martedì 28 ottobre 2008

Il Marchese del Grillo


Ricevo dall'autore queste interessanti considerazioni che posto:



Di Andrea Balìa



Le formazioni politiche o pseudo tali meridionaliste crescono in numero e volontà d’esserci a tutti i costi.
La cosa in fondo è plausibile perché, come già detto più volte, ormai il lavorare solamente sulla storia, la cultura, la memoria appare – se comunque ancora necessario perché senza radici, coscienza identitaria e consapevolezza degli eventi storici non si va da nessuna parte – non più sostenibile.
Il degrado e le volontà di sganciare e penalizzare il Sud da parte delle forze governative (e non solo) rende improcrastinabile il tentare d’organizzare una rappresentatività politica.
L’individualismo resta purtroppo una componente preminente che fa pensare ad ogni partito/associazione/movimento d’essere portatore del verbo, e d’avere strategie migliori degli altri fratelli, letti più come concorrenti che possibili partner.
La cosa non depone granchè bene perché porta ad una disgregazione delle forze e ad una polverizzazione del potere contrattuale.
Invece c’è la ricerca affannosa della scorciatoia, la volontà di apparentarsi a un carro già esistente e con qualche scanno al parlamento.
In merito restiamo dell’idea che nessuna forza parlamentare (almeno al momento) sia valutabile positivamente, indipendentemente da quale parte del parlamento s’accomodi.
Riteniamo che sia più credibile e spendibile presso la forza votante un’unicità che prenda le distanze dalla politica attuale.
Come uomo di marketing (pur ovviamente potendomi sbagliare) credo abbia più fascinazione e possibilità aggregative l’essere fuori del coro per convincere della cialtroneria della politica e dei politici in essere e del loro disamore per il Sud.

Qualcuno sostiene che parlare della storia e della memoria non attragga più, ma non è così e lo spieghiamo. Non è così perché fin ora sì è parlato solo di quello e non lo si è mai coniugato con un progetto o proposta politica.
Dove è la controprova? Quando mai sì è comunicato ciò avendone riscontri negativi? Anzi, spesso il disinteresse ci è stato proprio perché mancava la proposta politica, e l’approccio storico veniva ritenuto da solo insufficiente, ma non perché non condiviso! Gli scritti e gli appelli illuminanti di Zitara e di altri pochi non sono purtroppo (e certamente per colpe non loro!) riusciti a scuotere rispetto alla costituzione d’un partito/movimento che si proponesse al popolo del Sud.

Quindi ora che invece alcune formazioni vanno prendendo corpo è altresì possibile portare avanti il progetto politico proponendolo nelle sue istanze storiche, rivendicative, risarcitive e ovviamente propositive.
Ma ciò non è pensabile farlo assieme a forze dell’attuale arco costituzionale, che non hanno ed avrebbero alcun interesse a sostenere e rinvangare una storia troppo sovvertitrice della loro stessa ragion d’essere.
Il proporsi, d’altro canto, avendo timori a sottolineare il recupero e le ragioni della memoria porta a farsi paragonare alle altre esistenti forze politiche col rischio di perdere quell’appeal che crea il riconoscersi identitariamente.
Se apparentemente qualche forza politica dello scenario nazionale si mostra interessata è sostanzialmente per 2 ragioni :
1) i voti fanno sempre bene, meglio pure solo qualche migliaio che niente!;
2) si è annusato l’esistenza e la possibilità d’un Sud che possa insorgere, e quindi meglio che lo organizzino e sfruttino loro questo crescente dissenso che trovarsi un prossimo/futuro nemico!

Certo, stante ancora le cose così, potremmo prima o poi dover valutare possibili e strategici apparentamenti.
Ma almeno si cercherà di farlo presentandosi un po’ più forti, e non come dei poveri portatori d’acqua che s’illudono d’esserci ma nei fatti non ci sono.

Da anni però denunciavamo una propensione meridionalista a farsi fagocitare da una parte : e prima Cito, e poi Noi Meridionali, e poi l’MpA, e buon ultimo Alleanza Federalista.
Insomma o vecchie cariatidi democristiane riciclate, o alleati della Lega e Forza Italia, e anche la Lega Nord in prima persona che s’inventa il Parlamento del Sud! Eravamo stati buoni veggenti, avevamo annusato la puzza di bruciato, ma la critica che ci veniva rigettata era d’essere filo sinistrorsi.
E invece no, perché se ciò accade solo da una parte è chiaro : il CentroSinistra, per ora, è disinteressato perché in notevole ritardo nel processo di revisione del mito risorgimentale, e perché con una malattia d’intellettualismo non risolta.
L’altra parte è più disinvolta, rampante, vogliosa di non perdere nulla senza far tante storie.
Del resto lo dice anche il loro (tra i pochi) intellettuale più conosciuto : Marcello Veneziani. Dice : mi vien voglia di non scrivere più, perché la Sinistra fagocita e non condivide, ma…la Destra non legge!
E allora chi legge di meno è sempre più possibilista a far combutta, a passarci su, senza far troppe domande pur di arrivare : voi siete borbonici?
Siete per l’autonomia? Vi piace ancora il vostro ex Regno? Va bene, venite con noi…non vi preoccupate! Mi è stato detto personalmente tante volte da politici di Destra!
E poi mi chiedo : ma chi vuol andare con l’MpA e/o con Alleanza Federalista lo sa che va con i leghisti, con quelli che stanno votando leggi contro il Sud?
Il tutto al di là delle chiacchiere e delle affermazioni.
Il Federalismo, la scuola chiusa (solo in Campania circa 500!), chi li vota?
Loro, quelli con cui ci si vuole apparentare e alleare!
Voi, all’epoca, vi sareste alleati ad esempio con Mazzini, sapendo che in fondo era d’accordo con Cavour, Vittorio Emanuele, i Savoia, Garibaldi, ecc…?
Ma poi alla fine a questi signori, pronti ad accogliere le nascenti forze meridionali tra le loro braccia, viene solo permesso di fare qualche loro giochino (gravemente dannoso per il Sud!), perché in fondo, sopra loro e sopra tutti, c’è il Marchese del Grillo….ricordate cosa diceva il buon Alberto Sordi nel mitico film? :
Io sono io e voi non siete un c….!
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Ricevo dall'autore queste interessanti considerazioni che posto:



Di Andrea Balìa



Le formazioni politiche o pseudo tali meridionaliste crescono in numero e volontà d’esserci a tutti i costi.
La cosa in fondo è plausibile perché, come già detto più volte, ormai il lavorare solamente sulla storia, la cultura, la memoria appare – se comunque ancora necessario perché senza radici, coscienza identitaria e consapevolezza degli eventi storici non si va da nessuna parte – non più sostenibile.
Il degrado e le volontà di sganciare e penalizzare il Sud da parte delle forze governative (e non solo) rende improcrastinabile il tentare d’organizzare una rappresentatività politica.
L’individualismo resta purtroppo una componente preminente che fa pensare ad ogni partito/associazione/movimento d’essere portatore del verbo, e d’avere strategie migliori degli altri fratelli, letti più come concorrenti che possibili partner.
La cosa non depone granchè bene perché porta ad una disgregazione delle forze e ad una polverizzazione del potere contrattuale.
Invece c’è la ricerca affannosa della scorciatoia, la volontà di apparentarsi a un carro già esistente e con qualche scanno al parlamento.
In merito restiamo dell’idea che nessuna forza parlamentare (almeno al momento) sia valutabile positivamente, indipendentemente da quale parte del parlamento s’accomodi.
Riteniamo che sia più credibile e spendibile presso la forza votante un’unicità che prenda le distanze dalla politica attuale.
Come uomo di marketing (pur ovviamente potendomi sbagliare) credo abbia più fascinazione e possibilità aggregative l’essere fuori del coro per convincere della cialtroneria della politica e dei politici in essere e del loro disamore per il Sud.

Qualcuno sostiene che parlare della storia e della memoria non attragga più, ma non è così e lo spieghiamo. Non è così perché fin ora sì è parlato solo di quello e non lo si è mai coniugato con un progetto o proposta politica.
Dove è la controprova? Quando mai sì è comunicato ciò avendone riscontri negativi? Anzi, spesso il disinteresse ci è stato proprio perché mancava la proposta politica, e l’approccio storico veniva ritenuto da solo insufficiente, ma non perché non condiviso! Gli scritti e gli appelli illuminanti di Zitara e di altri pochi non sono purtroppo (e certamente per colpe non loro!) riusciti a scuotere rispetto alla costituzione d’un partito/movimento che si proponesse al popolo del Sud.

Quindi ora che invece alcune formazioni vanno prendendo corpo è altresì possibile portare avanti il progetto politico proponendolo nelle sue istanze storiche, rivendicative, risarcitive e ovviamente propositive.
Ma ciò non è pensabile farlo assieme a forze dell’attuale arco costituzionale, che non hanno ed avrebbero alcun interesse a sostenere e rinvangare una storia troppo sovvertitrice della loro stessa ragion d’essere.
Il proporsi, d’altro canto, avendo timori a sottolineare il recupero e le ragioni della memoria porta a farsi paragonare alle altre esistenti forze politiche col rischio di perdere quell’appeal che crea il riconoscersi identitariamente.
Se apparentemente qualche forza politica dello scenario nazionale si mostra interessata è sostanzialmente per 2 ragioni :
1) i voti fanno sempre bene, meglio pure solo qualche migliaio che niente!;
2) si è annusato l’esistenza e la possibilità d’un Sud che possa insorgere, e quindi meglio che lo organizzino e sfruttino loro questo crescente dissenso che trovarsi un prossimo/futuro nemico!

Certo, stante ancora le cose così, potremmo prima o poi dover valutare possibili e strategici apparentamenti.
Ma almeno si cercherà di farlo presentandosi un po’ più forti, e non come dei poveri portatori d’acqua che s’illudono d’esserci ma nei fatti non ci sono.

Da anni però denunciavamo una propensione meridionalista a farsi fagocitare da una parte : e prima Cito, e poi Noi Meridionali, e poi l’MpA, e buon ultimo Alleanza Federalista.
Insomma o vecchie cariatidi democristiane riciclate, o alleati della Lega e Forza Italia, e anche la Lega Nord in prima persona che s’inventa il Parlamento del Sud! Eravamo stati buoni veggenti, avevamo annusato la puzza di bruciato, ma la critica che ci veniva rigettata era d’essere filo sinistrorsi.
E invece no, perché se ciò accade solo da una parte è chiaro : il CentroSinistra, per ora, è disinteressato perché in notevole ritardo nel processo di revisione del mito risorgimentale, e perché con una malattia d’intellettualismo non risolta.
L’altra parte è più disinvolta, rampante, vogliosa di non perdere nulla senza far tante storie.
Del resto lo dice anche il loro (tra i pochi) intellettuale più conosciuto : Marcello Veneziani. Dice : mi vien voglia di non scrivere più, perché la Sinistra fagocita e non condivide, ma…la Destra non legge!
E allora chi legge di meno è sempre più possibilista a far combutta, a passarci su, senza far troppe domande pur di arrivare : voi siete borbonici?
Siete per l’autonomia? Vi piace ancora il vostro ex Regno? Va bene, venite con noi…non vi preoccupate! Mi è stato detto personalmente tante volte da politici di Destra!
E poi mi chiedo : ma chi vuol andare con l’MpA e/o con Alleanza Federalista lo sa che va con i leghisti, con quelli che stanno votando leggi contro il Sud?
Il tutto al di là delle chiacchiere e delle affermazioni.
Il Federalismo, la scuola chiusa (solo in Campania circa 500!), chi li vota?
Loro, quelli con cui ci si vuole apparentare e alleare!
Voi, all’epoca, vi sareste alleati ad esempio con Mazzini, sapendo che in fondo era d’accordo con Cavour, Vittorio Emanuele, i Savoia, Garibaldi, ecc…?
Ma poi alla fine a questi signori, pronti ad accogliere le nascenti forze meridionali tra le loro braccia, viene solo permesso di fare qualche loro giochino (gravemente dannoso per il Sud!), perché in fondo, sopra loro e sopra tutti, c’è il Marchese del Grillo….ricordate cosa diceva il buon Alberto Sordi nel mitico film? :
Io sono io e voi non siete un c….!

lunedì 13 ottobre 2008

COME SI MANIPOLA L'INFORMAZIONE SUL SUD......


Ricevo e posto, con condivisione, queste interessanti considerazioni:


Di Andrea Bàlia



Guai a chi osa toccare le vesti del sovrano!

A criticare l’informazione in Italia c’è l’immediato rischio d’essere (pur non essendolo) additato come un pericoloso sostenitore di teorie comuniste, e/o di far parte di quella opposizione governativa che intende perseguire nel vituperato antiberlusconismo.

A nessuno viene in mente che puoi non condividere il metodo di gestione dell’informazione solo perché non ti sta bene che venga perpetrato il massacro scientifico del Sud. E l’indignarsi non è necessariamente una posizione che debba essere catalogata di destra o sinistra.

