mercoledì 19 gennaio 2022

Sud senza rappresentanza


di Laboratorio Sud
La Riscossa

Su giornali di inizio anno la notizia che per l’Alta Velocità, “salta la riserva del 40% dei fondi del Pnrr al Sud perché non è territorializzabile”.

Peccato che è dal luglio scorso, da quando cioè si è scoperto l’inganno semplicemente leggendo il testo presentato dal governo alla Commissione europea, che è risaputo che larga parte degli investimenti previsti del Pnrr non sono territorializzati.

Ricordo che avevamo fra i pochi ad aver subito denunciato con forza che in realtà solo 35 miliardi, degli 82 annunciati dal governo, erano effettivamente allocati nel Mezzogiorno, mentre dei restanti 47 miliardi promessi, nel testo ufficiale inviato in Europa, controllando misura per misura, semplicemente non c’è traccia.

La scorsa estate, di fronte alle polemiche sorte la Ministra per il Sud, Mara Carfagna, aveva risposto dalle pagine del Mattino che la restante parte degli investimenti non sarebbe andata persa per il Mezzogiorno, ma sarebbe poi stata ripartita attraverso bandi con quote territoriali con monitoraggio. Durante il question time al Senato del 15 luglio, la ministra del Sud aveva poi rafforzato il concetto sino a spingersi a garantire l’introduzione di un “vincolo di destinazione territoriale” utile ad evitare il pericolo di una sensibile riduzione degli investimenti previsti nel Mezzogiorno.

Ora come allora ripetiamo che questo aspetto sarebbe stato meglio scriverlo subito nel Piano, visto che su molti bandi allora come oggi non c’era e non c’è alcuna quota minima territoriale e comunque, se mai sarà attivato questo vincolo, cosa che ad oggi con tutta evidenza per l’AV non c’è, i fondi arriveranno solo se gli aiuti forniti a chi non ne ha bisogno finiscono.

Ricapitolando: secondo le indicazioni della Commissione europea (pag.8 e 9 del regolamento) l’Italia ha ricevuto la quota di fondi del Pnnr più alta di tutti i Paesi d’Europa (191,5 miliardi di euro) soprattutto per risolvere la situazione drammatica (maggiore disoccupazione e PIL inferiore) del Mezzogiorno. Al Sud quindi seguendo tali parametri doveva andare il 65% del Pnrr, il Governo ha retrocesso a suo insindacabile giudizio con un tratto di penna questa quota al 40% (pag. 37 Pnrr), ma anche questa rischia di rimanere sulla carta senza target territoriali riducendosi così ulteriormente al 16%, così come scritto nero su bianco nel Piano inviato in Europa. Purtroppo senza un supporto alle amministrazioni con minore capacità progettuale soprattutto per scarsità di personale visti i continui tagli imposti da Roma negli anni precedenti in nome della spending review che discende dall’Europa, le amministrazioni del Sud, che su questo non hanno colpe, rischiano di andare seriamente in difficoltà e non riuscire a rispettare i tempi richiesti (2026) per cui questa quota del 16% potrebbe diminuire ulteriormente, come sempre a favore di territori più ricchi come la Lombardia dove, non a caso, i sindaci Sala e Gori già si sono fatti avanti pochi giorni pronti ad intercettare anche quel 16% di fondi solo teoricamente destinati al Sud, ovviamente al fine di non perderli a livello nazionale totale.

Come se tutto questo non bastasse nei provvedimenti attuativi riguardanti i finanziamenti di 2,4 miliardi di euro per gli asili nido dello scorso 30 novembre, invece di correggere il bando di pochi mesi fa che già aveva suscitato proteste, visto che finanziava chi più aveva e cioè Milano, Torino, Bolzano a danno di chi non ha nulla come Venafro, non solo non riequilibra nulla, ma nel tentativo di rendere la predazione meno evidente sposta al 2035 in base ai dati Istat, che fotografano solo la proiezione dell’attuale situazione senza interventi, nascite e residenze future di 50.000 bambini del Sud al Nord, in base ad una ipotetica futura emigrazione interna. Per cui i finanziamenti del Pnrr non sono modulati in base alla situazione di oggi, ma in base all’ipotetica situazione nel 2035. Così da poter anticipare i fondi per nuovi asili al Nord subito, comunque entro il 2026, per rientrare fra quelli del Pnrr.

