sabato 1 marzo 2014

NULLA E’ IMPOSSIBILE PER COLUI CHE DEVE FARLO…!??

Di Bruno Pappalardo

Il sole era nuovo;… posi la mano sulle palpebre.
Guardai la salita.
Tutti volgevano all’edificio bianco abbacinato là, su in alto.
Il sole era nuovo e violento.
Il biancore lasciava appena distinguere le ombre. C’èra tanta gente.
Bianchi erano i rifiuti, bianchi i pochi portoni, bianchi i garzoni.
Il luogo sembrava animato da ricche signore ma la gaiezza prendeva solo le serve e gli operai persi che si cercavano l’un l’altro come ciechi.
Pensai manca una bandiera, manca un colore.
Non riuscivo a pensare ad altro che al  rosso ch’eccelleva sulla forma d’Ella.
E’ voluto l’allotropo del pronome come se fosse persona.
La bandiera è simbolo ma fu fatto di carne umana, bruciata o ferita o infilzata o salvata.
Non è Essa, non potrà mai esserlo in quella luce dove tutti sono simili, nudamente uguali.
La chiesa, la piazza, l’impalcatura del palco, l’altare, i fiori, le volpi argentee sulle creste degli acrominali della scapola sotto il collo alto , le donne in ciabatte e i neri operai diventati angeli per via di quel sole.
Amo il mio partito ma , più che partito il mio gruppo, la miei folli ragazzi che con la  prostata gonfia, quei pazzi scatenati, con capelli arruffati e occhiali segnalati al catastato.  Son forti come fanciulli che hanno bisogno di diversi bisogni ma restano forti per una sola idea.
Che importa?! Si chiami Partito del Sud o movimento o tal’altra cosa,… la bandiera ignifuga è sempre il mio, nostro  Sud,… che importa se sempre avrà o mai più  sarà un cerchio rosso tondo  ma rosso sarà l’animo sdegno del sangue versato
da gente umiliata
in luoghi occupati.
Che conta se pur vinta ha, tuttavia,  in se il fracasso, il fragore e  sempre  per quella luce che s’annida nelle voci ma anche in occhi neri gaetani o in uomini che offendono otre vuote?
Dio mio il sole è ferito! Ancora? Un dardo l’ha colpito e s’annera la mia casa marina, la mi casa sgraziata e disperato  e scuro è il mio cielo non più leggero, fedele e tersamente soffocante d’azzurro? NO!  Dove cadde il corpo nostro, lì,  sorse nuova luce e allora nuovo sole bianco colorerà il fiore di giglio neonato, immacolato.
Arso dunque il SUD ma di sola luce  

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Di Bruno Pappalardo

Il sole era nuovo;… posi la mano sulle palpebre.
Guardai la salita.
Tutti volgevano all’edificio bianco abbacinato là, su in alto.
Il sole era nuovo e violento.
Il biancore lasciava appena distinguere le ombre. C’èra tanta gente.
Bianchi erano i rifiuti, bianchi i pochi portoni, bianchi i garzoni.
Il luogo sembrava animato da ricche signore ma la gaiezza prendeva solo le serve e gli operai persi che si cercavano l’un l’altro come ciechi.
Pensai manca una bandiera, manca un colore.
Non riuscivo a pensare ad altro che al  rosso ch’eccelleva sulla forma d’Ella.
E’ voluto l’allotropo del pronome come se fosse persona.
La bandiera è simbolo ma fu fatto di carne umana, bruciata o ferita o infilzata o salvata.
Non è Essa, non potrà mai esserlo in quella luce dove tutti sono simili, nudamente uguali.
La chiesa, la piazza, l’impalcatura del palco, l’altare, i fiori, le volpi argentee sulle creste degli acrominali della scapola sotto il collo alto , le donne in ciabatte e i neri operai diventati angeli per via di quel sole.
Amo il mio partito ma , più che partito il mio gruppo, la miei folli ragazzi che con la  prostata gonfia, quei pazzi scatenati, con capelli arruffati e occhiali segnalati al catastato.  Son forti come fanciulli che hanno bisogno di diversi bisogni ma restano forti per una sola idea.
Che importa?! Si chiami Partito del Sud o movimento o tal’altra cosa,… la bandiera ignifuga è sempre il mio, nostro  Sud,… che importa se sempre avrà o mai più  sarà un cerchio rosso tondo  ma rosso sarà l’animo sdegno del sangue versato
da gente umiliata
in luoghi occupati.
Che conta se pur vinta ha, tuttavia,  in se il fracasso, il fragore e  sempre  per quella luce che s’annida nelle voci ma anche in occhi neri gaetani o in uomini che offendono otre vuote?
Dio mio il sole è ferito! Ancora? Un dardo l’ha colpito e s’annera la mia casa marina, la mi casa sgraziata e disperato  e scuro è il mio cielo non più leggero, fedele e tersamente soffocante d’azzurro? NO!  Dove cadde il corpo nostro, lì,  sorse nuova luce e allora nuovo sole bianco colorerà il fiore di giglio neonato, immacolato.
Arso dunque il SUD ma di sola luce  

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