Lo dico perché appena si danno giudizi non positivi sulla qualità della gestione attuale del potere ci sono financo meridionalisti che preferiscono dimenticarsi della propria terra pur che non venga toccato Gesù!


I fatti però, opinioni a parte, sono là e parlano chiaro.

Ricordate le trasmissioni televisive, le immagini ripropinate a piene mani dei tifosi napoletani alla stazione (in occasione della prima domenica di calcio autunnale e dell’incontro Roma- Napoli), e quelle all’interno del treno che li trasportava nella capitale, o dei 2 petardi fuori lo stadio capitolino?

Ricordate i titoli e gli articoli di giornali andati in stampa e distribuzione per settimane?

Ricordate le trasmissioni televisive ed i dibattiti in merito, e le ripetute immagini e dichiarazioni del ministro Maroni?

Ricordate i suoi provvedimenti che vietano le trasferte ai tifosi napoletani per tutto il campionato.?

E, per ben 4 gare casalinghe, l’apertura e l’accesso alle curve dello stadio napoletano a tutti (abbonati compresi!)?

Insomma un fiume dove Napoli ed i napoletani incassavano l’ennesimo colpo ad un’immagine ormai devastante che contribuiva a bollarla e collocarla nelle posizioni più basse della pubblica considerazione nazionale ed internazionale.

Il tutto susseguente alla storia monnezza. Insomma un disastro!


Poi il tempo passa e, nonostante quanto sopra, qualcosa viene fuori, ma attenzione: in sordina, solo su qualche articolo di alcuni giornali e non in Tv! Cosa?

Ad esempio che la Procura della Repubblica ha accertato che il treno non è stato devastato!

Avete capito bene: quelle immagini sparate e ripetute mille volte riguardavano solo un (dico uno!) sediolino rovinato di un (dico sempre uno!) scompartimento e quelle di una (sempre una!) toilette già in disarmo! Le immagini dei tifosi alla stazione erano di circa 200 (indubbiamente esagitati) che protestavano per il ritardo di ore sulla partenza del treno.

Treno che TrenItalia non aveva previsto di destinare ai tifosi, e di cui non aveva inteso manco preoccuparsi di un minimo di rispetto della puntualità!

A Roma non è successo (come da numerose testimonianze!) un bel nulla, se non 2 (dico 2!) petardi più festosi che nocivi (per quanto deprecabili!) fatti esplodere fuori lo stadio (e non all’interno!), e che (come da immagini televisive) alcuni degli stessi tifosi si preoccupano subito di tentare di spegnere.

E allora?

E allora innanzitutto questi chiarimenti ed approfondimenti d’indagine vengono sussurrati e non riportati con l’enfasi data all’accaduto.

I danni alla S. S. Calcio Napoli e agli abbonati (curve chiuse, ecc…) ormai sono stati fatti. I tifosi non sono certo educande, però la cosa puzza d’un metodo pregiudiziale, vessatorio, prestando il fianco a dare spazio a ministri di forze notoriamente antimeridionali di dare il loro meglio in quello che è il metodo con cui hanno costruito il consenso del loro partito: l’antimeridionalismo più sfrenato!

E ciò è un modo sereno ed equo di fare informazione oppure è un sistema di manipolarla per continuare a massacrare il Sud, dando il contentino a chi al governo reclama potere maggiore al Nord e pugno forte contro il Sud?

Che sia così è chiaro, e le ultime dichiarazioni di Borghezio la dicono lunga: “perché non rinunciamo a Napoli, la Campania e le regaliamo alla Spagna”? Questo mi ricorda un vecchio proverbio napoletano: “Giorgio se ne vuole andare, ed il Vescovo lo vuol mandare”.

Stia tranquillo Borghezio che noi in quest’Italia abbiamo, ancora più di quanto lui non voglia tenerci, difficoltà ad esserci!

Nel frattempo 2 domeniche fa è stato accoltellato un tifoso a Roma, e in Bulgaria per l’ultima partita della nazionale i tifosi italiani hanno causato risse dentro e fuori, esponendo croci celtiche e esprimendosi in saluti ed inni fascisti.

Tutta roba da poco che merita pochi passaggi sui media e alcun provvedimento rispetto ai fatti napoletani.

Vuoi vedere che il coltello ed i tifosi in Bulgaria forse erano napoletani?

A proposito: dove abita il sottoscritto a Napoli la monnezza oggi non c’è come non c’era prima, e c’è nell’hinterland come c’era prima. Indubbiamente qualche zona è stata ripulita.

Già… ma le immagini televisive d’oggi non sono le stesse di qualche mese fa! E allora come la mettiamo?
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Ricevo e posto, con condivisione, queste interessanti considerazioni:


Di Andrea Bàlia



Guai a chi osa toccare le vesti del sovrano!

A criticare l’informazione in Italia c’è l’immediato rischio d’essere (pur non essendolo) additato come un pericoloso sostenitore di teorie comuniste, e/o di far parte di quella opposizione governativa che intende perseguire nel vituperato antiberlusconismo.

A nessuno viene in mente che puoi non condividere il metodo di gestione dell’informazione solo perché non ti sta bene che venga perpetrato il massacro scientifico del Sud. E l’indignarsi non è necessariamente una posizione che debba essere catalogata di destra o sinistra.

Lo dico perché appena si danno giudizi non positivi sulla qualità della gestione attuale del potere ci sono financo meridionalisti che preferiscono dimenticarsi della propria terra pur che non venga toccato Gesù!


I fatti però, opinioni a parte, sono là e parlano chiaro.

Ricordate le trasmissioni televisive, le immagini ripropinate a piene mani dei tifosi napoletani alla stazione (in occasione della prima domenica di calcio autunnale e dell’incontro Roma- Napoli), e quelle all’interno del treno che li trasportava nella capitale, o dei 2 petardi fuori lo stadio capitolino?

Ricordate i titoli e gli articoli di giornali andati in stampa e distribuzione per settimane?

Ricordate le trasmissioni televisive ed i dibattiti in merito, e le ripetute immagini e dichiarazioni del ministro Maroni?

Ricordate i suoi provvedimenti che vietano le trasferte ai tifosi napoletani per tutto il campionato.?

E, per ben 4 gare casalinghe, l’apertura e l’accesso alle curve dello stadio napoletano a tutti (abbonati compresi!)?

Insomma un fiume dove Napoli ed i napoletani incassavano l’ennesimo colpo ad un’immagine ormai devastante che contribuiva a bollarla e collocarla nelle posizioni più basse della pubblica considerazione nazionale ed internazionale.

Il tutto susseguente alla storia monnezza. Insomma un disastro!


Poi il tempo passa e, nonostante quanto sopra, qualcosa viene fuori, ma attenzione: in sordina, solo su qualche articolo di alcuni giornali e non in Tv! Cosa?

Ad esempio che la Procura della Repubblica ha accertato che il treno non è stato devastato!

Avete capito bene: quelle immagini sparate e ripetute mille volte riguardavano solo un (dico uno!) sediolino rovinato di un (dico sempre uno!) scompartimento e quelle di una (sempre una!) toilette già in disarmo! Le immagini dei tifosi alla stazione erano di circa 200 (indubbiamente esagitati) che protestavano per il ritardo di ore sulla partenza del treno.

Treno che TrenItalia non aveva previsto di destinare ai tifosi, e di cui non aveva inteso manco preoccuparsi di un minimo di rispetto della puntualità!

A Roma non è successo (come da numerose testimonianze!) un bel nulla, se non 2 (dico 2!) petardi più festosi che nocivi (per quanto deprecabili!) fatti esplodere fuori lo stadio (e non all’interno!), e che (come da immagini televisive) alcuni degli stessi tifosi si preoccupano subito di tentare di spegnere.

E allora?

E allora innanzitutto questi chiarimenti ed approfondimenti d’indagine vengono sussurrati e non riportati con l’enfasi data all’accaduto.

I danni alla S. S. Calcio Napoli e agli abbonati (curve chiuse, ecc…) ormai sono stati fatti. I tifosi non sono certo educande, però la cosa puzza d’un metodo pregiudiziale, vessatorio, prestando il fianco a dare spazio a ministri di forze notoriamente antimeridionali di dare il loro meglio in quello che è il metodo con cui hanno costruito il consenso del loro partito: l’antimeridionalismo più sfrenato!

E ciò è un modo sereno ed equo di fare informazione oppure è un sistema di manipolarla per continuare a massacrare il Sud, dando il contentino a chi al governo reclama potere maggiore al Nord e pugno forte contro il Sud?

Che sia così è chiaro, e le ultime dichiarazioni di Borghezio la dicono lunga: “perché non rinunciamo a Napoli, la Campania e le regaliamo alla Spagna”? Questo mi ricorda un vecchio proverbio napoletano: “Giorgio se ne vuole andare, ed il Vescovo lo vuol mandare”.

Stia tranquillo Borghezio che noi in quest’Italia abbiamo, ancora più di quanto lui non voglia tenerci, difficoltà ad esserci!

Nel frattempo 2 domeniche fa è stato accoltellato un tifoso a Roma, e in Bulgaria per l’ultima partita della nazionale i tifosi italiani hanno causato risse dentro e fuori, esponendo croci celtiche e esprimendosi in saluti ed inni fascisti.

Tutta roba da poco che merita pochi passaggi sui media e alcun provvedimento rispetto ai fatti napoletani.

Vuoi vedere che il coltello ed i tifosi in Bulgaria forse erano napoletani?

A proposito: dove abita il sottoscritto a Napoli la monnezza oggi non c’è come non c’era prima, e c’è nell’hinterland come c’era prima. Indubbiamente qualche zona è stata ripulita.

Già… ma le immagini televisive d’oggi non sono le stesse di qualche mese fa! E allora come la mettiamo?

giovedì 11 settembre 2008

Di Garibaldi non ce ne bastava uno….!!!!! (la triste terza via del socialismo italiano)




Ricevo e volentieri posto:



Di Andrea Balìa

Apprendiamo in queste ore una notizia che ne contiene 2 al suo interno.

Entrambi, purtroppo, tristi e decadenti, sinonimo da un lato di ignoranza storica volgarmente strumentalizzata per dare un po’ d’aria alla bocca, atteggiarsi a declamatore di citazioni colte e suggestive, coniugandole ad una piaggeria di bassa lega; dall’altro come conferma ulteriore della triste strada che una buona parte del socialismo italiano ha intrapreso dal dopo/tangentopoli, incamminandosi in una direzione che non fa che suggellare tutto il negativo che certi personaggi politici avevano combinato all’epoca, e la loro pervicacia a voler rientrare in scena.

Qualche giorno fa si è tenuta la festa per l’ingresso in Forza Italia di Giulio Di Donato. E’ stato accolto da un gruppo di vocianti sostenitori al grido di :
“con te vinceremo!”, il tutto tra gli abbracci di Stefania Craxi (la sempre più incredibile figlia dell’ex premier!) che ha dichiarato la sua felicità perché il socialismo italiano sta finalmente trovando il suo approdo.

Intendiamoci subito : non ne vogliamo fare un problema di Destra e/o Sinistra, ma solo di etica, coerenza e dignità.

E’ veramente poco sostenibile e inquadrabile, in un ragionamento logico e politico, che chi crede o ha creduto nel socialismo pensi o possa sostenere che la collocazione più giusta per lui sia il partito del Cavaliere.

Chi sa di storia ricorda che già ce ne fu uno negli anni venti a passare la barricata; ma si chiamava Mussolini e andava a fondarsi un suo partito, modificando il socialismo cui aveva aderito da giovane in una cosa nuova, che stava a Destra ma non pensando di ritrovare l’ideologia socialista in una preesistente formazione dalla parte avversa. A torto o a ragione il suo iter, criticabile e non condivisibile, aveva (pur fra tutte le condanne ovvie al fascismo) un suo processo pur se azzardato.

Qua siamo invece alla frutta : va bene tutto pur di rientrare in scena!

Logico che a differenza d’altri stati europei il socialismo italiano sia un pallido ricordo.

E questa è la prima notizia, alla quale non avremmo ad onor del vero dedicato il nostro modesto tempo pensando di scriverci su qualcosa.

Ma la notizia si colorisce e diventa intricante riguardandoci di più da vicino, nel momento in cui leggiamo le dichiarazioni di Di Donato a suggello del suo rientro in politica attiva nel primo partito d’Italia.

Aprite bene le orecchie : “Il Berlusconi neogaribaldino, giunto a Napoli a liberarci dal vecchiume neoborbonico, appare un eroe felice ed amato dalla gente ma isolato rispetto ad un establishement locale fatto di baroni e tromboni suonati e decaduti…”. E qui non sai se ridere o incazzarti :

1) la Corte di cassazione ha confermato la condanna a tre anni e quattro mesi per l'ex vicesegretario del Psi Giulio Di Donato, per la vicenda delle tangenti sulla privatizzazione della Nettezza urbana. Quindi da quale pulpito viene la predica…
2) E sarebbero questi gli uomini nuovi nei partiti nuovi che devono mettere a posto Napoli e l’Italia?

3) Se voleva paragonare gli attuali governanti campani ai Borbone ha sbagliato palazzo! Si informi e legga qualche libro in più!