Di conseguenza si evince che il problema degli asili al Sud non si risolverà nemmeno questa volta, mentre il governo prevede e certifica, scritto nero su bianco, che l’emigrazione interna continuerà, dato che con tutta evidenza sa benissimo che nulla farà per riequilibrare le differenze territoriali come l’Europa aveva richiesto per i fondi del Pnrr, ed anzi già prevede che l’emigrazione con l’Autonomia differenziata, che evidentemente avrà il via libera, risulterà addirittura maggiore dell’attuale, dando così implicitamente ragione ai dubbi e timori che solleviamo da anni sull’argomento, e che il Sud sarà sempre più desertificato, mentre l’Europa, a questo punto silente e complice, resterà a guardare.

Da un punto di vista costituzionale non sembra proprio accettabile un governo che con ben 13 anni di anticipo destini risorse a favore di un solo territorio e nei fatti programmi l’emigrazione interna di decine di migliaia di cittadini, dal Sud al Nord del Paese, invece di operare per risolvere le disparità territoriali affinchè l’emigrazione nel 2035 non ci sia più o almeno in proporzioni sempre minori e non maggiori come si prevede e quindi vuole.

A questo scenario si aggiungono le agghiaccianti dichiarazioni di esponenti di primo piano della Lega che continuano a rivendicare una quota di fondi sempre maggiore per il Nord. Pochi giorni fa, in una nota, Fabrizio Cecchetti, coordinatore della Lega Lombarda, e Giacomo Ghilardi, coordinatore regionale dei sindaci leghisti “Nella consapevolezza della diversità di sviluppo del Sud e del Nord, ma nell’altrettanta certezza che la Lombardia deve continuare a essere la locomotiva economica e di sviluppo sostenibile dell’Italia e dell’Europa», hanno dichiarato in una nota Fabrizio Cecchetti, coordinatore della Lega Lombarda, e Giacomo Ghilardi, coordinatore regionale dei sindaci leghisti, «è opportuno riconsiderare i parametri, soprattutto in previsione dei prossimi bandi, tenendo conto anche dei parametri relativi alla sostenibilità dei servizi economici, turistici, sociali di territori che devono competere col resto del continente».

Cecchetti e Ghilardi hanno parlato di «criteri discriminatori». Non è una questione regionale o di partito: riguarda l’intero Paese. Se corre la Lombardia marciano anche le regioni più indietro. «Anche tramite la Commissione Speciale Autonomie», hanno assicurato i due leghisti, «cercheremo di andarne a fondo per capire quali iniziative sia possibile intraprendere per cambiare le cose». A queste pretese si è aggiunto anche Bitonci parlamentare leghista, ex sindaco di Padova e sottosegretario all’economia, che ha predisposto una mozione presentata dal capogruppo leghista a Montecitorio Riccardo Molinari e sottoscritta da tutti i deputati veneti, in cui si chiedono più fondi a favore del Nord (chissà che novità): “l nostro territorio è forza trainante del Paese, non può restare escluso dai fondi per la rigenerazione urbana”. «È un problema di governance nazionale: la spinta dei sindaci veneti, lombardi, friulani, piemontesi ed emiliani deve essere sul presidente Decaro, che non a caso è sindaco di Bari. Dovrebbe essere meno a trazione romano-centrica e fare di più il sindacato dei Comuni».

C’è da dire che questa visione della Locomotiva, ricordata di coordinatori leghisti, è una teoria bocconiana. “Tutto ciò che fa correre Milano rallenta Napoli”, ha detto tempo fa Tambellini ex rettore della Bocconi. Teoria ripresa ed elogiata a suo tempo da Padoan ex ministro economia dei governi Renzi e Gentiloni. Ovviamente vale anche il contrario, ciò che fa correre Napoli rallenta Milano.

Con tutta evidenza il differenziale Nord/Sud è quindi voluto e ricercato, alla faccia della Costituzione.

Utile ricordare che il Presidente degli Stati Uniti Biden lo scorso aprile, sulla base di recenti studi di importanti economisti americani, ha sbugiardato la “teoria del trickle-down (sgocciolamento), in Italia definita appunto teoria della “Locomotiva” (sostenuta recentemente anche dall’ex PdC Conte con una lettera ai milanesi pochi giorni prima di Ferragosto pubblicata sul Corriere della Sera), ribadendo che la crescita economica così condotta non fa bene a tutti, ma avvantaggia solo i più ricchi. Peccato che in Italia nessuno abbia tenuto in considerazione gli studi degli americani e che tutto proceda indifferentemente e contro ogni logica.

