lunedì 7 luglio 2014

A da veni Baffone...


A da venì Baffone…

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A da venì Baffone…
Essere in un movimento, associazione, partito e avere la libertà, il diritto, la possibilità di poter esprimere la propria opinione, dare il contributo d’un personale punto di vista è, ancor prima che lecito, diremmo doveroso. E’ parte integrante della vita partecipativa e quindi nulla osta. Altra cosa è non avere il senso della militanza, concetto molto praticato nei partiti almeno fino ai decenni finali del secolo che ci ha preceduto. Nel mondo del movimentismo (vari tipi d’organizzazioni) che ruota intorno al meridione e le sue problematiche questa carenza è avvertita ed accentuata. Se faccio parte d’un’associazione d’ispirazione borbonica mettermi a parlar male del re è quanto meno inappropriato, o viceversa se mi ritrovo a far parte d’un’organizzazione politica – anche se di propensione marcatamente meridionalista - e dei sovrani e dei suoi trascorsi ne voglio fare l’argomento principe (talvolta anche un po’ squallidamente per interessi economici librari di autore, editore, venditore…) probabilmente non ho capito dove mi trovo. E, di conseguenza, non trovarsi a proprio agio e quindi scegliere altri lidi è nei fatti. L’errore risiede nel non capire il proprio sbaglio ma coltivare rancori per reprimende o altro ricevute per gli atteggiamenti inadeguati avuti. Insomma andare in Africa ed aspettarmi le casette innevate o i fiordi, ma fosse anche le stradine chic di Capri, oppure andare ad Oslo in cerca di palmizi e sabbia fine, ma fosse anche la city di Londra, significa aver preso un abbaglio di cui meglio far ammenda anzicchè incolpare gli altri. E, quindi, riprendendo un detto coniato a Napoli negli anni immediatamente seguenti l’ultima grande guerra: “A da venì Baffone…”…ma attenzione…in che senso? Se un dirigente deve essere accusato d’essere “un bulgaro stampo vecchio Pcus” a gratis, o un duce, o altro, tanto vale stabilire i rapporti, e che Baffone arrivi davvero in modo che sia giustamente accusato o lodato, e che il presunto danneggiato ricopra a pieno titolo il ruolo della vittima o del traditore, e non solo quello del “ex co-abitante” lamentoso.
Andrea Balìa
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A da venì Baffone…

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A da venì Baffone…
Essere in un movimento, associazione, partito e avere la libertà, il diritto, la possibilità di poter esprimere la propria opinione, dare il contributo d’un personale punto di vista è, ancor prima che lecito, diremmo doveroso. E’ parte integrante della vita partecipativa e quindi nulla osta. Altra cosa è non avere il senso della militanza, concetto molto praticato nei partiti almeno fino ai decenni finali del secolo che ci ha preceduto. Nel mondo del movimentismo (vari tipi d’organizzazioni) che ruota intorno al meridione e le sue problematiche questa carenza è avvertita ed accentuata. Se faccio parte d’un’associazione d’ispirazione borbonica mettermi a parlar male del re è quanto meno inappropriato, o viceversa se mi ritrovo a far parte d’un’organizzazione politica – anche se di propensione marcatamente meridionalista - e dei sovrani e dei suoi trascorsi ne voglio fare l’argomento principe (talvolta anche un po’ squallidamente per interessi economici librari di autore, editore, venditore…) probabilmente non ho capito dove mi trovo. E, di conseguenza, non trovarsi a proprio agio e quindi scegliere altri lidi è nei fatti. L’errore risiede nel non capire il proprio sbaglio ma coltivare rancori per reprimende o altro ricevute per gli atteggiamenti inadeguati avuti. Insomma andare in Africa ed aspettarmi le casette innevate o i fiordi, ma fosse anche le stradine chic di Capri, oppure andare ad Oslo in cerca di palmizi e sabbia fine, ma fosse anche la city di Londra, significa aver preso un abbaglio di cui meglio far ammenda anzicchè incolpare gli altri. E, quindi, riprendendo un detto coniato a Napoli negli anni immediatamente seguenti l’ultima grande guerra: “A da venì Baffone…”…ma attenzione…in che senso? Se un dirigente deve essere accusato d’essere “un bulgaro stampo vecchio Pcus” a gratis, o un duce, o altro, tanto vale stabilire i rapporti, e che Baffone arrivi davvero in modo che sia giustamente accusato o lodato, e che il presunto danneggiato ricopra a pieno titolo il ruolo della vittima o del traditore, e non solo quello del “ex co-abitante” lamentoso.
Andrea Balìa

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