al Sud, ma continua a non comprenderlo. Adesso nel PD vincerà Bersani (cosa condivisibile), ma è l’affermazione comunque d’una visione nord/centrica.

4) Il parlamento italiano ha una rappresentatività totalmente squilibrata, con la presenza invadente e condizionante della Lega. Il problema può essere affrontato solo con la creazione e affermazione d’una forza grande e rappresentativa degli interessi e delle ragioni del Sud. Ma dovrà essere staccata dagli interessi dei partiti in auge. Non sarà un partito del Sud fatto dai Miccichè e Dell’Utri, strumentale al governo, a risolvere la cosa, e né un Lombardo, fin quando il suo MpA sarà alleato del Cavaliere. Dovrà, e credo sarà (perché la cosa succederà per ragioni inevitabili) un Partito/Movimento vero del Sud, fatto da meridionali sinceri, e da una nuova classe dirigente composta da quei ragazzi che oltre a lamentarsi vorranno credere nel riscatto e in una nuova organizzazione politica della propria terra.

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Ricevo e posto :


Di Andrea Balìa




lettera scritta alla rubrica di Serra su “il Venerdì” di Repubblica e ad oggi non pubblicata



Caro Serra,

la leggo da sempre con interesse e stima e volevo fare alcune considerazioni sulle lettere dei ragazzi del Sud da Lei ricevute, e più complessivamente sul problema Sud. Sono napoletano, e sono uno dei dirigenti di L’Altro Sud, movimento culturale/politico identitario, ma questo solo per presentarmi e non per ricerca di pubblicità sul movimento. Le lettere dei ragazzi lamentano giustamente il degrado a livello d’ultimo stadio del meridione, ma credo che l’argomento vada affrontato meglio e nel suo complesso. Le ragioni dell’attuale stato del Sud credo siano riassumibili essenzialmente in 4 punti :

1) il Sud è ridotto così innanzitutto per ragioni storiche che risalgono all’Unità d’Italia. Più che per un sincero e giusto anelito unitario il tutto è avvenuto con un processo d’annessione, esproprio e colonizzazione spinto dalla necessità di risanare le disastrate finanze sabaude. Il tutto attuato con massacri, lutti e decimazioni (Bronte, Pontelandolfo, Casalduni, il brigantaggio, la legge Pica, Lombroso ecc..) Il Sud non era il paese di bengodi, ma portò in dote 443 milioni di ducati su di un totale di 664 (Francesco Saverio Nitti) ovvero i 2 terzi, quando gli altri stati messi insieme non raggiungevano neanche la metà. Quindi non era povero ed in ambasce ma altresì il più ricco e industrializzato della penisola, come comprova il fatto che nel 1856 fu premiato alla Conferenza Internazione degli Stati (un po’ l’equivalente dell’attuale ONU) come 3° (dico terzo!) paese al mondo industrializzato! Di primati potrei snocciolarne a decine, ma diventerei prolisso, e quindi la vulgata d’un Sud povero da liberare è fasulla. L’emigrazione è un fenomeno unicamente postunitario, e in 150 anni ci siamo ridotti ad essere solo un comodo mercato interno di consumo di merci padane e del Nord.

2) Certamente in un secolo e mezzo i vizi dei meridionali si sono moltiplicati e molta gente del Sud s’è lasciata trascinare in un processo vizioso di corruzione e malaffare, fino ai devastanti fenomeni della mafia, della camorra e della ‘ndrangheta. Va però sottolineato che tali fenomeni erano sì preesistenti all’unità ma contenuti nell’ambito di fenomeni malavitosi localistici e di dimensioni relative. Il vero salto di qualità lo fanno proprio con l’unità con il processo collusivo con la politica. Lo stesso Rijna sì è fatto vanto in sede processuale sull’aiuto che i suoi avi mafiosi dettero all’epoca, oltre centinaia d’esempi di cui non c’è il tempo qui per ricordarli. Resta l’accusa alla classe dirigente e ai meridionali tutti di non reattività, ed ai politici locali d’aver pensato più a poltrone disseminate in tutto l’arco costituzionale che a farsi paladini d’una rappresentatività della propria gente e dei suoi problemi.

3) La classe politica nazionale da destra a sinistra è colpevole dell’attuale degrado. La destra nonostante lo strombazzato spirito unitario e di patria, è stata sempre a difesa d’interessi di notabili locali e oggi è alleata di forze, come la Lega, a difesa degli interessi del Nord, e sappiamo con che peso e condizionamento in leggi e proposte. La sinistra ha sempre perso il tram del Sud, non volendo comprendere che la questione meridionale è prioritaria e improcrastinabile rispetto ad una presunta ma certamente secondaria questione settentrionale. Ha avuto sempre timore e ha guardato con la puzza sotto il naso ogni processo di sano e non bieco revisionismo storico. Ciò nonostante gli scritti di Gramsci, Pasolini e non ultime molte considerazioni ad esempio d’un Erri De Luca. Togliatti nel dopoguerra intimò ai suoi dirigenti (tra cui Napolitano) di frenare i loro scritti e rigurgiti meridionalisti perché anche gli operai del Sud contribuissero a fare il grande nord industriale, che poi anche noi ne avremmo visto i benefici. Stiamo ancora aspettando! La sinistra perde proprio per i voti che il Cavaliere raccoglie al Sud, ma continua a non comprenderlo. Adesso nel PD vincerà Bersani (cosa condivisibile), ma è l’affermazione comunque d’una visione nord/centrica.

4) Il parlamento italiano ha una rappresentatività totalmente squilibrata, con la presenza invadente e condizionante della Lega. Il problema può essere affrontato solo con la creazione e affermazione d’una forza grande e rappresentativa degli interessi e delle ragioni del Sud. Ma dovrà essere staccata dagli interessi dei partiti in auge. Non sarà un partito del Sud fatto dai Miccichè e Dell’Utri, strumentale al governo, a risolvere la cosa, e né un Lombardo, fin quando il suo MpA sarà alleato del Cavaliere. Dovrà, e credo sarà (perché la cosa succederà per ragioni inevitabili) un Partito/Movimento vero del Sud, fatto da meridionali sinceri, e da una nuova classe dirigente composta da quei ragazzi che oltre a lamentarsi vorranno credere nel riscatto e in una nuova organizzazione politica della propria terra.

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martedì 22 settembre 2009

L'ISOLA CHE NON C'E' ( CONTROREPLICA E CHIARIMENTO)

Ricevo e posto specificando solo che le opinioni, che ognuno di noi ovviamente può avere ed esprimere, di Balìa "battitore libero "sono una cosa, al Balìa ora dirigente di L'Altro Sud invece credo che sia lecito replicare senza che si creino incomprensioni o attriti di sorta.
Per quanto scritto da Iannaccone sono certo che alcuni riferimenti, come quello di essere maggiormente concreti, non fossero certo indirizzati a Balìa ma fossero esortazioni generali condivisibili e valide per tutti noi.

Credo che questo scambio di idee, cosa comunque sempre positiva, possa esssere un valido preludio, dato lo stallo di possibili accordi del fronte meridionalista e i tempi ormai ristrettissimi causa la vicinanza alle prossime regionali, alla ricerca di possibili sinergie fra i gruppi veramente meridionalisti per la prossima riunione indetta dal PdSUd a Gaeta.

Spero che Balìa, di cui conosciamo l'avversione più volte pubblicamente espressa nei suoi scritti nei confronti dell'Mpa, e che L'Altro Sud siano presenti a Gaeta il 17/18 ottobre, visto anche il comune desiderio nel ricercare una alleanza politica che ci permetta, tutti insieme , di voltare finalmente pagina e di proporre per le prossime regionali, dove possibile, un fronte veramente meridionalista unito e coeso.

Rimarco, come già fatto in precedenza, che la nostra stima e amicizia nei confronti di Andrea Balìa è solida e fuori discussione, non sono certo queste infinitesimali differenze d'opinione che possono scalfire una rapporto cementato da anni di cordiali rapporti.
Ovviamente restiamo, come sempre,disponibili ad ospitare le opinioni dell'amico Balìa sempre interessanti e stimolanti, certi di avere chiarito le rispettive posizioni che convergono comunque, come sempre, verso il bene supremo del Sud.

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Non voglio abusare dell’ospitalità di nessuno e tantomeno degli amici de Il Partito del Sud, ma, come immaginavo, il mio pezzo ha suscitato qualche risentimento e, senza avviare un rapporto epistolare con nessuno, credo mi sia dovuta una controreplica con intenti chiarificatori.

Credevo che l’aver fatto un’analisi con meriti e osservazioni critiche ad ampio raggio (anche di L’Altro Sud di cui sono dirigente) che aveva lo scopo di non voler apparire di parte ma d’essere serenamente equidistante.
All’amico Iannaccone dico che sono felice che il PDSUD abbia realizzato infine una sua rappresentazione campana e napoletana, ma è innegabile che non ci sia stata sino ad oggi negando un contributo al Sud, un giusto riconoscimento a Voi ed equivoci per Vs. assenze in più d’un’occasione. Rizelarsi di ciò mi sembra eccessivo in quanto l’analisi mi sembra corretta.

