giovedì 15 settembre 2011

Fincantieri si sente già la prossima Termini Imerese

Quattro mesi dopo il ritiro del piano industriale con i tagli al personale, l'azienda pubblica di Castellammare di Stabia è in una situazione di lenta agonia. E i licenziamenti facili previsti dalla manovra possono innescare la crisi nell'indotto

Castellammare di Stabia (Napoli) - A fine maggio li abbiamo lasciati in rivolta, disperati, a ‘scassare’ il Municipio di Castellammare di Stabia per sfogare la rabbia dell’annunciata chiusura dello stabilimento stabiese. E la foto del busto di Garibaldi scaraventato nel water ha fatto il giro del mondo. Poi la quiete dopo il dietrofront dell’amministratore delegato Giuseppe Bono. Ma ora dove sono e che fanno i 650 dipendenti della Fincantieri, le tute blu protagoniste di una clamorosa vertenza scomparsa in un attimo dalle agende della politica e dell’economia? Non andate a cercarli nello stabilimento, ci lavorano solo in poche decine.

Gli operai li trovi nei bar o a spasso coi figli. A trascorrere i lunedì al sole. Il sole pallido della cassa integrazione a zero ore, che c’era prima e che prosegue adesso, per una media di 950 euro al mese (ma c’è chi ne prende solo 750). E a meditare su un autunno che si preannuncia caldo. Perché la crisi dimenticata di Castellammare di Stabia è lontana dalla risoluzione. Il ‘Cantiere’, come tutti chiamano qui la Fincantieri, ha ripreso a lavorare a scartamento ridotto. Il 22 agosto sono entrate le lamiere per le due commesse di cui si parlava da anni, e finalmente concluse dal governo per placare la protesta: due pattugliatori per le Capitanerie di Porto. Due navi da 94 metri che fanno sorridere Massimo, 36enne lavoratore dell’indotto specializzato nei lavori di varo: “Qui eravamo abituati alle mini-cruises da 220 metri, ce le ordinavano i Grimaldi, quei traghetti con piscina, campi sportivi, cinema”. I due pattugliatori sono pur sempre un inizio. Ma il bicchiere è mezzo vuoto, e la paura si annida nei pensieri dei circa 1.850 lavoratori – ai 650 di Fincantieri va aggiunto il personale delle 74 aziende dell’indotto – preoccupati che le politiche del governoBerlusconi e le indecisioni degli enti locali, tutti a guida Pdl, stiano tracciando la strada che porta alla dismissione della Fincantieri stabiese. Sulla falsariga della riconversione della Fiat di Termini Imerese, le cui spoglie hanno attratto solo tre imprese con solidità finanziarie e industriali lontane da quelle del colosso torinese.

Antonio Vanacore, Rsu della Fim-Cisl, dettaglia così i timori: “L’articolo 8 della manovra, che di fatto dà all’imprenditore la libertà di licenziare, provocherà un’emorragia di aziende dell’indotto. Che senso avrebbe per loro continuare a cofinanziare una cassa integrazione priva di sbocchi? Meglio licenziare e far emigrare l’attività. Anche perché, nonostante le promesse del ministro del Welfare Maurizio Sacconi, non abbiamo certezze su quando e quanto il governo rifinanzierà la Cig per l’indotto”. Ci sono però i pattugliatori, che devono essere consegnati tra marzo e dicembre 2013. “In 30 mesi garantiscono per 500 operai Fincantieri 6 o 7 mesi di lavoro a tempo pieno, a rotazione. Per il resto del tempo, sempre cassa integrazione.

