mercoledì 10 giugno 2009

Precari della Pa a casa in silenzio: e i controlli spariscono


Di Rossana De Rossi



Saranno molte migliaia i precari della Pubblica Amministrazione che vedranno i contratti scadere da qui a fine anno, e il governo ha già annunciato che non saranno rinnovati. Ma spesso lavorano in settori importanti. E ora chi svolgerà il loro lavoro?

Il silenzio è d’oro, anche quando si va a casa licenziati. E’ quello che pensano il governo, i politici e perfino una parte dei sindacati, riguardo ai precari della pubblica amministrazione. Lavoratori che non vengono licenziati, essendo lavoratori flessibili o “capitani di ventura“, come dice il ministro Brunetta. Quest’ultima definizione è riservata in particolare ai ricercatori, i meno pagati d’Europa, visto il budget che l’Italia destina ad Università ed enti preposti (appena l’1,1% del Pil, contro l’1,9% della media europea e il 2,8 degli Usa). Oltre a essere malpagati, i ricercatori precari sono anche i primi a saltare nei momenti di crisi, come sta accadendo oggi, anche negli enti che hanno il compito di controllare e tutelare la salute nostra e dell’ambiente che ci circonda.


PRESTIGIACOMO SI SFILA. E I SINDACATI? - Ne è un esempio quanto accade all’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), creato l’estate scorsa dalla fusione dell’Agenzia Governativa per l’Ambiente (Apat) con Icram e Infs, enti che si occupavano rispettivamente di mare e fauna selvatica.
In Ispra, ad oggi lavorano oltre 430 precari, quasi 200 dei quali andranno a casa a fine mese (senza gli ammortizzatori immaginari di cui parlava in campagna elettorale il nostro premier), con gli altri che li seguiranno a fine anno.
Proprio ieri, la struttura commissariale nominata dal governo ha rinviato a “data da destinarsi” (ah, la chiarezza post-elettorale) l’incontro sul precariato che si sarebbe dovuto tenere ieri con le organizzazioni sindacali, ad onor del vero dopo che due di loro (Cisl e Uil) si erano già sfilate, annunciando “ufficiosamente” che non avrebbero partecipato. L’Ispra ricade sotto la vigilanza del ministero dell’Ambiente di Stefania Prestigiacomo, che ha però sempre declinato le richieste di incontro di precari e sindacati, lasciando invece trapelare il suo lavoro su una “soluzione politica” che non è mai arrivata.

GLI “SCADUTI” DELL’AMBIENTE - La ministro sa bene che quelli che stanno per “scadere“, come uno yogurt guasto, non sono fannulloni di brunettiana memoria, ma persone con competenze ed esperienza, che spesso portano perfino soldi all’amministrazione. E’ il caso di Roberta, lavoratrice co.co.co. che è stata all’ex Apat, con contratto a tempo determinato, dal 2002 al 2005, prima di essere “retrocessa” a collaboratrice con contratti della durata di sei mesi. Si occupa di certificazioni ambientali, in particolare di quella Ecolabel che certifica, secondo i regolamenti europei, il ridotto impatto ambientale dei servizi e prodotti offerti dalle aziende che l’hanno ottenuta. E’ stata responsabile delle istruttorie per l’assegnazione del marchio (che ogni anno porta nelle casse dello stato milioni di euro) e della sua promozione in Italia. A fronte di tutto questo, dopo sette anni di esperienza guadagna 1100 euro nette al mese, che spesso le vengono versate in grande ritardo, e dal 30 giugno nemmeno queste. Maurizio è invece laureato in ingegneria, e da quasi sei anni si occupa di monitoraggio radiologico dell’ambiente, per poter dare un pronto allarme in caso di incidenti ad impianti nucleari nazionali ed oltrefrontiera. Cura anche i sistemi internazionali di scambio dei dati, che sono previsti da accordi sottoscritti da tutti i paesi dell’Unione Europea, per prevenire le emergenze nucleari. E’ paradossale che, in un paese che dice di voler tornare all’atomo e ha appena creato un’agenzia ad hoc per questo, probabilmente un esperto come Maurizio andrà a casa a fine mese. Anche per lui, niente più 1100 euro, seppur versati con mesi di ritardo.

PRECARI DA 25 MILIARDI - Ci sono poi i precari che curano il registro di tutte le emissioni in atmosfera prodotte dalle aziende italiane, per adempiere al protocollo di Kyoto ed evitare danni alla salute dei cittadini. Fino a poco tempo fa, erano quasi il 70% degli addetti a questo settore (19 su 27), ora qualcuno è stato stabilizzato ma restano in tanti. In particolare, quelli che lavorano all’ufficio specifico che si occupa di conteggiare ciò che le imprese immettono in atmosfera: se saltassero, nessuno più potrebbe riconoscere e registrare ufficialmente l’acquisto e la vendita di emissioni da parte degli operatori industriali, causando un grave danno economico alle stesse aziende. Si calcola che nel registro Ispra risiedano ad oggi circa 25 miliardi di euro: le aziende pagano 25 euro per ogni tonnellata di inquinante emessa, ma se salta il registro è probabile che non lo faranno più, come è probabile l’ennesima apertura di una procedura di infrazione europea, con multe tutte a carico dei contribuenti.