Che poi sia difficile far le cose non lo venga a dire al sottoscritto che, nel bene e nel male, e con modestia s’interessa di meridionalismo da oltre 15 anni!
Dire che è apparso un ritardo organizzare proprio la Campania e Napoli, la nostra capitale, per ultime non mi pare un attacco di lesa maestà, né cosa tanto astrusa. Ovviamente dire “paese” di Gaeta e Suzzara era provocatorio ma non offensivo e va (come scritto) riconosciuto tutto il merito al PDSUD per i risultati avuti su Gaeta, simbolo della nostra storia. Gli amici Riccio, Cuccurese e lo stesso Ciano, sanno benissimo della mia stima e oserei dire (senza esagerare) dell’affetto nei loro confronti e verso il PDSUD!

Non ho mai sottovalutato o detto (e vorrei non mi venissero messe in bocca cose non pronunciate!) che ciò che ha fatto il Movimento Neoborbonico sia inutile o vada abolito. Mi sono solo permesso di ritenere insufficiente e presumibilmente troppo lunga la sola operazione culturale e informativa.
Al sottoscritto piace scrivere, ma stia tranquillo l’amico Iannaccone che in strada, ad eventi, convegni, iniziative, rapporti, elezioni, confronti, ecc…ne abbiamo fatti fin troppi e ne faremo ancora; quindi non mi ritengo solo uomo di computer e, forse la sua lontananza residenziale non gli permette informazioni aggiornate in merito.

Altresì non mi ritengo un saccente che sa tutto di meridionalismo o altre cose, ma ribadisco che la mia voleva essere un’analisi ad ampio raggio che non desse titoli a nessuno, e né ne togliesse. Era solo uno sfogo amaro anche perché ritengo non se né può più di risentimenti, rancori, diatribe, personalismi, presuntuosità e permalosità. Ritengo inoltre che i leaders dei nostri movimenti siano o troppo defilati o troppo invadenti : tutto qui!

Che poi Iannaccone ritenga che il PDSUD sia l’unica casa in cui stare è comprensibile ma mi conceda anche un po’ riduttivo.
Mi amareggia la non serenità di giudizio e la volontà non spiccata all’autocritica che unita al buon senso, alla disponibilità e alla serenità potrebbe invece portare i più ad avvicinarsi nell’interesse del Sud, senza ognuno ritenersi portatore del verbo, in primis il sottoscritto.


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Ricevo e posto specificando solo che le opinioni, che ognuno di noi ovviamente può avere ed esprimere, di Balìa "battitore libero "sono una cosa, al Balìa ora dirigente di L'Altro Sud invece credo che sia lecito replicare senza che si creino incomprensioni o attriti di sorta.
Per quanto scritto da Iannaccone sono certo che alcuni riferimenti, come quello di essere maggiormente concreti, non fossero certo indirizzati a Balìa ma fossero esortazioni generali condivisibili e valide per tutti noi.

Credo che questo scambio di idee, cosa comunque sempre positiva, possa esssere un valido preludio, dato lo stallo di possibili accordi del fronte meridionalista e i tempi ormai ristrettissimi causa la vicinanza alle prossime regionali, alla ricerca di possibili sinergie fra i gruppi veramente meridionalisti per la prossima riunione indetta dal PdSUd a Gaeta.

Spero che Balìa, di cui conosciamo l'avversione più volte pubblicamente espressa nei suoi scritti nei confronti dell'Mpa, e che L'Altro Sud siano presenti a Gaeta il 17/18 ottobre, visto anche il comune desiderio nel ricercare una alleanza politica che ci permetta, tutti insieme , di voltare finalmente pagina e di proporre per le prossime regionali, dove possibile, un fronte veramente meridionalista unito e coeso.

Rimarco, come già fatto in precedenza, che la nostra stima e amicizia nei confronti di Andrea Balìa è solida e fuori discussione, non sono certo queste infinitesimali differenze d'opinione che possono scalfire una rapporto cementato da anni di cordiali rapporti.
Ovviamente restiamo, come sempre,disponibili ad ospitare le opinioni dell'amico Balìa sempre interessanti e stimolanti, certi di avere chiarito le rispettive posizioni che convergono comunque, come sempre, verso il bene supremo del Sud.

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Non voglio abusare dell’ospitalità di nessuno e tantomeno degli amici de Il Partito del Sud, ma, come immaginavo, il mio pezzo ha suscitato qualche risentimento e, senza avviare un rapporto epistolare con nessuno, credo mi sia dovuta una controreplica con intenti chiarificatori.

Credevo che l’aver fatto un’analisi con meriti e osservazioni critiche ad ampio raggio (anche di L’Altro Sud di cui sono dirigente) che aveva lo scopo di non voler apparire di parte ma d’essere serenamente equidistante.
All’amico Iannaccone dico che sono felice che il PDSUD abbia realizzato infine una sua rappresentazione campana e napoletana, ma è innegabile che non ci sia stata sino ad oggi negando un contributo al Sud, un giusto riconoscimento a Voi ed equivoci per Vs. assenze in più d’un’occasione. Rizelarsi di ciò mi sembra eccessivo in quanto l’analisi mi sembra corretta.

Che poi sia difficile far le cose non lo venga a dire al sottoscritto che, nel bene e nel male, e con modestia s’interessa di meridionalismo da oltre 15 anni!
Dire che è apparso un ritardo organizzare proprio la Campania e Napoli, la nostra capitale, per ultime non mi pare un attacco di lesa maestà, né cosa tanto astrusa. Ovviamente dire “paese” di Gaeta e Suzzara era provocatorio ma non offensivo e va (come scritto) riconosciuto tutto il merito al PDSUD per i risultati avuti su Gaeta, simbolo della nostra storia. Gli amici Riccio, Cuccurese e lo stesso Ciano, sanno benissimo della mia stima e oserei dire (senza esagerare) dell’affetto nei loro confronti e verso il PDSUD!

Non ho mai sottovalutato o detto (e vorrei non mi venissero messe in bocca cose non pronunciate!) che ciò che ha fatto il Movimento Neoborbonico sia inutile o vada abolito. Mi sono solo permesso di ritenere insufficiente e presumibilmente troppo lunga la sola operazione culturale e informativa.
Al sottoscritto piace scrivere, ma stia tranquillo l’amico Iannaccone che in strada, ad eventi, convegni, iniziative, rapporti, elezioni, confronti, ecc…ne abbiamo fatti fin troppi e ne faremo ancora; quindi non mi ritengo solo uomo di computer e, forse la sua lontananza residenziale non gli permette informazioni aggiornate in merito.

Altresì non mi ritengo un saccente che sa tutto di meridionalismo o altre cose, ma ribadisco che la mia voleva essere un’analisi ad ampio raggio che non desse titoli a nessuno, e né ne togliesse. Era solo uno sfogo amaro anche perché ritengo non se né può più di risentimenti, rancori, diatribe, personalismi, presuntuosità e permalosità. Ritengo inoltre che i leaders dei nostri movimenti siano o troppo defilati o troppo invadenti : tutto qui!

Che poi Iannaccone ritenga che il PDSUD sia l’unica casa in cui stare è comprensibile ma mi conceda anche un po’ riduttivo.
Mi amareggia la non serenità di giudizio e la volontà non spiccata all’autocritica che unita al buon senso, alla disponibilità e alla serenità potrebbe invece portare i più ad avvicinarsi nell’interesse del Sud, senza ognuno ritenersi portatore del verbo, in primis il sottoscritto.


lunedì 21 settembre 2009

L’ISOLA CHE NON C’E’


Riceviamo da Andrea Balìa, dirigente di L'Altro Sud, il seguente articolo che postiamo come sempre, dando voce a tutti i militanti di area meridionalista, anche quando non condividiamo in tutto o in parte le idee espresse.

Essendo però questo il blog del Partito del Sud e trovando in questo post un richiamo al nostro Partito, non possiamo esimerci, contariamente al solito, dallo scrivere un paio di considerazioni, solo su quanto ci riguarda, non entrando nel merito delle altre condiderazioni.


Gli appunti che fa Balìa sulla situazione del nostro Partito a Napoli si riferiscono forse ad alcuni mesi orsono, ora il nostro Partito è perfettamente strutturato anche a Napoli e in Campania, la nuova struttura territoriale e organizzativa Campana, Nazionale e Internazionale, con l'apertura di molte nuove sezioni, sarà ufficializzata nella prossima riunione in preparazione a Gaeta, la cui data sarà comunicata entro pochi giorni.


Gaeta è la nostra, di tutti noi, città martire e simbolo della resistenza e valore dell'Esercito Napolitano e del Popolo Gaetano. Assume quindi un particolare significato che proprio a Gaeta il Partito del Sud sia al governo della Città e inoltre questo, da quel che ci risulta, è l'unico caso di Partito Meridionalista al governo di una Città, sia essa piccola , media o grande.


A Suzzara (e Virgilio) con estrema fatica e sacrificio abbiamo "testato" pochi mesi fa il possibile "sbarco" al nord del nostro Partito e delle nostre istanze, peraltro con buoni risultati.

Non capiamo quindi nè condividiamo le osservazioni di Balìa sul nostro Partito che respingiamo.

Inoltre ricordiamo che una cosa è organizzarsi solo su Napoli e la Campania, cosa ben diversa e che richiede tempi più lunghi, anche di studio e preparazione, lo strutturarsi su tutto il territorio italiano e creare sezioni all'estero. Inoltre ricordiamo che tutto questo sforzo lo stiamo sostenendo interamente da soli, senza ricercare alleanze con i partiti tradizionali italiani e con mezzi modestissimi e completamente autofinanziati dai militanti.

