lunedì 26 agosto 2013

L'Associazione Politico Culturale "Radici" ha premiato Antonio Ciano il 24 agosto a Cirò Marina (KR) per l'impegno storico di riscoperta di verità taciute

Antonio Ciano, Presidente Onorario del Partito del Sud, ha visto riconosciuti i suoi tanti meriti e l'impegno come ricercatore di verità storiche nascoste e taciute grazie all'iniziativa dell' Associazione Politico Culturale Radici che lo ha premiato a Cirò Marina (KR).

 L'autore del libro " I savoia e il massacro del Sud" è stato premiato il 24 Agosto in Piazza Diaz, dal Presidente della Associazione Radici Signora Francesca Gallello con il premio Internazionale "Conoscere le nostre Radici"; sempre ad Antonio Ciano è stato riconosciuto anche il premio " L'impegno e l' amore per la mia terra".

 Le motivazioni dei premi sono le seguenti : "Per l'impegno il valore e il lavoro svolto come storico con impegno e amorevole pensiero verso la gente della sua terra d'origine e verso tutti coloro che hanno dovuto lasciare la loro terra,visto l'importanza e l'arricchimento storico che trasmette attraverso le sue opere letterarie e di ricerca storica ".

 Ad Antonio Ciano i complimenti e le felicitazioni per l'importante riconoscimento da parte di tutti i membri e simpatizzanti del Partito del Sud. 














Leggi tutto »

Antonio Ciano, Presidente Onorario del Partito del Sud, ha visto riconosciuti i suoi tanti meriti e l'impegno come ricercatore di verità storiche nascoste e taciute grazie all'iniziativa dell' Associazione Politico Culturale Radici che lo ha premiato a Cirò Marina (KR).

 L'autore del libro " I savoia e il massacro del Sud" è stato premiato il 24 Agosto in Piazza Diaz, dal Presidente della Associazione Radici Signora Francesca Gallello con il premio Internazionale "Conoscere le nostre Radici"; sempre ad Antonio Ciano è stato riconosciuto anche il premio " L'impegno e l' amore per la mia terra".

 Le motivazioni dei premi sono le seguenti : "Per l'impegno il valore e il lavoro svolto come storico con impegno e amorevole pensiero verso la gente della sua terra d'origine e verso tutti coloro che hanno dovuto lasciare la loro terra,visto l'importanza e l'arricchimento storico che trasmette attraverso le sue opere letterarie e di ricerca storica ".

 Ad Antonio Ciano i complimenti e le felicitazioni per l'importante riconoscimento da parte di tutti i membri e simpatizzanti del Partito del Sud. 














domenica 11 agosto 2013

Partito del Sud:titolazione strade a Longobardi (CS) e SPC (demo)


http://www.youtube.com/watch?v=Q6r-u2Bzago


Onore ai nostri Patrioti: In occasione del Sud Project Camp del Partito del Sud, a Longobardi il 3 agosto sono stati intitolati un Largo ai Briganti Patrioti Calabresi ed una Via ad Angelina Romano, ragazzina trucidata dai piemontesi con l'accusa di brigantaggio.

Longobardi e' il primo comune in italia a dare un simile riconoscimento ai nostri Partigiani.

Un ringraziamento particolare e doveroso al Sindaco del Comune di Longobardi Dr. Giacinto Mannarino ed a tutti i consiglieri, in particolare a Franco Gaudio del Partito del Sud, ed a tutto il Partito, qui rappresentato da Natale Cuccurese Presidente Nazionale del Partito del Sud e Antonio Ciano Presidente onorario, per lo sforzo organizzativo abilmente guidato dal Coord. Calabrese del Partito del Sud Spadafora Giuseppe

Si cancellino le targhe e le dediche ai massacratori, si onorino i Resistenti e i Patrioti del Sud.

Partendo dall'aspetto identitario e storico si dovrà necessariamente procedere nel formulare risposte politiche concrete, di legalità, ambientali e sviluppo per promuovere finalmente la rinascita del Sud, è anche a questo che sta alacremente lavorando il Partito del Sud.

Grande successo anche per la tappa del Sud Project Camp a Longobardi (CS).

Non ce lo possiamo nascondere, pur credendo fortemente in questo progetto, la tappa calabrese del Sud Project Camp è andata oltre nostra rosea aspettativa sia per la partecipazione convinta di tantissima gente, sia per la riuscita di un format che ci pare piacere e funzionare, sia per la voglia di partecipazione e di interesse verso i temi del sud che abbiamo riscontrato.
Nella serata del 3 agosto, a Longobardi cittadina assai ospitale del cosentino, oltre 1000 persone hanno assistito al dibattito sul sud, sulle ragioni storiche di un ritardo nello sviluppo economico e, soprattutto, sulle speranze per il futuro.
Nessuno ha continuato a fare "i fatti suoi" presso il bellissimo belvedere e Largo dei Briganti, ma tutti si sono concentrati ad ascoltare gli interventi dei vari relatori.
Tante e importanti le aziende presenti alla manifestazione e le associazioni che hanno voluto dare il loro contributo sia con la presenza che con l'invio di semplice materiale informativo.
Sabato quindi una certezza è venuta sicuramente alla luce nelle menti e nei cuori di tutti i presenti: Il Sud ce la può fare !
E ce la può fare, aggiungiamo noi, perché le terre che abbiamo avuto il piacere di vivere per tre giorni, oltre che essere bellissime, sono ospitali, ricche di bellezze naturali e paesaggistiche, ricche di una gastronomia e di prodotti senza eguali.
Il Sud a Longobardi (non ci stancheremo mai di ringraziare Longobardi e la sua Amministrazione Comunale) ha dimostrato che si può ripartire, cercheremo di esportare questa fiducia e questo modello in tutte le città del Sud.
Per adesso non possiamo che dire grazie a Giuseppe Spadafora, coordinatore regionale del Partito del Sud e di Sud Project Camp in Calabria. Veramente una manifestazione impeccabile.



Leggi tutto »

http://www.youtube.com/watch?v=Q6r-u2Bzago


Onore ai nostri Patrioti: In occasione del Sud Project Camp del Partito del Sud, a Longobardi il 3 agosto sono stati intitolati un Largo ai Briganti Patrioti Calabresi ed una Via ad Angelina Romano, ragazzina trucidata dai piemontesi con l'accusa di brigantaggio.

Longobardi e' il primo comune in italia a dare un simile riconoscimento ai nostri Partigiani.

Un ringraziamento particolare e doveroso al Sindaco del Comune di Longobardi Dr. Giacinto Mannarino ed a tutti i consiglieri, in particolare a Franco Gaudio del Partito del Sud, ed a tutto il Partito, qui rappresentato da Natale Cuccurese Presidente Nazionale del Partito del Sud e Antonio Ciano Presidente onorario, per lo sforzo organizzativo abilmente guidato dal Coord. Calabrese del Partito del Sud Spadafora Giuseppe

Si cancellino le targhe e le dediche ai massacratori, si onorino i Resistenti e i Patrioti del Sud.

Partendo dall'aspetto identitario e storico si dovrà necessariamente procedere nel formulare risposte politiche concrete, di legalità, ambientali e sviluppo per promuovere finalmente la rinascita del Sud, è anche a questo che sta alacremente lavorando il Partito del Sud.

Grande successo anche per la tappa del Sud Project Camp a Longobardi (CS).

Non ce lo possiamo nascondere, pur credendo fortemente in questo progetto, la tappa calabrese del Sud Project Camp è andata oltre nostra rosea aspettativa sia per la partecipazione convinta di tantissima gente, sia per la riuscita di un format che ci pare piacere e funzionare, sia per la voglia di partecipazione e di interesse verso i temi del sud che abbiamo riscontrato.
Nella serata del 3 agosto, a Longobardi cittadina assai ospitale del cosentino, oltre 1000 persone hanno assistito al dibattito sul sud, sulle ragioni storiche di un ritardo nello sviluppo economico e, soprattutto, sulle speranze per il futuro.
Nessuno ha continuato a fare "i fatti suoi" presso il bellissimo belvedere e Largo dei Briganti, ma tutti si sono concentrati ad ascoltare gli interventi dei vari relatori.
Tante e importanti le aziende presenti alla manifestazione e le associazioni che hanno voluto dare il loro contributo sia con la presenza che con l'invio di semplice materiale informativo.
Sabato quindi una certezza è venuta sicuramente alla luce nelle menti e nei cuori di tutti i presenti: Il Sud ce la può fare !
E ce la può fare, aggiungiamo noi, perché le terre che abbiamo avuto il piacere di vivere per tre giorni, oltre che essere bellissime, sono ospitali, ricche di bellezze naturali e paesaggistiche, ricche di una gastronomia e di prodotti senza eguali.
Il Sud a Longobardi (non ci stancheremo mai di ringraziare Longobardi e la sua Amministrazione Comunale) ha dimostrato che si può ripartire, cercheremo di esportare questa fiducia e questo modello in tutte le città del Sud.
Per adesso non possiamo che dire grazie a Giuseppe Spadafora, coordinatore regionale del Partito del Sud e di Sud Project Camp in Calabria. Veramente una manifestazione impeccabile.



venerdì 9 agosto 2013

Platania (CZ):Sud Verity Day con Antonio Ciano


http://www.youtube.com/watch?v=x2NC0ppDmcY&list=UUNuVLXogfJdyINZ7U4zDbEA

Ha avuto un bel successo il Sud Verity Day organizzato a Platania (CZ) la sera di domenica 4 agosto 2013 dalla locale Proloco in collaborazione col PdelSud Catanzaro.

Il tema trattato fa tremare le vene e i polsi: I falsi miti del Risorgimento – L’unità d’Italia raccontata da Sud.

Antonio Ciano (Presidente Onorario PdelSUd), ospite d’onore della serata, con la sua travolgente simpatia ha accompagnato lungo i misfatti del Risorgimento il pubblico numeroso e attento.
Letteralmente a ruba è andato il bestseller di Antonio Ciano “I Savoia e il massacro del Sud”, segno evidente di quanto questi temi siano sentiti dalla gente del Sud.

La serata è stata introdotta da Paolo Nicolazzo, Presidente della Proloco di Platania. C’è stato il cordiale saluto del Sindaco Michele Rizzo e la breve presentazione di Antonio Ciano da parte di Franco Gallo che lo ha ringraziato per l’impegno di ricerca storica definendolo “eroe del meridionalismo militante” .

Poi, con un pubblico attentissimo e interessato, il racconto intenso di Antonio Ciano che ha percorso non senza commozione i vari momenti del risorgimento dallo sbarco garibaldino alle fucilazioni di massa, anche di vecchi, donne e bambini, agli stupri di centinaia di ragazze inermi, alla distruzione di interi paesi dati alle fiamme con gli abitanti nelle case come, appunto, si verificò a Pontelandolfo.
E ancora sulla città di Gaeta dilaniata da 160.000 bombe e sui generali piemontesi che massacravano allegramente le popolazioni civili del sud salvo poi a darsela a gambe in più occasioni davanti alle truppe austriache. Tipico comportamento dei vili.

Ha concluso la serata il Presidente Nazionale del PdelSud Natale Cuccurese che ha tracciato brevemente il concetto del desiderio dei meridionalisti di vedere applicata la Costituzione in ogni sua parte in riferimento ai servizi minimi dovuti ai cittadini del Sud discriminati in più settori quali la salute, i trasporti, l’istruzione.
Questi temi, ricorda Cuccurese, non hanno matrice di destra o sinistra ma dovrebbero costituire la base culturale-politica che porti il popolo meridionale a riscoprire la propria identità e i propri diritti.

La serata si è conclusa con un incontro conviviale presso il locale "A Giurranda" di Platania che ringraziamo, dove si son potute gustare deliziose pietanze di cucina tipica locale che consigliamo vivamente di assaggiare.

Un grazie particolare al Sindaco di Platania Michele Rizzo ed alla Proloco Platania nella persona del suo presidente Paolo Nicolazzo. Grazie a tutti gli amici di Platania, tra cui il dott. Franco Cappello, che si sono prodigati per l'evento ponendo in essere un allestimento tecnicamente perfetto e molto gradevole e accogliente.

Decisamente squisita l’ospitalità. Presenti all'incontro anche il responsabile della regione Puglia Michele Dell'Edera, il coordinatore della prov. di Cosenza Franco Gaudio ed il responsabile della regione Calabria Giuseppe Spadafora, reduce dai recentissimi successi del Sud Project Camp di Longobardi da lui magistralmente organizzato.

Grazie a tutti, alla città di Platania, al numeroso pubblico che ci ha onorato della sua presenza.


Franco Gallo (Coord PdelSUd prov. Catanzaro)


Leggi tutto »

http://www.youtube.com/watch?v=x2NC0ppDmcY&list=UUNuVLXogfJdyINZ7U4zDbEA

Ha avuto un bel successo il Sud Verity Day organizzato a Platania (CZ) la sera di domenica 4 agosto 2013 dalla locale Proloco in collaborazione col PdelSud Catanzaro.

Il tema trattato fa tremare le vene e i polsi: I falsi miti del Risorgimento – L’unità d’Italia raccontata da Sud.

Antonio Ciano (Presidente Onorario PdelSUd), ospite d’onore della serata, con la sua travolgente simpatia ha accompagnato lungo i misfatti del Risorgimento il pubblico numeroso e attento.
Letteralmente a ruba è andato il bestseller di Antonio Ciano “I Savoia e il massacro del Sud”, segno evidente di quanto questi temi siano sentiti dalla gente del Sud.

La serata è stata introdotta da Paolo Nicolazzo, Presidente della Proloco di Platania. C’è stato il cordiale saluto del Sindaco Michele Rizzo e la breve presentazione di Antonio Ciano da parte di Franco Gallo che lo ha ringraziato per l’impegno di ricerca storica definendolo “eroe del meridionalismo militante” .

Poi, con un pubblico attentissimo e interessato, il racconto intenso di Antonio Ciano che ha percorso non senza commozione i vari momenti del risorgimento dallo sbarco garibaldino alle fucilazioni di massa, anche di vecchi, donne e bambini, agli stupri di centinaia di ragazze inermi, alla distruzione di interi paesi dati alle fiamme con gli abitanti nelle case come, appunto, si verificò a Pontelandolfo.
E ancora sulla città di Gaeta dilaniata da 160.000 bombe e sui generali piemontesi che massacravano allegramente le popolazioni civili del sud salvo poi a darsela a gambe in più occasioni davanti alle truppe austriache. Tipico comportamento dei vili.

Ha concluso la serata il Presidente Nazionale del PdelSud Natale Cuccurese che ha tracciato brevemente il concetto del desiderio dei meridionalisti di vedere applicata la Costituzione in ogni sua parte in riferimento ai servizi minimi dovuti ai cittadini del Sud discriminati in più settori quali la salute, i trasporti, l’istruzione.
Questi temi, ricorda Cuccurese, non hanno matrice di destra o sinistra ma dovrebbero costituire la base culturale-politica che porti il popolo meridionale a riscoprire la propria identità e i propri diritti.

