giovedì 24 aprile 2014

Intervento di Antonio Ciano Mercoledì 23 Aprile c/o la sede nazionale a Roma del IDV alla presentazione ufficiale dei candidati alle Europee


https://www.youtube.com/watch?v=cgnmmPhX0Sg





Il leone di Gaeta ruggisce ancora...
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https://www.youtube.com/watch?v=cgnmmPhX0Sg





Il leone di Gaeta ruggisce ancora...

Antonio Ciano In Europa per risolvere la Questione Meridionale.

https://www.youtube.com/watch?v=YhzLewxqYkQ&list=UUNuVLXogfJdyINZ7U4zDbEA

 SPOT 2

Per distruggere il sud ce l'hanno messa proprio tutta..
Nel 1861 eravamo la nazione più ricca d'Italia, la Lombardia ed il Piemonte erano le cenerentole d'Europa, ove la gente moriva di Carbonchio e di pellagra.Nel sud vi erano 1.600.000 addetti all'industria, 3,500.000 contadini, il commercio era prospero, la flotta mercantile seconda solo a quella inglese.Hanno massacrato un milione di meridionali e li hanno chiamati briganti.
Poi ci hanno massacrato l'economia., Quella che chiamano economia italiana è solo Tosco Padana.Industrie, compagnie di assicurazione, supermercati, Banche, compagnie mediatiche, telefoniche,mass media, sono tutti del Nord. Il Sud è alla fame.
Serve una Macro regione per auto amministrarsi, visto che 150 anni di centralismo burocratico ha determinato la morte del Sud. Con un sud più forte l'Italia diventerebbe una potenza economica.



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https://www.youtube.com/watch?v=YhzLewxqYkQ&list=UUNuVLXogfJdyINZ7U4zDbEA

 SPOT 2

Per distruggere il sud ce l'hanno messa proprio tutta..
Nel 1861 eravamo la nazione più ricca d'Italia, la Lombardia ed il Piemonte erano le cenerentole d'Europa, ove la gente moriva di Carbonchio e di pellagra.Nel sud vi erano 1.600.000 addetti all'industria, 3,500.000 contadini, il commercio era prospero, la flotta mercantile seconda solo a quella inglese.Hanno massacrato un milione di meridionali e li hanno chiamati briganti.
Poi ci hanno massacrato l'economia., Quella che chiamano economia italiana è solo Tosco Padana.Industrie, compagnie di assicurazione, supermercati, Banche, compagnie mediatiche, telefoniche,mass media, sono tutti del Nord. Il Sud è alla fame.
Serve una Macro regione per auto amministrarsi, visto che 150 anni di centralismo burocratico ha determinato la morte del Sud. Con un sud più forte l'Italia diventerebbe una potenza economica.



mercoledì 23 aprile 2014

24 aprile, due appuntamenti per una Puglia e un Sud protagonisti in Europa

cianoabruxellesDomani due importanti appuntamenti in Puglia per mettere al centro dell’azione politica verso le elezioni europee del 25 maggio il Sud, la Puglia, le sue urgenze, le sue peculiarità.
Prima di ogni cosa sit-in con Italia dei Valori a Cerano, alle 10, dove interverrà anche il suo segretario nazionale Ignazio Messina, per fermare la deriva del carbone e difendere il diritto alla salute.
Nel Pomeriggio a Taranto presentazione dei candidati alle Europee nella lista dell’Italia dei Valori a cui noi, come Partito del Sud, diamo un sostegno concreto attraverso la candidatura di Antonio Ciano. presidente onorario del Partito del Sud.
I temi cruciali del sud, la sua vocazione mediterranea e la sua vocazione europea e multiculturale, saranno al centro dell’impegno e dell’azione politica del Partito del Sud e del percorso comune in questa battaglia con Italia dei Valori.
Antonio Ciano, ma anche Vita Maria Marinelli, pugliese, legatissima al Sud e alla sua terra d’origine e cioè Brindisi, la Puglia.
vitamariamarinelli

L’appuntamento a Taranto è presso il Centro Sportivo Magna Grecia, in via Zara, 126, alle 17,30.  Sarà presente anche una delegazione del nostro Partito guidata dal Coord. Regionale Michele Dell'Edera.
idvtaranto
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cianoabruxellesDomani due importanti appuntamenti in Puglia per mettere al centro dell’azione politica verso le elezioni europee del 25 maggio il Sud, la Puglia, le sue urgenze, le sue peculiarità.
Prima di ogni cosa sit-in con Italia dei Valori a Cerano, alle 10, dove interverrà anche il suo segretario nazionale Ignazio Messina, per fermare la deriva del carbone e difendere il diritto alla salute.
Nel Pomeriggio a Taranto presentazione dei candidati alle Europee nella lista dell’Italia dei Valori a cui noi, come Partito del Sud, diamo un sostegno concreto attraverso la candidatura di Antonio Ciano. presidente onorario del Partito del Sud.
I temi cruciali del sud, la sua vocazione mediterranea e la sua vocazione europea e multiculturale, saranno al centro dell’impegno e dell’azione politica del Partito del Sud e del percorso comune in questa battaglia con Italia dei Valori.
Antonio Ciano, ma anche Vita Maria Marinelli, pugliese, legatissima al Sud e alla sua terra d’origine e cioè Brindisi, la Puglia.
vitamariamarinelli

L’appuntamento a Taranto è presso il Centro Sportivo Magna Grecia, in via Zara, 126, alle 17,30.  Sarà presente anche una delegazione del nostro Partito guidata dal Coord. Regionale Michele Dell'Edera.
idvtaranto

Un meridionalista in Europa. Antonio Ciano, con IDV circoscrizione meridionale, per portare in Europa un Sud che resiste e non si arrende.

https://www.youtube.com/watch?v=P5D05z1qUuY&feature=youtu.be

SPOT 1

Non ci sono liste meridionaliste alle elezioni Europee, ma c'è la Lega nord che ha sempre disprezzato i meridionali. Il razzismo leghista è da condannare in toto.

Antonio Ciano ha le idee chiare e lungimiranti.
In 153 anni il Sud è stato massacrato fisicamente ed economicamente. Fino al 1861 ricco e prospero, oggi affamato e sfruttato. I piemontesi hanno massacrato un milione di meridionali e li hanno chiamati briganti. Erano contadini, pastori, terrazzani, carbonai, operai delle tantissime fabbriche che operavano nel sud licenziati. Tutti sulle montagne a difendere quella che era la loro Patria di allora, il loro lavoro, le loro donne, spesso violentate dalla truppaglia savoiarda.

I piemonetsi hanno imposto le loro leggi retrive, hanno imposto una burocrazia portatrice di tangenti; hanno imposto un sistema fiscale tra i più vessatori del mondo; hanno imposto una legislazione a favore dei ceti dominanti; hanno incorporato allo Stato beni demaniali, spiagge, porti,caserme, castelli,conventi ed hanno colonizzato economicamente il Sud. Hanno fatto emigrare 30 milioni di meridionali con le rimesse dei quali, nel 1910 portarono il Bilancio dello Stato a pareggio. Il sud ha bisogno di autonomia amministrativa. Dobbiamo riprenderci l'Economia distrutta da 153 anni di governi tosco padani. Tutto appartiene alla Tosco-padania: Banche, industrie, Finanza, Compagnie di Assicurazione, compagnie mediatiche, telefoniche,mediatiche, commerciali.

Non c'è più tempo. Bisogna dare la possibilità al sud di riconquistare i mercati e dare ai suoi giovani la speranza.


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https://www.youtube.com/watch?v=P5D05z1qUuY&feature=youtu.be

SPOT 1

Non ci sono liste meridionaliste alle elezioni Europee, ma c'è la Lega nord che ha sempre disprezzato i meridionali. Il razzismo leghista è da condannare in toto.

Antonio Ciano ha le idee chiare e lungimiranti.
In 153 anni il Sud è stato massacrato fisicamente ed economicamente. Fino al 1861 ricco e prospero, oggi affamato e sfruttato. I piemontesi hanno massacrato un milione di meridionali e li hanno chiamati briganti. Erano contadini, pastori, terrazzani, carbonai, operai delle tantissime fabbriche che operavano nel sud licenziati. Tutti sulle montagne a difendere quella che era la loro Patria di allora, il loro lavoro, le loro donne, spesso violentate dalla truppaglia savoiarda.

I piemonetsi hanno imposto le loro leggi retrive, hanno imposto una burocrazia portatrice di tangenti; hanno imposto un sistema fiscale tra i più vessatori del mondo; hanno imposto una legislazione a favore dei ceti dominanti; hanno incorporato allo Stato beni demaniali, spiagge, porti,caserme, castelli,conventi ed hanno colonizzato economicamente il Sud. Hanno fatto emigrare 30 milioni di meridionali con le rimesse dei quali, nel 1910 portarono il Bilancio dello Stato a pareggio. Il sud ha bisogno di autonomia amministrativa. Dobbiamo riprenderci l'Economia distrutta da 153 anni di governi tosco padani. Tutto appartiene alla Tosco-padania: Banche, industrie, Finanza, Compagnie di Assicurazione, compagnie mediatiche, telefoniche,mediatiche, commerciali.

Non c'è più tempo. Bisogna dare la possibilità al sud di riconquistare i mercati e dare ai suoi giovani la speranza.


venerdì 18 aprile 2014

Noi abbiamo già dato di Antonio Ciano

Di Antonio Ciano

Vogliamo gestire i nostri porti (tutti statali), le nostre spiagge ( i proventi delle concessioni vanno al demanio dello stato).
Il Piemonte e la Lombardia non hanno porti, nè spiagge. Ogni anno, miliardi di euro sostengono il Tesoro italiano.Il Porto di Gaeta dà allo stato 500 milioni di euro all'anno, più le accise. Quanti miliardi doniamo allo stato centrale dai Porti di Napoli, Salerno, Gioia Tauro, Palermo, Trapani, Catania, Augusta, Messina,Taranto, Bari, Brindisi ?

Rivogliamo i beni demaniali che i piemontesi accorparono allo stato sabaudo; rivogliamo i nostri beni archeologici, i nostri musei. I proventi del Petrolio devono rimanere al Sud, e dare alle regioni produttrici le Royalties che danno alla Libia e agli altri paesi produttori. Alla Basilicata danno il 7%, alla Sicilia il 4%, alla Libia il 55%.

Si prendano la Burocrazia, fonte di ritardi e tangenti.(è stata imposta dalla monarchia sabauda)che ha soffocato il Sud e l'Italia; si prendano i duemila miliardi di debiti prodotti dai governi del Nord. Nel 1910 portarono il bilancio italiano a pareggio con le rimesse dei nostri emigranti.
Noi abbiamo già dato.


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Di Antonio Ciano

Vogliamo gestire i nostri porti (tutti statali), le nostre spiagge ( i proventi delle concessioni vanno al demanio dello stato).
Il Piemonte e la Lombardia non hanno porti, nè spiagge. Ogni anno, miliardi di euro sostengono il Tesoro italiano.Il Porto di Gaeta dà allo stato 500 milioni di euro all'anno, più le accise. Quanti miliardi doniamo allo stato centrale dai Porti di Napoli, Salerno, Gioia Tauro, Palermo, Trapani, Catania, Augusta, Messina,Taranto, Bari, Brindisi ?

Rivogliamo i beni demaniali che i piemontesi accorparono allo stato sabaudo; rivogliamo i nostri beni archeologici, i nostri musei. I proventi del Petrolio devono rimanere al Sud, e dare alle regioni produttrici le Royalties che danno alla Libia e agli altri paesi produttori. Alla Basilicata danno il 7%, alla Sicilia il 4%, alla Libia il 55%.

Si prendano la Burocrazia, fonte di ritardi e tangenti.(è stata imposta dalla monarchia sabauda)che ha soffocato il Sud e l'Italia; si prendano i duemila miliardi di debiti prodotti dai governi del Nord. Nel 1910 portarono il bilancio italiano a pareggio con le rimesse dei nostri emigranti.
Noi abbiamo già dato.


giovedì 17 aprile 2014

Distrutte le Polis si corre verso il suicidio collettivo - di Antonio Ciano

“…L’Italia è fottuta.
Distrutte le Polis ( i Comuni e le Repubbliche Marinare), cancellate le Comunità Francescane e i Borbone, si corre verso il suicidio collettivo, voluto dall’Architetto massonico americano…” 
( Cosmo Ciaramaglia, Meglio che me ne vada,( Inchiesta su Tangentopoli, dalla massoneria alle guerre di religione)