Quanto sopra non modifica certo la stima che riponiamo verso l'amico Balìa anche perchè siamo certi che queste considerazioni, amare, sono fatte sicuramente in buona fede e solo per il grande amore per la causa comune.

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Di Andrea Balìa

I tanti articoli che ho scritto, belli o brutti, interessanti o meno che fossero, hanno contenuto la costante denuncia dei mali del Sud, delle ingiustizie subite dal territorio e dalle genti meridionali, e l’impegno a profondere la sua storia ed il recupero della memoria per una presa di coscienza di dignità e riscatto.
Ecco, pur nell’amarezza, credo abbiano sempre infine contenuto una propositività, una reattività per un futuro migliore del Sud.
Ora, in questi giorni, credo di vivere una molto sgradevole sensazione di vuoto, d’impotenza e una presa d’atto di una depressione, d’una stanchezza che fa stranamente da controaltare al tanto parlare che si fa di Sud in questi mesi.

L’Italia credo che viva uno dei momenti più bassi della sua storia politica : un governo che più che un nemico o avversario politico trasmette il convincimento d’avere di fronte una banda di malaffare, cialtronesca, circense (scusandomi con la specifica categoria), di profilo culturale ed etico di media/bassa levatura, con una Lega a ruota libera, un’informazione asservita e squallidamente preda del gossip. Un’opposizione non degna di tal nome, frantumata e senza alcun anelito di forte contrapposizione, con idee deboli e poco aggreganti completa il quadro politico d’un popolo confuso, ignorante e preda di disvalori che lo hanno portato all’accettazione supina verso questo status o al disincanto e disinteresse totale. Il Sud è la vittima predestinata che ormai o trova al suo interno il bandolo della matassa o va dritto alla sua disintegrazione.

E il meridionalismo e i meridionalisti? In questi giorni ho ascoltato per radio una splendida canzone del nostro Edoardo Bennato, il cui titolo mi si è subito configurato come perfettamente calzante ed esplicativo di cosa è oggi il meridionalismo e i meridionalisti : L’isola che non c’è !

Ebbene, purtroppo, facendone parte anche io impropriamente o a giusto titolo, dire ciò non mi inorgoglisce di certo, ma tant’è! Vi siete mai trovati in una corsia d’un’ospedale del Sud (magari di pronto soccorso) per Voi stessi, un Vs. caro, un amico? O Vi siete trovati, in questi giorni, a dover accompagnare un bambino per il suo primo giorno di scuola, trovandola chiusa perché non c’è il bidello per aprirla (causa i tagli di personale – per la ben nota piena occupazione al Sud - che una ministra secchione ha decretato con un atto di arrogante macelleria politica) ?
E allora, in merito al meridionalismo e ai meridionalisti :

- vittima di queste (fra tante altre mille cose) questo popolo non può capire e aspettare che sia completata l’opera di conoscenza, consapevolezza e informazione che i Neoborbonici (pur riconoscendone la primogenitura su analisi di sano revisionismo) propugnano; il popolo (ammesso che si giunga a completare – e in quali tempi – l’operazione) lo troverebbero ormai disintegrato, perso, distrutto più di quello che è già ora.
- questo popolo non può capire ed aspettare che i Comitati Due Sicilie (lodevoli per il loro attivismo), costola staccatasi dal neoborbonismo perché in cerca di un suo status politico, ad oggi questo status non l’abbiano trovato ancora se non seguendo i percorsi interni al MpA e la regolazione di conti fra i suoi colonnelli.
- questo popolo non può capire ed aspettare che il Partito del Sud (a cui riconoscere i risultati ottenuti su più aspetti in quel di Gaeta), nato nel 2002 e a 7 anni di distanza ancora non abbia una rappresentanza in Campania e in particolare a Napoli, capitale del Sud, vanificando il suo anelito ad essere partito di riferimento nel meridione e rischiando di mortificare il suo ruolo a partito di paese (fra Gaeta e Suzzara).
- questo popolo non può capire ed aspettare che L’Altro Sud (di cui sottolineare l’attenzione e i consensi ricevuti a 2 anni dalla sua nascita) continui il suo processo di crescita per definirsi in riferimento politico per il Sud, rischiando d’impiegare tempi troppo lunghi che potrebbero sfiorare il decennio.
- questo popolo non può capire ed aspettare che Insorgenza Civile (cui dar atto dell’attenzione e l’impegno su temi concreti territoriali) riesca a rendere credibile la sua posizione indipendentista riuscendo a far crescere il consenso su questo tema, fra intemperanze e attacchi che creano spesso sconcerto e poco propedeutici ad un’unità delle forze meridionaliste.
- questo popolo non può capire ed aspettare che padri del meridionalismo, come Zitara (verso cui esser riconoscenti e debitori per l’opera d’informazione e d’analisi), dopo decenni di scritti, idee e proposte, tese al separatismo, all’indipendentismo, alla spinta per una dura e spesso sacrosanta rivendicazione riparatrice, ora (con un triplo salto carpiato all’indietro, e pur comprendendo la delusione e la stanchezza per mancanza di risultati) proponga e sostenga il traghettamento verso forze istituzionali, creando sgomento e disorientamento.
- questo popolo non può capire ed aspettare di verificare la genuinità e l’onestà di tentativi di neo costituendi movimenti per il Sud fatti da politici istituzionali fino ad ieri (e chissà quanto ancor oggi) come la Poli Bortone e/o Ronghi che cavalcano l’onda Sud (sinceramente o meno) ma faticando in chiarezza e presa di distanze ufficiali dalla vecchia politica
- questo popolo non può capire ed aspettare che si realizzi in tempi biblici la Federazione o Confederazione o Unità - che dir si voglia - tra i suddetti movimenti meridionalisti, minata dalle perduranti diatribe tra i segretari di alcuni movimenti, lo snobismo, o il protagonismo pervicace e provocatorio (oltre che non costruttivo) di altri innamoratisi forse troppo della propria figura e delle proprie idee. E fin qui abbiamo parlato del meridionalismo più visibile e di qualche minimo peso, senza andare all’analisi delle tante altre più piccole forze e associazioni. Insomma il meridionalismo e i meridionalisti oggi sembrano più somigliare a L’isola che non c’è, ad un’idea e concretizzazione cercata e non trovata, auspicata e non individuata, ambita e non risolta, voluta ma non inquadrata e organizzata. Che dire….che la sorte accompagni al meglio le vicende presenti e quelle future del nostro martoriato Sud, illuminando i residui spazi di luce e buon senso delle nostre menti!
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Riceviamo da Andrea Balìa, dirigente di L'Altro Sud, il seguente articolo che postiamo come sempre, dando voce a tutti i militanti di area meridionalista, anche quando non condividiamo in tutto o in parte le idee espresse.

Essendo però questo il blog del Partito del Sud e trovando in questo post un richiamo al nostro Partito, non possiamo esimerci, contariamente al solito, dallo scrivere un paio di considerazioni, solo su quanto ci riguarda, non entrando nel merito delle altre condiderazioni.


Gli appunti che fa Balìa sulla situazione del nostro Partito a Napoli si riferiscono forse ad alcuni mesi orsono, ora il nostro Partito è perfettamente strutturato anche a Napoli e in Campania, la nuova struttura territoriale e organizzativa Campana, Nazionale e Internazionale, con l'apertura di molte nuove sezioni, sarà ufficializzata nella prossima riunione in preparazione a Gaeta, la cui data sarà comunicata entro pochi giorni.


Gaeta è la nostra, di tutti noi, città martire e simbolo della resistenza e valore dell'Esercito Napolitano e del Popolo Gaetano. Assume quindi un particolare significato che proprio a Gaeta il Partito del Sud sia al governo della Città e inoltre questo, da quel che ci risulta, è l'unico caso di Partito Meridionalista al governo di una Città, sia essa piccola , media o grande.


A Suzzara (e Virgilio) con estrema fatica e sacrificio abbiamo "testato" pochi mesi fa il possibile "sbarco" al nord del nostro Partito e delle nostre istanze, peraltro con buoni risultati.

Non capiamo quindi nè condividiamo le osservazioni di Balìa sul nostro Partito che respingiamo.

Inoltre ricordiamo che una cosa è organizzarsi solo su Napoli e la Campania, cosa ben diversa e che richiede tempi più lunghi, anche di studio e preparazione, lo strutturarsi su tutto il territorio italiano e creare sezioni all'estero. Inoltre ricordiamo che tutto questo sforzo lo stiamo sostenendo interamente da soli, senza ricercare alleanze con i partiti tradizionali italiani e con mezzi modestissimi e completamente autofinanziati dai militanti.

Quanto sopra non modifica certo la stima che riponiamo verso l'amico Balìa anche perchè siamo certi che queste considerazioni, amare, sono fatte sicuramente in buona fede e solo per il grande amore per la causa comune.