La conseguenza di questo approccio è quello che sta avvenendo nei confronti del Sud con i fondi del Pnrr, come visto sopra. Lo schema che il governo di turno attua per sottrarre fondi al Sud è sempre lo stesso nei decenni: promesse vane sull’arrivo di fondi, il cui arrivo è progressivamente spostato sempre più in avanti nel tempo per poi non parlarne più.

Se non bastassero le rivendicazioni leghiste ecco che anche i sindaci protoleghisti dellla Lombardia, Sala e Fontana sbracciano e danno manforte per intercettare i fondi teoricamente destinati al Sud. Ha infatti dichiarato Sala dal palco di una recente manifestazione: «i fondi per l’edilizia popolare sono insufficienti», facendo pressing sul governo perchè riassegni velocemente le risorse che i Comuni del Sud non saranno in grado di investire. «Milano ha chiesto 5 miliardi, è in grado di spendere un miliardo all’anno entro il 2026. A chi è in grado di fare di più è giusto che arrivi di più. Offriamo progetti già a livello definitivo, possiamo attivare gare rapidamente e gestire ricorsi – sottolinea -. Non contesto l’idea del 40% al Sud, giusto dare a tutti la possibilità di partecipare. Milano si candida a usare i residui, qualora ci siano Comuni non in grado di investire nei tempi corretti”.

E così mentre il Nord fra leghisti e protoleghisti fa come sempre blocco trasversale per intercettare ed ingurgitare ogni centesimo che deriva dall’Europa, al Sud i politici, legati al carro del Nord per appartenenza politica, allargano le braccia e cercano come sempre di far buon viso a cattiva sorte, pronti a ricevere solo qualche elemosina per mantenere oleate le loro clientele. E’ questo un problema della classe politica meridionale che si ha dal 1861 ed è stato più volte analizzato con acume soprattutto da Antonio Gramsci e Gaetano Salvemini nei loro scritti. Bisogna capovolgere la prospettiva geografica e in ottica euromediterranea iniziare ad operare politicamente per costruire una grande forza del Sud che possa controbilanciare la logica che da più di 160anni prevale e mantiene ogni centro di potere finanziario, politico, culturale al Nord e che vede il Mezzogiorno solo come una Colonia interna estrattiva. E’ ovvio che questo può avvenire solo in un’ottica marxista e deve necessariamente fare leva con i Partiti della Sinistra non compromessi da decenni di connivenza con i “poteri forti”, al fine di dare una degna rappresentanza ai territori del Sud. Il tutto non in ottica revanscista, ne farebbe una Lega del Sud, ma solo di equità nazionale, rispettando i principi costituzionali e andando a creare una sinergia positiva per tutta la nazione, ma soprattutto per i suoi cittadini. Non a caso l’unico boom economico e demografico l’Italia lo ha avuto nel periodo della Cassa del Mezzogiorno, che ha avuto molti più meriti che demeriti, anche se una propaganda interessata mette continuamente  in luce solo questi ultimi.

Il Sud quindi alla fine di questa commedia, gestita dal governo più antimeridionale della storia della Repubblica, ben supportato nell’inganno da politici del Sud evidentemente interessati al mantenimento dello status quo, si ritroverà se va bene e come sempre con un’elemosina, ma i suoi cittadini, o comunque quelli che rimarranno, e qui si evidenzia l’ennesima truffa, al pari di quelli dei territori che avranno la stragrande quota dei fondi si troveranno a dover ripagare con le tasse i debiti contratti dal governo con l’Europa per i prossimi decenni, nella stessa identica percentuale, pur avendo ricevuto poco o nulla.

Se a questo aggiungiamo anche l’Autonomia differenziata in dirittura d’arrivo e la situazione drammatica in cui versa la democrazia nel nostro Paese è facile capire come la prevista balcanizzazione sia dietro l’angolo, se non si interviene rapidamente per eliminare le sempre più insopportabili differenze ed iniquità territoriali. E’ ora di dare (degna) rappresentanza politica al Sud!

