giovedì 12 marzo 2009

Grasso: “L'ecomafia è un fenomeno italiano”


Di Aaron Pettinari


Roma. Nella giornata di ieri presso il Piccolo Eliseo si è tenuto il convegno contro le ecomafie, programmato nella settimana della legalità organizzata dalla Regione Lazio.

Di fronte agli studenti il Procuratore Nazionale Antimafia, Pietro Grasso, ha così evidenziato il problema, prendendo come riferimento proprio la recente inchiesta del Noe di Roma sulla centrale di termovalorizzazione di Colleferro.

“L’ecomafia è anche qui – ha detto il procuratore - la scoperta della centrale di termovalorizzazione di Colleferro che utilizzava rifiuti speciali anziché normali ne è una prova».
Questo dimostra che “L’ecomafia non è solo in Campania ma in tutta Italia. – ha poi continuato Grasso - In tutto questo traffico le organizzazioni criminali si sono infiltrate insieme ad altre persone che le favoriscono perchè occorrono anche tecnici che falsificano i risultati delle analisi, occorrono trasportatori, c'e' dietro quindi un'organizzazione che lucra. Noi dobbiamo contrastarli e per farlo abbiamo bisogno di tutti gli strumenti idonei, quindi anche le intercettazioni, senza le quali nel caso di Colleferro non si sarebbe potuti arrivare ad accertare le responsabilità".
Presente al convegno anche il presidente di Libera Don Luigi Ciotti che ha ricordato: “Nel Lazio si verificano sette reati ambientali al giorno, in tutta Italia invece sono 83 al giorno”. “Dall'Italia escono rifiuti che vanno verso Hong Kong, Pakistan, Senegal e Cina, mentre nel nostro paese entrano rifiuti da Croazia, Serbia e Albania. Tra le attività criminali - ha aggiunto Ciotti - l'ecomafia è quella più distruttiva”. Parole che trovano riscontro anche dai recenti rapporti stilati da Legambiente e dalla DNA. Quest’ultimo ha evidenziato come tale reato venga rilevato soprattutto in quelle regioni in cui vi è un alto indice di criminalità presente come lo è la Camorra in Campania.
Molto drammatico quanto realistico anche il rapporto di Legambiente 2008. Il giro d’affari delle ecomafie si aggirerebbe attorno ai 18,4 miliardi di euro, ovvero un quinto del business delle mafie stesse. Un sistema che conta tre reati per ogni ora con illeciti accertati nei cicli del cemento, dei rifiuti (con una sparizione annua pari a una montagna di 2000 metri), oltre all’incremento di incendi boschivi dolosi. Secondo i numeri la Campania è appunto la prima regione dell’illegalità ambientale, seguita a ruota dalla Calabria. Unite, queste due regioni fanno registrare il 30% degli illeciti d’Italia. Al terzo posto vi è la Puglia, seguita da Lazio e Sicilia. Prima regione del Nord d’Italia è la Liguria. Dati che fotografano una situazione allarmante e che nel prossimo maggio potrebbero riservare ancora più inquietanti novità con l’uscita del nuovo Rapporto Ecomafie 2009.

Fonte:Antimafiaduemila
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Di Aaron Pettinari


Roma. Nella giornata di ieri presso il Piccolo Eliseo si è tenuto il convegno contro le ecomafie, programmato nella settimana della legalità organizzata dalla Regione Lazio.

Di fronte agli studenti il Procuratore Nazionale Antimafia, Pietro Grasso, ha così evidenziato il problema, prendendo come riferimento proprio la recente inchiesta del Noe di Roma sulla centrale di termovalorizzazione di Colleferro.

“L’ecomafia è anche qui – ha detto il procuratore - la scoperta della centrale di termovalorizzazione di Colleferro che utilizzava rifiuti speciali anziché normali ne è una prova».
Questo dimostra che “L’ecomafia non è solo in Campania ma in tutta Italia. – ha poi continuato Grasso - In tutto questo traffico le organizzazioni criminali si sono infiltrate insieme ad altre persone che le favoriscono perchè occorrono anche tecnici che falsificano i risultati delle analisi, occorrono trasportatori, c'e' dietro quindi un'organizzazione che lucra. Noi dobbiamo contrastarli e per farlo abbiamo bisogno di tutti gli strumenti idonei, quindi anche le intercettazioni, senza le quali nel caso di Colleferro non si sarebbe potuti arrivare ad accertare le responsabilità".
Presente al convegno anche il presidente di Libera Don Luigi Ciotti che ha ricordato: “Nel Lazio si verificano sette reati ambientali al giorno, in tutta Italia invece sono 83 al giorno”. “Dall'Italia escono rifiuti che vanno verso Hong Kong, Pakistan, Senegal e Cina, mentre nel nostro paese entrano rifiuti da Croazia, Serbia e Albania. Tra le attività criminali - ha aggiunto Ciotti - l'ecomafia è quella più distruttiva”. Parole che trovano riscontro anche dai recenti rapporti stilati da Legambiente e dalla DNA. Quest’ultimo ha evidenziato come tale reato venga rilevato soprattutto in quelle regioni in cui vi è un alto indice di criminalità presente come lo è la Camorra in Campania.
Molto drammatico quanto realistico anche il rapporto di Legambiente 2008. Il giro d’affari delle ecomafie si aggirerebbe attorno ai 18,4 miliardi di euro, ovvero un quinto del business delle mafie stesse. Un sistema che conta tre reati per ogni ora con illeciti accertati nei cicli del cemento, dei rifiuti (con una sparizione annua pari a una montagna di 2000 metri), oltre all’incremento di incendi boschivi dolosi. Secondo i numeri la Campania è appunto la prima regione dell’illegalità ambientale, seguita a ruota dalla Calabria. Unite, queste due regioni fanno registrare il 30% degli illeciti d’Italia. Al terzo posto vi è la Puglia, seguita da Lazio e Sicilia. Prima regione del Nord d’Italia è la Liguria. Dati che fotografano una situazione allarmante e che nel prossimo maggio potrebbero riservare ancora più inquietanti novità con l’uscita del nuovo Rapporto Ecomafie 2009.

Fonte:Antimafiaduemila

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