A noi il compito di abbattere questa barbarie.
I Borbone
Negli ultimi anni, forse per reazione alla politica antimeridionalista di Bossi, forse per il grande divario economico esistente tra Nord e Sud, forse per il fatto che i Savoia volevano rientrare in Italia dall’esilio, forse perché molti scrittori stanno riscrivendo la storia risorgimentale, fatto sta che i Borbone sono ritornati nella memoria storica della gente del Sud e non solo. Nell’anno 2000 centinaia di migliaia di persone si sono recate a visitare le mostre sui Borbone patrocinate da presidenti di regioni e persino dal Capo dello Stato.
Ma chi erano quei Borbone da sempre dipinti come tiranni ed assassini dai derelitti prezzolati di regime? Meglio di tutti risponde a questa domanda Cosmo Ciaramaglia, scrittore e filosofo:”I Borbone, per mestiere, facevano i re. Una professione che si tramandavano di padre in figlio con passione e onestà.
Giravano l’Europa alla ricerca di chi avesse bisogno della loro opera e, felicemente, erano approdati nel Regno delle Due Sicilie che ne richiedeva la presenza.
A differenza di tutti gli altri Stati europei, dove i re trovavano sudditi da governare, nel Regno delle Due Sicilie, già Magna Gracia, i Borbone trovarono un popolo fatto di individui, l’uno diverso dall’altro per via della cultura epicurea che avevano nel sangue. Gennaro Esposito poteva essere solo Gennaro Esposito, non assimilabile a Carmine Cacace e, soprattutto, non riducibile a suddito.
Vigeva, inoltre, nel Regno, la triste usanza della solidarietà nei confronti dei poveri e dei derelitti, al fine di preservarne la sopravvivenza e la conservazione della personalità. Tutti individualisti ma tutti solidali.
Non era possibile far morire di fame un povero perché, prima di tirare le cuoia, il povero si sarebbe fatto precedere nell’aldilà da quelli che, a suo giudizio, non gli avevano offerto solidarietà.
Nel Regno erano permesse: la morte per vecchiaia, quella per malattia e quella violenta; la morte per fame la si trovava solo oltre i confini del Regno. I Borbone, tra l’altro, erano affetti da una grave malattia ereditaria. Una malattia progressiva peggiore della sifilide: erano cattolici. Credevano nel Cristo dei vangeli ed erano monarchi. Bella rogna essere amministratori di uno Stato e seguaci della parola di Cristo!
A differenza di quanto può permettersi un papa ( predicare il dettame), uno statista serio è costretto a praticare, ad applicare ciò in cui crede e, quindi, a legiferare in quel senso.
Scoprirono che Cristo era anche figlio di Dio, come ognuno di noi, ed era stato inviato sulla Terra, in alternativa a un secondo diluvio universale, a portare “il messaggio” che Dio avrebbe voluto fosse scoperto dagli uomini con l’aiuto dello Spirito santo.
Ma così non fu.
Cristo, figlio prediletto del Padre, esso stesso Dio, venne nel mondo degli uomini con la “formula magica”, la lieta novella, la verità assoluta. La formula che racchiude in sé il postulato filosofico, mai acquisito dagli uomini, diceva che tutto era scritto a chiare lettere nella natura. Il postulato recita: “ama il prossimo tuo come te stesso”. Nel “ te stesso” risiede la prima legge naturale cher sancisce lo spirito di conservazione, l’egoismo che interessa tutti gli elementi presenti al mondo. Nell’” ama il prossimo tuo il segreto svelato dell’interazione cosmocologica a cui tutte le cose sono soggette. L’evoluzione di ogni uomo è meccanicamente dipendente del proprio circostante. Il circostante dell’individuo, che bombarda miriadi di messaggi si di esso, si diparte dal prossimo più prossimo e, via sfumando, coinvolge tutto l’habitat universale. Niente e nessuno può essere scevro dai fenomeni e dalle azioni che gli determinano intorno.
Tutto interreagisce.
Ogni uomo è portato ad erricchirsi, a impadronirsi di novità, nell’evoluzione.
Non c’è miniera che non debba essere sfruttata a proprio uso e consumo; ciò al fine di ascendere a una Dimensione Superiore. Più Divina.
Ma se l’uomo è squisito prodotto del proprio circostante, è nella dinamizzazione e nella ottimizzazione dello stesso la sorgente della propria evoluzione. Quindi, lavorare alla crescita qualitativa del proprio circostante equivale, pari pari, a lavorare per la propria crescita. L’altruismo è la più alta forma di egoismo. Arare, seminare, far germogliare, per poter cogliere i frutti. Stimolare il benessere e l’esaltazione materiale, intellettiva, culturale e spirituale altrui, per ricevere messaggi vieppiù stimolanti. Senza nobile fatica, ha la meglio il ristagno.
Chi pratica lo zoppo impara a zoppicare, l’uomo delle caverne o lagunare si ammala di atrosi per via della forte umidità; chi scherza col fuoco si brucia.
Per via della “paposcia”, la stragrande maggioranza degli esseri umani, invece di faticare per costruire la propria casa, ha preferito occupare quella del vicino, dopo averlo fatto fuori.
L’ozio è il padre dei vizi. Chi non semina non raccoglie e, se raccoglie, lo fa nel seminato altrui.
Attraverso la sopraffazione e il consumismo, l’uomo è diventato demolitore del proprio circostante. Da cannibale, ha divorato il suo vicino; ha rubato, ha stuprato, ha ammazzato e distrutto intorno a sé e, tra le macerie di quanto consumato, raccoglie messaggi di livello infimo e scende nella dimensione delle sottospecie. Nella società moderna, le fatiche occorrenti per l’ottenimento dell’elevazione globale, vengono delegate a pochi.il religioso codino mangia, beve, fotte e prega. Il laico deve farsi carico di scoprire il vaccino antirabbico, la penicillina, l’antibiotico occorrente al religioso codino che mangia, beve, fotte e prega, quando viene morso da un cane e si ammala.
Dieci a costruire, novanta a distruggere: una lotta impari. La preghiera, praticata con la paposcia, è la scorciatoia per ottenere il massimo. Dio, che ha sancito essere la preghiera il darsi da fare a favore degli altri, nell’ambito delle leggi della natura, palesemente Divina, forse è sempre meno propenso ad ascoltare i vili mormorii dei cerebrolesi fatti nascere col forcipe delle Scritture Manomesse. L’ignoranza è l’essenza di Grazia. Chi si adopera per la conservazione o la moltiplicazione dell’ignoranza è ignorante. E senza Grazia. La Grazia di Dio è nella strabiliante varietà fenomenologica presente in natura, da cui l’uomo può attingere a piene mani per ottenere la cittadinanza cosmica a cui è destinato. Paposciari di tutto il mondo, datevi una mossa!
Se amare il prossimo come sé stessi” era il dettame dell’altissimo filosofo Cristo, non potevano i Cristiani cattolici Borbone non agire di conseguenza.
Se tutti gli esseri umani, alla pari, sono il prossimo di ognuno, tale parità andava proclamata nei fatti. Perciò, quindi occorreva recuperare nella sfera della dignità tutti i bisognosi, i miseri, i derelitti, gli acciaccati.
La divisione aprioristicamente meritocratica del liberalismo, il privilegio dovuto agli eletti di ebraica scaturigine, le rendite di posizione e quan’altro faceva a cazzotti con il postulato cristiano, dovevano essere, via via, debellati. Le pari opportunità dovevano riguardare anche Gennaro Esposito e Carmine Cacace.
Pane per tutti, istruzione per tutti, assistenza per tutti.
Dio lo vuole, Cristo lo ha detto.
E mentre l’aristocrazia mugugnava, nasceva San Leucio.
San Leucio, la “ città-utopia”, lavorava mirabilmente nel campo dei tessuti. Sete, rasi, fibre varie attraversavano i telai destramente adoperati e formavano coperte fantasmagoriche, lenzuola, tessuti ineguagliabili per fattezza. Una organizzazione industriale in una città di operai con i propri nuclei familiari, tutti forniti di una casa, di un’istruzione primaria, di un’istruzione professionale, di un salario uguale per tutti, di un’assistenza. Era il comunismo. Era il nemico acerrimo del liberalismo, fondato sulla meritocrazia che premia i migliori.
Per il liberale conta quanto prodotto. Chi solleva un quintale, avendone le capacità, viene pagato per cento chili. Chi ne solleva solo cinquanta, essendo debole, viene pagato per cinquanta e tale compenso gli servirà per curarsi l’ernia prodotta a causa dello sforzo fatto. Filippide percorre, di corsa, 42 chilometri e passa, da solo; avverte i Greci dell’arrivo dei nemici e crepa per l’immane fatica sostenuta. Viene premiato e ricordato in eterno. Se a correre fossero stati in tre: Primeide, Filippide e Panieride, e Primeide fosse giunto per primo, Primeide sarebbe stato lui ad essere osannato e, anche se morti di crepacuore, non avrebbero raccolto felicitazioni gli altri e si sarebbe persa la memoria per Filippide e Panieride.
Il comunismo di San Leucio, accettato dalla Chiesa cattolica, non si sa quanto a malincuore, e vidimato dal Padreterno, rappresentava quanto più mortale per il pensiero e il potere liberal-massonico. Ritornava sulla Terra il messia, nei fatti e, quindi, era indispensabile ricrocifiggerlo.
I rapaci masso-ebraici-anglofrancosardi, sfruttando i laicomassorisorgimentali, partirono, lancia in resta, per fare del Regno terra bruciata.
La bestemmia pronunciata con la realizzazione di San Leucio era troppo grande; quindi: “ aricrucifige”! guai se l’esempio di san Leucio si fosse propagato.
Così come gli alleati, nella seconda guerra mondiale, furono costretti sbarcare sulle coste della Normandia, dacchè si era sentito sentore che Hitler stava per realizzare la bomba atomica, i rapaci alleati liberal-massoni corsero ad invadere la Magna Grecia ribattezzata Regno delle Due Sicilie. Così. Come sostengono alcuni storici moderni, fu attivato un certo garibaldo, cacciatore per vocazione o bracconiere e arraffatore di prede e bottini in ogni sito terrestre, di qua e di là dell’oceano atlantico. Prodotto della coste liguri, come Colombo, avaro come si conviene in quelle plaghe, fu chiamato a cacciare i Borbone. Dicono, questi ultimi storici, che il famoso avido predone, aureolato dal carbonlaicismo del tempo, di ligure mazziniana fattezza, alla testa di un manipolo di pirati, banditi ed avventurieri assoldati nelle bettole litoranee del Nord e nelle miseropoli piemontesi e lombarde, sostenuto da mezzi e flotte delle Sacre Corone Unite d’Europa e dalle infide colonne liberal-ladroniche, cospicuamente presenti nel Regno da disfare, ingranò la quarta a Quarto, ubriacò le truppe a Marsala e, con le quinte colonne presenti in Sicilia, occupò l’isola, alleggerendola di migliaia e migliaia di contadini scontenti, fatti fucilare. Ciò per mettere in sesto il disegno savoiardo.
La storia, oggi, sul suo nome tentenna. Garibaldo, nato e cresciuto sulla costa, legato al mare per via del destino, odiava tutti i terragni: contadini, terroni e bifolchi, intenti ad accumulare per sopravvivere e gelosi della terra su cui nascevano, faticavano e morivano lasciando il testimone ai figli. Troppo statici agli occhi del corsaro. Ne fece fucilare tantissimi nel Regno dei Borbone depredato.
Nel nome di una druidica barbarie, aiutò i Savoia a spoliare la Magna Grecia di tutte le sue ricchezze finanziarie, materiali, sociali, spirituali ed artistiche. Tutto il trasportabile fu trasportato nel Regno dei barbari discendenti di Vercincetorige e l’Italia fu consegnata in blocco ai Galli, Cisalpini e Trans, ai Longobardi e via ordando.Garibaldo fu mandato in pensione, in mezzo al mare. Qualcuno disse che non c’era, al mondo, sito migliore di Caprera per ospitare un caprone come il generale. Altri sostennero che l’operazione doveva servire a dare il là alle famose barzellette che vedono protagonista il naufrago sull’isoletta in mezzo al mare.
Intanto la ferocia savoiarda avviava all’emigrazione di massa, alla diaspora, tutto il popolo del Sud. Si affermava così il grande progetto: “ Dio e Popolo – Pensiero e Azione”: una malazione. Quale Dio, quale Popolo e quale pensiero, sono rimasti misteriosi.
Il “Dio” degli ebrei o quello dei cristiani? Quello del diluvio universale, di Sodoma e Gomorra, dell’occhio per occhio o quello del messia e del Perdono?
Il “Popolo” degli Italici sconfitti e dispersi della Magna Grecia o quello delle orde ottocentesche, autore dell’ultimo sacco di Roma?
Il “Pensiero” che va, sulle ali dorate , a raddrizzare le torri di Sionne o il Pensiero filosofico meraviglioso che va da Talete a Cristo? Ah, saperlo!
Chiusa la miniera laica dei carbonari, i massoni rotolarono come macigni da nord-ovest, per schiacciare le speranze di una Italia umanista. Eppure, quando i venti innovatori della rivoluzione francese erano arrivati a Napoli, si erano vergognati di riconoscersi arretrati rispetto a quanto si era edificato in quell’area geografica.
Dalla vergogna alla rabbia il passo è breve, per gli spocchiosi.
Quei maledetti Borbone si erano infilati in testa l’idea di eliminare i poveri. Li censivano, poi costruivano in Napoli un chilometrico edificio per gli stessi, al fine di avviarli al reinserimento nella società, con la dignità che era dovuta loro in quanto esseri umani tra gli umani. Borbonismo sì, Borbonismo no.
Monarchi folli, da Campania Felix.
La storia scritta dai vincitori li classificò reazionari.
Dolmen, Menhir e Macigni debellarono anche i cattolici asburgici e l’unità d’Italia fu realizzata sotto il dominio delle province annesse.”.
(Cosmo Ciaramaglia)Filosofo di Gaeta, che, con Angelo Manna, Lucio Barone e Antonio Ciano, fondò il Partito del Sud nel ristorante "Masaniello" di Gaeta.







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“…L’Italia è fottuta.
Distrutte le Polis ( i Comuni e le Repubbliche Marinare), cancellate le Comunità Francescane e i Borbone, si corre verso il suicidio collettivo, voluto dall’Architetto massonico americano…” 
( Cosmo Ciaramaglia, Meglio che me ne vada,( Inchiesta su Tangentopoli, dalla massoneria alle guerre di religione)