 Fonte: Trasform!italia





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di Laboratorio Sud
La Riscossa

Su giornali di inizio anno la notizia che per l’Alta Velocità, “salta la riserva del 40% dei fondi del Pnrr al Sud perché non è territorializzabile”.

Peccato che è dal luglio scorso, da quando cioè si è scoperto l’inganno semplicemente leggendo il testo presentato dal governo alla Commissione europea, che è risaputo che larga parte degli investimenti previsti del Pnrr non sono territorializzati.

Ricordo che avevamo fra i pochi ad aver subito denunciato con forza che in realtà solo 35 miliardi, degli 82 annunciati dal governo, erano effettivamente allocati nel Mezzogiorno, mentre dei restanti 47 miliardi promessi, nel testo ufficiale inviato in Europa, controllando misura per misura, semplicemente non c’è traccia.

La scorsa estate, di fronte alle polemiche sorte la Ministra per il Sud, Mara Carfagna, aveva risposto dalle pagine del Mattino che la restante parte degli investimenti non sarebbe andata persa per il Mezzogiorno, ma sarebbe poi stata ripartita attraverso bandi con quote territoriali con monitoraggio. Durante il question time al Senato del 15 luglio, la ministra del Sud aveva poi rafforzato il concetto sino a spingersi a garantire l’introduzione di un “vincolo di destinazione territoriale” utile ad evitare il pericolo di una sensibile riduzione degli investimenti previsti nel Mezzogiorno.

Ora come allora ripetiamo che questo aspetto sarebbe stato meglio scriverlo subito nel Piano, visto che su molti bandi allora come oggi non c’era e non c’è alcuna quota minima territoriale e comunque, se mai sarà attivato questo vincolo, cosa che ad oggi con tutta evidenza per l’AV non c’è, i fondi arriveranno solo se gli aiuti forniti a chi non ne ha bisogno finiscono.

Ricapitolando: secondo le indicazioni della Commissione europea (pag.8 e 9 del regolamento) l’Italia ha ricevuto la quota di fondi del Pnnr più alta di tutti i Paesi d’Europa (191,5 miliardi di euro) soprattutto per risolvere la situazione drammatica (maggiore disoccupazione e PIL inferiore) del Mezzogiorno. Al Sud quindi seguendo tali parametri doveva andare il 65% del Pnrr, il Governo ha retrocesso a suo insindacabile giudizio con un tratto di penna questa quota al 40% (pag. 37 Pnrr), ma anche questa rischia di rimanere sulla carta senza target territoriali riducendosi così ulteriormente al 16%, così come scritto nero su bianco nel Piano inviato in Europa. Purtroppo senza un supporto alle amministrazioni con minore capacità progettuale soprattutto per scarsità di personale visti i continui tagli imposti da Roma negli anni precedenti in nome della spending review che discende dall’Europa, le amministrazioni del Sud, che su questo non hanno colpe, rischiano di andare seriamente in difficoltà e non riuscire a rispettare i tempi richiesti (2026) per cui questa quota del 16% potrebbe diminuire ulteriormente, come sempre a favore di territori più ricchi come la Lombardia dove, non a caso, i sindaci Sala e Gori già si sono fatti avanti pochi giorni pronti ad intercettare anche quel 16% di fondi solo teoricamente destinati al Sud, ovviamente al fine di non perderli a livello nazionale totale.

Come se tutto questo non bastasse nei provvedimenti attuativi riguardanti i finanziamenti di 2,4 miliardi di euro per gli asili nido dello scorso 30 novembre, invece di correggere il bando di pochi mesi fa che già aveva suscitato proteste, visto che finanziava chi più aveva e cioè Milano, Torino, Bolzano a danno di chi non ha nulla come Venafro, non solo non riequilibra nulla, ma nel tentativo di rendere la predazione meno evidente sposta al 2035 in base ai dati Istat, che fotografano solo la proiezione dell’attuale situazione senza interventi, nascite e residenze future di 50.000 bambini del Sud al Nord, in base ad una ipotetica futura emigrazione interna. Per cui i finanziamenti del Pnrr non sono modulati in base alla situazione di oggi, ma in base all’ipotetica situazione nel 2035. Così da poter anticipare i fondi per nuovi asili al Nord subito, comunque entro il 2026, per rientrare fra quelli del Pnrr.

