lunedì 13 agosto 2012

Viaggio nella luce del Sud




«Molti, e io fra questi, sono convinti che il Sud non sia un problema, ma una risorsa. Il Nord è saturo e se dobbiamo puntare sulla crescita, dobbiamo puntare sul Sud, dove esiste la materia prima, e cioè la materia grigia, per la crescita di un'economia postindustriale, fondata sull'alta innovazione tecnologica e la valorizzazione del capitale umano. A Sud infatti ci sono ancora le teste, c'è la demografia, c'è l'energia vitale e soprattutto c'è la fame».
Così afferma Marina Valensise, ben determinata a offrire un diverso punto di vista sul Mezzogiorno per convincere qualcuno dei suoi lettori a guardare in modo nuovo al Sud e alle opportunità che questa terra custodisce ed è pronta a esprimere, se mai riuscirà a fare i conti con se stessa sul piano umano e psicologico prima ancora che politico. In origine era un'inchiesta scritta per il «Foglio» di Giuliano Ferrara, un tentativo di studiare il nuovo laboratorio siciliano e di ricavarne una riflessione generale per aprire qualche porta sulla realtà meridionale. In breve tempo l'indagine giornalistica si è allargata, arricchendosi anche di elementi letterari e trasformandosi in un viaggio «contromano», cioè da Palermo a Napoli. Un viaggio ovviamente molto soggettivo che abbraccia tutto il Sud, compresa la Puglia vendoliana, e alla fine si traduce in un affresco innovativo che concede poco o nulla ai vecchi luoghi comuni e ai temi tradizionali, ormai alquanto abusati, della «questione meridionale» intesa come auto-commiserazione.
È un viaggio di conoscenza che parte da struggenti ricordi d'infanzia legati alle estati vissute a Polistena e via via riscopre il Sud di oggi, immenso territorio tutt'altro che omogeneo di cui si parla molto senza saperne granché. E non a caso il senso ultimo del libro è contenuto nello splendido titolo (Il sole sorge a Sud): un invito agli italiani del Nord a guardare con altri occhi al Mezzogiorno, ma soprattutto ai "sudisti" affinché prendano in mano il proprio destino, cominciando con la conquista di un'autostima tanto indispensabile quanto gravemente carente. Tutto è possibile, compresa la sconfitta delle organizzazioni criminali, ma il sole, appunto, deve sorgere a Sud: c'è bisogno di un rinascimento meridionale i cui artefici possono essere solo questi popoli figli di culture misteriose e complesse.
In sostanza un saggio dai molteplici piani di lettura, un viaggio raccontato come sarebbe piaciuto a Guido Piovene: scritto da una studiosa nota fra l'altro per la sua attività di traduttrice (ha curato l'edizione italiana delle opere del grande storico francese Furet, di cui era allieva) e da poco nominata responsabile dell'Istituto italiano di cultura di Parigi.

Marina Valensise, Il sole sorge a Sud. Viaggio contromano da Palermo a Napoli via Salento, Marsilio, Venezia, pagg. 364, € 22,00

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«Molti, e io fra questi, sono convinti che il Sud non sia un problema, ma una risorsa. Il Nord è saturo e se dobbiamo puntare sulla crescita, dobbiamo puntare sul Sud, dove esiste la materia prima, e cioè la materia grigia, per la crescita di un'economia postindustriale, fondata sull'alta innovazione tecnologica e la valorizzazione del capitale umano. A Sud infatti ci sono ancora le teste, c'è la demografia, c'è l'energia vitale e soprattutto c'è la fame».
Così afferma Marina Valensise, ben determinata a offrire un diverso punto di vista sul Mezzogiorno per convincere qualcuno dei suoi lettori a guardare in modo nuovo al Sud e alle opportunità che questa terra custodisce ed è pronta a esprimere, se mai riuscirà a fare i conti con se stessa sul piano umano e psicologico prima ancora che politico. In origine era un'inchiesta scritta per il «Foglio» di Giuliano Ferrara, un tentativo di studiare il nuovo laboratorio siciliano e di ricavarne una riflessione generale per aprire qualche porta sulla realtà meridionale. In breve tempo l'indagine giornalistica si è allargata, arricchendosi anche di elementi letterari e trasformandosi in un viaggio «contromano», cioè da Palermo a Napoli. Un viaggio ovviamente molto soggettivo che abbraccia tutto il Sud, compresa la Puglia vendoliana, e alla fine si traduce in un affresco innovativo che concede poco o nulla ai vecchi luoghi comuni e ai temi tradizionali, ormai alquanto abusati, della «questione meridionale» intesa come auto-commiserazione.
È un viaggio di conoscenza che parte da struggenti ricordi d'infanzia legati alle estati vissute a Polistena e via via riscopre il Sud di oggi, immenso territorio tutt'altro che omogeneo di cui si parla molto senza saperne granché. E non a caso il senso ultimo del libro è contenuto nello splendido titolo (Il sole sorge a Sud): un invito agli italiani del Nord a guardare con altri occhi al Mezzogiorno, ma soprattutto ai "sudisti" affinché prendano in mano il proprio destino, cominciando con la conquista di un'autostima tanto indispensabile quanto gravemente carente. Tutto è possibile, compresa la sconfitta delle organizzazioni criminali, ma il sole, appunto, deve sorgere a Sud: c'è bisogno di un rinascimento meridionale i cui artefici possono essere solo questi popoli figli di culture misteriose e complesse.
In sostanza un saggio dai molteplici piani di lettura, un viaggio raccontato come sarebbe piaciuto a Guido Piovene: scritto da una studiosa nota fra l'altro per la sua attività di traduttrice (ha curato l'edizione italiana delle opere del grande storico francese Furet, di cui era allieva) e da poco nominata responsabile dell'Istituto italiano di cultura di Parigi.

Marina Valensise, Il sole sorge a Sud. Viaggio contromano da Palermo a Napoli via Salento, Marsilio, Venezia, pagg. 364, € 22,00

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