La serata si è conclusa con un incontro conviviale presso il locale "A Giurranda" di Platania che ringraziamo, dove si son potute gustare deliziose pietanze di cucina tipica locale che consigliamo vivamente di assaggiare.

Un grazie particolare al Sindaco di Platania Michele Rizzo ed alla Proloco Platania nella persona del suo presidente Paolo Nicolazzo. Grazie a tutti gli amici di Platania, tra cui il dott. Franco Cappello, che si sono prodigati per l'evento ponendo in essere un allestimento tecnicamente perfetto e molto gradevole e accogliente.

Decisamente squisita l’ospitalità. Presenti all'incontro anche il responsabile della regione Puglia Michele Dell'Edera, il coordinatore della prov. di Cosenza Franco Gaudio ed il responsabile della regione Calabria Giuseppe Spadafora, reduce dai recentissimi successi del Sud Project Camp di Longobardi da lui magistralmente organizzato.

Grazie a tutti, alla città di Platania, al numeroso pubblico che ci ha onorato della sua presenza.


Franco Gallo (Coord PdelSUd prov. Catanzaro)


mercoledì 7 agosto 2013

SOFIA LOREN, SILVIO BERLUSCONI E IL RISORGIMENTO



Di Antonio Ciano

E' il 1982 quando Sofia Loren viene arrestata e rinchiusa nel carcere femminile di Caserta, per evasione fiscale. L’arresto avviene appena atterra all’aeroporto di Roma.
La vicenda però risale a diversi anni prima: nel 1973 le era stata accertata un'evasione fiscale su un imponibile di 112 milioni, e quattro anni dopo Loren veniva condannata ad un mese di reclusione.
L’attrice nel frattempo si era però trasferita in Svizzera con la famiglia, e poi in America.
Alla fine Loren decide di tornare in Italia e scontare la pena che l’attendeva.
Sofia Loren, allora bellissima e famosa in tutto il mondo, migliore attrice italiana, napoletana, scontò la pena.
Non chiamò il popolo a sostenere le ingiustizie dei tribunali italiani. Sarebbe accorso sotto il carcere in massa.

Oggi, un delinquente milanese, evasore fiscale per milioni di euro, piagnucola.
Ma come, il capo dell'opposizione, ossia il capo degli evasori fiscali in galera????

In America gli avrebbero comminato mille anni di carcere, proprio perchè politico.
I politici devono dare l'esempio.
In America non hanno pietà per gli evasori.

Un politico si sarebbe dimesso al solo comparire sulla stampa e sarebbe andato nei tribunali a difendersi, o se senatore di sarebbe dimesso.

In Italia, in questi giorni si sta riscrivendo la storia del Risorgimento piemontese.
Dopo 152 anni, un Tribunale italiano, la Seconda Sezione Penale della Cassazione, Presidente Antonio Esposito, campano di Sarno, ha condannato per la prima volta, un Liberal massone, Silvio Berlusoni, per evasione fiscale.
In America, avrebbe avuto un effetto dirompente verso i cittadini onesti che pagano le tasse e lo avrebbero espulso dalla società civile per sempre.

In questi giorni è accaduto un altro evento eccezionale.
A Longobardi, un paese in provincia di Cosenza, su indicazione di Franco Gaudio, consigliere comunale del Partito del Sud, la Giunta comunale e l'intero consiglio hanno votato all'unanimità di intitolare una piazza ai patrioti calabresi chiamati Briganti dai piemontesi invasori e criminali di guerra e di intitolare una strada ad Angela Romano, ragazza di otto anni e due mesi, fucilata dai bersaglieri del Generale Quintini il 3 di gennaio del 1862.

Noi siamo per la legalità e per la verità storica.

Nel 1860 e dintorni, i tribunali piemontesi e savoiardi, i bersaglieri e l'esercito italiano, hanno massacrato il Sud mietendo oltre un milione di morti e facendo emigrare in 83 anni di regno , circa 25 milioni di italiani.

Questa Repubblica, se vuole lunga vita, deve cancellare tutte le leggi approvate nel periodo monarchico savoiardo. Cancellare tutte le strade e piazze dei nostri massacratori e rimborsare i danni di guerra ai paesi eccidiati durante la monarchia sabauda.


.
Leggi tutto »


Di Antonio Ciano

E' il 1982 quando Sofia Loren viene arrestata e rinchiusa nel carcere femminile di Caserta, per evasione fiscale. L’arresto avviene appena atterra all’aeroporto di Roma.
La vicenda però risale a diversi anni prima: nel 1973 le era stata accertata un'evasione fiscale su un imponibile di 112 milioni, e quattro anni dopo Loren veniva condannata ad un mese di reclusione.
L’attrice nel frattempo si era però trasferita in Svizzera con la famiglia, e poi in America.
Alla fine Loren decide di tornare in Italia e scontare la pena che l’attendeva.
Sofia Loren, allora bellissima e famosa in tutto il mondo, migliore attrice italiana, napoletana, scontò la pena.
Non chiamò il popolo a sostenere le ingiustizie dei tribunali italiani. Sarebbe accorso sotto il carcere in massa.

Oggi, un delinquente milanese, evasore fiscale per milioni di euro, piagnucola.
Ma come, il capo dell'opposizione, ossia il capo degli evasori fiscali in galera????

In America gli avrebbero comminato mille anni di carcere, proprio perchè politico.
I politici devono dare l'esempio.
In America non hanno pietà per gli evasori.

Un politico si sarebbe dimesso al solo comparire sulla stampa e sarebbe andato nei tribunali a difendersi, o se senatore di sarebbe dimesso.

In Italia, in questi giorni si sta riscrivendo la storia del Risorgimento piemontese.
Dopo 152 anni, un Tribunale italiano, la Seconda Sezione Penale della Cassazione, Presidente Antonio Esposito, campano di Sarno, ha condannato per la prima volta, un Liberal massone, Silvio Berlusoni, per evasione fiscale.
In America, avrebbe avuto un effetto dirompente verso i cittadini onesti che pagano le tasse e lo avrebbero espulso dalla società civile per sempre.

In questi giorni è accaduto un altro evento eccezionale.
A Longobardi, un paese in provincia di Cosenza, su indicazione di Franco Gaudio, consigliere comunale del Partito del Sud, la Giunta comunale e l'intero consiglio hanno votato all'unanimità di intitolare una piazza ai patrioti calabresi chiamati Briganti dai piemontesi invasori e criminali di guerra e di intitolare una strada ad Angela Romano, ragazza di otto anni e due mesi, fucilata dai bersaglieri del Generale Quintini il 3 di gennaio del 1862.

Noi siamo per la legalità e per la verità storica.

Nel 1860 e dintorni, i tribunali piemontesi e savoiardi, i bersaglieri e l'esercito italiano, hanno massacrato il Sud mietendo oltre un milione di morti e facendo emigrare in 83 anni di regno , circa 25 milioni di italiani.

Questa Repubblica, se vuole lunga vita, deve cancellare tutte le leggi approvate nel periodo monarchico savoiardo. Cancellare tutte le strade e piazze dei nostri massacratori e rimborsare i danni di guerra ai paesi eccidiati durante la monarchia sabauda.


.

martedì 6 agosto 2013

Platania (CZ): Grande successo del Sud Verity Day




Ha avuto un bel successo il Sud Verity Day organizzato a Platania (CZ) la sera di domenica 4 agosto 2013 dalla locale Proloco in collaborazione col PdelSud Catanzaro. 

Il tema trattato fa tremare le vene e i polsi: I falsi miti del Risorgimento – L’unità d’Italia raccontata da Sud. 

Antonio Ciano (Presidente Onorario PdelSUd), ospite d’onore della serata, con la sua travolgente simpatia ha accompagnato lungo i misfatti del Risorgimento il pubblico numeroso e attento. 
Letteralmente a ruba è andato il bestseller di Antonio Ciano “I Savoia e il massacro del Sud”, segno evidente di quanto questi temi siano sentiti dalla gente del Sud. 

La serata è stata introdotta da Paolo Nicolazzo, Presidente della Proloco di Platania. C’è stato il cordiale saluto del Sindaco Michele Rizzo e la breve presentazione di Antonio Ciano da parte di Franco Gallo che lo ha ringraziato per l’impegno di ricerca storica definendolo “eroe del meridionalismo militante” . 

Poi, con un pubblico attentissimo e interessato, il racconto intenso di Antonio Ciano che ha percorso non senza commozione i vari momenti del risorgimento dallo sbarco garibaldino alle fucilazioni di massa, anche di vecchi, donne e bambini, agli stupri di centinaia di ragazze inermi, alla distruzione di interi paesi dati alle fiamme con gli abitanti nelle case come, appunto, si verificò a Pontelandolfo. 
E ancora sulla città di Gaeta dilaniata da 160.000 bombe e sui generali piemontesi che massacravano allegramente le popolazioni civili del sud salvo poi a darsela a gambe in più occasioni davanti alle truppe austriache. Tipico comportamento dei vili. 

Ha concluso la serata il Presidente Nazionale del PdelSud Natale Cuccurese che ha tracciato brevemente il concetto del desiderio dei meridionalisti di vedere applicata la Costituzione in ogni sua parte in riferimento ai servizi minimi dovuti ai cittadini del Sud discriminati in più settori quali la salute, i trasporti, l’istruzione. 
Questi temi, ricorda Cuccurese, non hanno matrice di destra o sinistra ma dovrebbero costituire la base culturale-politica che porti il popolo meridionale a riscoprire la propria identità e i propri diritti. 

La serata si è conclusa con un incontro conviviale presso il locale "A Giurranda" di Platania che ringraziamo, dove si son potute gustare deliziose pietanze di cucina tipica locale che consigliamo vivamente di assaggiare. 

Un grazie particolare al Sindaco di Platania Michele Rizzo ed alla Proloco Platania nella persona del suo presidente Paolo Nicolazzo. Grazie a tutti gli amici di Platania, tra cui il dott. Franco Cappello, che si sono prodigati per l'evento ponendo in essere un allestimento tecnicamente perfetto e molto gradevole e accogliente. 

Decisamente squisita l’ospitalità. Presenti all'incontro anche il responsabile della regione Puglia Michele Dell'Edera, il coordinatore della prov. di Cosenza Franco Gaudio ed il responsabile della regione Calabria Giuseppe Spadafora, reduce dai recentissimi successi del Sud Project Camp di Longobardi da lui magistralmente organizzato. 

Grazie a tutti, alla città di Platania, al numeroso pubblico che ci ha onorato della sua presenza. 


Franco Gallo (Coord PdelSUd prov. Catanzaro)

.
Leggi tutto »



Ha avuto un bel successo il Sud Verity Day organizzato a Platania (CZ) la sera di domenica 4 agosto 2013 dalla locale Proloco in collaborazione col PdelSud Catanzaro. 

Il tema trattato fa tremare le vene e i polsi: I falsi miti del Risorgimento – L’unità d’Italia raccontata da Sud. 

Antonio Ciano (Presidente Onorario PdelSUd), ospite d’onore della serata, con la sua travolgente simpatia ha accompagnato lungo i misfatti del Risorgimento il pubblico numeroso e attento. 
Letteralmente a ruba è andato il bestseller di Antonio Ciano “I Savoia e il massacro del Sud”, segno evidente di quanto questi temi siano sentiti dalla gente del Sud. 

La serata è stata introdotta da Paolo Nicolazzo, Presidente della Proloco di Platania. C’è stato il cordiale saluto del Sindaco Michele Rizzo e la breve presentazione di Antonio Ciano da parte di Franco Gallo che lo ha ringraziato per l’impegno di ricerca storica definendolo “eroe del meridionalismo militante” . 

Poi, con un pubblico attentissimo e interessato, il racconto intenso di Antonio Ciano che ha percorso non senza commozione i vari momenti del risorgimento dallo sbarco garibaldino alle fucilazioni di massa, anche di vecchi, donne e bambini, agli stupri di centinaia di ragazze inermi, alla distruzione di interi paesi dati alle fiamme con gli abitanti nelle case come, appunto, si verificò a Pontelandolfo. 
E ancora sulla città di Gaeta dilaniata da 160.000 bombe e sui generali piemontesi che massacravano allegramente le popolazioni civili del sud salvo poi a darsela a gambe in più occasioni davanti alle truppe austriache. Tipico comportamento dei vili. 

Ha concluso la serata il Presidente Nazionale del PdelSud Natale Cuccurese che ha tracciato brevemente il concetto del desiderio dei meridionalisti di vedere applicata la Costituzione in ogni sua parte in riferimento ai servizi minimi dovuti ai cittadini del Sud discriminati in più settori quali la salute, i trasporti, l’istruzione. 
Questi temi, ricorda Cuccurese, non hanno matrice di destra o sinistra ma dovrebbero costituire la base culturale-politica che porti il popolo meridionale a riscoprire la propria identità e i propri diritti. 

La serata si è conclusa con un incontro conviviale presso il locale "A Giurranda" di Platania che ringraziamo, dove si son potute gustare deliziose pietanze di cucina tipica locale che consigliamo vivamente di assaggiare. 

Un grazie particolare al Sindaco di Platania Michele Rizzo ed alla Proloco Platania nella persona del suo presidente Paolo Nicolazzo. Grazie a tutti gli amici di Platania, tra cui il dott. Franco Cappello, che si sono prodigati per l'evento ponendo in essere un allestimento tecnicamente perfetto e molto gradevole e accogliente. 

Decisamente squisita l’ospitalità. Presenti all'incontro anche il responsabile della regione Puglia Michele Dell'Edera, il coordinatore della prov. di Cosenza Franco Gaudio ed il responsabile della regione Calabria Giuseppe Spadafora, reduce dai recentissimi successi del Sud Project Camp di Longobardi da lui magistralmente organizzato. 

Grazie a tutti, alla città di Platania, al numeroso pubblico che ci ha onorato della sua presenza. 