A noi il compito di abbattere questa barbarie.
I Borbone
Negli ultimi anni, forse per reazione alla politica antimeridionalista di Bossi, forse per il grande divario economico esistente tra Nord e Sud, forse per il fatto che i Savoia volevano rientrare in Italia dall’esilio, forse perché molti scrittori stanno riscrivendo la storia risorgimentale, fatto sta che i Borbone sono ritornati nella memoria storica della gente del Sud e non solo. Nell’anno 2000 centinaia di migliaia di persone si sono recate a visitare le mostre sui Borbone patrocinate da presidenti di regioni e persino dal Capo dello Stato.
Ma chi erano quei Borbone da sempre dipinti come tiranni ed assassini dai derelitti prezzolati di regime? Meglio di tutti risponde a questa domanda Cosmo Ciaramaglia, scrittore e filosofo:”I Borbone, per mestiere, facevano i re. Una professione che si tramandavano di padre in figlio con passione e onestà.
Giravano l’Europa alla ricerca di chi avesse bisogno della loro opera e, felicemente, erano approdati nel Regno delle Due Sicilie che ne richiedeva la presenza.
A differenza di tutti gli altri Stati europei, dove i re trovavano sudditi da governare, nel Regno delle Due Sicilie, già Magna Gracia, i Borbone trovarono un popolo fatto di individui, l’uno diverso dall’altro per via della cultura epicurea che avevano nel sangue. Gennaro Esposito poteva essere solo Gennaro Esposito, non assimilabile a Carmine Cacace e, soprattutto, non riducibile a suddito.
Vigeva, inoltre, nel Regno, la triste usanza della solidarietà nei confronti dei poveri e dei derelitti, al fine di preservarne la sopravvivenza e la conservazione della personalità. Tutti individualisti ma tutti solidali.
Non era possibile far morire di fame un povero perché, prima di tirare le cuoia, il povero si sarebbe fatto precedere nell’aldilà da quelli che, a suo giudizio, non gli avevano offerto solidarietà.
Nel Regno erano permesse: la morte per vecchiaia, quella per malattia e quella violenta; la morte per fame la si trovava solo oltre i confini del Regno. I Borbone, tra l’altro, erano affetti da una grave malattia ereditaria. Una malattia progressiva peggiore della sifilide: erano cattolici. Credevano nel Cristo dei vangeli ed erano monarchi. Bella rogna essere amministratori di uno Stato e seguaci della parola di Cristo!
A differenza di quanto può permettersi un papa ( predicare il dettame), uno statista serio è costretto a praticare, ad applicare ciò in cui crede e, quindi, a legiferare in quel senso.
Scoprirono che Cristo era anche figlio di Dio, come ognuno di noi, ed era stato inviato sulla Terra, in alternativa a un secondo diluvio universale, a portare “il messaggio” che Dio avrebbe voluto fosse scoperto dagli uomini con l’aiuto dello Spirito santo.
Ma così non fu.
Cristo, figlio prediletto del Padre, esso stesso Dio, venne nel mondo degli uomini con la “formula magica”, la lieta novella, la verità assoluta. La formula che racchiude in sé il postulato filosofico, mai acquisito dagli uomini, diceva che tutto era scritto a chiare lettere nella natura. Il postulato recita: “ama il prossimo tuo come te stesso”. Nel “ te stesso” risiede la prima legge naturale cher sancisce lo spirito di conservazione, l’egoismo che interessa tutti gli elementi presenti al mondo. Nell’” ama il prossimo tuo il segreto svelato dell’interazione cosmocologica a cui tutte le cose sono soggette. L’evoluzione di ogni uomo è meccanicamente dipendente del proprio circostante. Il circostante dell’individuo, che bombarda miriadi di messaggi si di esso, si diparte dal prossimo più prossimo e, via sfumando, coinvolge tutto l’habitat universale. Niente e nessuno può essere scevro dai fenomeni e dalle azioni che gli determinano intorno.
Tutto interreagisce.
Ogni uomo è portato ad erricchirsi, a impadronirsi di novità, nell’evoluzione.
Non c’è miniera che non debba essere sfruttata a proprio uso e consumo; ciò al fine di ascendere a una Dimensione Superiore. Più Divina.
Ma se l’uomo è squisito prodotto del proprio circostante, è nella dinamizzazione e nella ottimizzazione dello stesso la sorgente della propria evoluzione. Quindi, lavorare alla crescita qualitativa del proprio circostante equivale, pari pari, a lavorare per la propria crescita. L’altruismo è la più alta forma di egoismo. Arare, seminare, far germogliare, per poter cogliere i frutti. Stimolare il benessere e l’esaltazione materiale, intellettiva, culturale e spirituale altrui, per ricevere messaggi vieppiù stimolanti. Senza nobile fatica, ha la meglio il ristagno.
Chi pratica lo zoppo impara a zoppicare, l’uomo delle caverne o lagunare si ammala di atrosi per via della forte umidità; chi scherza col fuoco si brucia.
Per via della “paposcia”, la stragrande maggioranza degli esseri umani, invece di faticare per costruire la propria casa, ha preferito occupare quella del vicino, dopo averlo fatto fuori.
L’ozio è il padre dei vizi. Chi non semina non raccoglie e, se raccoglie, lo fa nel seminato altrui.
Attraverso la sopraffazione e il consumismo, l’uomo è diventato demolitore del proprio circostante. Da cannibale, ha divorato il suo vicino; ha rubato, ha stuprato, ha ammazzato e distrutto intorno a sé e, tra le macerie di quanto consumato, raccoglie messaggi di livello infimo e scende nella dimensione delle sottospecie. Nella società moderna, le fatiche occorrenti per l’ottenimento dell’elevazione globale, vengono delegate a pochi.il religioso codino mangia, beve, fotte e prega. Il laico deve farsi carico di scoprire il vaccino antirabbico, la penicillina, l’antibiotico occorrente al religioso codino che mangia, beve, fotte e prega, quando viene morso da un cane e si ammala.
Dieci a costruire, novanta a distruggere: una lotta impari. La preghiera, praticata con la paposcia, è la scorciatoia per ottenere il massimo. Dio, che ha sancito essere la preghiera il darsi da fare a favore degli altri, nell’ambito delle leggi della natura, palesemente Divina, forse è sempre meno propenso ad ascoltare i vili mormorii dei cerebrolesi fatti nascere col forcipe delle Scritture Manomesse. L’ignoranza è l’essenza di Grazia. Chi si adopera per la conservazione o la moltiplicazione dell’ignoranza è ignorante. E senza Grazia. La Grazia di Dio è nella strabiliante varietà fenomenologica presente in natura, da cui l’uomo può attingere a piene mani per ottenere la cittadinanza cosmica a cui è destinato. Paposciari di tutto il mondo, datevi una mossa!
Se amare il prossimo come sé stessi” era il dettame dell’altissimo filosofo Cristo, non potevano i Cristiani cattolici Borbone non agire di conseguenza.
Se tutti gli esseri umani, alla pari, sono il prossimo di ognuno, tale parità andava proclamata nei fatti. Perciò, quindi occorreva recuperare nella sfera della dignità tutti i bisognosi, i miseri, i derelitti, gli acciaccati.
La divisione aprioristicamente meritocratica del liberalismo, il privilegio dovuto agli eletti di ebraica scaturigine, le rendite di posizione e quan’altro faceva a cazzotti con il postulato cristiano, dovevano essere, via via, debellati. Le pari opportunità dovevano riguardare anche Gennaro Esposito e Carmine Cacace.
Pane per tutti, istruzione per tutti, assistenza per tutti.
Dio lo vuole, Cristo lo ha detto.
E mentre l’aristocrazia mugugnava, nasceva San Leucio.
San Leucio, la “ città-utopia”, lavorava mirabilmente nel campo dei tessuti. Sete, rasi, fibre varie attraversavano i telai destramente adoperati e formavano coperte fantasmagoriche, lenzuola, tessuti ineguagliabili per fattezza. Una organizzazione industriale in una città di operai con i propri nuclei familiari, tutti forniti di una casa, di un’istruzione primaria, di un’istruzione professionale, di un salario uguale per tutti, di un’assistenza. Era il comunismo. Era il nemico acerrimo del liberalismo, fondato sulla meritocrazia che premia i migliori.
Per il liberale conta quanto prodotto. Chi solleva un quintale, avendone le capacità, viene pagato per cento chili. Chi ne solleva solo cinquanta, essendo debole, viene pagato per cinquanta e tale compenso gli servirà per curarsi l’ernia prodotta a causa dello sforzo fatto. Filippide percorre, di corsa, 42 chilometri e passa, da solo; avverte i Greci dell’arrivo dei nemici e crepa per l’immane fatica sostenuta. Viene premiato e ricordato in eterno. Se a correre fossero stati in tre: Primeide, Filippide e Panieride, e Primeide fosse giunto per primo, Primeide sarebbe stato lui ad essere osannato e, anche se morti di crepacuore, non avrebbero raccolto felicitazioni gli altri e si sarebbe persa la memoria per Filippide e Panieride.
Il comunismo di San Leucio, accettato dalla Chiesa cattolica, non si sa quanto a malincuore, e vidimato dal Padreterno, rappresentava quanto più mortale per il pensiero e il potere liberal-massonico. Ritornava sulla Terra il messia, nei fatti e, quindi, era indispensabile ricrocifiggerlo.
I rapaci masso-ebraici-anglofrancosardi, sfruttando i laicomassorisorgimentali, partirono, lancia in resta, per fare del Regno terra bruciata.
La bestemmia pronunciata con la realizzazione di San Leucio era troppo grande; quindi: “ aricrucifige”! guai se l’esempio di san Leucio si fosse propagato.
Così come gli alleati, nella seconda guerra mondiale, furono costretti sbarcare sulle coste della Normandia, dacchè si era sentito sentore che Hitler stava per realizzare la bomba atomica, i rapaci alleati liberal-massoni corsero ad invadere la Magna Grecia ribattezzata Regno delle Due Sicilie. Così. Come sostengono alcuni storici moderni, fu attivato un certo garibaldo, cacciatore per vocazione o bracconiere e arraffatore di prede e bottini in ogni sito terrestre, di qua e di là dell’oceano atlantico. Prodotto della coste liguri, come Colombo, avaro come si conviene in quelle plaghe, fu chiamato a cacciare i Borbone. Dicono, questi ultimi storici, che il famoso avido predone, aureolato dal carbonlaicismo del tempo, di ligure mazziniana fattezza, alla testa di un manipolo di pirati, banditi ed avventurieri assoldati nelle bettole litoranee del Nord e nelle miseropoli piemontesi e lombarde, sostenuto da mezzi e flotte delle Sacre Corone Unite d’Europa e dalle infide colonne liberal-ladroniche, cospicuamente presenti nel Regno da disfare, ingranò la quarta a Quarto, ubriacò le truppe a Marsala e, con le quinte colonne presenti in Sicilia, occupò l’isola, alleggerendola di migliaia e migliaia di contadini scontenti, fatti fucilare. Ciò per mettere in sesto il disegno savoiardo.
La storia, oggi, sul suo nome tentenna. Garibaldo, nato e cresciuto sulla costa, legato al mare per via del destino, odiava tutti i terragni: contadini, terroni e bifolchi, intenti ad accumulare per sopravvivere e gelosi della terra su cui nascevano, faticavano e morivano lasciando il testimone ai figli. Troppo statici agli occhi del corsaro. Ne fece fucilare tantissimi nel Regno dei Borbone depredato.
Nel nome di una druidica barbarie, aiutò i Savoia a spoliare la Magna Grecia di tutte le sue ricchezze finanziarie, materiali, sociali, spirituali ed artistiche. Tutto il trasportabile fu trasportato nel Regno dei barbari discendenti di Vercincetorige e l’Italia fu consegnata in blocco ai Galli, Cisalpini e Trans, ai Longobardi e via ordando.Garibaldo fu mandato in pensione, in mezzo al mare. Qualcuno disse che non c’era, al mondo, sito migliore di Caprera per ospitare un caprone come il generale. Altri sostennero che l’operazione doveva servire a dare il là alle famose barzellette che vedono protagonista il naufrago sull’isoletta in mezzo al mare.
Intanto la ferocia savoiarda avviava all’emigrazione di massa, alla diaspora, tutto il popolo del Sud. Si affermava così il grande progetto: “ Dio e Popolo – Pensiero e Azione”: una malazione. Quale Dio, quale Popolo e quale pensiero, sono rimasti misteriosi.
Il “Dio” degli ebrei o quello dei cristiani? Quello del diluvio universale, di Sodoma e Gomorra, dell’occhio per occhio o quello del messia e del Perdono?
Il “Popolo” degli Italici sconfitti e dispersi della Magna Grecia o quello delle orde ottocentesche, autore dell’ultimo sacco di Roma?
Il “Pensiero” che va, sulle ali dorate , a raddrizzare le torri di Sionne o il Pensiero filosofico meraviglioso che va da Talete a Cristo? Ah, saperlo!
Chiusa la miniera laica dei carbonari, i massoni rotolarono come macigni da nord-ovest, per schiacciare le speranze di una Italia umanista. Eppure, quando i venti innovatori della rivoluzione francese erano arrivati a Napoli, si erano vergognati di riconoscersi arretrati rispetto a quanto si era edificato in quell’area geografica.
Dalla vergogna alla rabbia il passo è breve, per gli spocchiosi.
Quei maledetti Borbone si erano infilati in testa l’idea di eliminare i poveri. Li censivano, poi costruivano in Napoli un chilometrico edificio per gli stessi, al fine di avviarli al reinserimento nella società, con la dignità che era dovuta loro in quanto esseri umani tra gli umani. Borbonismo sì, Borbonismo no.
Monarchi folli, da Campania Felix.
La storia scritta dai vincitori li classificò reazionari.
Dolmen, Menhir e Macigni debellarono anche i cattolici asburgici e l’unità d’Italia fu realizzata sotto il dominio delle province annesse.”.
(Cosmo Ciaramaglia)Filosofo di Gaeta, che, con Angelo Manna, Lucio Barone e Antonio Ciano, fondò il Partito del Sud nel ristorante "Masaniello" di Gaeta.







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mercoledì 16 aprile 2014

Gaeta resiste ancora ! Antonio Ciano rappresentante meridionalista in Europa !



Comunicato stampa

Dopo gli ultimi accadimenti a proposito del ritiro della candidatura di Michele Emiliano, che ha provocato rumore anche all’interno del mondo meridionalista, pareva che la bandiera del meridionalismo, per questa tornata elettorale europea, fosse finita nella polvere, facendo cadere la possibilità che un rappresentante di quel Sud che resiste, lavora e non china la testa davanti ai soprusi, potesse direttamente rappresentare in Europa il dramma che gli abitanti del Sud vivono quotidianamente sulla propria pelle, così come le tante emergenze e discriminazioni che angustiano la nostra terra e i nostri emigranti.

In questo panorama poco confortante ancora una volta il Partito del Sud ha impegnato le migliori energie delle sue donne e dei suoi uomini e grazie agli ottimi rapporti, già in essere da tempo, con Italia dei Valori, ha concluso in poche ore l’accordo per la presenza in lista nella circoscrizione meridionale del proprio nume tutelare e Presidente Onorario Antonio Ciano, il Brigante del Sud, che con generosità, e per il solo bene del Sud, ha accettato la candidatura al fine ultimo e solo di dare visibilità e sbocco alle tematiche che stanno a cuore a tutto il mondo meridionalista, mai come in quest’ultimo mese sotto attacco da parte di quei poteri che ci opprimono da 153 anni.

 Il Partito del Sud si stringe intorno al Leone di Gaeta ed invita, in nome e per il solo bene della nostra terra, ogni meridionalista a sostenere lo sforzo titanico di Antonio Ciano in questa ennesima battaglia ! La doppia sfida è di quelle che affascinano, la lista Italia dei Valori, che ospita come indipendente il nostro candidato, dovrà infatti raggiungere il 4% posto a sbarramento della soglia elettorale europea, Antonio Ciano, sul cui nome andranno fatte convergere le preferenze nella circoscrizione meridionale, dovrà risultare il più votato della lista. Le possibilità sono reali, ma la battaglia è difficile, in una sfida da veri Briganti! Ci aiuterà in questa prova la visibilità che sicuramente Antonio Ciano saprà sfruttare, con la sua inarrestabile oratoria, per catalizzare l’interesse dei tanti meridionali “che ancora non sanno”, nell’interesse di tutti i meridionalisti, ma soprattutto di tutto il Sud.

Pertanto, l'augurio sincero è che, così come altri illustri meridionalisti hanno portato l'origine della questione meridionale a Montecitorio, anche Antonio Ciano possa, con la stessa veemenza e forza che conosciamo, portare le istanze del Sud a Strasburgo e a Bruxelles!

Il Soldato di Gaeta alza ancora alto il suo grido di battaglia e la sua sfida all’Europa, per il bene del Sud e dei suoi figli! Gaeta resiste ancora ! 

Natale Cuccurese 
Presidente Nazionale Partito del Sud

info@partitodelsud.eu







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Comunicato stampa

Dopo gli ultimi accadimenti a proposito del ritiro della candidatura di Michele Emiliano, che ha provocato rumore anche all’interno del mondo meridionalista, pareva che la bandiera del meridionalismo, per questa tornata elettorale europea, fosse finita nella polvere, facendo cadere la possibilità che un rappresentante di quel Sud che resiste, lavora e non china la testa davanti ai soprusi, potesse direttamente rappresentare in Europa il dramma che gli abitanti del Sud vivono quotidianamente sulla propria pelle, così come le tante emergenze e discriminazioni che angustiano la nostra terra e i nostri emigranti.

In questo panorama poco confortante ancora una volta il Partito del Sud ha impegnato le migliori energie delle sue donne e dei suoi uomini e grazie agli ottimi rapporti, già in essere da tempo, con Italia dei Valori, ha concluso in poche ore l’accordo per la presenza in lista nella circoscrizione meridionale del proprio nume tutelare e Presidente Onorario Antonio Ciano, il Brigante del Sud, che con generosità, e per il solo bene del Sud, ha accettato la candidatura al fine ultimo e solo di dare visibilità e sbocco alle tematiche che stanno a cuore a tutto il mondo meridionalista, mai come in quest’ultimo mese sotto attacco da parte di quei poteri che ci opprimono da 153 anni.

 Il Partito del Sud si stringe intorno al Leone di Gaeta ed invita, in nome e per il solo bene della nostra terra, ogni meridionalista a sostenere lo sforzo titanico di Antonio Ciano in questa ennesima battaglia ! La doppia sfida è di quelle che affascinano, la lista Italia dei Valori, che ospita come indipendente il nostro candidato, dovrà infatti raggiungere il 4% posto a sbarramento della soglia elettorale europea, Antonio Ciano, sul cui nome andranno fatte convergere le preferenze nella circoscrizione meridionale, dovrà risultare il più votato della lista. Le possibilità sono reali, ma la battaglia è difficile, in una sfida da veri Briganti! Ci aiuterà in questa prova la visibilità che sicuramente Antonio Ciano saprà sfruttare, con la sua inarrestabile oratoria, per catalizzare l’interesse dei tanti meridionali “che ancora non sanno”, nell’interesse di tutti i meridionalisti, ma soprattutto di tutto il Sud.

Pertanto, l'augurio sincero è che, così come altri illustri meridionalisti hanno portato l'origine della questione meridionale a Montecitorio, anche Antonio Ciano possa, con la stessa veemenza e forza che conosciamo, portare le istanze del Sud a Strasburgo e a Bruxelles!

Il Soldato di Gaeta alza ancora alto il suo grido di battaglia e la sua sfida all’Europa, per il bene del Sud e dei suoi figli! Gaeta resiste ancora ! 

Natale Cuccurese 
Presidente Nazionale Partito del Sud

info@partitodelsud.eu







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lunedì 14 aprile 2014

40 mila miliardi dei nostri emigranti sanarono il debito pubblico nel 1910

Gli emigranti meridionali nel “primo quarto del secolo corrente, avevano mandato, a mezzo di rimesse dei Banchi di Napoli e di Sicilia, oltre ventimiliardi di lire oro, valore 1910, e altrettanti ne avevano spediti in lettere raccomandate o portato a mano”. Un’immensa ricchezza per le finanze italiane che così potevano pareggiare i conti con l’estero e a volte chiuderli in attivo, tanto che Guido Dorso ha scritto: “I dollari che gli emigranti mandano nel paesello natìo vengono pompati, drenati a favore del Nord,seguono la stessa via delle piastre d’argento borboniche e dei napoleoni d’argento e d’oro che la borghesia terriera custodiva nel 1860. Tutte le banche settentrionali che fino ad allora avevano ignorato il Mezzogiorno, si precipitano a taglieggiare il Sud, e lo Stato completa l’opera con i depositipostali e i titoli di rendita” 
Oggi le banche del Sud non esistono più. Il Banco di Napoli è stato colonizzato dal San Paolo Imi di Torino e il Banco di Sicilia dall'UNICREDIT di Milano. Tutto è nelle mani del Nord Tosco padano. Il Sud non ha più economia, ma tanti soldi continuano ad arrivare nelle banche italiane. Il debito pubblico odierno ha superato i 2.000 (Duemila) miliardi di Euro. Una cifra astronomica!.Circa venti milioni di italiani hanno prestato allo Stato somme considerevoli. Il mio amico Ciaramaglia lo chiamava il "popolo dei risparmiatori". Cioè quelli che si erano risparmiati la fatica di pagare le tasse. Escluso qualcuno. Per anni. L'unico titolo obbligazionario, che erano tenuti a onorare,era quello di votare il "Sistema" o il "regime" che conservava tale andazzo. Dai grandi finanzieri ai più piccoli pensionati, si cimentarono tutti nell'accaparramento di Bot e CCT. Insomma, gli incapaci, quelli che non riuscivano a risparmiare perchè oberati dalla tasse, dovevano e devono pagare gli interessi ai risparmiatori. Con questo ingegnoso  sistema, la Massoneria,  ha  aggirato il contenuto della Democrazia, assicurandosi il governo eterno della Nazione Italia. Per questo motivo hanno dato vita al colossale fenomeno della EVASIONE FISCALE. Escluso i lavoratori a reddito fisso e, quindi i comunisti comunardi, statali, operai, pensionati. Tutti gli altri, finanzieri, banchieri, odontoiatri, avocati, ingegneri, geometri, artigiani, liberi professionisti, dentisti, industriali,affitta-tutto, ladri, escort, mignotte, puttane, furono tutti abilitati a non pagare le tasse. A questi si aggiunge la Casta degli speculatori, dei mafiosi, dei camorristi, dei politci collusi, si aggiungano anche i concessionari mediatici, e tutti coloro che hanno soldi nelle banche svizzere, o delle Isole Caiman. Tutti a frodare lo Stato. Tutti alla mangiatoia. Mio padre, Damiano Ciano, morto da contadino a 97 anni, prima di morire mi disse: "Antò, quando ero giovane, a Gaeta e in Italia facevamo la fame, camminavamo con le pezze al culo. Producevamo di tutto.Si coltivava anche sulle montagne rocciose. Gaeta e l'Italia erano come il paradiso terrestre. Oggi non si produce più niente e tutti stanno bene, tutti hanno la macchina e il frigorifero, telefonini. A tavola bevono aranciata, coca cola, vini extralusso. Questa cosa non può durare. Succederà qualcosa." Papà, quel qualcosa è sotto gli occhi di tutti. Il Sistema massonico è saltato, vogliono salvarlo. E a pagare siamo sempre noi. Al Parlamento padano, per il momento di stanza a Roma, qualcosa sta accadendo.Molti giovani stanno "scassando" la Casta, stanno mettendo a nudo il sistema corrotto. La loro è una piccola rivoluzione.
Ne seguirà un'altra. Quella Meridionale. E sarà la fine del Sistema. Ci riapproprieremo dei nostri valori, della nostra dignità, di tutto ciò che ci hanno rubato negli ultimi 152 anni. Scompariranno i partiti portatori degli interessi padani, ce ne sarà un altro, quello dei beni comuni. Il Nostro. 



