venerdì 29 agosto 2008

La Cassazione dà torto ai Mastella (e tutti fingono di non accorgersene)


di Uguale per Tutti


Il paradosso di questi tempi è che tutti danno addosso alla magistratura non per le cose di cui dovrebbe vergognarsi (per esempio la condanna di Luigi De Magistris e il trasferimento di Clementina Forleo), ma per ciò per cui dovrebbe ricevere medaglie al valore.
Dunque, invece di dare una promozione sul campo ai magistrati che hanno portato in carcere il Presidente della Regione Abruzzo, per avere posto così fine a quello che, a tutt’oggi e salvo quanto potrà emergere in futuro, appare un vergognoso sistema di corruzione in danno delle finanze pubbliche e della salute dei cittadini, si sostiene che quell’arresto è la prova che bisogna riformare la giustizia.
Si confessa, in sostanza, che l’obiettivo della riforma è impedire alla giustizia di fare giustizia.
Impedirglielo – e qui è il paradosso – ancora di più di quanto già non si sia fatto con decenni di riforme tutte sistematicamente contro la giustizia.

Così, è accaduto solo pochi mesi fa – nel gennaio di quest’anno:
a questo link uno scritto di Felice Lima su quelle vicende – che tre quarti del Parlamento ha applaudito un Ministro della Giustizia inquisito e marito di una inquisita, che, fingendo di farlo per motivi istituzionali, faceva cadere un Governo per un calcolo politico consistente nel credere di sapere che ciò lo avrebbe messo in condizioni di ottenere un vantaggio politico alle elezioni conseguenti.
In occasione di quella vergognosa gazzarra che ha disonorato il Parlamento e chi lo occupa, si è sostenuto – con la grancassa dei giornalisti al soldo del potere – che la signora Lonardo/Mastella era vittima di una scorrettezza dei magistrati.
Ci si è detti – come per Del Turco e come sempre – sicuri (non si sa sulla base di che e contro le evidenze documentali) che si era di fronte a una persecuzione giudiziaria.
Si sono linciati sui giornali tutti i magistrati che avevano fatto semplicemente il loro dovere.
Si sono minacciate richieste milionarie di risarcimento danni.
Il Mastella si è chiesto accorato “Quando arriverà la sentenza di proscioglimento chi mi ripagherà del sogno di essere ministro della Repubblica?”
(Reuters) (come se fare il Ministro non fosse un servizio, ma, appunto, un sogno).
Come accaduto mille altre volte, anche in questo caso i fatti sono contro questa classe dirigente nemica della giustizia e amica di ogni genere di pregiudicato.
Così la Corte Suprema di Cassazione, con una sentenza depositata l’altro ieri – la n. 33843 del 2008 – ha detto che la custodia cautelare in carcere della Lonardo/Mastella era del tutto legittima e doverosa e che alla signora che tanto ci ha afflitti con le sue manfrine (invece che chiedere scusa e vergognarsi in silenzio) non risarciremo un bel nulla.
Purtroppo, piuttosto, non avremo da lei il risarcimento che ci dovrebbe.
La notizia di questa importante pronuncia della Cassazione è stata data, ovviamente, dai giornalai del potere (cioè la sostanziale totalità della stampa in giro per le edicole) a bassissima voce.
Riportiamo qui sotto l’articolo con il quale La Repubblica ha dato la notizia, con poche righe ben nascoste in DODICESIMA pagina, metà delle quali (titolo compreso) dedicate alle assurde tesi dell’indagata.

E pubblichiamo – a questo link – il testo integrale della sentenza della Cassazione, per chi volesse farsi un’idea adeguata di come e perché pretendere che il Direttore Generale di una ASL fatto nominare dal Partito nomini a sua volta due primari (di neurochirurgia e di cardiologia) indicati dal Partito non sia “fare politica”, ma sia “crimine” (nello specifico, concussione).