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Di Andrea Balìa

I tanti articoli che ho scritto, belli o brutti, interessanti o meno che fossero, hanno contenuto la costante denuncia dei mali del Sud, delle ingiustizie subite dal territorio e dalle genti meridionali, e l’impegno a profondere la sua storia ed il recupero della memoria per una presa di coscienza di dignità e riscatto.
Ecco, pur nell’amarezza, credo abbiano sempre infine contenuto una propositività, una reattività per un futuro migliore del Sud.
Ora, in questi giorni, credo di vivere una molto sgradevole sensazione di vuoto, d’impotenza e una presa d’atto di una depressione, d’una stanchezza che fa stranamente da controaltare al tanto parlare che si fa di Sud in questi mesi.

L’Italia credo che viva uno dei momenti più bassi della sua storia politica : un governo che più che un nemico o avversario politico trasmette il convincimento d’avere di fronte una banda di malaffare, cialtronesca, circense (scusandomi con la specifica categoria), di profilo culturale ed etico di media/bassa levatura, con una Lega a ruota libera, un’informazione asservita e squallidamente preda del gossip. Un’opposizione non degna di tal nome, frantumata e senza alcun anelito di forte contrapposizione, con idee deboli e poco aggreganti completa il quadro politico d’un popolo confuso, ignorante e preda di disvalori che lo hanno portato all’accettazione supina verso questo status o al disincanto e disinteresse totale. Il Sud è la vittima predestinata che ormai o trova al suo interno il bandolo della matassa o va dritto alla sua disintegrazione.

E il meridionalismo e i meridionalisti? In questi giorni ho ascoltato per radio una splendida canzone del nostro Edoardo Bennato, il cui titolo mi si è subito configurato come perfettamente calzante ed esplicativo di cosa è oggi il meridionalismo e i meridionalisti : L’isola che non c’è !

Ebbene, purtroppo, facendone parte anche io impropriamente o a giusto titolo, dire ciò non mi inorgoglisce di certo, ma tant’è! Vi siete mai trovati in una corsia d’un’ospedale del Sud (magari di pronto soccorso) per Voi stessi, un Vs. caro, un amico? O Vi siete trovati, in questi giorni, a dover accompagnare un bambino per il suo primo giorno di scuola, trovandola chiusa perché non c’è il bidello per aprirla (causa i tagli di personale – per la ben nota piena occupazione al Sud - che una ministra secchione ha decretato con un atto di arrogante macelleria politica) ?
E allora, in merito al meridionalismo e ai meridionalisti :

- vittima di queste (fra tante altre mille cose) questo popolo non può capire e aspettare che sia completata l’opera di conoscenza, consapevolezza e informazione che i Neoborbonici (pur riconoscendone la primogenitura su analisi di sano revisionismo) propugnano; il popolo (ammesso che si giunga a completare – e in quali tempi – l’operazione) lo troverebbero ormai disintegrato, perso, distrutto più di quello che è già ora.
- questo popolo non può capire ed aspettare che i Comitati Due Sicilie (lodevoli per il loro attivismo), costola staccatasi dal neoborbonismo perché in cerca di un suo status politico, ad oggi questo status non l’abbiano trovato ancora se non seguendo i percorsi interni al MpA e la regolazione di conti fra i suoi colonnelli.
- questo popolo non può capire ed aspettare che il Partito del Sud (a cui riconoscere i risultati ottenuti su più aspetti in quel di Gaeta), nato nel 2002 e a 7 anni di distanza ancora non abbia una rappresentanza in Campania e in particolare a Napoli, capitale del Sud, vanificando il suo anelito ad essere partito di riferimento nel meridione e rischiando di mortificare il suo ruolo a partito di paese (fra Gaeta e Suzzara).
- questo popolo non può capire ed aspettare che L’Altro Sud (di cui sottolineare l’attenzione e i consensi ricevuti a 2 anni dalla sua nascita) continui il suo processo di crescita per definirsi in riferimento politico per il Sud, rischiando d’impiegare tempi troppo lunghi che potrebbero sfiorare il decennio.
- questo popolo non può capire ed aspettare che Insorgenza Civile (cui dar atto dell’attenzione e l’impegno su temi concreti territoriali) riesca a rendere credibile la sua posizione indipendentista riuscendo a far crescere il consenso su questo tema, fra intemperanze e attacchi che creano spesso sconcerto e poco propedeutici ad un’unità delle forze meridionaliste.
- questo popolo non può capire ed aspettare che padri del meridionalismo, come Zitara (verso cui esser riconoscenti e debitori per l’opera d’informazione e d’analisi), dopo decenni di scritti, idee e proposte, tese al separatismo, all’indipendentismo, alla spinta per una dura e spesso sacrosanta rivendicazione riparatrice, ora (con un triplo salto carpiato all’indietro, e pur comprendendo la delusione e la stanchezza per mancanza di risultati) proponga e sostenga il traghettamento verso forze istituzionali, creando sgomento e disorientamento.
- questo popolo non può capire ed aspettare di verificare la genuinità e l’onestà di tentativi di neo costituendi movimenti per il Sud fatti da politici istituzionali fino ad ieri (e chissà quanto ancor oggi) come la Poli Bortone e/o Ronghi che cavalcano l’onda Sud (sinceramente o meno) ma faticando in chiarezza e presa di distanze ufficiali dalla vecchia politica
- questo popolo non può capire ed aspettare che si realizzi in tempi biblici la Federazione o Confederazione o Unità - che dir si voglia - tra i suddetti movimenti meridionalisti, minata dalle perduranti diatribe tra i segretari di alcuni movimenti, lo snobismo, o il protagonismo pervicace e provocatorio (oltre che non costruttivo) di altri innamoratisi forse troppo della propria figura e delle proprie idee. E fin qui abbiamo parlato del meridionalismo più visibile e di qualche minimo peso, senza andare all’analisi delle tante altre più piccole forze e associazioni. Insomma il meridionalismo e i meridionalisti oggi sembrano più somigliare a L’isola che non c’è, ad un’idea e concretizzazione cercata e non trovata, auspicata e non individuata, ambita e non risolta, voluta ma non inquadrata e organizzata. Che dire….che la sorte accompagni al meglio le vicende presenti e quelle future del nostro martoriato Sud, illuminando i residui spazi di luce e buon senso delle nostre menti!
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domenica 6 settembre 2009

Sul MpA e su Zitara

Riceviamo da Andrea Balìa , dirigente de L'Altro Sud, e postiamo,sottolineando che reputiamo molte parti dell'articolo condivisibili, ci perdonerà l'amico Andrea, se ci permettiamo, approfittando dello spunto datoci dall'articolo, di allegare un paio di nostre considerazioni.

Visto che sappiamo , da agenzie di stampa, che L'Altro Sud ha partecipato, come invitato, ieri alla conferenza indetta dall'MPA a Napoli, cosa ovviamente assolutamente lecita e siamo certi in assoluta buona fede, e visto che l' Altro Sud , come altri Partiti/Movimenti che hanno partecipato alla sopracitata conferenza, ha sottoscritto in data 11/07/2009 una Proposta Comune in cui si dice testualmente che lo scopo della Proposta è di "Cercare di aggregare tutti i movimenti meridionalisti sganciati dall’attuale sistema partitocratico nazionale", visto le critiche ben argomentate e che condividiamo di Balìa verso l'Mpa, approfittiamo dell'occasione per auspicare, che l'Altro Sud prenda una posizione chiara, decisa e inequivocabile di presa di distanza dall'MPA, che ci risulta non solo far parte a pieno titolo del sistema partitocratico nazionale , ma addirittura essere parte integrante dell'attuale governo di centrodestra che, come a tutti arcinoto, sta perseguendo una politica antimeridionale come da anni non se ne vedeva.

Quanto sopra al fine di stoppare sul nascere ogni possibilità di polemiche pretestuose e al fine di sgombrare il campo da possibili fraintendimenti che potrebbero insorgere verso gli altri Movimenti/Partiti che hanno sottoscritto la proposta comune, nonchè per chiarezza verso tutti i militanti dei Partiti/Movimenti in questione.

Ovviamente ci auguriamo che lo stesso vogliano fare gli altri Partiti/Movimenti che hanno condiviso la proposta e che ieri hanno partecipato, come invitati , alla conferenza sopracitata.

Per quanto riguarda Il Partito del Sud, confermiamo sia la nostra avversione verso L'MPA e, coerentemente con quanto sottoscritto meno di due mesi fa, verso tutti i partiti facenti parte dell'attuale sistema partitocratico.
Confermiamo inoltre,come sempre, la nostra volontà a continuare , sulle basi già definite, la ricerca di una più stretta collaborazione politica con tutti i Partiti/Movimenti realmente meridionalisti.