Franco Gallo (Coord PdelSUd prov. Catanzaro)

.

giovedì 25 luglio 2013

GAETA, LO STORICO ANTONIO CIANO VINCE IL PREMIO INTERNAZIONALE “CONOSCERE LE NOSTRE RADICI”



Fonte: Latina Oggi del 24 Luglio 2013

GAETA, LO STORICO ANTONIO CIANO VINCE IL PREMIO INTERNAZIONALE “CONOSCERE LE NOSTRE RADICI”


"Una veduta di Cirò Marina dove si svolgerà la premiazione"
“Una veduta di Cirò Marina dove si svolgerà la premiazione”
Di Adriano Pagano
Sarà un cittadino di Gaeta a ricevere il premio della prima edizione del concorso internazionale “Conoscere le nostre radici”.  Si tratta dell’ex assessore alla Cultura e noto studioso meridionalista della storia del sud italiano, nonchè ispiratore e fondatore del soggetto politico Partito del Sud che ha concorso anche alle recenti elezioni nazionali, Antonio Ciano.
Il premio è stato conferito a Ciano dall’associazione internazionale politico-culturale “Radici” che, il 24 agosto prossimo, consegnerà una targa di riconoscimento allo studioso e politico gaetano. Ma non finisce qui perchè la medesima associazione ha scelto di premiare Ciano anche con un’altra onorificienza, “L’impegno e l’amore per la mia terra”, relativamente ai lavori letterari e agli studi condotti sul ruolo della propria città natale, Gaeta. Ad Antonio Ciano il Comune di Cirò Marina, in Provincia di Crotone, dedicherà un’intera serata, nel corso della quale verrano presi in rassegna tutti i suoi lavori fino alla sua ultima fatica letteraria intitolata “I Savoia e il massacro del Sud”.
A comunicare il prestigioso riconoscimento allo storico gaetano è stata direttamente la presidentessa dell’associazione Francesca Gallello. Grande entusiasmo per il premio conferito a Ciano anche da parte di un altro noto scrittore meridionalista, Pino Aprile.
"Pino Aprile"
“Pino Aprile”
“Un premio chiamato ‘Radici’ – ha detto Aprile -, è coerente con l’assegnazione a chi, quelle radici, ha portato alla luce. ‘Radici’ merita Ciano e viceversa. Vorrei che questo premio fosse inteso come il segno di quanto dobbiamo, ad Antonio Ciano, tutti noi che ci dedichiamo a quest’opera di ricostruzione e divulgazione. Il direttivo di ‘Radici’ e la sua presidentessa, Francesca Gallello, hanno avuto il merito di premiare Antonio Ciano. Un premio internazionale, addirittura. Ciano lo merita tutto. Ha dedicato la sua vita alle radici del male che ha distrutto economicamente e fisicamente il Sud: il Risorgimento piemontese”.
Leggi tutto »


Fonte: Latina Oggi del 24 Luglio 2013

GAETA, LO STORICO ANTONIO CIANO VINCE IL PREMIO INTERNAZIONALE “CONOSCERE LE NOSTRE RADICI”


"Una veduta di Cirò Marina dove si svolgerà la premiazione"
“Una veduta di Cirò Marina dove si svolgerà la premiazione”
Di Adriano Pagano
Sarà un cittadino di Gaeta a ricevere il premio della prima edizione del concorso internazionale “Conoscere le nostre radici”.  Si tratta dell’ex assessore alla Cultura e noto studioso meridionalista della storia del sud italiano, nonchè ispiratore e fondatore del soggetto politico Partito del Sud che ha concorso anche alle recenti elezioni nazionali, Antonio Ciano.
Il premio è stato conferito a Ciano dall’associazione internazionale politico-culturale “Radici” che, il 24 agosto prossimo, consegnerà una targa di riconoscimento allo studioso e politico gaetano. Ma non finisce qui perchè la medesima associazione ha scelto di premiare Ciano anche con un’altra onorificienza, “L’impegno e l’amore per la mia terra”, relativamente ai lavori letterari e agli studi condotti sul ruolo della propria città natale, Gaeta. Ad Antonio Ciano il Comune di Cirò Marina, in Provincia di Crotone, dedicherà un’intera serata, nel corso della quale verrano presi in rassegna tutti i suoi lavori fino alla sua ultima fatica letteraria intitolata “I Savoia e il massacro del Sud”.
A comunicare il prestigioso riconoscimento allo storico gaetano è stata direttamente la presidentessa dell’associazione Francesca Gallello. Grande entusiasmo per il premio conferito a Ciano anche da parte di un altro noto scrittore meridionalista, Pino Aprile.
"Pino Aprile"
“Pino Aprile”
“Un premio chiamato ‘Radici’ – ha detto Aprile -, è coerente con l’assegnazione a chi, quelle radici, ha portato alla luce. ‘Radici’ merita Ciano e viceversa. Vorrei che questo premio fosse inteso come il segno di quanto dobbiamo, ad Antonio Ciano, tutti noi che ci dedichiamo a quest’opera di ricostruzione e divulgazione. Il direttivo di ‘Radici’ e la sua presidentessa, Francesca Gallello, hanno avuto il merito di premiare Antonio Ciano. Un premio internazionale, addirittura. Ciano lo merita tutto. Ha dedicato la sua vita alle radici del male che ha distrutto economicamente e fisicamente il Sud: il Risorgimento piemontese”.

domenica 21 luglio 2013

Articolo di Pino Aprile sul premio internazionale "Radici" che il direttivo dell'Associazione Culturale calabrese ha conferito ad Antonio Ciano

Bellissimo post di Pino Aprile dedicato al premio internazionale che sarà consegnato ad Antonio Ciano il 24 Agosto dall'Associazione Radici.
Noi del Partito del Sud non possiamo che condividere ogni singola parola usata nel post dall'autore di "Terroni" e ringraziare. 
Grazie Pino, grazie Antonio.


Di Pino Aprile

Non poteva essere attribuito un premio più meritato ed evocativo ad Antonio Ciano: “Radici”. 
Averle riscoperte, nella riacquisizione di verità taciute su come fu unificata l'Italia, a spese del Sud, è stato un lavoro collettivo, ancora in corso, che ha visto all'opera dei solitari, poi lievitate in piccole pattuglie di pionieri, poi dilagato in una fame di consapevolezza, di conoscenza di sé, che stanno dando vita a un movimento di massa, un popolo in marcia verso la riconquista della propria storia e della propria dignità, all'interno di quella storia. Ed era una storia negata, per negarne la dignità conseguente; perché quella del vinto, spesso, è più nobile di quella del vincitore.

Il percorso a cui Ciano ha dato un contributo così alto non è stato lineare: nel secolo e mezzo di creazione, a mano armata, della Questione Meridionale e del suo mantenimento con un governo del Paese teso a favorire solo una sua parte, a danno dell'altra (infatti le autostrade, gli aeroporti, le ferrovie si fanno sono a Centronord, ma anche con i soldi del Sud), molte voci si sono levate per raccontare come le cose andarono veramente, nel Risorgimento e per pretendere equità, nel trattamento degli italiani e dei loro territori. Ci sono stati momenti in cui a queste voci se ne sono aggiunte altre e, insieme, sono riuscite a farsi ascoltare; anche se di rado si sono avute azioni coerenti con quelle dichiarazioni di principio (solo due brevi periodi nei primi del Novecento e nel secondo dopoguerra).


Ma a scuola, dalle elementari all'università, hanno continuato a proprinarci la fiabetta del biondo eroe che con i suoi Mille abbatte in tre mesi un Paese di nove milioni di abitanti e oltre centomila soldati ben addestrati (come si vide sul Volturno). Chi doveva farci sapere come stavano davvero le cose non lo ha fatto. E, per legge fisica, i vuoti sono stati riempiti da altri: da Carlo Alianello a Nicola Zitara, da don Capobianco ad Angelo Manna. Con gli ultimi due, Antonio Ciano si incontrava a Gaeta. 


E da dove, se non dalla città che fino all'ultimo difese l'onore del Sud, poteva partire la riconquista di quella parte di verità che dovevamo continuare a non sapere? Le biografie di questi cacciatori di documenti sono diversissime: un prete, don Capobianco, figlio dell'ultimo nato duosiciliano, prima dell'annessione di Gaeta all'Italia piemontese; Angelo Manna, giornalista di raro talento, eletto deputato con il Movimento sociale di Almirante; Antonio Ciano, ex ufficiale di Marina, comunista gramsciano.

Antonio è di carattere irruente, generoso, onestissimo; la veemenza con cui racconta le storie taciute, ricostruite con i documenti che trova, lo rendono inconfondibile. Una passione che il tempo non attenua, né sfiancano le giornate passate a scavare negli archi nazionali, parrocchiali, comunali, nelle librerie. I suoi libri sui massacri compiuti al Sud dalle truppe dei Savoia venute a liberare il Sud (da chi, se non era occupato da nessuno?), specie sulla spaventosa mattanza dei bersaglieri a Pontelandolfo e Casalduni, sono stati un pugno nello stomaco e restano un punto di riferimento per chiunque voglia dedicarsi a queste ricerche. 


Curiosamente, gli storici di professione, invece di giustificarsi per il loro ultrasecolare silenzio sul massacro del Sud, hanno avviato un fuoco di sbarramento contro chi, privo della targhetta accademica, si permette di raccontare quello che loro hanno deciso di tacere. Antonio Ciano ha dovuto difendere il suo lavoro anche in tribunale, persino da chi riteneva di veder diffamati i propri avi. Ma alla divulgazione di quanto via via scopriva e conseguenti iniziative politiche, ormai Ciano aveva deciso di dedicare la vita; da questo deriva la creazione di una televisione da strada, la prima in Italia, Telemonteorlando, che alimentava di contenuti praticamente da solo, armato di videocamera; da questo deriva la fondazione del Partito del Sud e poi la sua candidatura alle elezioni comunali, vinte contro centrodestra e centrosinistra: Gaeta fu l'unica città sopra i 20mila abitanti, non governata da uno dei due poli.

A quel punto, la politica “grossa” si rese conto del pericolo e, in un Paese che paga ogni giorno dell'anno una salata multa all'Unione Europea, per lo scandalo di una rete nazionale (ma appartenente a noto piduista, puttaniere e presidente del Consiglio), Rete4, che trasmette su una frequenza assegnata ad altri, i controllori dell'etere mettono sotto attacco Telemonteorlando, sino a che, esausto e privo di risorse, Ciano deve chiuderla. E alle elezioni successive, contro la lista dei poveri ma belli di Ciano e del sindaco uscente, il centrosinistra e il centrodestra schierano forze e mezzi sproporzionati alla posta in gioco; e il Comune va al centrodestra, che il centrosinistra, di fatto, preferisce alla lista civica del gramsciano Ciano.


Non è uno che cerca di compiacere gli interlocutori, Antonio: dice quello che c'è da dire e lo dice con il suo carattere. Quando andammo insieme in Canada, per un convegno con la comunità meridionale di Toronto, la veemenza con espose i suoi argomenti fu tale (ogni volta, è come se scoprisse per la prima volta le violenze subite dal Sud, per la conquista e l'annessione), che i traduttori ebbero qualche difficoltà a stargli dietro.
Un premio chiamato “Radici”, è coerente con l'assegnazione a chi, quelle radici, ha portato alla luce. 


Radici” merita Ciano e viceversa. Vorrei che questo premio fosse inteso come il segno di quanto dobbiamo, ad Antonio Ciano, tutti noi che ci dedichiamo a quest'opera di ricostruzione e divulgazione. Il direttivo di "Radici" e l sua Presidentessa, Francesca Gallello, hanno avuto il merito di premiare Antonio Ciano.Un premio internazionale, addirittura. Ciano lo merita tutto. Ha dedicato la sua vita alle radici del male che ha distrutto economicamente e fisicamente il Sud: il Risorgimento piemontese.

Il premio sarà ritirato a Cirò Marina il 24 di agosto. Sarà dedicato allo storico gaetano una intera serata.Molti saranno gli ospiti.

.
Leggi tutto »
Bellissimo post di Pino Aprile dedicato al premio internazionale che sarà consegnato ad Antonio Ciano il 24 Agosto dall'Associazione Radici.
Noi del Partito del Sud non possiamo che condividere ogni singola parola usata nel post dall'autore di "Terroni" e ringraziare. 
Grazie Pino, grazie Antonio.


Di Pino Aprile

Non poteva essere attribuito un premio più meritato ed evocativo ad Antonio Ciano: “Radici”. 
Averle riscoperte, nella riacquisizione di verità taciute su come fu unificata l'Italia, a spese del Sud, è stato un lavoro collettivo, ancora in corso, che ha visto all'opera dei solitari, poi lievitate in piccole pattuglie di pionieri, poi dilagato in una fame di consapevolezza, di conoscenza di sé, che stanno dando vita a un movimento di massa, un popolo in marcia verso la riconquista della propria storia e della propria dignità, all'interno di quella storia. Ed era una storia negata, per negarne la dignità conseguente; perché quella del vinto, spesso, è più nobile di quella del vincitore.

Il percorso a cui Ciano ha dato un contributo così alto non è stato lineare: nel secolo e mezzo di creazione, a mano armata, della Questione Meridionale e del suo mantenimento con un governo del Paese teso a favorire solo una sua parte, a danno dell'altra (infatti le autostrade, gli aeroporti, le ferrovie si fanno sono a Centronord, ma anche con i soldi del Sud), molte voci si sono levate per raccontare come le cose andarono veramente, nel Risorgimento e per pretendere equità, nel trattamento degli italiani e dei loro territori. Ci sono stati momenti in cui a queste voci se ne sono aggiunte altre e, insieme, sono riuscite a farsi ascoltare; anche se di rado si sono avute azioni coerenti con quelle dichiarazioni di principio (solo due brevi periodi nei primi del Novecento e nel secondo dopoguerra).


Ma a scuola, dalle elementari all'università, hanno continuato a proprinarci la fiabetta del biondo eroe che con i suoi Mille abbatte in tre mesi un Paese di nove milioni di abitanti e oltre centomila soldati ben addestrati (come si vide sul Volturno). Chi doveva farci sapere come stavano davvero le cose non lo ha fatto. E, per legge fisica, i vuoti sono stati riempiti da altri: da Carlo Alianello a Nicola Zitara, da don Capobianco ad Angelo Manna. Con gli ultimi due, Antonio Ciano si incontrava a Gaeta. 


E da dove, se non dalla città che fino all'ultimo difese l'onore del Sud, poteva partire la riconquista di quella parte di verità che dovevamo continuare a non sapere? Le biografie di questi cacciatori di documenti sono diversissime: un prete, don Capobianco, figlio dell'ultimo nato duosiciliano, prima dell'annessione di Gaeta all'Italia piemontese; Angelo Manna, giornalista di raro talento, eletto deputato con il Movimento sociale di Almirante; Antonio Ciano, ex ufficiale di Marina, comunista gramsciano.

Antonio è di carattere irruente, generoso, onestissimo; la veemenza con cui racconta le storie taciute, ricostruite con i documenti che trova, lo rendono inconfondibile. Una passione che il tempo non attenua, né sfiancano le giornate passate a scavare negli archi nazionali, parrocchiali, comunali, nelle librerie. I suoi libri sui massacri compiuti al Sud dalle truppe dei Savoia venute a liberare il Sud (da chi, se non era occupato da nessuno?), specie sulla spaventosa mattanza dei bersaglieri a Pontelandolfo e Casalduni, sono stati un pugno nello stomaco e restano un punto di riferimento per chiunque voglia dedicarsi a queste ricerche. 