Diceva il mio amico Giovanni Cutolo, scrittore e guru del marketing, napoletano colto purtroppo trapiantato a Milano : se uno ha letto al massimo 3 libri nella sua vita cosa vorrai mai aspettarti?
Mi sa che involontariamente si riferisse anche a Di Donato!

4) Di Donato farebbe bene a sciacquarsi la bocca prima di parlare di Borbone.
Lui non lo sa ma a noi non sono bastati 150 anni per evitarci di rimpiangere quella gente!

5) Di Donato stia tranquillo : di Garibaldi ce n’è bastato uno e lui vuole ripropinarci un novello neogaribaldi? Il Cavaliere avrà altri meriti (ammesso ne abbia!) ma se vuole non inimicarsi i napoletani dica a Di Donato di evitargli tali accostamenti!

Per concludere : che vergogna, che tristezza, che decadimento, ma quel che è ancor peggio : che ignoranza!
Al Sud serve altro, e su questo non v’è dubbio!
Questi invece se li conosci li eviti!
Leggi tutto »



Ricevo e volentieri posto:



Di Andrea Balìa

Apprendiamo in queste ore una notizia che ne contiene 2 al suo interno.

Entrambi, purtroppo, tristi e decadenti, sinonimo da un lato di ignoranza storica volgarmente strumentalizzata per dare un po’ d’aria alla bocca, atteggiarsi a declamatore di citazioni colte e suggestive, coniugandole ad una piaggeria di bassa lega; dall’altro come conferma ulteriore della triste strada che una buona parte del socialismo italiano ha intrapreso dal dopo/tangentopoli, incamminandosi in una direzione che non fa che suggellare tutto il negativo che certi personaggi politici avevano combinato all’epoca, e la loro pervicacia a voler rientrare in scena.

Qualche giorno fa si è tenuta la festa per l’ingresso in Forza Italia di Giulio Di Donato. E’ stato accolto da un gruppo di vocianti sostenitori al grido di :
“con te vinceremo!”, il tutto tra gli abbracci di Stefania Craxi (la sempre più incredibile figlia dell’ex premier!) che ha dichiarato la sua felicità perché il socialismo italiano sta finalmente trovando il suo approdo.

Intendiamoci subito : non ne vogliamo fare un problema di Destra e/o Sinistra, ma solo di etica, coerenza e dignità.

E’ veramente poco sostenibile e inquadrabile, in un ragionamento logico e politico, che chi crede o ha creduto nel socialismo pensi o possa sostenere che la collocazione più giusta per lui sia il partito del Cavaliere.

Chi sa di storia ricorda che già ce ne fu uno negli anni venti a passare la barricata; ma si chiamava Mussolini e andava a fondarsi un suo partito, modificando il socialismo cui aveva aderito da giovane in una cosa nuova, che stava a Destra ma non pensando di ritrovare l’ideologia socialista in una preesistente formazione dalla parte avversa. A torto o a ragione il suo iter, criticabile e non condivisibile, aveva (pur fra tutte le condanne ovvie al fascismo) un suo processo pur se azzardato.

Qua siamo invece alla frutta : va bene tutto pur di rientrare in scena!

Logico che a differenza d’altri stati europei il socialismo italiano sia un pallido ricordo.

E questa è la prima notizia, alla quale non avremmo ad onor del vero dedicato il nostro modesto tempo pensando di scriverci su qualcosa.

Ma la notizia si colorisce e diventa intricante riguardandoci di più da vicino, nel momento in cui leggiamo le dichiarazioni di Di Donato a suggello del suo rientro in politica attiva nel primo partito d’Italia.

Aprite bene le orecchie : “Il Berlusconi neogaribaldino, giunto a Napoli a liberarci dal vecchiume neoborbonico, appare un eroe felice ed amato dalla gente ma isolato rispetto ad un establishement locale fatto di baroni e tromboni suonati e decaduti…”. E qui non sai se ridere o incazzarti :

1) la Corte di cassazione ha confermato la condanna a tre anni e quattro mesi per l'ex vicesegretario del Psi Giulio Di Donato, per la vicenda delle tangenti sulla privatizzazione della Nettezza urbana. Quindi da quale pulpito viene la predica…
2) E sarebbero questi gli uomini nuovi nei partiti nuovi che devono mettere a posto Napoli e l’Italia?

3) Se voleva paragonare gli attuali governanti campani ai Borbone ha sbagliato palazzo! Si informi e legga qualche libro in più!

Diceva il mio amico Giovanni Cutolo, scrittore e guru del marketing, napoletano colto purtroppo trapiantato a Milano : se uno ha letto al massimo 3 libri nella sua vita cosa vorrai mai aspettarti?
Mi sa che involontariamente si riferisse anche a Di Donato!

4) Di Donato farebbe bene a sciacquarsi la bocca prima di parlare di Borbone.
Lui non lo sa ma a noi non sono bastati 150 anni per evitarci di rimpiangere quella gente!

5) Di Donato stia tranquillo : di Garibaldi ce n’è bastato uno e lui vuole ripropinarci un novello neogaribaldi? Il Cavaliere avrà altri meriti (ammesso ne abbia!) ma se vuole non inimicarsi i napoletani dica a Di Donato di evitargli tali accostamenti!

Per concludere : che vergogna, che tristezza, che decadimento, ma quel che è ancor peggio : che ignoranza!
Al Sud serve altro, e su questo non v’è dubbio!
Questi invece se li conosci li eviti!

sabato 16 agosto 2008

Lettera Andrea Balìa al quotidiano Repubblica



Ho letto su "la Repubblica" qualche giorno fa nella rubrica "le lettere" di Augias due scritti di due signori di cui uno lamentava lo stato di degrado dei monumenti risorgimentali e l'altro che fosse rimasto solo il povero Ciampi a tener viva la memoria sul Risorgimento. Due in un solo giorno mi sono apparsi troppo, e quindi ho deciso di scrivere anch'io al giornale.

Non so se pubblicheranno e non se Voi riteniate opportuno riportare il testo che Vi allego. Salutoni

A: " rubrica.lettere@repubblica.itQuesto indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot, abilitare Javascript per vederlo "

La presente in merito alle lettere del sig. Di Leonardo sullo stato dei monumenti risorgimentali ed a quella del sig. Moschini su di una memoria dimenticata dello stesso Risorgimento. Chiarisco che chi scrive è di Sinistra senza che ciò gli vieti di essere un profondo e convinto meridionalista. Al sig. Di Leonardo vorrei ricordare che il problema sul degrado dei monumenti cui accenna sarà senz'altro vero, ma basta altresì riflettere che in Italia non v'è uno straccio di lapide o monumento che ricordi i caduti a difesa dell'ex autonomo ed indipendente Regno delle Due Sicilie, a differenza di quanto avviene invece in USA per i Sudisti anch'essi sconfitti di una guerra civile.

Erano quei meridionali soldati depositari di una loro dignità a difesa di una patria invasa ed annessa senza nemmeno una regolare dichiarazione di guerra. E' vero che la storia la scrivono i vincitori, però...è solo una questione di civiltà! Al sig. Moschini ricorderei che il nostro beneamato Presidente sul Risorgimento supplisce ed abbonda alle mancanze di memoria altrui. Nelle sue visite al Sud continua a ricordarci che i nostri figli devono rendersi disponibili ad emigrare (chiedo scusa oggi si dice "rendersi disponibili alla mobilità"!) proponendoci nei fatti una tragica terza emigrazione biblica della nostra storia. Il suo problema è quello di riproporci l'ossessiva esecuzione dell'inno di Mameli, come se questo fosse il problema prioritario rispetto a quelli gravissimi regalatici da questa specie di governo.

Sentirsi italiani non lo si ottiene imparando un inno bruttino musicalmente e nel testo, ma sentendosi nei fatti facenti parte di una nazione e non figli di un dio minore. Sul Risorgimento c'è da dire che per molti meridionali che conoscono la Storia parlare d'assenza di memoria vien da sorridere visto l'occultamento e la menzogna riportata a tal proposito sui libri da oltre 140 anni. E' una ferita non rimarginata, perchè se non è in discussione l'opportunità storica sull'eventualità di procedere ad un'Unità, è la sua attuazione feroce, vessatoria ecc.., in barba a tutte le leggi internazionali, che è in discussione. Ricordo solo tre cose:

1) il generale Cialdini (a capo dell'esercito piemontese) fu considerato e dichiarato dall'opinione internazionale un "criminale di guerra" per i massacri perpetrati al Sud

2) Indro Montanelli ebbe a dire: "il Risorgimento è ben altra cosa di quella che ci hanno dato da studiare sui banchi di scuola..."

3) Gramsci scrisse: "l'Unità d'Italia è stata una feroce dittatura con cui lo Stato ha seppellito, squartato vivi i contadini e la gente del Sud, che gli scrittori salariati hanno infamato col marchio di briganti!".

Chiedo venia ma è ora che si dicano certe cose.

Andrea Balìa

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Ho letto su "la Repubblica" qualche giorno fa nella rubrica "le lettere" di Augias due scritti di due signori di cui uno lamentava lo stato di degrado dei monumenti risorgimentali e l'altro che fosse rimasto solo il povero Ciampi a tener viva la memoria sul Risorgimento. Due in un solo giorno mi sono apparsi troppo, e quindi ho deciso di scrivere anch'io al giornale.

Non so se pubblicheranno e non se Voi riteniate opportuno riportare il testo che Vi allego. Salutoni

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La presente in merito alle lettere del sig. Di Leonardo sullo stato dei monumenti risorgimentali ed a quella del sig. Moschini su di una memoria dimenticata dello stesso Risorgimento. Chiarisco che chi scrive è di Sinistra senza che ciò gli vieti di essere un profondo e convinto meridionalista. Al sig. Di Leonardo vorrei ricordare che il problema sul degrado dei monumenti cui accenna sarà senz'altro vero, ma basta altresì riflettere che in Italia non v'è uno straccio di lapide o monumento che ricordi i caduti a difesa dell'ex autonomo ed indipendente Regno delle Due Sicilie, a differenza di quanto avviene invece in USA per i Sudisti anch'essi sconfitti di una guerra civile.

Erano quei meridionali soldati depositari di una loro dignità a difesa di una patria invasa ed annessa senza nemmeno una regolare dichiarazione di guerra. E' vero che la storia la scrivono i vincitori, però...è solo una questione di civiltà! Al sig. Moschini ricorderei che il nostro beneamato Presidente sul Risorgimento supplisce ed abbonda alle mancanze di memoria altrui. Nelle sue visite al Sud continua a ricordarci che i nostri figli devono rendersi disponibili ad emigrare (chiedo scusa oggi si dice "rendersi disponibili alla mobilità"!) proponendoci nei fatti una tragica terza emigrazione biblica della nostra storia. Il suo problema è quello di riproporci l'ossessiva esecuzione dell'inno di Mameli, come se questo fosse il problema prioritario rispetto a quelli gravissimi regalatici da questa specie di governo.

Sentirsi italiani non lo si ottiene imparando un inno bruttino musicalmente e nel testo, ma sentendosi nei fatti facenti parte di una nazione e non figli di un dio minore. Sul Risorgimento c'è da dire che per molti meridionali che conoscono la Storia parlare d'assenza di memoria vien da sorridere visto l'occultamento e la menzogna riportata a tal proposito sui libri da oltre 140 anni. E' una ferita non rimarginata, perchè se non è in discussione l'opportunità storica sull'eventualità di procedere ad un'Unità, è la sua attuazione feroce, vessatoria ecc.., in barba a tutte le leggi internazionali, che è in discussione. Ricordo solo tre cose:

1) il generale Cialdini (a capo dell'esercito piemontese) fu considerato e dichiarato dall'opinione internazionale un "criminale di guerra" per i massacri perpetrati al Sud

2) Indro Montanelli ebbe a dire: "il Risorgimento è ben altra cosa di quella che ci hanno dato da studiare sui banchi di scuola..."

3) Gramsci scrisse: "l'Unità d'Italia è stata una feroce dittatura con cui lo Stato ha seppellito, squartato vivi i contadini e la gente del Sud, che gli scrittori salariati hanno infamato col marchio di briganti!".

Chiedo venia ma è ora che si dicano certe cose.

Andrea Balìa

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giovedì 14 agosto 2008

Ad ognuno la propria storia


Il critico d’arte milanese Philippe Daverio, già in grande spolvero col precedente governo Berlusconi nonché amico e consulente di Letizia Moratti, oltre che autore di svariate trasmissioni d’ arte in Tv ha in questi giorni dato il meglio delle sue elucubrazioni filo nordiste:

“ l’abolizione del presepe sarebbe, in particolare per Milano, una conquista laica che definirei eccelsa”.

Ebbene chi scrive, pur avendo rispetto del personale approccio di chiunque a posizioni e coinvolgimenti religiosi, non ha con la fede un rapporto così intenso da fervente credente e praticante. Mi riservo però la libertà di ritenere l’ affermazione di cui sopra quel che si può definire, senza ombra di alcun dubbio o errore, “una emerita stronzata” che una certa frequentazione leghista di questo signore fa sì che quest’ultima perla vada ad inanellarsi alle tante altre che hanno costellato il panorama di citazioni dei suoi amici.