Di Andrea Balìa

Tempo fa scrissi delle considerazioni oggettivamente un pò “forti” sui contatti tra i Comitati Due Sicilie e l’MpA. Furono pubblicate anche da “il Brigante” e suscitarono la reazione risentita di Fiore Marro.
Ancora oggi l’amico Fiore me lo ricorda spesso, pur se i toni erano dovuti più alla rabbia di un meridionalista di “cuore” come egli dice che io sia che ad un’avversione pregiudiziale nei confronti dei CDS, verso i quali non ho mai avuto alcun livore che fosse tale o giustificato. Ad onor del vero Fiore, per dirla tutta, dice che io sarei un meridionalista di “cuore” e non di “testa” o addirittura senza “testa”. Condivido la prima parte ma, con presunzione, non la seconda : ritengo d’essere un meridionalista di “cuore” sì, ma anche di “testa”; una cosa non ritengo escluda l’altra.
Ora con Fiore ci siamo chiariti, ma nella sostanza le mie opinioni attuali non sono molto dissimili da allora e, nel frattempo, le dichiarazioni di Zitara aggiungono altro sale nella ferita.
Zitara, come per tanti di noi, lo ritengo un maestro e uno dei responsabili del mio modo di vedere la politica ed il meridionalismo. Ritengo, anche qui con presunzione, d’essere davvero fra i suoi fans più accaniti tra quelli da prima linea. Tant’è che quando qualche anno fa il maestro pubblicò in internet lo statuto e la nascita d’un suo Partito Separatista scaricai immediatamente il modulo d’adesione e glielo rinviai sottoscritto. Mi rispose subito complimentandosi perché ero stato il primo; in pratica avevo l’ideale prima tessera. Questo per dire della stima e la condivisione quasi totale alle sue idee.
Ora Zitara ha invece partorito l’idea che bisogna credere nel MpA che sarebbe la strada, il cuneo, il grimaldello che porterebbe al riscatto del Sud.

Aggiunge anche che Lombardo sarebbe simpatico e starebbe, per l’appunto, raccogliendo numerose simpatie.
Non posso purtroppo esimermi dall’interloquire direttamente col maestro esponendogli alcuni quesiti :


1) “Caro maestro, davvero crede che la simpatia sia un elemento determinante per scelte politiche? Potrà al massimo aiutare, ma non tanto di certo da determinare scelte! Non so se Lombardo risulti davvero tale, ma non mi pare che sia una sua peculiare caratteristica, e non vedo frotte di gente ammaliata da questa sua presunta peculiarità!”
2) “Perché se Lombardo ama tanto il Sud, solo un anno dopo si è affrettato a cancellare proprio la parola SUD dal suo simbolo? Le pare un buon segnale?
Le pare qualcosa che renda, per assurdo, più credibile il suo partito e lo renda più allettante agli occhi d’un meridionale? “
3) “ Un partito che contempla vecchie cariatidi democristiane come Scotti o amicizie con gente come Cuffaro le pare debba meritare credito per le nostre future sorti?”
4) “ Lombardo sì è affrettato a reclamare al governo, anche giustamente, la parte di fondi FAS dovuta alla Sicilia. Perché un paladino presunto del Sud non ha fatto la battaglia per tutto il Sud e solo per la Sicilia? Per quale bieco servilismo una volta ottenuto lo sblocco dei 4,3 milioni d’euro per la Sicilia (tra l’altro non donati ma dovuti!) s’è scapicollato a ringraziare in tutte le salse il Cavaliere e a lodarlo e magnificarlo per tanta magnificenza? “
5) “Se Lombardo crede tanto nel riscatto del Sud e merita la nostra attenzione, perché è alleato nell’attuale governo con quel personaggio da tragica operetta che è il Cavaliere, con quella feccia di razzisti e esempio d’incultura antimeridionalista che è la LEGA, con quei portaborse di terzo livello democristiano e craxiano che sono l’avvilente corte dei miracoli governativa, con ministre di dubbi meriti ma di “chiara fama ? “
6) “Se Lombardo vuole essere la forza che ci aprirà la strada meritando il nostro consenso, perché non viene fuori dal governo, dando così un forte segnale sulla sua credibilità, prendendo le distanze da una banda di cialtroni ? “
7) “Non le pare che non votando ogni tanto qualcosa in parlamento, ma aderendo troppo spesso a leggi e iniziative scandalose, e spesso contro il Sud, questo sia troppo poco per dare al MpA la patente di difensore vero del Sud? “
8) “ Se come sembra ormai certo l’ MpA ha ricevuto (come denunciato in Tv dalla Gabbianelli, e non smentito ufficialmente) un notevole contributo in soldi dalla Lega Nord al momento della sua costituzione, la cosa le pare normale e da ascriversi al merito e alla trasparenza di questo partito? “
9) “ Va bene cavalcare l’onda dell’opportunismo preelettorale, va bene il non valore delle vecchie ideologie ma esistono dei limiti. Non le pare improponibile un partito che alle provinciali s’allea e fa manifesti con la Destra dei fascisti di Storace? “
10) “Quali meriti particolari le pare abbia il partito di Lombardo per essere individuato come la strada da seguire se non quello di chiamarsi Movimento per l’Autonomia? Le sembra sufficiente un nome che abbia la parola Autonomia per meritarsi credito? “
11) “Se l’alleanza governativa del MpA è solo un fatto (comunque non accettabile) strumentale, perché Lombardo, anche quando protesta per qualcosa, s’affretta sempre a dichiarare che la loro alleanza col governo comunque non è in discussione? “
12) “ La presenza del MpA al governo non è giustificata nemmeno dai numeri che non le permettono d’incidere nelle decisioni (come è riscontrabile dalla deriva leghista in leggi e indirizzo), e quindi non le pare che la funzione del MpA non è quella di controaltare alla Lega, ma bensì d’una copertura a Sud del governo con funzione calmieratrice? “
13) “ Un partito che dovrebbe essere un punto di riferimento per il Sud, come può avere un tasso così basso di spirito identitario, e, pur senza scadere in nostalgia, essere così a digiuno ( come riscontrabile facilmente nei suoi rappresentanti soltanto colloquiandoci) sulla storia, i meriti e i tragici eventi del nostro martoriato Sud? “
14) “ Se il fenomeno Poli Bortone, nonostante la sua uscita ufficiale dal PDL, lascia tanti dubbi su un eventuale appoggio esterno comunque al Centrodestra, per quale sacrosanta ragione Lombardo che invece dal governo e dalle sua alleanze non esce e non ne prende le distanze, dovrebbe essere più credibile? “
15) “Se, come qualcuno sostiene, il problema non è nel fatto che Lombardo e il suo partito siano migliori di altri, ma sarebbe solo un modo per entrare nella politica ufficiale, allora perché dovremmo dar credito più a lui rispetto ad altri che, strumentalmente o no, dichiarano di voler dare attenzione al Sud? Solo per la parola Autonomia contenuta nella dicitura del suo partito? “
16) “ Lei sì è battuto per l’indipendentismo, rifiutando coerentemente disponibilità ad operazioni meridionaliste che non lo prevedevano, ed ora passando all’ipotesi MpA non le sembra di passare da un estremo all’altro ? Non le sembra di, involontariamente, creare confusione in chi la segue da sempre? Non pensa così di toglier peso e credibilità alle sue parole ed opinioni? “
17) “ Lei dice che intravede solo “mezze cartucce” tra i leaders dei movimenti meridionalisti e, pur essendo condivisibile e poco confutabile ciò, le pare questo sufficiente a proporre il traghettamento del meridionalismo con signori della vecchia politica istituzionale ? “
18) “ Pur comprendendo la sua ( più che giustificata) stanchezza rispetto alla lunga, e ahimè spesso per nulla incidente, battaglia che Lei conduce da decenni, non crede sia più onorevole, preferibile e dignitoso per noi tutti conservare almeno le distanze da una certa politica.

Permettermi di chiedere queste cose al maestro Zitara mi crea una sensazione d’imbarazzo oltremodo fastidiosa, ma in tempi in cui essere d’opinione diversa sta per essere ufficializzato come un reato da discutere in tribunale, non ho ritenuto giusto esimermi di dar voce alla mia d’opinione che presumo condivisa anche da altri.

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Riceviamo da Andrea Balìa , dirigente de L'Altro Sud, e postiamo,sottolineando che reputiamo molte parti dell'articolo condivisibili, ci perdonerà l'amico Andrea, se ci permettiamo, approfittando dello spunto datoci dall'articolo, di allegare un paio di nostre considerazioni.

Visto che sappiamo , da agenzie di stampa, che L'Altro Sud ha partecipato, come invitato, ieri alla conferenza indetta dall'MPA a Napoli, cosa ovviamente assolutamente lecita e siamo certi in assoluta buona fede, e visto che l' Altro Sud , come altri Partiti/Movimenti che hanno partecipato alla sopracitata conferenza, ha sottoscritto in data 11/07/2009 una Proposta Comune in cui si dice testualmente che lo scopo della Proposta è di "Cercare di aggregare tutti i movimenti meridionalisti sganciati dall’attuale sistema partitocratico nazionale", visto le critiche ben argomentate e che condividiamo di Balìa verso l'Mpa, approfittiamo dell'occasione per auspicare, che l'Altro Sud prenda una posizione chiara, decisa e inequivocabile di presa di distanza dall'MPA, che ci risulta non solo far parte a pieno titolo del sistema partitocratico nazionale , ma addirittura essere parte integrante dell'attuale governo di centrodestra che, come a tutti arcinoto, sta perseguendo una politica antimeridionale come da anni non se ne vedeva.

Quanto sopra al fine di stoppare sul nascere ogni possibilità di polemiche pretestuose e al fine di sgombrare il campo da possibili fraintendimenti che potrebbero insorgere verso gli altri Movimenti/Partiti che hanno sottoscritto la proposta comune, nonchè per chiarezza verso tutti i militanti dei Partiti/Movimenti in questione.

Ovviamente ci auguriamo che lo stesso vogliano fare gli altri Partiti/Movimenti che hanno condiviso la proposta e che ieri hanno partecipato, come invitati , alla conferenza sopracitata.