Di conseguenza si evince che il problema degli asili al Sud non si risolverà nemmeno questa volta, mentre il governo prevede e certifica, scritto nero su bianco, che l’emigrazione interna continuerà, dato che con tutta evidenza sa benissimo che nulla farà per riequilibrare le differenze territoriali come l’Europa aveva richiesto per i fondi del Pnrr, ed anzi già prevede che l’emigrazione con l’Autonomia differenziata, che evidentemente avrà il via libera, risulterà addirittura maggiore dell’attuale, dando così implicitamente ragione ai dubbi e timori che solleviamo da anni sull’argomento, e che il Sud sarà sempre più desertificato, mentre l’Europa, a questo punto silente e complice, resterà a guardare.

Da un punto di vista costituzionale non sembra proprio accettabile un governo che con ben 13 anni di anticipo destini risorse a favore di un solo territorio e nei fatti programmi l’emigrazione interna di decine di migliaia di cittadini, dal Sud al Nord del Paese, invece di operare per risolvere le disparità territoriali affinchè l’emigrazione nel 2035 non ci sia più o almeno in proporzioni sempre minori e non maggiori come si prevede e quindi vuole.

A questo scenario si aggiungono le agghiaccianti dichiarazioni di esponenti di primo piano della Lega che continuano a rivendicare una quota di fondi sempre maggiore per il Nord. Pochi giorni fa, in una nota, Fabrizio Cecchetti, coordinatore della Lega Lombarda, e Giacomo Ghilardi, coordinatore regionale dei sindaci leghisti “Nella consapevolezza della diversità di sviluppo del Sud e del Nord, ma nell’altrettanta certezza che la Lombardia deve continuare a essere la locomotiva economica e di sviluppo sostenibile dell’Italia e dell’Europa», hanno dichiarato in una nota Fabrizio Cecchetti, coordinatore della Lega Lombarda, e Giacomo Ghilardi, coordinatore regionale dei sindaci leghisti, «è opportuno riconsiderare i parametri, soprattutto in previsione dei prossimi bandi, tenendo conto anche dei parametri relativi alla sostenibilità dei servizi economici, turistici, sociali di territori che devono competere col resto del continente».

Cecchetti e Ghilardi hanno parlato di «criteri discriminatori». Non è una questione regionale o di partito: riguarda l’intero Paese. Se corre la Lombardia marciano anche le regioni più indietro. «Anche tramite la Commissione Speciale Autonomie», hanno assicurato i due leghisti, «cercheremo di andarne a fondo per capire quali iniziative sia possibile intraprendere per cambiare le cose». A queste pretese si è aggiunto anche Bitonci parlamentare leghista, ex sindaco di Padova e sottosegretario all’economia, che ha predisposto una mozione presentata dal capogruppo leghista a Montecitorio Riccardo Molinari e sottoscritta da tutti i deputati veneti, in cui si chiedono più fondi a favore del Nord (chissà che novità): “l nostro territorio è forza trainante del Paese, non può restare escluso dai fondi per la rigenerazione urbana”. «È un problema di governance nazionale: la spinta dei sindaci veneti, lombardi, friulani, piemontesi ed emiliani deve essere sul presidente Decaro, che non a caso è sindaco di Bari. Dovrebbe essere meno a trazione romano-centrica e fare di più il sindacato dei Comuni».

C’è da dire che questa visione della Locomotiva, ricordata di coordinatori leghisti, è una teoria bocconiana. “Tutto ciò che fa correre Milano rallenta Napoli”, ha detto tempo fa Tambellini ex rettore della Bocconi. Teoria ripresa ed elogiata a suo tempo da Padoan ex ministro economia dei governi Renzi e Gentiloni. Ovviamente vale anche il contrario, ciò che fa correre Napoli rallenta Milano.

Con tutta evidenza il differenziale Nord/Sud è quindi voluto e ricercato, alla faccia della Costituzione.

Utile ricordare che il Presidente degli Stati Uniti Biden lo scorso aprile, sulla base di recenti studi di importanti economisti americani, ha sbugiardato la “teoria del trickle-down (sgocciolamento), in Italia definita appunto teoria della “Locomotiva” (sostenuta recentemente anche dall’ex PdC Conte con una lettera ai milanesi pochi giorni prima di Ferragosto pubblicata sul Corriere della Sera), ribadendo che la crescita economica così condotta non fa bene a tutti, ma avvantaggia solo i più ricchi. Peccato che in Italia nessuno abbia tenuto in considerazione gli studi degli americani e che tutto proceda indifferentemente e contro ogni logica.