1) Il presepe è non precisamente, o almeno non solo, un fatto religioso e conseguentemente la sua eventuale abolizione come usanza non ha a che fare “il cosiddetto ficosecco” con le conquiste laiche.

2) Il presepe è cultura, tradizione popolare, memoria tramandata d’un artigianato antico che affonda le sue radici nei secoli trascorsi e racconto di mestieri che sono la storia d’un popolo.

Che poi la tradizionale usanza di questo manufatto ed il suo annuale rinnovarsi denoti la sua forza intrinseca e che sia nato sì con San Francesco ma esaltato e riproposto principalmente a Napoli, ci dispiace per lui, ma anche ciò va ad inserirsi nel lungo elenco di fatti che designano il pregnante spessore delle nostre tradizioni e del nostro costume.

Ora, ci rendiamo conto che per il signor Daverio e, forse molti milanesi, di tradizioni autoctone non ve ne siano molte d’annoverare, in quanto lo stesso albero è per noi tutti un simbolo importato dall’America, ma se tale assenza, unitamente all’auspicata abolizione del presepe, fa assurgere la sua persona e i suoi conterranei ad una condizione eccelsa ne prendiamo atto.

Ognuno può godersi del proprio status : chi di presenze e simboli a testimonianza dell’appartenenza ad una cultura consistente, e chi bearsi delle proprie assenze e di memorabili citazioni che stanno a testimoniarle.

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Il critico d’arte milanese Philippe Daverio, già in grande spolvero col precedente governo Berlusconi nonché amico e consulente di Letizia Moratti, oltre che autore di svariate trasmissioni d’ arte in Tv ha in questi giorni dato il meglio delle sue elucubrazioni filo nordiste:

“ l’abolizione del presepe sarebbe, in particolare per Milano, una conquista laica che definirei eccelsa”.

Ebbene chi scrive, pur avendo rispetto del personale approccio di chiunque a posizioni e coinvolgimenti religiosi, non ha con la fede un rapporto così intenso da fervente credente e praticante. Mi riservo però la libertà di ritenere l’ affermazione di cui sopra quel che si può definire, senza ombra di alcun dubbio o errore, “una emerita stronzata” che una certa frequentazione leghista di questo signore fa sì che quest’ultima perla vada ad inanellarsi alle tante altre che hanno costellato il panorama di citazioni dei suoi amici.

1) Il presepe è non precisamente, o almeno non solo, un fatto religioso e conseguentemente la sua eventuale abolizione come usanza non ha a che fare “il cosiddetto ficosecco” con le conquiste laiche.

2) Il presepe è cultura, tradizione popolare, memoria tramandata d’un artigianato antico che affonda le sue radici nei secoli trascorsi e racconto di mestieri che sono la storia d’un popolo.

Che poi la tradizionale usanza di questo manufatto ed il suo annuale rinnovarsi denoti la sua forza intrinseca e che sia nato sì con San Francesco ma esaltato e riproposto principalmente a Napoli, ci dispiace per lui, ma anche ciò va ad inserirsi nel lungo elenco di fatti che designano il pregnante spessore delle nostre tradizioni e del nostro costume.

Ora, ci rendiamo conto che per il signor Daverio e, forse molti milanesi, di tradizioni autoctone non ve ne siano molte d’annoverare, in quanto lo stesso albero è per noi tutti un simbolo importato dall’America, ma se tale assenza, unitamente all’auspicata abolizione del presepe, fa assurgere la sua persona e i suoi conterranei ad una condizione eccelsa ne prendiamo atto.

Ognuno può godersi del proprio status : chi di presenze e simboli a testimonianza dell’appartenenza ad una cultura consistente, e chi bearsi delle proprie assenze e di memorabili citazioni che stanno a testimoniarle.

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venerdì 1 agosto 2008

Vi avevamo avvertiti : stanno arrivando! (ricordate “Aspettando la Lega Nord e l’Mpa” ?)


Ricevo e posto questo condivisibile articolo di Balìa.

Piccola considerazione a margine:
Noi del PdSUD ci stiamo prodigando da mesi per favorire l'unione fra i vari Partiti meridionalisti,per altro ricevendone in cambio, da alcune persone, solo immotivato discredito.

Converrebbe a questo punto anche chiedersi a chi giova il "divide et impera"......cioè rendersi conto che:

"Il metodo che adottano per controllare l'opinione pubblica è antico come il mondo ed infallibile.
Aumentano le fazioni, riducendo così le possibili interazioni,moltiplicano le incomprensioni dividendo le persone".

Non sembra complicato da capire, ma ovviamente questo , per alcuni, è un ragionamento troppo semplicistico,da canzonetta...


Di Andrea Balìa

Appena il 25 Aprile (quindi poco tempo fa, subito dopo il risultato elettorale) scrivemmo delle modeste(come al solito) considerazioni che alcuni siti amici pubblicarono. Il testo del pezzo diceva così : “Aspettando la Lega Nord e l’MpA”.
Si è rivelato, e di certo non ne andiamo fieri, profetico.

Il Centrosinistra era uscito bastonato dal risultato elettorale e diremmo anche prevedibilmente e giustamente. Due anni di rattoppi, indecisioni, equilibrismi politici, il Sud al solito dimenticato, unico obiettivo il risanamento del debito pubblico ma tutto scaricato sulla classe media e con battute infelici ed irritanti, quasi irridenti di incauti ministri come il famoso “bamboccioni” rivolto ai giovani, senza sapere che anche le pillole più amare vanno indorate, ed un minimo di buon senso e di psicologia spicciola è una dote di base non così incredibile per un signore che fa il ministro e chiede sacrifici.

Duri e puri, presentandosi alle elezioni come i nuovi kennedyani italiani pronti a segare tutta la sinistra, fino ad ieri alleata, e regalando alla Lega il voto di protesta irritato della classe operaia sentitasi all’improvviso orfana. Risultato : batosta sonora!

Detto ciò, per rispetto alla verità, detta tutta la delusione per l’incapacità a governare di quella parte, e senza alcuna giustificazione, intravedevamo quello che si prospettava come il fenomeno più significativo e le probabili conseguenze.

Di Berlusconi poco da dire, si sapeva tutto, e non era difficile prevedere che, risentendosi così forte, avrebbe in primis pensato a sé facendosi subito qualche leggina pro domo sua. E così è stato. La Lega Nord invece vinceva con numeri importanti che avrebbe cinicamente sfruttato, e la novità MpA di Lombardo incuriosiva per essere alleata del suo ipotetico controaltare e per, pur se di provenienza non così misteriosa, valutarne il peso e l’azione. Questi due bisognava aspettare al varco, con molti dubbi e qualche fondato timore.

Ed infatti il panorama si va schiarendo ed i fatti si prospettano nella loro sostanza.

Di Lombardo abbiamo parlato fin troppo, ne avevamo intuito i limiti, un peso limitato, l’estrazione democristiana fatta di rapporti e collusioni, e un potere tutto siciliano e non complessivamente meridionalista come sbandierato sui simboli.
Fa quel che può, protesta per il programma della prossima riforma federalista, ma al massimo otterrà qualche bastonata in meno per la Sicilia.
Accreditarlo d’essere un traghettatore d’interessi di tutto il Sud c’è sembrato troppo, e poi le sue amicizie, la storia, i Cuffaro, ecc…ecc..scusateci ma ci sembrano troppo, e non crediamo a nuove verginità, ed uno che si tura il naso alleandosi con la Lega non ci appare come la nostra opportunità da non perdere.

La Lega Nord ha subito cavalcato l’onda della riforma federalista, e dopo avere accontentato l’unto del Signore sulle prime leggi, s’è buttata a capofitto contro gli immigrati, i rom ed appunto il federalismo.
Fin qui siamo ancora nel prevedibile, ma una volontà colonizzatrice e d’insegnamento (insopportabile) nei nostri confronti si palesa sempre più. Prima i 1000 volontari del Nord che c’insegneranno a far raccolta dei rifiuti (come se per questa ragione fosse esploso il problema “monnezza” e non per cattiva politica, interessi malavitosi e di un’imprenditoria truffaldina che vede coinvolti i “cummenda” padani), poi i 300 psicologi sempre del Nord che ci aiuteranno a meglio sopportare le sventure, e buon ultima – la ciliegina sulla torta – il prossimo Parlamento del Sud da loro organizzato con 150 figuri leghisti e la presentazione d’una loro lista a Novembre!

Vi avevamo avvertiti : quelli di prima non erano buoni, e non ci sono dubbi e fuor d’ogni rimpianto, ma di questi bisogna aver fondati e seri timori., e stanno arrivando.
Il Centrosinistra non ci considerava, questi invece vogliono ricolonizzarci ed organizzarci ai loro e per i loro interessi.

Da ciò l’accorato appello ai meridionalisti e ai relativi movimenti : sbrighiamoci, uniamoci, smettiamola (se mi è concesso)!

Chi vuole far solo cultura, chi fa il partito ma si scorda di Napoli, chi fa solo i siti, chi solo i giornali, chi vuole andare da solo, chi si scorda la storia, chi crede a Lombardo, chi ecc…ecc…
All’erta BRIGANTI!!!
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Ricevo e posto questo condivisibile articolo di Balìa.

Piccola considerazione a margine:
Noi del PdSUD ci stiamo prodigando da mesi per favorire l'unione fra i vari Partiti meridionalisti,per altro ricevendone in cambio, da alcune persone, solo immotivato discredito.

Converrebbe a questo punto anche chiedersi a chi giova il "divide et impera"......cioè rendersi conto che:

"Il metodo che adottano per controllare l'opinione pubblica è antico come il mondo ed infallibile.
Aumentano le fazioni, riducendo così le possibili interazioni,moltiplicano le incomprensioni dividendo le persone".

Non sembra complicato da capire, ma ovviamente questo , per alcuni, è un ragionamento troppo semplicistico,da canzonetta...


Di Andrea Balìa

Appena il 25 Aprile (quindi poco tempo fa, subito dopo il risultato elettorale) scrivemmo delle modeste(come al solito) considerazioni che alcuni siti amici pubblicarono. Il testo del pezzo diceva così : “Aspettando la Lega Nord e l’MpA”.
Si è rivelato, e di certo non ne andiamo fieri, profetico.

Il Centrosinistra era uscito bastonato dal risultato elettorale e diremmo anche prevedibilmente e giustamente. Due anni di rattoppi, indecisioni, equilibrismi politici, il Sud al solito dimenticato, unico obiettivo il risanamento del debito pubblico ma tutto scaricato sulla classe media e con battute infelici ed irritanti, quasi irridenti di incauti ministri come il famoso “bamboccioni” rivolto ai giovani, senza sapere che anche le pillole più amare vanno indorate, ed un minimo di buon senso e di psicologia spicciola è una dote di base non così incredibile per un signore che fa il ministro e chiede sacrifici.

Duri e puri, presentandosi alle elezioni come i nuovi kennedyani italiani pronti a segare tutta la sinistra, fino ad ieri alleata, e regalando alla Lega il voto di protesta irritato della classe operaia sentitasi all’improvviso orfana. Risultato : batosta sonora!

Detto ciò, per rispetto alla verità, detta tutta la delusione per l’incapacità a governare di quella parte, e senza alcuna giustificazione, intravedevamo quello che si prospettava come il fenomeno più significativo e le probabili conseguenze.

Di Berlusconi poco da dire, si sapeva tutto, e non era difficile prevedere che, risentendosi così forte, avrebbe in primis pensato a sé facendosi subito qualche leggina pro domo sua. E così è stato. La Lega Nord invece vinceva con numeri importanti che avrebbe cinicamente sfruttato, e la novità MpA di Lombardo incuriosiva per essere alleata del suo ipotetico controaltare e per, pur se di provenienza non così misteriosa, valutarne il peso e l’azione. Questi due bisognava aspettare al varco, con molti dubbi e qualche fondato timore.

Ed infatti il panorama si va schiarendo ed i fatti si prospettano nella loro sostanza.

Di Lombardo abbiamo parlato fin troppo, ne avevamo intuito i limiti, un peso limitato, l’estrazione democristiana fatta di rapporti e collusioni, e un potere tutto siciliano e non complessivamente meridionalista come sbandierato sui simboli.
Fa quel che può, protesta per il programma della prossima riforma federalista, ma al massimo otterrà qualche bastonata in meno per la Sicilia.
Accreditarlo d’essere un traghettatore d’interessi di tutto il Sud c’è sembrato troppo, e poi le sue amicizie, la storia, i Cuffaro, ecc…ecc..scusateci ma ci sembrano troppo, e non crediamo a nuove verginità, ed uno che si tura il naso alleandosi con la Lega non ci appare come la nostra opportunità da non perdere.

