giovedì 7 ottobre 2010

Depositi scorie nucleari segreti, ma al Garigliano sono partiti i lavori

Garigliano, via ai lavori per il deposito nucleare. Consegnato cemento per struttura che accoglierà rifiuti radioattivi. Timori per ipotesi di sito nazionale.

Dopo un lungo periodo di polemiche e contestazioni sono partiti ufficialmente i lavori di costruzione del controverso deposito D1 all’interno dell’area che ospita l’impianto elettronucleare del Garigliano. Ieri mattina le betoniere della ditta «Calcestruzzi Rosato » di Santi Cosma e Damiano supportate dai Carabinieri delle varie stazioni locali, hanno trasportato il materiale edile da Gaeta fin dentro i cancelli della centrale nucleare nel Comune di Sessa Aurunca. Servirà per innalzare il colosso di circa 10 mila metri cubi in cemento armato adibito allo stoccaggio temporaneo di rifiuti radioattivi di seconda categoria.
In sostanza, saranno messi in sicurezza oltre 3mila fusti contenenti materiale contaminato prodotto nell’impianto nucleare. Secondo alcune fonti pare che gli operai abbiano già avviato il processo di palificazione in cemento per costruire le fondamenta dell’edificio. I lavori – così come riportato nel bando di gara – interessano un’area libera adiacente alla stazione elettrica ed all’edifico Ex-Diesel a poche centinaia di metri dall’enorme cupolone, ma sempre all’interno del vasto impianto. La Costruzione del D1 rappresenta uno dei punti fondamentali e forse anche più dibattuti circa l’attività di decomissioning affidata dal 1999 alla Sogin. La società del gruppo Enel dovrà infatti smantellare la vecchia centrale dismessa del Garigliano mettendo in sicurezza tutte le parti che ancora presentano determinati livelli di radioattività e quindi nocivi per l’uomo e per l’ambiente. Ma è solo grazie ad un’ordinanza firmata nel 2006 dal commissario straordinario Carlo Jean che la Sogin riceve il via libera per la realizzazione del famoso deposito temporaneo. I contenitori raccolti al suo interno saranno trasferiti solo in un secondo momento direttamente nel deposito nazionale la cui sede resta ancora un’incognita. Un passaggio quest’ultimo che preoccupa l’intera popolazione al confine regionale tra il Lazio e la Campania.

L’incubo è che il temuto deposito nazionale possa essere individuato nel sito stesso del Garigliano nel quale confluirebbero appunto i fusti contaminati da tutta l’Italia. Non a caso negli ultimi mesi sono stati numerosi gli incontri e le manifestazioni congiunte organizzate da sindaci, associazioni e cittadini per scongiurare questa sconcertante ipotesi. Sicuramente un atto simbolico è rappresentato dal documento siglato lo scorso gennaio da tutti i sindaci del sud pontino nel quale hanno espresso l’assoluta contrarietà alla trasformazione della centrale nucleare del Garigliano in un deposito nazionale di scorie radioattive.

(Osvaldo Marchese, telefree)


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Garigliano, via ai lavori per il deposito nucleare. Consegnato cemento per struttura che accoglierà rifiuti radioattivi. Timori per ipotesi di sito nazionale.

Dopo un lungo periodo di polemiche e contestazioni sono partiti ufficialmente i lavori di costruzione del controverso deposito D1 all’interno dell’area che ospita l’impianto elettronucleare del Garigliano. Ieri mattina le betoniere della ditta «Calcestruzzi Rosato » di Santi Cosma e Damiano supportate dai Carabinieri delle varie stazioni locali, hanno trasportato il materiale edile da Gaeta fin dentro i cancelli della centrale nucleare nel Comune di Sessa Aurunca. Servirà per innalzare il colosso di circa 10 mila metri cubi in cemento armato adibito allo stoccaggio temporaneo di rifiuti radioattivi di seconda categoria.
In sostanza, saranno messi in sicurezza oltre 3mila fusti contenenti materiale contaminato prodotto nell’impianto nucleare. Secondo alcune fonti pare che gli operai abbiano già avviato il processo di palificazione in cemento per costruire le fondamenta dell’edificio. I lavori – così come riportato nel bando di gara – interessano un’area libera adiacente alla stazione elettrica ed all’edifico Ex-Diesel a poche centinaia di metri dall’enorme cupolone, ma sempre all’interno del vasto impianto. La Costruzione del D1 rappresenta uno dei punti fondamentali e forse anche più dibattuti circa l’attività di decomissioning affidata dal 1999 alla Sogin. La società del gruppo Enel dovrà infatti smantellare la vecchia centrale dismessa del Garigliano mettendo in sicurezza tutte le parti che ancora presentano determinati livelli di radioattività e quindi nocivi per l’uomo e per l’ambiente. Ma è solo grazie ad un’ordinanza firmata nel 2006 dal commissario straordinario Carlo Jean che la Sogin riceve il via libera per la realizzazione del famoso deposito temporaneo. I contenitori raccolti al suo interno saranno trasferiti solo in un secondo momento direttamente nel deposito nazionale la cui sede resta ancora un’incognita. Un passaggio quest’ultimo che preoccupa l’intera popolazione al confine regionale tra il Lazio e la Campania.

L’incubo è che il temuto deposito nazionale possa essere individuato nel sito stesso del Garigliano nel quale confluirebbero appunto i fusti contaminati da tutta l’Italia. Non a caso negli ultimi mesi sono stati numerosi gli incontri e le manifestazioni congiunte organizzate da sindaci, associazioni e cittadini per scongiurare questa sconcertante ipotesi. Sicuramente un atto simbolico è rappresentato dal documento siglato lo scorso gennaio da tutti i sindaci del sud pontino nel quale hanno espresso l’assoluta contrarietà alla trasformazione della centrale nucleare del Garigliano in un deposito nazionale di scorie radioattive.

(Osvaldo Marchese, telefree)


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