sabato 13 giugno 2009

Alcune riflessioni post-elettorali


Ricevo e posto:
Carissimi amici,
dopo una campagna elettorale che ha ci visti costantemente "in dialogo" - reale o virtuale - desiderosi di contribuire attivamente all'importante passaggio che ci si apprestava a fare come cittadini italiani che credono all'Europa, mi è sembrato giusto e opportuno mettervi al corrente delle mie riflessioni scaturite all'indomani dei risultati. La lettura dei dati e le situazioni venutesi a creare con il voto per l'elezione dei rappresentanti italiani al Parlamento Europeo, del resto, sono veramente ricche di spunti e motivi di riflessione seria e puntuale. Libera da ogni condizionamento o tentativo di nascondere soddisfazione e delusione.

Al di là del risultato personale, di cui posso essere relativamente soddisfatto, non ho infatti nessuna difficoltà a riconoscere come veramente negativo quello ottenuto dalla lista dei Liberal Democratici per Melchiorre. L'aver ottenuto soltanto lo 0,23% dei consensi come lista ci ha posto all'ultimo posto fra le formazioni presentatesi alla competizione europea. Dobbiamo riflettere su questo dato anche perchè il partito è andato bene nel resto d'Europa (in Gran Bretagna ha superato i Laburisti). Sconfitti? Va bene. Ma sconfitti perchè?

Innanzitutto va rivisto lo sbarramento al 4% che in Italia riguarda non solo il Parlamento nazionale, ma anche quello Europeo. Una scelta assolutamente non condivisibile perchè determina la non rappresentanza democratica delle minoranze. Un fatto grave per la democrazia e per milioni di italiani che, di fatto, sono esclusi dalla partecipazione.

Una scelta grave - dicevo- anche perchè collegata al martellante appello al "voto utile" che, soprattutto sul finire della campagna elettorale, ha convinto gli indecisi a sostenere i partiti maggiori. Ebbene, urge rivedere questa situazione "sconvolgente": il Parlamento italiano deve porre in essere atti correttivi per ristabilire regole davvero democratiche, pur continuando a guardare alla governabilità ed alla stabilità, ma in Europa questo discorso non vale assolutamente (cioè il Paralmento non esprime un “Governo”).

Se analizziamo le forze rimaste praticamente (e gravemente) senza rappresentanza parlamentare a causa dello sbarramento del 4% e degli appelli al voto utile, troviamo quei partiti ideologicamente molto forti: da Rifondazione Comunista a Forza Nuova. Penalizzati i Liberal Democratici, appunto, che pure rappresentano una proposta alternativa costruttiva e riformista nel panorama dei partiti italiani.

Gli elettori sono quasi costretti ad appiattirsi sui cinque partiti maggiori che l'astensionismo diffuso ha comunque penalizzato. Penso al PdL, sceso di oltre tre punti percentuali, nonostante le "promesse" del Premier che vagheggiava una vittoria mai vista prima. Il Partito Democratico ha perso addirittura circa 7 punti dopo un solo anno, con un calo ancor più eclatante se si considera una verità storicamente accertata e cioè che l'astensione molto alta penalizza di più il centrodestra rispetto al centrosinistra. Se guardiamo alle forze in crescita troviamo coloro che "urlano e scalpitano" ovvero la Lega e l'Italia dei Valori che totalizzano, in due, circa il 18% dei consensi.

E' questa l'ora delle riflessioni serie ed invito i Liberal Democratici a non aver timore di riconoscere eventuali errori commessi. Ma soprattutto a chiedersi perchè un partito di area moderata, in dialogo con il Centrosinistra, trovi in campagna elettorale così poco spazio nelle Tv e nei dibattiti pubblici. Una lista giovane, senza poteri forti alla spalle e senza grossi mezzi per rendersi visibile; un partito non ideologizzato che presenta proposte valide e cerca -spesso in maniera solitaria- di richiamarsi ai programmi più che alla politica urlata. Ma un partito che, alla fine, non viene premiato e, per gli appelli al "voto utile", si assesta solo sullo 0,23%....

C'è davvero spazio per un partito del genere nel panorama italiano? In cosa si è sbagliato? E, a livello più generale, quale sistema democratico urge creare in vista delle prossime elezioni?

Il tempo per le analisi ci deve essere, ma anche delle proposte fattive per lanciare idee e proposte di utili correttivi al sistema elettorale nel nostro Paese.

Ringraziando chi ha riposto in me la sua fiducia, resto disponibile al confronto ed al dialogo costruttivo con tutti.