La Lega Nord ha subito cavalcato l’onda della riforma federalista, e dopo avere accontentato l’unto del Signore sulle prime leggi, s’è buttata a capofitto contro gli immigrati, i rom ed appunto il federalismo.
Fin qui siamo ancora nel prevedibile, ma una volontà colonizzatrice e d’insegnamento (insopportabile) nei nostri confronti si palesa sempre più. Prima i 1000 volontari del Nord che c’insegneranno a far raccolta dei rifiuti (come se per questa ragione fosse esploso il problema “monnezza” e non per cattiva politica, interessi malavitosi e di un’imprenditoria truffaldina che vede coinvolti i “cummenda” padani), poi i 300 psicologi sempre del Nord che ci aiuteranno a meglio sopportare le sventure, e buon ultima – la ciliegina sulla torta – il prossimo Parlamento del Sud da loro organizzato con 150 figuri leghisti e la presentazione d’una loro lista a Novembre!

Vi avevamo avvertiti : quelli di prima non erano buoni, e non ci sono dubbi e fuor d’ogni rimpianto, ma di questi bisogna aver fondati e seri timori., e stanno arrivando.
Il Centrosinistra non ci considerava, questi invece vogliono ricolonizzarci ed organizzarci ai loro e per i loro interessi.

Da ciò l’accorato appello ai meridionalisti e ai relativi movimenti : sbrighiamoci, uniamoci, smettiamola (se mi è concesso)!

Chi vuole far solo cultura, chi fa il partito ma si scorda di Napoli, chi fa solo i siti, chi solo i giornali, chi vuole andare da solo, chi si scorda la storia, chi crede a Lombardo, chi ecc…ecc…
All’erta BRIGANTI!!!

lunedì 21 luglio 2008

Lettera A Giorgio Bocca


Ricevo e posto:



Di Andrea Balìa


Egregio Bocca,
volevo evitare di scriverLe, ma devo dire che Lei ce la mette davvero tutta per provocare reazioni. Anni fa Le scrissi perché (tra le sue tante “perle” sul Sud!), parlando sulla tragedia del disastro ambientale di Sarno, Lei sostenne la singolare tesi che se la montagna franava era colpa dei contadini del luogo che avevano costruito case abusive. La sua tesi saltava a piè pari un problema geologico ben conosciuto ai Borbone, che vi avevano provveduto parzialmente con i Regi Lagni (ancora oggi in piedi) a differenza dell’incuria ed inefficienza di 150 anni di governi sabaudi, fascismi, e governicchi repubblicani. Ovviamente non mi rispose, aggiungendomi all’elenco – presumo folto – di meridionali cattivi che ce l’hanno impropriamente con Lei. Qualche settimana fa ha dichiarato che getta la spugna con i meridionali, che non ne può più, che va accantonato per sempre ogni riferimento anche a Gramsci ed alla fantomatica “Questione Meridionale”, ecc…ecc…ed io ho preferito commentare la cosa su giornali meridionalisti, permettendomi d’associarla ad un altro campione di solidarietà, suo collega pur se di parte avversa, come Feltri che appella i nostri luoghi come “terra maledetta!”. Ma non è così…la spugna l’avrà pure gettata ma non mancano i suoi articoli di contenere la battutina, il rimprovero, l’ammiccamento all’argomento Sud, e perseguendo quest’atteggiamento lamentoso, di vittima dei cattivi meridionali che lo odiano e lo tacciano di razzismo. Strano che si siano ribaltate le cose ed ora sia Lei ad avere quell’atteggiamento di cui ci ha sempre – unitamente ad una consolidata teoria nordista – sempre accusato : il vittimismo. Ho letto però il suo ultimo pezzo su “il Venerdì” di Repubblica circa il voto siciliano, la mafia, ecc…, e qui credo Lei abbia raggiunto il massimo. Snocciolando un’analisi non peregrina sull’argomento è stato, anche stavolta, capace d’infilarci la frecciatina antinapoletana.
Incredibilmente e gratuitamente associa i lettori napoletani che l’accusano di razzismo a quelli siciliani che hanno votato pro mafia. Ma come si permette? Cosa Le passa per il cervello? Noi siamo gente perbene, eredi d’una cultura millenaria che tanto La infastidisce e che tanto mal sopporta Le venga ricordata. Ma tant’è e non è di certo colpa nostra se documenti, monumenti, leggi, primati e conquiste sociali connotano i nostri secoli passati rispetto a debiti, cialtronerie, livelli di vita decisamente inferiori che hanno connotato i nordici trascorsi sino quasi all’ultima guerra con le vostre dignitose ma povere cameriere intente a girare l’Italia. Cosa crede che tutti i meridionali che la criticano siano imparentati con camorristi e mafiosi o siano tutti berlusconiani e/o di destra? Come succede a Lei e a Feltri, anche tra chi l’accusa di gratuito e pervicace razzismo c’è gente di sinistra e di destra! Il problema Sud ed un’attenta e più onesta analisi sono state evidenziati, anche se Le parrà strano, anche da gente di sinistra : oltre a Gramsci s’è espresso Pasolini, ci si è infilato anche il Presidente Napoletano negli anni del dopoguerra se non l’avesse poi fermato Togliatti, ha scritto qualcosa di molto interessante Erri De Luca. Ma niente …Lei ed una buona parte della sinistra anzicchè cavalcare il problema Sud, coerenti e distratti, continuate a sottovalutare la cosa o a criticarla : forse per voi è ancora presto, i meridionali e questa benedetta Questione possono attendere…secolo più, secolo meno!
Ma il punto non è questo : La pensi come vuole, solo progetti divini (per chi ci crede) o il naturale corso dell’incedere del tempo possono essere risolutivi rispetto anche a sclerotiche posizioni, ma stia attento e sia più cauto e rispettoso nell’accomunare chi ama, stima e difende le proprie radici meridionali, con aderenti o foraggiatori d’associazioni malavitose.
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Ricevo e posto:



Di Andrea Balìa


Egregio Bocca,
volevo evitare di scriverLe, ma devo dire che Lei ce la mette davvero tutta per provocare reazioni. Anni fa Le scrissi perché (tra le sue tante “perle” sul Sud!), parlando sulla tragedia del disastro ambientale di Sarno, Lei sostenne la singolare tesi che se la montagna franava era colpa dei contadini del luogo che avevano costruito case abusive. La sua tesi saltava a piè pari un problema geologico ben conosciuto ai Borbone, che vi avevano provveduto parzialmente con i Regi Lagni (ancora oggi in piedi) a differenza dell’incuria ed inefficienza di 150 anni di governi sabaudi, fascismi, e governicchi repubblicani. Ovviamente non mi rispose, aggiungendomi all’elenco – presumo folto – di meridionali cattivi che ce l’hanno impropriamente con Lei. Qualche settimana fa ha dichiarato che getta la spugna con i meridionali, che non ne può più, che va accantonato per sempre ogni riferimento anche a Gramsci ed alla fantomatica “Questione Meridionale”, ecc…ecc…ed io ho preferito commentare la cosa su giornali meridionalisti, permettendomi d’associarla ad un altro campione di solidarietà, suo collega pur se di parte avversa, come Feltri che appella i nostri luoghi come “terra maledetta!”. Ma non è così…la spugna l’avrà pure gettata ma non mancano i suoi articoli di contenere la battutina, il rimprovero, l’ammiccamento all’argomento Sud, e perseguendo quest’atteggiamento lamentoso, di vittima dei cattivi meridionali che lo odiano e lo tacciano di razzismo. Strano che si siano ribaltate le cose ed ora sia Lei ad avere quell’atteggiamento di cui ci ha sempre – unitamente ad una consolidata teoria nordista – sempre accusato : il vittimismo. Ho letto però il suo ultimo pezzo su “il Venerdì” di Repubblica circa il voto siciliano, la mafia, ecc…, e qui credo Lei abbia raggiunto il massimo. Snocciolando un’analisi non peregrina sull’argomento è stato, anche stavolta, capace d’infilarci la frecciatina antinapoletana.
Incredibilmente e gratuitamente associa i lettori napoletani che l’accusano di razzismo a quelli siciliani che hanno votato pro mafia. Ma come si permette? Cosa Le passa per il cervello? Noi siamo gente perbene, eredi d’una cultura millenaria che tanto La infastidisce e che tanto mal sopporta Le venga ricordata. Ma tant’è e non è di certo colpa nostra se documenti, monumenti, leggi, primati e conquiste sociali connotano i nostri secoli passati rispetto a debiti, cialtronerie, livelli di vita decisamente inferiori che hanno connotato i nordici trascorsi sino quasi all’ultima guerra con le vostre dignitose ma povere cameriere intente a girare l’Italia. Cosa crede che tutti i meridionali che la criticano siano imparentati con camorristi e mafiosi o siano tutti berlusconiani e/o di destra? Come succede a Lei e a Feltri, anche tra chi l’accusa di gratuito e pervicace razzismo c’è gente di sinistra e di destra! Il problema Sud ed un’attenta e più onesta analisi sono state evidenziati, anche se Le parrà strano, anche da gente di sinistra : oltre a Gramsci s’è espresso Pasolini, ci si è infilato anche il Presidente Napoletano negli anni del dopoguerra se non l’avesse poi fermato Togliatti, ha scritto qualcosa di molto interessante Erri De Luca. Ma niente …Lei ed una buona parte della sinistra anzicchè cavalcare il problema Sud, coerenti e distratti, continuate a sottovalutare la cosa o a criticarla : forse per voi è ancora presto, i meridionali e questa benedetta Questione possono attendere…secolo più, secolo meno!
Ma il punto non è questo : La pensi come vuole, solo progetti divini (per chi ci crede) o il naturale corso dell’incedere del tempo possono essere risolutivi rispetto anche a sclerotiche posizioni, ma stia attento e sia più cauto e rispettoso nell’accomunare chi ama, stima e difende le proprie radici meridionali, con aderenti o foraggiatori d’associazioni malavitose.

martedì 1 luglio 2008

L’Italia, i meridionalisti e la memoria storica



Più punti di questo interessante
articolo di A. Bàlia, meritano un'adeguata riflessione .
Sul secondo punto in particolare,quello che riguarda più da vicino il PdSUD, pur non volendo entrare nello specifico, credo che si possa dire che l'analisi di alcune delle problematiche, lucidamente indicate, è già da qualche tempo iniziata.Penso infatti che l'accordo federativo, da poco sottoscritto fra il PdSUD ed Insorgenza Civile rappresenti già una prima, significativa, risposta. Inoltre la ricerca di una strada che porti ad una aggregazione dei Partiti del "nostro mondo" penso fosse un atto dovuto verso il nostro Popolo oltre ad essere parte di un "rituale politico" assolutamente da espletare prima di passare ad una fase successiva,che ci auguriamo decisiva per il futuro del nostro Paese. E' vero che la frase,ultimamente più volte ripetuta, "verso l'aggregazione..." possa apparire,quasi come un mantra, ovvia e priva di significato reale , ma si tratta comunque di una ricerca da intraprendere per non lasciare nulla di intentato sulla strada dell'unità meridionalista e per non prestare il fianco ad eventuali attacchi settari. Va anche detto che le notizie che giungono da Agnano,pur al termine di una riunione interlocutoria, paiono incoraggianti.Una convergenza su posizioni identitarie sembra raggiungibile!
In seguito non mancherà la formulazione di un programma in cui saranno elencate le proposte volte alla rinascita della nostra Nazione.(PdSUD E.R.)