E ciò senza dire di come sia ridotto un Paese nel quale i ferri in neurochirurgia e cardiologia non li diamo a chi li sa usare, ma a chi è amico dei Mastella.
___________________________________________________________________


La Cassazione sulla moglie di Mastella: confermati gli indizi di colpevolezza.
La difesa: “Non è una sentenza di condanna”.
“Lonardo faceva clientelismo per conto dell’Udeur”.

di Roberto Fuccillo (Giornalista)da La Repubblica del 26 agosto 2008


Napoli – Sandra Lonardo Mastella faceva clientela e abusava della sua posizione di presidente del Consiglio regionale.

Non è una conclusione processuale, ma una ipotesi accusatoria di cui ieri la Corte di Cassazione ha confermato la plausibilità, riportando a galla la vicenda, che dall’arresto di lady Mastella aveva portato fino alla caduta del governo Prodi.
Si tratta delle motivazioni, depositate ieri, della sentenza con la quale a giugno la Corte aveva respinto un ricorso della Lonardo contro la decisione del Tribunale del riesame di Napoli, che a gennaio le aveva tolto gli arresti domiciliari ma confermato un provvedimento restrittivo, l’obbligo di dimora a Ceppaloni.
«Non è una sentenza di condanna, né potrebbe esserlo – fa notare subito l’avvocato Titta Madia – E un giudizio di legittimità, non di merito, non accerta i fatti concreti».
Sicchè, «in attesa dell’accertamento dei fatti, la signora Lonardo continua a rimanere serena».
Le ultime righe delle sentenza sono però nette: «I motivi con cui i difensori hanno contestato la sussistenza dei gravi indizi a carico dell’indagata devono ritenersi infondati».
La Cassazione rievoca le pressioni fatte al direttore dell’Ospedale di Caserta, Luigi Annunziata, per la nomina di due primari cari all’Udeur.
Rileva che la Lonardo «in più occasioni aveva manifestato la volontà di defenestrare il direttore», giustifica i colleghi del riesame, nota che l’ipotesi di concussione è comunque sostenibile per una attività volta a «compromettere il regolare funzionamento della pubblica amministrazione».
Resta al palo la richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione: i legali avevano mantenuto il ricorso, nonostante la successiva rimessa in libertà dell’ assistita, anche in vista di una richiesta in tal senso a giudizio concluso.

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di Uguale per Tutti


Il paradosso di questi tempi è che tutti danno addosso alla magistratura non per le cose di cui dovrebbe vergognarsi (per esempio la condanna di Luigi De Magistris e il trasferimento di Clementina Forleo), ma per ciò per cui dovrebbe ricevere medaglie al valore.
Dunque, invece di dare una promozione sul campo ai magistrati che hanno portato in carcere il Presidente della Regione Abruzzo, per avere posto così fine a quello che, a tutt’oggi e salvo quanto potrà emergere in futuro, appare un vergognoso sistema di corruzione in danno delle finanze pubbliche e della salute dei cittadini, si sostiene che quell’arresto è la prova che bisogna riformare la giustizia.
Si confessa, in sostanza, che l’obiettivo della riforma è impedire alla giustizia di fare giustizia.
Impedirglielo – e qui è il paradosso – ancora di più di quanto già non si sia fatto con decenni di riforme tutte sistematicamente contro la giustizia.