Antonio Raimondi

http://www.antonioraimondi.it

E-mail:info@antonioraimondi.it
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Ricevo e posto:
Carissimi amici,
dopo una campagna elettorale che ha ci visti costantemente "in dialogo" - reale o virtuale - desiderosi di contribuire attivamente all'importante passaggio che ci si apprestava a fare come cittadini italiani che credono all'Europa, mi è sembrato giusto e opportuno mettervi al corrente delle mie riflessioni scaturite all'indomani dei risultati. La lettura dei dati e le situazioni venutesi a creare con il voto per l'elezione dei rappresentanti italiani al Parlamento Europeo, del resto, sono veramente ricche di spunti e motivi di riflessione seria e puntuale. Libera da ogni condizionamento o tentativo di nascondere soddisfazione e delusione.

Al di là del risultato personale, di cui posso essere relativamente soddisfatto, non ho infatti nessuna difficoltà a riconoscere come veramente negativo quello ottenuto dalla lista dei Liberal Democratici per Melchiorre. L'aver ottenuto soltanto lo 0,23% dei consensi come lista ci ha posto all'ultimo posto fra le formazioni presentatesi alla competizione europea. Dobbiamo riflettere su questo dato anche perchè il partito è andato bene nel resto d'Europa (in Gran Bretagna ha superato i Laburisti). Sconfitti? Va bene. Ma sconfitti perchè?

Innanzitutto va rivisto lo sbarramento al 4% che in Italia riguarda non solo il Parlamento nazionale, ma anche quello Europeo. Una scelta assolutamente non condivisibile perchè determina la non rappresentanza democratica delle minoranze. Un fatto grave per la democrazia e per milioni di italiani che, di fatto, sono esclusi dalla partecipazione.

Una scelta grave - dicevo- anche perchè collegata al martellante appello al "voto utile" che, soprattutto sul finire della campagna elettorale, ha convinto gli indecisi a sostenere i partiti maggiori. Ebbene, urge rivedere questa situazione "sconvolgente": il Parlamento italiano deve porre in essere atti correttivi per ristabilire regole davvero democratiche, pur continuando a guardare alla governabilità ed alla stabilità, ma in Europa questo discorso non vale assolutamente (cioè il Paralmento non esprime un “Governo”).

Se analizziamo le forze rimaste praticamente (e gravemente) senza rappresentanza parlamentare a causa dello sbarramento del 4% e degli appelli al voto utile, troviamo quei partiti ideologicamente molto forti: da Rifondazione Comunista a Forza Nuova. Penalizzati i Liberal Democratici, appunto, che pure rappresentano una proposta alternativa costruttiva e riformista nel panorama dei partiti italiani.

Gli elettori sono quasi costretti ad appiattirsi sui cinque partiti maggiori che l'astensionismo diffuso ha comunque penalizzato. Penso al PdL, sceso di oltre tre punti percentuali, nonostante le "promesse" del Premier che vagheggiava una vittoria mai vista prima. Il Partito Democratico ha perso addirittura circa 7 punti dopo un solo anno, con un calo ancor più eclatante se si considera una verità storicamente accertata e cioè che l'astensione molto alta penalizza di più il centrodestra rispetto al centrosinistra. Se guardiamo alle forze in crescita troviamo coloro che "urlano e scalpitano" ovvero la Lega e l'Italia dei Valori che totalizzano, in due, circa il 18% dei consensi.

E' questa l'ora delle riflessioni serie ed invito i Liberal Democratici a non aver timore di riconoscere eventuali errori commessi. Ma soprattutto a chiedersi perchè un partito di area moderata, in dialogo con il Centrosinistra, trovi in campagna elettorale così poco spazio nelle Tv e nei dibattiti pubblici. Una lista giovane, senza poteri forti alla spalle e senza grossi mezzi per rendersi visibile; un partito non ideologizzato che presenta proposte valide e cerca -spesso in maniera solitaria- di richiamarsi ai programmi più che alla politica urlata. Ma un partito che, alla fine, non viene premiato e, per gli appelli al "voto utile", si assesta solo sullo 0,23%....

C'è davvero spazio per un partito del genere nel panorama italiano? In cosa si è sbagliato? E, a livello più generale, quale sistema democratico urge creare in vista delle prossime elezioni?

Il tempo per le analisi ci deve essere, ma anche delle proposte fattive per lanciare idee e proposte di utili correttivi al sistema elettorale nel nostro Paese.

Ringraziando chi ha riposto in me la sua fiducia, resto disponibile al confronto ed al dialogo costruttivo con tutti.

Antonio Raimondi

http://www.antonioraimondi.it

E-mail:info@antonioraimondi.it

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