La conseguenza di questo approccio è quello che sta avvenendo nei confronti del Sud con i fondi del Pnrr, come visto sopra. Lo schema che il governo di turno attua per sottrarre fondi al Sud è sempre lo stesso nei decenni: promesse vane sull’arrivo di fondi, il cui arrivo è progressivamente spostato sempre più in avanti nel tempo per poi non parlarne più.

Se non bastassero le rivendicazioni leghiste ecco che anche i sindaci protoleghisti dellla Lombardia, Sala e Fontana sbracciano e danno manforte per intercettare i fondi teoricamente destinati al Sud. Ha infatti dichiarato Sala dal palco di una recente manifestazione: «i fondi per l’edilizia popolare sono insufficienti», facendo pressing sul governo perchè riassegni velocemente le risorse che i Comuni del Sud non saranno in grado di investire. «Milano ha chiesto 5 miliardi, è in grado di spendere un miliardo all’anno entro il 2026. A chi è in grado di fare di più è giusto che arrivi di più. Offriamo progetti già a livello definitivo, possiamo attivare gare rapidamente e gestire ricorsi – sottolinea -. Non contesto l’idea del 40% al Sud, giusto dare a tutti la possibilità di partecipare. Milano si candida a usare i residui, qualora ci siano Comuni non in grado di investire nei tempi corretti”.

E così mentre il Nord fra leghisti e protoleghisti fa come sempre blocco trasversale per intercettare ed ingurgitare ogni centesimo che deriva dall’Europa, al Sud i politici, legati al carro del Nord per appartenenza politica, allargano le braccia e cercano come sempre di far buon viso a cattiva sorte, pronti a ricevere solo qualche elemosina per mantenere oleate le loro clientele. E’ questo un problema della classe politica meridionale che si ha dal 1861 ed è stato più volte analizzato con acume soprattutto da Antonio Gramsci e Gaetano Salvemini nei loro scritti. Bisogna capovolgere la prospettiva geografica e in ottica euromediterranea iniziare ad operare politicamente per costruire una grande forza del Sud che possa controbilanciare la logica che da più di 160anni prevale e mantiene ogni centro di potere finanziario, politico, culturale al Nord e che vede il Mezzogiorno solo come una Colonia interna estrattiva. E’ ovvio che questo può avvenire solo in un’ottica marxista e deve necessariamente fare leva con i Partiti della Sinistra non compromessi da decenni di connivenza con i “poteri forti”, al fine di dare una degna rappresentanza ai territori del Sud. Il tutto non in ottica revanscista, ne farebbe una Lega del Sud, ma solo di equità nazionale, rispettando i principi costituzionali e andando a creare una sinergia positiva per tutta la nazione, ma soprattutto per i suoi cittadini. Non a caso l’unico boom economico e demografico l’Italia lo ha avuto nel periodo della Cassa del Mezzogiorno, che ha avuto molti più meriti che demeriti, anche se una propaganda interessata mette continuamente  in luce solo questi ultimi.

Il Sud quindi alla fine di questa commedia, gestita dal governo più antimeridionale della storia della Repubblica, ben supportato nell’inganno da politici del Sud evidentemente interessati al mantenimento dello status quo, si ritroverà se va bene e come sempre con un’elemosina, ma i suoi cittadini, o comunque quelli che rimarranno, e qui si evidenzia l’ennesima truffa, al pari di quelli dei territori che avranno la stragrande quota dei fondi si troveranno a dover ripagare con le tasse i debiti contratti dal governo con l’Europa per i prossimi decenni, nella stessa identica percentuale, pur avendo ricevuto poco o nulla.

Se a questo aggiungiamo anche l’Autonomia differenziata in dirittura d’arrivo e la situazione drammatica in cui versa la democrazia nel nostro Paese è facile capire come la prevista balcanizzazione sia dietro l’angolo, se non si interviene rapidamente per eliminare le sempre più insopportabili differenze ed iniquità territoriali. E’ ora di dare (degna) rappresentanza politica al Sud!

 Fonte: Trasform!italia





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