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Gli emigranti meridionali nel “primo quarto del secolo corrente, avevano mandato, a mezzo di rimesse dei Banchi di Napoli e di Sicilia, oltre ventimiliardi di lire oro, valore 1910, e altrettanti ne avevano spediti in lettere raccomandate o portato a mano”. Un’immensa ricchezza per le finanze italiane che così potevano pareggiare i conti con l’estero e a volte chiuderli in attivo, tanto che Guido Dorso ha scritto: “I dollari che gli emigranti mandano nel paesello natìo vengono pompati, drenati a favore del Nord,seguono la stessa via delle piastre d’argento borboniche e dei napoleoni d’argento e d’oro che la borghesia terriera custodiva nel 1860. Tutte le banche settentrionali che fino ad allora avevano ignorato il Mezzogiorno, si precipitano a taglieggiare il Sud, e lo Stato completa l’opera con i depositipostali e i titoli di rendita” 
Oggi le banche del Sud non esistono più. Il Banco di Napoli è stato colonizzato dal San Paolo Imi di Torino e il Banco di Sicilia dall'UNICREDIT di Milano. Tutto è nelle mani del Nord Tosco padano. Il Sud non ha più economia, ma tanti soldi continuano ad arrivare nelle banche italiane. Il debito pubblico odierno ha superato i 2.000 (Duemila) miliardi di Euro. Una cifra astronomica!.Circa venti milioni di italiani hanno prestato allo Stato somme considerevoli. Il mio amico Ciaramaglia lo chiamava il "popolo dei risparmiatori". Cioè quelli che si erano risparmiati la fatica di pagare le tasse. Escluso qualcuno. Per anni. L'unico titolo obbligazionario, che erano tenuti a onorare,era quello di votare il "Sistema" o il "regime" che conservava tale andazzo. Dai grandi finanzieri ai più piccoli pensionati, si cimentarono tutti nell'accaparramento di Bot e CCT. Insomma, gli incapaci, quelli che non riuscivano a risparmiare perchè oberati dalla tasse, dovevano e devono pagare gli interessi ai risparmiatori. Con questo ingegnoso  sistema, la Massoneria,  ha  aggirato il contenuto della Democrazia, assicurandosi il governo eterno della Nazione Italia. Per questo motivo hanno dato vita al colossale fenomeno della EVASIONE FISCALE. Escluso i lavoratori a reddito fisso e, quindi i comunisti comunardi, statali, operai, pensionati. Tutti gli altri, finanzieri, banchieri, odontoiatri, avocati, ingegneri, geometri, artigiani, liberi professionisti, dentisti, industriali,affitta-tutto, ladri, escort, mignotte, puttane, furono tutti abilitati a non pagare le tasse. A questi si aggiunge la Casta degli speculatori, dei mafiosi, dei camorristi, dei politci collusi, si aggiungano anche i concessionari mediatici, e tutti coloro che hanno soldi nelle banche svizzere, o delle Isole Caiman. Tutti a frodare lo Stato. Tutti alla mangiatoia. Mio padre, Damiano Ciano, morto da contadino a 97 anni, prima di morire mi disse: "Antò, quando ero giovane, a Gaeta e in Italia facevamo la fame, camminavamo con le pezze al culo. Producevamo di tutto.Si coltivava anche sulle montagne rocciose. Gaeta e l'Italia erano come il paradiso terrestre. Oggi non si produce più niente e tutti stanno bene, tutti hanno la macchina e il frigorifero, telefonini. A tavola bevono aranciata, coca cola, vini extralusso. Questa cosa non può durare. Succederà qualcosa." Papà, quel qualcosa è sotto gli occhi di tutti. Il Sistema massonico è saltato, vogliono salvarlo. E a pagare siamo sempre noi. Al Parlamento padano, per il momento di stanza a Roma, qualcosa sta accadendo.Molti giovani stanno "scassando" la Casta, stanno mettendo a nudo il sistema corrotto. La loro è una piccola rivoluzione.
Ne seguirà un'altra. Quella Meridionale. E sarà la fine del Sistema. Ci riapproprieremo dei nostri valori, della nostra dignità, di tutto ciò che ci hanno rubato negli ultimi 152 anni. Scompariranno i partiti portatori degli interessi padani, ce ne sarà un altro, quello dei beni comuni. Il Nostro. 



sabato 12 aprile 2014

Tre Macro Regioni salveranno l'Italia, o sarà morte certa.

Di Antonio Ciano

Ad oggi abbiamo parlato sempre delle condizioni economiche e sociali del Regno delle Due Sicilie. Eravamo superiori in tutto. Nel 1861, all'atto della cosiddetta unità d'Italia, il Tesoro era di 668 milioni di lire di allora.. I due terzi di quel tesoro appartenevano al Regno delle Due Sicilie.
Solo 27 milioni erano del Piemonte, che ci regalò anche 1.148.000.000 ( Un MiliardoCentoquarantotto milioni di lire di debiti) che hanno dovuto pagare i meridionali. E' arrivata l'ora di rifare l'Italia.

Vogliamo la nostra Macro Regione. I debiti li devono pagare coloro che li hanno fatti, cioè il Nord.
Ci saranno in Italia tre Macro regioni, tre parlamenti, coordinati da quello Centrale.

IL centralismo piemontese è fallito. in 153 anni hanno colonizzato interamente l'economia del Sud. Rivogliamo il nostro mare, la nostra acqua,. i nostri porti, il demanio, le ricchezze del sottosuolo.
Con i proventi del petrolio siciliano e lucano costruiremo le infrastrutture necessarie per lo sviluppo del Sud: Autostrade, ferrovie, scuole,ospedali, condotte d'acqua ancora mancanti in molti paesi.

Con una politica turistica seria rivaluteremo i nostri siti archeologici, i nostri musei.
Ci riprenderemo i beni demaniali ed ecclesiastici che i piemontesi accorparono allo Stato.
Serviranno a dare lavoro ai nostri giovani. Vi sono centinaia di caserme vuote, conventi abbandonati, milioni di ettari di terreno abbandonati.
Rifaremo la nostra economia, oggi assoggettata completamente a quella Tosco padana.
Ci riprenderemo il Banco di Napoli e quello di Sicilia regalati al San Paolo Imi di Torino e all'Unicredit di Milano.
Ci riprenderemo il commercio, oggi completamente nelle mani del Nord. Vi sono nel sud ben 19.000 supermercati del nord. Ci riprenderemo le frequenze radio televisive.
Ogni città deve avere la sua televisione per spiegare al nostro popolo la Storia del Sud, dalle origini ai nostri giorni, compreso quello che hanno chiamato risorgimento.

Oggi vi sono tre compagnie televisive, una pubblica e due priivate. La pubblica è nelle mani dei partiti che stanno al governo e all'opposizione; le due tv private sono milanesi e torinesi. Rivogliamo la nostra economia, e soprattutto la nostra dignità.

La Democrazia è questa, è nata nella Magna Grecia, dobbiamo solo esserne coscienti.
Abbiamo insegnato al mondo intero questi principi. E' arrivata l'ora di riprendercela.
I Tosco padani l'hanno male interpretata. Ora paghino i debiti che i loro governi hanno procurato alla nazione intera.
Faremo ritornare gran parte degli emigranti cacciati dal Bel Paese. Ci sarà lavoro per tutti. Cultura,Agricoltura, commercio, artigianato, turismo, pesca,industrie pulite, radio e televisioni, compagnie di assicurazioni, oggi inesistenti.,Banche, oggi tutte del nord.

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Di Antonio Ciano

Ad oggi abbiamo parlato sempre delle condizioni economiche e sociali del Regno delle Due Sicilie. Eravamo superiori in tutto. Nel 1861, all'atto della cosiddetta unità d'Italia, il Tesoro era di 668 milioni di lire di allora.. I due terzi di quel tesoro appartenevano al Regno delle Due Sicilie.
Solo 27 milioni erano del Piemonte, che ci regalò anche 1.148.000.000 ( Un MiliardoCentoquarantotto milioni di lire di debiti) che hanno dovuto pagare i meridionali. E' arrivata l'ora di rifare l'Italia.

Vogliamo la nostra Macro Regione. I debiti li devono pagare coloro che li hanno fatti, cioè il Nord.
Ci saranno in Italia tre Macro regioni, tre parlamenti, coordinati da quello Centrale.

IL centralismo piemontese è fallito. in 153 anni hanno colonizzato interamente l'economia del Sud. Rivogliamo il nostro mare, la nostra acqua,. i nostri porti, il demanio, le ricchezze del sottosuolo.
Con i proventi del petrolio siciliano e lucano costruiremo le infrastrutture necessarie per lo sviluppo del Sud: Autostrade, ferrovie, scuole,ospedali, condotte d'acqua ancora mancanti in molti paesi.

Con una politica turistica seria rivaluteremo i nostri siti archeologici, i nostri musei.
Ci riprenderemo i beni demaniali ed ecclesiastici che i piemontesi accorparono allo Stato.
Serviranno a dare lavoro ai nostri giovani. Vi sono centinaia di caserme vuote, conventi abbandonati, milioni di ettari di terreno abbandonati.
Rifaremo la nostra economia, oggi assoggettata completamente a quella Tosco padana.
Ci riprenderemo il Banco di Napoli e quello di Sicilia regalati al San Paolo Imi di Torino e all'Unicredit di Milano.
Ci riprenderemo il commercio, oggi completamente nelle mani del Nord. Vi sono nel sud ben 19.000 supermercati del nord. Ci riprenderemo le frequenze radio televisive.
Ogni città deve avere la sua televisione per spiegare al nostro popolo la Storia del Sud, dalle origini ai nostri giorni, compreso quello che hanno chiamato risorgimento.

Oggi vi sono tre compagnie televisive, una pubblica e due priivate. La pubblica è nelle mani dei partiti che stanno al governo e all'opposizione; le due tv private sono milanesi e torinesi. Rivogliamo la nostra economia, e soprattutto la nostra dignità.

La Democrazia è questa, è nata nella Magna Grecia, dobbiamo solo esserne coscienti.
Abbiamo insegnato al mondo intero questi principi. E' arrivata l'ora di riprendercela.
I Tosco padani l'hanno male interpretata. Ora paghino i debiti che i loro governi hanno procurato alla nazione intera.
Faremo ritornare gran parte degli emigranti cacciati dal Bel Paese. Ci sarà lavoro per tutti. Cultura,Agricoltura, commercio, artigianato, turismo, pesca,industrie pulite, radio e televisioni, compagnie di assicurazioni, oggi inesistenti.,Banche, oggi tutte del nord.

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sabato 5 aprile 2014

Antonio Ciano: "Nel 1998 sono stato processato per difendere la libertà di espressione..."

Di Antonio Ciano

Nel 1998 sono stato processato per difendere la libertà di espressione e per difendere il mio libro dalle fiamme dell'incendio di Pontelandolfo.

 Cari lecchisti, cari meridionalisti ed eroi da Tastiera, dove eravate ???chi di voi mi ha dato la solidarietà? chi di voi è venuto ai processi di Roma e di Latina?

Non ho visto Rocchetta, nè i 24 arrestati per un carro da carnevale, non ho visto coloro i quali criticano il sottoscritto e il Partito del Sud. Venivano ai processi soltanto Alessandro Romano, Angelo Manna, Lucio Barone, Mimino Ciaramaglia, il vice prefetto di Roma Luciani. Lorenzo Terzi del Movimento Neoborbonico ,mi scrisse una bellissima lettera di solidarietà. Gigi di Fiore mi dedicò la terza pagina de "IL Mattino"; come pure Annibale Paloscia su "Avvenimenti".

La stampa nazionale era muta. Le lega Nord, Bossi, Maroni, Speroni erano indaffarati alle loro secessioni di maniera.

Noi del Partito del Sud non costruiremo carri armati carnevaleschi. Siamo coscienti e lungimiranti. Siamo pacifisti e democratici. Veniamo da lontano.Movimenti fascisti e razzisti non ci interessano. I nostri eroi sono stati definiti Briganti. Un giorno non lontano, arriveremo o a Roma ma con la Cultura, con i nostri libri e con i nostri musicisti. Cultura e Musica. Le rivoluzioni vincenti ne durature affondano nella storia e nella cultura, le altre durano lo spazio del futile. Così è stato per lo stato Monarco-liberal massonico , così è stato per il Fascismo, così è stato per il Marxismo.La Rivoluzione Meridionale affonda nella Storia, ci riprenderemo tutto ciò che ci hanno rubato in 150 anni di retorica risorgimentale; ci stiamo riprendendo la dignità.
Faremo ritornare molti dei meridionali fatti emigrare.

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Di Antonio Ciano

Nel 1998 sono stato processato per difendere la libertà di espressione e per difendere il mio libro dalle fiamme dell'incendio di Pontelandolfo.

 Cari lecchisti, cari meridionalisti ed eroi da Tastiera, dove eravate ???chi di voi mi ha dato la solidarietà? chi di voi è venuto ai processi di Roma e di Latina?

Non ho visto Rocchetta, nè i 24 arrestati per un carro da carnevale, non ho visto coloro i quali criticano il sottoscritto e il Partito del Sud. Venivano ai processi soltanto Alessandro Romano, Angelo Manna, Lucio Barone, Mimino Ciaramaglia, il vice prefetto di Roma Luciani. Lorenzo Terzi del Movimento Neoborbonico ,mi scrisse una bellissima lettera di solidarietà. Gigi di Fiore mi dedicò la terza pagina de "IL Mattino"; come pure Annibale Paloscia su "Avvenimenti".

La stampa nazionale era muta. Le lega Nord, Bossi, Maroni, Speroni erano indaffarati alle loro secessioni di maniera.

Noi del Partito del Sud non costruiremo carri armati carnevaleschi. Siamo coscienti e lungimiranti. Siamo pacifisti e democratici. Veniamo da lontano.Movimenti fascisti e razzisti non ci interessano. I nostri eroi sono stati definiti Briganti. Un giorno non lontano, arriveremo o a Roma ma con la Cultura, con i nostri libri e con i nostri musicisti. Cultura e Musica. Le rivoluzioni vincenti ne durature affondano nella storia e nella cultura, le altre durano lo spazio del futile. Così è stato per lo stato Monarco-liberal massonico , così è stato per il Fascismo, così è stato per il Marxismo.La Rivoluzione Meridionale affonda nella Storia, ci riprenderemo tutto ciò che ci hanno rubato in 150 anni di retorica risorgimentale; ci stiamo riprendendo la dignità.
Faremo ritornare molti dei meridionali fatti emigrare.