Di Andrea Bàlia

Più passa il tempo e più mi convinco che questo paese chiamato Italia è ormai incartato, ripiegato su sé stesso e senza soluzioni. Nato male, con un’economia sbilanciata e con sopite ma mai scomparse crisi di rigetto al suo interno che potrebbero sempre esplodere. Governato peggio da monarchie truffaldine, regimi dittatoriali e da precarie democrazie repubblicane.
Un paese che si ritrova attualmente con un governo ed una opposizione non capaci di assolvere ai loro ruoli. Un governo che invece di affrontare i reali problemi dei suoi cittadini pone come priorità cose che si è dimenticato di citare in campagna preelettorale: i soliti problemi processuali del suo premier, l’iniziativa di prendere le impronte digitali ai bambini rom (sic!!!), e la promessa (quella sì, proclamata da tempo!) di lasciare ai posteri l’opera magna - come da littoria memoria – del ponte dello stretto. Neanche in fatto di “monnezza” grandi novità: Bertolaso c’era stato già prima, i rifiuti - a tre mesi dal suo insediamento – sono anche loro ancora lì, forse le forze alleate convinceranno qualche altra regione a dare una mano per supportare rispetto a questo problema l’immagine del premier, che in compenso ha abituato i napoletani alla sua rituale presenza in città che, sì, blocca ogni volta un po’ il traffico, ma tanto li solleva!
Dall’altra sponda l’opposizione è tutto un programma. Il maggiore partito, sbandierato come la novità del secolo, è sonnacchioso, disponibile ad un atteggiamento buonista da associazione da oratorio e con irrisolte diatribe interne. L’opposizione ambientalista e vetero comunista fuori dal parlamento a leccarsi ferite difficilmente rimarginabili, e Di Pietro assunto all’inconsueto ruolo d’unico oppositore con un minimo di credibilità.
Adesso mi direte: e che c’entrano i meridionalisti e la memoria storica con tutto ciò? C’entrano, c’entrano…tranquilli!
I meridionalisti una ventina d’anni fa, uscendo da decennali letarghi fatti di dimenticanze, omissioni, teste chinate ai poteri e ai leaders partitici, hanno iniziato a fronte di studi, ricerche, ritrovamenti di testi, analisi dei più attenti, a togliere la polvere dalle pietre, a rivendicare il recupero della dignità, a raccontare una storia diversa da quella scritta dai vincitori, e, con l’aiuto di associazioni culturali, coraggiosi giornali, l’avvento di internet e di consequenziali siti in merito, e movimenti precari ma volenterosi, a reclamare il riappropriarsi della memoria storica.
Siamo giunti ai nostri giorni, e, tra un governo che toglie l’Ici prendendo i soldi da quelli destinati ad opere infrastrutturali per il Sud (ad esempio la Napoli/Bari di borbonica memoria) e l’opposizione distratta da sempre rispetto alla “Questione Meridionale”, come probabilmente inevitabile ed auspicabile, l’approccio alla creazione d’una rappresentatività politica del Sud è stato il logico risultato. Le posizioni degne di nota al momento appaiono sostanzialmente tre:
1)l’arroccamento a monte delle associazioni e dei movimenti storici meridionali che, oltre a rivendicare una primogenitura, sono per il proseguimento di sole attività culturali, ritenendo ancora prematuro il salto politico. In parte potrebbe esser vero per un coscienza non ancora definita dei meridionali, ma improponibile per una realtà talmente vessata e degradata, che non permette più la procrastinabilità di una decisione;
2)la discesa in campo di quel Partito del Sud, creato simbolicamente a Gaeta da Antonio Ciano che né è ad oggi il rettore pro tempore. Degno di nota è l’aver rappresentanze e liste in Lazio, Puglia, Sicilia e financo in un’attenta delegazione in Emilia e Romagna. Altrettanto rispettabile è la volontà d’aggregare e/o federarsi con altri movimenti meridionalisti, perché si sa che l’aggregarsi è meglio che il dividersi. Due osservazioni: strano e direi grave che ad oggi ancora non esista una delegazione campana visto l’importanza storica e simbolica della capitale del Sud e il momento grave di Napoli in questi tempi. E un’attenzione che si auspica maggiore a far salire sul carro chi lo merita, perché movimenti come la Lega Sud – per assonanza, simbologia, riferimenti, e presenza attiva sul territorio, non so se abbiano i requisiti giusti per sedere a quel tavolo. In ultimo la dichiarazione più esplicita e precisa d’un programma propositivo darebbe ulteriore credibilità ai sicuri riferimenti storici e di memoria.
3)la recente discesa in campo di L’Altro Sud – Unione Democratica del Sud, nato dalle teorizzazioni, studi ed esperienze del dott. Antonio Civita Gentile, meridionalista della prim’ora e tra i più preparati tra i soggetti di spicco dell’attuale meridionalismo. Programma accurato e definito che si rifà al regionalismo europeo e agli scritti ed al pensiero di Guido D’Orso, una ricerca incoraggiante di adesione giovanile e sostanzialmente un’insolita serietà di comportamento rispetto ad uno spontaneismo spesso tendente al folklorico d’un certo meridionalismo. Però. però…
E qui arriviamo al terzo punto di queste dissertazioni, come scritto nel titolo: la memoria storica.
Che i movimenti e le associazioni che iniziarono la campagna mediatica del meridionalismo degli ultimi vent’anni ne abbiano – non dico abusato – ma fatto forse l’unica bandiera per la lotta, forse sarà anche in parte vero, e non a caso fanno fatica ad aggiungerci una propositività politica. Però d’altro canto leggendo i punti programmatici di L’Altro Sud, tutto o quasi sembra scomparso. E’ vero c’è scritto “difesa dell’identità storica e territoriale”. Ma, onestamente sembra poco. Mi è stato detto: “…vedrai, al momento giusto…”. Ma perché ci si dovrebbe vergognare a dichiararlo? Per quale ragione non deve esplicitamente essere uno dei dieci punti dichiarati?
L’architetto e amico Nando Dicè, tra i più arrabbiati e veementi meridionalisti, ha scritto settimane fa un pezzo, che reputo bellissimo, dal titolo “Il passato che non passa” dove dice: “Quando indichiamo la bandiera delle Due Sicilie noi indichiamo l’identità del popolo meridionale, solo i miopi o quelli in mala fede, possono vedere una nostalgia o dei sentimenti antistorici. Il passato è importante. Molti ci chiedono ma perché parlare del passato? Noi non parliamo “del passato”, ma parliamo dell’inizio, l’inizio di un problema, un problema che si chiama “questione meridionale”, un problema che non è ancora risolto ed è più attuale che mai.”.
O ancora: “Noi non parliamo del passato, ricordando il passato. Parliamo dell’inizio del problema.”.
O potremmo citare il magnifico scritto di Nicola Zitara intitolato “Il debito storico” dove dice con la consueta forza e chiarezza: “Il risarcimento è invece un'esigenza politica…”e dopo: “Il Sud era ed è rimasto, nel sistema italiano, un prolungamento demografico, ferroviario, stradale, aeroportuale. C'è abbastanza in quanto elencato per pretendere un risarcimento dei danni, cosa di cui prima o poi si occuperà una qualche corte di giustizia e comunque, politicamente, l'azione popolare!”.
Si è combattuto da anni per il recupero della memoria storica, perché i meridionali (e non solo) sapessero e con l’ardente speranza che la verità venisse riconosciuta. Ora dovremmo dimenticare di nuovo tutto, buttare a mare queste argomentazioni, farle sparire o sottacerle in un programma che finalmente s’affaccia sul panorama politico. Dovremmo non gridarle e rivendicarle con orgoglio e passione proprio ora che s’affaccia l’alba della tanta auspicata rappresentatività politica. Insomma dovremmo buttare il bambino assieme all’acqua sporca? Pragmatismo sì, atteggiamenti meno autocommiserevoli sì, ma i conti con la storia vanno fatti, dobbiamo farli noi ma anche lo Stato italiano , il Nord, questi governi e queste opposizioni, senza preoccuparsi di pronuciare la parola Borbone, perché con loro coincide (tra pregi e difetti) un passato degno e di spessore del Sud, e con loro sì è interrotta la crescita, lo sviluppo e l’autonomia del Sud. Senza nostalgie eccessive ma anche evitando analisi che dimenticano o marginalizzano i metodi e gli eventi del processo unitario.Va preteso che tutti sappiano e che tutti (Stato italiano compreso) lo riconoscano e ce lo riconoscano! Lo si deve innanzitutto ai martiri e a quei resistenti chiamati briganti, anch’essi forse troppo scomodi da rinominare nelle metodologie dell’attuale politica.
In definitiva ai nuovi movimenti politici va data anima, passione, senso d’appartenenza, che è poi l’humus, l’appeal, che crea aggregazione nel popolo, esaltandone in modo sano (e non dirigistico) quella reattività, quel giusto livore popolare. Insomma figli d’un altro Sud, raccontandone la positività, ma consci di cosa è successo loro, di cosa la storia ha combinato a loro e a le loro terre.
Questa la miscela, questo il doveroso equilibrio.
E poi le parti, quelle più propositive dovrebbero parlarsi, confrontarsi, evitando elitarismi, immodificabilità del proprio verbo di cui il Sud non ha bisogno. Per questo noi battitori liberi (ad oggi) combattenti ci adoperiamo.
Ah dimenticavo….dimenticavo la quarta (o prima) posizione, quella “tosta”, esaltante, difficile, odorosa di pregnante dignità, che certe precarietà di strategie politiche spingono a riconsiderare: la posizione del maestro Nicola Zitara: “il separatismo”.
Meditate gente, meditate…
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Più punti di questo interessante
articolo di A. Bàlia, meritano un'adeguata riflessione .
Sul secondo punto in particolare,quello che riguarda più da vicino il PdSUD, pur non volendo entrare nello specifico, credo che si possa dire che l'analisi di alcune delle problematiche, lucidamente indicate, è già da qualche tempo iniziata.Penso infatti che l'accordo federativo, da poco sottoscritto fra il PdSUD ed Insorgenza Civile rappresenti già una prima, significativa, risposta. Inoltre la ricerca di una strada che porti ad una aggregazione dei Partiti del "nostro mondo" penso fosse un atto dovuto verso il nostro Popolo oltre ad essere parte di un "rituale politico" assolutamente da espletare prima di passare ad una fase successiva,che ci auguriamo decisiva per il futuro del nostro Paese. E' vero che la frase,ultimamente più volte ripetuta, "verso l'aggregazione..." possa apparire,quasi come un mantra, ovvia e priva di significato reale , ma si tratta comunque di una ricerca da intraprendere per non lasciare nulla di intentato sulla strada dell'unità meridionalista e per non prestare il fianco ad eventuali attacchi settari. Va anche detto che le notizie che giungono da Agnano,pur al termine di una riunione interlocutoria, paiono incoraggianti.Una convergenza su posizioni identitarie sembra raggiungibile!
In seguito non mancherà la formulazione di un programma in cui saranno elencate le proposte volte alla rinascita della nostra Nazione.(PdSUD E.R.)