Curiosamente, gli storici di professione, invece di giustificarsi per il loro ultrasecolare silenzio sul massacro del Sud, hanno avviato un fuoco di sbarramento contro chi, privo della targhetta accademica, si permette di raccontare quello che loro hanno deciso di tacere. Antonio Ciano ha dovuto difendere il suo lavoro anche in tribunale, persino da chi riteneva di veder diffamati i propri avi. Ma alla divulgazione di quanto via via scopriva e conseguenti iniziative politiche, ormai Ciano aveva deciso di dedicare la vita; da questo deriva la creazione di una televisione da strada, la prima in Italia, Telemonteorlando, che alimentava di contenuti praticamente da solo, armato di videocamera; da questo deriva la fondazione del Partito del Sud e poi la sua candidatura alle elezioni comunali, vinte contro centrodestra e centrosinistra: Gaeta fu l'unica città sopra i 20mila abitanti, non governata da uno dei due poli.

A quel punto, la politica “grossa” si rese conto del pericolo e, in un Paese che paga ogni giorno dell'anno una salata multa all'Unione Europea, per lo scandalo di una rete nazionale (ma appartenente a noto piduista, puttaniere e presidente del Consiglio), Rete4, che trasmette su una frequenza assegnata ad altri, i controllori dell'etere mettono sotto attacco Telemonteorlando, sino a che, esausto e privo di risorse, Ciano deve chiuderla. E alle elezioni successive, contro la lista dei poveri ma belli di Ciano e del sindaco uscente, il centrosinistra e il centrodestra schierano forze e mezzi sproporzionati alla posta in gioco; e il Comune va al centrodestra, che il centrosinistra, di fatto, preferisce alla lista civica del gramsciano Ciano.


Non è uno che cerca di compiacere gli interlocutori, Antonio: dice quello che c'è da dire e lo dice con il suo carattere. Quando andammo insieme in Canada, per un convegno con la comunità meridionale di Toronto, la veemenza con espose i suoi argomenti fu tale (ogni volta, è come se scoprisse per la prima volta le violenze subite dal Sud, per la conquista e l'annessione), che i traduttori ebbero qualche difficoltà a stargli dietro.
Un premio chiamato “Radici”, è coerente con l'assegnazione a chi, quelle radici, ha portato alla luce. 


Radici” merita Ciano e viceversa. Vorrei che questo premio fosse inteso come il segno di quanto dobbiamo, ad Antonio Ciano, tutti noi che ci dedichiamo a quest'opera di ricostruzione e divulgazione. Il direttivo di "Radici" e l sua Presidentessa, Francesca Gallello, hanno avuto il merito di premiare Antonio Ciano.Un premio internazionale, addirittura. Ciano lo merita tutto. Ha dedicato la sua vita alle radici del male che ha distrutto economicamente e fisicamente il Sud: il Risorgimento piemontese.

Il premio sarà ritirato a Cirò Marina il 24 di agosto. Sarà dedicato allo storico gaetano una intera serata.Molti saranno gli ospiti.

.

venerdì 19 luglio 2013

PLATANIA (CZ) Domenica 4 Agosto: SUD VERITY DAY - Il giorno della verità con Antonio Ciano

I FALSI MITI DEL RISORGIMENTO

- L'unità d'Italia raccontata da Sud Ne parliamo con ANTONIO CIANO, autore del bestseller "I SAVOIA E IL MASSACRO DEL SUD"

Domenica 4 agosto 2013 Ore 21.00
Platania (CZ) - Via Veneto - Villa Comunale


 
Leggi tutto »
I FALSI MITI DEL RISORGIMENTO

- L'unità d'Italia raccontata da Sud Ne parliamo con ANTONIO CIANO, autore del bestseller "I SAVOIA E IL MASSACRO DEL SUD"

Domenica 4 agosto 2013 Ore 21.00
Platania (CZ) - Via Veneto - Villa Comunale


 

giovedì 18 luglio 2013

IMPORTANTI RICONOSCIMENTI PER ANTONIO CIANO - L'Associazione Politico Culturale "Radici" lo premierà il 24 agosto a Cirò Marina (KR) per l'impegno storico di riscoperta

Antonio Ciano, Presidente Onorario del Partito del Sud, vedrà riconosciuti i suoi tanti meriti e l'impegno come ricercatore di verità storiche nascoste e taciute grazie all'iniziativa dell' Associazione Politico Culturale Radici che lo premierà nelle tre giornate dedicate alla cultura che si terranno a Cirò Marina (KR) dal 23 al 25 Agosto 2013.

 L'autore del libro " I savoia e il massacro del Sud" verrà premiato nella giornata del 24 Agosto, alle ore 21,00 in Piazza Diaz, dal Presidente della Associazione Radici Signora Francesca Gallello con il premio Internazionale "Conoscere le nostre Radici"; sempre ad Antonio Ciano è stato riconosciuto anche il premio " L'impegno e l' amore per la mia terra".

 Le motivazioni dei premi sono le seguenti : "Per l'impegno il valore e il lavoro svolto come storico con impegno e amorevole pensiero verso la gente della sua terra d'origine e verso tutti coloro che hanno dovuto lasciare la loro terra,visto l'importanza e l'arricchimento storico che trasmette attraverso le sue opere letterarie e di ricerca storica ".

 Ad Antonio Ciano i complimenti e le felicitazioni per l'importante riconoscimento da parte di tutti i membri e simpatizzanti del Partito del Sud.






Leggi tutto »
Antonio Ciano, Presidente Onorario del Partito del Sud, vedrà riconosciuti i suoi tanti meriti e l'impegno come ricercatore di verità storiche nascoste e taciute grazie all'iniziativa dell' Associazione Politico Culturale Radici che lo premierà nelle tre giornate dedicate alla cultura che si terranno a Cirò Marina (KR) dal 23 al 25 Agosto 2013.

 L'autore del libro " I savoia e il massacro del Sud" verrà premiato nella giornata del 24 Agosto, alle ore 21,00 in Piazza Diaz, dal Presidente della Associazione Radici Signora Francesca Gallello con il premio Internazionale "Conoscere le nostre Radici"; sempre ad Antonio Ciano è stato riconosciuto anche il premio " L'impegno e l' amore per la mia terra".

 Le motivazioni dei premi sono le seguenti : "Per l'impegno il valore e il lavoro svolto come storico con impegno e amorevole pensiero verso la gente della sua terra d'origine e verso tutti coloro che hanno dovuto lasciare la loro terra,visto l'importanza e l'arricchimento storico che trasmette attraverso le sue opere letterarie e di ricerca storica ".

 Ad Antonio Ciano i complimenti e le felicitazioni per l'importante riconoscimento da parte di tutti i membri e simpatizzanti del Partito del Sud.






venerdì 3 maggio 2013

Grande successo di pubblico a Scauri ( LT) per "Sud ribelle all' Italia savoiarda"

Di Antonio Rosato

Grande interesse ha suscitato il convegno storico-filosofico su quello che fù Risorgimento rivisto e attualizzato tramite i tanti documenti e ricerche storiche fatte dagli studiosi e dal Prof Domenico OFFI e Antonio CIANO in particolare. Presenti all’evento persone venute anche da fuori provincia e regione oltre ai media locali che hanno ripreso l’interessante serata culturale. Personaggi come la scrittrice ed ex modella Emanuela ROCCA arrivata appositamente da Fara Sabina (RIETI) per l’occasione hanno dato il giusto lustro alla serata.

Commovente l’inizio, quando la moderatrice della serata, Ortensia DE CESARE, ha presentato l’attrice e regista teatrale Patrizia STEFANELLI la quale prende uno stralcio commovente del libro “ I Savoia e il massacro del SUD” e ne legge una sua parte. Stralcio riguardante il ritorno a Gaeta di Martumè e della sua promessa sposa Rosina , che catturati sull’altare in attesa del tanto aspettato si, furono catturati dai piemontesi e fucilati alle 4.30 del mattino senza processo e senza spiegazioni sullo spiazzo di Monte Secco. Struggente l’interpretazione che fa calare un velo di commozione su tutta la sala.

A seguire, la DE CESARE, presenta i conferenzieri il Prof. Domenico OFFI e l’autore del libro appena citato Antonio CIANO.

Il Prof. OFFI cattura l’attenzione dei presenti con un’analisi filosofica sullo sbarco dei mille evidenziando delle lacune su quanto la storia ufficiale ci dice dal 1861 tramite i libri di testo scolastici che andrebbero sicuramente rivisitati se non riscritti nella loro interezza.

A seguire poi CIANO che spazia da novità recentemente scoperte e vere e proprie chicche che saranno rese pubbliche per chi non era presente nella prossima trilogia storica che uscirà entro l’anno.

 L’intero evento è stato comunque ripreso e verrà trasmesso da Telegolfo nel nuovo talk culturale che andrà in onda prossimamente sul digitale terrestre al canale 629 “TERRA AURUNCA”.


Foto: 30 aprile Minturno -Scauri Convegno storico culturale Regno delle due Sicilie. Con il Cap. Antonio Ciano, il Prof. Domenico Offi, Ortensia De Cesare. Patrizia Stefanelli legge: "Martummè commè bellu lu mare" brano tratto dal libro di Antonio Ciano: "I Savoia e il massacro del sud" che ad oggi ha venduto oltre 200.000 copie

.
Leggi tutto »
Di Antonio Rosato

Grande interesse ha suscitato il convegno storico-filosofico su quello che fù Risorgimento rivisto e attualizzato tramite i tanti documenti e ricerche storiche fatte dagli studiosi e dal Prof Domenico OFFI e Antonio CIANO in particolare. Presenti all’evento persone venute anche da fuori provincia e regione oltre ai media locali che hanno ripreso l’interessante serata culturale. Personaggi come la scrittrice ed ex modella Emanuela ROCCA arrivata appositamente da Fara Sabina (RIETI) per l’occasione hanno dato il giusto lustro alla serata.

Commovente l’inizio, quando la moderatrice della serata, Ortensia DE CESARE, ha presentato l’attrice e regista teatrale Patrizia STEFANELLI la quale prende uno stralcio commovente del libro “ I Savoia e il massacro del SUD” e ne legge una sua parte. Stralcio riguardante il ritorno a Gaeta di Martumè e della sua promessa sposa Rosina , che catturati sull’altare in attesa del tanto aspettato si, furono catturati dai piemontesi e fucilati alle 4.30 del mattino senza processo e senza spiegazioni sullo spiazzo di Monte Secco. Struggente l’interpretazione che fa calare un velo di commozione su tutta la sala.

A seguire, la DE CESARE, presenta i conferenzieri il Prof. Domenico OFFI e l’autore del libro appena citato Antonio CIANO.

Il Prof. OFFI cattura l’attenzione dei presenti con un’analisi filosofica sullo sbarco dei mille evidenziando delle lacune su quanto la storia ufficiale ci dice dal 1861 tramite i libri di testo scolastici che andrebbero sicuramente rivisitati se non riscritti nella loro interezza.

A seguire poi CIANO che spazia da novità recentemente scoperte e vere e proprie chicche che saranno rese pubbliche per chi non era presente nella prossima trilogia storica che uscirà entro l’anno.

 L’intero evento è stato comunque ripreso e verrà trasmesso da Telegolfo nel nuovo talk culturale che andrà in onda prossimamente sul digitale terrestre al canale 629 “TERRA AURUNCA”.


Foto: 30 aprile Minturno -Scauri Convegno storico culturale Regno delle due Sicilie. Con il Cap. Antonio Ciano, il Prof. Domenico Offi, Ortensia De Cesare. Patrizia Stefanelli legge: "Martummè commè bellu lu mare" brano tratto dal libro di Antonio Ciano: "I Savoia e il massacro del sud" che ad oggi ha venduto oltre 200.000 copie

.

giovedì 2 maggio 2013

Sud ribelle contro l'Italia savoiarda

Convegno interessantissimo a Scauri, nei pressi di Gaeta. Si è parlato del sud ribelle all'Italia savoiarda. Relatori sono stati il Dr. Domenico Offi e il Cap. Antonio Ciano. Moderatrice è stata la Rag. Ortensia De Cesare. Un folto pubblico ha assistito al convegno, svoltosi nei locali del Ristorante "Signori si nasce". Abbiamo ascoltato anche la lettura di una pagina del libro di Antonio Ciano " I Savoia e il massacro del Sud" da parte dell'attrice Patrizia Stefanelli.

Parte 1
  https://www.youtube.com/watch?v=X_GcY3xg3yQ


Parte 2
https://www.youtube.com/watch?v=Inlk7ieg_h0&feature=youtu.be

Ha partecipato al convegno anche la scrittrice Emanuela Rocca. C'era anche la Prof.essa Vittoria Longo, coautrice con Ciano e Domenico Offi di " Sud ribelle all'Italia savoiarda".


Leggi tutto »
Convegno interessantissimo a Scauri, nei pressi di Gaeta. Si è parlato del sud ribelle all'Italia savoiarda. Relatori sono stati il Dr. Domenico Offi e il Cap. Antonio Ciano. Moderatrice è stata la Rag. Ortensia De Cesare. Un folto pubblico ha assistito al convegno, svoltosi nei locali del Ristorante "Signori si nasce". Abbiamo ascoltato anche la lettura di una pagina del libro di Antonio Ciano " I Savoia e il massacro del Sud" da parte dell'attrice Patrizia Stefanelli.

Parte 1
  https://www.youtube.com/watch?v=X_GcY3xg3yQ


Parte 2
https://www.youtube.com/watch?v=Inlk7ieg_h0&feature=youtu.be

Ha partecipato al convegno anche la scrittrice Emanuela Rocca. C'era anche la Prof.essa Vittoria Longo, coautrice con Ciano e Domenico Offi di " Sud ribelle all'Italia savoiarda".


lunedì 29 aprile 2013

Scauri (LT) 30 Aprile 2013: Convegno con il Dr. Domenico Offi e il Cap. Antonio Ciano: SUD RIBELLE ALLA MONARCHIA SAVOIARDA.

https://www.youtube.com/watch?v=FrzTy_4ewtM&feature=youtu.be




Di Antonio Rosato

Dopo il successo romano senza precedenti, dove sono state messe le fondamenta reali e data una direzione di marcia inequivocabile al nostro caro e amato Partito del SUD, i primi risultati sul campo sono tangibili già da oggi su alcuni media che timidamente iniziano a prestare attenzioni verso il Partito e quello che fa sul territorio. 

Questa mattina, su  Latina OGGI, si parla del Convegno organizzato dall’operoso gruppo dell’Alta Terra di Lavoro il quale vedrà il raccolto di quanto seminato nell’organizzare l’evento del 30 aprile a Scauri in provincia di Latina con inizio alle ore 19.30. 

Evento che incuriosisce evidentemente, poiché sono previste tv locali e carta stampata come Latina Oggi e Telegolfo , che già ne ha dato notizia nei sui TG, e che trasmetterà l’evento per intero nei prossimi mesi oltre che stralci nei notiziari. 