Quanto all’indotto, verranno impiegate al massimo cinque aziende su 74. Il picco di occupazione si raggiungerà a inizio anno, quando staremo in 400: 300 operai Fincantieri e un centinaio dell’indotto. Ai bei tempi c’era piena occupazione per quasi 2000 persone. E un pattugliatore come questo potevamo iniziarlo e finirlo in tre mesi”. Dunque senza nuove e più sostanziose commesse non c’è futuro. “Non c’è futuro senza il bacino di costruzione – replica Vanacore – senza il quale non siamo competitivi, non possiamo accedere al mercato nelle navi da crociera. Servono 300 milioni di euro per realizzarlo”. Dove stanno tutti questi soldi? Chi li deve tirare fuori? “La Regione Campania ha assunto degli impegni, il sindaco Luigi Bobbio sta mediando per un protocollo d’intesa che però viene continuamente rinviato”. Nel frattempo? “Servirebbe un piano industriale. Quello di Bono, ritirato dopo le sommosse, non è stato sostituito”. In Fincantieri si naviga a vista. “E periodicamente – conclude il sindacalista – il governo ipotizza la privatizzazione delle grandi imprese di Stato. Che potrebbe tramutarsi in uno spezzettamento dell’azienda triestina in singoli cantieri, e noi di Castellammare saremmo i più danneggiati”. Si materializzerebbe così l’incubo Termini Imerese: un grande spazio vuoto senza compratori, e tagli occupazionali col machete.

Intanto il vero incubo è quello di pagare le bollette e il salumiere. “Prendo 1000 euro di Cig, ne pago 430 di affitto, ho tre figli – dice Massimo, tifoso della Juvestabia che con le magliette con la scritta ‘Castellammare è Fincantieri’ ha conquistato la serie B – la Fincantieri ha garantito per i suoi dipendenti il rimborso dei prestiti, ma noi dell’indotto continuiamo a ricevere le telefonate del recupero crediti. Mi chiedo perché il governo non abbia mai pensato a qualche agevolazione per noi, tipo la sospensione del canone Rai o del bollo auto”. Un pensiero per loro lo ha avuto Bobbio. Ieri il sindaco si è sposato a Ravello e ha rinunciato ai regali, chiedendo ai 150 invitati di bonificare una cifra su un conto corrente destinato agli operai dell’indotto. Un gesto nobile. Ma che in concreto significherà qualche decina di euro a famiglia.

da il Fatto quotidiano del 13 settembre 2011

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Quattro mesi dopo il ritiro del piano industriale con i tagli al personale, l'azienda pubblica di Castellammare di Stabia è in una situazione di lenta agonia. E i licenziamenti facili previsti dalla manovra possono innescare la crisi nell'indotto

Castellammare di Stabia (Napoli) - A fine maggio li abbiamo lasciati in rivolta, disperati, a ‘scassare’ il Municipio di Castellammare di Stabia per sfogare la rabbia dell’annunciata chiusura dello stabilimento stabiese. E la foto del busto di Garibaldi scaraventato nel water ha fatto il giro del mondo. Poi la quiete dopo il dietrofront dell’amministratore delegato Giuseppe Bono. Ma ora dove sono e che fanno i 650 dipendenti della Fincantieri, le tute blu protagoniste di una clamorosa vertenza scomparsa in un attimo dalle agende della politica e dell’economia? Non andate a cercarli nello stabilimento, ci lavorano solo in poche decine.

Gli operai li trovi nei bar o a spasso coi figli. A trascorrere i lunedì al sole. Il sole pallido della cassa integrazione a zero ore, che c’era prima e che prosegue adesso, per una media di 950 euro al mese (ma c’è chi ne prende solo 750). E a meditare su un autunno che si preannuncia caldo. Perché la crisi dimenticata di Castellammare di Stabia è lontana dalla risoluzione. Il ‘Cantiere’, come tutti chiamano qui la Fincantieri, ha ripreso a lavorare a scartamento ridotto. Il 22 agosto sono entrate le lamiere per le due commesse di cui si parlava da anni, e finalmente concluse dal governo per placare la protesta: due pattugliatori per le Capitanerie di Porto. Due navi da 94 metri che fanno sorridere Massimo, 36enne lavoratore dell’indotto specializzato nei lavori di varo: “Qui eravamo abituati alle mini-cruises da 220 metri, ce le ordinavano i Grimaldi, quei traghetti con piscina, campi sportivi, cinema”. I due pattugliatori sono pur sempre un inizio. Ma il bicchiere è mezzo vuoto, e la paura si annida nei pensieri dei circa 1.850 lavoratori – ai 650 di Fincantieri va aggiunto il personale delle 74 aziende dell’indotto – preoccupati che le politiche del governoBerlusconi e le indecisioni degli enti locali, tutti a guida Pdl, stiano tracciando la strada che porta alla dismissione della Fincantieri stabiese. Sulla falsariga della riconversione della Fiat di Termini Imerese, le cui spoglie hanno attratto solo tre imprese con solidità finanziarie e industriali lontane da quelle del colosso torinese.