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venerdì 28 marzo 2014

DOPO FENESTRELLE ORA VILLELLA

Di Natale Cuccurese

Compare oggi su " La Repubblica" un articolo a firma di Massimo Novelli dal titolo " L'ultima polemica su Lombroso minacce alla studiosa che lo difende" sulla mancata presentazione a Motta Santa Lucia di un libro,  della relativa collana diretta da Alessandro Barbero, che ripercorre la storia del cranio conteso di Villella, dove in un passaggio si richiamano anche nome , uomini e strutture territoriali del Partito del Sud  :"Aggiunge il sindaco: «Magari presenteremo il libro della dottoressa Milicia in contraddittorio con quello, più neo-meridionalista, che ha scritto Francesco Antonio Cefalì». Quest’ultimo, comunque, risulta essere soprattutto il coordinatore della sezione Michelina De Cesare, che era davvero una brigantessa, del cosiddetto Partito del Sud di Lamezia Terme. "

Detto che ovviamente prendiamo, come Partito del Sud, recisamente le distanze immediate da qualsiasi presunto tipo di minaccia, insulto o violenza nei confronti di chicchessia, cosa  che non appartiene alla tradizione del nostro Partito, crediamo anche che l'articolo non renda giustizia delle istanze portate avanti da Associazioni, che peraltro hanno anche avuto un primo riscontro positivo in sede processuale in attesa dell'Appello che ci sarà fra pochi mesi, presentate semplicisticamente come nostalgiche, antiunitarie e manipolatrici, relativamente alla restituzione del cranio di Giuseppe Villella per l'inumazione al Comune di Motta Santa Lucia.Lo stesso Villella viene infamato dall'articolista come "ladruncolo di polli e caciotte".

Per quanto poi riguarda la vergognosa esposizione di quelli che, non dimentichiamolo mai, sono resti umani che a nostro avviso meritano solo adeguata e cristiana sepoltura, e non l'esposizione disdicevole come oggetti da baraccone in teche di vetro a Torino, aspetto che riguarda solo l'umana pietas ,ben poco viene detto nell'articolo.

Inoltre non si comprende bene perchè, come affermato nello stesso articolo, dato che le teorie lombrosiane si basarono su presupposti che poi si rivelarono errati, e che portarono all'elaborazione delle teorie della razza che tanto danno hanno procurato e ancor oggi procurano, si sia sentita la necessità di dedicargli un museo a Torino, ove si portano intere scolaresche a vedere teschi di presunti criminali meridionali infamati senza nessuna impudicizia. Come si sentiranno quegli studenti di origine meridionale di fronte a tale spettacolo?, e cosa penseranno i loro compagni di scuola?, in altre parole si assiste inerti al pericoloso rischio di instillare nelle menti  più innocenti il seme di future discriminazioni e divisioni.

Continua con quest'ultimo episodio il tentativo di contrapporre alle tesi revisioniste, di cui è portatore Antonio Ciano seguito da tanti altri valenti ricercatori meridionali, una storia più consona al De Amicis e a tutti gli altri ammorbanti e favolistici racconti risorgimentali che tanti guasti hanno prodotto e producono in questa Italia che si ostina a non voler sapere e a negare una storia basata per alcuni aspetti su soprusi e iniquità






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Di Natale Cuccurese

Compare oggi su " La Repubblica" un articolo a firma di Massimo Novelli dal titolo " L'ultima polemica su Lombroso minacce alla studiosa che lo difende" sulla mancata presentazione a Motta Santa Lucia di un libro,  della relativa collana diretta da Alessandro Barbero, che ripercorre la storia del cranio conteso di Villella, dove in un passaggio si richiamano anche nome , uomini e strutture territoriali del Partito del Sud  :"Aggiunge il sindaco: «Magari presenteremo il libro della dottoressa Milicia in contraddittorio con quello, più neo-meridionalista, che ha scritto Francesco Antonio Cefalì». Quest’ultimo, comunque, risulta essere soprattutto il coordinatore della sezione Michelina De Cesare, che era davvero una brigantessa, del cosiddetto Partito del Sud di Lamezia Terme. "

Detto che ovviamente prendiamo, come Partito del Sud, recisamente le distanze immediate da qualsiasi presunto tipo di minaccia, insulto o violenza nei confronti di chicchessia, cosa  che non appartiene alla tradizione del nostro Partito, crediamo anche che l'articolo non renda giustizia delle istanze portate avanti da Associazioni, che peraltro hanno anche avuto un primo riscontro positivo in sede processuale in attesa dell'Appello che ci sarà fra pochi mesi, presentate semplicisticamente come nostalgiche, antiunitarie e manipolatrici, relativamente alla restituzione del cranio di Giuseppe Villella per l'inumazione al Comune di Motta Santa Lucia.Lo stesso Villella viene infamato dall'articolista come "ladruncolo di polli e caciotte".

Per quanto poi riguarda la vergognosa esposizione di quelli che, non dimentichiamolo mai, sono resti umani che a nostro avviso meritano solo adeguata e cristiana sepoltura, e non l'esposizione disdicevole come oggetti da baraccone in teche di vetro a Torino, aspetto che riguarda solo l'umana pietas ,ben poco viene detto nell'articolo.

Inoltre non si comprende bene perchè, come affermato nello stesso articolo, dato che le teorie lombrosiane si basarono su presupposti che poi si rivelarono errati, e che portarono all'elaborazione delle teorie della razza che tanto danno hanno procurato e ancor oggi procurano, si sia sentita la necessità di dedicargli un museo a Torino, ove si portano intere scolaresche a vedere teschi di presunti criminali meridionali infamati senza nessuna impudicizia. Come si sentiranno quegli studenti di origine meridionale di fronte a tale spettacolo?, e cosa penseranno i loro compagni di scuola?, in altre parole si assiste inerti al pericoloso rischio di instillare nelle menti  più innocenti il seme di future discriminazioni e divisioni.

Continua con quest'ultimo episodio il tentativo di contrapporre alle tesi revisioniste, di cui è portatore Antonio Ciano seguito da tanti altri valenti ricercatori meridionali, una storia più consona al De Amicis e a tutti gli altri ammorbanti e favolistici racconti risorgimentali che tanti guasti hanno prodotto e producono in questa Italia che si ostina a non voler sapere e a negare una storia basata per alcuni aspetti su soprusi e iniquità






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lunedì 17 marzo 2014

17 marzo, noi non festeggiamo - di Antonio Ciano





Sig. Presidente della Repubblica.

17 marzo, noi non festeggiamo

I Savoia, ancora oggi, sono considerati come i re che fecero l’Italia. Una vera bestemmia, un sacrilegio, una bufala che hanno voluto farci digerire gli storici di regime e governanti cresciuti nella retorica risorgimentale. Noi che non siamo di regime contestiamo fortemente quelle affermazioni. Per Noi Meridionali i Savoia furono degli assassini, dei veri colonizzatori, gli sterminatori ed i massacratori del Sud, e non solo. L’Italia poteva e doveva essere fatta confederando i sette Stati, ma Lord Palmerston non aveva interessi a che la penisola si unificasse democraticamente perché il Regno delle Due Sicilie, allora ricco ed industrializzato avrebbe sicuramente condotto a sé gli staterelli come satelliti che ruotano intorno al corpo più grande. Lord Parlmerston, Primo ministro inglese, seguendo le direttive di Albert Pike, mise a disposizione del Conte di Cavour, armi, uomini, denari e mezzi per dare ai massoni Savoia il predominio di tutto il territorio che un tempo fu magnogreco e dei romani per innestarvi il liberismo economico che separa le classi e le contrappone. In Italia non c’è liberismo economico, lo sanno tutti, vi è una casta padana che domina l’economia e la controlla. In Italia vi è un solo proprietario di fabbriche d’automobili, un solo proprietario di reti televisive, un monopolista della gomma sintetica, un altro per la gomma da masticare e così via. I monopoli capitalistici sono soltanto padani facendoli passare per italiani. Noi vogliamo costruire una imprenditoria meridionale, fondata sulla concorrenza vera e non artificiale, vogliamo una economia che affondi nelle nostre radici culturali e storiche, vogliamo una imprenditoria dai valori umani imprescindibili da quelli cattolici e laici che affondano nella cultura della Magna Grecia. La Rivoluzione Meridionale sarà modello di vita per i prossimi anni, questo cammino sarà duro, irto di difficoltà, ma un giorno si compirà.
Il 2 giugno del 1946 l’Italia è stata restituita a se stessa, un plebiscito vero ha cancellato per sempre la monarchia sabauda.


Vittorio Emanuele II invase il Sud senza dichiarazione di guerra, mietendo vittime a centinaia di migliaia: fucilazioni, paesi messi sotto assedio, distrutti, calpestati, rasi al suolo; torturati a morte i religiosi, preti e monaci incarcerati, fucilati a centinaia, i conventi spogliati e saccheggiati, i vescovi perseguitati, vigliaccamente malmenati ed imprigionati; le banche saccheggiate, le proprietà demaniali svendute ai massoni. Il re di Sardegna è da considerare tra i più grandi criminali di guerra che abbiano mai calpestato il suolo italiano, e con lui tutta la casta militare e politica alle sue dipendenze. Il nucleo risorgimentale piemontese accentrò tutto nelle mani dei liberal-massoni, questi non hanno patria, il loro dio è il profitto e la loro legge è lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Molti, ancora oggi si affannano a riverire e ad incensare quegli assassini. Quella non è la nostra Italia;... volere che quella sia la vera Italia sarebbe il medesimo che giudicare della bontà di un vino dalla sua feccia, ovveramente del decoro di un palagio dalle sue latrine ( La Civiltà Cattolica, Vol.VIII, Serie IV, 1860, pag.404)
Seguì al despota suo figlio Umberto I, spiccatamente autoritario, nemico del popolo operaio e contadino, ciò è nel DNA della sua razza; nel 1898 fece sparare sulla folla affamata, i morti furono centinaia, Bava Beccaris fu l’esecutore di quella infamia, il mandante proprio lui, il re. A farne le spese furono ancora operai e contadini cattolici e socialisti. Il 29 luglio del 1900 l’anarchico Gaetano Bresci mise fine alla vita del monarca sabaudo ammazzandolo a Monza per vendicare i morti di Milano. Vittorio Emanuele III sostituì il padre e mai rinunciò al suo autoritarismo:”...sarà infatti il re demiurgo del colpo di Stato che, contro la volontà della maggioranza parlamentare, getta il Paese nella Grande Guerra, costata nei tre anni successivi 700.mila morti, altrettanti mutilati ed invalidi, un milione di feriti( su una popolazione che contava 36 milioni di abitanti)...nel 1922 l’Italia è tormentata dallo squadrismo fascista; minoranza violenta, il movimento guidato da Benito Mussolini ha però l’appoggio di gruppi che contano: le gerarchie militari( con alla testa Armando Diaz, l’artefice di Vittorio Veneto),gli agrari padani, parte dell’industria, la massoneria, parte significativa della magistratura e dell’alta burocrazia. Forze che tranquillizzano il sovrano, timoroso delle masse popolari. Perfettamente consapevole delle intenzioni del fascismo, nella notte tra il 27 ed il 28 ottobre 1922, mentre le squadre d’azione convergono su Roma senza che l’apparato dello Stato muova un dito per fermarle, Vittorio Emanuele prende tempo e rifiuta di firmare il decreto di stato d’assedio sottopostogli dal capo del governo Luigi Facta. Il 30 il re affida a Mussolini l’incarico di formare il governo. Da allora, fino al 25 luglio 1943 il sodalizio tra il Savoia e il capo del fascismo non si sarebbe più infranto..”( Brunello Mantelli, Dossier, l’Unità, 2 giugno 2001, pag VII)
Ma come erano magnanimi questi Savoia! Immaginiamo re pippetto nella sua stanza, pensoso ed assorto, con gli stivali neri come la sua anima, andare avanti e indietro nervoso, con la mano al mento, forse aveva nella mente le gesta di Bava Beccaris, forse pensava alle gesta del nonno Vittorio Emanuele II quando scese al Sud per sterminare il popolo meridionale con i suoi bersaglieri; immaginiamo il re pensoso, preoccupato: ma come, quella canaglia del popolo avrebbe potuto prendere il potere? Non sia mai! Il potere da sempre, con Casa Savoia era dei più forti, il Governo della cosa pubblica doveva appartenere alla casta danarosa e liberale, meglio usare un popolano come Mussolini e conservare alla Corona tutti i diritti conseguiti dai suoi avi con gli inganni e le infamie. Nel 1938, re pippetto firma le leggi antisemite, forse pensava di imitare suo nonno Vittorio Emanuele II quando nel 1863 firmò la Legge Pica che legalizzò i crimini di Stato e quelli di guerra.

700 mila soldati allo sbando
...una volta gettata l’Italia nella fornace della Seconda guerra mondiale, il re - che aveva avallato senza dare segni di incertezza l’Asse ed il Patto d’Acciaio con la Germania nazista- comincia a manifestare segni di inquietudine solo all’inizio del 1943, nell’imminenza dello sbarco alleato, quando ormai la sconfitta dell’Italia. In cima ai suoi pensieri non è però il Paese, quanto la sopravvivenza sua personale e quella della dinastia. Vittorio Emanuele inizia a tessere le fila di più congiure: appoggia la fronda fascista guidata da Dino Grandi e sonda la disponibilità delle forze armate. Il piano scatta il 25 luglio. Mussolini è arrestato, al suo posto si insedia Pietro Badoglio( uno dei militari più compromessi con il regime). Ma le alleanze non sono rovesciate,<>, le leggi razziste del 1938 non sono revocate, gli antifascisti rimangono al confino. Il sovrano accarezza l’idea di <>, e al tempo stesso programma la fuga in caso di colpo di mano dei tedeschi. Sull’Italia si susseguono i bombardamenti; nove divisioni della Wehrmacht affluiscono a sud delle Alpi.l’8 settembre del 1943 gli Alleati, imbarazzati e diffidenti di fronte alle manovre dilatorie di Vittorio Emanuele III e di Badoglio, danno notizia che l’Italia ha firmato l’armistizio. Nella notte, mentre le truppe tedesche disarmano i soldati del Regio esercito, lasciati senza ordini( oltre 700.000 finiranno prigionieri in Germania) il re, la regina, i capi militari abbandonano la capitale e fuggono verso Brindisi.
( Brunello Mantelli, l’Unità, Dossier, pag VII, 2 giugno
2001)


Il Plebiscito del 2 giugno 1946 ha vendicato i morti contadini ed operai nelle varie repressioni a favore del capitalismo liberista ( cattolici, socialisti, papalini, borbonici, comunisti uccisi dai vari Fumel, Della Rocca, Cialdini, Pinelli, Quintini, Bixio, Garibaldi, Lamarmora, Bava Beccaris, Roatta, Badoglio, ecc ecc.); quelli dei fasci siciliani; quelli di Milano, quelli della tassa sul macinato; quelli procurati dalle cannonate su Palermo nel 1866; quelli delle guerre coloniali; quelli della prima guerra mondiale; quelli della seconda guerra mondiale. I piemontesi savoiardi furono degli assassini spietati, senza dichiarazione di guerra invasero il Sud, rasero al suolo 54 paesi, incendiarono villaggi, desertificarono le campagne bruciando i raccolti per anni, scannarono armenti e bambini allo stesso modo, impiccarono a migliaia i contadini, le loro donne stuprate, i loro figli incarcerati per anni. Nino Bixio da solo eseguì 700 fucilazioni di contadini ed operai con l’assenso dei Savoia. In Italia vi furono eccidi tremendi, stragi disumane, incivili, truculenti. Quegli assassini dei fratelli d’Italia cominciarono a Genova nel 1849 ove il generale Lamarmora soffocò nel sangue il rigurgitare repubblicano dei genovesi memori e fieri di essere figli della repubblica marinara e rimaniamo delusi quando vediamo il presidente Ciampi andare in quel di Torino a ossequiare coloro che ordinarono quelle nefandezze contro i veri democratici ed i veri italiani. Genova fu messa a sacco e fuoco, la violenza dei bersaglieri i liguri se la ricordano ancora. Poi il garibaldino Bixio, su ordine del suo generale pirata si vendicò contro i siciliani a Bronte, a Recalbuto, a Linguaglossa e in tutta la fascia etnea.Gaeta, simbolo del Sud martirizzato fu rasa al suolo da Cialdini su ordine di Cavour: 160 mila bombe distrussero completamente la città tirrenica, i morti tra militari e civili furono oltre duemila e altrettanti furono fucilati subito dopo la presa della fortezza colpevoli solo d’averla difesa dai barbari invasori.La fedelissima aspetta ancora i danni di quell’assedio, oggigiorno ammontano a diversi miliardi tra interessi e more, la città li vuole, aspettiamo risposta da questo Stato repubblicano, ci devono solo dire chi pagherà, responsabile fu proprio il Vittorione comandante supremo di quella truppaglia infame.


