venerdì 1 maggio 2009

The Economist punta il dito contro la «berlusconizzazione» dell'Italia


Di Virginio Di Carlo


«La maggior parte degli italiani sembra perdonargli, o per lo meno non andare oltre, le sue innumerevoli gaffe, sia quelle fatte nel corso di talk show televisivi, sia quelle consumate nel corso di summit internazionali».
Il soggetto dell'analisi socio-politica è chiaramente il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi - o meglio - quella che, da più parti, è stata definita «la berlusconizzazione dell'Italia» alla quale è dedicato ampio spazio nel prossimo numero del settimanale "The Economist".

Il giornale inglese, dunque, torna alla carica contro Berlusconi, a poche settimane dalla vittoria legale nella causa per la copertina intitolata "Perché Berlusconi non è adatto a governare l'Italia", che - nel 2001 - aveva spinto il primo ministro italiano a presentare un ricorso per diffamazione presso il Tribunale di Milano.

Il numero in edicola questa settimana dedica un lungo approfondimento all'Italia, nel tentativo di spiegare come Silvio Berlusconi avrebbe ulteriormente consolidato il suo potere personale - accompagnato da un commento editoriale intitolato "Berlusconi regrettable".
Il 'blocco' comprende anche una nota sulle perdite del Comune di Milano nel mercato dei derivati.

"The Economist" esamina il paradosso di un primo ministro che rimane «significativamente più popolare della maggior parte degli altri leader europei, anche quando il Fondo monetario internazionale prevede che il Pil italiano crollerà quest'anno del 4,4%, mostrando un calo maggiore di quello di Gran Bretagna, Francia o Spagna». E la spiegazione fornita dal settimanale britannico fa leva su argomenti di ordine - lato sensu - demografico, appuntandosi sulla rigorosa constatazione che «ogni italiano sotto l'età dei trent'anni ha raggiunto la maturità politica" sotto l'influenza dell'impero mediatico della famiglia Berlusconi».
«Quindici anni fa - sottolinea l'editoriale - un "azzurro" rappresentava l'Italia nelle competizioni sportive internazionali e un "moderato" era un centrista». «Oggi - continua "The Economist" - un azzurro è qualcuno che rappresenta Berlusconi in Parlamento, un moderato qualcuno che vota per lui».
L'approfondimento si chiude poi sulla rilevazione della forza dell'impatto della «berlusconizzazione» sull'Italia: «un impatto tale da infondere nella maggior parte della società italiana la convinzione che l'attuale primo ministro resterà al potere indefinitamente».

Fonte:Il Sole 24 ore 30 APRILE 2009
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Di Virginio Di Carlo


«La maggior parte degli italiani sembra perdonargli, o per lo meno non andare oltre, le sue innumerevoli gaffe, sia quelle fatte nel corso di talk show televisivi, sia quelle consumate nel corso di summit internazionali».
Il soggetto dell'analisi socio-politica è chiaramente il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi - o meglio - quella che, da più parti, è stata definita «la berlusconizzazione dell'Italia» alla quale è dedicato ampio spazio nel prossimo numero del settimanale "The Economist".

Il giornale inglese, dunque, torna alla carica contro Berlusconi, a poche settimane dalla vittoria legale nella causa per la copertina intitolata "Perché Berlusconi non è adatto a governare l'Italia", che - nel 2001 - aveva spinto il primo ministro italiano a presentare un ricorso per diffamazione presso il Tribunale di Milano.

Il numero in edicola questa settimana dedica un lungo approfondimento all'Italia, nel tentativo di spiegare come Silvio Berlusconi avrebbe ulteriormente consolidato il suo potere personale - accompagnato da un commento editoriale intitolato "Berlusconi regrettable".
Il 'blocco' comprende anche una nota sulle perdite del Comune di Milano nel mercato dei derivati.

"The Economist" esamina il paradosso di un primo ministro che rimane «significativamente più popolare della maggior parte degli altri leader europei, anche quando il Fondo monetario internazionale prevede che il Pil italiano crollerà quest'anno del 4,4%, mostrando un calo maggiore di quello di Gran Bretagna, Francia o Spagna». E la spiegazione fornita dal settimanale britannico fa leva su argomenti di ordine - lato sensu - demografico, appuntandosi sulla rigorosa constatazione che «ogni italiano sotto l'età dei trent'anni ha raggiunto la maturità politica" sotto l'influenza dell'impero mediatico della famiglia Berlusconi».
«Quindici anni fa - sottolinea l'editoriale - un "azzurro" rappresentava l'Italia nelle competizioni sportive internazionali e un "moderato" era un centrista». «Oggi - continua "The Economist" - un azzurro è qualcuno che rappresenta Berlusconi in Parlamento, un moderato qualcuno che vota per lui».
L'approfondimento si chiude poi sulla rilevazione della forza dell'impatto della «berlusconizzazione» sull'Italia: «un impatto tale da infondere nella maggior parte della società italiana la convinzione che l'attuale primo ministro resterà al potere indefinitamente».

Fonte:Il Sole 24 ore 30 APRILE 2009

1 commento:

Anonimo ha detto...

L'ennesima dimostrazione di come all'estero abbiano una visione più obiettiva della dittatura in atto in Italia

 
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