Ma altre testate giornalistiche sia televisive che di cartacee  sono attese per prestare attenzione a ciò che i relatori Prof. Domenico OFFI e il nostro Presidente Onorario Antonio CIANO hanno da dire sulla questione meridionale, sulle ragioni storiche e fatti di cronaca anche inediti, che hanno portato a quella metastasi violenta che ha lasciato sul campo miseria industriale, economica, infrastrutturale e culturale con una politica antimeridionale che tutt’ora persevera e infierisce strizzando quello straccio asciutto da 152 anni, sapendo che comunque qualche goccia può ancora venire fuori se spremuto bene. 

I nostri militanti sul posto si riservano di fare una rassegna completa della serata e di cosa diranno o scriveranno i media sull’evento e sul Partito del SUD.


Leggi tutto »
https://www.youtube.com/watch?v=FrzTy_4ewtM&feature=youtu.be




Di Antonio Rosato

Dopo il successo romano senza precedenti, dove sono state messe le fondamenta reali e data una direzione di marcia inequivocabile al nostro caro e amato Partito del SUD, i primi risultati sul campo sono tangibili già da oggi su alcuni media che timidamente iniziano a prestare attenzioni verso il Partito e quello che fa sul territorio. 

Questa mattina, su  Latina OGGI, si parla del Convegno organizzato dall’operoso gruppo dell’Alta Terra di Lavoro il quale vedrà il raccolto di quanto seminato nell’organizzare l’evento del 30 aprile a Scauri in provincia di Latina con inizio alle ore 19.30. 

Evento che incuriosisce evidentemente, poiché sono previste tv locali e carta stampata come Latina Oggi e Telegolfo , che già ne ha dato notizia nei sui TG, e che trasmetterà l’evento per intero nei prossimi mesi oltre che stralci nei notiziari. 

Ma altre testate giornalistiche sia televisive che di cartacee  sono attese per prestare attenzione a ciò che i relatori Prof. Domenico OFFI e il nostro Presidente Onorario Antonio CIANO hanno da dire sulla questione meridionale, sulle ragioni storiche e fatti di cronaca anche inediti, che hanno portato a quella metastasi violenta che ha lasciato sul campo miseria industriale, economica, infrastrutturale e culturale con una politica antimeridionale che tutt’ora persevera e infierisce strizzando quello straccio asciutto da 152 anni, sapendo che comunque qualche goccia può ancora venire fuori se spremuto bene. 

I nostri militanti sul posto si riservano di fare una rassegna completa della serata e di cosa diranno o scriveranno i media sull’evento e sul Partito del SUD.


sabato 20 aprile 2013

Martedì 30 Aprile, a Scauri ,Convegno Storico: SUD RIBELLE ALLA MONARCHIA SAVOIARDA.



Martedì 30 aprile, alle 19,30 a Scauri ,convegno storico, con il Dr. Domenico Offi e il cap. Antonio Ciano: SUD RIBELLE ALLA MONARCHIA SAVOIARDA.


.
Leggi tutto »


Martedì 30 aprile, alle 19,30 a Scauri ,convegno storico, con il Dr. Domenico Offi e il cap. Antonio Ciano: SUD RIBELLE ALLA MONARCHIA SAVOIARDA.


.

venerdì 15 marzo 2013

Il Piemonte savoiardo massacrò i gesuiti e gli ordini monastici - Antonio Ciano


Dedichiamo questo capitolo a Papa Francesco, gesuita e a chi sostiene il Risorgimento piemontese

LIBERA CHIESA IN LIBERO STATO
                  di Antonio Ciano
                        Le persecuzioni

Ancora oggi nelle scuole italiane viene insegnato agli alunni che il Piemonte liberale diede alla penisola la libertà e soprattutto la liberò dalla tirannia del Papa e dei Borbone. Niente di più falso. Quella “liberazione” fu invasione militare, una maledetta annessione e colonizzazione. Mai l’Italia conobbe barbarie più crudele, mai l’Italia conobbe  tirannìa  aguzzina come quella del periodo post-risorgimentale. Mai la Chiesa di Roma conobbe umiliazioni e martirii come nell’età cavourriana e savoiarda. L’Armonia, giornale cattolico, nel 1860, illustrò e condusse un’interessantissima inchiesta sulla repressione in atto in Piemonte contro il Clero, contro la Chiesa Cattolica, contro i preti ed i monaci. La Civiltà Cattolica ne riporta un sunto che noi, grati, prendiamo in visione per far conoscere quale e quanta poca libertà vigeva in quel regno.
Il 2 marzo del 1848 dal Regno di Sardegna furono espulsi  i Gesuiti, ritenuti dai governanti  il nemico feroce da abbattere per poter poi infrangere le varie forme di nazionalità allora esistenti in Italia. L’avvocato carbonaro Cesare Leopoldo Bixio, genovese,l’8 giugno del ’48, perorando la causa di un suo progetto di legge alla Camera dei deputati torinese paragonò i Gesuiti alle vespe: “... i villici quando uccidono le vespe ardono e distruggono il vespaio perchè non tornino” disse testualmente. Chi era il nemico che insidiava il Regno di Sardegna nel suo progetto di invadere e colonizzare il resto d’Italia?. Chi erano le vespe? Dove nidificavano gli alveari? La Pellicciari a pag.16 del suo libro Risorgimento da riscrivere1, avvalorando e rafforzando le nostre tesi espresse ne I Savoia e il massacro del Sud dà la risposta ai quesiti: le vespe, secondo il deputato Bixio,  erano da identificare con  i Gesuiti e gli alveari da bruciare con  le chiese e le case dell’Ordine in varie città. La maggioranza dei parlamentari subalpini, quasi tutti massoni, carbonari e liberali, erano sulla linea di pensiero di Bixio..
 Gioberti, per la spietatezza con la quale si annullavano i diritti religiosi e le libertà fondamentali degli individui,  se ne vergognò e chiese ai parlamentari piemontesi se era quella la generosità verso i sacri diritti della sventura. Il 10 giugno i liberal-massoni, alla Camera torinese, si scagliarono indecorosamente contro il vescovo di Nizza,  reo, secondo i suoi denigratori, di aver negato una sepoltura cristiana ad un tale morto impenitente. Ma era solo un pretesto. L’orgia massonica s’era abbattuta sul parlamento torinese,  i truculenti deputati  della setta devastatrice si attenevano agli ordini dei Gran Maestri venerabili che eseguivano i dettami segreti della Gran Loggia di Londra. Bixio, Cornero, Valerio, Chenal, Sulis, Bottone, Bastian, Ferraris, Ravina si arrovellavano utilmente alla causa liberal-massonica. Nel Parlamento torinese, ormai votato alla causa massonica, aleggiava la direttiva funesta di un’Italia da amministrare centralisticamente dai Savoia. Lo Stato più retrivo d’Italia avrebbe dovuto dare luce allo stivale! Al suo servizio la massoneria londinese mise uomini, denaro e mezzi, soprattutto denaro ed oro. Il 18 luglio alla Camera torinese si discusse e si votò la soppressione  dell’ordine degli Oblati; il 25 agosto si  decretò l’espulsione definitiva dei Gesuiti e delle Dame del Sacro Cuore dallo Stato. Il 15 settembre il ministro Pinelli scrisse  una lettera arrogante ed insolente all’Arcivescovo di Vercelli. Il 4 di ottobre fu pubblicata la legge sull’istruzione pubblica condannata dai vescovi e dal l Papa.3
Il 20 novembre,a Genova, ci furono dimostrazioni di piazza contro il clero, manovrate dal Governo che “consigliò” agli ecclesiastici di lasciare la città.
L’8 dicembre il Presidente del Consiglio Universitario, con una circolare proibì ai candidati di sottomettere ai vescovi la revisione delle tesi teologiche. Il 25 dicembre Rattazzi impose ai Vescovi un visto del Governo qualora il clero avesse voluto entrare in questioni politiche.
Il 1848 fu l’anno della guerra del Piemonte contro l’Austria,  ma firmata la pace fu iniziata quella contro la Chiesa: a luglio 22 parroci di Genova protestarono per i ripetuti  attacchi  della stampa locale contro il clero; il 22 agosto alla Camera dei deputati vi fu una seduta tempestosa contro il Vescovo di Asti e contro l’Arcivescovo di Torino; il 26 settembre il Governo sabaudo notificò alla  Santa Sede che non avrebbe più riconosciuto l’exequatur alle dispense matrimoniali sopra il primo grado di affinità.( cosa che ci sembra giusta, poteva trattarsi di unioni incestuose). Il 17 novembre 10.154 capifamiglia presentarono al Governo una petizione per far ritornare in sede l’Arcivescovo di Torino, ma tale preghiera  fu respinta.
Il 2 gennaio 1850, fu apposta apposta la mano regia sulla mensa Arcivescovile di Cagliari. A febbraio il Ministro Siccardi fece citare in giudizio il vescovo di Saluzzo “ per rendere conto ai Ministri d’un suo indulto per la Quaresima”. Il 25 febbraio lo stesso Siccardi presentò al parlamento torinese la legge che porta il suo nome e che sarà approvata il 9 di aprile dello stesso anno. A maggio i savoiardi imprigionarono l’arcivescovo di Torino  nella cittadella. Stessa sorte toccò alll’arcivescovo di Sassari. A luglio arrestarono di nuovo l’arcivescovo di Torino e perquisirono gli Oblati della Consolata. Il 26 di agosto il ministro conte Benso di Cavour approvò le misure  contro il capo della chiesa torinese. A settembre monsignor Fransoni fu condannato, spogliato dei panni talari ed espulso. La  via dell’esilio toccò al vescovo di Sassari ; la stessa sorte toccò  ai Padri Serviti di Torino scacciati con misure extralegali. Nello stesso mese i mastini della polizia savoiarda arrestarono il predicatore quaresimale di Mondovì: carcere duro per due mesi, dopo liberato innocente. La stessa sorte toccò ad un altro predicatore di Cuneo tenuto in carcere per 45 giorni. Fu pure espulso il celebre canonico Audisio dall’Accademia di Soperga. A novembre il Ministero avrebbe voluto procedere in via d’appello per abuso contro il vescovo di Acqui ma la Magistratura di Casale si oppose a tale pratica.
