lunedì 29 giugno 2009

«Anche Rothschild era uno schiavista» Ora la banca è chiamata a risponderne


Chi l'avrebbe mai detto...



Rivelazioni sui pionieri della City in documenti segreti dell’Ottocento


Di Fabio Cavalera


LONDRA — Gli «antischiavisti» erano degli schiavisti. Centinaia di documenti con il marchio «T71», conservati negli Archivi di Stato, mettono con le spalle al muro due fra i nomi che hanno scritto la storia della City e della grande finanza. Natham Mayer Rothschild e James William Freshfield, vissuti nella prima metà dell’Ottocento, hanno avuto per quasi due secoli il profilo di bravi precursori del capitalismo illuminato, fermi oppositori della brutalità schiavista. Oggi le loro biografie sono da rivedere sotto lenti ben diverse. Questo cambiamento lo si deve a Nick Draper che ha lavorato alla banca d’affari «JP Morgan» per venticinque anni ma che, una volta abbandonata la scrivania del prestigioso istituto per dedicarsi ai suoi interessi di storico dell’economia all’University College di Londra, ha cominciato a indagare sui rapporti fra la City e il traffico di uomini e donne deportati dalle colonie.

Un tema che viene affrontato con molta cautela negli ambienti dell’alta finanza londinese, perché, dietro ad alcuni dei bei nomi delle famiglie che hanno trasformato il «Miglio Quadrato» sulla sponda nord del Tamigi nel crocevia del business mondiale, vi possono essere imbarazzanti percorsi di arricchimento e che inconfessabili relazioni intrattenute con chi fece fortuna mettendo i ceppi alle caviglie e ai polsi di milioni di africani. Gli eredi e i successori, in molti casi, hanno riparato con fondi a sostegno delle popolazioni nere povere e riconoscendo le colpe dei fondatori. In altri casi, quelle vergogne sono rimaste sepolte e blindate. I Rothschild, ad esempio, dinastia di banchieri che ha cominciato ad operare in Inghilterra nel 1808, e i Freshfields, dinastia di illustri e potenti avvocati che conosce i segreti della City e che vanta una ragnatela di 2600 legali associati oltre a una infinità di studi sparsi in ogni angolo del mondo (Europa, America, Arabia Saudita, Vietnam, Cina e Giappone) si trovano improvvisamente sotto la luce dei riflettori a rispondere delle macchie del passato. Proprio Nick Draper ha scovato infatti, negli archivi di Kew Garden, i dossier su Natham Mayer Rothschild, figlio di Meyer Aemchel Rothschild che avviò la carriera a Francoforte, e James William Freshfield dai quali risulta che entrambi beneficiarono dello schiavismo.

Il Financial Times, la bibbia della City, ieri vi ha dedicato il titolo di apertura del giornale, sei colonne in prima pagina: i documenti rivelano i legami dei fondatori di Rothschild e Freshfields con la schiavitù. Per quanto riguarda il banchiere vi è un dossier che contiene gli originali di una richiesta di compensazione, avanzata da Natham Mayer Rothschild e dal fratello il barone James, a copertura di una garanzia di 3 mila sterline concessa a Lord James O’Bryen. Tale compensazione, nel 1830, fu rivendicata all'indomani dell'atto di abolizione della schiavitù nel Regno Unito. Che cosa era accaduto? Un tale Lord James O'Bryen aveva chiesto un credito ai fratelli Rothschild i quali, in cambio, avevano sollecitato e ottenuto «un'ipoteca» sulla proprietà del debitore, ad Antigua, comprensiva degli 88 schiavi che lì erano sfruttati. Lord James finì insolvente e i Rothschild pretesero l'adempimento dell'impegno. Nel frattempo però la schiavitù fu dichiarata illegale. Per rientrare di quell'impegno, i banchieri si rivolsero al governo di Sua Maestà, presentando gli atti del loro business, e alla fine ebbero le loro 3 mila sterline.

È la dimostrazione che i Rothschild intrattennero stretti rapporti d'affari con i proprietari terrieri e con l'aristocrazia schiavista. E che, nonostante le dichiarate posizioni contrarie alla tratta, non abbandonarono mai l'idea di vendersi ripagare il prestito con 88 schiavi. Più compromettente è il coinvolgimento dell'avvocato James William Freshfield e del figlio, titolare dello studio legale più importante della City: per conto di alcuni clienti operarono con mandato di fiduciari e amministratori nel trasferimento di proprietà, anche in questo caso, «comprensive » di decine di schiavi. E’ evidente che dagli accordi conclusi, dunque, che dal traffico di schiavi trassero buone parcelle. Notizie e rivelazioni che ribaltano l'immagine del vecchio James William Freshfield a quei tempi, membro attivo della Church Missionary Society. Sconcertate le reazioni in casa Rothschild e da parte dello studio Freshfields. La responsabile degli archivi Rothschild ha ammesso che la documentazione è nuova e che non era a conoscenza di questi legami compromettenti dei due fratelli Natham e James. Mentre lo studio legale, «orgoglioso della sua lunga tradizione a supporto dei diritti umani» promette una «investigazione» attenta sulle circostanze che sono emerse: quel volto della City che chissà come è rimasto segreto per quasi due secoli.