Di Andrea Bàlia

Più passa il tempo e più mi convinco che questo paese chiamato Italia è ormai incartato, ripiegato su sé stesso e senza soluzioni. Nato male, con un’economia sbilanciata e con sopite ma mai scomparse crisi di rigetto al suo interno che potrebbero sempre esplodere. Governato peggio da monarchie truffaldine, regimi dittatoriali e da precarie democrazie repubblicane.
Un paese che si ritrova attualmente con un governo ed una opposizione non capaci di assolvere ai loro ruoli. Un governo che invece di affrontare i reali problemi dei suoi cittadini pone come priorità cose che si è dimenticato di citare in campagna preelettorale: i soliti problemi processuali del suo premier, l’iniziativa di prendere le impronte digitali ai bambini rom (sic!!!), e la promessa (quella sì, proclamata da tempo!) di lasciare ai posteri l’opera magna - come da littoria memoria – del ponte dello stretto. Neanche in fatto di “monnezza” grandi novità: Bertolaso c’era stato già prima, i rifiuti - a tre mesi dal suo insediamento – sono anche loro ancora lì, forse le forze alleate convinceranno qualche altra regione a dare una mano per supportare rispetto a questo problema l’immagine del premier, che in compenso ha abituato i napoletani alla sua rituale presenza in città che, sì, blocca ogni volta un po’ il traffico, ma tanto li solleva!
Dall’altra sponda l’opposizione è tutto un programma. Il maggiore partito, sbandierato come la novità del secolo, è sonnacchioso, disponibile ad un atteggiamento buonista da associazione da oratorio e con irrisolte diatribe interne. L’opposizione ambientalista e vetero comunista fuori dal parlamento a leccarsi ferite difficilmente rimarginabili, e Di Pietro assunto all’inconsueto ruolo d’unico oppositore con un minimo di credibilità.
Adesso mi direte: e che c’entrano i meridionalisti e la memoria storica con tutto ciò? C’entrano, c’entrano…tranquilli!
I meridionalisti una ventina d’anni fa, uscendo da decennali letarghi fatti di dimenticanze, omissioni, teste chinate ai poteri e ai leaders partitici, hanno iniziato a fronte di studi, ricerche, ritrovamenti di testi, analisi dei più attenti, a togliere la polvere dalle pietre, a rivendicare il recupero della dignità, a raccontare una storia diversa da quella scritta dai vincitori, e, con l’aiuto di associazioni culturali, coraggiosi giornali, l’avvento di internet e di consequenziali siti in merito, e movimenti precari ma volenterosi, a reclamare il riappropriarsi della memoria storica.
Siamo giunti ai nostri giorni, e, tra un governo che toglie l’Ici prendendo i soldi da quelli destinati ad opere infrastrutturali per il Sud (ad esempio la Napoli/Bari di borbonica memoria) e l’opposizione distratta da sempre rispetto alla “Questione Meridionale”, come probabilmente inevitabile ed auspicabile, l’approccio alla creazione d’una rappresentatività politica del Sud è stato il logico risultato. Le posizioni degne di nota al momento appaiono sostanzialmente tre:
1)l’arroccamento a monte delle associazioni e dei movimenti storici meridionali che, oltre a rivendicare una primogenitura, sono per il proseguimento di sole attività culturali, ritenendo ancora prematuro il salto politico. In parte potrebbe esser vero per un coscienza non ancora definita dei meridionali, ma improponibile per una realtà talmente vessata e degradata, che non permette più la procrastinabilità di una decisione;
2)la discesa in campo di quel Partito del Sud, creato simbolicamente a Gaeta da Antonio Ciano che né è ad oggi il rettore pro tempore. Degno di nota è l’aver rappresentanze e liste in Lazio, Puglia, Sicilia e financo in un’attenta delegazione in Emilia e Romagna. Altrettanto rispettabile è la volontà d’aggregare e/o federarsi con altri movimenti meridionalisti, perché si sa che l’aggregarsi è meglio che il dividersi. Due osservazioni: strano e direi grave che ad oggi ancora non esista una delegazione campana visto l’importanza storica e simbolica della capitale del Sud e il momento grave di Napoli in questi tempi. E un’attenzione che si auspica maggiore a far salire sul carro chi lo merita, perché movimenti come la Lega Sud – per assonanza, simbologia, riferimenti, e presenza attiva sul territorio, non so se abbiano i requisiti giusti per sedere a quel tavolo. In ultimo la dichiarazione più esplicita e precisa d’un programma propositivo darebbe ulteriore credibilità ai sicuri riferimenti storici e di memoria.
3)la recente discesa in campo di L’Altro Sud – Unione Democratica del Sud, nato dalle teorizzazioni, studi ed esperienze del dott. Antonio Civita Gentile, meridionalista della prim’ora e tra i più preparati tra i soggetti di spicco dell’attuale meridionalismo. Programma accurato e definito che si rifà al regionalismo europeo e agli scritti ed al pensiero di Guido D’Orso, una ricerca incoraggiante di adesione giovanile e sostanzialmente un’insolita serietà di comportamento rispetto ad uno spontaneismo spesso tendente al folklorico d’un certo meridionalismo. Però. però…
E qui arriviamo al terzo punto di queste dissertazioni, come scritto nel titolo: la memoria storica.
Che i movimenti e le associazioni che iniziarono la campagna mediatica del meridionalismo degli ultimi vent’anni ne abbiano – non dico abusato – ma fatto forse l’unica bandiera per la lotta, forse sarà anche in parte vero, e non a caso fanno fatica ad aggiungerci una propositività politica. Però d’altro canto leggendo i punti programmatici di L’Altro Sud, tutto o quasi sembra scomparso. E’ vero c’è scritto “difesa dell’identità storica e territoriale”. Ma, onestamente sembra poco. Mi è stato detto: “…vedrai, al momento giusto…”. Ma perché ci si dovrebbe vergognare a dichiararlo? Per quale ragione non deve esplicitamente essere uno dei dieci punti dichiarati?
L’architetto e amico Nando Dicè, tra i più arrabbiati e veementi meridionalisti, ha scritto settimane fa un pezzo, che reputo bellissimo, dal titolo “Il passato che non passa” dove dice: “Quando indichiamo la bandiera delle Due Sicilie noi indichiamo l’identità del popolo meridionale, solo i miopi o quelli in mala fede, possono vedere una nostalgia o dei sentimenti antistorici. Il passato è importante. Molti ci chiedono ma perché parlare del passato? Noi non parliamo “del passato”, ma parliamo dell’inizio, l’inizio di un problema, un problema che si chiama “questione meridionale”, un problema che non è ancora risolto ed è più attuale che mai.”.
O ancora: “Noi non parliamo del passato, ricordando il passato. Parliamo dell’inizio del problema.”.
O potremmo citare il magnifico scritto di Nicola Zitara intitolato “Il debito storico” dove dice con la consueta forza e chiarezza: “Il risarcimento è invece un'esigenza politica…”e dopo: “Il Sud era ed è rimasto, nel sistema italiano, un prolungamento demografico, ferroviario, stradale, aeroportuale. C'è abbastanza in quanto elencato per pretendere un risarcimento dei danni, cosa di cui prima o poi si occuperà una qualche corte di giustizia e comunque, politicamente, l'azione popolare!”.
Si è combattuto da anni per il recupero della memoria storica, perché i meridionali (e non solo) sapessero e con l’ardente speranza che la verità venisse riconosciuta. Ora dovremmo dimenticare di nuovo tutto, buttare a mare queste argomentazioni, farle sparire o sottacerle in un programma che finalmente s’affaccia sul panorama politico. Dovremmo non gridarle e rivendicarle con orgoglio e passione proprio ora che s’affaccia l’alba della tanta auspicata rappresentatività politica. Insomma dovremmo buttare il bambino assieme all’acqua sporca? Pragmatismo sì, atteggiamenti meno autocommiserevoli sì, ma i conti con la storia vanno fatti, dobbiamo farli noi ma anche lo Stato italiano , il Nord, questi governi e queste opposizioni, senza preoccuparsi di pronuciare la parola Borbone, perché con loro coincide (tra pregi e difetti) un passato degno e di spessore del Sud, e con loro sì è interrotta la crescita, lo sviluppo e l’autonomia del Sud. Senza nostalgie eccessive ma anche evitando analisi che dimenticano o marginalizzano i metodi e gli eventi del processo unitario.Va preteso che tutti sappiano e che tutti (Stato italiano compreso) lo riconoscano e ce lo riconoscano! Lo si deve innanzitutto ai martiri e a quei resistenti chiamati briganti, anch’essi forse troppo scomodi da rinominare nelle metodologie dell’attuale politica.
In definitiva ai nuovi movimenti politici va data anima, passione, senso d’appartenenza, che è poi l’humus, l’appeal, che crea aggregazione nel popolo, esaltandone in modo sano (e non dirigistico) quella reattività, quel giusto livore popolare. Insomma figli d’un altro Sud, raccontandone la positività, ma consci di cosa è successo loro, di cosa la storia ha combinato a loro e a le loro terre.
Questa la miscela, questo il doveroso equilibrio.
E poi le parti, quelle più propositive dovrebbero parlarsi, confrontarsi, evitando elitarismi, immodificabilità del proprio verbo di cui il Sud non ha bisogno. Per questo noi battitori liberi (ad oggi) combattenti ci adoperiamo.
Ah dimenticavo….dimenticavo la quarta (o prima) posizione, quella “tosta”, esaltante, difficile, odorosa di pregnante dignità, che certe precarietà di strategie politiche spingono a riconsiderare: la posizione del maestro Nicola Zitara: “il separatismo”.
Meditate gente, meditate…

martedì 17 giugno 2008

Da Bocca a Feltri : la militanza antimeridionalista


Ricevo e posto:


Di Andrea Balìa

Sapete qual è lo sport nazionale dei giornalisti italiani? Sparare sulla Croce Rossa, ovvero parlar male del meridione. In disaccordo su tutto, ma accomunati da Destra a Sinistra nel sacro compito storico di perpetrare la militanza antimeridionalista. Siamo un ameno luogo che per Feltri è “la terra maledetta” e per Bocca “l’inferno”. Quest’ultimo ha segnato la sua carriera di giornalista/scrittore di perle per l’appunto di libri come “L’inferno”, “La disunità italiana”, e buon ultimo “Napoli siamo noi”, nonché un nutrito numero di articoli sempre benevoli, solidaristici, e predisposti (sic!) all’analisi storica. Adesso, stanco di tanta persistente battaglia, dichiara che getta la spugna, non ci comprende e non sa cosa più farci, se tanti suoi colleghi (come Ermanno Rea che lo definì “vecchia sciarpa littoria”) e tutti i meridionalisti ce l’hanno con lui, tranne vari apprezzamenti che gli arrivano, guarda un po’, dal Nord. Dice, con malcelata ironia, che allora sarà vero : forse lui è antimeridionalista e un po’ razzista, e chissà perfino leghista. Il caro (si fa per dire) Bocca non entra nel merito di alcune cose : 1) se tutti i meridionalisti ce l’hanno con lui, forse, non fosse altro che per un conto di probabilità statistiche, qualcosa di vero ci sarà pure, o no? Se tanta gente, ad esempio, ama Berlusconi qualche merito mediatico il Cavaliere l’avrà pure! Se tanto diffuso è l’antiberlusconismo, qualcosa (tra mille accuse) l’unto del Signore l’avrà pur fatto! Bocca invece si sente vittima d’ingiusto ostracismo, e lo viene a dire a noi che saremmo per lui inetti e macchiati di vittimismo cronico! Dice, facendo il finto ironico : sarò davvero razzista e anche leghista? Lui non sarà leghista, però guarda caso gli apprezzamenti più vivi li raccoglie dal Nord e proprio da quei signori, e allora? Che dire, sarà un caso, uno scherzo del destino! All’epoca del disastro di Sarno ebbe il buon gusto di scrivere che la montagna franava per colpa dei contadini di quel luogo che avevano costruito case abusive dove non dovevano. Il fatto che un secolo e passa di governi sabaudi, fascismi e repubbliche avesse ignorato un problema geologico parzialmente combattuto dai Regi Lagni borbonici non lo sfiorò nemmeno. Di chi poteva essere la colpa se non dei cattivi contadini meridionali? Queste cose gliele scrissi all’epoca, ma ovviamente non mi rispose perché probabilmente fui subito inserito nell’elenco dei meridionalisti che l’odiavano. E poi si meraviglia e getta la spugna, ed ironizza che lo si accusi di leghismo, dopo aver detto in Tv da Fazio a “Che tempo che fa” in un’ospitata di qualche mese addietro che se i leghisti dicono “forza Vesuvio!” non gli si può dare del tutto torto! Ma che razza di persona è questa, che ti bastona e s’offende, che dice che lui aveva previsto tutto : camorra, cattivi politici e monnezza. Ma che bravo! Noi della camorra, oltre che viverla sulla nostra pelle, invece non sapevamo nulla, e manco che i politici degli ultimi vent’anni ci avrebbero portato a questo. Cosa crede facciano i meridionalisti? Forse che stimino i politici che ci governano, e che colludino con i camorristi? Di cosa pensa noi parliamo, e per cosa combattiamo? Poi straparla del fatto che noi sosteniamo sempre d’essere la culla della cultura : e cos’è colpa nostra se noi avevamo 14 o 15 teatri operativi ogni sera quando a Milano si faceva fatica a trovarne uno aperto? E colpa nostra se quando al posto dei servizi igienici loro avevano ancora il “pozzo nero”, mentre gente come Goethe, Bach e Gluck ritenevano Napoli un punto d’arrivo culturale? Il signor Bocca, al di là della cultura, dovrebbe spiegarci perché – al di là di tutto – prima della beneamata unità – stavamo (come da documenti, testi d’archivi, ecc…) tanto meglio, sia rispetto a noi stessi che a loro. Questi sono numeri e non opinioni o esercizi filosofici. Ma, tranquilli, il signor Bocca non è solo ma è in buona compagnia. Altro campione, di parte politica avversa, che gli tiene compagnia è Vittorio Feltri, il direttore di Libero. Non sono chiaramente i soli, ma sono solo tra le frecce più avvelenate. Feltri non scrive libri ma non ci fa mancare i suoi “dotti” articoli. Nell’ultimo, di qualche settimana fa intitolato “La teoria del lamento” parla del Sud appellandolo come “terra maledetta”, con la stessa sicumera di come i resistenti del meridione furono chiamati “briganti”. Il metodo lo conosciamo, si rifà a quell’ineluttabilità al male tanto cara a Croce, che lui e Bocca da cattivi nipotini replicanti ci propinano. Feltri dovrebbe sapere, se conoscesse un po’ più di storia, che senza questa “terra maledetta”, la loro terra avrebbe oggi le pezze a quel posto. Tra l’altro oggi si dipana alfine il perché di quel nome “Libero” alla sua testata : ne siamo certi, vuol dire libero di sparare cazzate! Insomma cosa dire? Noi però abbiamo un’idea ed una speranza : auguriamo loro lunga vita, almeno tanta da poter assistere a giorni ed eventi che ripareranno alla loro cordialità e solidarietà nei nostri confronti. Dite che la loro età avanzata non ci permetterà questo sfizio? Ebbene allora vorrà dire che avremo almeno una sola e buona ragione per dolerci della loro dipartita.