Per quanto riguarda Il Partito del Sud, confermiamo sia la nostra avversione verso L'MPA e, coerentemente con quanto sottoscritto meno di due mesi fa, verso tutti i partiti facenti parte dell'attuale sistema partitocratico.
Confermiamo inoltre,come sempre, la nostra volontà a continuare , sulle basi già definite, la ricerca di una più stretta collaborazione politica con tutti i Partiti/Movimenti realmente meridionalisti.


Di Andrea Balìa

Tempo fa scrissi delle considerazioni oggettivamente un pò “forti” sui contatti tra i Comitati Due Sicilie e l’MpA. Furono pubblicate anche da “il Brigante” e suscitarono la reazione risentita di Fiore Marro.
Ancora oggi l’amico Fiore me lo ricorda spesso, pur se i toni erano dovuti più alla rabbia di un meridionalista di “cuore” come egli dice che io sia che ad un’avversione pregiudiziale nei confronti dei CDS, verso i quali non ho mai avuto alcun livore che fosse tale o giustificato. Ad onor del vero Fiore, per dirla tutta, dice che io sarei un meridionalista di “cuore” e non di “testa” o addirittura senza “testa”. Condivido la prima parte ma, con presunzione, non la seconda : ritengo d’essere un meridionalista di “cuore” sì, ma anche di “testa”; una cosa non ritengo escluda l’altra.
Ora con Fiore ci siamo chiariti, ma nella sostanza le mie opinioni attuali non sono molto dissimili da allora e, nel frattempo, le dichiarazioni di Zitara aggiungono altro sale nella ferita.
Zitara, come per tanti di noi, lo ritengo un maestro e uno dei responsabili del mio modo di vedere la politica ed il meridionalismo. Ritengo, anche qui con presunzione, d’essere davvero fra i suoi fans più accaniti tra quelli da prima linea. Tant’è che quando qualche anno fa il maestro pubblicò in internet lo statuto e la nascita d’un suo Partito Separatista scaricai immediatamente il modulo d’adesione e glielo rinviai sottoscritto. Mi rispose subito complimentandosi perché ero stato il primo; in pratica avevo l’ideale prima tessera. Questo per dire della stima e la condivisione quasi totale alle sue idee.
Ora Zitara ha invece partorito l’idea che bisogna credere nel MpA che sarebbe la strada, il cuneo, il grimaldello che porterebbe al riscatto del Sud.

Aggiunge anche che Lombardo sarebbe simpatico e starebbe, per l’appunto, raccogliendo numerose simpatie.
Non posso purtroppo esimermi dall’interloquire direttamente col maestro esponendogli alcuni quesiti :


1) “Caro maestro, davvero crede che la simpatia sia un elemento determinante per scelte politiche? Potrà al massimo aiutare, ma non tanto di certo da determinare scelte! Non so se Lombardo risulti davvero tale, ma non mi pare che sia una sua peculiare caratteristica, e non vedo frotte di gente ammaliata da questa sua presunta peculiarità!”
2) “Perché se Lombardo ama tanto il Sud, solo un anno dopo si è affrettato a cancellare proprio la parola SUD dal suo simbolo? Le pare un buon segnale?
Le pare qualcosa che renda, per assurdo, più credibile il suo partito e lo renda più allettante agli occhi d’un meridionale? “
3) “ Un partito che contempla vecchie cariatidi democristiane come Scotti o amicizie con gente come Cuffaro le pare debba meritare credito per le nostre future sorti?”
4) “ Lombardo sì è affrettato a reclamare al governo, anche giustamente, la parte di fondi FAS dovuta alla Sicilia. Perché un paladino presunto del Sud non ha fatto la battaglia per tutto il Sud e solo per la Sicilia? Per quale bieco servilismo una volta ottenuto lo sblocco dei 4,3 milioni d’euro per la Sicilia (tra l’altro non donati ma dovuti!) s’è scapicollato a ringraziare in tutte le salse il Cavaliere e a lodarlo e magnificarlo per tanta magnificenza? “
5) “Se Lombardo crede tanto nel riscatto del Sud e merita la nostra attenzione, perché è alleato nell’attuale governo con quel personaggio da tragica operetta che è il Cavaliere, con quella feccia di razzisti e esempio d’incultura antimeridionalista che è la LEGA, con quei portaborse di terzo livello democristiano e craxiano che sono l’avvilente corte dei miracoli governativa, con ministre di dubbi meriti ma di “chiara fama ? “
6) “Se Lombardo vuole essere la forza che ci aprirà la strada meritando il nostro consenso, perché non viene fuori dal governo, dando così un forte segnale sulla sua credibilità, prendendo le distanze da una banda di cialtroni ? “
7) “Non le pare che non votando ogni tanto qualcosa in parlamento, ma aderendo troppo spesso a leggi e iniziative scandalose, e spesso contro il Sud, questo sia troppo poco per dare al MpA la patente di difensore vero del Sud? “
8) “ Se come sembra ormai certo l’ MpA ha ricevuto (come denunciato in Tv dalla Gabbianelli, e non smentito ufficialmente) un notevole contributo in soldi dalla Lega Nord al momento della sua costituzione, la cosa le pare normale e da ascriversi al merito e alla trasparenza di questo partito? “
9) “ Va bene cavalcare l’onda dell’opportunismo preelettorale, va bene il non valore delle vecchie ideologie ma esistono dei limiti. Non le pare improponibile un partito che alle provinciali s’allea e fa manifesti con la Destra dei fascisti di Storace? “
10) “Quali meriti particolari le pare abbia il partito di Lombardo per essere individuato come la strada da seguire se non quello di chiamarsi Movimento per l’Autonomia? Le sembra sufficiente un nome che abbia la parola Autonomia per meritarsi credito? “
11) “Se l’alleanza governativa del MpA è solo un fatto (comunque non accettabile) strumentale, perché Lombardo, anche quando protesta per qualcosa, s’affretta sempre a dichiarare che la loro alleanza col governo comunque non è in discussione? “
12) “ La presenza del MpA al governo non è giustificata nemmeno dai numeri che non le permettono d’incidere nelle decisioni (come è riscontrabile dalla deriva leghista in leggi e indirizzo), e quindi non le pare che la funzione del MpA non è quella di controaltare alla Lega, ma bensì d’una copertura a Sud del governo con funzione calmieratrice? “
13) “ Un partito che dovrebbe essere un punto di riferimento per il Sud, come può avere un tasso così basso di spirito identitario, e, pur senza scadere in nostalgia, essere così a digiuno ( come riscontrabile facilmente nei suoi rappresentanti soltanto colloquiandoci) sulla storia, i meriti e i tragici eventi del nostro martoriato Sud? “
14) “ Se il fenomeno Poli Bortone, nonostante la sua uscita ufficiale dal PDL, lascia tanti dubbi su un eventuale appoggio esterno comunque al Centrodestra, per quale sacrosanta ragione Lombardo che invece dal governo e dalle sua alleanze non esce e non ne prende le distanze, dovrebbe essere più credibile? “
15) “Se, come qualcuno sostiene, il problema non è nel fatto che Lombardo e il suo partito siano migliori di altri, ma sarebbe solo un modo per entrare nella politica ufficiale, allora perché dovremmo dar credito più a lui rispetto ad altri che, strumentalmente o no, dichiarano di voler dare attenzione al Sud? Solo per la parola Autonomia contenuta nella dicitura del suo partito? “
16) “ Lei sì è battuto per l’indipendentismo, rifiutando coerentemente disponibilità ad operazioni meridionaliste che non lo prevedevano, ed ora passando all’ipotesi MpA non le sembra di passare da un estremo all’altro ? Non le sembra di, involontariamente, creare confusione in chi la segue da sempre? Non pensa così di toglier peso e credibilità alle sue parole ed opinioni? “
17) “ Lei dice che intravede solo “mezze cartucce” tra i leaders dei movimenti meridionalisti e, pur essendo condivisibile e poco confutabile ciò, le pare questo sufficiente a proporre il traghettamento del meridionalismo con signori della vecchia politica istituzionale ? “
18) “ Pur comprendendo la sua ( più che giustificata) stanchezza rispetto alla lunga, e ahimè spesso per nulla incidente, battaglia che Lei conduce da decenni, non crede sia più onorevole, preferibile e dignitoso per noi tutti conservare almeno le distanze da una certa politica.

Permettermi di chiedere queste cose al maestro Zitara mi crea una sensazione d’imbarazzo oltremodo fastidiosa, ma in tempi in cui essere d’opinione diversa sta per essere ufficializzato come un reato da discutere in tribunale, non ho ritenuto giusto esimermi di dar voce alla mia d’opinione che presumo condivisa anche da altri.

sabato 8 agosto 2009

BOSSI, L’UNITA’, ED I GIORNALI….