Il 15 gennaio del 1851 il deputato Brofferio, schifato dalla politica piemontese contro la Chiesa cattolica, ironicamente alla Camera pronunciò tali parole:”Non avendo potuto sopprimere gli Austriaci, almeno sopprimiamo la Compagnia di San Paolo”.(4 La storia del Piemonte è riassunta nella frase del Brofferio “Il Piemonte non ha mai vinto una guerra”, mai, eccetto quella contro i preti e monaci che provvedeva anche a fucilare. Il 17 marzo il deputato Peyron propose alla Camera una legge contro i voti religiosi; il 18 la polizia  sequestrò una mitra ed un calice che i cattolici di Genova avevano offerto al loro concittadino vescovo di Torino. Il 13 maggio il ministro della Pubblica Istruzione ebbe la pretesa di imporre ai vescovi come dovevasi insegnare la Teologia. Il 28 di giugno fu perquisito il convento dei Francescani di Alghero e si tassarono i beni della Chiesa con una imposta chiamata della mano morta. Il 6 di agosto fu concesso ai Valdesi di costruire una loro chiesa a Torino. Il 22 di agosto la Chiesa protestò ufficialmente contro quel governo che permetteva gli insegnamenti e gli insediamenti protestanti mentre la Chiesa Cattolica era sistematicamente perseguitata. Il 17 gennaio del 1852 la venerabile Compagnia di San Paolo fu spogliata dell’amministrazione e del possesso di tutti i suoi beni dopo che una Giunta Governativa l’ebbe  trovata meritevole di tutta la pubblica riconoscenza.Il 12 giugno il ministro Boncompagni presentò un disegno di legge sul matrimonio civile che di fatto sostituiva quello religioso. Ai religiosi che con petizioni ne chiedevano la revoca, il ministro degli Interni diede una singolare risposta: emanò una circolare che li metteva tutti  sotto la particolare sorveglianza dei prefetti, dei sindaci e di altri agenti governativi. Lo stesso ministro stabilì pure che  solamente all’autorità civile competeva l’accordare licenza di lavorare nei giorni festivi. I governanti piemontesi stavano attuando la rivoluzione liberale tanto cara a Pannella e alla Maciocchi. Il massimo della libertà massonica fu applicata nei confronti del conte Costa della Torre, consigliere della Corte di Cassazione che, per avere  scritto un libro contro il matrimonio civile, fu processato e condannato a due mesi di carcere e 2000 lire di multa.
Il conte Costa della Torre, inutile ricordarlo, dopo la condanna fu rimosso dall’ufficio. Il 19 settembre il Papa Pio IX scrisse una lettera a Vittorio Emanuele II, gli chiedeva quali erano i delitti del Clero, quali i nomi dei rei. La risposta del sovrano savoiardo non pervenne mai  al Vescovo di Roma.  Risposero i deputati torinesi: essi , in una seduta della Camera, chiamarono barbari, ambiziosi ed ipocriti i vescovi subalpini, proprio loro che erano usciti dalla barbarie grazie alla Chiesa di Roma. Oggi siamo noi a chiamare ipocriti e barbari quei deputati e possiamo chiamarli a voce alta anche assassini e ladri. Noi del Sud ce lo possiamo permettere, nessuno ce lo può impedire, nemmeno i tribunali di questa repubblica. La lista delle carcerazioni e delle ingiustizie subite dalla Chiesa di Roma e dai suoi umili servitori è ancora lunga. Nel gennaio del 1853 tre parroci di Ronco, di Villaregio e di San Giusto furono imprigionati rei di intrighi e ribellioni;(5) il 10 gennaio in Savoia fu sciolta e spogliata dei suoi beni la Compagnia delle Suore della Compassione. A maggio fu limitato il numero dei chierici e  dei novizi da dispensarsi dalla leva. Il 29 giugno Pio IX protestò contro il Governo piemontese del massone Camillo Benso di Cavour che da tre anni non rispettava più le clausole del concordato stipulato  da Benedetto XIV e Re Carlo Emanuele III il 5 gennaio del 1741. Per tutta risposta il Cavour  secolarizza l’Economato Apostolico e nell’ottobre dello stesso anno fa emanare dal Ministero degli Interni una circolare contro i pastori delle anime ed una contro gli Ordini Regolari; il 27 di ottobre la Questura di Torino emette un’altra circolare contro i parroci.
E’ probabile che i nostri lettori mai a scuola abbiano  sentito parlare delle persecuzioni e dei maltrattamenti riservati  ai religiosi cattolici  nel regno savoiardo, dei saccheggi e degli spogli dei beni subiti dai conventi che l’Armonia ci ha illustrato e che La Civiltà Cattolica ci ha dato l’opportunità di conoscere.
Nel settembre del 1854 la polizia di Camillo Benso, reputato da molti Padre della Patria,  non quella Duosiciliana però, si accanì contro un parroco della Contea di Nizza: cercava nella sua casa l’isola del tesoro.(5)  Ad ottobre si cacciarono da Alessandria i padri Serviti;  a novembre fu violato il cimitero cattolico di Novara; il 28 dello stesso mese Cavour fece presentare al Parlamento  una legge contro i conventi. L’episcopato torinese dichiarò quella legge ingiusta, illegale ed antisociale, ma Cavour e la sua dottrina liberal-massonica se ne infischiavano della legalità e della socialità.
Nel gennaio del 1855 L’Indépendant d’Aosta propose pubblicamente il seguente tema  da svolgere: Io non credo, né Dio, né il diavolo(6) . qui si voleva insegnare l’ateismo agli scolari. Pio IX fu costretto per l’ennesima volta a richiamare alla ragione  i miserrimi governanti torinesi. Il  Conte di Cavour, il 6 febbraio del 1855 alla Camera dei deputati ne trasse argomento per deridere il Papa e contemporaneamente allertò il Ministero degli Interni per far sorvegliare i parroci affinchè in chiesa non facessero allusione all’allocuzione pontificia. Ma non era finita. Il 22 febbraio dello stesso anno, il Cavour dichiarò pubblicamente alla Camera che  tutti gli ordini religiosi sarebbero stati soppressi a cominciare dai più ricchi. Il 9 di marzo sedici parroci della Val D’Aosta, accusati di tumulti, furono dichiarati innocenti dal tribunale; si accertò che quei religiosi erano intervenuti unicamente per sedare una sommossa contro il Governo.  Il 26 di aprile l’episcopato offrì al governo piemontese la somma di £ 928.412 per rimpolpare le casse che Cavour aveva svuotando con la sua folle amministrazione finanziaria. Il Primo Ministro piemontese rifiutò l’offerta ma subito dopo  soppresse tutti i conventi.
Il 29 maggio soppresse pure l’Accademia Ecclesiastica di Superga. Il 6 di giugno l’Arcivescovo di Torino protestò ufficialmente contro la legge di soppressione dei conventi; per tutta risposta il 29 dello stesso mese con una circolare ministeriale si sottomisero le scuole delle monache alla vigilanza governativa; il 12 luglio la polizia invase il convento di Santa Chiara a Cuneo; il 20 sfondarono le porte del convento dei Cappuccini ed il 15 di ottobre le monache della Marchesa di Barolo furono costrette a non insegnare più. Il primo di novembre Cavour fece di più, trasformò in bettola il convento della Consolata e il 13 fece presentare alla Camera un disegno di legge che proclamava la libertà di usura.
Il 1856 comincia con un indirizzo dei protestanti al Re: si  congratulano  per le opere da lui compiute. Era stato costruito il fossato di Cavour!!! I protestanti piemontesi non sapevano che a Napoli  i Borbone avevano bonificato tutte le paludi del Regno, costruivano vapori in ferro e la gente camminava sui treni mentre loro, i piemontesi andavano ancora per mulattiere costruite dai romani. Il 2 di gennaio la Maga di Genova regalò al Papa la bocca di un cannone.  Il 3 gennaio furono congedati dal Municipio di Torino  gli scolari delle scuole cattoliche perché proclivi a sostenere le autorità ecclesiastiche; il 26 di marzo nella Camera dei deputati venne ingiuriato il Vicario Capitolare di Fossano; il 27 dello stesso mese i plenipotenziari sardi presentarono al Congresso di Parigi una nota contro il Governo Pontificio; a maggio i vescovi protestarono di nuovo contro una nuova legge sulla pubblica istruzione; il primo di giugno si processò il parroco di Verres per non aver voluto accettare come padrino in un battesimo uno scomunicato; il 9 di giugno dal Ministero degli Interni uscì una circolare che imponeva agli agenti di polizia di sorvegliare il clero; il primo di luglio dello stesso anno un’altra circolare segreta ribadiva che si sorvegliassero le azioni dei parroci; il 15 luglio il ministro protestante Bert attestò che molti cimiteri cattolici erano stati violati con sepolture protestanti per ordine delle autorità civili. Il 26 di luglio fu processato il parroco di Bosconero: innocente. Il primo di settembre furono messi sotto torchio gli agenti della Cassa Ecclesiasatica nel Convento dei Padri Agostiniani di Genova; il 23 dello stesso mese l’Intendente di Oneglia destituì una maestra perché era andata in processione! Il 25 ottobre del 1856 la polizia invase il convento della Novalesa  i cui monaci furono tutti cacciati e messi sulla strada.
Il 10 gennaio del 1857 il deputato Antonio Gallenga si dimise  reo confesso d’aver attentato alla vita di Carlo Alberto per ordine di Mazzini ed il Conte di Cavour comincia a ricevere attestati e medaglie dai liberali. Il 18 gennaio l’accusatore dei parroci valdostani ritrattò la calunnia; il 26 dello stesso mese alla camera dei deputati torinese si chiese che fosse eliminato ogni insegnamento cattolico dall’istruzione pubblica. A febbraio si pubblicò una statistica dalla quale risultò che a causa delle circolari e delle leggi cavourriane contro i conventi erano finiti sulla strada ben 7.850 monaci e religiosi. Erano stati altresì cacciati dai loro monasteri  i Padri Serviti di Genova, i Domenicani di Alessandria, gli Agostiniani di Carmagnola, i Cistercensi di Cortemiglia, gli Olivetani di Quarto, i Carmelitani di Torino. Il 29 di aprile il conte di Cavour, osannato dai  liberalucci come grande tessitore, dichiarò alla Camera  che non era possibile alcun concordato con la Chiesa di Roma; il 22 di maggio al Senato si ingiuriò il clero savoino. Cavour, che era  solito recarsi a Parigi nelle case di piacere lasciando alle maitresse bei soldini, per tutta risposta al clero savoino, diede licenza che dette case si potessero aprire anche nella terra che diede i natali ai Savoia. Il 30 luglio il vescovo d’Ivrea deplorò pubblicamente i furti sacrileghi, per tutta risposta il 13 di agosto il ministro Rattazzi emise una circolare contro l’alto prelato. Il 15 novembre si tennero le elezioni generali , i conservatori cattolici vinsero ma la maggior parte dei loro deputati furono rigettati dalla Camera. Quella era la libertà di Cavour e del regime liberal-massonico torinese.
Negli anni 1858  e  1859 il Governo piemontese continuò a perseguitare la Chiesa.


