giovedì 10 dicembre 2009

Sud indipendente: le risorse per il decollo ci sono



Di Nicola Zitara

Le formazioni sociali evolvono in forza del progresso tecnico. Questo si muove, di regola, in forma lineare, ma è capitato anche che lo facesse in modo rivoluzionario, sia in avanti sia all’indietro (Medio Evo). Il balzo avanti più vicino a noi è dato dalla Rivoluzione industriale, la quale ebbe inizio sul finire del 1700 ed è ancora in fase di svolgimento. L’Asia continentale solo da una quarantina d’anni a questa parte l’ha raggiunta; ora la sta raggiungendo l’America latina e ancora la deve raggiungere parte del Continente africano.

L’Italia meridionale ha registrato, in questo campo, un modesto avvio e poi è stata bloccata per il venir meno del capitale di partenza accumulato dallo Stato borbonico.

Il capitale di partenza, o accumulazione primitiva, o accumulazione originaria, o accumulazione selvaggia – a seconda delle visioni dei trattatisti – in Inghilterra e in Francia è stato, almeno in parte, formato dal commercio mondiale e dai saccheggi coloniali. I paesi che hanno seguito l’esempio inglese e francese hanno invece dovuto fare ricorso ad altre forme di accumulazione. La Germania e il Giappone hanno beneficiato del patriottismo e della razionalità del grande padronato fondiario, l’Italia e gli Stati Uniti, invece, hanno potuto formare una loro accumulazione originaria creando una colonia interna attraverso, nel primo caso una guerra di unificazione, e nel secondo caso una guerra di secessione.

In entrambi i paesi sono state le Banche d’emissione e l’emissione di banconote a creare dei mezzi cartacei di pagamento in sostituzione dell’oro e dell’argento, spogliando così gli agricoltori e specialmente i contadini.

In verità, un forte processo di accumulazione capitalistica attraverso la carta bancaria si ebbe nel Regno Borbonico a partire dal 1818. le Fedi di credito erano un’antica istituzione dei Banchi napoletani, consistente in un foglietto di credito rilasciato in cambio di un deposito. Questi crediti circolavano con estrema facilità nel Regno meridionale, consentendo ai Banchi di trattenere come riserva l’argento monetato e di emettere anche biglietti allo scoperto.

Nel 1818 il Cavaliere de’Medici, ministro del tesoro di Ferdinando I, unificati i Banchi nell’unico Banco delle Due Sicilie, collegò questo al ministero del tesoro, mettendo così a disposizione dello stesso circa la metà dei depositi che affluivano alle casse del Banco, mentre l’altra metà rimaneva come riserva di cassa. Questo modello ebbe un gran successo e nel corso di quaranta anni circa, tra il 1818 e il 1861, i depositi salirono da 20 milioni a circa 250 milioni di ducati (pari all’incirca a un miliardo di franchi francesi e piemontesi). Corrispondentemente salì la facoltà di spesa dello Stato Borbonico, il quale, specialmente per iniziativa di Ferdinando II, investì ingenti somme nell’attrezzatura dei porti, nella creazione di una grande marina mercantile e di industrie siderurgiche e meccaniche statali e private.

L’Italia fu unificata nel 1861 e già nel 1866 il governo nazionale provvide a sottomettere alla Banca Nazionale di Torino tutte le altre banche, facendo di essa una vera banca centrale di emissione. Venne infatti decretato il corso forzoso dei suoi biglietti. Un anno dopo l’altro l’oro e l’argento scomparvero dalla circolazione. Le monete metalliche in oro e in argento non erano proprietà dello stato e neppure della Banca Centrale, ma proprietà dei cittadini. Con il corso forzoso dei biglietti della Banca Nazionale, la ricchezza circolante venne requisita e amministrata dalla stessa. La Banca Nazionale, in forza delle riserve e dei privilegi rubati, poté emettere circa dieci miliardi di lire in banconote, che vennero distribuite a pioggia alle Casse di Risparmio, alle Banche Cooperative e alle banche private sorte a centinaia nel Centrosettentrione. L’accumulazione primitiva del sistema capitalistico padano fu realizzata attraverso questa procedura.