Ricevo e posto:





Di Andrea Balìa



La LEGA, ormai partito di governo, alza la voce e le richieste si susseguono ogni due o tre giorni.
Il federalismo fiscale diventato legge; la richiesta dell’esame di dialetto per gli insegnanti meridionali che intendono ( o forse che devono, per necessità lavorative? ) espletare il loro ruolo in scuole del Nord; Vicenza e la sua provincia che minacciano di non volere presidi originari del Sud nelle loro scuole; le gabbie salariali o la riparametrizzazione degli stipendi per i meridionali perché la vita al Sud costa meno; la richiesta di bandiere ed inni regionali in ossequio al federalismo.
E ci fermiamo qui in attesa delle prossime richieste che di certo seguiranno nei giorni a venire. Bossi e compari lo fanno un pò per mostrare i muscoli ora che sono al governo, un po’ perché si sono autoconvinti delle loro panzane, un po’ per tamponare l’onda sudista (montata, anche questa, per calcolo ed interesse) che si è evidenziata all’interno dello stesso governo con i 4,3 miliardi di euro (già in cassa e spettanti al Sud) che il Cavaliere ha scucito ai suoi uomini siciliani per rabbonirli, e un po’ per tenere in caldo gli iscritti e i votanti leghisti che devono giornalmente sentirselo duro.

Un paese normale non potrebbe avere come forza del governo un soggetto politico che rema a favore d’una sola parte del suo territorio e contro l’altra. Lo squilibrio è evidente, ma tant’è…e questa semplice considerazione basterebbe o dovrebbe far diventare rossi di vergogna i meridionali che hanno votato per le forze del PDL.
Si, ma molti s’affretteranno a dire che all’opposizione ci sono i Bassolino, i Franceschini, e quindi…E che ragionamento è? Per quale malsana ragione se l’opposizione non è propositiva o affidabile, ci dobbiamo pappare la LEGA, Gasparri, La Russa, il “Papi” col suo corollario di lacchè, i Ghedini, i nani, le ballerine, le veline, le escort, Miccichè, Dell’Utri che offende un la memoria d’un prete assassinato dalla mafia, ecc…?
Bastava non votare, o per quelli un po’ più attenti, scegliere le piccole ma almeno più sincere liste di forze meridionaliste. Nicolais è persona dabbene e onesta ma sta nel centrosinistra? E allora alla provincia di Napoli mi ciuccio Cesaro!
Una logica che ci porterà allo sfacelo.

Nel frattempo sale la pressione dell’informazione sui prossimi festeggiamenti per l’Unità d’Italia, e dobbiamo sorbirci una serie d’atteggiamenti e dichiarazioni da voltastomaco : in primis quelli ufficiali, tronfi di retorica, per cui andremo gloriosi ed orgogliosi alla festa di qualcosa nella sostanza mai avvenuta :
l’Unità d’Italia, fiera dell’ipocrisia, degli storici distratti e dimentichi, di qualcosa avvenuta sulla carta e non attuata alla rispettabile distanza d’un secolo e mezzo. Sul come (espropri, massacri, sopraffazioni, eccidi…) questa farsa sia avvenuta poi stendiamo (ma solo al momento!) un velo pietoso. Anche il grande Don Benedetto Croce si dimenticò d’entrare nel merito nel suo super analitico “Storia del Regno di Napoli”.

Poi dobbiamo sorbirci le esternazioni di Bossi e amici che remano contro i festeggiamenti : loro l’Italia vorrebbero dividerla, andarsene, e quindi ad una disattenta lettura la posizione potrebbe apparire condivisibile e coincidente alle nostre posizioni. Un piccolo particolare però la rende truffaldina : la ragione per cui sostengono ciò è antitetica alla nostra. Ovvero si ritengono loro i truffati e quelli in debito! E qui non sai se ridere o incazzarti (debbo riconoscere che ritengo valida la seconda!)

Infine il carico da novanta ce lo mettono i giornalisti italiani sulle loro emerite testate. Quelli pro governo (vedi il Giornale) fanno una vergognosa analisi nordista dove fingono di rammaricarsi d’un’unità non attuata causa i meridionali piagnoni e lamentosi Una buona parte (quella non filogovernativa) a criticare la Lega e a sottolineare che un Partito del Sud sarebbe solo un regalo agl’interessi di notabili meridionali. Dimenticano di dire che se ciò è vero lo è se si considera come Partito del Sud quelle opportuniste e pasticciate ipotesi della partitocrazia ufficiale. Niente da fare, hanno nella testa i metodi cavourriani di 150 anni fa, e credono siano i soli attuabili.

A nessuno di loro viene in mente che, pur se ancora piccoli, spesso divisi, e non supportati da un adeguato progetto mediatico, esistono movimenti meridionalisti fuori dall’establishment partitico istituzionale.
Movimenti che rappresentano comunque la sola e reale alternativa per un riscatto del meridione, ma non tanto degni di nota da essere valutati seriamente dal verbo giornalistico ufficiale.

Il vero Partito del Sud già esiste e l’ha fondato Antonio Ciano nel 2002 a Gaeta, ed i tempi, anche per le cose suddette, sono maturi perché si faccia il Partito del Sud Unito, che raccolga il meglio dei movimenti meridionalisti in un’unica grande forza. Non possiamo permetterci di fallire e tergiversare su quest’ipotesi, e, senza alcun buonismo ma con disponibilità da parte di tutti, vanno rigettate ipotesi strategicamente non sostenibili e da suicidio politico.
I briganti sono stati i nostri avi che devono farci da faro; il loro spirito va ripreso ma con una sola differenza : stavolta bisogna vincere.
Servono vincitori non eroi da piangere.

.
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Ricevo e posto:





Di Andrea Balìa



La LEGA, ormai partito di governo, alza la voce e le richieste si susseguono ogni due o tre giorni.
Il federalismo fiscale diventato legge; la richiesta dell’esame di dialetto per gli insegnanti meridionali che intendono ( o forse che devono, per necessità lavorative? ) espletare il loro ruolo in scuole del Nord; Vicenza e la sua provincia che minacciano di non volere presidi originari del Sud nelle loro scuole; le gabbie salariali o la riparametrizzazione degli stipendi per i meridionali perché la vita al Sud costa meno; la richiesta di bandiere ed inni regionali in ossequio al federalismo.
E ci fermiamo qui in attesa delle prossime richieste che di certo seguiranno nei giorni a venire. Bossi e compari lo fanno un pò per mostrare i muscoli ora che sono al governo, un po’ perché si sono autoconvinti delle loro panzane, un po’ per tamponare l’onda sudista (montata, anche questa, per calcolo ed interesse) che si è evidenziata all’interno dello stesso governo con i 4,3 miliardi di euro (già in cassa e spettanti al Sud) che il Cavaliere ha scucito ai suoi uomini siciliani per rabbonirli, e un po’ per tenere in caldo gli iscritti e i votanti leghisti che devono giornalmente sentirselo duro.

Un paese normale non potrebbe avere come forza del governo un soggetto politico che rema a favore d’una sola parte del suo territorio e contro l’altra. Lo squilibrio è evidente, ma tant’è…e questa semplice considerazione basterebbe o dovrebbe far diventare rossi di vergogna i meridionali che hanno votato per le forze del PDL.
Si, ma molti s’affretteranno a dire che all’opposizione ci sono i Bassolino, i Franceschini, e quindi…E che ragionamento è? Per quale malsana ragione se l’opposizione non è propositiva o affidabile, ci dobbiamo pappare la LEGA, Gasparri, La Russa, il “Papi” col suo corollario di lacchè, i Ghedini, i nani, le ballerine, le veline, le escort, Miccichè, Dell’Utri che offende un la memoria d’un prete assassinato dalla mafia, ecc…?
Bastava non votare, o per quelli un po’ più attenti, scegliere le piccole ma almeno più sincere liste di forze meridionaliste. Nicolais è persona dabbene e onesta ma sta nel centrosinistra? E allora alla provincia di Napoli mi ciuccio Cesaro!
Una logica che ci porterà allo sfacelo.

Nel frattempo sale la pressione dell’informazione sui prossimi festeggiamenti per l’Unità d’Italia, e dobbiamo sorbirci una serie d’atteggiamenti e dichiarazioni da voltastomaco : in primis quelli ufficiali, tronfi di retorica, per cui andremo gloriosi ed orgogliosi alla festa di qualcosa nella sostanza mai avvenuta :
l’Unità d’Italia, fiera dell’ipocrisia, degli storici distratti e dimentichi, di qualcosa avvenuta sulla carta e non attuata alla rispettabile distanza d’un secolo e mezzo. Sul come (espropri, massacri, sopraffazioni, eccidi…) questa farsa sia avvenuta poi stendiamo (ma solo al momento!) un velo pietoso. Anche il grande Don Benedetto Croce si dimenticò d’entrare nel merito nel suo super analitico “Storia del Regno di Napoli”.

Poi dobbiamo sorbirci le esternazioni di Bossi e amici che remano contro i festeggiamenti : loro l’Italia vorrebbero dividerla, andarsene, e quindi ad una disattenta lettura la posizione potrebbe apparire condivisibile e coincidente alle nostre posizioni. Un piccolo particolare però la rende truffaldina : la ragione per cui sostengono ciò è antitetica alla nostra. Ovvero si ritengono loro i truffati e quelli in debito! E qui non sai se ridere o incazzarti (debbo riconoscere che ritengo valida la seconda!)

Infine il carico da novanta ce lo mettono i giornalisti italiani sulle loro emerite testate. Quelli pro governo (vedi il Giornale) fanno una vergognosa analisi nordista dove fingono di rammaricarsi d’un’unità non attuata causa i meridionali piagnoni e lamentosi Una buona parte (quella non filogovernativa) a criticare la Lega e a sottolineare che un Partito del Sud sarebbe solo un regalo agl’interessi di notabili meridionali. Dimenticano di dire che se ciò è vero lo è se si considera come Partito del Sud quelle opportuniste e pasticciate ipotesi della partitocrazia ufficiale. Niente da fare, hanno nella testa i metodi cavourriani di 150 anni fa, e credono siano i soli attuabili.

