martedì 5 gennaio 2010

Calabria industrializzata... grazie alle discariche e ai tumori


Calabria industrializzata. Non è uno slogan di partito, che promette un pesante sviluppo economico con la costruzione di nuove fabbriche e aziende. O di una delle tre compagini in lizza per le prossime elezioni regionali. E nemmeno un motto natalizio di questi giorni di festa.

Ma è l’allarme lanciato da Silvestro Greco, assessore regionale all’Ambiente. “Nella nostra regione oggi - ha dichiarato qualche giorno fa - esiste un numero spropositato di neoplasie tumorali pari ad un livello industriale quando noi non abbiamo un’industrializzazione che possa giustificare questi dati”. Greco, un tecnico prestato alla politica, alla fine la spara. La urla la sua preoccupazione. “Sono mille e cento le discariche illegali”. Bombe ad orologeria che non ti aspetti, sepolte da smottamenti, sfaldamenti, e da una vegetazione selvatica. Bombe che all’occorrenza ti piantonano un tumore allo stomaco, al cervello, e tu dici: “Ma perché? Come è potuto succedere? Ho vissuto una vita sana, non fumo neanche”. Possibile? Possibilissimo.

Cancro. Un verdetto inequivocabile. Vagli a spiegare che, magari, abitando vicino a una discarica, per 20 anni, senza accorgersene, ha accompagnato ogni respiro e ogni boccone con la diossina. Oppure potrebbe essere il caso di un salutista, attento anche a fare la raccolta differenziata dei rifiuti, ma che ha avuto la sfortuna di rifornirsi di carne di animali che si sono cibati di erba contaminata. La regione Calabria è quella che vanta, rispetto a molte altre, una vegetazione fiorente e invidiabile, spalmata su tutti e tre i rilievi della geografia: montagna, collina e spiaggia. Un territorio, invece, martoriato da rifiuti solidi urbani e tossici.

C’è un’indagine coordinata dal pubblico ministero della Procura di Catanzaro, Giuseppe Borelli, che sta cercando di fare luce su questa empasse. È in piena istruttoria. Stanno ridisegnando la pianta della Calabria marcando tutte le discariche. E su talune stanno guardando con una lente a raggi ultravioletti. I raggi ultravioletti sono i carotaggi sui cumuli di rifiuti vecchi di venti, trent’anni. Discariche illegali, mai autorizzate, ma utilizzate anche da Amministrazioni compiacenti.

Pochissime le notizie che sono trapelate fino a questo momento. Quello che è certo è che si lega al filone aperto da Luigi De Magistris alla fine degli anni ’90, “Artemide”, incentrata su un traffico illegale di sostanze tossiche provenienti dall’ex Pertusola Sud, e quello di Pierpaolo Bruni, “Black Mountains”, che ha portato al sequestro di 18 siti, tra cui anche scuole, in cui sono stati sotterrati rifiuti dall’ex fabbrica di zinco.

Un’indagine che ha due comuni denominatori: la natura e il cancro.

La natura defraudata. L’attenzione è rivolta a tutti i siti incriminati. Ma in particolar modo alle discariche di Gimigliano, di rifiuti urbani in località Marra, e mineraria, sempre nella stessa località, e alla cava “Silana mineraria” di Sorbo S. Basile. E non sembra escluso un occhio di riguardo, da parte della magistratura, anche alla diga del Melito, un’opera gigantesca, del valore di 259 milioni di euro, ossia cinquecento miliardi delle vecchie lire.

E le persone consumate dai tumori. Tumori che avrebbero dovuto essere censiti da una Commissione oncologica regionale esistente solo sulla carta. Che non riesce a svolgere la sua funzione. Il Greco, assessore regionale all’Ambiente, sembra uno straniero nell’ente intermedio calabrese. Anziché rivolgersi alla Commissione oncologica presieduta da Francesco Cognetti, parla alla stampa. Questo la dice lunga sul suo isolamento e sul suo potere decisionale per la faccenda delle discariche e sul vantaggio degli apporti scientifici della famigerata Commissione.

Un rete oncologica che manca in Calabria, così come denunciato dalla Commissione ministeriale d’inchiesta Silvana Riccio e Achille Serra già qualche anno fa. E la commissione oncologica, allora, che ci sta a fare? Nicchia. Non ha saputo nemmeno mettere su un registro tumori. E il Greco parla alla stampa. Forse la sua è una richiesta di aiuto alla stampa. Ma esiste una stampa in Calabria che sappia raccogliere il suo appello?

Incalza che la “Calabria sembra una regione industrializzata a causa delle discariche”. Già un medico oncologo indipendente aveva rilasciato qualche tempo fa dichiarazioni analoghe, Pasquale Montilla. Anche lui facente parte della Commissione oncologica appena insediatasi nel 2006. Ma non è durato molto. Alla Regione vanno bene quelli dello status quo. E Montilla non è uno di quelli a cui piace lo status quo. Ed è stato fatto fuori. Come hanno fatto fuori l’assessore regionale alla sanità di allora, Doris Lo Moro, cacciato da Agazio Loiero, secondo la sua versione, per aver “fermato alcuni pagamenti illegittimi pari a 200 milioni”.

In Calabria chi tocca la Sanità viene respinto per incompatibilità ambientale. Meglio non toccarla e lasciarla così com’è. E che continuino a morire i poveri cristi per arricchire le lobby affaristiche e mafiose. A loro conviene che ci si ammali e si muoia.