Il Meridione che volesse progettare l’accumulazione primitiva in uno stato indipendente, non può approfittare del modello di sviluppo delle Tigri Asiatiche, della Cina e dell’India, perché non ha più un retroterra agricolo e contadino a cui far pagare il prezzo dell’accumulazione di partenza. Tuttavia come nel passato borbonico, la circolazione monetaria esistente (in euro), se disciplinata da un’unica banca centrale, è ampiamente sufficiente a sostenere investimenti di medio e lungo periodo. In sostanza, il problema di un futuro del Sud italiano non è economico, ma politico

Fonte:
Eleaml
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Di Nicola Zitara

Le formazioni sociali evolvono in forza del progresso tecnico. Questo si muove, di regola, in forma lineare, ma è capitato anche che lo facesse in modo rivoluzionario, sia in avanti sia all’indietro (Medio Evo). Il balzo avanti più vicino a noi è dato dalla Rivoluzione industriale, la quale ebbe inizio sul finire del 1700 ed è ancora in fase di svolgimento. L’Asia continentale solo da una quarantina d’anni a questa parte l’ha raggiunta; ora la sta raggiungendo l’America latina e ancora la deve raggiungere parte del Continente africano.

L’Italia meridionale ha registrato, in questo campo, un modesto avvio e poi è stata bloccata per il venir meno del capitale di partenza accumulato dallo Stato borbonico.

Il capitale di partenza, o accumulazione primitiva, o accumulazione originaria, o accumulazione selvaggia – a seconda delle visioni dei trattatisti – in Inghilterra e in Francia è stato, almeno in parte, formato dal commercio mondiale e dai saccheggi coloniali. I paesi che hanno seguito l’esempio inglese e francese hanno invece dovuto fare ricorso ad altre forme di accumulazione. La Germania e il Giappone hanno beneficiato del patriottismo e della razionalità del grande padronato fondiario, l’Italia e gli Stati Uniti, invece, hanno potuto formare una loro accumulazione originaria creando una colonia interna attraverso, nel primo caso una guerra di unificazione, e nel secondo caso una guerra di secessione.

In entrambi i paesi sono state le Banche d’emissione e l’emissione di banconote a creare dei mezzi cartacei di pagamento in sostituzione dell’oro e dell’argento, spogliando così gli agricoltori e specialmente i contadini.

In verità, un forte processo di accumulazione capitalistica attraverso la carta bancaria si ebbe nel Regno Borbonico a partire dal 1818. le Fedi di credito erano un’antica istituzione dei Banchi napoletani, consistente in un foglietto di credito rilasciato in cambio di un deposito. Questi crediti circolavano con estrema facilità nel Regno meridionale, consentendo ai Banchi di trattenere come riserva l’argento monetato e di emettere anche biglietti allo scoperto.

Nel 1818 il Cavaliere de’Medici, ministro del tesoro di Ferdinando I, unificati i Banchi nell’unico Banco delle Due Sicilie, collegò questo al ministero del tesoro, mettendo così a disposizione dello stesso circa la metà dei depositi che affluivano alle casse del Banco, mentre l’altra metà rimaneva come riserva di cassa. Questo modello ebbe un gran successo e nel corso di quaranta anni circa, tra il 1818 e il 1861, i depositi salirono da 20 milioni a circa 250 milioni di ducati (pari all’incirca a un miliardo di franchi francesi e piemontesi). Corrispondentemente salì la facoltà di spesa dello Stato Borbonico, il quale, specialmente per iniziativa di Ferdinando II, investì ingenti somme nell’attrezzatura dei porti, nella creazione di una grande marina mercantile e di industrie siderurgiche e meccaniche statali e private.

L’Italia fu unificata nel 1861 e già nel 1866 il governo nazionale provvide a sottomettere alla Banca Nazionale di Torino tutte le altre banche, facendo di essa una vera banca centrale di emissione. Venne infatti decretato il corso forzoso dei suoi biglietti. Un anno dopo l’altro l’oro e l’argento scomparvero dalla circolazione. Le monete metalliche in oro e in argento non erano proprietà dello stato e neppure della Banca Centrale, ma proprietà dei cittadini. Con il corso forzoso dei biglietti della Banca Nazionale, la ricchezza circolante venne requisita e amministrata dalla stessa. La Banca Nazionale, in forza delle riserve e dei privilegi rubati, poté emettere circa dieci miliardi di lire in banconote, che vennero distribuite a pioggia alle Casse di Risparmio, alle Banche Cooperative e alle banche private sorte a centinaia nel Centrosettentrione. L’accumulazione primitiva del sistema capitalistico padano fu realizzata attraverso questa procedura.

Il Meridione che volesse progettare l’accumulazione primitiva in uno stato indipendente, non può approfittare del modello di sviluppo delle Tigri Asiatiche, della Cina e dell’India, perché non ha più un retroterra agricolo e contadino a cui far pagare il prezzo dell’accumulazione di partenza. Tuttavia come nel passato borbonico, la circolazione monetaria esistente (in euro), se disciplinata da un’unica banca centrale, è ampiamente sufficiente a sostenere investimenti di medio e lungo periodo. In sostanza, il problema di un futuro del Sud italiano non è economico, ma politico

Fonte:
Eleaml

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