mercoledì 29 ottobre 2008

Reggio Emilia: Il pericolo emergente è rappresentato dalle bande straniere


Di Simone Russo



«Non entro nella polemica politica in atto a seguito delle dichiarazioni di Sonia Alfano:posso però dire che la’ndrangheta a Reggio è radicata, pur non essendo giunta ad un vero controllo del territorio, e che più che dai casalesi i reggiani dovrebbero essere spaventati dalla pericolose bande criminali straniere attivesul territorio»

Questo in sintesi il ragionamento di Enzo Ciconte, lo studioso di fenomeni criminali consulente del Comune di Reggio che si è occupato nel corso degli anni dell’evoluzione delle presenze di stampo mafioso nella nostra Provincia.

Professor Ciconte, la presidente dell’Associazione Familiari vittime di mafia ha accusato la Procura reggiana di non contrastare efficacemente i gruppi di matrice mafiosa presenti a Reggio. Cosa ne pensa?

Non entro nella querelle politica che si è creata perchè esula del tutto dalla mia competenza di studioso del fenomeno. Non mi interessa, invece sarebbe più opportuno entrare nel merito delle dinamiche criminali nel territorio di Reggio.

Ecco, come stanno concretamente le cose? Gli allarmi ripetuti in queste ore sono fondati?

Le carte parlano chiaro:è evidente il tentativo di infiltrazione, di ’ndranghetisti cutresi negli ambienti dell’imprenditoria calabrese in città,soprattutto nel campo edilizio.Il perchè è chiaro: sui conterranei il potere di ricatto è più immediato e tangibile, la possibilità di ritorsione sui familiari, specie nei territori d’origine, è concreta.

Eppure nelle sue relazioni si dice che a Reggio la mafia non ha attecchito. Come mai?

Ho detto quello che dicono i fatti: nel suo complesso il tessuto sociale ha retto. Non ci sono infiltrazioni nelle istituzioni né nel sistema degli appalti, o almeno non ci sono segnali di questo nelle indagini finora svolte.Ciò non significa che Reggio sia un’isola felice immune da rischi: ci sono però le condizioni per una risposta efficace.

Dove si nascondono questi rischi?

Penso al traffico di droga,al settore dei trasporti. Ma non trascurerei, anzi, metterei sotto osservazione, i settori del commercio e dei servizi. Qui si deve avere una vera attività di vigilanza, occorre monitorare le attività economiche.

In merito al settore delle imprese artigiane, si è invocato un ruolo più attivo della Camera di Commercio. Che ne pensa ?

Credo che la Camera di Commercio di Reggio abbia tutti gli interessi a verificare la posizione dei propri iscritti. In ogni caso credo che si debba tenere gli occhi aperti in generale.
Faccio un esempio:come può un locale o un negozio che non ha clienti restare aperto. Sono situazioni da verificare.

Si parla della presenza dei casalesi a Reggio: è uno scenario credibile?

Io non escludo che ci sia qualche presenza di stampo camorrista a Reggio,ma è evidente che la vera presenza, quella collegata agli emigrati campani,è in provincia di Modena. In ogni caso non è possibile dire che a Reggio i casalesi controllino il territorio.Il vero problema viene da un altro punto di vista.

Quale?

Non vorrei che la discussione sui casalesi facesse perdere di vista il fenomeno della presenza di criminalità straniera sul territorio.Non v’è dubbio infatti che questi gruppi siano pericolosi e che controllino la prostituzione sulle strade e parte dello spaccio di droga.Su questo tema sto svolgendo le mie nuove ricerche.

Quali altre forme prende l’attività criminale?

Bisogna stare attenti alla penetrazione del capitale illegale nell’economia reggiana,attraverso i tentativi di riciclaggio. Fatti che avvengono ben lontano dai riflettori,nel silenzio più assoluto.L’altro settore da tenere sott’occhio è quello degli appalti delle grandi opere pubbliche:quello è il vero grande bubbone.
Serve una stazione appaltante unica,per rendere il filtro dei controlli più efficace.