Il 28 di aprile del 1859 il conte di Cavour con un decreto sospese la stampa del giornale cattolico l’Armonia. Viva la libertè!!!


1

3 La Civiltà Cattolica,Serie IV, Vol. V, Anno 1860, pag. 120.

4 La Civiltà Cattolica,Serie IV.Vol.V, Anno 1860, pag.121

(5) La Civiltà Cattolica, SerieIV, Vol. V, Anno 1860, pag 122

(5) La Civiltà Cattolica, Serie IV, Vol.V, Anno 1860, pag 255.

(6) Ibidem, pag  254
Capitolo tratto dal libro " Le stragi e gli eccidi dei Savoia" di Antonio Ciano


.
Leggi tutto »

Dedichiamo questo capitolo a Papa Francesco, gesuita e a chi sostiene il Risorgimento piemontese

LIBERA CHIESA IN LIBERO STATO
                  di Antonio Ciano
                        Le persecuzioni

Ancora oggi nelle scuole italiane viene insegnato agli alunni che il Piemonte liberale diede alla penisola la libertà e soprattutto la liberò dalla tirannia del Papa e dei Borbone. Niente di più falso. Quella “liberazione” fu invasione militare, una maledetta annessione e colonizzazione. Mai l’Italia conobbe barbarie più crudele, mai l’Italia conobbe  tirannìa  aguzzina come quella del periodo post-risorgimentale. Mai la Chiesa di Roma conobbe umiliazioni e martirii come nell’età cavourriana e savoiarda. L’Armonia, giornale cattolico, nel 1860, illustrò e condusse un’interessantissima inchiesta sulla repressione in atto in Piemonte contro il Clero, contro la Chiesa Cattolica, contro i preti ed i monaci. La Civiltà Cattolica ne riporta un sunto che noi, grati, prendiamo in visione per far conoscere quale e quanta poca libertà vigeva in quel regno.
Il 2 marzo del 1848 dal Regno di Sardegna furono espulsi  i Gesuiti, ritenuti dai governanti  il nemico feroce da abbattere per poter poi infrangere le varie forme di nazionalità allora esistenti in Italia. L’avvocato carbonaro Cesare Leopoldo Bixio, genovese,l’8 giugno del ’48, perorando la causa di un suo progetto di legge alla Camera dei deputati torinese paragonò i Gesuiti alle vespe: “... i villici quando uccidono le vespe ardono e distruggono il vespaio perchè non tornino” disse testualmente. Chi era il nemico che insidiava il Regno di Sardegna nel suo progetto di invadere e colonizzare il resto d’Italia?. Chi erano le vespe? Dove nidificavano gli alveari? La Pellicciari a pag.16 del suo libro Risorgimento da riscrivere1, avvalorando e rafforzando le nostre tesi espresse ne I Savoia e il massacro del Sud dà la risposta ai quesiti: le vespe, secondo il deputato Bixio,  erano da identificare con  i Gesuiti e gli alveari da bruciare con  le chiese e le case dell’Ordine in varie città. La maggioranza dei parlamentari subalpini, quasi tutti massoni, carbonari e liberali, erano sulla linea di pensiero di Bixio..
 Gioberti, per la spietatezza con la quale si annullavano i diritti religiosi e le libertà fondamentali degli individui,  se ne vergognò e chiese ai parlamentari piemontesi se era quella la generosità verso i sacri diritti della sventura. Il 10 giugno i liberal-massoni, alla Camera torinese, si scagliarono indecorosamente contro il vescovo di Nizza,  reo, secondo i suoi denigratori, di aver negato una sepoltura cristiana ad un tale morto impenitente. Ma era solo un pretesto. L’orgia massonica s’era abbattuta sul parlamento torinese,  i truculenti deputati  della setta devastatrice si attenevano agli ordini dei Gran Maestri venerabili che eseguivano i dettami segreti della Gran Loggia di Londra. Bixio, Cornero, Valerio, Chenal, Sulis, Bottone, Bastian, Ferraris, Ravina si arrovellavano utilmente alla causa liberal-massonica. Nel Parlamento torinese, ormai votato alla causa massonica, aleggiava la direttiva funesta di un’Italia da amministrare centralisticamente dai Savoia. Lo Stato più retrivo d’Italia avrebbe dovuto dare luce allo stivale! Al suo servizio la massoneria londinese mise uomini, denaro e mezzi, soprattutto denaro ed oro. Il 18 luglio alla Camera torinese si discusse e si votò la soppressione  dell’ordine degli Oblati; il 25 agosto si  decretò l’espulsione definitiva dei Gesuiti e delle Dame del Sacro Cuore dallo Stato. Il 15 settembre il ministro Pinelli scrisse  una lettera arrogante ed insolente all’Arcivescovo di Vercelli. Il 4 di ottobre fu pubblicata la legge sull’istruzione pubblica condannata dai vescovi e dal l Papa.3
Il 20 novembre,a Genova, ci furono dimostrazioni di piazza contro il clero, manovrate dal Governo che “consigliò” agli ecclesiastici di lasciare la città.
L’8 dicembre il Presidente del Consiglio Universitario, con una circolare proibì ai candidati di sottomettere ai vescovi la revisione delle tesi teologiche. Il 25 dicembre Rattazzi impose ai Vescovi un visto del Governo qualora il clero avesse voluto entrare in questioni politiche.
Il 1848 fu l’anno della guerra del Piemonte contro l’Austria,  ma firmata la pace fu iniziata quella contro la Chiesa: a luglio 22 parroci di Genova protestarono per i ripetuti  attacchi  della stampa locale contro il clero; il 22 agosto alla Camera dei deputati vi fu una seduta tempestosa contro il Vescovo di Asti e contro l’Arcivescovo di Torino; il 26 settembre il Governo sabaudo notificò alla  Santa Sede che non avrebbe più riconosciuto l’exequatur alle dispense matrimoniali sopra il primo grado di affinità.( cosa che ci sembra giusta, poteva trattarsi di unioni incestuose). Il 17 novembre 10.154 capifamiglia presentarono al Governo una petizione per far ritornare in sede l’Arcivescovo di Torino, ma tale preghiera  fu respinta.
Il 2 gennaio 1850, fu apposta apposta la mano regia sulla mensa Arcivescovile di Cagliari. A febbraio il Ministro Siccardi fece citare in giudizio il vescovo di Saluzzo “ per rendere conto ai Ministri d’un suo indulto per la Quaresima”. Il 25 febbraio lo stesso Siccardi presentò al parlamento torinese la legge che porta il suo nome e che sarà approvata il 9 di aprile dello stesso anno. A maggio i savoiardi imprigionarono l’arcivescovo di Torino  nella cittadella. Stessa sorte toccò alll’arcivescovo di Sassari. A luglio arrestarono di nuovo l’arcivescovo di Torino e perquisirono gli Oblati della Consolata. Il 26 di agosto il ministro conte Benso di Cavour approvò le misure  contro il capo della chiesa torinese. A settembre monsignor Fransoni fu condannato, spogliato dei panni talari ed espulso. La  via dell’esilio toccò al vescovo di Sassari ; la stessa sorte toccò  ai Padri Serviti di Torino scacciati con misure extralegali. Nello stesso mese i mastini della polizia savoiarda arrestarono il predicatore quaresimale di Mondovì: carcere duro per due mesi, dopo liberato innocente. La stessa sorte toccò ad un altro predicatore di Cuneo tenuto in carcere per 45 giorni. Fu pure espulso il celebre canonico Audisio dall’Accademia di Soperga. A novembre il Ministero avrebbe voluto procedere in via d’appello per abuso contro il vescovo di Acqui ma la Magistratura di Casale si oppose a tale pratica.
Il 15 gennaio del 1851 il deputato Brofferio, schifato dalla politica piemontese contro la Chiesa cattolica, ironicamente alla Camera pronunciò tali parole:”Non avendo potuto sopprimere gli Austriaci, almeno sopprimiamo la Compagnia di San Paolo”.(4 La storia del Piemonte è riassunta nella frase del Brofferio “Il Piemonte non ha mai vinto una guerra”, mai, eccetto quella contro i preti e monaci che provvedeva anche a fucilare. Il 17 marzo il deputato Peyron propose alla Camera una legge contro i voti religiosi; il 18 la polizia  sequestrò una mitra ed un calice che i cattolici di Genova avevano offerto al loro concittadino vescovo di Torino. Il 13 maggio il ministro della Pubblica Istruzione ebbe la pretesa di imporre ai vescovi come dovevasi insegnare la Teologia. Il 28 di giugno fu perquisito il convento dei Francescani di Alghero e si tassarono i beni della Chiesa con una imposta chiamata della mano morta. Il 6 di agosto fu concesso ai Valdesi di costruire una loro chiesa a Torino. Il 22 di agosto la Chiesa protestò ufficialmente contro quel governo che permetteva gli insegnamenti e gli insediamenti protestanti mentre la Chiesa Cattolica era sistematicamente perseguitata. Il 17 gennaio del 1852 la venerabile Compagnia di San Paolo fu spogliata dell’amministrazione e del possesso di tutti i suoi beni dopo che una Giunta Governativa l’ebbe  trovata meritevole di tutta la pubblica riconoscenza.Il 12 giugno il ministro Boncompagni presentò un disegno di legge sul matrimonio civile che di fatto sostituiva quello religioso. Ai religiosi che con petizioni ne chiedevano la revoca, il ministro degli Interni diede una singolare risposta: emanò una circolare che li metteva tutti  sotto la particolare sorveglianza dei prefetti, dei sindaci e di altri agenti governativi. Lo stesso ministro stabilì pure che  solamente all’autorità civile competeva l’accordare licenza di lavorare nei giorni festivi. I governanti piemontesi stavano attuando la rivoluzione liberale tanto cara a Pannella e alla Maciocchi. Il massimo della libertà massonica fu applicata nei confronti del conte Costa della Torre, consigliere della Corte di Cassazione che, per avere  scritto un libro contro il matrimonio civile, fu processato e condannato a due mesi di carcere e 2000 lire di multa.
Il conte Costa della Torre, inutile ricordarlo, dopo la condanna fu rimosso dall’ufficio. Il 19 settembre il Papa Pio IX scrisse una lettera a Vittorio Emanuele II, gli chiedeva quali erano i delitti del Clero, quali i nomi dei rei. La risposta del sovrano savoiardo non pervenne mai  al Vescovo di Roma.  Risposero i deputati torinesi: essi , in una seduta della Camera, chiamarono barbari, ambiziosi ed ipocriti i vescovi subalpini, proprio loro che erano usciti dalla barbarie grazie alla Chiesa di Roma. Oggi siamo noi a chiamare ipocriti e barbari quei deputati e possiamo chiamarli a voce alta anche assassini e ladri. Noi del Sud ce lo possiamo permettere, nessuno ce lo può impedire, nemmeno i tribunali di questa repubblica. La lista delle carcerazioni e delle ingiustizie subite dalla Chiesa di Roma e dai suoi umili servitori è ancora lunga. Nel gennaio del 1853 tre parroci di Ronco, di Villaregio e di San Giusto furono imprigionati rei di intrighi e ribellioni;(5) il 10 gennaio in Savoia fu sciolta e spogliata dei suoi beni la Compagnia delle Suore della Compassione. A maggio fu limitato il numero dei chierici e  dei novizi da dispensarsi dalla leva. Il 29 giugno Pio IX protestò contro il Governo piemontese del massone Camillo Benso di Cavour che da tre anni non rispettava più le clausole del concordato stipulato  da Benedetto XIV e Re Carlo Emanuele III il 5 gennaio del 1741. Per tutta risposta il Cavour  secolarizza l’Economato Apostolico e nell’ottobre dello stesso anno fa emanare dal Ministero degli Interni una circolare contro i pastori delle anime ed una contro gli Ordini Regolari; il 27 di ottobre la Questura di Torino emette un’altra circolare contro i parroci.
E’ probabile che i nostri lettori mai a scuola abbiano  sentito parlare delle persecuzioni e dei maltrattamenti riservati  ai religiosi cattolici  nel regno savoiardo, dei saccheggi e degli spogli dei beni subiti dai conventi che l’Armonia ci ha illustrato e che La Civiltà Cattolica ci ha dato l’opportunità di conoscere.
Nel settembre del 1854 la polizia di Camillo Benso, reputato da molti Padre della Patria,  non quella Duosiciliana però, si accanì contro un parroco della Contea di Nizza: cercava nella sua casa l’isola del tesoro.(5)  Ad ottobre si cacciarono da Alessandria i padri Serviti;  a novembre fu violato il cimitero cattolico di Novara; il 28 dello stesso mese Cavour fece presentare al Parlamento  una legge contro i conventi. L’episcopato torinese dichiarò quella legge ingiusta, illegale ed antisociale, ma Cavour e la sua dottrina liberal-massonica se ne infischiavano della legalità e della socialità.
Nel gennaio del 1855 L’Indépendant d’Aosta propose pubblicamente il seguente tema  da svolgere: Io non credo, né Dio, né il diavolo(6) . qui si voleva insegnare l’ateismo agli scolari. Pio IX fu costretto per l’ennesima volta a richiamare alla ragione  i miserrimi governanti torinesi. Il  Conte di Cavour, il 6 febbraio del 1855 alla Camera dei deputati ne trasse argomento per deridere il Papa e contemporaneamente allertò il Ministero degli Interni per far sorvegliare i parroci affinchè in chiesa non facessero allusione all’allocuzione pontificia. Ma non era finita. Il 22 febbraio dello stesso anno, il Cavour dichiarò pubblicamente alla Camera che  tutti gli ordini religiosi sarebbero stati soppressi a cominciare dai più ricchi. Il 9 di marzo sedici parroci della Val D’Aosta, accusati di tumulti, furono dichiarati innocenti dal tribunale; si accertò che quei religiosi erano intervenuti unicamente per sedare una sommossa contro il Governo.  Il 26 di aprile l’episcopato offrì al governo piemontese la somma di £ 928.412 per rimpolpare le casse che Cavour aveva svuotando con la sua folle amministrazione finanziaria. Il Primo Ministro piemontese rifiutò l’offerta ma subito dopo  soppresse tutti i conventi.
Il 29 maggio soppresse pure l’Accademia Ecclesiastica di Superga. Il 6 di giugno l’Arcivescovo di Torino protestò ufficialmente contro la legge di soppressione dei conventi; per tutta risposta il 29 dello stesso mese con una circolare ministeriale si sottomisero le scuole delle monache alla vigilanza governativa; il 12 luglio la polizia invase il convento di Santa Chiara a Cuneo; il 20 sfondarono le porte del convento dei Cappuccini ed il 15 di ottobre le monache della Marchesa di Barolo furono costrette a non insegnare più. Il primo di novembre Cavour fece di più, trasformò in bettola il convento della Consolata e il 13 fece presentare alla Camera un disegno di legge che proclamava la libertà di usura.
Il 1856 comincia con un indirizzo dei protestanti al Re: si  congratulano  per le opere da lui compiute. Era stato costruito il fossato di Cavour!!! I protestanti piemontesi non sapevano che a Napoli  i Borbone avevano bonificato tutte le paludi del Regno, costruivano vapori in ferro e la gente camminava sui treni mentre loro, i piemontesi andavano ancora per mulattiere costruite dai romani. Il 2 di gennaio la Maga di Genova regalò al Papa la bocca di un cannone.  Il 3 gennaio furono congedati dal Municipio di Torino  gli scolari delle scuole cattoliche perché proclivi a sostenere le autorità ecclesiastiche; il 26 di marzo nella Camera dei deputati venne ingiuriato il Vicario Capitolare di Fossano; il 27 dello stesso mese i plenipotenziari sardi presentarono al Congresso di Parigi una nota contro il Governo Pontificio; a maggio i vescovi protestarono di nuovo contro una nuova legge sulla pubblica istruzione; il primo di giugno si processò il parroco di Verres per non aver voluto accettare come padrino in un battesimo uno scomunicato; il 9 di giugno dal Ministero degli Interni uscì una circolare che imponeva agli agenti di polizia di sorvegliare il clero; il primo di luglio dello stesso anno un’altra circolare segreta ribadiva che si sorvegliassero le azioni dei parroci; il 15 luglio il ministro protestante Bert attestò che molti cimiteri cattolici erano stati violati con sepolture protestanti per ordine delle autorità civili. Il 26 di luglio fu processato il parroco di Bosconero: innocente. Il primo di settembre furono messi sotto torchio gli agenti della Cassa Ecclesiasatica nel Convento dei Padri Agostiniani di Genova; il 23 dello stesso mese l’Intendente di Oneglia destituì una maestra perché era andata in processione! Il 25 ottobre del 1856 la polizia invase il convento della Novalesa  i cui monaci furono tutti cacciati e messi sulla strada.
Il 10 gennaio del 1857 il deputato Antonio Gallenga si dimise  reo confesso d’aver attentato alla vita di Carlo Alberto per ordine di Mazzini ed il Conte di Cavour comincia a ricevere attestati e medaglie dai liberali. Il 18 gennaio l’accusatore dei parroci valdostani ritrattò la calunnia; il 26 dello stesso mese alla camera dei deputati torinese si chiese che fosse eliminato ogni insegnamento cattolico dall’istruzione pubblica. A febbraio si pubblicò una statistica dalla quale risultò che a causa delle circolari e delle leggi cavourriane contro i conventi erano finiti sulla strada ben 7.850 monaci e religiosi. Erano stati altresì cacciati dai loro monasteri  i Padri Serviti di Genova, i Domenicani di Alessandria, gli Agostiniani di Carmagnola, i Cistercensi di Cortemiglia, gli Olivetani di Quarto, i Carmelitani di Torino. Il 29 di aprile il conte di Cavour, osannato dai  liberalucci come grande tessitore, dichiarò alla Camera  che non era possibile alcun concordato con la Chiesa di Roma; il 22 di maggio al Senato si ingiuriò il clero savoino. Cavour, che era  solito recarsi a Parigi nelle case di piacere lasciando alle maitresse bei soldini, per tutta risposta al clero savoino, diede licenza che dette case si potessero aprire anche nella terra che diede i natali ai Savoia. Il 30 luglio il vescovo d’Ivrea deplorò pubblicamente i furti sacrileghi, per tutta risposta il 13 di agosto il ministro Rattazzi emise una circolare contro l’alto prelato. Il 15 novembre si tennero le elezioni generali , i conservatori cattolici vinsero ma la maggior parte dei loro deputati furono rigettati dalla Camera. Quella era la libertà di Cavour e del regime liberal-massonico torinese.
Negli anni 1858  e  1859 il Governo piemontese continuò a perseguitare la Chiesa.


Il 28 di aprile del 1859 il conte di Cavour con un decreto sospese la stampa del giornale cattolico l’Armonia. Viva la libertè!!!


1

3 La Civiltà Cattolica,Serie IV, Vol. V, Anno 1860, pag. 120.

4 La Civiltà Cattolica,Serie IV.Vol.V, Anno 1860, pag.121

(5) La Civiltà Cattolica, SerieIV, Vol. V, Anno 1860, pag 122

(5) La Civiltà Cattolica, Serie IV, Vol.V, Anno 1860, pag 255.

(6) Ibidem, pag  254
Capitolo tratto dal libro " Le stragi e gli eccidi dei Savoia" di Antonio Ciano


.

giovedì 14 marzo 2013

Cavour, i Savoia e le persecuzioni della chiesa - Antonio Ciano



Di Antonio Ciano

” Raccogliete le pietre che i vostri persecutori vi lanciano e con le stesse fabbricherete un’altra casa”Questo è il pensiero di Ignazio di Loyola, fondatore della "Compagnia di Gesù" . La massoneria, Cavour hanno massacrato centinaia di monaci, hanno chiuso centinaia di conventi. I cattolici furono i primi a pagare. Don Bosco predisse la fine di casa Savoia entro quattro generazioni. La profezia si è avverata. Papa Francesco è originario piemontese, la cui famiglia fu sicuramente costretta ad emigrare perchè cattolica. Papa Francesco è un gesuita e conosce appieno la storia. Dobbiamo smantellare la massoneria imperante in Italia e nel mondo, se vogliamo una società più giusta. Non è possibile che 180 famiglie debbano possedere l'80% della ricchezza mondiale.