Così, è accaduto solo pochi mesi fa – nel gennaio di quest’anno:
a questo link uno scritto di Felice Lima su quelle vicende – che tre quarti del Parlamento ha applaudito un Ministro della Giustizia inquisito e marito di una inquisita, che, fingendo di farlo per motivi istituzionali, faceva cadere un Governo per un calcolo politico consistente nel credere di sapere che ciò lo avrebbe messo in condizioni di ottenere un vantaggio politico alle elezioni conseguenti.
In occasione di quella vergognosa gazzarra che ha disonorato il Parlamento e chi lo occupa, si è sostenuto – con la grancassa dei giornalisti al soldo del potere – che la signora Lonardo/Mastella era vittima di una scorrettezza dei magistrati.
Ci si è detti – come per Del Turco e come sempre – sicuri (non si sa sulla base di che e contro le evidenze documentali) che si era di fronte a una persecuzione giudiziaria.
Si sono linciati sui giornali tutti i magistrati che avevano fatto semplicemente il loro dovere.
Si sono minacciate richieste milionarie di risarcimento danni.
Il Mastella si è chiesto accorato “Quando arriverà la sentenza di proscioglimento chi mi ripagherà del sogno di essere ministro della Repubblica?”
(Reuters) (come se fare il Ministro non fosse un servizio, ma, appunto, un sogno).
Come accaduto mille altre volte, anche in questo caso i fatti sono contro questa classe dirigente nemica della giustizia e amica di ogni genere di pregiudicato.
Così la Corte Suprema di Cassazione, con una sentenza depositata l’altro ieri – la n. 33843 del 2008 – ha detto che la custodia cautelare in carcere della Lonardo/Mastella era del tutto legittima e doverosa e che alla signora che tanto ci ha afflitti con le sue manfrine (invece che chiedere scusa e vergognarsi in silenzio) non risarciremo un bel nulla.
Purtroppo, piuttosto, non avremo da lei il risarcimento che ci dovrebbe.
La notizia di questa importante pronuncia della Cassazione è stata data, ovviamente, dai giornalai del potere (cioè la sostanziale totalità della stampa in giro per le edicole) a bassissima voce.
Riportiamo qui sotto l’articolo con il quale La Repubblica ha dato la notizia, con poche righe ben nascoste in DODICESIMA pagina, metà delle quali (titolo compreso) dedicate alle assurde tesi dell’indagata.

E pubblichiamo – a questo link – il testo integrale della sentenza della Cassazione, per chi volesse farsi un’idea adeguata di come e perché pretendere che il Direttore Generale di una ASL fatto nominare dal Partito nomini a sua volta due primari (di neurochirurgia e di cardiologia) indicati dal Partito non sia “fare politica”, ma sia “crimine” (nello specifico, concussione).

E ciò senza dire di come sia ridotto un Paese nel quale i ferri in neurochirurgia e cardiologia non li diamo a chi li sa usare, ma a chi è amico dei Mastella.
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La Cassazione sulla moglie di Mastella: confermati gli indizi di colpevolezza.
La difesa: “Non è una sentenza di condanna”.
“Lonardo faceva clientelismo per conto dell’Udeur”.

di Roberto Fuccillo (Giornalista)da La Repubblica del 26 agosto 2008


Napoli – Sandra Lonardo Mastella faceva clientela e abusava della sua posizione di presidente del Consiglio regionale.

Non è una conclusione processuale, ma una ipotesi accusatoria di cui ieri la Corte di Cassazione ha confermato la plausibilità, riportando a galla la vicenda, che dall’arresto di lady Mastella aveva portato fino alla caduta del governo Prodi.
Si tratta delle motivazioni, depositate ieri, della sentenza con la quale a giugno la Corte aveva respinto un ricorso della Lonardo contro la decisione del Tribunale del riesame di Napoli, che a gennaio le aveva tolto gli arresti domiciliari ma confermato un provvedimento restrittivo, l’obbligo di dimora a Ceppaloni.
«Non è una sentenza di condanna, né potrebbe esserlo – fa notare subito l’avvocato Titta Madia – E un giudizio di legittimità, non di merito, non accerta i fatti concreti».
Sicchè, «in attesa dell’accertamento dei fatti, la signora Lonardo continua a rimanere serena».
Le ultime righe delle sentenza sono però nette: «I motivi con cui i difensori hanno contestato la sussistenza dei gravi indizi a carico dell’indagata devono ritenersi infondati».
La Cassazione rievoca le pressioni fatte al direttore dell’Ospedale di Caserta, Luigi Annunziata, per la nomina di due primari cari all’Udeur.
Rileva che la Lonardo «in più occasioni aveva manifestato la volontà di defenestrare il direttore», giustifica i colleghi del riesame, nota che l’ipotesi di concussione è comunque sostenibile per una attività volta a «compromettere il regolare funzionamento della pubblica amministrazione».
Resta al palo la richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione: i legali avevano mantenuto il ricorso, nonostante la successiva rimessa in libertà dell’ assistita, anche in vista di una richiesta in tal senso a giudizio concluso.

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