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Di Simone Russo



«Non entro nella polemica politica in atto a seguito delle dichiarazioni di Sonia Alfano:posso però dire che la’ndrangheta a Reggio è radicata, pur non essendo giunta ad un vero controllo del territorio, e che più che dai casalesi i reggiani dovrebbero essere spaventati dalla pericolose bande criminali straniere attivesul territorio»

Questo in sintesi il ragionamento di Enzo Ciconte, lo studioso di fenomeni criminali consulente del Comune di Reggio che si è occupato nel corso degli anni dell’evoluzione delle presenze di stampo mafioso nella nostra Provincia.

Professor Ciconte, la presidente dell’Associazione Familiari vittime di mafia ha accusato la Procura reggiana di non contrastare efficacemente i gruppi di matrice mafiosa presenti a Reggio. Cosa ne pensa?

Non entro nella querelle politica che si è creata perchè esula del tutto dalla mia competenza di studioso del fenomeno. Non mi interessa, invece sarebbe più opportuno entrare nel merito delle dinamiche criminali nel territorio di Reggio.

Ecco, come stanno concretamente le cose? Gli allarmi ripetuti in queste ore sono fondati?

Le carte parlano chiaro:è evidente il tentativo di infiltrazione, di ’ndranghetisti cutresi negli ambienti dell’imprenditoria calabrese in città,soprattutto nel campo edilizio.Il perchè è chiaro: sui conterranei il potere di ricatto è più immediato e tangibile, la possibilità di ritorsione sui familiari, specie nei territori d’origine, è concreta.

Eppure nelle sue relazioni si dice che a Reggio la mafia non ha attecchito. Come mai?

Ho detto quello che dicono i fatti: nel suo complesso il tessuto sociale ha retto. Non ci sono infiltrazioni nelle istituzioni né nel sistema degli appalti, o almeno non ci sono segnali di questo nelle indagini finora svolte.Ciò non significa che Reggio sia un’isola felice immune da rischi: ci sono però le condizioni per una risposta efficace.

Dove si nascondono questi rischi?

Penso al traffico di droga,al settore dei trasporti. Ma non trascurerei, anzi, metterei sotto osservazione, i settori del commercio e dei servizi. Qui si deve avere una vera attività di vigilanza, occorre monitorare le attività economiche.

In merito al settore delle imprese artigiane, si è invocato un ruolo più attivo della Camera di Commercio. Che ne pensa ?

Credo che la Camera di Commercio di Reggio abbia tutti gli interessi a verificare la posizione dei propri iscritti. In ogni caso credo che si debba tenere gli occhi aperti in generale.
Faccio un esempio:come può un locale o un negozio che non ha clienti restare aperto. Sono situazioni da verificare.

Si parla della presenza dei casalesi a Reggio: è uno scenario credibile?

Io non escludo che ci sia qualche presenza di stampo camorrista a Reggio,ma è evidente che la vera presenza, quella collegata agli emigrati campani,è in provincia di Modena. In ogni caso non è possibile dire che a Reggio i casalesi controllino il territorio.Il vero problema viene da un altro punto di vista.

Quale?

Non vorrei che la discussione sui casalesi facesse perdere di vista il fenomeno della presenza di criminalità straniera sul territorio.Non v’è dubbio infatti che questi gruppi siano pericolosi e che controllino la prostituzione sulle strade e parte dello spaccio di droga.Su questo tema sto svolgendo le mie nuove ricerche.

Quali altre forme prende l’attività criminale?

Bisogna stare attenti alla penetrazione del capitale illegale nell’economia reggiana,attraverso i tentativi di riciclaggio. Fatti che avvengono ben lontano dai riflettori,nel silenzio più assoluto.L’altro settore da tenere sott’occhio è quello degli appalti delle grandi opere pubbliche:quello è il vero grande bubbone.
Serve una stazione appaltante unica,per rendere il filtro dei controlli più efficace.

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