Pio IX, con un’allocuzione mise in luce le angherie che la Chiesa subiva nel Reame, denunciò al mondo la soppressione delle libertà operata dalla feccia nordista, la soppressione dei giornali di opposizione, le città eccidiate ed incendiate, la prigionia di vescovi e preti, la fucilazione di migliaia di contadini e, per tutta risposta:”...i giornali compri(venduti al nuovo regime tirannico)accusavanlo di proteggere i briganti, e di avere duro cuore per l’Italia; quasi la fittizia Italia che arde e fucila dovesse meritare l’approvazione del vicario di Dio”( De Sivo, Storia delle Due Sicilie, Vol. II, pag 465)
Cialdini imprigionò monsignor Maresca, vicario generale di Napoli ed altri cinque sacerdoti, lo scarcerò solo dopo che un mortale morbo, dovuto alla sporcizia del luogo, ebbe colpito il prelato.
La giunta luogotenenziale di Napoli non perse tempo a sequestrare le rendite e le mense degli arcivescovadi e degli istituti di beneficenza: sul territorio continentale delle Due Sicilie ve ne erano ben 8539 con reddito di 2.579.839 ducati lasciati alla Chiesa dai nostri padri ed incamerati dal governo piemontese ( De Sivo, Storia delle Due Sicilie, Edizioni Brenner, Cosenza,pag 471).
L’immenso Albergo dei Poveri fatto costruire dai Borbone per togliere dalle strade i mendicanti e dar loro un letto ed un lavoro, per dare ai ragazzi un mestiere, diventò luogo di miseria, di rapine,  semenzaio di immoralità. Mandarono fotografi a ritrarre le più belle alunne e poi, riferisce il il De Sivo a pag 417 del citato suo libro, inviarono  l’effigie a Torino, per la scelta! Furono dichiarate brigantesse le maestre e le allieve degli educandati dei Miracoli e San Marcellino che non avevano voluto giurare ai nuovi rigeneratori e non avevano voluto cantare il Te Deum per i colonizzatori sabaudi. I rigeneratori, i nuovi colonizzatori, addossarono la colpa di ciò a monsignor Tipaldi il quale fu multato ed incarcerato. I garibaldini il primo di ottobre stamparono una lettera che fecero circolare per la città e indirizzata alla Guardia Nazionale:” i preti, complici del papa. Sono come lui, vostri nemici; lavatevi di questa sozzura. Ogni volta che sul vostro passaggio si incontra la grottesca figura del figlio del sanfedismo e dell’Inquisizione, dovete come schifosa schiacciarla. Fate sparire dalla luce del sole quei cappelloni multiformi, simbolo per l’Italia di miserie e vergogne di diciotto secoli.”(Giacinto De Sivo, Storia delle Due Sicilie, Edizioni Brenner, Cosenza, 1985, pag. 472)  Garibaldi non sapeva che a Napoli l’inquisizione non aveva mai messo piede e che i sanfedisti avevano cacciato in mare i bastardi giacobini che al pari dei piemontesi avevano spogliato il popolo di ogni ben di Dio.
Come già si era praticato in Piemonte dal 1847 in poi, si cominciò a dar luogo all’esproprio dei beni della Chiesa. Prima ancora che fosse fatta la cosiddetta unità d’Italia, con decreto del 17 febbraio del 1861, il Carignano dichiarò cessati gli enti morali e le case monastiche di ambo i sessi, le congregazioni regolari: monaci e suore furono scacciati dai loro conventi dopo di che i liberatori fanno a gara nel depredare le ricchezze dei monasteri.
Sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù diceva ai suoi discepoli:” Raccogliete le pietre che i vostri persecutori vi lanciano e con le stesse fabbricherete un’altra casa”.( Giuseppe Buttà, Viaggio da Boccadifalco a Gaeta, Bompiani, 1985, pag.243) 
Il Garibaldi, pontefice massimo della massoneria nel Regno delle Due Sicilie, da Londra ricevette un ordine preciso:desertificare le coscienze della gente del Sud e distruggere la Chiesa Cattolica, l’unica in grado, col tempo, di stanare dalle fogne gli incappucciati di casa Savoia. I primi ad essere perseguitati ed esiliati dal suo governo dittatoriale  furono il vescovo di Montuoro, di Bovino, il cardinale di Napoli, l’arcivescovo di Reggio e quello di Sorrento; non vollero sottomettersi ai voleri del nizzardo, osannato dalla massoneria come il liberatore nonché come  il portatore dei germi della libertà. La libertà che il nizzardo portava era quella di rubare e  fucilare la classe contadina ed operaia in nome di casa Savoia e smantellare i beni della Chiesa che davano lavoro a migliaia di contadini, assistenza a migliaia di vecchi, di vedove, di orfani, di bambini ed un po’ di dignità ai bisognosi.
Il cardinale di Napoli, primo vescovo del Regno, fu esiliato a Marsiglia il 21 Settembre; lo seguì dopo sei giorni di carcere alla Concordia, l’arcivescovo di Sorrento mons. Francesco Saverio Apuzzo. La Chiesa di Roma fu perseguitata senza sosta dal criminale senza orecchie, (come ce lo ha presentato nel suo libro Vincenzo Gulì, Il saccheggio del Sud), il fanatico giacobino che pensava di distruggere la Fede con l’esilio dei vescovi, con la fucilazione dei preti e dei contadini, con  l’esproprio dei beni ecclesiastici. Costui sapeva bene che nel Regno Felice non vi era praticamente disoccupazione e l’emigrazione era parola sconosciuta, che quasi tutti avevano un lavoro dignitoso e le donne procreavano sempre più bambini; società che molti chiamavano socialismo ma che i cattolici chiamavano “ Società di Cristo” ossia  una società solidale con i più deboli,una società ove i  parassiti erano tutti liberali.  I propugnatori di quella società di uguali, da sempre, sono stati i Gesuiti. L’ 11 Settembre il carognone abolì la benemerita Compagnia di Gesù; 400 padri Gesuiti furono espulsi dai conventi e buttati sulla strada. La massoneria “... perseguita la Compagnia di Gesù perché essa è il martello che stritola gli empii, essendo la più dotta difensrice dei diritti di Santa Romana Chiesa” ( Giuseppe Buttà, Viaggio da Boccadifalco a Gaeta, pag. 243) I beni dei Gesuiti furono incamerati dai savoiardi. A tal fine si costituì una apposita giunta per legalizzare il furto. Viva l’Italia!
Nel 1818 l’alleanza sanfedista e controrivoluzionaria tra il papato ed i Borbone fu suggellata con un concordato. Il clero fu messo in una posizione privilegiata nel contesto della società civile e subalterna rispetto ai poteri dello Stato. ( Franco Molfese, Storia del brigantaggio dopo l’Unità,Giangiacono Feltrinelli Editore, Milano, 1983, pag 63) Ciò fu fatto per combattere lo strapotere dei latifondisti e dare alla gente più potere, giacchè, solo la Chiesa era in grado di temperare la potenza dei capitalisti del tempo.
La Chiesa, secondo una statistica del 1848, nella sola parte continentale del Regno delle Due Sicilie era influente, economicamente potentissima.                                                                                                Gli ordini monastici erano 39 e contavano più di 12000 membri; possedevano 848 case madri, terreni e conventi, un patrimonio stimato in quasi 40 milioni di lire dell’epoca( mille lire di allora equivalevano a circa 6 milioni di lire del 1977)
Gli ordini Religiosi femminili erano 13 con 250 case e 5000 componenti mentre l’Episcopato era formato da 20 arcivescovi e settantasette vescovi, il cui patrimonio si aggirava sui 39 milioni di lire del 1848.( Franco Molfese,Ibidem, pag 63) Insomma, 79 milioni di lire, a tanto ammontavano i beni della Chiesa e Cavour lo sapeva, un vero tesoro, una montagna di denaro fresco incamerato dal Piemonte e dal Nord. Da considerare che, nel 1861 il Piemonte contribuì al Tesoro italiano con soli 27 milioni di lire. I savoiardi saccheggiarono quelle ricchezze per eliminare il loro debito pubblico di 1,150,000,000 di lire del 1860, una vera voragine debitoria, e per dare luogo alla industrializzazione della Padania, oggi  terminata. Questo  Stato oggi sta vendendo ancora beni demaniali del Sud, sempre per alleggerire il debito pubblico.


1 Vincenzo Gulì, Il saccheggio del Sud, Campania Bella, 1998, Cercola (Napoli)

Parte di un capitolo del Libro " Le stragi e gli eccidi dei Savoia" di Antonio Ciano


.
Leggi tutto »


Di Antonio Ciano

” Raccogliete le pietre che i vostri persecutori vi lanciano e con le stesse fabbricherete un’altra casa”Questo è il pensiero di Ignazio di Loyola, fondatore della "Compagnia di Gesù" . La massoneria, Cavour hanno massacrato centinaia di monaci, hanno chiuso centinaia di conventi. I cattolici furono i primi a pagare. Don Bosco predisse la fine di casa Savoia entro quattro generazioni. La profezia si è avverata. Papa Francesco è originario piemontese, la cui famiglia fu sicuramente costretta ad emigrare perchè cattolica. Papa Francesco è un gesuita e conosce appieno la storia. Dobbiamo smantellare la massoneria imperante in Italia e nel mondo, se vogliamo una società più giusta. Non è possibile che 180 famiglie debbano possedere l'80% della ricchezza mondiale.


Pio IX, con un’allocuzione mise in luce le angherie che la Chiesa subiva nel Reame, denunciò al mondo la soppressione delle libertà operata dalla feccia nordista, la soppressione dei giornali di opposizione, le città eccidiate ed incendiate, la prigionia di vescovi e preti, la fucilazione di migliaia di contadini e, per tutta risposta:”...i giornali compri(venduti al nuovo regime tirannico)accusavanlo di proteggere i briganti, e di avere duro cuore per l’Italia; quasi la fittizia Italia che arde e fucila dovesse meritare l’approvazione del vicario di Dio”( De Sivo, Storia delle Due Sicilie, Vol. II, pag 465)
Cialdini imprigionò monsignor Maresca, vicario generale di Napoli ed altri cinque sacerdoti, lo scarcerò solo dopo che un mortale morbo, dovuto alla sporcizia del luogo, ebbe colpito il prelato.
La giunta luogotenenziale di Napoli non perse tempo a sequestrare le rendite e le mense degli arcivescovadi e degli istituti di beneficenza: sul territorio continentale delle Due Sicilie ve ne erano ben 8539 con reddito di 2.579.839 ducati lasciati alla Chiesa dai nostri padri ed incamerati dal governo piemontese ( De Sivo, Storia delle Due Sicilie, Edizioni Brenner, Cosenza,pag 471).
L’immenso Albergo dei Poveri fatto costruire dai Borbone per togliere dalle strade i mendicanti e dar loro un letto ed un lavoro, per dare ai ragazzi un mestiere, diventò luogo di miseria, di rapine,  semenzaio di immoralità. Mandarono fotografi a ritrarre le più belle alunne e poi, riferisce il il De Sivo a pag 417 del citato suo libro, inviarono  l’effigie a Torino, per la scelta! Furono dichiarate brigantesse le maestre e le allieve degli educandati dei Miracoli e San Marcellino che non avevano voluto giurare ai nuovi rigeneratori e non avevano voluto cantare il Te Deum per i colonizzatori sabaudi. I rigeneratori, i nuovi colonizzatori, addossarono la colpa di ciò a monsignor Tipaldi il quale fu multato ed incarcerato. I garibaldini il primo di ottobre stamparono una lettera che fecero circolare per la città e indirizzata alla Guardia Nazionale:” i preti, complici del papa. Sono come lui, vostri nemici; lavatevi di questa sozzura. Ogni volta che sul vostro passaggio si incontra la grottesca figura del figlio del sanfedismo e dell’Inquisizione, dovete come schifosa schiacciarla. Fate sparire dalla luce del sole quei cappelloni multiformi, simbolo per l’Italia di miserie e vergogne di diciotto secoli.”(Giacinto De Sivo, Storia delle Due Sicilie, Edizioni Brenner, Cosenza, 1985, pag. 472)  Garibaldi non sapeva che a Napoli l’inquisizione non aveva mai messo piede e che i sanfedisti avevano cacciato in mare i bastardi giacobini che al pari dei piemontesi avevano spogliato il popolo di ogni ben di Dio.
Come già si era praticato in Piemonte dal 1847 in poi, si cominciò a dar luogo all’esproprio dei beni della Chiesa. Prima ancora che fosse fatta la cosiddetta unità d’Italia, con decreto del 17 febbraio del 1861, il Carignano dichiarò cessati gli enti morali e le case monastiche di ambo i sessi, le congregazioni regolari: monaci e suore furono scacciati dai loro conventi dopo di che i liberatori fanno a gara nel depredare le ricchezze dei monasteri.
Sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù diceva ai suoi discepoli:” Raccogliete le pietre che i vostri persecutori vi lanciano e con le stesse fabbricherete un’altra casa”.( Giuseppe Buttà, Viaggio da Boccadifalco a Gaeta, Bompiani, 1985, pag.243) 
Il Garibaldi, pontefice massimo della massoneria nel Regno delle Due Sicilie, da Londra ricevette un ordine preciso:desertificare le coscienze della gente del Sud e distruggere la Chiesa Cattolica, l’unica in grado, col tempo, di stanare dalle fogne gli incappucciati di casa Savoia. I primi ad essere perseguitati ed esiliati dal suo governo dittatoriale  furono il vescovo di Montuoro, di Bovino, il cardinale di Napoli, l’arcivescovo di Reggio e quello di Sorrento; non vollero sottomettersi ai voleri del nizzardo, osannato dalla massoneria come il liberatore nonché come  il portatore dei germi della libertà. La libertà che il nizzardo portava era quella di rubare e  fucilare la classe contadina ed operaia in nome di casa Savoia e smantellare i beni della Chiesa che davano lavoro a migliaia di contadini, assistenza a migliaia di vecchi, di vedove, di orfani, di bambini ed un po’ di dignità ai bisognosi.
Il cardinale di Napoli, primo vescovo del Regno, fu esiliato a Marsiglia il 21 Settembre; lo seguì dopo sei giorni di carcere alla Concordia, l’arcivescovo di Sorrento mons. Francesco Saverio Apuzzo. La Chiesa di Roma fu perseguitata senza sosta dal criminale senza orecchie, (come ce lo ha presentato nel suo libro Vincenzo Gulì, Il saccheggio del Sud), il fanatico giacobino che pensava di distruggere la Fede con l’esilio dei vescovi, con la fucilazione dei preti e dei contadini, con  l’esproprio dei beni ecclesiastici. Costui sapeva bene che nel Regno Felice non vi era praticamente disoccupazione e l’emigrazione era parola sconosciuta, che quasi tutti avevano un lavoro dignitoso e le donne procreavano sempre più bambini; società che molti chiamavano socialismo ma che i cattolici chiamavano “ Società di Cristo” ossia  una società solidale con i più deboli,una società ove i  parassiti erano tutti liberali.  I propugnatori di quella società di uguali, da sempre, sono stati i Gesuiti. L’ 11 Settembre il carognone abolì la benemerita Compagnia di Gesù; 400 padri Gesuiti furono espulsi dai conventi e buttati sulla strada. La massoneria “... perseguita la Compagnia di Gesù perché essa è il martello che stritola gli empii, essendo la più dotta difensrice dei diritti di Santa Romana Chiesa” ( Giuseppe Buttà, Viaggio da Boccadifalco a Gaeta, pag. 243) I beni dei Gesuiti furono incamerati dai savoiardi. A tal fine si costituì una apposita giunta per legalizzare il furto. Viva l’Italia!
Nel 1818 l’alleanza sanfedista e controrivoluzionaria tra il papato ed i Borbone fu suggellata con un concordato. Il clero fu messo in una posizione privilegiata nel contesto della società civile e subalterna rispetto ai poteri dello Stato. ( Franco Molfese, Storia del brigantaggio dopo l’Unità,Giangiacono Feltrinelli Editore, Milano, 1983, pag 63) Ciò fu fatto per combattere lo strapotere dei latifondisti e dare alla gente più potere, giacchè, solo la Chiesa era in grado di temperare la potenza dei capitalisti del tempo.
La Chiesa, secondo una statistica del 1848, nella sola parte continentale del Regno delle Due Sicilie era influente, economicamente potentissima.                                                                                                Gli ordini monastici erano 39 e contavano più di 12000 membri; possedevano 848 case madri, terreni e conventi, un patrimonio stimato in quasi 40 milioni di lire dell’epoca( mille lire di allora equivalevano a circa 6 milioni di lire del 1977)
Gli ordini Religiosi femminili erano 13 con 250 case e 5000 componenti mentre l’Episcopato era formato da 20 arcivescovi e settantasette vescovi, il cui patrimonio si aggirava sui 39 milioni di lire del 1848.( Franco Molfese,Ibidem, pag 63) Insomma, 79 milioni di lire, a tanto ammontavano i beni della Chiesa e Cavour lo sapeva, un vero tesoro, una montagna di denaro fresco incamerato dal Piemonte e dal Nord. Da considerare che, nel 1861 il Piemonte contribuì al Tesoro italiano con soli 27 milioni di lire. I savoiardi saccheggiarono quelle ricchezze per eliminare il loro debito pubblico di 1,150,000,000 di lire del 1860, una vera voragine debitoria, e per dare luogo alla industrializzazione della Padania, oggi  terminata. Questo  Stato oggi sta vendendo ancora beni demaniali del Sud, sempre per alleggerire il debito pubblico.


1 Vincenzo Gulì, Il saccheggio del Sud, Campania Bella, 1998, Cercola (Napoli)

Parte di un capitolo del Libro " Le stragi e gli eccidi dei Savoia" di Antonio Ciano


.

 
[Privacy]
Design by Free WordPress Themes | Bloggerized by Lasantha - Premium Blogger Themes | Hot Sonakshi Sinha, Car Price in India