Gli eccidi si susseguirono senza soluzione di continuità: Gaeta, Pontelandolfo, Casalduni, Scurcola, Vieste, Sant’Eramo in Colle, Gioia del Colle, Pizzoli, Bauco, Nola, Somma Vesuviana, Teramo, Isernia, Venosa, Montecillone, Montefalcione, San Vittorino e cento altre città. Non vi fu villaggio ove le orde savoiarde non fecero danni. La Basilicata fu per anni bruciata, la Calabria fu messa sotto torchio dal colonnello Milon e dal generale Sacchi.


Non riusciamo a capire perché il presidente della repubblica vada a incensare i Savoia, perché vada a rendere omaggio a Cavour, a Garibaldi e a tutti quei personaggi che saccheggiarono il Sud e stuprarono le sue genti. I Savoia furono feroci persecutori, non ebbero pietà di Passannante, repubblicano ed anarchico, non ebbero pietà di Pietro Barsanti fucilato per le sue idee democratiche e antimonarchiche.Non ebbero pietà di Gramsci, incarcerato per le sue idee. Noi siamo italiani Sig. Presidente, siamo repubblicani e aspettiamo le sue scuse. Il Sud aspetta le scuse di un Presidente della Repubblica. Venga a Gaeta, sia super partes, il Risorgimento piemontese e savoiardo non ci appartiene. Per Noi meridionali l’Italia è nata il 2 giugno del 1946 e in quel giorno è nato il patto tra Nord e Sud, tra il Nord della Resistenza al fascismo e ai Savoia e il Sud che aveva resistito 83 anni prima a quella barbarie. Non possiamo santificare chi ha commesso eccidi nefandi, chi ha derubato il Sud, chi lo ha massacrato, chi ha commesso crimini contro l’umanità. È contro la storia, è contro il buon senso.
Sig. Presidente, ricordiamo quelle stragi, quegli eccidi, ricordiamo i crimini commessi in nome e per conto dei Savoia. Il Sud che lavora si sente offeso quando gli si vuole imporre eroi di cartone. Il Sud ricorda. I nazisti impararono dai savoiardi: i lager, le fosse Ardeatine, gli eccidi di Reder e Kapler erano solo fotocopie di quelli perpetrati nel Sud dai felloni sabaudi.

Sig. Presidente, in nome e per conto degli interessi di Gaeta e dei comuni dell'ex Regno delle Due Sicilie il Partito del Sud chiede:
1) il sequestro dei diamanti e delle collane ( che ammonterebbero a circa 1.500 milioni di euro) attualmente conservati nei forzieri della Banca d'Italia in quanto il sig. Vittorio Savoia, che li pretende, essendo erede di quel Vittorio Emanuele II,Re di Sardegna e quindi capo dell'esercito piemontese che ha raso al suolo la mia città nel 1860-61, dovrebbe pagare i danni a Gaeta e alle altre città del Sud incendiate e massacrate senza dichiarazione di guerra. Gli eredi, se prendono le eredità devono pagare anche i debiti dei loro avi, e la stessa cosa vale per il signore in questione che ha chiesto 260 milioni alla nostra repubblica per il dorato esilio.
2) che questo Stato repubblicano deferisca alla Corte Internazionale dell'Aja i Savoia ( in quanto eredi diretti dei Re di Sardegna e d'Italia , di quel Regno cancellato dalla lotta partigiana e dalla storia) per un risarcimento equo dei danni provocati dall'assedio del 1860-61 ( danni chiesti dalla nostra città al governo piemontese e riconosciuti persino dalla Corona, e mai pagati e che ammontavano a 2,047,000 milioni di lire del 1861). Tutta la documentazione relativa a tali richieste è conservata nell'archivio storico di Gaeta, che si allega alla presente, oltre la relazione del Dottissimo Avv. Pasquale Troncone, delegato dal comune di Gaeta a relazionare su una possibile denuncia.
3) inoltre il Partito del Sud chiede il deferimento alla Corte Internazionale dell'Aja di Casa Savoia, del conte Camillo Benso di Cavour, di tale Giuseppe Garibaldi, avventuriero, negriero, massone;del generale Cialdini, del generale Pinelli, Enrico Cosenz, del col. Eleonoro Negri, del Cap. Gaetano Negri, del Gen Quntini,del generale Della Rocca ecc ecc. per crimini di guerra, per crimini contro l'umanità, per genocidio essendo tali reati inestinguibili nel tempo, per aver barbaramente invaso il Regno delle Due Sicilie senza dichiarazione di guerra e per aver massacrato un milione di contadini e fatto emigrare 30 milioni di Meridionali.
4) Il Partito del Sud chiede alla nostra amata repubblica, che ha eredidato dal regno perdente leggi regie, di cancellarle definitivamente dai codici civili e penali, oltre a ridare alle città i beni demaniali requisiti e alla Chiesa i Beni ecclesiastici che la legge Rattazzi ha incorporato ad uno Stato illegittimo. In quattro anni, dal 1861 al 1864, furono espropriati ben 398 conventi, con tutti i loro beni mobili ed immobili, centinaia di ettari di terreno coltivato dai contadini e regalati a liberalucci del tempo.


Sig.Presidente,
chi Le scrive ha trascorso la sua vita in una sezione del Partito comunista di Gaeta. Antonio Gramsci era originario della mia città, che diede i natali al padre Francesco il 6 marzo del 1860, nato dalla signora Teresa Gonzalez e da Don Gennaro Gramsci, allora Capitano delle Gendarmeria borbonica dentro la fortezza .Gramsci ha sempre criticato il Risorgimento, fonte dei guai del Sud; ha sempre criticato i blocchi storici che ne determinarono la povertà; ha sempre criticato i Savoia, tanto che parlando della Questione Romana ha scritto che:" Porta Pia non fu che un meschino episodio, militarmente e politicamente. Militarmente non fu che una grottesca scaramuccia. Fu veramente degna delle tradizioni militari italiane. Porta Pia rassomiglia - in piccolo- a Vittorio Veneto. Porta Pia fu la piccola , facile vittoria dell’aggressore enormemente superiore all’avversario inerme, come Vittorio Veneto fu facile vittoria contro un avversario che - militarmente- non esisteva più. Politicamente Porta Pia fu semplicemente l’ultimo episodio della costruzione violenta ed artificiale del Regno d’Italia. Tutto il resto è chincaglieria retorica. Le belle frasi Terza Roma sono completamente vuote di senso.
Roma è città imperiale e città papale: in ciò sta la sua grandezza universale. La "Terza Roma" non è che una sporca città di provincia, un sordido nido di travetti, di albergatori, di bagascie e di parassiti. Mentre le due fasi della storia di Roma, l’imperiale e la papale, hanno lasciato traccia immortale, la breve parentesi dell’occupazione sabauda lascia, unica traccia di sé, il Palazzo di Giustizia, statue di gesso e grottesche imitazioni decorative: nato tra lo scandalo dei fornitori ladri e dei deputati patrioti corrotti, esso è degno di albergare la decadenza giuridica della società contemporanea. Per questo la questione romana non è risolta. Non potevano risolverla le cannonate del re di Savoia. La violenza militarista non può risolvere i problemi internazionali. E la questione romana è un problema internazionale..."( L’Ordine Nuovo, Rassegna Settimanale di Cultura Socialista, 2 Ottobre 1920).

Sig. Presidente,
nelle sezioni del partito comunista abbiamo imparato che l’Italia repubblicana è nata il 2 giugno del 1946. Nelle sezioni del partito comunista abbiamo appreso che morirono ben 87 mila partigiani per abbattere la dittatura fascista e casa Savoia; nelle sezioni comuniste abbiamo appreso che i repubblicani uccisi dalla monarchia Sabauda furono migliaia, a cominciare dal 1849, quando, Vittorio Emanuele II mandò a Genova il Generale La Marmora con 30 mila bersaglieri a massacrare ben 700 genovesi repubblicani; volevano solo l’antica repubblica di Genova,si ribellarono alla protervia dei Savoia e alle leggi centraliste piemontesi che impedivano i liberi commerci che i mercanti del capoluogo ligure erano soliti praticare.

Sig. Presidente,
a scuola abbiamo studiato la Rivoluzione francese. Ci è stato insegnato che ha portato alla Francia "Egalitè e fraternitè" e che i francesi abbatterono la monarchia che regnava, ai cui re mozzarono la testa. Nessuno in Francia festeggia Luigi XVI° e Maria Antonietta, né vi sono strade e piazze a loro intitolate. La Francia era stata unita dalle monarchie precedenti. Il 14 luglio, il giorno della presa della Bastiglia, è festa nazionale,si festeggia la repubblica. Perché in Italia si vuole osannare la monarchia che ha prodotto nel Sud stragi, infamie, genocidi ed una emigrazione biblica che nemmeno gli ebrei hanno subito?
L’Italia fu unita dai romani, cosa che gli storici poco accorti hanno dimenticato, e che nel 1860 vi erano sei staterelli e un grande Stato: il Regno delle Due Sicilie, allora ricco e prospero. Oggi siamo 20 staterelli, 20 regioni, e quelle dell’ex Reame ridotte a territori sottosviluppati, da terzo mondo.Il regno sabaudo, nel 1861 ha affamato il Sud, lo ha massacrato inviandovi ben 150 mila soldati per estirpare la resistenza dei contadini chiamati briganti, per estirpare le liberalizzazioni borboniche, per estirpare l’uguaglianza e la legalità che in quei territori vigevano. I massacri furono tanti,le stragi, gli eccidi innumerevoli. Il primo eccidio avvenne a Bronte in Sicilia dove Nino Bixio, su ordine di Garibaldi inscenò un processo farsa per fucilare coloro i quali stavano mettendo in pratica un decreto del nizzardo; fucilò i contadini che stavano occupando le terre. Il loro torto fu uno solo, le terre erano quelle della Ducea di Nelson, terre private, di proprietà degli inglesi che avevano finanziato la spedizione dei mille con tre milioni di piastre turche, ossia centinaia di milioni di euro di oggi.Un mercenario, il Garibaldi, al soldo degli inglesi e del massone monarchico Cavour,che fucila i siciliani,fatto osannare dai massoni come eroe e come socialista. Garibaldi era solo un pirata e un mercenario, nonché schiavista, tanto che da capitano della "Carmen" trasportava schiavi cinesi da Canton in Cina e Callao in Perù.

Sig. Presidente,
nelle sezioni del nostro partito ci insegnarono che il Risorgimento piemontese è stato il male assoluto, e Gramsci lo sapeva. Il Risorgimento è filosofia liberaleggiante e tra liberismo piemontese e liberalizzazioni vigenti nel Regno di Napoli nel 1700-1800, il sud ha sempre preferito le seconde, tanto che sotto i Borbone il popolo godeva di una ricchezza e di una prosperità assoluta. Nel 1856 il regno delle Due Sicilie, a Parigi, venne classificato tra i più ricchi al mondo. Oggi siamo un popolo colonizzato nella sua economia, nella sua indole. Ma qualcosa si sta muovendo.I mass Media ci parlano di Economia Italiana, ma tutti sanno che non è così, è solo una parte d’Italia a produrre, l’altra a consumare. L’economia italiana in realtà non esiste, è solo Tosco-Padana. Il centro sinistra difende gli interessi economici della Toscana, dell’Emilia Romagna, delle Marche e dell’Umbria: le varie Coop, Conad, Unipol, Monte dei Paschi e affini, mentre il centro destra difende interessi padani come altri supermercati alimentari ( Panorama, Outlet, Standa, Upim, Rinascente ecc ecc.), compagnie telefoniche, compagnie assicuratrici,finanziarie,industriali, e soprattutto Mediatiche e bancarie. Il glorioso Banco di Napoli è finito nelle mani dei torinesi del San Paolo e il Banco di Sicilia nelle mani dell'Unicredit di Milano. Al sud non sono rimaste nemmeno le bancarelle, ormai nelle mani dei cinesi e degli extracomunitari. La colonizzazione economica ha preso corpo.“

Sig. Presidente,
i Savoia si macchiarono di infamie nel sud della penisola, nel nord e nel mondo intero, e non riusciamo a capacitarci perché, molti reparti militari, portino ancora il loro nome. L’altro giorno ho assistito ad una parata di bersaglieri, la fanfara si chiama " Brigata Garibaldi" incredibile ma vero, ma non furono i bersaglieri del Gen. Pallavicino a ferire la gamba di Garibaldi sulle montagne dell’Aspromonte? In 12 anni i Savoia massacrarono un milione di contadini, incendiarono città e villaggi, li misero a ferro e fuoco, in nome di una Italia che non ci appartiene. La Germania si confederò senza versare una goccia di sangue. Significa che quella non fu unione ma invasione barbarica. Da città come Gaeta,Gioia del Colle, Bronte, Pontelandolfo, Casalduni, Ariano Irpino, Vieste, Montecillone, Scurcola Marsicana, Nola, Somma Vesuviana, Castellammare di Stabia e altre cento, sgorga ancora sangue dalle strade e dalle piazze. A Genova, nel 1849, il gen. La Marmora massacrò settecento genovesi che inneggiavano alal repubblica, e non vedo perché dovremmo festeggiare quei criminali che non ebbero pietà alcuna degli italiani tutti. Nel 1864 a Torino vi furono 500 morti, erano cittadini che difendevano il nome della loro capitale che doveva essere trasferita a Firenze. Nel 1866 i Savoia massacrarono oltre settemila palermitani nella guerra detta del "sette e mezzo", buttarono bombe sul capoluogo siciliano senza pietà, e nel 1893 vi fu mattanza dei fasci siciliani, contadini socialisti e cattolici che volevano solo le terre promesse.Nel 1898 il gen Bava Beccaris massacrò oltre trecento operai a Milano, stavano solo chiedendo pane e lavoro.Il mandante fu propril il re Umberto I. Nella prima guerra mondiale morirono oltre 700 mila italiani, del nord e del sud; nella seconda guerra mondiale morirono oltre 50 milioni di europei, e milioni di italiani, sia civili che militari. 


Sig. Presidente, festeggiare quella unità significa festeggiare quella genìa di massacratori. Una vergogna. Noi siamo nati in repubblica e non festeggeremo niente, ricorderemo i 30 milioni di emigranti, ricorderemo gli eccidi e le stragi perpetrate da quei delinquenti monarchi,tutti massoni, tutti assassini. Ricorderemo il milione di contadini morti per difendere le loro donne e il loro territorio da gente che parlava francese, da ladri assetati di denaro e di sangue. Nel 2011 Gaeta sarà sede di una manifestazione nazionale, moltissimi Meridionali verranno a ricordare la nostra storia da tutte le regioni italiane e dall’estero, perché Sig. Presidente, il Sud vuole riscattarsi dalla colonia Nord, vuole riscattarsi dalle ingiustizie subite dalla monarchia precedente, e vorremmo che Lei fosse presente. Lei, sig. Presidente, da comunista ha sofferto quella monarchia,come molti socialisti, cattolici e anarchici sono morti nella lotta partigiana, nelle carceri, nei lager fascisti e nazisti, proprio come i nostri contadini chiamati briganti nel 1860 e dintorni. I contadini del Sud iniziarono quella lotta contro I Savoia, i partigiani del Nord l’hanno continuata, e in condizioni migliori l’hanno vinta. Nacque la Repubblica e il sottoscritto il 2 giugno la festeggia tre volte. Il 2 giugno è il compleanno di mio figlio Damiano, è giornata di festa a Gaeta perché onoriamo i Santi Erasmo e Marciano, Patroni della città, e festeggiamo in modo solitario questa Santa Repubblica, perché le istituzioni nazionali sono assenti. 