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Ricevo e posto:


Di Andrea Balìa

Sapete qual è lo sport nazionale dei giornalisti italiani? Sparare sulla Croce Rossa, ovvero parlar male del meridione. In disaccordo su tutto, ma accomunati da Destra a Sinistra nel sacro compito storico di perpetrare la militanza antimeridionalista. Siamo un ameno luogo che per Feltri è “la terra maledetta” e per Bocca “l’inferno”. Quest’ultimo ha segnato la sua carriera di giornalista/scrittore di perle per l’appunto di libri come “L’inferno”, “La disunità italiana”, e buon ultimo “Napoli siamo noi”, nonché un nutrito numero di articoli sempre benevoli, solidaristici, e predisposti (sic!) all’analisi storica. Adesso, stanco di tanta persistente battaglia, dichiara che getta la spugna, non ci comprende e non sa cosa più farci, se tanti suoi colleghi (come Ermanno Rea che lo definì “vecchia sciarpa littoria”) e tutti i meridionalisti ce l’hanno con lui, tranne vari apprezzamenti che gli arrivano, guarda un po’, dal Nord. Dice, con malcelata ironia, che allora sarà vero : forse lui è antimeridionalista e un po’ razzista, e chissà perfino leghista. Il caro (si fa per dire) Bocca non entra nel merito di alcune cose : 1) se tutti i meridionalisti ce l’hanno con lui, forse, non fosse altro che per un conto di probabilità statistiche, qualcosa di vero ci sarà pure, o no? Se tanta gente, ad esempio, ama Berlusconi qualche merito mediatico il Cavaliere l’avrà pure! Se tanto diffuso è l’antiberlusconismo, qualcosa (tra mille accuse) l’unto del Signore l’avrà pur fatto! Bocca invece si sente vittima d’ingiusto ostracismo, e lo viene a dire a noi che saremmo per lui inetti e macchiati di vittimismo cronico! Dice, facendo il finto ironico : sarò davvero razzista e anche leghista? Lui non sarà leghista, però guarda caso gli apprezzamenti più vivi li raccoglie dal Nord e proprio da quei signori, e allora? Che dire, sarà un caso, uno scherzo del destino! All’epoca del disastro di Sarno ebbe il buon gusto di scrivere che la montagna franava per colpa dei contadini di quel luogo che avevano costruito case abusive dove non dovevano. Il fatto che un secolo e passa di governi sabaudi, fascismi e repubbliche avesse ignorato un problema geologico parzialmente combattuto dai Regi Lagni borbonici non lo sfiorò nemmeno. Di chi poteva essere la colpa se non dei cattivi contadini meridionali? Queste cose gliele scrissi all’epoca, ma ovviamente non mi rispose perché probabilmente fui subito inserito nell’elenco dei meridionalisti che l’odiavano. E poi si meraviglia e getta la spugna, ed ironizza che lo si accusi di leghismo, dopo aver detto in Tv da Fazio a “Che tempo che fa” in un’ospitata di qualche mese addietro che se i leghisti dicono “forza Vesuvio!” non gli si può dare del tutto torto! Ma che razza di persona è questa, che ti bastona e s’offende, che dice che lui aveva previsto tutto : camorra, cattivi politici e monnezza. Ma che bravo! Noi della camorra, oltre che viverla sulla nostra pelle, invece non sapevamo nulla, e manco che i politici degli ultimi vent’anni ci avrebbero portato a questo. Cosa crede facciano i meridionalisti? Forse che stimino i politici che ci governano, e che colludino con i camorristi? Di cosa pensa noi parliamo, e per cosa combattiamo? Poi straparla del fatto che noi sosteniamo sempre d’essere la culla della cultura : e cos’è colpa nostra se noi avevamo 14 o 15 teatri operativi ogni sera quando a Milano si faceva fatica a trovarne uno aperto? E colpa nostra se quando al posto dei servizi igienici loro avevano ancora il “pozzo nero”, mentre gente come Goethe, Bach e Gluck ritenevano Napoli un punto d’arrivo culturale? Il signor Bocca, al di là della cultura, dovrebbe spiegarci perché – al di là di tutto – prima della beneamata unità – stavamo (come da documenti, testi d’archivi, ecc…) tanto meglio, sia rispetto a noi stessi che a loro. Questi sono numeri e non opinioni o esercizi filosofici. Ma, tranquilli, il signor Bocca non è solo ma è in buona compagnia. Altro campione, di parte politica avversa, che gli tiene compagnia è Vittorio Feltri, il direttore di Libero. Non sono chiaramente i soli, ma sono solo tra le frecce più avvelenate. Feltri non scrive libri ma non ci fa mancare i suoi “dotti” articoli. Nell’ultimo, di qualche settimana fa intitolato “La teoria del lamento” parla del Sud appellandolo come “terra maledetta”, con la stessa sicumera di come i resistenti del meridione furono chiamati “briganti”. Il metodo lo conosciamo, si rifà a quell’ineluttabilità al male tanto cara a Croce, che lui e Bocca da cattivi nipotini replicanti ci propinano. Feltri dovrebbe sapere, se conoscesse un po’ più di storia, che senza questa “terra maledetta”, la loro terra avrebbe oggi le pezze a quel posto. Tra l’altro oggi si dipana alfine il perché di quel nome “Libero” alla sua testata : ne siamo certi, vuol dire libero di sparare cazzate! Insomma cosa dire? Noi però abbiamo un’idea ed una speranza : auguriamo loro lunga vita, almeno tanta da poter assistere a giorni ed eventi che ripareranno alla loro cordialità e solidarietà nei nostri confronti. Dite che la loro età avanzata non ci permetterà questo sfizio? Ebbene allora vorrà dire che avremo almeno una sola e buona ragione per dolerci della loro dipartita.

domenica 8 giugno 2008

Duri e puri


Ricevo condivido e volentieri posto:


Di Andrea Balìa


La colpa è nostra, e su questo non ci piove. Destra e Sinistra non hanno risolto il problema “monnezza”con le loro giunte, i loro sindaci e presidenti regionali. L’ultimo governatore ha la colpa in più d’essersi fatto esplodere la bomba in mano, in quel momento aveva lui le mani nella marmellata. Noi napoletani ci siamo fatti governare da questa gente, e perciò peggio per noi. Però, però…La storia potrebbe finire qui come valutazioni ma c’è un piccolo particolare : non siamo uno stato a sé, non siamo una regione autonoma, ecc..ecc…Cosa vuol dire? Vuol dire che Napoli (pure se non appare) sta in Italia, fa parte (o dovrebbe) di uno Stato che ha un governo, e quindi il pesce puzza anche dalla testa. Ed i governi centrali dovrebbero avere anche il loro ruolo e valutare lo stato di salute dei loro figli, controllare e, se necessario, intervenire. Insomma le colpe sono un po’ più estese e lo zampino, che la Lega voglia o no – che protesti o meno – ce l’hanno messo un po’ tutti. Poi pian piano si scopre che il fratello del Cavaliere è socio della “Fibe”, che i rifiuti tossici arrivavano quasi tutti da imprese del Nord, e allora…??? Allora vuol dire che si fa presto a mettere i pur colpevoli napoletani alla gogna, salvo incazzarsi se ti fanno notare che anche tu, “duro e puro”, ci hai sguazzato. Quindi …calma. Perché a ”scagli la pietra chi è senza peccato” c’è un rischio. Quale?
Quello d’essere lapidati!
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Ricevo condivido e volentieri posto:


Di Andrea Balìa


La colpa è nostra, e su questo non ci piove. Destra e Sinistra non hanno risolto il problema “monnezza”con le loro giunte, i loro sindaci e presidenti regionali. L’ultimo governatore ha la colpa in più d’essersi fatto esplodere la bomba in mano, in quel momento aveva lui le mani nella marmellata. Noi napoletani ci siamo fatti governare da questa gente, e perciò peggio per noi. Però, però…La storia potrebbe finire qui come valutazioni ma c’è un piccolo particolare : non siamo uno stato a sé, non siamo una regione autonoma, ecc..ecc…Cosa vuol dire? Vuol dire che Napoli (pure se non appare) sta in Italia, fa parte (o dovrebbe) di uno Stato che ha un governo, e quindi il pesce puzza anche dalla testa. Ed i governi centrali dovrebbero avere anche il loro ruolo e valutare lo stato di salute dei loro figli, controllare e, se necessario, intervenire. Insomma le colpe sono un po’ più estese e lo zampino, che la Lega voglia o no – che protesti o meno – ce l’hanno messo un po’ tutti. Poi pian piano si scopre che il fratello del Cavaliere è socio della “Fibe”, che i rifiuti tossici arrivavano quasi tutti da imprese del Nord, e allora…??? Allora vuol dire che si fa presto a mettere i pur colpevoli napoletani alla gogna, salvo incazzarsi se ti fanno notare che anche tu, “duro e puro”, ci hai sguazzato. Quindi …calma. Perché a ”scagli la pietra chi è senza peccato” c’è un rischio. Quale?
Quello d’essere lapidati!

domenica 27 aprile 2008

Aspettando la LEGA NORD e l’MPA


Napoli, 25 Aprile 2008

A chi ha vinto possiamo dire “ buon per loro” e ovviamente a chi ha perso potremmo tirar fuori il vecchio detto “chi è causa del suo mal pianga sé stesso”. Il problema però è un altro, almeno dal nostro punto di vista: cosa cambia per il nostro Sud? Nei fatti, come ampiamente sostenuto, non credevamo già prima che nessuno dei due schieramenti principali contendenti offrisse, non avendone capacità e possibilità, prospettive e soluzioni serie per il Meridione. Ora comunque uno schieramento ha vinto ed a quello dobbiamo rivolgerci o su quello riflettere avendo esso ereditato il governo. Noi, come altri, avevamo sostenuto l’inutilità d’appoggiare con il voto una delle due coalizioni, ma evidentemente e invece molti meridionali non l’hanno pensata così. Una prima domanda sorge spontanea da fare ai nostri conterranei che sono diligentemente e pieni di speranza andati alle urne: credevate davvero – per quelli che hanno votato il PD - che una coalizione erede del vecchio governo potesse rivincere dimenticandosi (a torto o a ragione) della sua componente popolare? E non a caso molti voti finiti alla LEGA provengono proprio da lì. Credete davvero – per quelli che hanno votato PDL – che una coalizione che contiene la LEGA NORD possa fare i nostri interessi? Scusate, ma è normale, è fisiologico: ammesso avessimo vinto le elezioni con una, purtroppo al momento fantomatica, formazione politica sudista secondo voi saremmo andati al governo a difendere il Nord? A me, e non è un problema di destra o sinistra, sembra per chi lo ha fatto una vocazione masochista molto preoccupante. Siamo seri, chi ha votato lo ha fatto o per interessi personali o perché si sente ancora facente parte di vecchie ideologie. In ogni caso, inconsapevolmente o con menefreghismo, ha fatto una cosa gravissima: ha votato contro il Sud. Doveva starsene a casa o doveva, ancor meglio, andare ad annullare con una scritta la propria scheda. Di certo non è pensabile che l’MPA di Lombardo riesca col suo misero 1% a condizionare Bossi & c. Su questo signore siciliano ci si era già espressi: un movimento strettamente territoriale siciliano a difesa di interessi (Cuffaro e soci) discutibili, che, aggiungendo la parolina magica Sud sul suo simbolo ha cercato, per raccattare qualche voto in più, di far passare l’idea d’un partito a difesa di tutto il Meridione. Cosa ci resta da fare? Per ora aspettare sul fiume, che già puzza d’olezzo mortifero, l’arrivo del cadavere o il meno probabile scintillio delle mirabolanti flotte di cavalieri e guerrieri celtici a cui l’impavido Lombardo indicherà il percorso a mò di neo navigatore satellitare delle problematiche meridionali. In attesa d’un non più procrastinabile risveglio del Sud…. che Iddio ci assista…

Di Andrea Balìa

eleaml.org

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Napoli, 25 Aprile 2008

A chi ha vinto possiamo dire “ buon per loro” e ovviamente a chi ha perso potremmo tirar fuori il vecchio detto “chi è causa del suo mal pianga sé stesso”. Il problema però è un altro, almeno dal nostro punto di vista: cosa cambia per il nostro Sud? Nei fatti, come ampiamente sostenuto, non credevamo già prima che nessuno dei due schieramenti principali contendenti offrisse, non avendone capacità e possibilità, prospettive e soluzioni serie per il Meridione. Ora comunque uno schieramento ha vinto ed a quello dobbiamo rivolgerci o su quello riflettere avendo esso ereditato il governo. Noi, come altri, avevamo sostenuto l’inutilità d’appoggiare con il voto una delle due coalizioni, ma evidentemente e invece molti meridionali non l’hanno pensata così. Una prima domanda sorge spontanea da fare ai nostri conterranei che sono diligentemente e pieni di speranza andati alle urne: credevate davvero – per quelli che hanno votato il PD - che una coalizione erede del vecchio governo potesse rivincere dimenticandosi (a torto o a ragione) della sua componente popolare? E non a caso molti voti finiti alla LEGA provengono proprio da lì. Credete davvero – per quelli che hanno votato PDL – che una coalizione che contiene la LEGA NORD possa fare i nostri interessi? Scusate, ma è normale, è fisiologico: ammesso avessimo vinto le elezioni con una, purtroppo al momento fantomatica, formazione politica sudista secondo voi saremmo andati al governo a difendere il Nord? A me, e non è un problema di destra o sinistra, sembra per chi lo ha fatto una vocazione masochista molto preoccupante. Siamo seri, chi ha votato lo ha fatto o per interessi personali o perché si sente ancora facente parte di vecchie ideologie. In ogni caso, inconsapevolmente o con menefreghismo, ha fatto una cosa gravissima: ha votato contro il Sud. Doveva starsene a casa o doveva, ancor meglio, andare ad annullare con una scritta la propria scheda. Di certo non è pensabile che l’MPA di Lombardo riesca col suo misero 1% a condizionare Bossi & c. Su questo signore siciliano ci si era già espressi: un movimento strettamente territoriale siciliano a difesa di interessi (Cuffaro e soci) discutibili, che, aggiungendo la parolina magica Sud sul suo simbolo ha cercato, per raccattare qualche voto in più, di far passare l’idea d’un partito a difesa di tutto il Meridione. Cosa ci resta da fare? Per ora aspettare sul fiume, che già puzza d’olezzo mortifero, l’arrivo del cadavere o il meno probabile scintillio delle mirabolanti flotte di cavalieri e guerrieri celtici a cui l’impavido Lombardo indicherà il percorso a mò di neo navigatore satellitare delle problematiche meridionali. In attesa d’un non più procrastinabile risveglio del Sud…. che Iddio ci assista…

Di Andrea Balìa

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