Fonte:
Agoravox
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Calabria industrializzata. Non è uno slogan di partito, che promette un pesante sviluppo economico con la costruzione di nuove fabbriche e aziende. O di una delle tre compagini in lizza per le prossime elezioni regionali. E nemmeno un motto natalizio di questi giorni di festa.

Ma è l’allarme lanciato da Silvestro Greco, assessore regionale all’Ambiente. “Nella nostra regione oggi - ha dichiarato qualche giorno fa - esiste un numero spropositato di neoplasie tumorali pari ad un livello industriale quando noi non abbiamo un’industrializzazione che possa giustificare questi dati”. Greco, un tecnico prestato alla politica, alla fine la spara. La urla la sua preoccupazione. “Sono mille e cento le discariche illegali”. Bombe ad orologeria che non ti aspetti, sepolte da smottamenti, sfaldamenti, e da una vegetazione selvatica. Bombe che all’occorrenza ti piantonano un tumore allo stomaco, al cervello, e tu dici: “Ma perché? Come è potuto succedere? Ho vissuto una vita sana, non fumo neanche”. Possibile? Possibilissimo.

Cancro. Un verdetto inequivocabile. Vagli a spiegare che, magari, abitando vicino a una discarica, per 20 anni, senza accorgersene, ha accompagnato ogni respiro e ogni boccone con la diossina. Oppure potrebbe essere il caso di un salutista, attento anche a fare la raccolta differenziata dei rifiuti, ma che ha avuto la sfortuna di rifornirsi di carne di animali che si sono cibati di erba contaminata. La regione Calabria è quella che vanta, rispetto a molte altre, una vegetazione fiorente e invidiabile, spalmata su tutti e tre i rilievi della geografia: montagna, collina e spiaggia. Un territorio, invece, martoriato da rifiuti solidi urbani e tossici.

C’è un’indagine coordinata dal pubblico ministero della Procura di Catanzaro, Giuseppe Borelli, che sta cercando di fare luce su questa empasse. È in piena istruttoria. Stanno ridisegnando la pianta della Calabria marcando tutte le discariche. E su talune stanno guardando con una lente a raggi ultravioletti. I raggi ultravioletti sono i carotaggi sui cumuli di rifiuti vecchi di venti, trent’anni. Discariche illegali, mai autorizzate, ma utilizzate anche da Amministrazioni compiacenti.

Pochissime le notizie che sono trapelate fino a questo momento. Quello che è certo è che si lega al filone aperto da Luigi De Magistris alla fine degli anni ’90, “Artemide”, incentrata su un traffico illegale di sostanze tossiche provenienti dall’ex Pertusola Sud, e quello di Pierpaolo Bruni, “Black Mountains”, che ha portato al sequestro di 18 siti, tra cui anche scuole, in cui sono stati sotterrati rifiuti dall’ex fabbrica di zinco.

Un’indagine che ha due comuni denominatori: la natura e il cancro.

La natura defraudata. L’attenzione è rivolta a tutti i siti incriminati. Ma in particolar modo alle discariche di Gimigliano, di rifiuti urbani in località Marra, e mineraria, sempre nella stessa località, e alla cava “Silana mineraria” di Sorbo S. Basile. E non sembra escluso un occhio di riguardo, da parte della magistratura, anche alla diga del Melito, un’opera gigantesca, del valore di 259 milioni di euro, ossia cinquecento miliardi delle vecchie lire.

E le persone consumate dai tumori. Tumori che avrebbero dovuto essere censiti da una Commissione oncologica regionale esistente solo sulla carta. Che non riesce a svolgere la sua funzione. Il Greco, assessore regionale all’Ambiente, sembra uno straniero nell’ente intermedio calabrese. Anziché rivolgersi alla Commissione oncologica presieduta da Francesco Cognetti, parla alla stampa. Questo la dice lunga sul suo isolamento e sul suo potere decisionale per la faccenda delle discariche e sul vantaggio degli apporti scientifici della famigerata Commissione.

Un rete oncologica che manca in Calabria, così come denunciato dalla Commissione ministeriale d’inchiesta Silvana Riccio e Achille Serra già qualche anno fa. E la commissione oncologica, allora, che ci sta a fare? Nicchia. Non ha saputo nemmeno mettere su un registro tumori. E il Greco parla alla stampa. Forse la sua è una richiesta di aiuto alla stampa. Ma esiste una stampa in Calabria che sappia raccogliere il suo appello?

Incalza che la “Calabria sembra una regione industrializzata a causa delle discariche”. Già un medico oncologo indipendente aveva rilasciato qualche tempo fa dichiarazioni analoghe, Pasquale Montilla. Anche lui facente parte della Commissione oncologica appena insediatasi nel 2006. Ma non è durato molto. Alla Regione vanno bene quelli dello status quo. E Montilla non è uno di quelli a cui piace lo status quo. Ed è stato fatto fuori. Come hanno fatto fuori l’assessore regionale alla sanità di allora, Doris Lo Moro, cacciato da Agazio Loiero, secondo la sua versione, per aver “fermato alcuni pagamenti illegittimi pari a 200 milioni”.

In Calabria chi tocca la Sanità viene respinto per incompatibilità ambientale. Meglio non toccarla e lasciarla così com’è. E che continuino a morire i poveri cristi per arricchire le lobby affaristiche e mafiose. A loro conviene che ci si ammali e si muoia.

Fonte:
Agoravox
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