Sig. Presidente, il sud vuole la Sua presenza a Gaeta come segno tangibile, e ricordare ciò successe 150 anni fa,ricordare lo sterminio della città, i massacri delle città del Sud ordite dai Savoia.
Sig. Presidente, solo un’ultima cosa, Le chiedo venia, ma ho sentito un mio amico di origine ebrea lamentarsi quando Eli Wiesel è stato accolto dal nostro presidente della Camera Gianfranco Fini, e quando Il Presidente Berlusconi è andato alla Knesset a ricordare la Shoà. Ebbene, in Italia abbiamo ancora strade, piazze, scuole, ospedali intitolati a Vittorio Emanuele Terzo. Oltre ad essere fuggito da codardo lasciando gli italiani scannarsi in una guerra civile, è stato colui il quale ha promulgato le leggi razziali contro gli ebrei nel 1938, leggi che causarono la morte di migliaia di nostri connazionali italiani da secoli. Non ci risulta che in Israele abbiano intitolato strade a Hitler, a Kapler, a Reder. In Italia abbiamo il triste primato di aver fatto rimanere le strade intitolate ai massacratori dei contadini meridionali chiamati Briganti, e agli italiani di origine ebraica, chiamati appestati dai savoia e dai fascisti.“


Antonio Gramsci, comunista e studioso come pochi, a differenza dei tanti pennivendoli italiani, ha detto che"Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l'Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d'infamare col marchio di briganti.Noi abbiamo imparato da lui la lezione e frequentiamo gli archivi storici ancora poleverosi, per sapere quello che è successo durante la nefanda Monarchia savoiarda. Il 17 marzo deve essere cancellato dalla Repubblica, come i nomi di quegli assassini dalle nostre strade e dalle nostre piazze.
Con rispetto e assoluta fedeltà alla Nostra Repubblica, Le porgo i migliori auguri.
Antonio Ciano




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Sig. Presidente della Repubblica.

17 marzo, noi non festeggiamo

I Savoia, ancora oggi, sono considerati come i re che fecero l’Italia. Una vera bestemmia, un sacrilegio, una bufala che hanno voluto farci digerire gli storici di regime e governanti cresciuti nella retorica risorgimentale. Noi che non siamo di regime contestiamo fortemente quelle affermazioni. Per Noi Meridionali i Savoia furono degli assassini, dei veri colonizzatori, gli sterminatori ed i massacratori del Sud, e non solo. L’Italia poteva e doveva essere fatta confederando i sette Stati, ma Lord Palmerston non aveva interessi a che la penisola si unificasse democraticamente perché il Regno delle Due Sicilie, allora ricco ed industrializzato avrebbe sicuramente condotto a sé gli staterelli come satelliti che ruotano intorno al corpo più grande. Lord Parlmerston, Primo ministro inglese, seguendo le direttive di Albert Pike, mise a disposizione del Conte di Cavour, armi, uomini, denari e mezzi per dare ai massoni Savoia il predominio di tutto il territorio che un tempo fu magnogreco e dei romani per innestarvi il liberismo economico che separa le classi e le contrappone. In Italia non c’è liberismo economico, lo sanno tutti, vi è una casta padana che domina l’economia e la controlla. In Italia vi è un solo proprietario di fabbriche d’automobili, un solo proprietario di reti televisive, un monopolista della gomma sintetica, un altro per la gomma da masticare e così via. I monopoli capitalistici sono soltanto padani facendoli passare per italiani. Noi vogliamo costruire una imprenditoria meridionale, fondata sulla concorrenza vera e non artificiale, vogliamo una economia che affondi nelle nostre radici culturali e storiche, vogliamo una imprenditoria dai valori umani imprescindibili da quelli cattolici e laici che affondano nella cultura della Magna Grecia. La Rivoluzione Meridionale sarà modello di vita per i prossimi anni, questo cammino sarà duro, irto di difficoltà, ma un giorno si compirà.
Il 2 giugno del 1946 l’Italia è stata restituita a se stessa, un plebiscito vero ha cancellato per sempre la monarchia sabauda.


Vittorio Emanuele II invase il Sud senza dichiarazione di guerra, mietendo vittime a centinaia di migliaia: fucilazioni, paesi messi sotto assedio, distrutti, calpestati, rasi al suolo; torturati a morte i religiosi, preti e monaci incarcerati, fucilati a centinaia, i conventi spogliati e saccheggiati, i vescovi perseguitati, vigliaccamente malmenati ed imprigionati; le banche saccheggiate, le proprietà demaniali svendute ai massoni. Il re di Sardegna è da considerare tra i più grandi criminali di guerra che abbiano mai calpestato il suolo italiano, e con lui tutta la casta militare e politica alle sue dipendenze. Il nucleo risorgimentale piemontese accentrò tutto nelle mani dei liberal-massoni, questi non hanno patria, il loro dio è il profitto e la loro legge è lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Molti, ancora oggi si affannano a riverire e ad incensare quegli assassini. Quella non è la nostra Italia;... volere che quella sia la vera Italia sarebbe il medesimo che giudicare della bontà di un vino dalla sua feccia, ovveramente del decoro di un palagio dalle sue latrine ( La Civiltà Cattolica, Vol.VIII, Serie IV, 1860, pag.404)
Seguì al despota suo figlio Umberto I, spiccatamente autoritario, nemico del popolo operaio e contadino, ciò è nel DNA della sua razza; nel 1898 fece sparare sulla folla affamata, i morti furono centinaia, Bava Beccaris fu l’esecutore di quella infamia, il mandante proprio lui, il re. A farne le spese furono ancora operai e contadini cattolici e socialisti. Il 29 luglio del 1900 l’anarchico Gaetano Bresci mise fine alla vita del monarca sabaudo ammazzandolo a Monza per vendicare i morti di Milano. Vittorio Emanuele III sostituì il padre e mai rinunciò al suo autoritarismo:”...sarà infatti il re demiurgo del colpo di Stato che, contro la volontà della maggioranza parlamentare, getta il Paese nella Grande Guerra, costata nei tre anni successivi 700.mila morti, altrettanti mutilati ed invalidi, un milione di feriti( su una popolazione che contava 36 milioni di abitanti)...nel 1922 l’Italia è tormentata dallo squadrismo fascista; minoranza violenta, il movimento guidato da Benito Mussolini ha però l’appoggio di gruppi che contano: le gerarchie militari( con alla testa Armando Diaz, l’artefice di Vittorio Veneto),gli agrari padani, parte dell’industria, la massoneria, parte significativa della magistratura e dell’alta burocrazia. Forze che tranquillizzano il sovrano, timoroso delle masse popolari. Perfettamente consapevole delle intenzioni del fascismo, nella notte tra il 27 ed il 28 ottobre 1922, mentre le squadre d’azione convergono su Roma senza che l’apparato dello Stato muova un dito per fermarle, Vittorio Emanuele prende tempo e rifiuta di firmare il decreto di stato d’assedio sottopostogli dal capo del governo Luigi Facta. Il 30 il re affida a Mussolini l’incarico di formare il governo. Da allora, fino al 25 luglio 1943 il sodalizio tra il Savoia e il capo del fascismo non si sarebbe più infranto..”( Brunello Mantelli, Dossier, l’Unità, 2 giugno 2001, pag VII)
Ma come erano magnanimi questi Savoia! Immaginiamo re pippetto nella sua stanza, pensoso ed assorto, con gli stivali neri come la sua anima, andare avanti e indietro nervoso, con la mano al mento, forse aveva nella mente le gesta di Bava Beccaris, forse pensava alle gesta del nonno Vittorio Emanuele II quando scese al Sud per sterminare il popolo meridionale con i suoi bersaglieri; immaginiamo il re pensoso, preoccupato: ma come, quella canaglia del popolo avrebbe potuto prendere il potere? Non sia mai! Il potere da sempre, con Casa Savoia era dei più forti, il Governo della cosa pubblica doveva appartenere alla casta danarosa e liberale, meglio usare un popolano come Mussolini e conservare alla Corona tutti i diritti conseguiti dai suoi avi con gli inganni e le infamie. Nel 1938, re pippetto firma le leggi antisemite, forse pensava di imitare suo nonno Vittorio Emanuele II quando nel 1863 firmò la Legge Pica che legalizzò i crimini di Stato e quelli di guerra.

700 mila soldati allo sbando
...una volta gettata l’Italia nella fornace della Seconda guerra mondiale, il re - che aveva avallato senza dare segni di incertezza l’Asse ed il Patto d’Acciaio con la Germania nazista- comincia a manifestare segni di inquietudine solo all’inizio del 1943, nell’imminenza dello sbarco alleato, quando ormai la sconfitta dell’Italia. In cima ai suoi pensieri non è però il Paese, quanto la sopravvivenza sua personale e quella della dinastia. Vittorio Emanuele inizia a tessere le fila di più congiure: appoggia la fronda fascista guidata da Dino Grandi e sonda la disponibilità delle forze armate. Il piano scatta il 25 luglio. Mussolini è arrestato, al suo posto si insedia Pietro Badoglio( uno dei militari più compromessi con il regime). Ma le alleanze non sono rovesciate,<>, le leggi razziste del 1938 non sono revocate, gli antifascisti rimangono al confino. Il sovrano accarezza l’idea di <>, e al tempo stesso programma la fuga in caso di colpo di mano dei tedeschi. Sull’Italia si susseguono i bombardamenti; nove divisioni della Wehrmacht affluiscono a sud delle Alpi.l’8 settembre del 1943 gli Alleati, imbarazzati e diffidenti di fronte alle manovre dilatorie di Vittorio Emanuele III e di Badoglio, danno notizia che l’Italia ha firmato l’armistizio. Nella notte, mentre le truppe tedesche disarmano i soldati del Regio esercito, lasciati senza ordini( oltre 700.000 finiranno prigionieri in Germania) il re, la regina, i capi militari abbandonano la capitale e fuggono verso Brindisi.
( Brunello Mantelli, l’Unità, Dossier, pag VII, 2 giugno
2001)


Il Plebiscito del 2 giugno 1946 ha vendicato i morti contadini ed operai nelle varie repressioni a favore del capitalismo liberista ( cattolici, socialisti, papalini, borbonici, comunisti uccisi dai vari Fumel, Della Rocca, Cialdini, Pinelli, Quintini, Bixio, Garibaldi, Lamarmora, Bava Beccaris, Roatta, Badoglio, ecc ecc.); quelli dei fasci siciliani; quelli di Milano, quelli della tassa sul macinato; quelli procurati dalle cannonate su Palermo nel 1866; quelli delle guerre coloniali; quelli della prima guerra mondiale; quelli della seconda guerra mondiale. I piemontesi savoiardi furono degli assassini spietati, senza dichiarazione di guerra invasero il Sud, rasero al suolo 54 paesi, incendiarono villaggi, desertificarono le campagne bruciando i raccolti per anni, scannarono armenti e bambini allo stesso modo, impiccarono a migliaia i contadini, le loro donne stuprate, i loro figli incarcerati per anni. Nino Bixio da solo eseguì 700 fucilazioni di contadini ed operai con l’assenso dei Savoia. In Italia vi furono eccidi tremendi, stragi disumane, incivili, truculenti. Quegli assassini dei fratelli d’Italia cominciarono a Genova nel 1849 ove il generale Lamarmora soffocò nel sangue il rigurgitare repubblicano dei genovesi memori e fieri di essere figli della repubblica marinara e rimaniamo delusi quando vediamo il presidente Ciampi andare in quel di Torino a ossequiare coloro che ordinarono quelle nefandezze contro i veri democratici ed i veri italiani. Genova fu messa a sacco e fuoco, la violenza dei bersaglieri i liguri se la ricordano ancora. Poi il garibaldino Bixio, su ordine del suo generale pirata si vendicò contro i siciliani a Bronte, a Recalbuto, a Linguaglossa e in tutta la fascia etnea.Gaeta, simbolo del Sud martirizzato fu rasa al suolo da Cialdini su ordine di Cavour: 160 mila bombe distrussero completamente la città tirrenica, i morti tra militari e civili furono oltre duemila e altrettanti furono fucilati subito dopo la presa della fortezza colpevoli solo d’averla difesa dai barbari invasori.La fedelissima aspetta ancora i danni di quell’assedio, oggigiorno ammontano a diversi miliardi tra interessi e more, la città li vuole, aspettiamo risposta da questo Stato repubblicano, ci devono solo dire chi pagherà, responsabile fu proprio il Vittorione comandante supremo di quella truppaglia infame.


Gli eccidi si susseguirono senza soluzione di continuità: Gaeta, Pontelandolfo, Casalduni, Scurcola, Vieste, Sant’Eramo in Colle, Gioia del Colle, Pizzoli, Bauco, Nola, Somma Vesuviana, Teramo, Isernia, Venosa, Montecillone, Montefalcione, San Vittorino e cento altre città. Non vi fu villaggio ove le orde savoiarde non fecero danni. La Basilicata fu per anni bruciata, la Calabria fu messa sotto torchio dal colonnello Milon e dal generale Sacchi.


Non riusciamo a capire perché il presidente della repubblica vada a incensare i Savoia, perché vada a rendere omaggio a Cavour, a Garibaldi e a tutti quei personaggi che saccheggiarono il Sud e stuprarono le sue genti. I Savoia furono feroci persecutori, non ebbero pietà di Passannante, repubblicano ed anarchico, non ebbero pietà di Pietro Barsanti fucilato per le sue idee democratiche e antimonarchiche.Non ebbero pietà di Gramsci, incarcerato per le sue idee. Noi siamo italiani Sig. Presidente, siamo repubblicani e aspettiamo le sue scuse. Il Sud aspetta le scuse di un Presidente della Repubblica. Venga a Gaeta, sia super partes, il Risorgimento piemontese e savoiardo non ci appartiene. Per Noi meridionali l’Italia è nata il 2 giugno del 1946 e in quel giorno è nato il patto tra Nord e Sud, tra il Nord della Resistenza al fascismo e ai Savoia e il Sud che aveva resistito 83 anni prima a quella barbarie. Non possiamo santificare chi ha commesso eccidi nefandi, chi ha derubato il Sud, chi lo ha massacrato, chi ha commesso crimini contro l’umanità. È contro la storia, è contro il buon senso.
Sig. Presidente, ricordiamo quelle stragi, quegli eccidi, ricordiamo i crimini commessi in nome e per conto dei Savoia. Il Sud che lavora si sente offeso quando gli si vuole imporre eroi di cartone. Il Sud ricorda. I nazisti impararono dai savoiardi: i lager, le fosse Ardeatine, gli eccidi di Reder e Kapler erano solo fotocopie di quelli perpetrati nel Sud dai felloni sabaudi.

Sig. Presidente, in nome e per conto degli interessi di Gaeta e dei comuni dell'ex Regno delle Due Sicilie il Partito del Sud chiede:
1) il sequestro dei diamanti e delle collane ( che ammonterebbero a circa 1.500 milioni di euro) attualmente conservati nei forzieri della Banca d'Italia in quanto il sig. Vittorio Savoia, che li pretende, essendo erede di quel Vittorio Emanuele II,Re di Sardegna e quindi capo dell'esercito piemontese che ha raso al suolo la mia città nel 1860-61, dovrebbe pagare i danni a Gaeta e alle altre città del Sud incendiate e massacrate senza dichiarazione di guerra. Gli eredi, se prendono le eredità devono pagare anche i debiti dei loro avi, e la stessa cosa vale per il signore in questione che ha chiesto 260 milioni alla nostra repubblica per il dorato esilio.
2) che questo Stato repubblicano deferisca alla Corte Internazionale dell'Aja i Savoia ( in quanto eredi diretti dei Re di Sardegna e d'Italia , di quel Regno cancellato dalla lotta partigiana e dalla storia) per un risarcimento equo dei danni provocati dall'assedio del 1860-61 ( danni chiesti dalla nostra città al governo piemontese e riconosciuti persino dalla Corona, e mai pagati e che ammontavano a 2,047,000 milioni di lire del 1861). Tutta la documentazione relativa a tali richieste è conservata nell'archivio storico di Gaeta, che si allega alla presente, oltre la relazione del Dottissimo Avv. Pasquale Troncone, delegato dal comune di Gaeta a relazionare su una possibile denuncia.
3) inoltre il Partito del Sud chiede il deferimento alla Corte Internazionale dell'Aja di Casa Savoia, del conte Camillo Benso di Cavour, di tale Giuseppe Garibaldi, avventuriero, negriero, massone;del generale Cialdini, del generale Pinelli, Enrico Cosenz, del col. Eleonoro Negri, del Cap. Gaetano Negri, del Gen Quntini,del generale Della Rocca ecc ecc. per crimini di guerra, per crimini contro l'umanità, per genocidio essendo tali reati inestinguibili nel tempo, per aver barbaramente invaso il Regno delle Due Sicilie senza dichiarazione di guerra e per aver massacrato un milione di contadini e fatto emigrare 30 milioni di Meridionali.
4) Il Partito del Sud chiede alla nostra amata repubblica, che ha eredidato dal regno perdente leggi regie, di cancellarle definitivamente dai codici civili e penali, oltre a ridare alle città i beni demaniali requisiti e alla Chiesa i Beni ecclesiastici che la legge Rattazzi ha incorporato ad uno Stato illegittimo. In quattro anni, dal 1861 al 1864, furono espropriati ben 398 conventi, con tutti i loro beni mobili ed immobili, centinaia di ettari di terreno coltivato dai contadini e regalati a liberalucci del tempo.