Fonte:
Corriere della Sera del 28 giugno 2009
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Chi l'avrebbe mai detto...



Rivelazioni sui pionieri della City in documenti segreti dell’Ottocento


Di Fabio Cavalera


LONDRA — Gli «antischiavisti» erano degli schiavisti. Centinaia di documenti con il marchio «T71», conservati negli Archivi di Stato, mettono con le spalle al muro due fra i nomi che hanno scritto la storia della City e della grande finanza. Natham Mayer Rothschild e James William Freshfield, vissuti nella prima metà dell’Ottocento, hanno avuto per quasi due secoli il profilo di bravi precursori del capitalismo illuminato, fermi oppositori della brutalità schiavista. Oggi le loro biografie sono da rivedere sotto lenti ben diverse. Questo cambiamento lo si deve a Nick Draper che ha lavorato alla banca d’affari «JP Morgan» per venticinque anni ma che, una volta abbandonata la scrivania del prestigioso istituto per dedicarsi ai suoi interessi di storico dell’economia all’University College di Londra, ha cominciato a indagare sui rapporti fra la City e il traffico di uomini e donne deportati dalle colonie.

Un tema che viene affrontato con molta cautela negli ambienti dell’alta finanza londinese, perché, dietro ad alcuni dei bei nomi delle famiglie che hanno trasformato il «Miglio Quadrato» sulla sponda nord del Tamigi nel crocevia del business mondiale, vi possono essere imbarazzanti percorsi di arricchimento e che inconfessabili relazioni intrattenute con chi fece fortuna mettendo i ceppi alle caviglie e ai polsi di milioni di africani. Gli eredi e i successori, in molti casi, hanno riparato con fondi a sostegno delle popolazioni nere povere e riconoscendo le colpe dei fondatori. In altri casi, quelle vergogne sono rimaste sepolte e blindate. I Rothschild, ad esempio, dinastia di banchieri che ha cominciato ad operare in Inghilterra nel 1808, e i Freshfields, dinastia di illustri e potenti avvocati che conosce i segreti della City e che vanta una ragnatela di 2600 legali associati oltre a una infinità di studi sparsi in ogni angolo del mondo (Europa, America, Arabia Saudita, Vietnam, Cina e Giappone) si trovano improvvisamente sotto la luce dei riflettori a rispondere delle macchie del passato. Proprio Nick Draper ha scovato infatti, negli archivi di Kew Garden, i dossier su Natham Mayer Rothschild, figlio di Meyer Aemchel Rothschild che avviò la carriera a Francoforte, e James William Freshfield dai quali risulta che entrambi beneficiarono dello schiavismo.

Il Financial Times, la bibbia della City, ieri vi ha dedicato il titolo di apertura del giornale, sei colonne in prima pagina: i documenti rivelano i legami dei fondatori di Rothschild e Freshfields con la schiavitù. Per quanto riguarda il banchiere vi è un dossier che contiene gli originali di una richiesta di compensazione, avanzata da Natham Mayer Rothschild e dal fratello il barone James, a copertura di una garanzia di 3 mila sterline concessa a Lord James O’Bryen. Tale compensazione, nel 1830, fu rivendicata all'indomani dell'atto di abolizione della schiavitù nel Regno Unito. Che cosa era accaduto? Un tale Lord James O'Bryen aveva chiesto un credito ai fratelli Rothschild i quali, in cambio, avevano sollecitato e ottenuto «un'ipoteca» sulla proprietà del debitore, ad Antigua, comprensiva degli 88 schiavi che lì erano sfruttati. Lord James finì insolvente e i Rothschild pretesero l'adempimento dell'impegno. Nel frattempo però la schiavitù fu dichiarata illegale. Per rientrare di quell'impegno, i banchieri si rivolsero al governo di Sua Maestà, presentando gli atti del loro business, e alla fine ebbero le loro 3 mila sterline.

È la dimostrazione che i Rothschild intrattennero stretti rapporti d'affari con i proprietari terrieri e con l'aristocrazia schiavista. E che, nonostante le dichiarate posizioni contrarie alla tratta, non abbandonarono mai l'idea di vendersi ripagare il prestito con 88 schiavi. Più compromettente è il coinvolgimento dell'avvocato James William Freshfield e del figlio, titolare dello studio legale più importante della City: per conto di alcuni clienti operarono con mandato di fiduciari e amministratori nel trasferimento di proprietà, anche in questo caso, «comprensive » di decine di schiavi. E’ evidente che dagli accordi conclusi, dunque, che dal traffico di schiavi trassero buone parcelle. Notizie e rivelazioni che ribaltano l'immagine del vecchio James William Freshfield a quei tempi, membro attivo della Church Missionary Society. Sconcertate le reazioni in casa Rothschild e da parte dello studio Freshfields. La responsabile degli archivi Rothschild ha ammesso che la documentazione è nuova e che non era a conoscenza di questi legami compromettenti dei due fratelli Natham e James. Mentre lo studio legale, «orgoglioso della sua lunga tradizione a supporto dei diritti umani» promette una «investigazione» attenta sulle circostanze che sono emerse: quel volto della City che chissà come è rimasto segreto per quasi due secoli.

Fonte:
Corriere della Sera del 28 giugno 2009

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