domenica 3 febbraio 2013

Il sud non ha una voce e per ora si accontenta del coro


Su uno dei più importanti quotidiani nazionali, questa mattina, c’è stato un articolo che, bontà loro, dice che il mezzogiorno è sparito dai programmi elettorali dei partiti e delle coalizioni.
E’ vero, per quanto, anche quando c’era, se dobbiamo essere onesti qui al sud, dopo le elezioni, non se ne è mai accorto nessuno.
Il famoso giornale, a cui comunque riconosciamo il merito di aver ritirato fuori un argomento che non può essere più toccato, neanche per scherzo, all’interno dei programmi elettorali per evitare di dare voce ai maroniani, o di dare (peggio) voti ai maroniani. Almeno così pensiamo che credano i partiti.  ”Tanto al sud sono abituati a sopportare e quando protestano poi, basta concedere qualche zuccherino e qualche perlina e tutto torna alla calma”.
Anche perché, poi, quei politici che lo rappresentano, il sud, quando vanno a Roma diventano subito, non si capisce per quale motivo o arcano, mitteleuropei e nazionalisti raccontando subito ai loro conterranei che per “il bene della nazione”, “perché l’europa ce lo chiede”, ecc. ecc. Non si possono fare le politiche di cui il sud avrebbe bisogno.
In questi mesi, al sud, i vari movimenti meridionalisti hanno provato ad avere un’unica voce, con la creazione di un’aggregazione o di un soggetto politico (questo a seconda delle correnti di pensiero), il progetto procede a rilento e, negli ultimi giorni ha visto l’uscita di diversi movimenti.
Il Sud in sostanza non ha ancora una voce, per il momento si accontenta del coro, un coro robusto però fatto di una consapevolezza sempre maggiore e di movimenti che pur essendo una miriade cominciano a farsi sentire.
La voce del sud però a queste elezioni non ci sarà se non per il tentativo simbolico del Partito del Sud nel Lazio e di esponenti meridionalisti sparsi nelle liste di Ingroia e… qualcuno (uno) nel PD di Puglia.
Il resto, anche i grandi sud e i piccoli sud vari, non sono altro che un modo per raccattare un po’ di voti per una terra da sempre utilizzata come mercato, colonia, serbatoio di voti.
Accontentiamoci del coro.
Fonte: Sud24.it

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Su uno dei più importanti quotidiani nazionali, questa mattina, c’è stato un articolo che, bontà loro, dice che il mezzogiorno è sparito dai programmi elettorali dei partiti e delle coalizioni.
E’ vero, per quanto, anche quando c’era, se dobbiamo essere onesti qui al sud, dopo le elezioni, non se ne è mai accorto nessuno.
Il famoso giornale, a cui comunque riconosciamo il merito di aver ritirato fuori un argomento che non può essere più toccato, neanche per scherzo, all’interno dei programmi elettorali per evitare di dare voce ai maroniani, o di dare (peggio) voti ai maroniani. Almeno così pensiamo che credano i partiti.  ”Tanto al sud sono abituati a sopportare e quando protestano poi, basta concedere qualche zuccherino e qualche perlina e tutto torna alla calma”.
Anche perché, poi, quei politici che lo rappresentano, il sud, quando vanno a Roma diventano subito, non si capisce per quale motivo o arcano, mitteleuropei e nazionalisti raccontando subito ai loro conterranei che per “il bene della nazione”, “perché l’europa ce lo chiede”, ecc. ecc. Non si possono fare le politiche di cui il sud avrebbe bisogno.
In questi mesi, al sud, i vari movimenti meridionalisti hanno provato ad avere un’unica voce, con la creazione di un’aggregazione o di un soggetto politico (questo a seconda delle correnti di pensiero), il progetto procede a rilento e, negli ultimi giorni ha visto l’uscita di diversi movimenti.
Il Sud in sostanza non ha ancora una voce, per il momento si accontenta del coro, un coro robusto però fatto di una consapevolezza sempre maggiore e di movimenti che pur essendo una miriade cominciano a farsi sentire.
La voce del sud però a queste elezioni non ci sarà se non per il tentativo simbolico del Partito del Sud nel Lazio e di esponenti meridionalisti sparsi nelle liste di Ingroia e… qualcuno (uno) nel PD di Puglia.
Il resto, anche i grandi sud e i piccoli sud vari, non sono altro che un modo per raccattare un po’ di voti per una terra da sempre utilizzata come mercato, colonia, serbatoio di voti.
Accontentiamoci del coro.
Fonte: Sud24.it

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