I “FORTUNATI” DELL’ISPRA - All’Istituto però ci sono anche i “fortunati“: come Luca e Andrea, stabilizzati solo una settimana fa, dopo anni di attesa, nonostante fossero vincitori di un concorso e rientrassero nelle leggi sulle stabilizzazioni scritte dal tanto vituperato governo Prodi. Andrea è un geologo, ha 46 anni ed è stato precario per “soli” 20 anni, tra università ed enti, di cui tre trascorsi all’estero. Ora è tra quei lavoratori che hanno avuto un contratto stabile, che viene usato dalla Prestigiacomo e dai commissari Ispra come una clava verso i colleghi che non ce l’hanno. Luca, anche lui geologo (tra le altre cose l’Istituto incorpora il Servizio Geologico d’Italia) è stato di recente nominato segretario dell’organismo che raggruppa tutti i servizi geologici d’Europa (EuroGeoSurveys, con sede a Bruxelles), ma quando è stato scelto dai massimi esperti del continente, per l’Italia era ancora un precario. Infatti, anche lui è stato stabilizzato una settimana fa, nonostante il concorso vinto, il ruolo di responsabile in diversi progetti internazionali e un’esperienza pluriennale alla Commissione Europea. Questi sono i fortunati: gli altri sono quelli che andranno a casa entro fine anno. Gli stessi che oggi si troveranno a manifestare, per l’ennesima volta, davanti al ministero di via Cristoforo Colombo, nell’inutile attesa di una parola dal ministro Prestigiacomo. In passato, hanno avuto lettere di solidarietà e interrogazioni parlamentari (italiane ed europee) da parte di Antonio Di Pietro, Roberto Musacchio della Sinistra Europea, Della Seta del Pd, Pierferdinando Casini, e perfino alcuni deputati di centrodestra. Chiusa la campagna elettorale, chissà quanti saranno ancora disposti a dare il loro appoggio. In ogni caso, domani appuntamento al ministero ed entro dicembre nelle liste dei disoccupati. Sempre in silenzio, ovviamente, raccomanda il governo.


Fonte:
Giornalettismo.com
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Di Rossana De Rossi



Saranno molte migliaia i precari della Pubblica Amministrazione che vedranno i contratti scadere da qui a fine anno, e il governo ha già annunciato che non saranno rinnovati. Ma spesso lavorano in settori importanti. E ora chi svolgerà il loro lavoro?

Il silenzio è d’oro, anche quando si va a casa licenziati. E’ quello che pensano il governo, i politici e perfino una parte dei sindacati, riguardo ai precari della pubblica amministrazione. Lavoratori che non vengono licenziati, essendo lavoratori flessibili o “capitani di ventura“, come dice il ministro Brunetta. Quest’ultima definizione è riservata in particolare ai ricercatori, i meno pagati d’Europa, visto il budget che l’Italia destina ad Università ed enti preposti (appena l’1,1% del Pil, contro l’1,9% della media europea e il 2,8 degli Usa). Oltre a essere malpagati, i ricercatori precari sono anche i primi a saltare nei momenti di crisi, come sta accadendo oggi, anche negli enti che hanno il compito di controllare e tutelare la salute nostra e dell’ambiente che ci circonda.


PRESTIGIACOMO SI SFILA. E I SINDACATI? - Ne è un esempio quanto accade all’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), creato l’estate scorsa dalla fusione dell’Agenzia Governativa per l’Ambiente (Apat) con Icram e Infs, enti che si occupavano rispettivamente di mare e fauna selvatica.
In Ispra, ad oggi lavorano oltre 430 precari, quasi 200 dei quali andranno a casa a fine mese (senza gli ammortizzatori immaginari di cui parlava in campagna elettorale il nostro premier), con gli altri che li seguiranno a fine anno.
Proprio ieri, la struttura commissariale nominata dal governo ha rinviato a “data da destinarsi” (ah, la chiarezza post-elettorale) l’incontro sul precariato che si sarebbe dovuto tenere ieri con le organizzazioni sindacali, ad onor del vero dopo che due di loro (Cisl e Uil) si erano già sfilate, annunciando “ufficiosamente” che non avrebbero partecipato. L’Ispra ricade sotto la vigilanza del ministero dell’Ambiente di Stefania Prestigiacomo, che ha però sempre declinato le richieste di incontro di precari e sindacati, lasciando invece trapelare il suo lavoro su una “soluzione politica” che non è mai arrivata.