Sig.Presidente,
chi Le scrive ha trascorso la sua vita in una sezione del Partito comunista di Gaeta. Antonio Gramsci era originario della mia città, che diede i natali al padre Francesco il 6 marzo del 1860, nato dalla signora Teresa Gonzalez e da Don Gennaro Gramsci, allora Capitano delle Gendarmeria borbonica dentro la fortezza .Gramsci ha sempre criticato il Risorgimento, fonte dei guai del Sud; ha sempre criticato i blocchi storici che ne determinarono la povertà; ha sempre criticato i Savoia, tanto che parlando della Questione Romana ha scritto che:" Porta Pia non fu che un meschino episodio, militarmente e politicamente. Militarmente non fu che una grottesca scaramuccia. Fu veramente degna delle tradizioni militari italiane. Porta Pia rassomiglia - in piccolo- a Vittorio Veneto. Porta Pia fu la piccola , facile vittoria dell’aggressore enormemente superiore all’avversario inerme, come Vittorio Veneto fu facile vittoria contro un avversario che - militarmente- non esisteva più. Politicamente Porta Pia fu semplicemente l’ultimo episodio della costruzione violenta ed artificiale del Regno d’Italia. Tutto il resto è chincaglieria retorica. Le belle frasi Terza Roma sono completamente vuote di senso.
Roma è città imperiale e città papale: in ciò sta la sua grandezza universale. La "Terza Roma" non è che una sporca città di provincia, un sordido nido di travetti, di albergatori, di bagascie e di parassiti. Mentre le due fasi della storia di Roma, l’imperiale e la papale, hanno lasciato traccia immortale, la breve parentesi dell’occupazione sabauda lascia, unica traccia di sé, il Palazzo di Giustizia, statue di gesso e grottesche imitazioni decorative: nato tra lo scandalo dei fornitori ladri e dei deputati patrioti corrotti, esso è degno di albergare la decadenza giuridica della società contemporanea. Per questo la questione romana non è risolta. Non potevano risolverla le cannonate del re di Savoia. La violenza militarista non può risolvere i problemi internazionali. E la questione romana è un problema internazionale..."( L’Ordine Nuovo, Rassegna Settimanale di Cultura Socialista, 2 Ottobre 1920).

Sig. Presidente,
nelle sezioni del partito comunista abbiamo imparato che l’Italia repubblicana è nata il 2 giugno del 1946. Nelle sezioni del partito comunista abbiamo appreso che morirono ben 87 mila partigiani per abbattere la dittatura fascista e casa Savoia; nelle sezioni comuniste abbiamo appreso che i repubblicani uccisi dalla monarchia Sabauda furono migliaia, a cominciare dal 1849, quando, Vittorio Emanuele II mandò a Genova il Generale La Marmora con 30 mila bersaglieri a massacrare ben 700 genovesi repubblicani; volevano solo l’antica repubblica di Genova,si ribellarono alla protervia dei Savoia e alle leggi centraliste piemontesi che impedivano i liberi commerci che i mercanti del capoluogo ligure erano soliti praticare.

Sig. Presidente,
a scuola abbiamo studiato la Rivoluzione francese. Ci è stato insegnato che ha portato alla Francia "Egalitè e fraternitè" e che i francesi abbatterono la monarchia che regnava, ai cui re mozzarono la testa. Nessuno in Francia festeggia Luigi XVI° e Maria Antonietta, né vi sono strade e piazze a loro intitolate. La Francia era stata unita dalle monarchie precedenti. Il 14 luglio, il giorno della presa della Bastiglia, è festa nazionale,si festeggia la repubblica. Perché in Italia si vuole osannare la monarchia che ha prodotto nel Sud stragi, infamie, genocidi ed una emigrazione biblica che nemmeno gli ebrei hanno subito?
L’Italia fu unita dai romani, cosa che gli storici poco accorti hanno dimenticato, e che nel 1860 vi erano sei staterelli e un grande Stato: il Regno delle Due Sicilie, allora ricco e prospero. Oggi siamo 20 staterelli, 20 regioni, e quelle dell’ex Reame ridotte a territori sottosviluppati, da terzo mondo.Il regno sabaudo, nel 1861 ha affamato il Sud, lo ha massacrato inviandovi ben 150 mila soldati per estirpare la resistenza dei contadini chiamati briganti, per estirpare le liberalizzazioni borboniche, per estirpare l’uguaglianza e la legalità che in quei territori vigevano. I massacri furono tanti,le stragi, gli eccidi innumerevoli. Il primo eccidio avvenne a Bronte in Sicilia dove Nino Bixio, su ordine di Garibaldi inscenò un processo farsa per fucilare coloro i quali stavano mettendo in pratica un decreto del nizzardo; fucilò i contadini che stavano occupando le terre. Il loro torto fu uno solo, le terre erano quelle della Ducea di Nelson, terre private, di proprietà degli inglesi che avevano finanziato la spedizione dei mille con tre milioni di piastre turche, ossia centinaia di milioni di euro di oggi.Un mercenario, il Garibaldi, al soldo degli inglesi e del massone monarchico Cavour,che fucila i siciliani,fatto osannare dai massoni come eroe e come socialista. Garibaldi era solo un pirata e un mercenario, nonché schiavista, tanto che da capitano della "Carmen" trasportava schiavi cinesi da Canton in Cina e Callao in Perù.

Sig. Presidente,
nelle sezioni del nostro partito ci insegnarono che il Risorgimento piemontese è stato il male assoluto, e Gramsci lo sapeva. Il Risorgimento è filosofia liberaleggiante e tra liberismo piemontese e liberalizzazioni vigenti nel Regno di Napoli nel 1700-1800, il sud ha sempre preferito le seconde, tanto che sotto i Borbone il popolo godeva di una ricchezza e di una prosperità assoluta. Nel 1856 il regno delle Due Sicilie, a Parigi, venne classificato tra i più ricchi al mondo. Oggi siamo un popolo colonizzato nella sua economia, nella sua indole. Ma qualcosa si sta muovendo.I mass Media ci parlano di Economia Italiana, ma tutti sanno che non è così, è solo una parte d’Italia a produrre, l’altra a consumare. L’economia italiana in realtà non esiste, è solo Tosco-Padana. Il centro sinistra difende gli interessi economici della Toscana, dell’Emilia Romagna, delle Marche e dell’Umbria: le varie Coop, Conad, Unipol, Monte dei Paschi e affini, mentre il centro destra difende interessi padani come altri supermercati alimentari ( Panorama, Outlet, Standa, Upim, Rinascente ecc ecc.), compagnie telefoniche, compagnie assicuratrici,finanziarie,industriali, e soprattutto Mediatiche e bancarie. Il glorioso Banco di Napoli è finito nelle mani dei torinesi del San Paolo e il Banco di Sicilia nelle mani dell'Unicredit di Milano. Al sud non sono rimaste nemmeno le bancarelle, ormai nelle mani dei cinesi e degli extracomunitari. La colonizzazione economica ha preso corpo.“

Sig. Presidente,
i Savoia si macchiarono di infamie nel sud della penisola, nel nord e nel mondo intero, e non riusciamo a capacitarci perché, molti reparti militari, portino ancora il loro nome. L’altro giorno ho assistito ad una parata di bersaglieri, la fanfara si chiama " Brigata Garibaldi" incredibile ma vero, ma non furono i bersaglieri del Gen. Pallavicino a ferire la gamba di Garibaldi sulle montagne dell’Aspromonte? In 12 anni i Savoia massacrarono un milione di contadini, incendiarono città e villaggi, li misero a ferro e fuoco, in nome di una Italia che non ci appartiene. La Germania si confederò senza versare una goccia di sangue. Significa che quella non fu unione ma invasione barbarica. Da città come Gaeta,Gioia del Colle, Bronte, Pontelandolfo, Casalduni, Ariano Irpino, Vieste, Montecillone, Scurcola Marsicana, Nola, Somma Vesuviana, Castellammare di Stabia e altre cento, sgorga ancora sangue dalle strade e dalle piazze. A Genova, nel 1849, il gen. La Marmora massacrò settecento genovesi che inneggiavano alal repubblica, e non vedo perché dovremmo festeggiare quei criminali che non ebbero pietà alcuna degli italiani tutti. Nel 1864 a Torino vi furono 500 morti, erano cittadini che difendevano il nome della loro capitale che doveva essere trasferita a Firenze. Nel 1866 i Savoia massacrarono oltre settemila palermitani nella guerra detta del "sette e mezzo", buttarono bombe sul capoluogo siciliano senza pietà, e nel 1893 vi fu mattanza dei fasci siciliani, contadini socialisti e cattolici che volevano solo le terre promesse.Nel 1898 il gen Bava Beccaris massacrò oltre trecento operai a Milano, stavano solo chiedendo pane e lavoro.Il mandante fu propril il re Umberto I. Nella prima guerra mondiale morirono oltre 700 mila italiani, del nord e del sud; nella seconda guerra mondiale morirono oltre 50 milioni di europei, e milioni di italiani, sia civili che militari. 


Sig. Presidente, festeggiare quella unità significa festeggiare quella genìa di massacratori. Una vergogna. Noi siamo nati in repubblica e non festeggeremo niente, ricorderemo i 30 milioni di emigranti, ricorderemo gli eccidi e le stragi perpetrate da quei delinquenti monarchi,tutti massoni, tutti assassini. Ricorderemo il milione di contadini morti per difendere le loro donne e il loro territorio da gente che parlava francese, da ladri assetati di denaro e di sangue. Nel 2011 Gaeta sarà sede di una manifestazione nazionale, moltissimi Meridionali verranno a ricordare la nostra storia da tutte le regioni italiane e dall’estero, perché Sig. Presidente, il Sud vuole riscattarsi dalla colonia Nord, vuole riscattarsi dalle ingiustizie subite dalla monarchia precedente, e vorremmo che Lei fosse presente. Lei, sig. Presidente, da comunista ha sofferto quella monarchia,come molti socialisti, cattolici e anarchici sono morti nella lotta partigiana, nelle carceri, nei lager fascisti e nazisti, proprio come i nostri contadini chiamati briganti nel 1860 e dintorni. I contadini del Sud iniziarono quella lotta contro I Savoia, i partigiani del Nord l’hanno continuata, e in condizioni migliori l’hanno vinta. Nacque la Repubblica e il sottoscritto il 2 giugno la festeggia tre volte. Il 2 giugno è il compleanno di mio figlio Damiano, è giornata di festa a Gaeta perché onoriamo i Santi Erasmo e Marciano, Patroni della città, e festeggiamo in modo solitario questa Santa Repubblica, perché le istituzioni nazionali sono assenti. 


Sig. Presidente, il sud vuole la Sua presenza a Gaeta come segno tangibile, e ricordare ciò successe 150 anni fa,ricordare lo sterminio della città, i massacri delle città del Sud ordite dai Savoia.
Sig. Presidente, solo un’ultima cosa, Le chiedo venia, ma ho sentito un mio amico di origine ebrea lamentarsi quando Eli Wiesel è stato accolto dal nostro presidente della Camera Gianfranco Fini, e quando Il Presidente Berlusconi è andato alla Knesset a ricordare la Shoà. Ebbene, in Italia abbiamo ancora strade, piazze, scuole, ospedali intitolati a Vittorio Emanuele Terzo. Oltre ad essere fuggito da codardo lasciando gli italiani scannarsi in una guerra civile, è stato colui il quale ha promulgato le leggi razziali contro gli ebrei nel 1938, leggi che causarono la morte di migliaia di nostri connazionali italiani da secoli. Non ci risulta che in Israele abbiano intitolato strade a Hitler, a Kapler, a Reder. In Italia abbiamo il triste primato di aver fatto rimanere le strade intitolate ai massacratori dei contadini meridionali chiamati Briganti, e agli italiani di origine ebraica, chiamati appestati dai savoia e dai fascisti.“


Antonio Gramsci, comunista e studioso come pochi, a differenza dei tanti pennivendoli italiani, ha detto che"Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l'Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d'infamare col marchio di briganti.Noi abbiamo imparato da lui la lezione e frequentiamo gli archivi storici ancora poleverosi, per sapere quello che è successo durante la nefanda Monarchia savoiarda. Il 17 marzo deve essere cancellato dalla Repubblica, come i nomi di quegli assassini dalle nostre strade e dalle nostre piazze.
Con rispetto e assoluta fedeltà alla Nostra Repubblica, Le porgo i migliori auguri.
Antonio Ciano




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giovedì 13 marzo 2014

L'UFFICIALITA' DELLA PREFETTURA DI COSENZA ALLE TITOLAZIONI DI LONGOBARDI DELLO SCORSO AGOSTO IMPORTANTE PRECEDENTE PER ALTRE AUSPICABILI TITOLAZIONI AI "BRIGANTI"

Nell'immagine la nota della Prefettura di Cosenza con la quale si autorizza il Comune di Longobardi in merito alle intitolazioni di Vie e Piazze, di conseguenza sono ufficiali a tutti gli effetti le titolazioni di Via Angelina Romano e Largo dei Briganti ( Patrioti Calabresi )

Questa notizia è molto importante perchè crea un precedente, pertanto da oggi non ci sono più dubbi sulla liceità delle titolazioni a quelli che, in quel periodo storico e successivamente definiti "Briganti", erano in realtà Patrioti delle Due Sicilie. 

Ci auguriamo che , dopo le titolazioni di Longobardi (CS) del 3 Agosto 2013 che per la prima volta nella storia ha visto, grazie all'azione concreta del Partito del Sud tramite il proprio Consigliere Comunale di minoranza Franco Gaudiola titolazione di un Largo ai Briganti ( Patrioti Calabresi), altre numerose titolazioni possano seguire in tutto il Sud e in tutta Italia.

Ringraziamo ancora una volta il Sindaco di Longobardi Giacinto Mannarino e tutto il Consiglio Comunale che ha votato in modo unanime a favore delle due titolazioni.




Il Sindaco di Longobardi Giacinto Mannarino e Natale Cuccurese Presidente nazionale del Partito del Sud inaugurano Largo dei Briganti ( Patrioti Calabresi ) il 3 Agosto 2013 a Longobardi (CS) 



Il Sindaco di Longobardi Giacinto Mannarino e Antonio Ciano Presidente Onorario del Partito del Sud, che ha scoperto con ricerche d'archivio la storia della inumana fucilazione della piccola Angelina, inaugurano Via Angelina Romano il 3 Agosto 2013 a Longobardi (CS) 


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Nell'immagine la nota della Prefettura di Cosenza con la quale si autorizza il Comune di Longobardi in merito alle intitolazioni di Vie e Piazze, di conseguenza sono ufficiali a tutti gli effetti le titolazioni di Via Angelina Romano e Largo dei Briganti ( Patrioti Calabresi )

Questa notizia è molto importante perchè crea un precedente, pertanto da oggi non ci sono più dubbi sulla liceità delle titolazioni a quelli che, in quel periodo storico e successivamente definiti "Briganti", erano in realtà Patrioti delle Due Sicilie. 

Ci auguriamo che , dopo le titolazioni di Longobardi (CS) del 3 Agosto 2013 che per la prima volta nella storia ha visto, grazie all'azione concreta del Partito del Sud tramite il proprio Consigliere Comunale di minoranza Franco Gaudiola titolazione di un Largo ai Briganti ( Patrioti Calabresi), altre numerose titolazioni possano seguire in tutto il Sud e in tutta Italia.

Ringraziamo ancora una volta il Sindaco di Longobardi Giacinto Mannarino e tutto il Consiglio Comunale che ha votato in modo unanime a favore delle due titolazioni.




Il Sindaco di Longobardi Giacinto Mannarino e Natale Cuccurese Presidente nazionale del Partito del Sud inaugurano Largo dei Briganti ( Patrioti Calabresi ) il 3 Agosto 2013 a Longobardi (CS) 



Il Sindaco di Longobardi Giacinto Mannarino e Antonio Ciano Presidente Onorario del Partito del Sud, che ha scoperto con ricerche d'archivio la storia della inumana fucilazione della piccola Angelina, inaugurano Via Angelina Romano il 3 Agosto 2013 a Longobardi (CS) 


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