Antonio Vanacore, Rsu della Fim-Cisl, dettaglia così i timori: “L’articolo 8 della manovra, che di fatto dà all’imprenditore la libertà di licenziare, provocherà un’emorragia di aziende dell’indotto. Che senso avrebbe per loro continuare a cofinanziare una cassa integrazione priva di sbocchi? Meglio licenziare e far emigrare l’attività. Anche perché, nonostante le promesse del ministro del Welfare Maurizio Sacconi, non abbiamo certezze su quando e quanto il governo rifinanzierà la Cig per l’indotto”. Ci sono però i pattugliatori, che devono essere consegnati tra marzo e dicembre 2013. “In 30 mesi garantiscono per 500 operai Fincantieri 6 o 7 mesi di lavoro a tempo pieno, a rotazione. Per il resto del tempo, sempre cassa integrazione.

Quanto all’indotto, verranno impiegate al massimo cinque aziende su 74. Il picco di occupazione si raggiungerà a inizio anno, quando staremo in 400: 300 operai Fincantieri e un centinaio dell’indotto. Ai bei tempi c’era piena occupazione per quasi 2000 persone. E un pattugliatore come questo potevamo iniziarlo e finirlo in tre mesi”. Dunque senza nuove e più sostanziose commesse non c’è futuro. “Non c’è futuro senza il bacino di costruzione – replica Vanacore – senza il quale non siamo competitivi, non possiamo accedere al mercato nelle navi da crociera. Servono 300 milioni di euro per realizzarlo”. Dove stanno tutti questi soldi? Chi li deve tirare fuori? “La Regione Campania ha assunto degli impegni, il sindaco Luigi Bobbio sta mediando per un protocollo d’intesa che però viene continuamente rinviato”. Nel frattempo? “Servirebbe un piano industriale. Quello di Bono, ritirato dopo le sommosse, non è stato sostituito”. In Fincantieri si naviga a vista. “E periodicamente – conclude il sindacalista – il governo ipotizza la privatizzazione delle grandi imprese di Stato. Che potrebbe tramutarsi in uno spezzettamento dell’azienda triestina in singoli cantieri, e noi di Castellammare saremmo i più danneggiati”. Si materializzerebbe così l’incubo Termini Imerese: un grande spazio vuoto senza compratori, e tagli occupazionali col machete.

Intanto il vero incubo è quello di pagare le bollette e il salumiere. “Prendo 1000 euro di Cig, ne pago 430 di affitto, ho tre figli – dice Massimo, tifoso della Juvestabia che con le magliette con la scritta ‘Castellammare è Fincantieri’ ha conquistato la serie B – la Fincantieri ha garantito per i suoi dipendenti il rimborso dei prestiti, ma noi dell’indotto continuiamo a ricevere le telefonate del recupero crediti. Mi chiedo perché il governo non abbia mai pensato a qualche agevolazione per noi, tipo la sospensione del canone Rai o del bollo auto”. Un pensiero per loro lo ha avuto Bobbio. Ieri il sindaco si è sposato a Ravello e ha rinunciato ai regali, chiedendo ai 150 invitati di bonificare una cifra su un conto corrente destinato agli operai dell’indotto. Un gesto nobile. Ma che in concreto significherà qualche decina di euro a famiglia.

da il Fatto quotidiano del 13 settembre 2011

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