GLI “SCADUTI” DELL’AMBIENTE - La ministro sa bene che quelli che stanno per “scadere“, come uno yogurt guasto, non sono fannulloni di brunettiana memoria, ma persone con competenze ed esperienza, che spesso portano perfino soldi all’amministrazione. E’ il caso di Roberta, lavoratrice co.co.co. che è stata all’ex Apat, con contratto a tempo determinato, dal 2002 al 2005, prima di essere “retrocessa” a collaboratrice con contratti della durata di sei mesi. Si occupa di certificazioni ambientali, in particolare di quella Ecolabel che certifica, secondo i regolamenti europei, il ridotto impatto ambientale dei servizi e prodotti offerti dalle aziende che l’hanno ottenuta. E’ stata responsabile delle istruttorie per l’assegnazione del marchio (che ogni anno porta nelle casse dello stato milioni di euro) e della sua promozione in Italia. A fronte di tutto questo, dopo sette anni di esperienza guadagna 1100 euro nette al mese, che spesso le vengono versate in grande ritardo, e dal 30 giugno nemmeno queste. Maurizio è invece laureato in ingegneria, e da quasi sei anni si occupa di monitoraggio radiologico dell’ambiente, per poter dare un pronto allarme in caso di incidenti ad impianti nucleari nazionali ed oltrefrontiera. Cura anche i sistemi internazionali di scambio dei dati, che sono previsti da accordi sottoscritti da tutti i paesi dell’Unione Europea, per prevenire le emergenze nucleari. E’ paradossale che, in un paese che dice di voler tornare all’atomo e ha appena creato un’agenzia ad hoc per questo, probabilmente un esperto come Maurizio andrà a casa a fine mese. Anche per lui, niente più 1100 euro, seppur versati con mesi di ritardo.

PRECARI DA 25 MILIARDI - Ci sono poi i precari che curano il registro di tutte le emissioni in atmosfera prodotte dalle aziende italiane, per adempiere al protocollo di Kyoto ed evitare danni alla salute dei cittadini. Fino a poco tempo fa, erano quasi il 70% degli addetti a questo settore (19 su 27), ora qualcuno è stato stabilizzato ma restano in tanti. In particolare, quelli che lavorano all’ufficio specifico che si occupa di conteggiare ciò che le imprese immettono in atmosfera: se saltassero, nessuno più potrebbe riconoscere e registrare ufficialmente l’acquisto e la vendita di emissioni da parte degli operatori industriali, causando un grave danno economico alle stesse aziende. Si calcola che nel registro Ispra risiedano ad oggi circa 25 miliardi di euro: le aziende pagano 25 euro per ogni tonnellata di inquinante emessa, ma se salta il registro è probabile che non lo faranno più, come è probabile l’ennesima apertura di una procedura di infrazione europea, con multe tutte a carico dei contribuenti.

I “FORTUNATI” DELL’ISPRA - All’Istituto però ci sono anche i “fortunati“: come Luca e Andrea, stabilizzati solo una settimana fa, dopo anni di attesa, nonostante fossero vincitori di un concorso e rientrassero nelle leggi sulle stabilizzazioni scritte dal tanto vituperato governo Prodi. Andrea è un geologo, ha 46 anni ed è stato precario per “soli” 20 anni, tra università ed enti, di cui tre trascorsi all’estero. Ora è tra quei lavoratori che hanno avuto un contratto stabile, che viene usato dalla Prestigiacomo e dai commissari Ispra come una clava verso i colleghi che non ce l’hanno. Luca, anche lui geologo (tra le altre cose l’Istituto incorpora il Servizio Geologico d’Italia) è stato di recente nominato segretario dell’organismo che raggruppa tutti i servizi geologici d’Europa (EuroGeoSurveys, con sede a Bruxelles), ma quando è stato scelto dai massimi esperti del continente, per l’Italia era ancora un precario. Infatti, anche lui è stato stabilizzato una settimana fa, nonostante il concorso vinto, il ruolo di responsabile in diversi progetti internazionali e un’esperienza pluriennale alla Commissione Europea. Questi sono i fortunati: gli altri sono quelli che andranno a casa entro fine anno. Gli stessi che oggi si troveranno a manifestare, per l’ennesima volta, davanti al ministero di via Cristoforo Colombo, nell’inutile attesa di una parola dal ministro Prestigiacomo. In passato, hanno avuto lettere di solidarietà e interrogazioni parlamentari (italiane ed europee) da parte di Antonio Di Pietro, Roberto Musacchio della Sinistra Europea, Della Seta del Pd, Pierferdinando Casini, e perfino alcuni deputati di centrodestra. Chiusa la campagna elettorale, chissà quanti saranno ancora disposti a dare il loro appoggio. In ogni caso, domani appuntamento al ministero ed entro dicembre nelle liste dei disoccupati. Sempre in silenzio, ovviamente, raccomanda il governo.


Fonte:
Giornalettismo.com

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