A nessuno di loro viene in mente che, pur se ancora piccoli, spesso divisi, e non supportati da un adeguato progetto mediatico, esistono movimenti meridionalisti fuori dall’establishment partitico istituzionale.
Movimenti che rappresentano comunque la sola e reale alternativa per un riscatto del meridione, ma non tanto degni di nota da essere valutati seriamente dal verbo giornalistico ufficiale.

Il vero Partito del Sud già esiste e l’ha fondato Antonio Ciano nel 2002 a Gaeta, ed i tempi, anche per le cose suddette, sono maturi perché si faccia il Partito del Sud Unito, che raccolga il meglio dei movimenti meridionalisti in un’unica grande forza. Non possiamo permetterci di fallire e tergiversare su quest’ipotesi, e, senza alcun buonismo ma con disponibilità da parte di tutti, vanno rigettate ipotesi strategicamente non sostenibili e da suicidio politico.
I briganti sono stati i nostri avi che devono farci da faro; il loro spirito va ripreso ma con una sola differenza : stavolta bisogna vincere.
Servono vincitori non eroi da piangere.

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lunedì 20 luglio 2009

Caro Direttore…..è Lei una lagna! (dedicato al pervicace Direttore Giordano de Il Giornale)




Ricevo e posto:


Il Direttore de Il Giornale, Mario Giordano, ci ricasca con un articolo che è la fiera della retorica anti meridionalista, rispolverata senza pudore, a dimostrazione di quanto basso sia il livello raggiunto (o a cui siamo tornati) d’una concezione perdurante sul Sud d’Italia e i suoi abitanti, e sul fenomeno tristemente famoso dell’emigrazione della sua gente.

Il Direttore dalla voce stridula e femminea (mica solo a noi ci toccherà il timbro fastidioso d’una Jervolino?) dimostra che il suo aspetto efebico è strettamente proporzionale all’infantile livello delle sue sorprendenti analisi. E così si lancia in un articolo dove bolla gli emigranti meridionali come piagnoni, lagnosi che si lamentano per la nostalgia della loro terra, del loro cibo e costumi ; e che sarà mai emigrare si chiede l’acuto Direttore dal visus vecchio/bambino indecifrabile?

Orbene caro Direttore, innanzitutto Lei è recidivo, perché mesi orsono Le chiedemmo, con una caterva di e mail, conto d’un offensivo articolo antiSud d’un suo giornalista. Lei si precipitò a risponderci che avrebbe controllato, verificato, ecc…E lo ha fatto così bene da propinarci questo gioiello d’articolo. Come si permette, caro Direttore, di sminuire, quasi ironizzare, su una tragedia d’un popolo che è figlia di quell’impropria unità che una memoria contraffatta, occultata e menzognera s’appresta a festeggiare a giorni prendendo ancora una volta per i fondelli i meridionali? Non sono bastati un secolo e mezzo a creare una nazione realmente unita, a non regalarci la terza emigrazione biblica della nostra storia. Le ricordo che prima di questa finta e mistificatoria unità, l’emigrazione (guarda caso) era un fenomeno a noi sconosciuto, e che poteva essere evitato non avendo noi gente del Sud richiestoVi il disturbo di venirci a liberare, non si sa poi da cosa e da chi.


Gli Archivi Storici, i numeri, i dati, le cifre sono ancora lì. e non raccontano d’un Sud derelitto ed in ambasce economiche; anzi : una fiera di primati d’ogni genere raccontano d’un paese florido e caso mai preda ambita come poi si è verificato. Certo noi abbiamo sette secoli di storia di Stato autonomo per cui il nostro senso d’appartenenza si materializza in peculiarità caratteriali forse non del tutto comprensibili a chi non aveva l’uso dei servizi igienici, della luce, dell’acqua corrente. Bisogna averle le cose per averne memoria. E noi in fatto di storia, beni, clima, paesaggi e cibo, se la cosa non La disturba, ne abbiamo nostalgia in loro assenza. Non abbiamo più fabbriche, lavoro, banche ed un’economia perché siamo stati scippati, defraudati, con la collusione (questo sì) d’una fioritura di politici ascari istruiti ai Vs. sistemi.


Si risparmi quindi un’analisi insulsa, che non è acuta, né veritiera, né originale, né ironica, e non da merito ad una sua presunta conoscenza storica o buon senso che il ruolo che ricopre richiederebbe ancor più.

Lasci stare i meridionali e pensi, o almeno si sforzi di farlo, alla sua gente capace di partorire movimenti politici che dire vergognosi nelle loro proposte, leggi e slogan, è voler essere buoni. Attenzione comunque : “ le iniquità e le sopraffazioni non durano mai in eterno” ebbe a dire il nostro giovane e inesperto, ma saggio e onesto ultimo re.

Al Sud qualcosa di serio si muove, e non pensi ai progetti truffaldini passati come pro Sud da politici figli di questa squallida partitocrazia ufficiale, ma bensì alla volontà d’una emergente e nuova classe politica meridionalista che prima o poi troverà il modo di ritrovarsi in una seria e nuova rappresentatività politica, e di fare a meno di giornali, articoli lagnosi (quelli sì!) e direttori come Lei.

Con immutata disistima,
Andrea Balìa
-

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Ricevo e posto:


Il Direttore de Il Giornale, Mario Giordano, ci ricasca con un articolo che è la fiera della retorica anti meridionalista, rispolverata senza pudore, a dimostrazione di quanto basso sia il livello raggiunto (o a cui siamo tornati) d’una concezione perdurante sul Sud d’Italia e i suoi abitanti, e sul fenomeno tristemente famoso dell’emigrazione della sua gente.

Il Direttore dalla voce stridula e femminea (mica solo a noi ci toccherà il timbro fastidioso d’una Jervolino?) dimostra che il suo aspetto efebico è strettamente proporzionale all’infantile livello delle sue sorprendenti analisi. E così si lancia in un articolo dove bolla gli emigranti meridionali come piagnoni, lagnosi che si lamentano per la nostalgia della loro terra, del loro cibo e costumi ; e che sarà mai emigrare si chiede l’acuto Direttore dal visus vecchio/bambino indecifrabile?

Orbene caro Direttore, innanzitutto Lei è recidivo, perché mesi orsono Le chiedemmo, con una caterva di e mail, conto d’un offensivo articolo antiSud d’un suo giornalista. Lei si precipitò a risponderci che avrebbe controllato, verificato, ecc…E lo ha fatto così bene da propinarci questo gioiello d’articolo. Come si permette, caro Direttore, di sminuire, quasi ironizzare, su una tragedia d’un popolo che è figlia di quell’impropria unità che una memoria contraffatta, occultata e menzognera s’appresta a festeggiare a giorni prendendo ancora una volta per i fondelli i meridionali? Non sono bastati un secolo e mezzo a creare una nazione realmente unita, a non regalarci la terza emigrazione biblica della nostra storia. Le ricordo che prima di questa finta e mistificatoria unità, l’emigrazione (guarda caso) era un fenomeno a noi sconosciuto, e che poteva essere evitato non avendo noi gente del Sud richiestoVi il disturbo di venirci a liberare, non si sa poi da cosa e da chi.


Gli Archivi Storici, i numeri, i dati, le cifre sono ancora lì. e non raccontano d’un Sud derelitto ed in ambasce economiche; anzi : una fiera di primati d’ogni genere raccontano d’un paese florido e caso mai preda ambita come poi si è verificato. Certo noi abbiamo sette secoli di storia di Stato autonomo per cui il nostro senso d’appartenenza si materializza in peculiarità caratteriali forse non del tutto comprensibili a chi non aveva l’uso dei servizi igienici, della luce, dell’acqua corrente. Bisogna averle le cose per averne memoria. E noi in fatto di storia, beni, clima, paesaggi e cibo, se la cosa non La disturba, ne abbiamo nostalgia in loro assenza. Non abbiamo più fabbriche, lavoro, banche ed un’economia perché siamo stati scippati, defraudati, con la collusione (questo sì) d’una fioritura di politici ascari istruiti ai Vs. sistemi.


Si risparmi quindi un’analisi insulsa, che non è acuta, né veritiera, né originale, né ironica, e non da merito ad una sua presunta conoscenza storica o buon senso che il ruolo che ricopre richiederebbe ancor più.

Lasci stare i meridionali e pensi, o almeno si sforzi di farlo, alla sua gente capace di partorire movimenti politici che dire vergognosi nelle loro proposte, leggi e slogan, è voler essere buoni. Attenzione comunque : “ le iniquità e le sopraffazioni non durano mai in eterno” ebbe a dire il nostro giovane e inesperto, ma saggio e onesto ultimo re.

Al Sud qualcosa di serio si muove, e non pensi ai progetti truffaldini passati come pro Sud da politici figli di questa squallida partitocrazia ufficiale, ma bensì alla volontà d’una emergente e nuova classe politica meridionalista che prima o poi troverà il modo di ritrovarsi in una seria e nuova rappresentatività politica, e di fare a meno di giornali, articoli lagnosi (quelli sì!) e direttori come Lei.

Con immutata disistima,
Andrea Balìa
-

 
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